lunedì 30 novembre 2009

Vince la popolazione, vince la resistenza

Le elezioni

Nelle elezioni in Honduras in testa il candidato della destra nazionalista, in mezzo alla repressione e all’astensionismo

Secondo i primi dati preliminari forniti dal Tribunale supremo elettorale, Tse, il vincitore delle elezioni in Honduras sarebbe il candidato del Partido Nacional, Porfirio “Pepe” Lobo. Ma il risultato che davvero conta oggi è quello espresso dalla maggioranza della popolazione, che ha raccolto l’invito della Resistenza a non andare a votare per non avallare un risultato elettorale spurio, frutto del colpo di Stato del 28 giugno.

Nonostante le percentuali molto probabilmente falsate che diffonderà tra poche ore il Tse, durante l’intera giornata è stata più che evidente la poca affluenze alle urne, l’asfissiante presenza dell’esercito e della polizia in tutto il paese e i numerosi episodi di repressione e violazione ai diritti umani degli honduregni.

Inesistente anche l’osservazione internazionale, dopo che nei giorni scorsi le principali organizzazioni specializzate in questo tipo d’intervento hanno declinato l’invito fatto loro dal Tse, non riscontrando le condizioni minime per garantire un processo elettorale democratico.

Durante una conferenza stampa che si è svolta all’interno della sede del Comitato dei famigliari dei detenuti scomparsi in Honduras, Cofadeh, il Fronte nazionale contro il colpo di Stato ha dichiarato che “abbiamo constatato il fallimento della farsa elettorale attraverso la bassa affluenza alle urne e questo nonostante le evidente minacce da parte dell’impresa privata nei confronti dei loro lavoratori che non fossero andati a votare”.

Il Cofadeh e il Fronte nazionale contro il colpo di Stato hanno inoltre denunciato che le forze repressive hanno continuato la campagna di terrore contro la popolazione in resistenza.

Secondo dati aggiornati al pomeriggio di domenica 29 novembre, sono numerosi i casi di detenzioni e perquisizioni illegali, costanti minaccie da parte dell’esercito e della polizia, violazione della legge elettorale che proibisce ai militari di avvicinarsi a meno di cento metri dai locali in cui si vota.

Durante l’osservazione svolta da numerosi giornalisti è risultata evidente la costante presenza di militari fortemente armati a pochi metri dalle urne.

Particolarmente preoccupante la situazione a Zacate Grande, nel sud del paese, dove le comunità sono state letteralmente presidiate e circondate dall’esercito ed a Santa Barbara, ovest dell’Honduras, dove circa 20 giovani hanno dovuto abbandonare il paese per timore di essere arrestati.

A San Pedro Sula la marcia della Resistenza è stata selvaggiamente repressa dall’esercito e dalla polizia e si contano a decine gli arresti ed i feriti, tra cui un giornalista dell’agenzia Reuters che è stata curato in ospedale per una profonda ferita alla testa.

Stando così le cose e vedendo ciò che è successo oggi, possiamo annunciare che ci sono tutti gli elementi per dire che non è stato possibile svolgere questo atto pubblico, perché non le consideriamo elezioni, convocato in un clima di terrore dai golpisti per legalizzare il colpo di Stato e sè stessi. Sono tutti elementi – ha detto Bertha Oliva del Cofadeh – che ci servono per giustificare un’azione legale che inizieremo nei prossimi giorni per impugnare questo processo”.

Secondo Rafael Alegría, membro della direttiva del Fronte nazionale contro il colpo di Stato, “stanno per chiudere i centri di votazione e la partecipazione al voto è stata scarsissima. Il popolo ha risposto al nostro appello ed ha capito che non può esistere un processo elettorale democratico e trasparente in un paese che vive in uno stato permanente di repressione e di mancanza di istituzionalità.

La presenza militare è stata continua e nella capitale c’erano elicotteri della polizia sorvolando i centri di votazione. Questa non è altro che intimidazione contro la Resistenza, ma per il governo di fatto è stato un boomerang, perché hanno spaventato anche chi pensava di andare a votare”, ha concluso.

Nella guerra di sondaggi e risultati preliminari, secondo il Tse la partecipazione s’aggirerebbe intorno al 62 per cento (da confermare durante la nottata), dato inverosimile per chi ha osservato per tutta la giornata i centri di votazione. Come unico elemento esterno di verifica, il Tse ha portato un comunicato dell’organismo Hagamos Democracia, già conosciuto a livello internazionale per agire nei paesi latinoamericani che avversano la politica esterna degli Stati Uniti in America Latina,come punta di lancia per penetrare i processi elettorali con finanziamenti di agenzie governative nordamericane come la Ned, Iri e Usaid.

Nonostante ciò, Hagamos Democracia riconosce una partecipazione del 47 per cento.

Secondo gli exit-poll del Centro de Defensa de los Derechos Humanos de Honduras, Codeh, con un margine di errore del 4,5 per cento, i votanti non sarebbero superiori al 22 per cento. Per il presidente legittimo dell’Honduras, Manuel Zelaya, i votanti sarebbero circa il 35 per cento, con un astensionismo che raddoppia rispetto alle elezioni in cui vinse nel 2004.

Difficile pensare comunque che i votanti siano stati superiori al 30-35 per cento, rendendo così totalmente insignificante il ruolo di un presidente della Repubblica che conterà con il sostegno di una quantità insignificante di cittadini.

Indipendentemente da quali saranni i risultati finali, il vero vincitore di queste elezioni illegittime sarà il popolo honduregno. Quel popolo che ha castigato il mondo politico che ha avallato il colpo di Stato ed è rimasto in silenzio di fronte ai morti e feriti, alla repressione che per cinque mesi ha sconvolto il cammino democratico del paese.

Sarà ora compito della comunità internazionale prendere una decisione finale: al lato della gente che resiste e che dice ‘no’ alla dittatura o rendendosi complice di un processo involutivo che mette a rischio il futuro della regione centro e sud americana.

(Testo e foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua)

Notizie dai Territori: strade e spintoni

Dalle Colline a Sud di Hebron

Resoconto di Laura Chiaghi, attivista trentina presente in Palestina

Colline a Sud di Hebron, Martedi 17 novembre, le 11 di mattina di una giornata fredda. La pioggia, come una benedizione, lava le pietre delle colline arse dal sole di una lunga estate mediorientale. Una famiglia cammina verso casa. Sono Fatima e Nasser, una giovane coppia con tre bambini. Ibrahim, 3 anni trotterella dietro ai genitori : gli altri due, troppo piccoli per camminare, sono portati in braccio da mamma e papá. La coppia si ferma in cima alla salita per prendere fiato e guarda sconsolata verso Havat Ma’on, l’avamposto alla loro sinistra. Da quando i coloni israeliani si sono installati su quella collina, piu’ di dieci anni fa, non possono piu’ usare la strada diretta, quella che in un quarto d‘ora di agevole cammino li avrebbe portati da At Tuwani a Tuba. Ora sono obbligati ad un giro tortuoso su sentieri sassosi per almeno quarantacinque minuti. Improvvisamente due donne si avvicinano, gesticolando. Sono Sarah e Laura, due attiviste internazionali. Una parla un po’ di arabo: “Stamattina abbiamo visto dei coloni nell’area. Non prendete la strada corta, fate quella lunga”. Fatima sospira. La strada lunga é molto lunga e non é una strada. La aspettano due ore di cammino, con un bimbo in braccio, su e giu’ per ripide colline sulle tracce di greggi e pastori. Le famiglia riparte, seguita dalle due volontarie, scende fra i campi in attesa di essere arati e risale sulla collina successiva. Ibrahim é stanco e si ferma. Nasser approfitta della pausa per chiedere dove erano esattamente i coloni. Quasi a rispondergli quattro uomini appaiono fra le rocce, ad una cinquantina di metri. La famiglia ricomincia a camminare, correre é impossibile. Sarah e Laura si fermano, iniziano a filmare. I coloni all’inizio esitano, sono disorientati. Poi iniziano a scendere, corrono verso la famiglia. Un quinto colono sale dalla valle e raggiunge il gruppo. I coloni circondano la famiglia e le internazionali, poi spintonano Nasser, che ancora stringe suo figlio in braccio. Ibrahim e’ terrorizzato, piange. Laura e Sarah si mettono in mezzo. I coloni le gettano a terra, vogliono le telecamere. Piovono colpi, calci e spintoni. La famiglia, nella confusione riesce ad allontanarsi. I coloni strappano le telecamere e finalmente se ne vanno,dopo venti minuti li vediamo entrare nell’avamposto. Questa e’ la storia di quello che ho visto e vissuto in un giorno di ordinaria violenza nelle colline a Sud di Hebron. Ovviamente la storia continua, anche dopo l’attacco. Nasser, Fatima, Sarah e me abbiamo trascorso interminabili ore alla stazione di polizia per presentare denuncia ed identificare nelle foto i nostri aggressori. Finora nessuno e’ stato arrestato. Nei giorni successivi una giornalista mi ha chiesto se senza la presenza degli internazionali l’attacco sarebbe stato più brutale. Io non lo so se senza di noi l’attacco sarebbe stato peggio, meglio o uguale. Sicuramente i media non ne avrebbero parlato. Ma il punto non é la presenza degli internazionali, il punto é la presenza dei coloni. Se le esercito israeliano avesse eseguito gli ordini di evacuazione che da anni pendono sull’insediamento illegale di Havat Ma’on, l’attacco non ci sarebbe stato. Se la polizia avesse seriamente perseguito i responsabili delle decine di attacchi a Palestinesi disarmati negli ultimi anni, l’attacco non ci sarebbe stato. E se l’opinione pubblica internazionale invece di dibattere per quanti mesi Israele dovrebbe congelare l’espansione delle colonie, si pronunciasse in modo netto per un ritorno del diritto e della legalitá nei Territori Palestinesi occupati , non ci sarebbero outpost illegali ad occupare la strada che in quindici minuti da At Tuwani porta a Tuba.

Foto da Work in At-Tuwani, Palestine, 2007-2009 (Set)

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Background

Per anni, gli abitanti del villaggio di Tuba hanno utilizzato la strada diretta per raggiungere il villaggio di At-Tuwani e da lì la vicina città di Yatta, centro sociale ed economico di tutta l'area. La costruzione lungo tale strada dell'insediamento israeliano di Ma'on negli anni '80 e del vicino avamposto illegale di Havat Ma'on nel 2001, ha di fatto bloccato il movimento dei palestinesi, costringendoli a percorrere sentieri più lunghi che richiedono fino a due ore di cammino. Volontarie e volontari dei Christian Peacemaker Teams e di Operazione Colomba sono presenti nel villaggio di At-Tuwani dal 2004, con azioni di sostegno alla libertà di movimento dei palestinesi minacciati dalla violenza dei coloni israeliani che occupano illegalmente i territori palestinesi. La libertà di movimento è un diritto sancito dall'articolo 12 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici della Nazioni Unite, ratificata da Israele nel 1991. Secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la stessa legge israeliana.

Le Giunte di Buon Governo indagano

“Una trappola” la notizia che gli zapatisti abbiano chiesto il riconoscimento del governo. Si indaga sull’identità delle persone che si sono spacciate per rappresentanti ed hanno firmato il documento.


Articolo di Hermann Bellinghausen da La Jornada – Sabato 28 novembre 2009

Le giunte di buon governo (JBG) Hacia la esperanza, di La Realidad (zona selva di confine) e Nueva semilla que va a producir, di Roberto Barrios (zona nord) smentiscono di aver chiesto il “riconoscimento” al Congresso locale ed al governo di Juan Sabines Guerrero. “È triste che qualcuno diffonda queste cose, secondo noi si tratta di una trappola. Non raggiungeranno i loro scopi, noi sappiamo che pubblicheranno altre cose con le quali non abbiamo niente a che vedere. Ci vogliono schiacciare, ma non ci riusciranno”, dichiara la JBG di La Realidad. “Per noi il denaro non vale, non può comprare la nostra dignità”. Il 25 novembre, denunciano le autorità zapatiste, unendosi alle smentite delle altre tre JBG, “la corrispondente di La Jornada ha scritto che rappresentanti delle cinque JBG hanno avuto incontri con un gruppo di legislatori locali. Sono solo bugie con le quali altri si stanno arricchendo”. Da parte sua, la giunta zapatista del caracol Que habla para todos, della zona nord, riferendosi alle “falsità” diffuse, “in cui il giornale sottolinea che gli zapatisti hanno chiesto riconoscimento giuridico, politico, finanziario e sociale”, smentisce che una “commissione” guidata dal deputato panista Trinidad Rosales Franco abbia visitato le JBG. “Questi parassiti imbroglioni e ladri mantengono il potere con la menzogna e vogliono continuare ad esercitare il controllo con la distribuzione delle briciole”. Gli zapatisti chiariscono che i poteri Esecutivo, Legislativo e Giudiziario, insieme ai partiti PRI, PAN e PRD, “hanno tradito gli accordi di San Andrés, che per loro erano solo carta straccia per pulirsi e da gettare nel cesso, e questo vuol dire che non hanno la capacità di governare il popolo ed il paese.” La notizia contestata cita l’esistenza di un documento firmato da individui che si sono spacciati per zapatisti. Secondo la JBG della zona nord, “il malgoverno usa e corrompe gente che si presta e si vende per qualche soldo (….), ma ora indagheremo sulle persone che hanno firmato questo documento e si sono spacciate per membri delle JBG, per punirli e mostrare loro come si applica la giustizia nelle nostre comunità, perché non conosciamo queste persone che non fanno parte delle nostre fila zapatiste”. Le autorità autonome dichiarano: “Il nostro potere è la nostra dignità, non ci vendiamo, non ci arrendiamo né tentenniamo, la nostra lotta è per giustizia, libertà e democrazia e siamo contro le bugie dei malgovernanti. La politica del malgoverno è creare disinformazione e confondere la gente onesta che lotta e resiste, il suo piano di contrainsurgencia è creare terrore e paura nella società”. Di fronte a questa situazione, conclude, “chiediamo ai fratelli onesti che lottano per la giustizia e la democrazia di non lasciarsi ingannare dagli sporchi interessi di questi governi vampiri e dai media che non dicono la verità”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Honduras - Denuncia del fiasco della farsa elettorale

Comunicato del Frente nacional de Resistencia Popular Contra el Golpe de Estado

DENUNCIA DEL FIASCO DELLA FARSA ELETTORALE

Con piena soddisfazione annunciamo al Popolo Honduregno e alla Comunità Internazionale che la farsa elettorale montata dalla dittatura è stata pesantemente sconfitta dalla esigua affluenza alle urne, tanto scarsa da portare il Tribunale Elettorale a prorogare di un’ora la chiusura dei seggi, spostandola alle 17:00. Non servono occhiali per vedere ciò che sta davanti a noi. Il monitoraggio che la nostra organizzazione ha fatto a livello nazionale, evidenzia una percentuale di astenuti fra il 65 e il 70%, il più alto della storia nazionale, ha votato non più del 35% della popolazione. In questo modo il Popolo honduregno ha punito i candidati golpisti e la dittatura, che adesso cercano in tutti i modi di mostrare un volume di voti che non esiste. Denunciamo che per fare questo il regime è arrivato a portare, nel municipio di Magdalena Intibucà, militanti salvadoregni del partito ARENA, affinché potessero votare come honduregni. Dobbiamo aspettarci come minimo una manipolazione del conteggio elettronico. La disperazione del regime di fatto è tale che ha represso brutalmente la manifestazione pacifica che si stava svolgendo nella città di San Pedro Sula, durante la marcia risultarono feriti, picchiati e quindi arrestati diversi compagni. Si riporta un desaparecido. Riportiamo inoltre fra i feriti la presenza di un fotografo della REUTER e fra gli arrestati quella di due religiosi del Consejo Latinoamericano de Iglesias che stavano svolgendo attività di osservazione dei Diritti Umani.

Convochiamo una Grande Assemblea domani, Lunedì 30 Novembre a partire dalle 12:00 nella sede del STYBIS a Tegucigalpa e alla gran Carovana della Vittoria contro la farsa elettorale che partirà alle 15:00 da Planeta CipangoTegucigalpa 29 Noviembre 2009

Considerando i risultati della farsa elettorale come una grande vittoria per il Popolo Honduregno, il Frente nacional de Resistencia invita tutto il popolo in resistenza a festeggiare la sconfitta della dittatura. RESISTIAMO E VINCEREMO

Ginevra - Scontri durante il corteo anti Wto


Dal 30 novembre al 2 dicembre 2009 si tiene a Ginevra la Conferenza Ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Questa conferenza si propone di continuare il ciclo di Doha (Round di negoziati, della durata di tre anni, che si concentra sulla "liberalizzazione" del commercio internazionale), che si dovrebbe concludere alla fine del 2010.

Azioni e mobilitazioni sono state lanciate durante le giornate del vertice.

Quattordici persone sono state arrestate sabato a Ginevra a seguito degli scontri scoppiati durante un corteo di protesta contro l'Organizzazione mondiale per il commercio (Omc). Alla manifestazione hanno partecipato alcune migliaia di persone. La polizia ha impiegato gas lacrimogeni, proiettili di gomma e idranti per isolare alcuni manifestanti. La manifestazione era stata convocata da una quarantina di associazioni, in vista della settima Conferenza ministeriale della Wto, in programma a Ginevra questo lunedì.

domenica 29 novembre 2009

La Spagna risponde con la repressione alla proposta di pace della sinistra basca

Criminalizzare la proposta di dialogo


Le voci circolavano da giorni. Il governo spagnolo non avrebbe accettato la sfida politica della sinistra indipendentista basca che attraverso il documento, presentato il 14 novembre a Venezia e in Euskal Herria, “Un primo passo per il processo democratico: principi e volontà della sinistra abertzale” riaffermava la scelta del cammino democratico e pacifico per la soluzione del conflitto. Una scelta ambiziosa poiché l’obiettivo è ricondurre il conflitto sulla base di principi democratici in assenza di violenza e contemporaneamente, costruire un soggetto politico che possa conseguire, attraverso il consenso popolare, l’obiettivo della sovranità politica e della giustizia sociale. Una scommessa irta di ostacoli soprattutto quando l’iniziativa è unilaterale: “ la questione non è conoscere o attendere quello che il resto degli attori politici e sociali sono disposti a fare, – si afferma -ma stabilire quello che noi dobbiamo e siamo disposti e disposte a fare. La nuova fase necessita nuove strategie, nuove politiche di alleanza e nuovi strumenti”.

La risposta del governo spagnolo è stata due settimane fa l’arresto di esponenti di spicco della sinistra abertzale tra cui l’ex segretario del sindacato LAB e del portavoce della sinistra abertzale Arnaldo Otegi che avevano contribuito alla elaborazione del documento. Oggi l’arresto di 34 persone accusate di fare “presuntamente” parte dell’organizzazione giovanile della sinistra indipendentista basca Segi, illegalizzata nel 2005 e che rappresenta la più numerosa organizzazione giovanile del Paese basco.

Dopo che in questi ultimi giorni sia da parte della sinistra basca che di altre forze politiche e sociali come Eusko Alkartasuna o il sindacato ELA, maggioritario nel Paese basco, si è riaffermata la necessità di sviluppare un processo democratico e di una soluzione negoziata del conflitto, Madrid risponde con la criminalizzazione.

Come in altri conflitti, il caso kurdo è significativo, gli stati sono incapaci di accettare la sfida democratica, dove tutte le opzioni politiche possano confrontarsi su un piano di parità, scegliendo la strada della politica della “sicurezza nazionale” che in questi ultimi anni ha significato l’esplodere di conflitti in diverse parti del mondo.

La soluzione dei conflitti passa attraverso il dialogo politico che contribuisce a dare senso compiuto all’idea di democrazia e giustizia sociale. Negare l’esistenza del conflitto o criminalizzare chi chiede dialogo non risolve il problema di fondo e conferma che la democrazia non si sancisce per decreto ma necessita una volontà ed un dialettica politica condivisa.

TalkingPeace

www.talkingpeace.org

Honduras vive una dittatura peggiore di quella degli anni 80

Organizzazioni dei diritti umani impugnano le elezioni.


Bertha Oliva, coordinatrice del Comitato dei familiari dei detenuti scomparsi in Honduras, Cofadeh, mi riceve nel suo ufficio. Le pareti sono tappezzate di diplomi e attestati che le sono stati consegnati per l’instancabile lavoro svolto in quasi trent’anni di lotta in difesa dei diritti umani in Honduras.

Bertha ha vissuto sulla propria pella la violenza della repressione militare degli anni 80.Durante la notte dell’11 giugno 1981 gli squadroni della morte hanno fatto irruzione nella casa dove stava dormendo con suo marito, il membro fondatore dell'Unione rivoluzionaria del Popolo, Urp, Tomás Nativí Gálvez, e l’hanno sequestrato.

Nonostante le denunce e le proteste, Bertha, che in quel momento era sposata da soli quattro mesi ed era al terzo mese di gravidanza, non l’ha mai più rivisto. Scomparso come centinaia di honduregni

Sono trascorsi 28 anni da quella notte. Bertha Oliva ed il Cofadeh non hanno smesso un solo istante di lottare per fare luce sugli obbrobri di quegli anni e su tutto ciò che è venuto dopo, fino all'ultimo oltraggio iniziato lo scorso 28 giugno. Un nuovo capitolo di una storia che sembra senza fine e che vuole cancellare la memoria con la farsa elettorale di domenica prossima, 29 novembre.

Al secondo piano della sede del Cofadeh abbiamo creato la sala delle vittime scomparse del secolo XX ed ora dobbiamo crearne una nuova per le vittime del secolo XXI - racconta la coordinatrice di questa organizzazione -.

Sono già 30 le persone che sono stati assassinate a causa del colpo di Stato, 9 delle quali nell'ultimo mese, ed a questo bisogna aggiungere i più di 4 mila casi di violazione ai diritti umani. Ora vogliono cancellare tutto ciò che è successo con questa farsa che noi ci rifiutiamo di chiamare elezioni, perché è un semplice evento pubblico convocato dalle forze che hanno perpetrato il colpo di Stato e che hanno imposto nel paese una vera dittatura. È un atto dei golpisti per i golpisti”, ha affermato.

È per questo motivo che il Cofadeh, insieme ad altre organizzazioni dei diritti umani, hanno presentato una petizione al Tribunale supremo elettorale, Tse, sollecitando “l'immediata sospensione dei comizi elettorali a causa della sistematica e grave violazione dei diritti umani e la vigenza di decreti e risoluzioni dell'amministrazione pubblica di fatto che restringono diritti e libertà della popolazione honduregna per motivi evidentemente politici, all’interno del contesto del colpo di Stato", cita il documento presentato ai magistrati di questo potere.

Per Bertha Oliva ci sono numerosi segnali che indicano che nelle prossime ore si potrebbe scatenare una forte repressione ed un stato permanente di terrore per la popolazione honduregna.

Le forze armate e la polizia hanno chiesto alle autorità locali di consegnare loro i dati personali dei dirigenti locali della Resistenza e parallelamente si è implementato un Piano di Contingenza, affinché questa domenica gli ospedali abbiano sufficienti letti liberi e medicine per dare una risposta a qualsiasi emergenza.

Inoltre – ha continuato Oliva - i dirigenti del Fronte nazionale contro il colpo di Stato non stanno conducendo una vita normale, perché non possono ritornare a casa loro e devono cercare un'altra sistemazione mantenendo strette misure di sicurezza. In realtà sono entrati in un regime di semiclandestinità perché la loro vita è in pericolo”.

L’attivista per i diritti umani ha anche fatto il punto sui grandi investimenti che la polizia e l'esercito hanno fatto in queste ultime settimane per acquisire nuovo armamento, come per esempio un camion lancia-acqua dotato si sofisticati sistemi tecnologici che è costato 12 milioni di lempiras (631 mila dollari).

Siamo molto preoccupati perché stiamo vivendo una vera e propria guerra di bassa intensità. Continuano le detenzioni arbitrarie e la persecuzione contro i dirigenti delle organizzazioni dei maestri, e le persone della Resistenza nelle comunità, quartieri e colonie. Hanno messo posti di blocco in tutto il paese ed è aumentata la strategia della tensione mettendo artefatti esplosivi in vari punti della capitale, per generare tensione e giustificare la repressione.

Inoltre – ha continuato Oliva - continuano ad apparire corpi di persone assassinate in vari punti del paese e stanno ostacolando il lavoro dei difensori dei diritti umani. Quando per le strade appaiono corpi di persone con chiari segnali di esecuzioni sommarie, sappiamo che si tratta di un metodo imposto e poi lasciato in eredità dagli squadroni della morte che agiscono in complicità con i militari e la polizia.

In questo senso, credo che stiamo vivendo in una dittatura senza precedenti, peggiore di quella degli anni 80, perché in quel momento vivevamo una dittatura militare, c’erano morti e scomparsi, ma era molto complicato riuscire a provare la relazione diretta tra questi delitti ed i militari stessi, perché la strategia era quella di utilizzare squadroni della morte e paramilitari.

Ora – ha spiegato la coordinatrice del Cofadeh - lo fanno alla luce del giorno sfidando tutte le strutture nazionali ed internazionali dei diritti umani ed i governi del mondo. Sono convinta che si tratti di un progetto che vogliono riprodurre in America Latina. Se vinceranno in Honduras tenteranno di farlo anche in altri paesi della regione che sicuramente hanno già individuato”, ha detto seriamente preoccupata.

Il Cofadeh ha anche denunciato che al governo di fatto e alle forze repressive non interessa minimamente l’intervento della Commissione interamericana dei Diritti, Cidh, che ha posto sotto la sua protezione molte persone minacciate in questi mesi.

Un caso emblematico è quello di Carlos H. Reyes, una persona riconosciuta, amata e rispettata a livello nazionale ed internazionale, e che è stato candidato presidenziale indipendente, godendo così di tutta una serie di protezioni legali.Nonostante ciò, la polizia l’ha aggredito selvaggiamente e in pratica gli hanno impedito di partecipare al processo in atto per quasi quattro mesi a causa delle fratture riportate al braccio.

La comunità internazionale è testimone di quanto è accaduto e sono convinta che nel futuro potremo portare i responsabili di queste violazioni davanti alla giustizia internazionale”.

Concludendo l'intervista, Bertha Oliva ha rivelato che il Cofadeh ha già aiutato 15 persone ad uscire dal paese con le loro famiglie per proteggere la propria incolumità di fronte alla repressione che si è scatenata contro di loro.

"Non so dire verso dove stiamo andando, ma sono sicura che il lavoro sui diritti umani continuerà per molto tempo ancora. La dittatura ha preso forza e lo continua a fare ogni giorno che passa e sembra che non possa vivere senza l'odore del sangue ed il martirio della popolazione.

Ogni giorno, quando arrivo qui, salgo al primo piano e mi trattengo davanti ai visi dei nostri scomparsi e scomparse degli anni 80 e sorrido loro e parlo con loro. Gli prometto che non permetterò mai che il nostro tempio, che la loro sala del secolo scorso venga violentata. Ora guardo con preoccupazione al fatto che stiamo creando un'altra sala per le vittime del secolo XXI.

Dobbiamo davvero continuare a collezionare visi puliti, belli e diafani? E dovremo camminare sempre con loro? Questi visi e le loro famiglie, il popolo honduregno, hanno bisogno di risposte concrete, non per vendicarli, bensì per conoscere la verità”, ha concluso Bertha Oliva visibilmente emozionata da tanti ricordi e lotte intraprese.

(Testo e foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua)

Chiapas - Le Giunte zapatiste fanno chiarezza


In risposta alle false notizie di richiesta di riconoscimento istituzionale

Nei giorni scorsi un articolo del quotidiano La Jornada parlava di un ipotetico avvio di riconoscimento richiesto dalle Giunte del Buongoverno zapatista alle autorità messicane.

A poche ore dall'apparizione dell'articolo le Giunte del Buongoverno zapatista fanno sentire la propria voce per smentire la notizia. Una vicenda che si inserisce nella voluta confusione che si vuole creare in Chiapas.

Di seguito la traduzione della presa di posizione degli zapatisti

GIUNTA DEL BUON GOVERNO

CUORE CENTRICO DEGLI ZAPATISTI DAVANTI AL MONDO

SNAIL TZOBOMBAIL YU’UN LEKIL J’AMTELETIK

TA OLOL YOON ZAPATISTA TA STUKIL SAT YELOB SJUNUL BALUMIL

26 NOVEMBRE 2009

ALL'OPINIONE PUBBLICA

ALLA SOCIETA' CIVILE NAZIONALE ED INTERNAZIONALE

AI MEDIA ALTERNATIVI

AGLI ADERENTI ALL'ALTRA CAMPAGNA

AGLI ADERENTI ALLA ZESTA INTERNACIONAL

AGLI ORGANISMI DEI DIRITTI UMANI

Per questo mezzo la Giunta di Buon Governo Corazon Centrico de Los Zapatistas Delante del Mundo, caracol II Resistenza e Ribellione per l'Umanita' Zona Altos del Chiapas.

A nome delle Giunte del Buon Governo dei 5 Caracoles smentiamo davanti all'opinione pubblica quanto segue:

Il 25 novembre dell'anno in corso, il quotidiano La Jornada pubblica che il congresso locale ha approvato un accordo che sollecita al governo dello stato del Chiapas Juan Sabines Guerrero di accogliere le petizioni delle Giunte del Buon Governo e che secondo i legislatori, gli Zapatisti hanno chiesto il riconoscimento giuridico delle Giunte del Buon Governo.

Noi come Giunte del Buon Governo smentiamo energicamente queste presunte petizioni davanti al mal Governo statale, queste versioni pubblicate, perche' in nessun momento le abbiamo poste ne' a livello verbale o per iscritto per chiedere briciole al mal governo statale e federale. Noi, gli Zapatisti, non abbiamo bisogno di venire riconosciuti dai mal governi che non sono del popolo in quanto noi siamo gia' riconosciuti dal nostro popolo che ci ha eletti e siamo gia' riconosciuti da moltissimi popoli a livello nazionale e internazionale.

A noi Giunte del Buon Governo, non ci rappresenta nessuno davanti ad alcuna istanza governativa a livello statale, nazionale e internazionale, i presunti: David Gomez Perez, Daniel Santiz Lopez, Pablo Mendez Cruz, Moises Cantor Decelis e Pedro Gomez Santiz; queste persone non le conosce nessuno in nessuna zona Zapatista, men che meno fanno parte delle nostre fila, sono solo persone che vogliono approfittarsi di risorse economiche che il mal governo promette cosi' tanto., usando il nome delle Giunte del Buon Governo e della nostra organizzazione E.Z.L.N.

Nel quotidiano si cita che una commissione governativa abbia gia' visitato le 5 Giunte del Buon Governo per accogliere le richieste che pongono gli Zapatisti sugli aspetti Giuridici, Politici, finanziari e Sociali: questa informazione e' totalmente falsa, perche' noi, gli Zapatisti, non abbiamo bisogno ci vengano a visitare funzionari del mal governo, sappiamo bene che le principali rivendicazioni dei nostri popoli in nessun periodo il mal governo li risolvera', necessita' che da diversi secoli stiamo soffrendo noi popoli originari del nostro paese.

Tutte queste menzogne del mal governo, dei suoi deputati e dei suoi complici, sono parte di un piano di contro insurrezione per confondere l'opinione pubblica e per colpire la resistenza dei nostri popoli in lotta per la costruzione dell'Autonomia.

Per tutto questo chiediamo a tutti i popoli, organizzazioni e persone di buona volonta' che lottano per la Liberta', la Giustizia e per i diritti per tutti, di non farsi ingannare dai piani e dagli interessi dei mal governi e dei loro complici.

Questa e' la nostra parola

ATTENTAMENTE

GIUNTA DEL BUON GOVERNO CUORE CENTRICO DEGLI ZAPATISTI DAVANTI AL MONDO


EDGAR BARRERA ORTIZ FRANCISCO MENDEZ CRUZ GUADALUPE DIAZ DIAZ VERONICA HERNANDEZ HERNANDEZ

venerdì 27 novembre 2009

Le elezioni non risolveranno la crisi

Honduras alle urne

La Resistenza si prepara per nuovi scenari di lotta

Mancano tre giorni alla celebrazione di elezioni che fino a questo momento solo quattro paesi nel mondo - Stati Uniti, Perù, Panama e Colombia - sembrano disposti a riconoscere come legittime. Mentre il governo di fatto invia più di 30 mila effettivi dell'esercito e della polizia in tutto il paese e richiama migliaia di riservisti dell'esercito per proteggere il processo elettorale, il Fronte nazionale contro il colpo di Stato continua la sua campagna di disconoscimento delle elezioni e denuncia la sistematica violazione ai diritti umani, preparandosi ad una nuova tappa della lotta iniziata lo scorso 28 giugno.

“In questi ultimi giorni abbiamo assistito ad un incremento della repressione da parte del governo di fatto e ad una vera e propria militarizzazione del paese - denuncia Porfirio Ponce, vicepresidente del Sindacato dei lavoratori dell'industria delle bevande e simili, Stibys, e membro del Fronte nazionale contro il colpo di Stato -. Hanno attivato un piano speciale per evacuare gli ospedali e lasciare i letti liberi, mentre in tutto il paese l’esercito ha iniziato a fare blocchi stradali: da San Pedro Sula alla capitale, che sono circa 4-5 ore, ci sono per esempio 14 blocchi.

È inoltre iniziata una vasta operazione di disarmo con la quale si proibisce alle persone di portare armi anche se in possesso di regolare porto d’armi. Ci sono incursioni dell'esercito e della polizia nelle colonie e nei quartieri popolari della capitale, soprattutto dove la Resistenza è maggiormente organizzata, e continuano gli arresti. I dirigenti della Resistenza hanno ricevuto minacce dirette, così come buona parte della popolazione che non vuole riconoscere questo processo elettorale. Tuttavia –ha continuato Ponce - continueremo con le nostre attività fino a sabato 28 novembre e anche dopo la fine di questo circo politico”. Per il dirigente sindacale, quella di domenica sarà una farsa elettorale che si svilupperà all’interno di un colpo di Stato che purtroppo non si è potuto revertire, ma che segnerà l'inizio di una nuova fase della lotta del popolo honduregno.

Una sconfitta parziale che apre le porte ad una nuova e necessaria fase di lotta politica. “Inizieremo una nuova fase di organizzazione e con essa la nostra strategia, perché dopo le elezioni ci troveremo di fronte a un nuovo scenario e a una nuova congiuntura. Come organizzazioni che fanno parte della Resistenza – ha spiegato Ponce - dovremo analizzare questa nuova situazione e decidere le nuove misure ed azioni, e a momento debito le faremo conoscere alla popolazione dopo un'ampia riunione che stiamo preparando. Questi ultimi cinque mesi ci hanno lasciato in eredità il sangue delle compagne e dei compagni assassinati, l’involuzione di tutti i progressi sociali ottenuti negli ultimi anni, ma anche un processo in cui le varie organizzazioni popolari e sindacali si sono unite. Ora ci manca solo di unificarci per questa nuova tappa della lotta”, ha affermato. Non si è potuto revertire il colpo di Stato Anche per l'analista politico Gustavo Irías "saranno elezioni atipiche, con un Presidente costituzionale praticamente imprigionato e senza nessuna possibilità di essere un evento di concorrenza libera e trasparente. Inoltre, senza la partecipazione del Fronte nazionale contro il colpo di Stato queste elezioni non potranno costituire una vera uscita sostenibile dalla crisi.

Siamo di fronte a due progetti di società molto diversi. Un progetto che cerca di difendere una democrazia tradizionale che non ha apportato alcun beneficio alla maggioranza della popolazione, e un altro che cerca di approfondire e concretizzare una democrazia partecipativa. In questo senso – ha continuato Irías - dobbiamo riconoscere che non si è potuto revertire il colpo di Stato e che ci troviamo di fronte a un processo elettorale gestito da un governo di fatto che consolida il colpo di Stato stesso. In questo senso è indispensabile che la Resistenza prenda in considerazione tale realtà per programmare una nuova fase della lotta, per costruire un fronte ampio politico che porti avanti un programma che conduca al ristabilimento della democrazia nel paese, che riproponga con forza le grandi rivendicazioni sociali e che possa assicurare che l’Honduras si reinserisca in modo concreto all’interno del circuito democratico mondiale. È ovvio – ha concluse l'analista politico - che ci sarà bisogno di un periodo di transizione durante il quale la Resistenza dovrà sfruttare tutto il bagaglio politico e sociale scaturito da questa esperienza di lotta, che senza dubbio è un fatto storico ed una pietra miliare per il paese”.

Mentre iniziano ad arrivare i pochi osservatori che si sono accreditati, appartenenti quasi tutti all'estrema destra internazionale, ed il presidente Manuel Zelaya continua ad esigere alla comunità internazionale il disconoscimento di questa farsa, sono sempre più forti le critiche contro l’amministrazione Obama e le sue ambiguità.Lo scorso 25 novembre, l'assessore in politica estera del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula dà Silva ha dichiarato pubblicamente che gli Stati Uniti “rischiano di rendere ancora più tese le relazioni con gran parte dell'America Latina se riconosceranno le elezioni presidenziali in Honduras”.

(Testo e foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua)

Le Giunte di Buon Governo smentiscono la Jornada


JUNTA DE BUEN GOBIERNO
CORAZÓN CÉNTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE DEL MUNDO

SNAIL TZOBOMBAIL YU?UN LEKIL J?AMTELETIK
TA O?LOL YO?ON ZAPATISTA TA STUK?IL SAT YELOB SJUNUL BALUMIL

26 DE NOVIEMBRE DE 2009

A LA OPINIÓN PUBLICA
A LA SOCIEDAD CIVIL NACIONAL E INTERNACIONAL
A LOS MEDIOS ALTERNATIVOS
A LOS ADHERENTES DE LA OTRA CAMPAÑA
A LOS ADHERENTES DE LA ZESTA INTERNACIONAL
A LOS ORGANISMOS DERECHOS HUMANOS

Por este medio la Junta de Buen Gobierno Corazón Céntrico de Los Zapatistas Delante del Mundo, caracol II Resistencia y Rebeldía por la Humanidad Zona Altos de Chiapas.

A nombre de las Juntas de Buen Gobierno de los 5 caracoles desmentimos ante la opinión pública los siguientes:

El 25 de noviembre del presente año, el periódico la jornada publica que el congreso local aprobó un acuerdo que solicita al Gobierno del estado de Chiapas Jun Sabines Guerrero que atienda las peticiones de las Juntas de Buen Gobierno, que según los legisladores, los Zapatistas pidieron el
reconocimiento jurídico de las Juntas de Buen Gobierno.

Nosotros como Juntas de Buen Gobierno desmentimos enérgicamente esas supuestas peticiones ante el mal Gobierno estatal, de estas versiones publicadas, porque en ningún momento le hemos planteado verbal o por escrito para pedir migajas al mal gobierno estatal ni federal. Nosotros
los Zapatistas no necesitamos que nos reconozca los malos gobiernos que no son del pueblo porque nosotros ya somos reconocidos por nuestro pueblos quienes nos eligieron y somos ya reconocidos por muchísimos pueblos a nivel nacional e internacional.

A nosotros las Juntas de Buen Gobierno, no nos representa nadie, ante ninguna instancia gubernamental a nivel estatal, nacional e internacional, los supuestos representantes: David Gómez Pérez, Daniel Santiz López, Pablo Méndez Cruz, Moisés Cantor Decelis y Pedro Gómez
Santiz. Estas personas nadie lo conoce en ninguna zona Zapatista, menos que formen parte de nuestras filas, solo son personas que quieren aprovechar recursos económicos que tanto promete el mal gobierno, usando el nombre de las Juntas de Buen Gobierno y de nuestra organización E.Z.L.N.

En el periódico menciona que una comisión gubernamental ya visitó las 5 Juntas de Buen Gobierno para atender las demandas que plantean los Zapatistas en los aspectos Jurídicos, Políticos, financieros, y Sociales. Y esta información es totalmente falso, porque nosotros los
Zapatistas, no necesitamos que nos visite funcionarios del mal gobierno, además sabemos que las principales demandas de nuestros pueblos ningún periodo del mal gobierno lo va a resolver las necesidades que desde hace varios siglos que venimos padeciendo los pueblos originarios de
nuestro país.

Todo estas mentiras del mal gobierno, de sus diputados y sus cómplices, es parte de un plan de contra insurgente para confundir a la opinión pública y para golpear la resistencia de nuestros pueblos en la lucha por construir su Autonomía.

Por todo esto le pedimos a todos los pueblos, organizaciones y personas de buena voluntad que lucha por la Libertad, por la Justicia y por los derechos para todos, que no se dejen engañar por los planes e intereses de los malos gobiernos y sus cómplices.

Es toda nuestra palabra.

A T E N T A M E N T E

*LA JUNTA DE BUEN GOBIERNO CORAZON CENTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE
DEL MUNDO:*

EDGAR BARRERA ORTIZ FRANCISCO MENDEZ CRUZ GUADALUPE DIAZ DIAZ VERONICA HERNANDEZ HERNANDEZ

giovedì 26 novembre 2009

I deputati chiedono a Juan Sabines di riconoscere legalmente le giunte di buon governo



da La Jornada – Martedì 24 novembre 2009 articolo di Ángeles Mariscal

Il Congresso locale ha approvato un punto d’accordo che sollecita il titolare del Potere Esecutivo statale, nell’ambito di sua competenza, di rispondere alle richieste delle giunte di buon governo (JBG), instaurate dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Secondo i legislatori, gli zapatisti hanno chiesto il riconoscimento giuridico di queste istanze. Il 19 novembre scorso il plenum della 63a Legislatura statale ha approvato la creazione della Commissione Speciale davanti alla Realtà delle Giunte di Buon Governo, su proposta della Giunta di Coordinamento Politico.

Il deputato panista Trinidad Rosales Franco, che guida questa istanza legislativa, ha comunicato che il Congresso del Chiapas lo scorso 9 novembre ha ricevuto un documento firmato dai cittadini David Gómez Pérez, Daniel Santiz López, Pablo Méndez Cruz, Moisés Cantor Decelis e Pedro Gómez Santiz, “in qualità di rappresentanti ed abitanti delle giunte di buon governo nello stato del Chiapas”. Nel documento i firmatari ritengono che “di fronte all’attesa e inadempimento degli Accordi di San Andrés, hanno concordato come messicani che l’Esecutivo del Chiapas riprenda e compia i punti che gli competono di detti accordi nell’ambito delle sue attribuzioni costituzionali”.

Ha spiegato che gli zapatisti esigono il rispetto dei loro modi tradizionali di organizzazione sociale e politica, così come della “loro amministrazione comunale nello sfruttamento delle risorse naturali e habitat; protezione e integrità e legalità della terra in possesso delle giunte di buon governo come popoli autonomi, e il rispetto della risoluzione interna dei conflitti, nei quali predominano i loro diritti individuali”.

Rosales Franco ha ricordato inoltre che gli zapatisti sollecitano “l’elaborazione di regolamenti comunitari, compatibili con le legislazioni nazionale e statale”. Nello stesso tempo chiedono “la definizione di strategie per la soddisfazione dei bisogni umani fondamentali dei popoli autonomi mediante l’approvazione di un bilancio degno, stabilito per legge al Congresso locale, che sarebbe concesso alla struttura organizzativa di ogni giunta ed amministrato dalla stessa secondo i propri usi e costumi”.

Trinidad Rosales, a nome della commissione che guida, ha spiegato che la missiva ha motivato la creazione di questa commissione, la quale verificherà gli aspetti giuridici, politici, finanziari e sociali. Inoltre, ha già visitato le cinque giunte di governo – La Realidad, Morelia, La Garrucha, Roberto Barrios e Oventic – per accogliere le richieste poste dagli zapatisti. Il deputato del Partito Azione Nazionale, Carlos Pedrero, presidente della Giunta di Coordinamento Politico, ha comunicato lunedì scorso in un intervista, che una commissione di legislatori locali ha fatto visita “ai rappresentanti delle cinque giunte di buon governo per raccogliere le loro necessità”.

Per questo, nella sessione ordinaria di questo martedì i legislatori hanno approvato questo punto di accordo.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Nessun progresso ma un aggravamento dell’isolamento

Non cambiano le condizioni di detenzione del leader Kurdo

Mentre il governo turco si gioca la carta della fine dell'isolamento di Ocalan l'ufficio legale pubblica un comunicato in cui riporta la dichiarazione di Appo

Nel corso del colloquio dello scorso 18 novembre 2009 sull’isola di Imrali, il nostro cliente ha rilasciato la seguente dichiarazione circa il suo trasferimento sulla nuova prigione costruita sull’isola: “Sono stato trasferito qui il 17 novembre. Questo posto è peggiore di quello di prima. Cercano di far passare questo cambiamento come un progresso anche se in realtà è un aggravamento dell’isolamento. La stanza attuale è di 6 metri quadrati, la metà della misura della cella precedente. Mi vogliono tenere ancora più rinchiuso, aggravare le mie condizioni di detenzione e portarmi alla resa. Già prima avevo problemi respiratori ma qui non posso proprio respirare. L’aria in questa cella sta creando molti più problemi al mio sistema respiratorio. La vecchia cella era ventilata. In questa la finestra è costantemente esposta al sole. Per respirare mi devo appoggiare alla finestra ma così sono costantemente esposto al sole. Se voglio respirare devo sopportare tutto ciò.

Le finestre sono inclinate verso l’alto così che l’unica cosa che posso vedere è il cielo. La vecchia finestra era meglio sia per l’ariazione e sia perché almeno poteva vedere qualcosa fuori.

Finora non ho avuto modo di incontrare i detenuti che sono stati trasferiti qui. I funzionari del carcere mi dicono che, come minimo, potrò vederli entro un mese.Vivere qua mi sta diventando fisicamente faticoso. L’isolamento e l’imprigionamento sono peggiori. Non so se riuscirò mai ad adeguarmi a questo. Non c’è alcun progresso soltanto ulteriori peggioramenti. Stanno propagandando il mio trasferimento come una iniziativa positiva ma la realtà è assai differente. Il loro unico scopo è quello di ridurre il peso della pressione dell’opinione pubblica esterna”.

Asrin Law Office
Asmalı Mescit Mahallesi
Şeh Bender Sokak N:18 D:3
Tünel BEYOĞLU – İSTANBUL Turkey
Tel: 0090-212-292 95 50 – 51

India - Il porto di Mangalore bloccato per ore "No alle importazioni distruttive"

Successo della protesta SICCFM



Blocco! Avvertimento al governo contro l'aziendalizzazione della terra e del mareIl Porto di Mangalore bloccato per ore, "No alle importazioni distruttive!"


Il Comitato di Coordinamento dei Movimenti degli Agricoltori dell’ India Meridionale (SICCFM) ha organizzato una manifestazione di massa e ha bloccato il nuovo porto di Mangalore in Karnataka, contro l'aziendalizzazione della terra e del mare, e contro le importazioni distruttive a basso prezzo di prodotti alimentari e colture, causate dal WTO e dagli accordi di libero commercio. Tutte le porte del nuovo porto di Mangalore sono state completamente bloccate dai manifestanti e il funzionamento del porto è stato fermato per ore.

La protesta e’ stata condotta dagli agricoltori del KRRS – Brigata Verde del Karnataka, Dalla Associazione degli Agricoltori del Cocco del Kerala, dalla Associazione degli Agricoltori del Tamil Nadu insieme alla Federazione Indipendente dei Pescatori dello Stato del Kerala e dal Comitato d'Azione Costiero dei Pescatori del Karnataka.
Centinaia di donne e uomini hanno marciato per le strade della città di Mangalore dalla stazione ferroviaria centrale di Kottara Chowke e proceduto verso il nuovo porto di Mangalore. Gli agricoltori hanno bloccato la porta e si sono seduti di fronte al cancello principale, scandendo slogan, portando e mostrando striscioni contro importazioni di prodotti alimentari a basso prezzo, il WTO e gli accordi di libero scambio.

Contadini infuriati hanno anche portato delle piante di arachide, di girasole e di noci di cocco dato che i prezzi di questi prodotti sono una seriamente danneggiati dall’'importazione a basso prezzo dell'olio di palma da parte di paesi come Malaysia e Indonesia.

Questa lotta è stata organizzata nel contesto dei negoziati della settima riunione ministeriale del Doha round, che si terrà a Ginevra dal 30 Novembre al 2 dicembre 2009.

La decisione del governo indiano di riaprire i negoziati del Doha Round, porterebbe all'aumento delle importazioni distruttiva nel paese e danneggerebbe drasticamente la situazione di milioni di produttori che sono privi di qualsiasi altra alternativa dignitosa.

Contrastando questa posizione, i contadini e I pescatori hanno chiesto ai governi centrale e statali di fermare qualsiasi tipo di aziendalizzazione della terra e del mare, di mantenere l'agricoltura fuori dal WTO e hanno chiesto di ristabilire le Restrizioni Quantitative sulle importazioni. Questa protesta è anche una risposta ai colloqui in corso tra il governo dell'India e degli Stati Uniti, volti addirittura ad espandere il loro accesso al mercato.

Gli effetti delle importazioni distruttive sono ben noti agli agricoltori, questi sono alcuni esempi di quello che è successo ai loro prodotti, e alla loro vita:

Dopo la firma della zona di libero scambio India-Sri Lanka, i prezzi dei principali prodotti agricoli del Kerala sono scesi e l'economia dello Stato ha subito una perdita annuale di Rs. 70.000.000.000. Il prezzo del pepe è stato ridotto da Rs. 21.502 a Rs. 6.644 per ogni quintale tra il 1.999-2.000 ed il 2005-06. Leimportazioni di pepe nero libero da dazio sono passate da 1,385.3 tonnellate a 4.865,1 tonnellate, tra il 1.999-2.000 ed il 2004-05. Il prezzo all'esportazione della vaniglia domestica si e’ ridotto da Rs. 6,413.45 / kg a Rs. 1.679 / kg, tra il 2001-02 ed il 2005-06. La rimozione delle Restrizioni Quantitative e questo accordo di libero scambio ha portato all’aumento delle importazioni di olio di cocco raffinato: 3.753,72 tonnellate a 11.427,14 tonnellate tra il 1.999-2.000 ed il 2004-05.

Dall’accordo di libero scambio India-ASEAN, nonché dalla realizzazione del Doha round, ci si può aspettare impatti simili, tra cui l’aumento delle importazioni, il calo dei prezzi locali, e la caduta dei prezzi all'esportazione.

Gli agricoltori hanno dichiarato con fermezza che non saranno ingannati ancora una volta dai prodotti cosiddetti "esclusi" dal libero scambio: un trucco per nascondere la realtà dietro un paravento. Con questo trucco molti prodotti sono ufficialmente esclusi, ma i sottoprodotti delle stesse coltivazioni inversamente vengono accettati, determinando le stesse conseguenze distruttive.

Ad esempio: lo zucchero di canna è escluso, ma altre forme di glucosio, cioè lo zucchero, fruttosio, così come la melassa, lo zucchero e dolciumi saranno benvenuti; il Cocco è escluso, ma il Guscio di noce di cocco grezzo sara’ benvenuto; il cotone è escluso, ma la lanugine di cotone sara’ benvenuta; Il latte è escluso, ma lo yogurt, il latticello, il formaggio fresco e in polvere e I formaggi lavorati saranno benvenuti; il grano è escluso, ma la farina di segale, la crusca o altre forme di cereali dopo la fresatura e il Bulgur di grano, saranno benvenuti.

I manifestanti hanno anche sottolineato che il sistema federale sta giocando una partita contro di loro: dopo che gli Agricoltori del Cocco del Kerala sono stati in grado di vincere una battaglia giudiziaria e di ottenere un giudizio presso la Alta Corte del Kerala, che vieta l'importazione di olio commestibile , questo divieto è stato praticamente indebolito dalla politica totalmente opposta dello Stato di Karnataka, consentendo queste importazioni. In questo modo i prodotti vietati, entrando in un porto vicino al confine, come Mangalore - che è uno dei porti più importanti per le importazioni di olio commestibile sulla costa sud-occidentale, continuano a danneggiare il mercato Kerala come prima (così come il Karnataka ed il Tamil Nadu).

I rappresentanti degli agricoltori (tra i quali: Kodihalli Chandrashekhar, Presidente operativodel KRRS e Brigata verde, P. Ravindranath Presidente del Kerala Coconut Farmers Association, S. Kannaiyan - Coordinatore del SICCFM) hanno pronunciato dei discorsi di fronte al porto.

Quando la polizia si rifiutava di fornire acqua agli assetati manifestanti, hanno avvertito gli agenti della polizia di trattare gli agricoltori con rispetto, altrimenti non ci sarebbe volute nemmeno quindici minuti per rompere le barriere e ad entrare all'interno del porto e proseguire l'azione, in questo modo che il diritto fondamentale al bere e’ stato difeso e l'acqua è stata fornita.

Hanno dichiarato che l'azione era un avvertimento per il governo indiano che vuole liberalizzare il mercato molto di più nella prossima riunione ministeriale del WTO a Ginevra. Che gli agricoltori ed I pescatori aveva raggiunto i cancelli del porto, e che, se saranno costretti, raggiungeranno le navi che trasportano le merci importate per lanciarle di nuovo in mare, a meno che il governo prenda la posizione di proteggere i propri agricoltori e pescatori.

Hanno affermato che la terra appartiene agli agricoltori, e il mare per i pescatori, qualsiasi tipo di aziendalizzazione della terra e del mare non saranno tollerati.

Hanno bruciato infine l'olio di palma importato e rotto delle noci di cocco per mostrare la loro rabbia, visto che il prezzo è crollato.

Essi hanno dichiarato che questo è il primo blocco di un porto in India, pratica che sarà intensificata e si diffonderà in tutto il paese contro tutti i porti, se il governo non cambierà la sua posizione.

Essi hanno inoltre annunciato che continueranno la loro protesta contro la stessa riunione del WTO a Ginevra, visto che alcuni rappresentanti degli agricoltori indiani parteciperanno alle proteste in Europa, in collaborazione con il movimento internazionale di agricoltori La Via Campesina e gli altri movimenti contro l'aziendalizzazione della Terra e delle mare.

Comunicato integrale in inglese

Warning to the government against the corporatization of the Land and the Sea: Blockade!

Mangalore’s Port blocked for hours, “No to destructive Imports!!”

On 23/11/2009 the South Indian Coordination Committee of Farmers Movement (SICCFM) organized a mass rally and blocked the new Mangalore port in Karnataka against the corporatization of land and sea, and the destructive cheap imports of food and crops because of WTO and FTAs. All the gates of the New Mangalore Port were completely blocked by the protesters and the functioning of the port was stopped for hours.

The protest was held by the farmers from KRRS and Green brigade from Karnataka, Kerala Coconut Farmers Association, the Tamil Nadu Farmers Association along with the fisher-folks from Kerala State Independent Fish Workers Federation and from Coastal Karnataka Fishermen Action Committee.

Hundreds of women and men marched in the streets of the city of Mangalore from Central Railway Station to Kottara Chowke and then proceeded towards the New Mangalore Port. Farmers blocked the port and sat in front of the main gate, shouting slogans, carrying and displaying banners against cheap food imports, WTO and FTAs.

Angry farmers also carried plants of ground nut, sunflower and coconuts as the prices of these products are severely affected by the cheap import of Palm oil from countries like Malaysia and Indonesia.

This struggle was organized in the background of the seventh ministerial meeting of the WTO’s Doha round of negotiations to be held in Geneva from 30th November to 2nd December, 2009.

The decision of the Indian Government of reopening the Doha Round of negotiation, would lead to the increase of the destructive imports into the country and would drastically affect the situation of millions of producers who are without any other dignified alternative.

Countering this position, the farmers and fisher folks demanded the central and state governments to stop any type of corporatization of land and sea, to keep agriculture out of WTO and demanded to re-establish Quantitative Restrictions on imports. This protest is also an answer to the ongoing talks between the Government of India and the USA to even expand the market access.

The effects of the destructive imports are well known to the farmers, these are some examples of what happened to their products, and to their lives:

After signing the India-Sri Lanka FTA, prices of Kerala’s major agricultural commodities fell and the state economy sustained an annual loss of Rs. 7,000 crores. Pepper price was reduced from Rs. 21,502 to Rs. 6,644 per quintal from 1999-2000 to 2005-06. With ISFTA, the duty free import of black pepper from Sri Lanka increased from 1,385.3 tonnes to 4865.1 tonnes, from 1999-2000 to 2004-05. Domestic export price of vanilla got reduced from Rs. 6,413.45/kg to Rs. 1,679/kg, from 2001-02 to 2005-06. Removal of Quota restriction and this FTA resulted in import surge of refined coconut oil: 3753.72 tonnes to 11427.14 tonnes from 1999-2000 to 2004-05.

Similar impacts, including import surge, fall in local prices, and fall in export prices can be expected from the India-ASEAN FTA, as well as from the implementation of the Doha Round.

The farmers declared firmly that they will not be fooled again with the products so called “excluded” from the free trade: a trick to hide the reality behind a screen. With this trick many products are officially excluded, but the byproducts of the same crops are conversely welcomed, leading to the same destructive consequences.

For example: Sugar Cane is excluded but other forms of sugar i.e. glucose, fructose, as well as molasses, and sugar confectionary will be welcomed; Coconut is excluded but coconut shell unworked will be welcomed; Cotton is excluded but cotton linter will be welcomed; Milk is excluded but yogurt, buttermilk, fresh cheese and powdered and processed cheese will be welcomed; Wheat is excluded but rye flour, bran or other forms of cereal after milling and Bulgur wheat, will be welcomed.

The protesters also pointed out, that the federal system is playing a game against them: after the Coconut Farmers of Kerala were able to win a judicial struggle and to get a Judgment in the High Court of Kerala, to ban the import of any edible oil, this Ban was practically weakened by the totally opposite policy of the Karnataka State, by allowing this imports. In this way the banned products, entering in a Port close to the border, like Mangalore - that is one of the major inlets for imported edible oil on the south-west coast, are continuing to affect the Kerala market as before (as well as the Karnataka’s and the Tamil Nadu’s).

The representatives of the farmers (among them: Kodihalli Chandrashekhar, Working President of KRRS and Green Brigade, P. Ravindranath President of Kerala Coconut Farmers Association, S. Kannaiyan – Coordinator of SICCFM) delivered speeches in front of the Port.

As the police was refusing to provide water to the thirsty protestors, they warned the officials of the police to treat the farmers with respect, otherwise it would not even take fifteen minutes to break the barriers and to enter inside the port and continue the action there; so the basic right to drink was defended and the water was provided.

They declared that the action was a warning to the government of India who wants to liberalize the market much more in the upcoming ministerial meeting of WTO in Geneva. That the farmers and the fisher folks had reached the gates of the port and they will be forced to reach the ships carrying the imported goods to throw them back to the sea unless the government takes the position to protect its farmers and fisher folk.

They affirmed that the land belongs to farmers, and the sea to the fishermen, any type of corporatization of land and sea will not be tolerated.

They burned finally the imported palm oil and broke the coconut to show their anger as the price has fallen to the ground.

They declared that this is the first ever blockade action against a port in India which will be intensified and will spread all over the country against all the ports, if the government will not change its position.

They also announced that their protest will continue against the same Meeting of the WTO in Geneva, as some Indian farmers representatives will participate in the protests in Europe in association with the international movements of farmers La Via Campesina and the other Movements against corporatization of Land and Sea.

mercoledì 25 novembre 2009

Afghanistan, Obama approva il 'surge'

Il nuovo invio di soldati sarà

annunciato il 1 dicembre



Il nuovo invio di soldati sarà annunciato il 1 dicembre

di Enrico Piovesana

Alla fine Obama ha deciso: al fronte altri 34mila soldati Usa per contenere l'avanzata dei talebani, contro i quali Washington sta segretamente assoldando anche milizie tribali pashtun

Dopo aver convocato, lunedì sera alla Casa Bianca, l'ennesimo consiglio di guerra, il premio Nobel per la pace Barack Obama ha deciso di inviare in Afghanistan altri 34mila soldati statunitensi. L'annuncio verrà dato pubblicamente martedì primo dicembre.
Ignorando le posizioni del suo vice Joe Biden e della maggioranza del Partito Democratico - convinti che un'escalation militare in Afghanistan non giovi alla sicurezza nazionale e alla lotta al terrorismo - il presidente Obama ha quindi accolto quasi in pieno la richiesta del generale Stanley McCrystal, comandante delle truppe alleate sul campo, il quale a settembre aveva detto chiaro e tondo che senza rinforzi sufficienti a rovesciare le sorti del conflitto nel giro di un anno, ovvero almeno 40mila soldati, "rischiamo di trovarci in una situazione per la quale non sarà più possibile sconfiggere l'insurrezione".

Più truppe anche dagli alleati europei. La decisione di Obama, che porta a centomila il numero dei soldati Usa impegnati sul fronte afgano, obbliga anche gli alleati europei, impegnati con 36mila uomini, a fare di più.
Il 3 dicembre i ministri degli Esteri della Nato si incontreranno a Bruxelles per decidere quanti altri soldati mandare in guerra. Washington ne gradirebbero tra i tre e i cinquemila e spera di ottenerli dalla fida Gran Bretagna, dalla Turchia, dalla Romania, ma anche dalla Germania e dall'Italia e perfino dalla Francia.
Non che gli Stati Uniti abbiano un reale bisogno di qualche battaglione in più. La questione è prettamente politica, simbolica: "La guerra in Afghanistan non è un affare solo americano, è un gioco di squadra, e ognuno deve fare la sua parte", ha recentemente dichiarato il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen.

Rinforzi oggi per andarsene domani. L'invio di massicci rinforzi che Obama sta per annunciare è solo apparentemente in contrasto con la nuova strategia di ‘exit strategy' decisa dalla Casa Bianca e dalla Nato. Una strategia che prevede la progressiva ‘afganizzazione' del conflitto, lasciando alle forze afgane il compito di fronteggiare i talebani, così da consentire il progressivo ritiro delle truppe occidentali. Questo dovrebbe succedere nel giro di circa cinque anni. Ma perché tutto proceda secondo i piani, è necessario evitare che i talebani vincano subito la guerra costringendo l'Occidente a un'umiliante ritirata anticipata. Da qui la necessità di più truppe per ‘tenere duro' ancora per qualche anno.

Milizie pashtun al soldo degli Usa. La strategia Usa procede su un doppio binario: invio di rinforzi e parallela preparazione delle forze afgane. Forze regolari - esercito e polizia che si intende potenziare dagli attuali 180 uomini a 400 mila - ma sopratutto milizie irregolari private. Questo ‘secondo binario' è tenuto segreto, vista la sua palese contraddizione con i passati programmi di disarmo delle milizie dei signori della guerra - programmi costati miliardi di dollari alla comunità internazionale - e considerato il suo inevitabile effetto: quello di lasciare in eredità all'Afghanistan, dopo anni di occupazione militare, una guerra civile foraggiata dall'Occidente. Di questo programma segreto, fortemente voluto dal generale McCrystal, sono trapelate solo poche informazioni sulla stampa.

Dalle Appf di McKiernan alle Cdi di McCrystal. Si chiama 'Iniziativa per la difesa della comunità' (Cdi) ed è l'evoluzione del programma 'Forze afgane di protezione pubblica' (Appf) avviato dal generale David McKiernan due mesi prima di venire sostituito da McCrystal. La differenza è sostanziale.
Le Appf, sperimentate lo scorso aprile nella provincia di Wardak, erano delle forze di polizia ausiliaria in divisa, reclutate tra la popolazione civile, selezionate e addestrate secondo dei criteri ben precisi e poste sotto il comando della polizia afgana.
Le Cdi invece non sono altro che preesistenti milizie tribali assoldate, e affiancate, dalle forze speciali Usa che rispondono direttamente al comandante McCrystal (al di fuori, quindi, della missione Nato), il quale, per questo scopo, dispone di un apposito budget di 1,3 miliardi di dollari.

Coinvolto nelle Cdi un losco politico afgano. Il nuovo programma, preferito a quello delle Appf per la sua maggiore rapidità di attivazione e modellato sull'analogo programma iracheno dei ‘Consigli per il risveglio', è già operativo in quattordici aree del sud, dell'est e dell'ovest afgano e coinvolge già migliaia di miliziani pashtun. Uomo chiave di questo discusso programma è un influente politico di Helmand Arif Noorzai, ex ministro degli Affari Tribali, accusato di legami con il narcotraffico. La scelta è caduta su di lui perché questo losco personaggio è già a capo di una milizia tribale di 12.500 uomini messa in piedi quest'estate per vigilare sulle elezioni presidenziali del 20 agosto. Gran parte di questi miliziani, dopo il voto, sono confluiti nell'Iniziativa per la difesa della comunità.

Tratto da:

Il Presidente Iraniano in trionfale viaggio in America Latina

Il nemico del mio nemico è il mio amico


Brasile

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad viene ricevuto calorosamente dal Presidente Lula. Alla conclusione dell'incontro di più di tre ore il Presidente brasiliano ha invitato le potenze occidentale a ritirare la minaccia di sanzioni per il programma nucleare della repubblica islamica e di negoziare invece una soluzione equa.

Inoltre Lula, che nel parlare della diplomazia come la strada migliore per favorire la pace in Medio Oriente e alleggerire le tensioni tra Iran, Stati Uniti e comunità internazionale, ha ancora una volta difeso il diritto di Teheran ad avere un programma nucleare pacifico.

I commentatori internazionali sottolineano come il Brasile abbia peraltro tutta l'intenzione di continuare così ad accreditarsi come un attore fondamentale nel quadrante internazionale.

Bolivia

Ahmadineyad e Evo Morales dopo essersi incontrati hanno confermato la dichiarazione congiunta contro la “doppia morale in materia di energia nucleare”. Il Presidente iraniano si è spericato nel definire Morales un “caro amico rivoluzionario” dopo aver criticato l'imperialismo statunitense, Morales ha confermato “le enormi coincidenze tra l'Iran e la Bolivia in difesa della dignità e della sovranità” dopo aver anche lui criticato l'imperialismo statunitense.

Durante l'incontro l'Iran ha confermato gli accordi in materia petrolchimica, agricola etc con la Bolivia per l'ammontare di circa 650 milioni di dollari oltre a portare a casa l'inclusione dell'Iran nel comitato che studia lo sfruttamento della riserva di litio nello Uyuni, una delle più grandi del mondo.

Manca ora la tappa venezuelana del viaggio ma già possiamo immaginarci i discorsi di Chavez a fianco del regime iraniano.

Non una parola sulla repressione sistematica del governo iraniano, non una parola sulla mancanza di libertà.

Questi abbracci e strette di mano sono la migliore interpretazione del vecchio adagio politico “il nemico del mio nemico è mio amico”. Dove conduce questa logica aberrante? E' questo ciò che esprime il nuovo corso "socialista" sudamericano? E cosa significa anche per l'impostazione strutturale delle società brasiliana, boliviana e venezuelana, che il petrolio o il litio, o il nucleare e l'antiamericanismo valgono più della libertà dei popoli?

Noi preferiamo guardare da un altro lato, quello dal basso. Lo sguardo con cui sempre abbiamo guardato al continente latinoamericano, senza cercare “fari” o riferimenti ideologici e assoluti come molti ancor oggi continuano a fare. E' lo stesso sguardo che ci ha fatto seguire con solidarietà e condivisione le mobilitazioni in Iran, contro ogni ipocrisia.

Ai “fari” preferiamo le onde del mare della realtà …