domenica 31 gennaio 2010

Russia - La polizia saccheggia sede di gruppo ambientalista

di Astrit Dakli

La sede di “Baikal Wawe“, un gruppo ambientalista siberiano che sta battendosi contro la riapertura della cartiera sul lago Baikal decisa il 13 gennaio dal premier Vladimir Putin, è stata occupata e messa a sacco dalla polizia locale, che ieri ha portato via tutti i computer e molti documenti cartacei con la scusa di cercare del software senza licenza. I membri del gruppo che si trovavano nella sede sono stati portati in commissariato e identificati; il sito internet di Baikal Wawe è stato oscurato.

sabato 30 gennaio 2010

Il bavaglio del re Mohammed VI

di Jacopo Granci

Mercoledì 27 gennaio la monarchia marocchina ha ordinato la chiusura del settimanale Le Journal Hebdomadaire, una delle più autorevoli voci critiche del paese.
Intervista a Aboubakr Jamai, editorialista e fondatore di Le Journal, che ha diretto fino al 2006.
Abubakr Jamai è stato fondatore dei settimanali Le Journal e Assahifa nel 1997. Nel 2000 ha fondato Le Journal Hebdomadaire, di cui è stato direttore fino al 2006.

Chi è Aboubakr Jamai? Qual è stato il suo percorso prima di dedicarsi al giornalismo?
Ho seguito una formazione economica. Dopo la fine degli studi ho lavorato in una banca commerciale, la Wafa Bank, e poi ho collaborato alla fondazione di una banca d’affari. Nel 1996 sono stato nominato consigliere in materia di comunicazione del Secretariat Exsecutif du Sommet Economique du Moyen Orient e de l’Afrique du Nord. Un’organizzazione creata dopo il Summit Economico di Casablanca del 1994, che aveva il compito di accompagnare lo sviluppo economico dell’area. Ho lasciato l’incarico dopo un anno e mezzo, al momento della nascita di Assahifa e Le Journal (1997), di cui io sono uno dei co-fondatori, assieme ad Ali Amar.

Tensioni tra Usa e Cina

Dopo la vicenza di Google, gli Stati Uniti annunciano non a caso l'invio di armi a Taiwan.
Tutte le agenzie di stampa internazionali battono oggi la notizia che la decisione degli Stati Uniti di vendere a Taiwan armamenti per 6,4 miliardi di dollari ha provocato la immediata reazione della Cina, che ha espresso «indignazione» per la iniziativa della amministrazione Obama.
Le dichiarazioni del vice-ministro degli esteri cinese He Yafei, venerdì sera, hanno sottolineato che la decisione «avrà un grave impatto negativo» nei rapporti tra Pechino e Washington.
Dopo la decisione, peraltro la prima di questo tipo sotto l'amministrazione di Obama, della Casa Bianca che aveva notificato al Congresso l'intenzione di vendere a Taiwan armamenti per oltre 6 miliardi di dollari, tra cui elicotteri Blackhawk e missili Patriot Pechino ha annunciato la sospensione degli incontri militari di alto livello tra Cina e Stati Uniti.
Tutti i commentatori legano la vicenda a quello che viene definito un irrigidimento delle relazioni dopo la vicenda Google quando gli  Usa hanno accusato la Cina di «pirateria informatica» dopo che il motore di ricerca aveva reso noto che hacker cinesi erano entrati nelle caselle postali di dissidenti cinesi. La Cina aveva respinto le accuse, e un portavoce del ministero dell'Informatica aveva definito «senza fondamento» le affermazioni di Google.
Una vicenda dietro la quale si intravede la contesa per il controllo dell'espansione della rete e della sua gestione.
Pechino da due anni aveva sospeso ogni contatto di tipo militare con gli Stati Uniti dopo che l'allora presidente George W. Bush aveva presentato al Congresso un progetto per vendere armi a Taiwan.

RASSEGNA STAMPA INTERNAZIONALE
New York Times
China Daily
The Guardian
CNN

Nigeria - Un nuovo comunicato del Mend si inserisce nella confusa situazione del paese

Dopo il 23 novembre 2009, data nella quale il Presidente Umaru Yar'Adua è stato trasportato per ragioni d'urgenza medica in un ospedale in Arabia Saudita, nessuna decisione importante può essere trattata nel paese. Anche il processo di pace iniziato dal presidente è dunque fermo.
Il Movimento d'emancipazione del Delta del Niger (Mend) ha annunciato in un comunicato via web che "tutte le compagnie legate all'industria petrolifera nel delta devono prepararsi ad un assalto generale contro le loro installazioni e i loro impiegati"

I palestinesi protestano contro il muro, dura risposta di Israele

Ogni venerdì da cinque anni nei villaggi di confine ci sono delle manifestazioni. Ora la reazione dell'esercito si è intensificata

da Corriere.it

Scontri tra palestinesi ed esercito israeliano in Cisgiordania: in diversi villaggi, come Nilin e Nabi Saleh, i palestinesi protestano tutti i venerdì da cinque anni contro il muro di separazione con Israele. Con loro anche esponenti di associazioni pacifiste che da tempo seguono la vicenda. Negli ultimi giorni, come riferisce il «New York Times», la tensione si è intensificata e i militari hanno fatto ampio uso di gas lacrimogeni, come si vede nelle immagini che si riferiscono alle manifestazione del 29 e 22 gennaio a Nabi Saleh.

venerdì 29 gennaio 2010

Primo Marzo 2010 - Un giorno senza di noi...un giorno con tutti noi

Un giorno CON NOI, con i precari ed i disoccupati, con i lavoratori dipendenti e autonomi, un giorno degli autoctoni e dei migranti, uno giorno con noi TUTTI, per far vedere quanto siamo importanti.

Era il primo maggio 2006 quando milioni di indocumentados riempirono le piazze degli USA per dar vita a quello che poi è rimbalzato in ogni angolo del mondo con il nome di un dia sin nosotros, un giorno senza di noi.
Allora, solo pochi anni fa, milioni di migranti senza documenti rivendicavano la centralità del loro lavoro, della loro presenza, nel funzionamento della più grande economia del mondo. E l’eco di quella marcia non ha smesso di rimbombare ancora tra i diversi continenti, fino a prendere forma nei giorni nostri nelle 24 ore senza immigrati, la giornata senza di noi del primo marzo 2010.
Quel mondo però sembra non essere più lo stesso.

Il popolo honduregno ha scelto la piazza

Multitudinaria mobilitazione della Resistenza oscura la cerimonia d’insediamento e saluta Zelaya

Centinaia di migliaia di honduregni hanno marciato nuovamente per le strade di Tegucigalpa e San Pedro Sula, inviando un messaggio molto chiaro al presidente Porfirio Lobo Sosa: non ci potrà essere riconciliazione senza una giusta punizione per i golpisti e l’inizio di un percorso che conduca alla rifondazione del paese attraverso un Costituente. Il presidente Manuel Zelaya è volato verso la Repubblica Dominicana insieme alla sua famiglia, promettendo di far ritorno nel paese molto presto e di continuare a lavorare per la rivendicazione del suo popolo.

Video sulla manifestazione a Tegucigalpa:

Lotta contro la morte nelle carceri israeliane.

Un’organizzazione per i diritti umani palestinese riferisce che 22 prigionieri palestinesi lottano contro la morte nell’ospedale del carcere israeliano di al-Ramla.

L’associazione at-Tadàmun Internazionale, in un comunicato stampa diramato lunedì 25 gennaio ha diffuso un elenco contenente i nomi dei prigionieri palestinesi detenuti nell’ospedale del carcere al-Ramla "Mrash" (vicino a Gerusalemme) che versano in condizioni di salute estremamente difficili.
L'associazione ha precisato che si tratta di ventidue prigionieri che si trovano permanentemente nell’ospedale del carcere, e che decine di altri prigionieri arrivano in ospedale per cure o esami e poi tornano in cella.
L’associazione ha riferito della negligenza medica verso i prigionieri nell'ospedale della prigione; prigionieri che non ricevono le cure necessarie e che non si fidano dei medici israeliani e chiedono perciò un intervento, in nome dei diritti umani, affinché le loro vite siano salve.

Appello per il Newroz 2010


Newroz 2010: viaggio di conoscenza e di solidarietà per promuovere, in ambito europeo, un’attenzione sulle violazioni dei diritti umani in Turchia affinché ciò sia di monito e di stimolo al cambiamento di questo Stato. Non lasciamoli soli!  Costruiamo reti di solidarietà senza confini, per la pace, la giustizia e la libertà!

È il Newroz, il 21 Marzo, la festa del nuovo giorno, la festa che per tutti i popoli mesopotamici e per il popolo kurdo in particolare, segna la fine dell’oscurità e la rinascita della luce e della vita.
È la festa del fuoco, la festa della purificazione, il giorno dell’identità nazionale kurda negata dall’autoritarismo della Turchia e degli altri Stati tra i quali il Kurdistan è suddiviso.
Il Kurdistan, il paese che non c’è, una delle più grandi nazioni  al mondo alla quale viene negato il diritto ad esistere. Quaranta milioni di cuori che lottano, che soffrono e che trovano in questa festa la sintesi e  l’apoteosi della loro lotta.

Londra fumo negli occhi

 Alla conferenza di Londra sull’Afghanistan si discute di pace e di negoziati con i talebani, ma intanto si continua a fare la guerra e a preparare nuove offensive
di Enrico Piovesana

Mentre a Londra si aprivano i lavori della conferenza internazionale sull'Afghanistan - in cui per la prima volta si discuterà di trattative con i talebani - a Kabul un giovane imam, Mohammad Yunus, 36 anni, moriva al volante della sua auto, crivellata dai colpi di mitra sparati da un soldato statunitense dalla torretta del suo blindato, che evidentemente temeva fosse un kamikaze.
L'ennesimo "incidente", che ha immediatamente scatenato una rabbiosa protesta popolare davanti alla base militare Usa di Camp Phoenix. "Ci dispiace molto, ma sono cose che capitano. La famiglia sarà risarcita", è stato il commento ufficiale del comando Nato - che intanto prepara una nuova grande offensiva militare nella provincia meridionale di Helmand per "liberare" dai talebani il distretto di Garmsir: lo stesso dove pochi giorni fa l'esercito afgano aveva sparato sulla folla che protestava contro i violenti rastrellamenti dei marines nei villaggi della zona.

mercoledì 27 gennaio 2010

Haiti - Francesco Diasio di Amisnet da Port au Prince



Le impressioni all'arrivo nell'isola

Tra le le macerie di Haiti sono rimaste sotterrate dodici emittenti comunitarie. Refraka, la radio comunitaria della rete femminile con sede a Port-Au-Prince, è completamente distrutta; il Saks, società di animazione e comunicazione sociale, ormai inesistente. E questo solo per citarne alcune.
Secondo L'Amarc, Associazione mondiale delle radio comunitarie, sono circa quaranta le realtà radiofoniche dell'isola danneggiate, di cui venti con priorità di soccorso.
Una missione internazionale di urgenza dell'Amarc è accorsa in questi giorni sull'isola per valutare le zone più colpite e per fornire supporto alle emittenti danneggiate. Tra i cinque della squadra si trova Francesco Diasio di Amisnet.

Raggiunto telefonicamente da Radio Sherwood  racconta la realtà di Haiti.

Haiti - La dichiarazione di Montreal

Decine di organizzazioni e movimenti sociali riflettono sulla ricostruzione


All'attenzione dei governi e organizzazioni riunite a Montreal per far fronte alla situazione a Haiti.

La recente tragedia a Haiti ha commosso i popoli del mondo intero per il suo impatto devastante, le sue conseguenze ambientali e sociali, e soprattutto la perdita di vite umane che ha portato con sé.
Sfortunatamente i disastri naturali non sono una novità in questo paese dei Caraibi, come è stato l'uragano Hanna e Ike nel 2008.
Non è una novità vedere la comunità internazionale lanciare delle promesse di cooperazione e aiuto ad Haiti. Noi come organizzazioni e movimenti sociali, sulla base dei nostri contatti permanenti e di consultazione con i nostri patners dell'isola, siamo preoccupati che la risposta internazionale possa essere inquadrata senza avere come base il rispetto della sovranità e del pieno accordo con le necessità e richieste del popolo haitiano.

lunedì 25 gennaio 2010

Invasa la comunità zapatista di Bolón Ajaw



Articolo di Luis Hernández Navarro su La Jornada 
– Domenica 24 gennaio 2010
Elementi della Opddic invadono la comunità zapatista Bolón Ajaw
Un gruppo di indigeni priisti armati provenienti dall’ejido Agua Azul (municipio ufficiale di Tumbalá), la mattina di giovedì scorso hanno invaso le terre della comunità zapatista Bolón Ajaw. Gli invasori avevano armi e machete, “pronti ad usarli per colpire i nostri compagni”, ha denunciato questo sabato la giunta di buon governo (JBG) Corazón del arcoiris de la esperanza, del caracol di Morelia.

Singapore: lo zoo universitario

Finanza, formazione, nuova forza-lavoro cognitiva nel cuore dell'est-asiatico


Diario di bordo di Paolo Do (Singapore)

Atterrato nella tarda serata all'aeroporto internazionale di Singapore, da subito una cosa mi e` apparsa strana. Molti dei presunti viaggiatori ad aspettare nelle modernissime sale di attesa erano giovani immersi nella lettura chi di manuali, libri, chi di fotocopie, con l`aria di chi non ha intenzione di andare da nessuna parte. Ho scoperto, poi, che non di viaggiatori si tratta, ma di studenti. Con l'anno accademico appena iniziato e i primi esami da superare, essi infatti si trasferiscono qua per studiare. L`aeroporto di Singapore trasformato in una enorme sala studio, aperta 24 ore su 24, con internet gratuito, è solo uno degli aspetti inconsueti di questa città-Stato del Sud Asia.

Terremoto neoliberale ad Haiti



di Frei Gilvander Moreira

Le bande seminano il terrore ad Haiti", ripetono incessantemente i media, etichettando il popolo hatiano come violento.. Sarà così? Sarà questa natura indomabile la principale responsabile delle sofferenze senza misura che si è abbattuta sul popolo? Riflettiamo.
Haiti fu invaso brutalmente dalle truppe navali degli Stati Uniti tra il 1915 e il 1934. Innumerevoli dittature furono aiutate e appoggiate da Washington.

Haiti - Dentro l'arrivo degli aiuti


Attorno alle immagini che arrivano da Haiti molti si stanno interrogando.
Sono immagini che mischiano l'imponente macchina degli aiuti alla situazione drammatica della popolazione dell'isola.
Una macchina di aiuti che nel suo insieme sembra più un "invasione" da giocare a tutto campo: negli equilibri internazionali, nelle opinioni pubbliche dei paesi di provenienza, nell'affermazione dei ruoli all'interno dell'America Latina.

giovedì 21 gennaio 2010

Eta: processo democratico unica opzione


di Orsola Casagrande

“Il processo democratico non è la migliore opzione, bensì l’unica. Dobbiamo comprendere che la sua principale garanzia è il nostro popolo. Perché solo con la forza e la spinta del nostro popolo si potrà aprire, costruire e portare fino in fondo questo processo. […] Il processo democratico sarà il centro della lotta che la sinistra indipendentista dovrà sviluppare in futuro”. E’ con queste parole che l’Eta (l’organizzazione armata indipendentista basca) è entrata nel dibattito politico in corso in questi mesi nei Paesi Baschi. Un comunicato pubblicato in euskera, la lingua basca, sul quotidiano Gara. Un comunicato nel quale Eta fa sua l’iniziativa della sinistra indipendentista basca. Che nonostante la repressione, gli arresti, l’illegalizzazione di ogni sua singola struttura (giovanile, culturale, partitica) ha continuato a lavorare per una soluzione democratica e pacifica del conflitto basco-spagnolo.

lunedì 18 gennaio 2010

Cile - La destra vince elezioni


La destra cilena torna al potere per la prima volta dal ritorno della democrazia nel Paese, dopo vent'anni.
Il candidato conservatore Sebastian Piñera ha ottenuto il 52% dei consensi, contro il 48,12% dell'esponente del centrosinistra, Eduardo Frei.

La vittoria elettorale è stata sancita anche dalle dichiarazioni di Frei, candidato della Concertacion, la coalizione fra socialisti, democristiani e radicali.

La cortina di Silicio

Le radici economiche e politiche dello scontro 
Google - Governo Cinese

Il diario di bordo di Paolo Do - Shanghai (Cina)
La settimana scorsa i due più importanti e ‘caldi’ motori di ricerca del momento, ovvero Baidu e Google, sono stati rispettivamente attaccati. Il primo ad essere aggredito è stato Baidu.cn, ‘colpito ed affondato’ da parte di haker iraniani a firma Iran Cyber Army. L'attacco che ha colpito Google viene invece proprio da Pechino. E` iniziata la prima guerra delle informazioni e non ce ne siamo accorti? Non credo, ma è un fatto che l`annuncio di Google delinea un nuovo scenario e una nuova prospettiva ai confini della rete.

Associazione Ya Basta appoggia la raccolta fondi di Via Campesina per Haiti


18 / 1 / 2010
L’Associazione Ya Basta raccoglie l’invito di Via Campesina ad appoggiare la popolazione di Haiti inviando fondi alle organizzazioni di base contadine dell’isola. Il terremoto che ha colpito in maniera così drammatica l’isola caraibica ha messo in luce l’estrema povertà della popolazione e uno sviluppo finora basato sullo sfruttamento dell’ambiente. La popolazione ha bisogno ora del reale aiuto di tutti. Per questo sentendoci vicini a chi in tutto il mondo immagina un futuro di giustizia, di sviluppo diverso, di equilibrio ambientale appoggiamo la raccolta fondi di Via Campesina perchè gli aiuti non siano l’occasione per perpetrare una situazione di ingiustizia.
I fondi raccolto verranno inviati al Conto Bancario aperto da Via Campesina.
Per inviare i tuoi contributi:
Conto Corrente Banca Popolare Etica intestato a Associazione Ya Basta IBAN: IT06 J050 1812 1010 0000 0100 737 con la causale "Via Campesina per Haiti".

Carovana in Argentina - presenz/attiva gennaio 2010 - Guandacol contra la minería

L'arrivo della carovana di Ya Basta nel paese e' l'occasione per realizzare dal basso la locale Assemblea cittadina autoconvocata contro la miniera d'oro e uranio


Dal paese di Chilechito, una delegazione dell’assemblea cittadina El Famatina no se toca ha accompagnato la carovana fino al paese di Guandacol, sempre nella provincia nord occidentale di La Rioja, a 180 km e 4 ore di colectivo da Chilechito.
Qui un gruppo di attivisti locali cerca di promuovere l’assemblea per lottare contro la presenza di una miniera d'oro e uranio che e’ stata aperta in un’altra regione ma a soli 15 km da Guandacol, su cui ricadono le polveri delle esplosioni attuate per i sondaggi e le estrazioni.
A Guandacol ci accoglie Ricardo, un compagno ex-professore molto attento alla sostenibilita' della sua terra, che insieme a Ivana, un’insegnante di storia, e ad alcuni giovani ha organizzato un incontro per sensibilizzare i suoi concittadini (Guandacol e’ un piccolo centro rurale di 4mila abitanti) rispetto ai danni della minería.

venerdì 15 gennaio 2010

HONDURAS : Parla il giornalista sequestrato e torturato


"Vogliono zittire la stampa indipendente e popolare" 
Da un punto non precisato della regione centroamericana parla il giornalista che è stato sequestrato e torturato

Lo scorso 29 dicembre, César Silva, comunicatore sociale impegnato a raccontare la lotta del popolo honduregno contro il colpo di Stato, è stato sequestrato e selvaggiamente percosso e torturato da sconosciuti, che Silva assicura essere membri dell'esercito o della polizia. Secondo le varie organizzazioni dei diritti umani dell'Honduras, quanto accaduto a Silva fa parte di una strategia repressiva promossa dal governo di fatto usando il braccio armato delle forze militari del paese, per seminare il terrore tra la popolazione ed i mezzi di comunicazione che non si sono piegati alle forze golpiste. 
 
César Silva, insieme a Edwin Renán Fajardo, il ragazzo di 22 anni assassinato lo scorso 22 dicembre, sono autori di un'infinità di audiovisivi che sono stati materiale imprescindibile per raccontare al mondo la tragedia del popolo honduregno dopo il 28 giugno e per organizzare attività formative e di coscientizzazione della Resistenza in numerosi quartieri e colonie della capitale e nel resto del paese. 

Uruguay Tupamara



In Uruguay piove. Piove sempre. Piove anche la notte della vittoria di José (Pepe) Mujica. El Pepe sarà il nuovo presidente della Repubblica Orientale dell’Uruguay. Ex tupamaro. Ha passato 13 anni in carcere. Per alcuni anni la sua cella è stata un pozzo con l’acqua fino alle caviglie. Ha passato anni senza poter leggere nulla, senza parlare con nessuno. Le sue migliori amiche erano le formiche. In carcere, racconta, ha scoperto che le formiche urlano.
Ed urlano anche le centinaia di migliaia di uruguaiani ed uruguaiane che il 29 dicembre hanno eletto il secondo presidente del Frente Amplio. Ormai lontano 25 anni dalla fine della dittatura e dalla suggestiva storia della prigionia, oggi Mujica accetta perfino di mettere la cravatta, ma solo nei viaggi diplomatici e quando riceve personalità importanti. Senza dubbio queste elezioni hanno un alto valore simbolico. Rappresentano l’inizio del secondo governo del Frente Amplio, dopo quasi due secoli di dominio della scena politica da parte dei partiti tradizionali, il partito Blanco (o Nacional) ed il partito Colorado. Il Frente Amplio è oggi una coalizioni di 34 gruppi politici, che si identificano con un unico programma di sinistra.

giovedì 14 gennaio 2010

L'oro nero della Coppa d'Africa

La manifestazione sportiva che precede il mondiale di calcio sudafricano denuncia le vere dinamiche sociali e politiche di un continente ricco di contraddizioni e di conflitti dimenticati e nascosti.

di Ivan Grozny

Comunque la si voglia vedere, lo sport rimane sempre affidabile specchio dei nostri tempi. Incredibile elemento di coinvolgimento sociale, volano di emozioni, è anche un grande evidenziatore di contraddizioni, sociali soprattutto.

In questi giorni si sta svolgendo l’attesissima rassegna continentale dove si affrontano le migliori selezioni nazionali africane.

Paesi ospitanti Angola e Cabinda. Questo è un particolare che fino a poco fa era sconosciuto ai più, ma che da qualche giorno è balzato alle cronache internazionali per i tragici fatti che hanno coinvolto la selezione calcistica del Togo. Un bagno di sangue che poteva avere ancora più gravi conseguenze, che ha lasciato a terra tre uomini della delegazioni e feritogravemente almeno il doppio. Una pioggia di fuoco ha investito i due pullman che avevano appena raggiunto la Cabina, enclave all’interno della Repubblica del Congo.

Resta da chiedersi il perché di tanta ferocia, e soprattutto, capire cosa accade in questo pezzo di mondo che sembra non avere pace. Da qui si potrebbe pericolosamente imboccare la strada delle congetture, delle facili conclusioni. Ma il rischio è come sempre alto, perché in un mondo dove è continuo il richiamo all’allarme, diventa poi difficile fare delle distinzioni . Soprattutto perché questo è l’anno dei Campionati del Mondo di calcio, che per la prima volta nella storia si svolgeranno nel continente africano. In Sudafrica.

Diventa facile per molti puntare il dito sull’instabilità politica, sul rischio di organizzare manifestazioni di tale portata in certe aree del mondo.

Certo, lasciare che il torneo cominci e tutto si svolga come nulla fosse, non è la scelta che avremmo sostenuto, ma come ragiona il governo mondiale del calcio non è una scoperta di oggi.

E’ più onesto invece dire che quanto è accaduto è assolutamente drammatico, che gli atleti del Togo stavano raggiungendo la sede delle loro partite in pullman, e non in aereo, per risparmiare le spese, visto che queste sono a loro carico. E che non tutti i giocatori di queste nazionali sono fortunatamente accasati a club europei, con stipendi certi e abbondanti. Per la maggiore parte di questi calciatori la rassegna continentale diventa la grande occasione per cercare di mettersi in mostra, per trovare fortuna. L’unica stella di questa nazionale è infatti Adebayor, attaccante che da anni milita nella ricca Premier League inglese.

Ma è un’eccezione. E che lui, come Drogba o Eto’o, tanto per citare i più famosi, ci tengono particolarmente a questo evento, perché, a loro detta, è il modo di restituire qualcosa alla loro gente. Ci piace pensare a questo come un aspetto sincero. Abbiamo voglia di crederci. Ma sappiamo anche che i governi sfruttano i loro eventuali successi, e sappiamo quanto bravi sono a farlo. E questo a ogni latitudine, a dire la verità.

Non era un agguato preparato, quello che hanno subito i giocatori del Togo. Non è Al Qaeda quella che si

Haiti, testimonianze dall'isola

Danni incalcolabili. Forse migliaia le vittime. La capitale quasi completamente rasa al suolo

di Alessandro Grandi

"La situazione è drammatica, tragica. Port au Prince è stata completamente devastata. Il palazzo presidenziale, la cattedrale, i vari ministeri sono crollati. Noi abbiamo la certezza che le nostre strutture a Port de Paix (nord del Paese) hanno retto e bambini e personale sono sani e salvi. Ma c'è stata una grande paura" dice Massimiliano Salierno uno dei responsabili di Anpil, associazione che si occupa dei bambini meno fortunati di Haiti. Dal nord del paese ci hanno confermato che è impossibile comunicare via telefono" aggiunge Salierno. "Anche gli haitiani che possono farlo si affidano ad internet per mettersi in contatto tra loro all'interno del Paese" conclude.
"Via mail abbiamo dialogato con Jacquelin Louis, responsabile della scuola di Tendron sulla Tortuga. L'isola della Tortuga è stata fortunatamente risparmiata dalla devastazione che ha invece colpito Port au Prince. I bambini stanno bene. Solo tanto spavento".
"La mia casa è distrutta. Fortunatamente io e la famiglia possiamo stare da amici. A noi è andata bene mentre il paese, e soprattutto la capitale Port au Prince, le cose vanno molto male. E' tutto distrutto. Ci saranno sicuramente molte centinaia di morti" racconta Roberto Stephenson, fotografo italiano che da molti anni vive a Port au Prince.
L'ambasciatore haitiano presso l'Organizzazione degli Stati Americani (Osa) ha dichiarato che i morti causati dal sisma potrebbero essere decine di migliaia.
Le notizie che giungono da Haiti sono terribili. Anche le sedi della Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite, Minustah sono parzialmente crollate. Diversi caschi blu, le notizie dicono almeno 4 e tutti id origine giordana, sarebbero morti. Fonti non confermate fanno sapere che diversi caschi blu filippini sarebbero intrappolati fra le macerie della loro caserma a Port au Prince.
Cittadini haitiani che vivono nella repubblica Dominicana raccontano di un terremoto potentissimo che ha fatto oscillare per decine di secondi i palazzi più alti. La popolazione si è riversata nelle strade impaurita. Nicolas Sergileffe ha raccontato al telefono con PeaceReporter: "Quello che so di Haiti l'ho visto su Internet. Le comunicazioni con l'atra parte dell'isola di Hispaniola sono interrotte. Non so come sentire i miei parenti. Sto decidendo in queste ore di partire e andare di persona a controllare la situazione". Intanto l'aeroporto internazionale di Port au Prince sembra essere tornato operativo.

Tratto Peace Report

mercoledì 13 gennaio 2010

LUCA TORNATORE E' LIBERO

Reclamare l’indipendenza e la sovranità di tutti e ognuno

Dopo settimane, lunghissime settimane, di immotivata ed ingiustificabile carcerazione preventi va, il giudice danese nel corso dell'udienza appena conclusa, ha disposto l'immediata scarcerazione di Luca, assolto perchè innocente.
"Luca libero" è stato lo slogan che ha attraversato le piazze italiane in tutti questi giorni e che, finalmente, è diventato realtà.

Haiti - Un paese tra i più poveri del mondo


"Il sisma di martedì notte tocca uno dei paesi più poveri del mondo, già messo alla prova dai cicloni del 2008. Allora la distruzione di strade, infrastrutture e abitazioni era stata del 15% della ricchezza nazionale.
Nel 2008 l'isola è stata scossa da violente proteste per l'estrema miseria.
A questa situazione di povertà si è aggiunta la crisi globale che ha portato al fatto che molti emigrati dal paese hanno smesso di mandare le rimesse dall'estero.
12000 haitiani lasciano ogni anno il loro paese garantendo fino all'ultimo anno all'economia dell'isola due volte di più degli aiuti internazionali.
Nel 2009 c'era stato un leggero ritorno alla normalità, sempre con parametri che lasciano l'isola tra i paesi più poveri del mondo.
Il drammatico terremoto è arrivato in un momento tra l'altro di instabilità politica non certo nuova nel paese."

Questi alcuni dei punti segnalati nell'articolo di Le Monde di Jean-Michel Caroit che vi segnaliamo al link:
 Le Monde

Lo stato blindato

Il premier Netanyahu annuncia la creazione d'una nuova barriera, tra Israele e l'Egitto: per garantire il carattere ebraico della nazione e bloccare terroristi e lavoratori irregolari


di Michele Giorgio

Israele sarà come Sparta non come Atene, spiegava ieri il politologo Eitan Haber sulle pagine di Yediot Ahronot commentando la mossa del primo ministro Benyamin Netanyahu che ha annunciato la costruzione di una barriera lungo il confine con l'Egitto, per impedire l'ingresso ai migranti provenienti dall'Africa.
«Ho preso la decisione di chiudere la frontiera meridionale agli infiltrati e ai terroristi. Si tratta di una scelta strategica, per garantire il carattere democratico ed ebraico di Israele» ha proclamato Netanyahu con tono solenne. «Non possiamo lasciare che decine di migliaia di lavoratori irregolari s'infiltrino in Israele attraverso il confine meridionale e che il nostro paese sia inondato da stranieri illegali», ha aggiunto il premier. Dopo il muro israeliano in Cisgiordania per ingabbiare i palestinesi, nei prossimi anni ne sorgerà un altro lungo molti dei 266 km della frontiera con l'Egitto, «paese fratello» nella lotta ai palestinesi, agli attivisti politici e ai migranti.

Turchia, rabbia per articolo Ocalan sul Manifesto

Per il ministero turco della Giustizia il leader del PKK non può scrivere articoli



"Ocalan non ha il diritto di mandare articoli ai giornali o di scrivere per un giornale in quanto detenuto". Questo il testo di un comunicato diffuso oggi sul sito internet del ministero della Giustizia turco.

Abdullah Ocalan, detto Apo, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), sta scontando l'ergastolo in un penitenziario di massima sicurezza turco nell'isola di Imrali. Il 9 gennaio scorso ha iniziato una collaborazione con il quotidiano italiano il manifesto, (Leggi l'articolo pubblicato da Il Manifesto) pubblicando il primo di una serie di articoli in esclusiva.

martedì 12 gennaio 2010

Così vicino così lontano


Luca Tornatore, lettera dal carcere


Copenhagen, 7 gennaio 2010. Ciò che è accaduto a Copenhagen durante il COP15 e, in seguito, nelle prigioni e nelle aule di tribunale richiede una riflessione puntuale. Il punto non è se io, o molti altri, sia più o meno colpevole dell’accusa formale (cosa che non è),  ma di cosa sono realmente colpevole, se di colpa si tratta. Nelle parole del P.M, che ha chiesto e ottenuto la mia carcerazione, il pericolo grave era che io continuassi a partecipare a “disordini”, come ammettevo di aver già fatto; con ciò ella si riferiva non ai “riots” ma ad una manifestazione di 150.000 persone perfettamente legale, legittima e pacifica. Gli unici disordini li aveva in effetti creati la polizia, arrestando di punto in bianco centinaia di persone, tutte poi rilasciate nelle ore successive senza alcun reato fosse loro contestato. La foto di centinaia di persone ammanettate, sedute a terra in lunghe file, ognuna fra le gambe divaricate......

Inizia un caldo 2010 per il Messico


di Gennaro Carotenuto
L’anno per i messicani, quelli delle classi medie e popolari s’intende, è cominciata con una rabbia ancora sorda e con una preoccupazione diffusa. In un continente dove le tasse dirette sulla ricchezza sono semplicemente risibili, l’aumento dell’IVA al 16% dal primo gennaio suona come una beffa e una nuova ingiustizia. Così il governo di Felipe Calderón, che ha sulla coscienza già 16.000 morti in tre anni nella guerra del narcotraffico nella quale lo stato, la politica, l’esercito sono parte in causa, ha scelto su quali spalle far pesare l’assoluta incapacità del suo governo e del modello neoliberale di risollevare il paese: quegli 80 milioni di messicani che già hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. Che però reagiscono: alla chiusura di questo articolo, l’alba di martedì in Messico, decine di blocchi stradali sono segnalati nelle principali strade del paese. Come se non bastasse l’aumento dell’IVA, non appena sconfitta la resistenza degli elettricisti di “Luz y Fuerza” e di fatto terminando la privatizzazione del settore (con il solito bla bla bla, sull’efficienza, la concorrenza e i benefici per i cittadini) la seconda cattiva notizia...

Membro del Gruppo di pace del PKK arrestato.


Un membro del PKK che si  consegnò alle autorità turche al varco di Harbur in Ottobre è stata arrestata domenica all'aeroporto di Diyarbakir.
Gülbahar Çiçekçi era diretta ad Ankara con un altro membro del gruppo di pace, Şerif Gençdal,quando è stata fermata al check in per l'identificazione. La polizia ha dichiarato che l'arresto è stato dovuto ad un discorso da lei pronunciato a Doğubayazıt, nel distretto di Ağrı.
Çiçekçi è stata presa in consegna dal Dipartimento anti-terrorismo del Distretto di polizia di Diyarbakir ed ha vauto la prima udienza davanti alla Corte di Diyarbakir oggi stesso (lunedì 11 gennaio NdT).
34 persone - tra le quali diversi rifugiati provenienti dal campo profughi di Mahmour, gestito dalle Nazioni Unite e diversi membri del PKK provenienti dal Monte Qandhil- entrarono lo scorso 19 Ottobre in
Turchia dal valico di Confine Harbur nell'ambito dell'iniziativa dei Gruppi di pace promossa dal Leader kurdo Abdullah Ocalan. Alcuni, dopo il loro ingresso vennero arrestati ma, alla fine furono tutti rilasciati.

lunedì 11 gennaio 2010

Il salto della tigre

Il diario di bordo di Paolo Do (Shanghai - Cina)

La Cina quest`anno, nonostante il tentativo di ridurre lo squilibrio della propria bilancia commerciale (quest`ultimo vista da molti come la causa della crisi in corso), sembra  che abbia addirittura approfondito tale instabilità. La Cina ha infatti sorpassato nel 2010, ovvero l`anno della tigre secondo lo zodiaco cinese, la Germania come paese leader nell`export.
Entro quest`anno la red hot china’s economy potrebbe addirittura superare il Giappone come seconda economia mondiale, dietro solo agli Usa. Il 2009 è stato in effetti l`anno dei record per il regno di Mezzo, che  è diventato, tra le altre cose, il più grande mercato mondiale nella vendita di autovetture. La azienda automobilista Saic Motor quest`anno (protagonista di un incremento del proprio fatturato di circa il 600%), ha tra le altre cose promosso non solo corsi universitari per giovani ingegneri meccanici in molte università pubbliche e private, ma anche corsi di laurea per aspiranti modelle nelle fiere automobilistiche internazionali. Simili corsi di laurea, che fanno forse il paio  con la moltiplicazione degli insegnamenti privi di qualità delle università Italiane, sono anch’essi parte della Cina contemporanea.

Carovana in Argentina - Presenz/attiva gennaio 2010 - Prima tappa: Chilecito - Famatina


La carovana Ya Basta di presenza attiva in Argentina parte dal Nord e ha come prima tappa Chilecito, nella provincia de La Rioja.

Qui abbiamo incontrato un’assemblea cittadina che si batte dal 2001 contro la realizzazione di una miniera d’oro sul monte Famatina, un’esperienza che Ya Basta Marche in una precedente carovana aveva già conosciuto e sostenuto e che e’ stata divulgata in diversi film documentari.
L’assemblea “El famatina no se toca” ha coinvolto la popolazione in una battaglia che ha permesso di bloccare i lavori della miniera d'oro in questa zona, con un picchetto permanente, presidi e azioni di disobbedienza al passaggio dei camion della azienza mineraria, esperienza a cui hanno partecipato molte donne, come Gabriela, Marcela, Perla, che ieri ci hanno accolti e ospitati.
La delegazione di Ya Basta e’ stata intervistata in diretta su Radio Comarca, un'emittente locale solidale con la lotta dell’assemblea, che ha voluto conoscere le attività dell'associazione e le problematiche che, a livello ambientale e sociale, stiamo attraversando in Italia.

domenica 10 gennaio 2010

Carovana Mexico 2.0.10 - Resoconto della visita al Caracol 5 di Roberto Barrios

Gli appunti di Daniele del Coordinamento Toscano in sostegno alla lotta zapatista


Una volta riaperti i Caracoles, siamo riusciti ad andare a Roberto Barrios, il Caracol della Zona Norte, quello ad un'ora da Palenque. 
Quello che deve fare i conti con un livello di conflittualità altissimo.
Qualche mese fa, come riportava Herman Bellinghausen su La Jornada, in seguito ad una denuncia della Junta del Buen Gobierno, e come ci hanno confermato zapatisti e zapatiste all'interno del Caracol, gli alunni della scuola sono stati presi a sassate e durante la notte sono stati esplosi colpi di arma da fuoco a scopo intimidatorio e provocatorio.
La tensione si respira, è nell'aria: il cancello del Caracol chiuso sempre a lucchetto, gli internazionali appena scendono dal camiocino vengono fatti entrare e il cancello viene immediatamente richiuso; il bagno al fiume è consentito ma solo a determinate ore e accompagnati. La visita alle cascate vietata.
Tutte misure, queste, mai viste nelle nostre visite precedenti. Il Caracol sembra un luogo semi-abbandonato e desolato che pian piano inizia a rivivere. Vero è che la Junta per un anno è stata nel Caracol di Oventic.
Non sappiamo perche´ e non l'abbiamo voluto chiedere.Siamo stati ricevuti dalla Commissione di Vigilanza (anche questo fatto insolito per Roberto Barrios) e poi dalla Junta che ci ha permesso di incontrare i Formadores dell'Educazione. I Formadores sono i Promodores della prima generazione, coloro che adesso oltre che ad insegnare fanno formazione ai nuovi Promodores.
L'assemblea e´ stata proficua: abbiamo pianificato come sviluppare in futuro il nostro rapporto, come procedere, come dicono loro, nel nostro cammino fianco a fianco. Abbiamo deciso di provare ad affiancare ad un puro sostegno economico al sistema educativo secondario (CCETAZ), una specie di formazione su aree indicate dai Formadores. Forma e contenuto tutto da inventare.
Dopo un giorno e una notte di pioggia e umidità (anche questo insolito a gennaio a Roberto Barrios!!!), avendo già fatto quello che dovevamo fare abbiamo deciso di andarcene con un giorno di anticipo e ci siamo recati al Balneario El Salvador, situato in località Agua Clara a 60 Km da Palenque, in direzione San Cristobal.
Il Balneario è una struttura turistica, abbandonata dal 1994, da circa un anno "gestita" dagli zapatisti, fa parte del Municipio Autonomo Comandanta Ramona, Caracol di Morelia. E´ un luogo interessante, impossibile da riassumere in poche righe, necessita di un capitolo a se. Consigliata comunque la visita (il posto è bellissimo) e il pernottamento.

Verso un 2011 di pace e libertà in Turchia!

Il 2011 sarà per il popolo kurdo in Turchia un anno molto importante, una grande occasione verso la soluzione politica della questione kurda, che ha già fatto molti passi in avanti, nonostante tutto ciò che si è verificato negli ultimi due anni. Infatti, dopo le elezioni amministrative del 2009, con la grande affermazione kurda tramite il Partito della Società Democratica (DTP, poi messo al bando) la reazione turca è stata di dura repressione. Sono migliaia i detenuti politici che affollano le carceri turche; a seguito delle dure persecuzioni del 2009 e 2010 almeno duemila intellettuali, difensori dei diritti umani, sindacalisti, militanti, amministratori e sindaci democraticamente eletti, sono imprigionati e sotto processo con accuse che violano la libertà di parola e di espressione del pensiero. I processi si stanno svolgendo in varie città della Turchia e a Diyarbakir, dove nell’ottobre scorso è iniziato quello a carico di 151 esponenti della resistenza civile (eletti delle amministrazioni locali, difensori dei diritti umani, militanti ed attivitsti). Eppure il popolo kurdo e il loro presidente Abdullah Ocalan (da quasi 12 anni detenuto nell’isola-carcere di Imrali) chiedono incessantemente pace, una soluzione politica e non militare, libertà di pensiero e di parola, la fine delle persecuzioni, il riconoscimento, mantenimento e sviluppo della loro identità. Un positivo dialogo si è avviato recentemente tra il leader kurdo e lo Stato, che accompagnandosi alle diverse iniziative politiche potrebbe portare finalmente a costruire la pace e la soluzione politica della questione.
 
Lo svolgimento delle prossime elezioni politiche, fissate per il 12 giugno 2011, sono un momento importantissimo e sarà fondamentale che avvengano senza brogli ed intimidazioni nei confornti della parte kurda già privata di un enorme numero di dirigenti e militanti, costretti nelle prigioni. Il risultato di queste elezioni sarà determinante per la politica turca nei confronti della soluzione della questione kurda. Se si affermassero i partiti guerrafondai turchi potrebbe invece spostarsi verso un nuovo intensificarsi della guerra vista come mezzo di eliminazione del problema. Per questo è obiettivo della classe dirigente turca indebolire e continuare a fiaccare la controparte kurda attraverso ogni forma di repressione in vista delle prossime elezioni.
 
Ogni 21 marzo, i kurdi festeggiano il Newroz. Per antica tradizione esso è il giorno della liberazione che nel tempo è diventata la festa dell’orgoglio identitario e l’occasione per milioni di persone di gridare le richieste di pace, democrazia, diritti e libertà. Ma la Repubblica di Turchia ha una Costituzione che nega e limita l’esistenza di altre culture, lingue e popoli, oltre quello turco e, nonostante i kurdi siano quasi un terzo della popolazione. Il Newroz è stato in passato duramente represso ed è ancora decisamente osteggiato. Quest’anno poi, in vista delle elezioni avrà un ruolo politico ancor più rilevante la presenza degli osservatori e la buona e pacifica riuscita delle celebrazioni. Che affiancate a un buon risultato elettorale e all’affermazione della parte kurda sarà un passo in avanti per il cambiamento della Costituzione e una forte autonomia amministrativa delle aree kurde, un successo per i popoli turco e kurdo a favore della pace e del futuro!
 
Quello che si profila davanti a noi in questi primi mesi del 2011 è un cammino verso l’affermazione kurda e la risoluzione politica del problema kurdo in Turchia. L’agenda internazionale dovrebbe farsene pienamente carico. Per tutte queste ragioni, la Rete Italiana di Solidarietà con il Popolo Kurdo, oltre ad assicurare una delegazione alla ripresa del processo di Diyarbakir, il 13 gennaio, sarà ancora presente ai festeggiamenti del Newroz 2011 e parteciperà alle delegazioni di osservatori europei per le elezioni politiche del 12 giugno.
 
Lanciamo con questo appello la mobilitazzione ed organizzazione, da ogni parte d’Italia della partecipazione alle delegazioni che dall’Italia parteciperanno al Newroz nelle diverse città kurde dal 17 al 23 marzo (date da confermare) e alle elezioni politiche nel mese di giugno (nelle fasi pre  e post-elettorali).
La partecipazione alle delegazioni di solidarietà è una straordinaria occasione di  conoscenza e di fratellanza, per promuovere i valori della democrazia e la libertà in Turchia e in tutto il mondo. Non lasciamoli soli!  Costruiamo reti di solidarietà senza confini, per la pace, la giustizia, e la libertà dei popoli!
Per informazioni ed adesioni
 
UIKI – Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia Tel 06 97845557 Fax 06 97845547 Cell 328 7785099 e-mail: info.uiki@gmail.com
 
Referenti territoriali della Rete:
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Cell.
Antonello Pabis
(Sardegna meridionale)
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Paolo Limonta (Lombardia)
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Fabio Clerici (Lombardia)
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(Emilia Romagna) 
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Carovana Mexico 2.0.10 - Resoconto della visita al Caracol 4 Morelia

Prosegue la carovana in territorio zapatista


Progetto Herman@s: consegnato a Vicente Guerrero un dvd realizzato dai ragazzi del quartiere di Garbatella insieme al centro sociale La Strada e all’associazione Ya Basta! Roma

Terminato il seminario internazionale di analisi e riflessione sui movimenti antisistemici tenutosi all’Universidad de la Tierra a San Cristobal, la delegazione dell’associazione Ya Basta! e del Coordinamento Toscano di Appoggio alla lotta zapatista si divide per seguire i vari progetti nei vari Caracoles...
E’ passato il primo gennaio, e tranne qualche elicottero che continua a sorvolare la città, non si hanno notizie di azioni militari. Rimane l’incognita circa la possibilità della delegazione di poter essere ricevuti dalle Giunte di Buon Governo.

sabato 9 gennaio 2010

Una pace giusta per noi kurdi


di Abdullah Ocalan


Saluto con grande rispetto tutti i lettori de il manifesto e le amiche e gli amici in Italia. Un mio ringraziamento particolare va al manifesto che mi dà in questo modo la possibilità di esprimere le mie opinioni.
L'Italia ha per me un significato particolare, non solo perché nel 1998 la ricerca di una soluzione democratica della questione kurda mi ha condotto a Roma, ma anche per la grande considerazione che nutro nei confronti della storia italiana e delle lotte di liberazione che vi si sono svolte.

Chiapas Carovana 2.0.10 - Resoconto Caracol 1 La Realidad

Continua il viaggio della delegazione dell'Associazione Ya basta! in terra zapatista

La delegazione dell'associazione Ya Basta! e del Presidio Permanente No Dal Molin ha raggiunto La Realidad per portare avanti i rispettivi progetti legati alla potabilizzazione dell'acqua e della costruzione della casa della Giunta del BuonGoverno e la casa dei quattro Municipi Autonomi.

venerdì 8 gennaio 2010

Roma - Presidio di protesta del popolo Kurdo

Presidio di protesta del popolo Kurdo per informare sulla grave situazione di repressione in corso nel sud-est dell’Anatolia, dove lo scorso 24 dicembre sono stati arrestati numerosi amministratori locali ed esponenti politici Kurdi, tutt’ora detenuti nelle carceri turche, nonché esponenti dell'associazionismo e difensori dei diritti umani. Associazioni ed enti locali invitano i mezzi d’informazione a partecipare alla conferenza dell 8 gennaio in cui verranno lanciati due appelli al Governo italiano e all’Unione europea per richiedere alla Turchia la scarcerazione dei sindaci e degli attivisti dei diritti umani e per il ripristino di elementari condizioni di democrazia in relazione al processo di adesione della Turchia all’Unione Europea. La conferenza stampa si terrà il giorno 8 gennaio 2010, alle ore 12.30, presso la Sala Di Liegro della Provincia di Roma.

Il video del presidio

giovedì 7 gennaio 2010

Dal Chiapas, Pianeta Terra: movimenti antisistema, riflessioni e analisi


Dicono da queste parti che avere per due volte in un mese la luna piena, è di buon auspicio. Questo 2010 è stato salutato da questa seconda luna che ha illuminato le notti di San Cristobal a cavallo del capodanno, notti cariche di interrogativi e di attesa. Gli zapatisti anche stavolta sono riusciti a stupire con il loro silenzio, e forse è stato proprio questo a predisporci all' ascolto, per sentire, nel profondo dei nostri cuori, la palabra verdadera. La compagna Fernanda Navarro ha raccontato come, le lingue maya, prevedano tre dimensioni: lettura, scrittura e ascolto.

BILANCIO DEL 2009 E SFIDE DEL 2010 (del Movimento Senza Terra del Brasile)



La fine dell'anno è il momento di fare il bilancio delle attività del periodo passato, valutare i passi avanti e le difficoltà incontrate e cominciare a progettare l'anno che sta arrivando.

Il 2009 resterà segnato come l'anno della grande crisi capitalista che ha rovinato i mercati finanziari di tutto il mondo. Crisi cominciata negli USA ma che ha colpito vari paesi, ricchi e poveri, rovinando le borse, le banche, le imprese e soprattutto abbattendo l'egemonia ideologica delle certezze dei grandi capitalisti nel loro dio Mercato, il cosiddetto neoliberismo.

Abbiamo avuto la triste notizia che, secondo l'ONU, il numero degli affamati ha superato il miliardo di persone, ossia, ogni sei persone una soffre la fame in qualche parte del mondo. C'è stato anche un aumento di concentrazione della ricchezza e del reddito in tutto il pianeta, globalizzato dal modo capitalista di funzionare.

La distruzione delle foreste a causa dell'agrobusiness e la grande quantità di automobili prodotte negli ultimi tempi per far fronte alla crisi hanno aggravato ancora di più i problemi ambientali, obbligando il mondo a discutere del riscaldamento globale e delle sue conseguenze per l'umanità.
Oltre a questo l'allevamento intensivo di bestiame e il modello produttivo dell'agrobusiness ­che si basa sull¹uso abusivo di macchine e veleni agricoli ­hanno aumentato lo squilibrio ambientale in ambiente rurale.

Gaza - Entra da Rafah il Convoglio Viva Palestina

Dopo gli scontri di ieri nel Porto di Al Arish, oggi a Rafah incidenti tra palestinesi e soldati egiziani con il bilancio di un soldato egiziano ucciso e numerosi palestinesi feriti.


E' entrato a Gaza questa notte il Convoglio Viva Palestina.
200 veicoli con gli aiuti sono passati dal Valico di Rafah e 59 veicoli non sono stati fatti entrare.
Il convoglio era aperto dalla delegazione turca.
Ieri sera al Porto di Al Arish c'erano stati scontri con la polizia egiziana.
Oggi al Valico di Rafah dentro la striscia c'erano stati scontri tra palestinesi e i militari egiziani. Il bilancio è stato di un militare egiziano morto e numerosi feriti.
Vedi l'articolo sull'arrivo del Convoglio in

mercoledì 6 gennaio 2010

Egitto - La polizia attacca il Convoglio Viva Palestina nel Porto di Al Arish



Nella notte tra il 5 e 6 gennaio la polizia egiziana, giunta in forze, ha attaccato il Convoglio Viva Palestina.
Il Convoglio era arrivato a Al Arish per raggiungere il valico di Rafah.
Partito dall'Inghilterra era passato dalla Turchia, dalla Siria e dalla Giordania. Il governo egiziano aveva negato il transito dal porto del sud del paese e il convoglio aveva dovuto ritornare al Porto di Al Arish nel nord dell'Egitto.
Arrivato ad Al Arish, da quello che si capisce le autorità egiziane non volevano far passare tutti i veicoli e tutti i partecipanti, affermando che una parte avrebbero dovuto passare dal valico di Isreale.
I partecipanti protestavano nel Porto e a questo punto sono intervenuti i reparti antisommossa.
Il bilancio degli scontri pare sia una quarantina di partecipanti feriti e sei fermi.  Le agenzie parlano anche di una quindicina di poliziotti feriti.
La situazione ora dai messaggi in Twitter pare sia più calma ed è in corso una trattativa per fare entrare tutto il Convoglio.
Articolo Al Jazeera
Sito Convoglio Viva Palestina

martedì 5 gennaio 2010

Qui, Zapatero, ha un altro volto!

Attualmente sono 750 i detenuti politici baschi nelle carceri speciali di Spagna e Francia.

44.000 persone manifestano per i diritti umani insieme ai familiari e amici dell'associazione "Etxera"

Il 2 gennaio più di quarantamila persone sono scese per le strade di Bilbao assieme all'associazione dei familiari e degli amici dei detenuti politici “Extera” per denunciare la politica carceraria e liberticida dello stato spagnolo. Una manifestazione che ha visto la partecipazione di una parte significativa e trasversale della società basca.
Negli ultimi anni nei Paesi Baschi i movimenti politici e sociali hanno visto restringersi ulteriormente gli spazi dell'agibilità politica e democratica grazie allo spauracchio del terrorismo. L'illegalizzazione del partito della sinistra indipendentista Batasuna e di quotidiani e periodici, con il conseguente arresto di decine di militanti che svolgono la loro attività politica alla luce del sole, ultimi dei quali 34 giovanissimi militanti del movimento giovanile Segi, con l'obiettivo di delegittimare gli interlocutori politici e pubblici per uccidere  qualsiasi processo di pacificazione e indipendenza.
Questo clima ha investito anche la manifestazione annuale dei familiari con la proibizione di portare le foto dei detenuti e il divieto di manifestare da parte dell'Audiencia Nacional, aggirato grazie alla richiesta del percorso da parte dei sindacati e dei partiti indipendentisti ancora legali.

lunedì 4 gennaio 2010

Di ritorno dalla Gaza Freedom March




Diario di viaggio


Come molti altri abbiamo deciso di partecipare alla Gaza Freedom March perché la Striscia resta la più grande e inaccettabile prigione a cielo aperto del mondo e perché è tanta la complessità di questo pezzo di mondo, così come almeno noi l’abbiamo sempre percepito, che cercare di vedere, conoscere è necessario e la proposta della Marcia poteva, in parte, aiutarci a capire oltre ad essere dalla parte della popolazione civile palestinese.

Arrivo a Il Cairo
Quando arrivi con il volo sopra la capitale dell'Egitto ti rendi conto della smisurata ampiezza di questa megalopoli che si dice essere moderna e che ti accoglie, dall’alto, sorvolando le piramidi di 3000 anni fa.
I dati ufficiali parlano di 8 milioni di abitanti che diventano 15 nell'area urbana e che diventano più di 20 milioni se domandi in giro. E' la tredicesima metropoli del mondo.
Già arrivando in città dall'aeroporto ti rendi conto dell'inesauribile continuum rappresentato dal traffico ininterrotto, rumoroso: migliaia di auto, non certo nuove, si muovono incessantemente lungo le lunghe arterie, molte sopraelevate, che attraversano la città coperta di smog.
Si sa già che il Governo egiziano ha notificato agli organizzatori il divieto, per “motivi di sicurezza”, di raggiungere il valico di Rafah per entrare a Gaza.
Siamo partiti consapevoli del divieto ma aspettiamo di incontrare tutti i partecipanti per tentare di partire insieme, magari arrivare nelle vicinanze di Rafah e lì venire fermati. In realtà il divieto delle autorità egiziane è ben più pesante: non sono ammesse partenze collettive verso Rafah e non è ammesso nessun “assembramento” in città.

Marocco - Arresti domiciliari per la Gandhi Sahrawi

Le autorità marocchine hanno circondato la sua abitazione, rifiutandosi di dare spiegazioni 

 

Da quando ha fatto rientro nel suo paese, dopo 32 giorni di sciopero della fame, Aminatou Haidar si trova agli arresti domiciliari.


Non è finita. L'attivista sahrawi Aminatou Haidar, si trova agli arresti domiciliari dal 18 dicembre scorso, data del suo rientro nel Sahara Occidentale, dopo 32 giorni di sciopero della fame. La polizia marocchina avrebbe circondato la sua casa, tenendola agli arresti.
Nessun commento giunge per il momento da Rabat.
La "Gandhi Sahrawi" era rientrata a El Aiun ormai in fin di vita dopo più di un mese di sciopero della fame. La donna era stata espulsa dalle autorità marocchine il 14 novembre scorso, a Lanzarote, nelle isole Canarie.

COP15 cominciano i processi. Sydney, protesta davanti al Consolato danese.

Comincia oggi a Copenhagen il processo a Natasha Verco, portavoce del CJA, arrestata da tre settimane durante il COP15


Dopo tre settimane di detenzione preventiva per Tash, climattivista australiana portavoce durante le mobilitazioni di COP15 del Climate Justice Action, comincia oggi il processo a Copenhagen. Tash è stata arrestata il 13 dicembre ed è stata accusata di istigazione a delinquire per essere tra i promotori della giornata Reclaim the Power, giornata della disobbedienza civile.
comunicato stampa di Friends of the Earth, Sydney.

Mind the Gap

Disuguaglianze sociali e segnali di crisi economica in Cina

 

Il diario di bordo di Paolo Do (Shanghai - Cina)

Lo scorso anno la Cina è riuscita a mantenere le promesse di una crescita attorno al 9%. Ma a quale prezzo? Sembra che il Regno di mezzo sia uscito da questa scommessa con più incertezze che altro. Uno Stato- nazione che conta quasi un quarto della popolazione mondiale affronta contraddizioni e differenze interne che si stanno inasprendo sempre più: il gap non è solo tra le zone urbane e le campagne, ma tra le regioni ricche e quelle povere del West, tenute a bada con l`esercito, prima in Tibet e poi nella regione dello Xianjiang durante l'estate dello scorso anno.

sabato 2 gennaio 2010

Messico Chiapas: Chiusi i Caracoles! Tensione in territorio zapatista

Da San Cristobal de las Casas: secondo giorno della carovana Ya Basta! Messico 2.0.10

Caracoles chiusi per l'anniversario della rivoluzione messicana e del levantamiento zapatista. La carovana partecipa al primo giorno di seminario internazionale di riflessione e analisi in occasione della pubblicazione del libro “In memoriam Andres Aubry”

31 / 12 / 2009
Nessuna visita a caracoles e comunita’, non solo per la partecipazione al Seminario Internacional de Reflexiones y analisis , ma anche pechè la situazione in Chiapas va facendosi ogni giorno più tesa.
Questa mattina una parte della delegazione di Ya Basta e del Coordinamento Toscano aveva appuntamento nel Caracol di Oventic per un incontro con i promotori del sistema di educazione autonomo. All’ingresso del Caracol era esposto un cartello che avvisava della chiusura fino al 2 Gennaio.
Già ieri non era stata data l’autorizzazione di fermarsi nel caracol nei giorni precedenti la fine dell’anno.
Da giorni si rincorrono voci contrastanti a San Cristobal sulle aspettative legate ai festeggiamenti del 1 Gennaio 2010 centenario della prima rivoluzione messicana.
Ciò che ormai è certo è che tutti i 5 Caracoles sono stati chiusi in via preventiva e tutti gli ospiti nazionali e internazionali allontanati per “non poter garantire la loro sicurezza"; perciò sembra che non ci saranno festeggiamenti ufficiali per l’anniversario del "levantamiento del 1994" …e continua il silenzio dell’EZLN.

Il Cafè Rebelde fa bene alla salute!

Chiapas Mexico Carovana Ya Basta! 2.0.10

Consegnata la terza ambulanza al sistema di salute autonomo zapatista, dedicata alla comandante Ramona

Una delegazione dell’associazione Ya Basta! Italia composta da compagni e compagne di Milano, Roma, Vicenza e del Coordinamento Toscano di Appoggio alla lotta zapatista, ha iniziato il suo viaggio nel territorio ribelle del Chiapas.
Dalla fine di dicembre alla prima settimana di gennaio visiterà i Caracoles per portare avanti i progetti in appoggio alle comunità zapatiste: la raccolta del caffè nella zona Los Altos, il progetto educativo e i gemellaggi con i municipi autonomi di Morelia, i progetti sanitari e sull’acqua nel Caracol de La Realidad realizzati anche insieme al presidio No Dal Molin di Vicenza e i progetti educativi a Roberto Barrios con il Coordinamento toscano.
Oggi 29 dicembre 2009 la delegazione ha consegnato la terza ambulanza dedicata alla memoria della amata Comandanta Ramona. Le ambulanze sono state anche il frutto della vendita del Caffè Rebelde Zapatista in Italia.

Il comunicato letto durante la consegna
Oggi per noi è un momento molto emozionante poichè, dopo molti sforzi, finalmente siamo riusciti a consegnare la terza ambulanza al Sistema Sanitario Autonomo de Los Altos de Chiapas.
Nel 2005 abbiamo donato le prime due ambulanze, dedicate ai nostri compagni italiani Carlo Giuliani e Davide Dax Cesare, assassinato dai fascisti a Milano. In quella occasione eravamo accompagnati dalle loro madri, che portarono parole di dolore e di speranza. Con la loro sofferenza raccontarono, consegnando attraverso le ambulanze, i nomi e le storie di lotta dei propri figli.
Questa terza ambulanza l’abbiamo volute dedicare alla “querida memoria” della Comandante Ramona, il cui ricordo ed esempio traccia il nostro cammino in tutto il mondo. Lei ha lottato fino al suo ultimo viaggio, su una delle altre due ambulanze; per questo pensiamo che, simbolicamente, questa ambulanza afferma che Ramona continua a vivere nelle nostre lotte per un mondo migliore, nel quale le popolazioni indigene abbiano garantiti il diritto alla salute, all’educazione e alla salvaguardia della loro cultura.
Vogliamo esprimere il nostro appoggio alla lotta per l’autonomia zapatista, perchè sappiamo che chi lavora in difesa dell’umanità è nostro compagno. I compagni zapatisti, attraverso la loro autonomia, lavorano per fare quello che il mal governo messicano non ha mai voluto fare: difendere i diritti di tutti e tutte gli indigeni.
Il governo di Felipe Calderon ha cercato di bloccare il nostro lavoro e quello dei compagni e delle compagne che hanno lavorato in Messico affinchè l’ambulanza potesse giungere a destinazione. Ci ha obbligato a perdere molto tempo prezioso con le sue leggi assurde, dogane e permessi. Però alla fine possiamo affermarlo: per la salute, come per la lotta, “no hay que perdir permiso”!
La consegna dell’ambulanza assume ancor più valore in quanto condivisa con i compagni e le compagne dell’associazione Casa Memoria Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978, e i compagni e le compagne di Vicenza, che lottano contro la costruzione della base militare statunitense Dal Molin.
Soprattutto è stato significativo che le donne che lottano nei nostri territori siano quelle che abbiamo consegnato simbolicamente l’ambulanza in nome della comandante Ramona.
Nunca más un mundo sin nosotros.
Da Milano, Roma, Vicenza, Padova, e da tutta Italia
I compagni e le compagne dell’associazione Ya Basta!

venerdì 1 gennaio 2010

Centinaia di arresti in Kurdistan


di Orsola Casagrande

La fotografia degli uomini e donne arrestati alla vigilia di natale a Diyarbakir e in tante altre città kurde parla da sola: in fila, in manette. Sono sindaci, amministratori e amministratrici locali, democraticamente eletti dal popolo. Sono attivisti per i diritti umani, avvocati, sindacalisti. Sono ex deputati... Sono uomini e donne kurde che il governo e più ancora 'lo stato' turco non tollera. Non li sopporta perché sono uomini e donne che vogliono la pace. Ma non si limitano a chiederla, la praticano, o cercano di farlo, tra un arresto e un altro, tra un periodo in carcere e un altro, tra un processo e un altro. Sono uomini e donne per i quali praticare la pace vuol dire incessantemente lavorare ogni giorno per una soluzione negoziata a un conflitto che insanguina la Turchia dal 1984 (nella sua ultima fase). Fare, costruire pace, significa proporre, continuare a parlare di soluzione, di dialogo, di negoziato anche quando l'unica risposta che arriva da parte dei poteri forti, che siano essi legati allo stato (che ha un volto pubblico e uno segreto) o al governo attuale, islamico moderato, guidato da un premier, Recep Tayyip Erdogan che fino a questo momento si è dimostrato incapace (e forse in fondo nemmeno vuole) di porre davvero all'ordine del giorno la questione kurda. Che vuol dire la questione di un terzo della popolazione della Turchia. Tanti sono i kurdi, e non chiedono un nuovo stato, ma di essere riconosciuti come pari cittadini, portatori di pari diritti.

Questi arresti sono un altro atto della guerra senza esclusione di colpi che lo stato (nella sua declinazione pubblica e segreta) e - fino a prova contraria - il governo Akp ha ingaggiato con i kurdi, con chi li rappresenta (e viene legalmente e democraticamente votato). Una guerra che certo non è cominciata ieri. L'esercito manovra la politica in Turchia: tre colpi di stato in sessant'anni ne sono la prova. Ma ce ne sono tante altre di prove. Esercito spesso significa poteri segreti dello stato. La Turchia di questi poteri forti non riesce a liberarsi. Nonostante gli sforzi della società civile. All'Europa importa poco di questi sforzi, più preoccupata a trovare un accordo rattoppato che le faccia dire che tutto va bene, che i diritti umani sono (più o meno) rispettati e quindi si può andare ad arraffare quanto si può in questo nuovo importante mercato... la porta con l'oriente, con l'Asia.
Scriviamo qui sotto l'elenco degli uomini e donne per i quali è stato confermato l'arresto: 23 tra sindaci (come il sindaco di Sur), attivisti per i diritti umani (il presidente dell'associazione diritti umani di Diyarbakir (Muharrem Erbey), e tanti altri amministratori e sindacalisti.
Una lista di nomi. Per noi una lista di amici e amiche che da anni si battono per una Turchia in cui kurdi e turchi possano vivere in pace, una pace giusta e duratura, dove i diritti siano riconosciuti a tutti. Dove non esistano cittadini di serie A e di serie B. A loro, e a quanti in Turchia si battono per la democrazia e la pace, va la nostra solidarietà.
Hatip Dicle, Firat Anli, Abdullah Demirbas, Zülküf Karatekin, Ali Simsek, Nejdet Atalay, Aydin Budak, Muharem Erbey, Ferhan Türk, Etem Sahin, Leyla Güven, Emrullah Cin, Hüseyin Kalkan, Abdullah Akengin, Yasar Sari, Nadir Bingöl, Cebrail Kurt, Fethi Süvari, Ramazan Debe, Abbas Çelik, Ahmet Makas, Kazim Kurt, Takibe Turgay