martedì 30 novembre 2010

Roma - Un salvagente per la terra - Blitz di Rigas

Blitz di Rigas in piazza di Spagna per difendere il clima. Anche le associazioni e i movimenti italiani a Cancun per il controvertice mondiale sui cambiamenti climatici.
In piazza con il salvagente, gli occhiali, le pinne, il canotto per richiamare l’attenzione sulla 16° Conferenza Mondiale Onu sul clima, che s’è aperta ieri a Cancun in Messico, durante la quale i capi di stato discuteranno della più grande minaccia che l'umanità di trova ad affrontare: i cambiamenti climatici.
Stamattina decine di militanti delle associazioni e dei movimenti che compongono Rigas, la Rete italiana per la Giustizia ambientale e sociale, hanno fatto un blitz in piazza di Spagna - al grido “cambiare il sistema, non il clima” - per denunciare il disinteresse del governo, delle forze politiche e dei media italiani per la grave crisi climatica del Pianeta e accendere i riflettori sull’importantissimo appuntamento di Cancun, che ha importanza globale e ricadute locali, su ogni angolo della Terra.

Messico - Carovana 3 verso Cancun dal Guerrero e Morelos

Sono partite le Carovane che da diversi luoghi simbolici della devastazione ambientale in Messico, passando per Città del Messico il 30 novembre, dove si terrà una manifestazione, raggiungeranno Cancun per le mobilitazioni nelle giornate del Cop16.
Dal Guerrero e Morelos
Corrispondenza con Simona dell'Associazione Ya Basta - RIGAS
Ascolta l'audio
Siamo nella Carovana 3 che è partita da Acapulco il 28 mattina.
La prima tappa è stata Puerto Marquez, dove 350 famiglie sono state sgomberate dalla polizia con la distruzione delle loro case. E' una situazione molto dura perchè ancora non hanno un tetto.

lunedì 29 novembre 2010

Messico - Femminicidio - Intervista a Marisela Ortiz

Feminicidio a Ciudad Juarez
Marisela Ortiz Rivera è messicana e vive a Ciudad Juárez, l’ormai tristemente famosa “città che uccide le donne”. Dal 1993, in questa città si contano più di 1.300 donne uccise e centinaia di donne sparite. I corpi vengono spesso ritrovati irriconoscibili nel deserto, nudi, violati, straziati dalle torture subite, anche mutilati. Corpi di giovani donne, anche bambine. Corpi che testimoniano l’assoluta sofferenza di queste donne, rapite, più volte torturate, violate, uccise e buttate.
Marisela Ortiz Rivera, psicologa e maestra, è presidente dell’associazione “Nuestras hijas de regreso a casa” (Perché le nostre figlie tornino a casa), che a Ciudad Juárez si batte perché sia fatta luce sui casi di femminicidio. L’associazione da anni denuncia l’incapacità dello Stato di far fronte al suo obbligo di garantire giustizia e supporta le famiglie delle vittime.
In questi giorni è stata in varie città d'Italia per raccontare del drammatico fenomeno del femminicidio e del lavoro che svolge l'associazione in cui partecipa. L'abbiamo incontrata a Firenze.

Messico - Partono le carovane verso Cancun

Sono partite il 28 novembre le carovane che raggiungeranno Cancun passando per Città del Messico dove il 30 novembre si terra una manifestazione.
Le tre carovane partono dalla zona di San Luis Potosi, El Salto, La Parota.
Le carovane sono organizzate dall'Asemblea Nacional de Los Afectados Ambientales,  da Via Campesina e con la partecipazione di delegazioni internazionali.
A Cancun le Carovane arriveranno il 3 dicembre e poi il 4 inizierà il Foro Alternativo Globale per la vita, la Giustizia Ambientale e Sociale e il 7 si terrà la Marcia verso la Cop16.

domenica 28 novembre 2010

Haiti - Sulla soglia delle presidenziali. I candidati

di Roberto Codazzi
Nel fine settimana Haiti si troverà di fronte alle urne. Un paese che ha sempre conosciuto momenti di tensione in occasione alle elezioni presidenziali, li affronta, ora, con oltre un milione e mezzo di cittadini che vivono in tendopoli più o meno organizzate, liste elettorali vecchie, non aggiornate con i decessi avvenuti nell'ultimo anno, persone dislocate a centinaia di chilometri dalla loro residenza e una presenza massiccia di truppe internazionali che dovrebbero favorire il normale svolgimento, ma che spesso sono causa o pretesto di disordini.

sabato 27 novembre 2010

Irlanda - Intervista a Gerry Adams

Campagna elettorale per le suppletive nella Contea di Donegal, presentazione delle proposte alternative alla finanziaria proposta dal governo della Repubblica irlandese, e prima ancora l'annuncio che alle prossime elezioni generali si candiderà nella Repubblica, nella Contea di Louth. Gerry Adams, 62 anni, ha la voce squillante di chi ha sempre gli occhi fissi sulla meta.
"Ho deciso di candidarmi alle elezioni generali nella Contea di Louth - dice al telefono da Belfast - perché come presidente del Sinn Fein voglio essere parte attiva della battaglia contro le politiche economiche sbagliate e devastanti di questo governo".

giovedì 25 novembre 2010

Messico - Il Congresso Nazionale Indigeno respinge il processo di appropriazione di fiumi e lagune

Il Pronunciamiento di Vícam rivendica il diritto all’autodeterminazione

vicam
Il progetto di un acquedotto in Sonora rappresenta lo sterminio della tribù yaqui
“Esprimiamo il nostro diritto storico alla libera determinazione come popoli, nazioni e tribù originari, nel rispetto delle diverse forme che per l’esercizio di questo diritto decidano i nostri popoli, secondo la loro origine, storia ed aspirazioni”, dichiara il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) nel suo Pronunciamiento de Vícam, letto ieri sera da Tomás Rojas Valencia, rappresentante della tribù yaqui anfitrione dell’evento, a conclusione del Forum Nazionale “in difesa dell’acqua, della terra e dell’autonomia dei popoli originari” che si è svolto qui
Rispetto al centenario dell’inizio della Rivoluzione, il CNI dichiara nettamente: “Quella lotta storica, così come le gesta precedenti, sono costate molto sangue ai nostri popoli e poco o niente abbiamo ottenuto in cambio del sacrificio fatto dai nostri nonni per costruire e liberare la patria di tutti i messicani, perché le successive Costituzioni del 1824, 1857 e 1917 nemmeno riconoscono la nostra esistenza”.

Tutti a Roma il 14 dicembre - Appello da Uniti contro la crisi

Uniticontrolacrisi lancia una mobilitazione generale a Roma davanti a Montecitorio per il 14 dicembre, giorno nel quale sarà votata la fiducia al Governo Berlusconi.
Rivolgiamo un appello a tutte le realtà sociali che si stanno mobilitando contro la gravissima situazione provocata dalle politiche governative che con la scusa della crisi stanno distruggendo diritti e territorio. Il 14 dicembre deve essere un giorno in cui la parola passi alle migliaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici cassaintegrati e licenziati, agli studenti, ricercatori ed insegnanti che subiscono i tagli della Gelmini, alle popolazioni della Campania sommerse dai rifiuti e agli alluvionati del nord sommersi dalle cementificazioni che provocano i disastri.
A parlare devono essere i cittadini aquilani, che sulla loro pelle stanno pagando le scelte di potere che speculano perfino sulle tragedie, i migranti truffati dalle finte sanatorie e ridotti a schiavi pronti da essere sfruttati, gli operai Fiat di Melfi e Pomigliano che si vedono imporre contratti capestro che distruggono qualsiasi diritto, anche quello ad una vita dignitosa. Devono avere voce in quel giorno, sotto i Palazzi di una politica sempre più distante dalla vita reale, le tante forme della precarietà, che attraverso il collegato lavoro e le manovre del ministro Sacconi, dovrebbe essere l’unico triste orizzonte di milioni di persone.
A Montecitorio deve sentirsi chiara la voce di quella parte del paese che non ha diritto alle liquidazioni milionarie dei banchieri, che subisce i tagli del ministro Tremonti, perfetto esecutore delle decisioni di un’Europa che vuole far pagare la crisi a chi lavora e premiare chi vive di rendita e speculazione. In questo paese è tempo di dire basta all’impunità dei potenti, che con le loro cricche di affaristi hanno un’unico obiettivo: arricchirsi. Il 14 dicembre deve diventare il giorno della democrazia vera, quella costruita e difesa dai cittadini e non il simulacro con il quale il governo copre e giustifica l’ingiustizia.
Il 14 dicembre facciamo appello anche a tutto il mondo della cultura, della musica, del cinema, del teatro, dell’arte, colpito dai tagli di Bondi che oltre a tesori inestimabili rischiano di far crollare la vita di centinaia di migliaia di persone che vi lavorano.
Invitiamo sotto a Montecitorio coloro che lavorano nel mondo dell’informazione, costantemente minacciati dall’arroganza di Berlusconi, invitiamo coloro che lottano per il diritto alla casa, costretti a vivere per strada mentre chi governa ha perso il conto delle sue proprietà. E’ il tempo dunque che questa italia si faccia sentire, tutta insieme, unita, per dire che il governo Berlusconi non ha nessuna fiducia e deve dimettersi! La caduta dell’esecutivo deve significare anche la caduta di tutte le leggi ingiuste, che privatizzano i beni comuni come l’acqua o che tagliano le risorse da destinare alla società per dirottarle sulle spese di guerra o per grandi opere inutili e dannose.
Il 14 dicembre piazza di Montecitorio toglierà la fiducia, nei fatti e al di là di qualsiasi possibile accordo di palazzo, alle politiche dell’austerity, perchè la crisi devono pagarla coloro che l’hanno provocata, e questo ad esempio tassando le loro rendite finanziarie miliardarie, a favore delle politiche sociali e in difesa di chi lavora e produce ricchezza.
Mobilitiamoci tutti, uniti contro la crisi che vogliono farci pagare, uniti perchè in crisi vada il governo e le sue politiche!
14 dicembre tutti a Montecitorio!

mercoledì 24 novembre 2010

Corea - La battaglia di Yeonpyeong

di Gabriele Battaglia

Millesettecento abitanti e mille soldati di guarnigione, nel Mar Giallo, a soli dodici chilometri dalla costa nordcoreana. Sono le due isole Yeonpyeong, dove stamane almeno due soldati di Seul sono morti nel cannoneggiamento messo in atto dalla Corea del Nord. Si parla di sessanta-settanta colpi di artiglieria. Gli ultimi aggiornamenti riportano anche un totale di quindici militari e tre civili feriti, parecchi edifici sono in fiamme.
La Corea del Sud ha risposto con un'ottantina di cannonate sparate oltre il 38° parallelo e con una squadriglia di F-16 inviata nella zona.
Il generale Lee Hong-ki, dello stato maggiore di Seul, ha dichiarato che  i nordcoreani hanno subito "un danno significativo" nel contrattacco lanciato dalle forze militari sudcoreane.
Tuttavia Seul non vuole alzare la tensione nell'area, dove il gioco delle parti si è fatto più complicato negli ultimi giorni, dopo la scoperta di un nuovo impianto di arricchimento dell'uranio nordcoreano, capace di circa duemila turbine (in realtà una vera e propria rivelazione da parte di Pyongyang, che ha scelto di mostrare la centrale a uno scienziato USA).

La Corea del Nord attacca perchè colta in flagrante

 di Fabrizio Maronta

Colto nel vivo del suo programma nucleare, l'erratico regime nordcoreano ha risposto con l'unico strumento di cui veramente disponga per salvaguardare la propria statura geostrategica, ovvero la sua stessa esistenza.
Questo strumento, ovviamente, è la minaccia bellica nei confronti dell'altra metà della penisola.
Per capire come questa minaccia sia concreta, non occorre contemplare il triste scenario delle rovine fumanti sull'isola sudcoreana di Yeonpyeong, i cui abitanti (civili) hanno la sventura di sedere sul disputato confine marittimo che da quasi sessant'anni separa le due Coree.
Basta misurare la distanza irrisoria che separa la vibrante e ipermoderna Seoul dalla selvaggia zona demilitarizzata che fa da cornice ad una delle frontiere più sorvegliate e desolate della terra.
Un viaggio di 40 kilometri che porta indietro di 40 anni, al periodo più buio e teso della cortina di ferro.

lunedì 22 novembre 2010

Verso Cancun - Cambiare o' sistema di Alex Zanotelli

Mancano poche settimane al vertice mondiale sul clima che si riunirà a Cancun, in Messico. Dal 29 novembre al 10 dicembre, i governi di circa 200 paesi dovranno affrontare la più grande emergenza della storia : i cambiamenti climatici.
Questo vertice avviene ad un anno dall’altro, quello di Copenhagen, che si è concluso senza alcun accordo vincolante, ma solo con una ‘dichiarazione’ di intenti. Dopo il fallimento di Copenhagen, la strada è ora tutta in salita.
L’umanità non può fallire di nuovo a Cancun: è in ballo il futuro del pianeta. Il surriscaldamento del pianeta è la conseguenza di un Sistema economico-finanziario che ha come unico obiettivo la crescita illimitata. “E se la Grande Recessione ora in atto- scrive Tom Friedman sul New York Times- ci venisse a dire che il modello di crescita illimitata degli ultimi 50 anni non sia più sostenibile sia economicamente che ecologicamente? E’ il 2008 l’anno in cui abbiamo sbattuto contro il Muro per cui Madre Natura e il Mercato ci hanno detto: Basta!”
Questo non è solo un problema politico-economico o ecologico, ma una sfida enorme anche a tutte le religioni, a tutte le Chiese. In ballo è il futuro del pianeta, della vita in tutte le sue forme. E’ quindi un problema teologico proprio perché Dio è il Dio della vita, appassionato di vita. Dio ci ha impiegato quattro miliardi e seicento milioni di anni per regalarci questo splendido pianeta. Un credente che adora il Dio della vita non può che essere un appassionato difensore della vita, del pianeta. Infatti l’attuale crisi ecologica sottintende una crisi spirituale ancora più profonda. “Crediamo che lo stretto legame esistente tra crisi economica e crisi ecologica sia l’espressione di una più ampia crisi etica, morale e spirituale- affermano le Chiese riformate dell’Asia nel loro documento Sorella Terra, Fratello Canguro. E’ infatti con la fede assoluta nel ‘libero mercato’, con il culto della ricchezza e dei beni materiali, con il ‘vangelo’ del consumismo e della crescita illimitata, che gli esseri umani hanno sfruttato i loro fratelli e sorelle e hanno saccheggiato la loro unica casa.” E con grande saggezza asiatica, quelle chiese ci suggeriscono:
“ Per superare questa crisi si richiede nient’altro che un radicale rinnovamento spirituale. A partire dalla nostra fede cristiana, riaffermiamo che tale trasformazione deve essere fondata sull’imperativo biblico dell’opzione preferenziale di Dio per gli emarginati (giustizia) e per la sacralità della vita (sostenibilità).”
E’ quanto afferma anche il direttore della rivista ecumenica SOJOURNES, Jim Wallis in un suo recente editoriale: “A livello teologico noi assistiamo ad una devastante spoliazione della Terra di Dio. Noi dovremmo essere i custodi del Golfo del Messico, delle foreste tropicali, delle spiagge… ed invece assistiamo inerti alla distruzione di queste meraviglie. Certamente per le bugie, l’irresponsabilità pubblica e privata, ma fondamentalmente per la nostra convinzione che riteniamo “etica” una crescita economica illimitata, alimentata dall’energia fossile, una crescita che è insostenibile.” Ecco perché ci dobbiamo essere come credenti in questa sfida enorme alla vita, al pianeta.
Esserci insieme a tutti i fratelli e sorelle non credenti. E’ in ballo la vita.
E’ per noi una questione etica, morale oltre che teologica: il Dio appassionato di vita che ci ha inviato Gesù perché abbiamo vita e vita in abbondanza (Giov. 10,10). Non si tratta solo di cambiamenti climatici, ma di un Sistema economico-finanziario planetario che ammazza per fame (un miliardo di affamati secondo la FAO), ammazza per guerra (milioni di morti!) e ammazza il Pianeta. Non dobbiamo solo cambiare il clima, ma cambiare un Sistema di morte.
Per questo chiedo a tutte le associazioni, parrocchie, movimenti ecclesiali di approfondire questi temi in vista di Cancun e impegnarsi a cambiare O’ Sistema . Ma soprattutto dobbiamo unire tutte queste energie con quelle di coloro che non credono, ma si impegnano. Dobbiamo unire le forze per salvare il Pianeta, per salvare la vita. Dobbiamo insieme fare pressione sui nostri parlamentari e ministri che non vogliono affrontare questi temi. E’ ora di finirla di parlare di PIL e di crescita, ed invece iniziare a pensare a economie alternative che permettano a tutti, compreso il pianeta, di vivere. Dobbiamo essere presenti a Cancun con la Rete italiana per la giustizia ambientale e sociale (RIGAS), con tutti i movimenti di base e indigeni dell’America Latina, con tutti i movimenti ecologici dell’Africa e dell’Asia per dire a tutti che il tempo della giustizia ambientale è ora. Dobbiamo ricongiungerci con i movimenti del Sud del mondo (il grido dei poveri) per rispondere insieme al grido della terra. Per questo facciamo nostre le seguenti richieste avanzate dalla Conferenza Mondiale dei Popoli della Madre Terra tenutasi a Cochabamba (Bolivia) dal 20 al 22 aprile 2010:
- difendere il Protocollo di Kyoto che fissa un obiettivo unico per tutti: ridurre le emissioni di gas serra ed esigere che gli USA lo ratifichino;
– limitare l’aumento della temperatura a 1° centigrado;
- ridurre del 50% le emissioni di gas serra rispetto al 1990, questo per il secondo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto(2013-2017);
- opporci ai mercati dell’anidride carbonica (vietare che i paesi ricchi comprino dai paesi impoveriti la loro quota di aria pulita);
- richiedere che i paesi ricchi paghino il debito climatico verso i paesi impoveriti (sono questi che pagheranno di più i cambiamenti climatici);
- insistere perché i paesi ricchi investano per i cambiamenti climatici quello che ora spendono in armi (Nel 2009 hanno investito in armi 1.540 miliardi di dollari!);
- trovare, da parte dei paesi ricchi, 100 miliardi di dollari all’anno per sostenere le politiche di adattamento e mitigazioni;
- spingere per una tassa minima (0,05%) sulle transazioni finanziarie. Questo permetterebbe un gettito di centinaia di miliardi l’anno su scala internazionale;
- fare pressione perché si dia inizio a una radicale trasformazione dell’agribusiness.
Sono queste anche le nostre richieste fondamentali che facciamo ai nostri amministratori, politici, parlamentari, governi, all’Unione Europea che è chiamata a giocare un ruolo più incisivo a Cancun nelle trattative tra i paesi ricchi e i paesi impoveriti. Nella speranza, anche, di arrivare presto a una Dichiarazione universale dei Diritti della Madre Terra. E’ uno sforzo comune questo fra credenti e laici, fra associazioni religiose e movimenti di base per salvare Madre Terra. “La più significativa divisione oggi tra gli umani non è basata sulla nazionalità, né sull’etnia, né sulla classe sociale o appartenenza religiosa - ha scritto il teologo ecologista americano p.Thomas Berry - ma la divisione è piuttosto tra coloro che massacrano la Terra e coloro che sono invece impegnati a preservare la Terra in tutto il suo splendore.”

E’ un urlo questo che viene da una terra martirizzata, la Campania che è diventata la punta dell’iceberg di ciò che accadrà alla nostra Madre Terra se non faremo inversione di marcia. Uniamoci in un unico grande movimento per salvare la Madre Terra.
Dobbiamo farcela : è in ballo il Pianeta, è in ballo la vita.

Alex Zanotelli

venerdì 19 novembre 2010

COP16 - Il ministro Choquehuanca detta le condizioni della Bolivia per la COP16

Diffondiamo il discorso tenuto dal ministro degli esteri boliviano David Choquehuanca durante la conferenza preliminare sul clima di Tianjin, nel gruppo di lavoro su finanziamento e trasferimenti tecnologici.


1) Riteniamo che la scelta migliore sia quella di costituire un nuovo Fondo di Finanziamento nella COP16 (Sedicesima Conferenza delle Parti sul Cambiamento Climatico) e formare un Comitato Costitutivo che si occupi del progetto dello stesso fino alla COP17. Tale comitato dovrà rappresentare tutte le regioni e visioni esistenti. È fondamentale, per lo sviluppo di questo nuovo fondo, che ad amministrarlo non sia la Banca Mondiale.
2) Il Comitato Costitutivo dovrà presentare anche una proposta per il coordinamento di tutti i meccanismi di finanziamento esistenti, che dovranno trovarsi sotto il controllo del nuovo fondo; questo costituirà l’ente principale e articolerà i finanziamenti per il cambiamento climatico.

Haiti: uragani, colera ed elezioni

Bugie e verità su Haiti a 10 mesi dal terremoto: la Minustah uccide ancora

Aiuti stranieri o dipendenza? Onu forza di pace?

di Fabrizio Lorusso 

Da qualche settimana a questa parte, l’attenzione dei mass media internazionali è tornata un po' a intermittenza a concentrarsi su Haiti, a causa dello scoppio di un’epidemia di colera nelle regioni centro settentrionali (nei pressi di Saint Marc) e dell'altissima probabilità che la piaga s'estenda massicciamente fino al cuore della capitale. A Porto Principe, infatti, 1354 campi d’accoglienza, allestiti d’urgenza con tende e teloni di plastica, ospitano in condizioni estremamente precarie e miserevoli oltre un milione e trecentomila di persone che hanno perso le loro case a causa del terremoto del 12 gennaio 2010. Fanno scalpore nei TG italiani anche le notizie delle due vittime rimaste sul campo nella città settentrionale di Cap-Haitien in seguito alle manifestazioni popolari (provocate dall'esasperazione della gente, dalle tensioni preelettorali e dalla convinzione generale che il colera sia stato reintrodotto nel paese dai caschi blu nepalesi) che sono state represse a colpi di mitra dalla Minustah, la forza "di pace" dell'ONU che svolge funzioni di polizia e militari ad Haiti. Si parla nuovamente di morti, più di 1100 in meno d'un mese per l'epidemia, dei primi contagi nella vicina Repubblica Dominicana e le ultime notizie ci riportano in quest'angolo dimenticato dei Caraibi per immortalare l’ennesima crisi umanitaria. Paradossalmente, per l’accresciuta attenzione mediatica dedicata al dramma del colera, è stata interrotta per un po’ la spirale di silenzio e indifferenza che s’era creata sulla situazione del paese caraibico, il più povero dell’emisfero occidentale che solo alcuni mesi fa è stato colpito dalla peggiore catastrofe naturale della storia moderna: un terremoto del grado 7,3 della scala Richter ha devastato la capitale, una metropoli da due milioni d’abitanti, e altri centri urbani limitrofi come Leogane e Carrefour facendo oltre 250.000 vittime e obbligando centinaia di migliaia di sfollati e senzatetto a vivere per la strada o in tendopoli “provvisorie”.

India - Distrutta una coltivazione Ogm di riso

I contadini distruggono il raccolto di riso transgenico a Hadonahalli

BANGALORE: una varietà di riso transgenico, attualmente in sperimentazione presso il Vignan Krishi Kendra dell'Università degli Studi di Scienze Agricole (UAS) in Doddaballapur, è stato distrutto dai contadini, questo mercoledì.
Un gruppo di contadini armati di falce, della Rajya Karnataka Raitha Sangha (KRRS), ha fatto irruzione nei 30 acri di terreni a KVK Hadonahalli, dove il riso ibrido Seed Production Technology (SPT) sviluppato da DuPont era in fase di “prove di selezione” in una area di un ettaro, e hanno distrutto tutto.
Circa 30 attivisti sono entrati nel recinto di un ettaro ale 8 del mattino e hanno distrutto il raccolto in circa un'ora, prima dell'arrivo della polizia.

Haiti - Manifestanti contro caschi blu: un morto

Scontri ad Haiti fra manifestanti e caschi blu dell'Onu: un morto. E' accaduto questa mattina a Cap-Haïtien, la seconda città in ordine di importanza dell'isola caraibica. Le truppe della United Nations Stabilization Mission in Haiti (Minustah) hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla che stava rispondendo con pietre e con blocchi stradali. Le dimostrazioni di piazza sono scoppiate per l'enorme malcontento fra la gente stremata dalle continue emergenze sanitarie e ambientali che sono seguite al devastante terremoto di un anno fa. L'ultima è l'epidemia di colera che sta mietendo numerose vittime. Il conto è salito a novecento morti. Le forze Onu hanno comunque collegato le proteste anche alle imminenti elezioni. Alcuni cittadini hanno accusato i caschi blu del Nepal dell'epidemia e hanno scagliato tutta la loro rabbia contro gli uomini in unifrome. E' la prima volta dopo cento anni che si registra il colera nel paese. Ma le Nazioni Unite continuano ad affermare che non ci sono prove di questo e l'esercito nepalese ha più volte spiegato che nessuno dei suoi uomini è coinvolto.

giovedì 18 novembre 2010

Cancun siamo noi, qui e ora

A dicembre a Cancun, in Messico, si discute di clima nella conferenza Cop- 16 delle Nazioni Unite. Un'occasione per i movimenti che immaginano una società diversa e che vogliono difendere i beni comuni naturali e il comune artificiale.

di Luca Tornatore

 A dicembre a Cancun si svolgerà il COP-16, la sedicesima «conferenza delle parti» delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Così come a Copenhagen e nei precedenti rounds, in Messico l’oggetto della discussione sarà sostanzialmente la governance dell’energia. Si tratterà, attraverso l’architettura di un nuovo mercato delle emissioni [Kyoto va in scadenza senza aver ottenuto altro risultato che un fiorente commercio di crediti di CO-2 equivalente], di stabilire gli equilibri che determineranno chi, come, dove, quando e quanto potrà produrre energia, e appropriandosi di quali sorgenti primarie.

martedì 16 novembre 2010

Brasile - Le Farc si appellano a Dilma Rousseff

di Stella Spinelli
Il gruppo guerrigliero colombiano ha scritto al presidente brasiliano per invitarla a mediare per la pace, adducendo il dialogo quale unica uscita al conflitto armato

"Dalle montagne della Colombia [...] ci permettiamo di partecipare alla giustificata allegria del grande popolo di Luis Carlos Prestes, difronte al fatto rilevante di avere per la prima volta nella storia del Brasile un presidente donna. Una donna da sempre legata alla lotta per la giustizia. Presidente Dilma, a voi va il nostro plauso e il nostro riconoscimento". Con queste parole le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno inviato la loro missiva alla nuova inquilina del Planalto, Dilma Rousseff, facendo riferimento al suo passato di combattente contro la dittatura militare. È a lei che la guerriglia colombiana, invischiata in una guerra civile da oltre 40 anni, si rivolge chiamandola a mediare, a farsi portavoce di "un’uscita politica al conflitto interno della Colombia".

Israele - Una nuova “TAV” made in Italy tra Gerusalemme e Tel Aviv.

Israele si appresta a compiere un grande passo per modernizzare la sua rete di infrastrutture: una linea ad alta velocità tra Tel Aviv e Gerusalemme. Se tutto và secondo progetto dal 2016 la linea A1 permetterà ai cittadini dello stato che ama definirsi ebraico e democratico di spostarsi tra le due pià grandi città dell’area in soli 28 minuti, contro i 90 necessari con la ferrovia attualmente in servizio. Un’ altra differenza tra la linea attuale, che si trova interamente in territorio israeliano, e quella in costruzione è nel percorso che stavolta attraverserà in due punti i Territori Occupati Palestinesi. 6 km di ferrovia che avranno un impatto pesantissimo sulle tre comunità palestinesi che vivono nelle aree attraversate dalla nuova meraviglia tencologica che si è deciso di costruire sulle loro terre. “Noi, la popolazione di Beit Surik, non vogliamo che la ferrovia sia costruita sulla nostra terra. Riteniamo che sia di importanza fondamentale l’appoggio dei popoli del mondo al nostro diritto di decidere come vogliamo usare la nostra terra, e chiediamo che ci aiutino a cambiare il percorso di questa ferrovia.” ha dichiarato Abu Shadi, leader del comitato popolare di Beit Surik, uno dei tre villaggi colpiti, alle ricercatrici della Coalition of Women for Peace, la ong israeliana che ha stilato un dettagliato rapporto sul progetto rendendo noto tra l’altro che l'Impresa Pizzarotti di Parma è tra le aziende straniere delegate dal governo israeliano a costruire la ferrovia, i lavori preliminari per scavare i tunnel in territorio palestinese sono già cominciati. Nell’ambito della maratona mediatica dell’ Anti Apartheid Week noi abbiamo intervistato Dalit Baum, autrice del rapporto e coordinatrice del progetto Who Profits from the Occupation:

lunedì 15 novembre 2010

Verso Cancun - Banca Mondiale fuori dal clima

 La Banca Mondiale, esattamente come le altre Istituzioni Finanziare Internazionali (IFIs), dalla sua istituzione è servita da strumento di sviluppo degli interessi del Nord del mondo, delle multinazionali e delle elite finanziarie e politiche.
Gli stessi responsabili che hanno promosso, traendone profitto, un modello economico che impoverisce le maggioranze, saccheggia la natura, produce il riscaldamento globale e mina la sovranità dei popoli. Per questo, da diversi decenni la Banca Mondiale è stata il bersaglio di poderose denunce e mobilitazioni che incitano al ritiro dei nostri paesi dalla BM e dalle sue istituzioni affiliate (le banche regionali di sviluppo, il CIADI e il fondo Monetario Internazionale) e a una trasformazione profonda del sistema che queste entità stanno promuovendo.
Tuttavia questa stessa banca ha trovato nella confluenza della crisi sistemica, economica, alimentare, energetica, climatica e del modello estrattivo, nuove argomentazioni e abbondanti risorse per consolidare il ruolo di portabandiera della transizione verso un capitalismo “verde”. Ha aggiunto al suo lessico le “preoccupazioni ecologiche” e una presunta priorità per lo “sviluppo sostenibile” e con ciò cerca di continuare a imporre la sua analisi e le sue soluzioni riguardo al problema. Non possiamo consentire che la Banca Mondiale stravolga la difesa dei diritti dell’uomo, dei popoli e della Natura stessa, per continuare a dare la priorità agli interessi di sempre.

Kurdistan - Il processo di Diyarbakir rinviato al 13 gennaio

La delegazione italiana raccontata dalla voce di Antonio Olivieri e nel resoconto curato dai partecipanti

In una recente intervista a Radio Radicale, che potete ascoltare on-line, Antonio Olivieri racconta lo svolgimento della delegazione italiana al “Processo” di Diyarbakir.

E’ stata curata da Roberto Spagnoli ed è andata in onda il 6 novembre; si intitola: “La Turchia e la questione kurda: il maxi-processo di Diyarbakir”.
Un quadro più complessivo della solidarietà che si era manifestata attorno al processo è su: "Processo KCK" a Diyarbakir: Solidarietà internazionale e nazionale http://www.facebook.com/notes/1998-2010-ancora-piazza-kurdistan/processo-kck-a-diyarbakir-solidarieta-internazionale-e-nazionale/163921370302627

La questione più dibattuta durante il processo, sinora, è stata quella del diritto degli imputati a difendersi in lingua kurda, questione sulla quale la contrapposizione tra la richiesta kurda e l’autorità giudiziaria è stata nettissima e, sino ad ora, irrimediabile. Su http://en.firatnews.nu/index.php?rupel=article&nuceID=1382

sabato 13 novembre 2010

Corea - G20, accordi senza vincitori. Braccio di ferro Usa-Cina

di Federico Rampini

SEUL  - E' un giornalista americano a interpellare Barack Obama con la domanda più scomoda, e rivelatrice: "Gli altri leader l'hanno trattata come un presidente dimezzato in questo vertice, sapendo della sua disfatta elettorale? La sua capacità negoziale si è ridotta?". Obama ha ribattuto: "Negoziare con Hu Jintao sulla rivalutazione del renminbi non era più facile quando la mia popolarità era del 69%. E non dovete aspettarvi una rivoluzione da un vertice a venti". E' l'ammissione che l'America - anche a prescindere dalla sua divisione politica interna - non può più dettare le regole, neppure fare da regista della governance globale. Da questo punto di vista il G20 si è chiuso con un onorevole pareggio Usa-Cina. Un pareggio in cui ognuno può vedere una mezza vittoria, ma che lascia intatti i problemi dell'economia mondiale. Restano le divergenze tra paesi a vecchia industrializzazione che non riescono più a crescere, e paesi emergenti che crescono fin troppo al punto da temere l'inflazione e ventilare restrizioni sui movimenti dei capitali. Restano le divaricazioni tra paesi con forti avanzi commerciali (Cina e Germania) e paesi afflitti da strutturali deficit nei conti con l'estero (America).

venerdì 12 novembre 2010

Seul, più G2 che G20

Europa e Paesi emergenti criticano gli accordi protezionistici bilaterali tra Usa e Cina, entrambi interessati a superare la crisi drogando le esportazioni con la svalutazione delle rispettive valute
di Gabriele Barbati 
I sorrisi offerti alla cena tra i leader mondiali con cui si è aperto ufficialmente il G20 non nascondono i litigi che stanno segnando questo vertice. A Seul, con venticinque capi di stato e di governo, è rappresentato quasi il 90 per cento dell'economia globale. Ecco il problema: piuttosto che condividere la crescita oltre la crisi, come recita il motto scelto dagli organizzatori sudcoreani, ognuno pensa a sè. Un paio su tutti, e sono le due maggiori potenze: Stati Uniti e Cina. I presidenti, Barack Obama e Hu Jintao, hanno avuto un incontro bilaterale, il terzo dell'anno (con buona pace di nega che siamo difronte, piuttosto, a un G2).

Brasile - Dilma non è Lula e Lula non è Dilma

La vittoria del Partito dei Lavoratori visto da un giornalista che ha votato per Serra e che sostiene che, nonostante la sconfitta, il Psdb sia riuscito a riequilibrare molto forze e potere

di R. Cobretti*
San Paolo 


Dilma Rousseff è stata eletta presidente del Brasile. Non vi sono dubbi che si tratta di una vittoria del Partito dei Lavoratori (PT) e di Lula che, in pochi mesi, ha creato, praticamente dal nulla il suo successore. Nonostante sia stata, , fino a metà giugno, ministro del governo Lula, la stragrande maggioranza della popolazione non aveva mai sentito parlare di Dilma, visto che mai in vita sua era entrata in lizza in qualsivoglia elezione.
L'avversario José Serra (PSDB) è viceversa un nome famoso in Brasile. Non solo era stato ministro durante l'era di Fernando Henrique Cardoso ma anche sindaco e governatore di São Paulo, la più grande città del Brasile. José Serra si era già candidato alla presidenza del Brasile nelle elezioni del 2002 contro un Lula vittorioso.

martedì 9 novembre 2010

Saharawi - Sangue sui negoziati

di Gilberto Mastromatteo

Il dignity camp non esiste più. Le otto mila tende jaimas (tradizionali) di Gdeim Izik sono state totalmente evacuate e smantellate dalle forze speciali marocchine, all'alba di oggi. Secondo fonti non governative ci sarebbero stati un numero imprecisato di feriti sahrawi, per via dell'uso di proiettili di gomma e lacrimogeni che hanno provocato l'incendio di molte tende.

Per le strade di Al Aaiun sono in corso, in questo momento, degli scontri tra militari e civili saharawi. Sulla via di Smara, che conduce al campo, e nel barrio della Matalla, sono state erette barricate con copertoni dati alle fiamme e veicoli ribaltati. Il blitz era stato anticipato ieri sera da un massiccio invio di squadre antisommossa attorno all'accampamento-protesta che si era formato lo scorso 10 ottobre a circa dodici chilometri a est della capitale occupata di Al Aaiun. La tendopoli era giunta a contenere oltre venti mila persone. Una protesta fondata sin dall'inizio su rivendicazioni socio-economiche.
"Vogliamo richiamare l'attenzione internazionale sulle discriminazioni che i saharawi subiscono nell'accesso al lavoro, alla casa e allo studio - ci spiegava solo sei giorni fa Ennaama Asfari, copresidente del Comitato per il rispetto delle libertà e dei diritti umani nel Sahara occidentale (Corelso) - Dell'autodeterminazione, invece, devono occuparsi i nostri rappresentanti, cioè il Fronte Polisario". Secondo le ultime notizie, che giungono da Gdeim Izik, Ennaama Asfari sarebbe stato arrestato ieri sera e malmenato fino a perdere i sensi. Secondo fonti vicine al Fronte Polisario, organizzazione politico-militare dei saharawi, ci sarebbero almeno tredici vittime tra i saharawi e due tra i militari del Marocco.
guarda video - Proteste a El AAium per blocco Gdeim Izik
guarda video -Attacco al campo Gdeim Izik

lunedì 8 novembre 2010

Corea - Iniziano le proteste contro il G20



In 40.000 hanno protestato a Seul contro il vertice del G20 che da giovedì si riunirà nella capitale coreana.
Le proteste riguardano i temi sociali ed ambientali. E' vastissima la coalizione che sta dando vita alla protesta.
"Basta con le speculazioni , vogliamo salario e reddito".
La polizia è intervenuta. Altre proteste sono attese nei prossimi giorni all'arrivo dei capi di stato.
Il G20 di Seul deve confermare quanto discusso nell'ultima riunione, quando si è allargato l'ingresso alla "stanza dei bottoni" del FMI a Cina, come terzo azionista dopo Usa e Giappone, scavalcando Germania, Francia e Gran Bretagna. Anche India, Brasile e Russia figurano nelle prime dieci.
Per cui un G20 che rispecchia la situazione globale ed il ruolo delle nuove forze economiche continentali.
Il cambiamento del FMI è uno dei punti in agenda insieme alle misure anticrisi, su cui si scontrano gli interessi dei vari attori globali.

Messico - Torturati due zapatisti

Dopo l’aggressione li hanno consegnati alla polizia, denunciano gli aderenti all’Altra Campagna
Paramilitari sequestrano e torturano due zapatisti a San Cristóbal de las Casas

da La Jornada – Domenica 7 novembre 2010  
di Hermann Bellinghausen
Circa 50 elementi del gruppo evangelico Ejército de Dios hanno sequestrato, torturato e “consegnato” alla polizia due ejidatarios dell’Altra Campagna, aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, nell’ejido Mitzitón, municipio San Cristóbal de las Casas, Chiapas.
Hanno inoltre aggredito i loro famigliari e minacciato di violentare le donne. Due giorni dopo, i contadini tzotziles sono stati obbligati a pagare una cauzione senza alcuna spiegazione. I torturatori non hanno ricevuto nessuna sanzione, piuttosto sembravano “lavorare” insieme alla polizia dello stato del Chiapas.

Resistenza kurda. Le bugie della stampa turca, della stampa internazionale e di quella italiana.

di Michele Vollaro, Aldo Canestrari
Le bugie, si sa, a Pinocchio fanno crescere il naso. E un Pinocchio con un lungo nasone era il disegnino che compariva in sovraimpressione sullo schermo durante un servizio di approfondimento della televisione curda Roj Tv. Mandata in onda il 3 novembre, la trasmissione aveva lo scopo di smascherare la penosa ‘messa in scena’ dei quotidiani e delle televisioni turche dei giorni precedenti, che si erano scatenati nell’ attribuire al PKK, il Partito dei lavoratori kurdi, l’attentato suicida del 31 ottobre nell’affollata piazza di Taksim, ad Istanbul, durante il quale sono rimaste ferite 32 persone, 15 poliziotti e 17 civili. Alcuni media turchi sono andati ben più oltre, addossando la responsabilità alla stessa televisione curda e sostenendo che i suoi giornalisti si trovavano già nella piazza con una troupe, pronti a filmare la scena, perché “avvisati in anticipo dai terroristi” (il primo a diffondere questa notizia è stato il quotidiano Milliyet, seguito poi dal giornale in lingua inglese The Turkish Weekly e dall’edizione turca della Cnn).

venerdì 5 novembre 2010

I poveri miliardari dello Zimbabwe

di Riccardo Bottazzo

Victoria Falls - Nel mio portafogli, dove raramente ospito più di 30 euro, conservo una banconota da 50 bilioni di dollari. Sì. Avete letto bene: bi-lio-ni! Ve la metto pure in cifre: 50 000 000 000 dollari. Che sarebbero -secondo la numerazione anglosassone - cinquantamila milioni di dollari. Una bella cifra, eh? E non sono soldi del Monopoli ma banconote ufficiali con tanto di timbro “Reserve bank”, lussuosa filigrana anti falsificazione, firma autenticata del ministro delle Finanze e numero di serie. Avrei potuto averne anche una più bella da 5 trilioni di dollari, che sarebbero - se non ho cannato i conti col sistema inglese - 5 mila miliardi di dollari, ma l’esoso tipo che me la voleva vendere pretendeva in cambio ben 10 rand sudafricani. Quasi un euro! Decisamente troppo per qualche trilione di dollari.

Stati Uniti - Michael Hardt commenta le elezioni

Con Michael Hardt, filosofo americano, commentiamo le elezioni di Mid Term.


Una tua valutazione generale della tappa elettorale nel percorso di Obama. A cosa si deve il capovolgimento” che è avvenuto?
Non posso essere certo della causa precisa di quello che è successo.
E' chiaro che i democratici e Obama non hanno avuto risultati chiari in questi anni.
La cosa interessante di questa vittoria repubblicana è che solo una componente della destra americana è risalita. Possiamo dire che fin dal tempo della coalizione di Reagan fino alla stessa Palin oggi, ci sono almeno tre componenti nella destra americana: c'è quella per la guerra, quella dei conservatori sociali contro l'aborto, gli omosessuali etc e c'è quella liberale contro le tasse. La vittoria ampia spetta a quest'ultima componente e dunque quello che è successo è una espressione liberale di destra, contro le tasse per i ricchi e contro lo stato del welfare.

giovedì 4 novembre 2010

Messico - Convocazione del Primo Forum in difesa dell'acqua

TRIBU YAQUI- CONGRESO NACIONAL INDIGENA
Convocazione Primo forum in difesa dell’acqua
Da tempo immemore la Madre Terra è il luogo dove noi popoli indigeni, nazioni e tribù, siamo nati e vissuti in fratellanza con le piante, i fiori, gli animali, gli uccelli, gli insetti, l’aria, i colori, il sole, la luna e le stelle, la terra e l’acqua, e dalla madre terra abbiamo ricevuto e riceviamo cure ed alimentazione.
Lungo 518 anni di storia abbiamo patito nella nostra pelle e nel nostro cuore la guerra e lo sterminio da parte dei “potenti”. La lotta e la resistenza sono stati i nostri principi , e la nostra autonomia è un progetto storico frutto della resistenza di molti secoli.
La madreTerra e l’esistenza dell’umanità sono minacciate dal sistema capitalista, dalla sua voracità economica e dallo sfruttamento delle risorse naturali, dalla scomparsa degli ecosistemi a causa delle grandi imprese internazionali che hanno approvato, assieme alle istituzioni governative corrotte, politiche di libero mercato come il Trattato di Libero Commercio, il Piano Puebla-Panama e il progetto dello Scalo Nautico nel Nord Est del Messico (conosciuta come la strada costiera).

Verso Cancun - La Via Campesina organizza Carovane Internazionali per la vita, la resistenza e la giustizia climatica in Messico.

Più di mille donne e uomini, contadini, indigeni, gente delle città e delle zone circostanti, vittime della distruzione sociale ed ambientale, stanno organizzando la marcia di 5 Carovane a Cancun in Messico per protestare contro i paesi capitalisti dominanti che si riuniranno per la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambio Climatico dal 29 novembre al 10 dicembre 2010.
Le carovane sono organizzate dall’"Assemblea Nazionale delle vittime ambientali" e dal movimento internazionale contadino Via Campesina che convergeranno con differenti movimenti sociali di Stati Uniti, Canada e Messico e partiranno da San Luìs Potosì, Guadalajara e Acapulco per riunirsi a Città del Messico il 30 novembre per una protesta di massa contro le ingiustizie ambientali e sociali.
Altre due carovane partiranno da Oaxaca e dal Chiapas e tutte si riuniranno a Cancun il 3 dicembre per l’inaugurazione dell’accampamento organizzato da Via Campesina.

Stati Uniti - Obama nel mezzo - Intervista a Marco D'Eramo

Marco D'Eramo, corrispondente del Manifesto commenta le elezioni in America.
Debacle dei democratici: una tua impressione a partire dai vari scenari degli Stati uniti?
Quello che è successo era prevedibile. L'immagine più efficace è quella dello scorpione circondato dal fuoco, che gira in tondo e non sa cosa fare.
Gli americani sono in una situazione ufficialmente del 9.6% di disoccupati, che è una cifra più o meno uguale a quella italiana, anzi forse qualcosa di meno, ma in realtà negli Stati Uniti non viene contato come disoccupato chi non domanda lavoro o non ha cercato lavoro attivamente nel mese precedente ed invece viene contato come occupato chi ha lavorato anche una sola ora la settimana precedente.

lunedì 1 novembre 2010

Brasile - Le sfide per la Presidenta Dilma Rousseff - di Leonardo Boff

Celebriamo con allegria la vittoria di Dilma Rousseff. E non possiamo non essere soddisfatti anche per la sconfitta di José Serra che non ha meritato di vincere queste elezioni, dato il livello indecente della sua campagna (anche se eccessi ci sono stati da entrambe le parti). I vescovi conservatori che, contro la CNBB, si sono posti fuori dal gioco democratico e hanno manipolato la questione della depenalizzazione dell’aborto, mobilitando perfino il Papa a Roma, così come i pastori evangelici rabbiosamente faziosi, sono rimasti delusi.
Dopo i festeggiamenti, è necessaria una riflessione pacata su cosa potrà essere il governo di Dilma Rousseff.
Abbiamo condiviso la tesi di quegli analisti che hanno visto nel governo Lula una transizione di paradigma: da uno Stato privatizzatore, ispirato ai dogmi neoliberisti verso uno Stato repubblicano che mette il sociale al centro, per rispondere alle richieste della popolazione più povera.

Brasile - I Movimenti sociali e la vittoria di Dilma


Per la prima volta nella sua storia il Brasile ha un presidente donna: la candidata del Partido dos Trabalhadores, Dilma Rousseff, ha infatti vinto nettamente le elezioni presidenziali. Con il 90% delle schede scrutinate, Dilma ha ottenuto il 55,2% dei suffragi, contro il 44,7% del suo diretto avversario, il socialdemocratico José Serra. Un distacco netto che era già apparso incolmabile alla diffusione dei primi exit poll
La sua vittoria non è stata una sorpresa: già alla vigilia appariva nettamente come favorita. Scelta personalmente da Lula, che dopo due mandati non aveva più la possibilità di ricandidarsi, Dilma Rousseff entrerà in carica a partire dal primo gennaio prossimo.

Quale deve essere l’atteggiamento del movimento popolare e sindacale e quali le questioni centrali da affrontare nel governo di Dilma, appena eletta presidente del paese? L’offensiva conservatrice che ha segnato le elezioni del 2010, le rivendicazioni di classe non realizzate durante il governo Lula e la base economica lasciata dall’attuale governo sono alcuni dei punti di partenza per le lotte dei movimenti sociali, secondo i loro leader.