sabato 30 aprile 2011

Messico - ¡Estamos hasta la madre! - L’EZLN partecipa alle proteste contro la guerra nel paese lanciate da Javier Sicilia

Sono ormai oltre 40 mila le vittime ufficialmente riconosciute come parte delle conseguenze della cosiddetta “guerra al narco” che la amministrazione messicana del presidente Felipe Calderón ha intrapreso dal dicembre 2006. Una escalation di violenza virulenta, che ha infettato ormai gran parte del territorio nazionale. Dagli stati del nord sino alla frontiera con il Guatemala, il Messico è oggi attraversato da scontri armati, omicidi ed esecuzioni di straordinaria efferatezza, truppe dell’esercito e poliziotti che provano – dicono – a mantenere il controllo sul territorio, migliaia di pistoleros e sicari d’ogni origine ed età che fanno il bello e il cattivo tempo. E nonostante il terrore generalizzato che si diffonde, grazie soprattutto all’elevato tasso di omicidi – una media di 40 al giorno -, qualcosa sembra muoversi.
Il 28 marzo scorso, Juan Francisco Sicilia, assieme ad altre sei persone, è stato ucciso da una ancor non indentificata banda di narcos messicani. Il figlio del poeta e giornalista Javier Sicilia [1] avrebbe fatto parte di un gruppo di persone che aveva poche ore prima denunciato “anonimamente” un crimine. Il fatto di per sé triste ma pur sempre parte della tragica quotidianità messicana ha però scatenato una reazione a catena che oggi vede il padre, Javier Sicilia, in prima linea nel reclamo sociale contro governo e narcos colpevoli di tanta violenza e sofferenza inferte al tessuto sociale messicano.

venerdì 29 aprile 2011

Messico - Comunicato del CCRI-CG dell’EZLN

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

“L’abitante di Los Pinos contempla un atroce crimine,

Se ne lava le mani per un anno,
Cambia posto ai mobili che
Giocano a ministri e funzionari
E si rifugia nel colpevole silenzio,
L’ingrato, nel suo affanno di conservare
La poltrona.
Che cosa gli daremo?
Ed il nostro bambino medico di anime prescrive:
Un busto di dignità che gli raddrizzi la schiena,
Gocce di verità per gli occhi,
Pillole di onestà (ma che non se le metta in tasca),
Iniezioni di dignità che non si compra con denaro
Ed il riposo assoluto delle sue corrotte abitudini.
Isolatelo, la sua malattia è contagiosa”.
Juan Carlos Mijangos Noh.

(Frammento di “49 Globos”, in memoria dei 49 bambini e bambine morti nell’Asilo ABC di Hermosillo, Sonora).

AL POPOLO DEL MESSICO:
AI POPOLI DEL MONDO:
AGLI ADERENTI ALLA SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA
E ALL’ALTRA CAMPAGNA IN MESSICO:
AGLI ADERENTI ALLA ZEZTA INTERNAZIONALE:
SORELLE E FRATELLI: COMPAGNE E COMPAGNI:
LA CAMPAGNA MILITARE PSICOTICA DI FELIPE CALDERÓN HINOJOSA, CHE HA TRASFORMATO LA LOTTA CONTRO IL CRIMINE IN UN ARGOMENTO TOTALITARIO PER, PREMEDITATAMENTE, GENERALIZZARE LA PAURA IN TUTTO IL PAESE, AFFRONTA ORA LE VOCI DEGNE ED ORGANIZZATE DEI FAMILIARI DELLE VITTIME DI QUESTA GUERRA.
QUESTE VOCI CHE SORGONO DAI DIVERSI ANGOLI DEL NOSTRO PAESE CI INVITANO A MOBILITARCI E MANIFESTARE PER FERMARE LA FOLLIA ORGANIZZATA E DISORGANIZZATA CHE STA MIETENDO VITE INNOCENTI, CHE VENGONO UCCISE UN’ALTRA VOLTA NELL’ESSERE DEFINITE, DALLA SEMPLICIONERIA GOVERNATIVA, SICARI O VITTIME COLLATERALI.

RISPONDENDO ALL’APPELLO CHE NASCE, TRA ALTRI, DAL DOLORE DEL COMPAGNO POETA JAVIER SICILIA, L’EZLN COMUNICA:

Messico - Lettera del Subcomandante Insurgente Marcos a Don Javier Sicilia

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE. 

MESSICO

“E a voi, cittadini, quarantanove bambini fanno sapere:
Che in Messico la giustizia ha recuperato la vista, Ma guarda solo con l’occhio destro e strabico.
Che in questo paese la tal signora è monca come la Venere di Milo, Non è bella ma è grottesca.
Che in ragione dei difetti suddetti, La bilancia che sosteneva la tizia rotola nel fango.
Che i sentimenti che videro nascere la nazione messicana Non vivono più sotto la toga di questa signora giustizia Scritta qui con intenzionale minuscola.
Per questo, messicani, questo alato squadrone vi convoca:
A costruire il palazzo della Giustizia con le proprie mani, Col proprio amore e con la verità indefettibile.
A rompere i muri che i satrapi erigono Per troncare i nostri occhi, cuore e bocche.
A lottare fino all’ultimo respiro Che diventi il primo di un paese Che sia il degno paesaggio della pace che meritiamo”.
Juan Carlos Mijangos Noh
(Frammento di “49 Globos”, in memoria dei 49 bambini e bambine morti nell’Asilo ABC di Hermosillo, Sonora).

Per: Javier Sicilia.

Da: SupMarcos.

Fratello e compagno:

Le mando i saluti degli uomini, donne, bambini ed anziani indigeni dell’EZLN. Le compagne e compagni basi di appoggio zapatisti mi incaricano di dirle quanto segue:

In questi momenti particolarmente dolorosi per il nostro paese, ci sentiamo convocati dal clamore sintetizzato nelle sue coraggiose parole, suscitate dal dolore del vile assassinio di Juan Francisco Sicilia Ortega, Luis Antonio Romero Jaime, Julio César Romero Jaime e Gabriel Alejo Escalera, e dall’appello per la Marcia Nazionale per la Giustizia e contro l’Impunità, che partirà il 5 maggio 2011 dalla città di Cuernavaca, Morelos, ed arriverà nello Zócalo di Città del Messico domenica 8 maggio di questo anno.

Benché sia nostro sincero desiderio marciare al suo fianco nella domanda di giustizia per le vittime di questa guerra, non ci è possibile ora raggiungere Cuernavaca o Città del Messico.

Ma, con le nostre modeste capacità, e nella cornice della giornata nazionale alla quale ci convocano, noi indigene e indigeni zapatisti marceremo in silenzio nella città di San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, nell’esercizio dei nostri diritti costituzionali, il giorno 7 maggio 2011. Dopo la marcia silenziosa, diremo la nostra parola in spagnolo e nelle nostre lingue originarie, e poi torneremo nelle nostre comunità, villaggi e siti.

Nella nostra marcia silenziosa porteremo striscioni e cartelli con messaggi come: “Stop alla Guerra di Calderón”, “Non più sangue” e “Ne abbiamo abbastanza”.

Le chiediamo per favore di trasmettere queste parole ai famigliari dei 49 bambini e bambine morti ed ai 70 feriti nella tragedia dell’Asilo ABC di Hermosillo, Sonora; alle degne Madri di Ciudad Juárez; alle famiglie Le Baron e Reyes Salazar, di Chihuahua; ai famigliari ed amici delle vittime di questa guerra arrogante; ai difensori dei diritti umani di nazionali ed emigranti; e a tutti i promotori alla Marcia Nazionale per la Giustizia e contro l’Impunità.

Rispondendo al suo invito di nominare le vittime innocenti, oggi nominiamo le bambine e i bambini morti nell’Asilo ABC di Hermosillo, Sonora, che ancora aspettano giustizia:

María Magdalena Millán García Andrea Nicole Figueroa Emilia Fraijo Navarro Valeria Muñoz Ramos Sofía Martínez Robles Fátima Sofía Moreno Escalante Dafne Yesenia Blanco Losoya Ruth Nahomi Madrid Pacheco Denisse Alejandra Figueroa Ortiz Lucía Guadalupe Carrillo Campos Jazmín Pamela Tapia Ruiz Camila Fuentes Cervera Ana Paula Acosta Jiménez Monserrat Granados Pérez Pauleth Daniela Coronado Padilla Ariadna Aragón Valenzuela María Fernanda Miranda Hugues Yoselín Valentina Tamayo Trujillo Marian Ximena Hugues Mendoza Nayeli Estefania González Daniel Ximena Yanes Madrid Yeseli Nahomi Baceli Meza Ian Isaac Martínez Valle Santiago Corona Carranza Axel Abraham Angulo Cázares Javier Ángel Merancio Valdez Andrés Alonso García Duarte Carlos Alán Santos Martínez Martín Raymundo de la Cruz Armenta Julio César Márquez Báez Jesús Julián Valdez Rivera Santiago de Jesús Zavala Lemas Daniel Alberto Gayzueta Cabanillas Xiunelth Emmanuel Rodríguez García Aquiles Dreneth Hernández Márquez Daniel Rafael Navarro Valenzuela Juan Carlos Rodríguez Othón Germán Paúl León Vázquez Bryan Alexander Méndez García Jesús Antonio Chambert López Luis Denzel Durazo López Daré Omar Valenzuela Contreras Jonathan Jesús de los Reyes Luna Emily Guadalupe Cevallos Badilla Juan Israel Fernández Lara Jorge Sebastián Carrillo González Ximena Álvarez Cota Daniela Guadalupe Reyes Carretas Juan Carlos Rascón Holguín

Per loro chiediamo giustizia.
Perché noi sappiamo bene che nominare i morti è un modo per non abbandonarli, per non abbandonarci.

Don Javier:
Sappia che rivolgeremo anche un appello a@ nostri@ compagn@ dell’Altra in Messico e a chi sta in altri paesi affinché si uniscano alla mobilitazione che avete convocato.
Faremo il possibile per dare il nostro appoggio, nelle nostre possibilità.
Bene. Salute e non dimenticate che non siete sol@.

Dalle montagne del Sudest Messicano.
Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, Aprile 2011

testo originale su

traduzione Maribel - Bergamo

Cina - La fuga di Paperone

La nuova emigrazione è quella dei ricchi: talenti e risorse se ne vanno


I ricchi cinesi emigrano. È forse questa la scoperta più curiosa del 2011 China Private Wealth Study, a cura della China Merchants Bank e dell'agenzia di consulenza Bain & Company.È una nuova onda iniziata da un paio d'anni, che segue quella degli intellettuali (anni Settanta) e dei "talenti tecnologici" (anni Novanta).Il Dragone, terra promessa per chi vuole fare business o comunque svoltare collocandosi nella parte più dinamica del mondo, si trasforma automaticamente in un luogo da cui fuggire mano a mano che il patrimonio sale.
Almeno il sessanta per cento dei cinesi ad alto reddito è emigrato all'estero o ha intenzione di farlo. Per "alto reddito" si intendono gli individui che dispongono di almeno 10 milioni di yuan (poco più di un milione di euro) da investire. Attualmente sono circa 500mila; se la media si attesta sui 30 milioni (poco meno di 3 milioni e 150mila euro) di patrimonio, tra di loro c'è anche un'élite di ricchissimi - circa ventimila persone - che dispone di almeno 100 milioni di yuan (10 milioni di euro e briciole). La fetta di ricchezza complessiva di cui dispongono questi paperoni cinesi è stimata sui 15mila miliardi di yuan e dovrebbe salire a 18mila miliardi il prossimo anno.

giovedì 28 aprile 2011

Contro i bombardamenti in Libia

Bombardamenti in Libia COMUNICATO UNITARIO DEL “COORDINAMENTO2APRILE” CONTRO I BOMBARDAMENTI IN LIBIA
e prime adesioni a questo appello con l’invito a far circolare nei propri indirizzari e nelle proprie reti

COORDINAMENTO 2 APRILE
Le persone, le organizzazioni e le associazioni che in questo periodo hanno sentito la necessità,
attraverso appelli, prese di posizioni e promozione di iniziative, di levare la propria voce
·         CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DELLA GUERRA
·         PER FERMARE I MASSACRI, I BOMBARDAMENTI E PER IL CESSATE IL FUOCO    IN LIBIA
·         PER SOSTENERE LE RIVOLUZIONI E LE LOTTE PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA
DEI POPOLI MEDITERRANEI E DEI PAESI ARABI
·         PER L'ACCOGLIENZA E LA PROTEZIONE DEI PROFUGHI E DEI MIGRANTI
·         CONTRO LE DITTATURE, I REGIMI, LE OCCUPAZIONI MILITARI,
LE REPRESSIONI IN CORSO
·         PER IL DISARMO, UN'ECONOMIA ED UNA SOCIETÀ GIUSTA E SOSTENIBILE
ESPRIMONO

Palestina - Hamas-Fatah, una pace per convinzione e per necessità

Palestina Piantina
di Umberto De Giovannangeli

L'accordo di riconciliazione fra le due principali fazioni palestinesi tenta di rispondere alle richieste della popolazione, in un momento in cui tutta la regione è in fermento. Israele non approva. A settembre proclamato lo Stato di Palestina?
Un po’ per convinzione, molto per necessità. Perché di fronte al caotico vento della rivolta che spira in Medio Oriente, dall’Egitto allo Yemen, dalla Siria al Bahrein, Hamas e Fatah non potevano rappresentare l’elemento di stagnazione, fossilizzati in un sempre più asfissiante status quo.
Quella necessità insopprimibile di smuovere le acque stagnanti - a Gaza come a Ramallah - viaggiava ormai da mesi sul web, su Facebook e su Twitter, determinando una rete sempre più fitta e consapevole di giovani esasperati da una nomenclatura inamovibile al potere, sia nella sua versione islamista radicale sia in quella moderata; giovani che vogliono il rinnovamento, pronti come in Egitto a chiedere conto dei continui fallimenti di una classe poco dirigente. Una “rete” che invocava, rivendicava, esigeva un atto di unità.
L’intesa era diventata ormai obbligata anche a fronte dell'acclarata volontà del governo di destra-destra israeliano di “perpetuare il presente” parlando di negoziato ma, in realtà, continuando nella politica dei fatti compiuti: la ripresa della costruzione di case nelle colonie in Cisgiordania e i nuovi piani di edificazione di agglomerati ebraici a Gerusalemme Est ne sono una tangibile conferma.

mercoledì 20 aprile 2011

Siria - Il manifesto dei ragazzi di Dera'a


Leadership della Gloriosa Rivoluzione dei Giovani del 15 Marzo,
Dera'a Siria

Al popolo siriano, ai discendenti di Salih al Ali, Sultano Pasha al Atrash, Ibrahim Hananoi; a tutto il popolo libero della Siria in tutte le province siriane; a tutti i figli dell'orgogliosa tribù araba, ai fratelli curdi, e a  tutte le confessioni religiose con le quali noi condividiamo la nostra vita sulla terra di questa nazione.
Noi vi promettiamo di continuare la nostra rivoluzione fino a quando questo regime criminale che uccide i suoi figli a sangue freddo possa cadere. Noi speriamo che tutti i fratelli domani verranno alla dimostrazione e annunceranno la disobbedienza civile e il rifiuto di andare a lavorare e di raggiungerci in questa gloriosa rivoluzione e di sostenerla nelle province di Deraa, Latakia, Homs, Az Zabadani, Douma, Daria, al Kiswa, Damascus,  e nel resto delle province che si stanno rivoltando fino a che il regime cada e gli obiettivi della rivoluzione sono raggiunti, questi ultimi sono:

Le promesse spese ed il matrimonio nucleare che non s'ha da fare

Una grande vittoria sul nucleare, ma anche un possibile cavallo di Troia: timeo Danaos atque dona ferentes

di Luca Tornatore

Viene al ricordo quella scena d'apertura de Le promesse spese, dove un Governo Abbondio incrocia sulla strada dei referendum i bravi di Don Rodrigo Nucleare e dell'Innominata compagnia delle acque.
Cosa comanda? – chiede il governo, alzando gli occhi dai sondaggi – Lei ha intenzione – proseguono i bravi – di maritar a Giugno il referendum dell'acqua con quello del nucleare!
Cioè – risponde Don Abbondio – lor signori sono uomini di mondo, sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero curato non c'entra: voi fate i pasticciacci vostri, e poi.. poi venite da noi come si andrebbe da un banco a riscuotere.. noi, noi siamo i servitori. Si degnino di mettersi ne' i miei panni.. se la cosa dipendesse da me..
Or bene – gli disse il bravo, all'orecchio, ma in tono solenne di comando – questo matrimonio non s'ha da fare, né a Giugno, né mai.

Nucleare - Attenti alla trappola

di Ugo Mattei


L'annunciata sospensione dei programmi nucleari in Italia, in modo tale da «tener conto» di quanto emergerà a livello europeo nei prossimi mesi, è una brillante mossa populista del governo. Che il clima intorno alla politica nucleare dopo l'incidente giapponese fosse drammaticamente mutato nel nostro paese (e anche a livello internazionale) non era un mistero. È sufficiente considerare i recenti rumorosi successi elettorali dei Verdi tedeschi per averne sentore. Berlusconi, in crisi, deve presentarsi con qualcosa alle ormai imminenti elezioni. Mostrare un volto responsabile sulla politica energetica può in parte compensare le intemperanze sulla magistratura e sulla scuola pubblica.
Ma gli effetti della mossa rischiano di non fermarsi qui. Già la moratoria di un anno aveva cercato di sdrammatizzare la questione nucleare nel tentativo di mandare gli elettori al mare nei giorni del referendum, il 12 e 13 giugno. Oggi il rinvio a tempo indeterminato della ripresa del programma nucleare italiano prosegue in quella direzione, e c'è chi dichiara che questa mossa rende inutile il referendum, che quindi non potrebbe più essere celebrato insieme a quelli sull'acqua e sul legittimo impedimento.

Messico - Della riflessione critica, individui e collettivi - Scritto del Subcomandante Marcos

Seconda Lettera a Luis Villoro nell’Interscambio Epistolare su Etica e Politica 


DELLA RIFLESSIONE CRITICA, INDIVIDUI E COLLETTIVI
Aprile 2011

“Se in cielo c’è unanimità, riservatemi un posto all’inferno”
(SupMarcos. Istruzioni per la mia morte II)

I. – LA PROSA DEL TESCHIO
Don Luis:
Salute e saluti maestro. Speriamo veramente che stia meglio di salute e che la parola sia come quei rimedi casalinghi che alleviano anche se nessuno sa come.
Mentre inizio queste righe, il dolore e la rabbia di Javier Sicilia (lontano per distanza ma da sempre vicino per ideali), si fanno eco che riverbera tra le nostre montagne. C’è d’aspettarsi e dà speranza che la sua leggendaria tenacia, così come ora convoca la nostra parola e azione, riesca a radunare le rabbie e i dolori che si moltiplicano sui suoli messicani.

Di don Javier Sicilia ricordiamo le critiche irriducibili ma fraterne al sistema di educazione autonoma nelle comunità indigene zapatiste e la sua ostinazione nel ricordare periodicamente, alla fine della sua colonna settimanale sulla rivista messicana PROCESO, la pendenza del compimento degli Accordi di San Andrés.

La tragedia collettiva di una guerra insensata, concretata nella tragedia privata che l’ha colpito, ha messo don Javier in una situazione difficile e delicata. Molti sono i dolori che aspettano di trovare eco e volume nel suo reclamo di giustizia, e non sono poche le inquietudini che aspettano che la sua voce accorpi, che non guidi, le ignorate voci di indignazione.

E succede anche che intorno alla sua figura ingigantita dal dignitoso dolore, volino gli avvoltoi mortiferi della politica dell’alto, per i quali una morte vale solo se aggiunge o toglie nei loro progetti individuali e di gruppuscoli, benché si nascondano dietro la rappresentatività.

Si scopre un nuovo assassinio? Allora bisogna vedere come questo impatta la puerile contabilità elettorale. Là in alto interessano le morti se possono incidere sull’agenda elettorale. Se non si possono capitalizzare nei sondaggi e nelle tendenze di voto, allora tornano nel lugubre conto dove le morti non interessano più, anche se sono decine di migliaia, perché tornano ad essere una questione individuale.

Nel momento di scriverle queste parole, ignoro i passaggi di questo dolore che convoca. Ma il suo reclamo di giustizia, e tutti quelli che si sintetizzano in questo reclamo, meritano il nostro rispetto e sostegno, anche se con il nostro essere piccoli ed i nostri grandi limiti.

Nell’andirivieni delle notizie su quell’evento, si ricorda che don Javier Sicilia è un poeta. Forse per questo la sua persistente dignità.

Nel suo stile molto particolare di guardare e spiegare il mondo, il Vecchio Antonio, quell’indigeno che è stato maestro e guida per tutti noi, diceva che c’erano persone capaci di vedere realtà che ancora non esistevano e che, siccome non esistevano nemmeno le parole per descrivere quelle realtà, allora dovevano lavorare con le parole esistenti e sistemarle in un modo strano, in parte canto e in parte profezia.

Il Vecchio Antonio parlava della poesia e di chi la fa. (Io aggiungerei di chi la traduce, perché anche le traduttrici e i traduttori della poesia che parla lingue lontane devono essere molto creatrici e creatori di poesia).
I poeti, le poetesse, vedono più lontano o vedono in altro modo? Non lo so, ma cercando qualcosa che, dal passato, parlasse del presente che ci fa male e del futuro incerto, ho trovato questo scritto di José Emilio Pacheco, che tempo fa mi mandò un mio fratello maggiore e che viene a proposito perché nessuno capisca:

venerdì 15 aprile 2011

Ciao, Vik

Foto Vittorio Arrigoni
Restiamo Umani.
Vittorio Arrigoni è morto. Il suo corpo è stato trovato questa notte intorno alle 1.50 in un'abitazione nella Striscia di Gaza, nella periferia di Gaza City. La notizia è stata dapprima diffusa da fonti di Hamas e poi confermata da un'attivista dell'International Solidarity Movement, l'italiana Silvia Todeschin. Hamas, il movimento islamico che controlla il territorio della Striscia non è riuscito a mediare per la sua liberazione. Le forze di sicurezza di Hamas hanno circondato l'area nella quale era detenuto Vittorio, dando luogo a un'irruzione armata, in seguito alla quale alcuni militanti salafiti sarebbero stati feriti, altri due militanti sarebbero stati arrestati, mentre altri sarebbero ricercati. Non è chiaro come Vittorio sia stato ucciso. Silvia Todeschin, attivista dell'International Solidarity Movement, ha riconosciuto il corpo alle 3.10. Ha raccontato a PeaceReporter che - secondo quanto le è stato riferito dalla sicurezza di Hamas - Vittorio sarebbe morto qualche ora prima del loro arrivo. Il pacifista è stato strangolato, anche se, dal racconto di Todeschin, dietro la nuca presentava contusioni varie. Il pacifista italiano era stato rapito ieri da un gruppo islamico salafita che, in un filmato su You Tube, minacciava di ucciderlo se entro 30 ore, a partire dalle ore 11 locali di ieri (le 10 in Italia), il governo di Hamas non avrebbe liberato alcuni detenuti salafiti. Addio, Vik.

*Tratto da Peacereporter

Il blog di Vittorio Arrigoni
Vai all'articolo Restate Umani di Christian Elia
Links Utili:

giovedì 7 aprile 2011

La Carovana nel deserto

Sidi Bou ZidProfughi: dalle Marche al confine libico

Dire, gridare, manifestare contro i bombardamenti in Libia e schierarsi idealmente con i rivoltosi in Maghreb e Mashreq è importante, cosi come difendere i diritti dei migranti. Ma non è sufficiente: bisogna costruire relazioni tra persone, movimenti e associazioni in tutta l'area mediterranea per sostenere concretamente le spinte democratiche che hanno mosso i paesi della sponda sud del mare nostrum. È quel che pensano i promotori della Carovana internazionale che partirà venerdì da Tunisi diretta al campo profughi di Ras Jadir al confine con la Libia, per portare aiuti, medicinali, latte per i bambini. L'iniziativa è nata nell'ambito di “uniti contro la crisi” su spinta di un gruppo di compagni marchigiani che da tempo hanno stretto legami e costruito iniziative con un gruppo di giovani tunisini presenti nel territorio. Rete dei centri sociali autogestiti, Ya Basta! e Ambasciata dei diritti in testa, a cui si sono aggiunte molte realtà, dal Nordest ai romani di Action capitanati dal consigliere Andrea Alzetta, agli studenti e alle esperienze legate a “uniti contro la crisi” (come Esc,UniCommons) che per l'occasione prende il nome di “uniti per la libertà”.

sabato 2 aprile 2011

Uniti per lo Sciopero

Uniti per lo sciopero, contro la crisi, contro ogni guerra, contro chi ci ruba il futuro. Uniti perché in un mondo che ci vuole sempre più frammentati e deboli unirsi è una necessità. Uniti non sulla base di schemi vecchi e politicisti, non mediante ricomposizioni artificiose, ma con percorsi veri, che vivano nei piccoli centri e nelle grandi metropoli.
L'occasione è lo sciopero generale chiamato dalla CGIL per il 6 maggio, uno sciopero che per le modalità e le tempistiche di convocazione rischia di essere insufficiente rispetto alle grandi lotte che si sono espresse in questi anni e in questi mesi. Ma su questo occorre ricordare un elemento non marginale: la convocazione di uno sciopero generale contro questo Governo è stata una rivendicazione che le lotte degli studenti, dei metalmeccanici, dei precari e di molte categorie di lavoratori hanno posto in modo fortissimo nelle battaglie di questo autunno. Sarebbe quindi errato affrontare questa giornata con spirito critico e distaccato: è necessario rapportarsi con lo sciopero generale come un occasione non da misurare, ma con cui misurarsi. I limiti di questo sciopero ci consegnano il compito di radicare davvero lo sciopero nei territori, generalizzandolo e generalizzandone la composizione.
Estendere lo sciopero è l'obiettivo, facendo sì che studenti, precari e movimenti sociali distanti dai percorsi sindacali, lotte territoriali, comitati referendari dell'acqua e contro il nucleare, realtà pacifiste e tutti coloro che subiscono ed hanno subito le politiche di governi di destra e di sinistra negli ultimi vent'anni possano per una volta unirsi nella costruzione di una giornata di blocco vero della produzione e della circolazione per fermare concretamente il paese.
I metalmeccanici hanno saputo porre una lotta propria come lotta di tutti e tutte, ribadendo che l'attacco non è solo rivolto ai diritti di chi lavora alla fiat, ma ai diritti di tutti i soggetti della produzione. Con questo spirito dovremo costruire relazioni forti con tutte le lavoratrici e i lavoratori che scenderanno in piazza il 6 maggio.
Gli studenti e le studentesse hanno saputo riaprire spazi di legittimità del conflitto e con una mobilitazione costante ed efficace hanno bloccato piccole città e grandi metropoli, praticando così nuove forme di sciopero. Con quello stesso spirito dovremo affrontare quella giornata, agendo comunemente e valorizzando tutte le specificità. Uniti per lo sciopero significa mettere a valore e connettere tra loro i percorsi con cui studenti, lavoratori e realtà in mobilitazione parteciperanno, ognuno con le proprie modalità, allo sciopero generale del 6 maggio.
Il percorso che ci conduce verso lo sciopero deve essere anche per noi l'occasione di estendere l'insieme delle rivendicazioni sociali e politiche, anche oltre quelle poste dalla convocazione ufficiale: democrazia, precarietà e welfare, ma anche la campagna per l'acqua bene comune e contro il nucleare. Su beni comuni, già domani sabato 26 marzo costruiremo una tappa decisiva che ci porterà alla mobilitazione a favore dei referendum.
Il desiderio per una primavera di mobilitazione e conflitto non può prescindere dalla valorizzazione dei percorsi che hanno attraversato il 13 febbraio e l'8 marzo in cui tantissime studentesse, precarie, lavoratrici, donne migranti hanno messo in questione il rapporto tra sessualità e potere, ben oltre gli scandali sessuali del premier, rivendicando diritti, welfare, salute e parità reale in tutti i luoghi di partecipazione politica e sociale.
Siamo in un quadro politico in cui si è definitivamente affermata la rottura del nesso tra istanze sociali e capacità e volontà della rappresentanza politica di accoglierle: crediamo che sia questo snodo decisivo a essere messo ogni volta in questione nelle lotte in Europa e nel Mediterraneo. La pratica democratica che passa dentro i tumulti che si sono prodotti ci dice che la questione sociale e la crisi democratica restano e devono restare indissolubilmente legate.
Da tempo un'intera generazione rivendica il proprio futuro, qui ed ora. La precarizzazione del lavoro e della vita è quindi al centro del nostro discorso politico. La precarietà, infatti, da questione prettamente generazionale si sta estendendo all'intero mercato del lavoro fino ad abbattere la distanza tra garantiti e non garantiti, colpendo però in particolar modo giovani e donne. È quindi al centro del nostro percorso di generalizzazione dello sciopero l'obiettivo di liberare le nostre vite da questo ricatto. Per questo guardiamo con interesse al 9 Aprile, come giornata utile a riaffermare il protagonismo dei precari nel percorso verso lo sciopero. Ma non solo: metteremo in campo verso lo sciopero una campagna sul welfare universale e in particolare per il reddito garantito, consapevoli che tale rivendicazione non può più essere portata avanti senza rimettere, da subito, radicalmente in discussione la spesa pubblica e l'attuale redistribuzione della ricchezza, a partire dal taglio alle spese militari, dell'opposizione al finanziamento alle scuole private e da una tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie.
Come per tutte le forme di protesta anche per lo sciopero si pone il tema dell'efficacia: sarà importante aprire un dibattito pubblico anche sulle modalità con cui generalizzarlo. Se, infatti, la segreteria CGIL si è limitata ad indire uno sciopero di 4 ore, e con una scelta positiva che sosteniamo molte categorie hanno esteso tale indizione ad 8 ore, nostro compito sarà coinvolgere studenti, e tutte e tutti coloro che, essendo precari, hanno tempi di vita e tempi di lavoro coincidenti: per questo lo sciopero dovrà durare 24 ore.
Il mese e mezzo che ci separa da quella data dovrà essere un mese denso, di azione e discussione pubblica. Per questo fin da subito sarà necessario avviare in tutto il paese assemblee regionali, metropolitane e territoriali, capaci, sulla base degli spunti condivisi, di programmare il percorso, organizzare la partecipazione, coinvolgere il territorio, rendere possibile la generalizzazione dello sciopero generale.
Ancora una volta, la guerra è piombata nelle nostre vite, e ancor più in quelle delle popolazioni che con determinazione e coraggio stanno provando a rovesciare il tiranno e contro le quali la guerra stessa tenta di imporre un processo di normalizzazione. Si tratta dell'ennesima guerra finalizzata a spartire la torta degli interessi economici, l'ennesima guerra per il petrolio che usa strumentalmente motivazioni umanitarie per mascherare il bieco interesse che le muove.
Crediamo che il tema della guerra non sia oggi scindibile dal dramma dei migranti che attraversano il Mediterraneo e che non possiamo respingere o rinchiudere in lager chiamati CIE, e che sia intimamente connesso al tema, riattualizzato dal dramma nucleare giapponese e dall'impegno referendario, del modello di produzione, delle risorse energetiche e della sostenibilità ambientale.
Per questo è necessario mettere in campo fin da subito una campagna che, partendo da Lampedusa, ponga il tema della libertà di movimento in Europa e per l'accoglienza dei migranti.
Abbiamo fin da subito guardato con entusiasmo alle rivolte nel Maghreb e del Mashrek, perché hanno espresso la stessa determinazione e la stessa ansia di futuro che abbiamo visto nelle piazze italiane. Ma non vogliamo limitarci alla semplice evocazione di quel fenomeno straordinario, ma esprimere concreta vicinanza con una carovana che travalichi i confini della Tunisia.
Chi prima dell'insorgenza ribelle libica stringeva solidi accordi col Colonnello si trova oggi costretto, per difendere i sui interessi, a bombardare il suo alleato, così facendo svela tutta la debolezza e doppiezza dei governi occidentali. Per questo, senza ambiguità alcuna ci mobiliteremo contro la guerra, raccogliendo l'appello a scendere in piazza il 2 Aprile in tutto il paese.
Il 6 maggio dovremo generalizzare lo sciopero, proseguire la mobilitazione, perché la primavera è già iniziata.
UNITI PER LO SCIOPERO
Assemblea nazionale – Facoltà di Lettere – Università La Sapienza – Roma
venerdì 25 marzo 2011

venerdì 1 aprile 2011

Uniti Per La Libertà! Carovana dalla Tunisia alla Libia

Libya RevoltDall' 8 all' 11 aprile 2011

Unis pour la libertè! United for freedom! Uniti per la libertà!

Nel sud est della Tunisia, al confine con la Libia, migliaia di persone vivono nel campo profughi di Ras Jadire. La situazione è drammatica: migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla Libia, ma anche dalla Somalia e dall'Eritrea, sono ammassate nel campo. Si pensa che nei prossimi giorni la situazione peggiorerà ulteriormente per l'intensificarsi del numero delle persone con ferite da arma da fuoco.
Le organizzazioni di soccorso hanno allestito tende, sotto le quali medici e volontari stanno cercando di affrontare le emergenze più gravi. La Mezzaluna Rossa distribuisce i pasti, ma mancano medicinali, strumentazioni mediche e chirurgiche, latte per bambini.
Trovarsi in un campo profughi ai margini della Libia non è una sfortunata casualità: è un pezzo della guerra che consuma vite e speranze. Così come un pezzo della guerra è Lampedusa, trasformata in un carcere a cielo aperto. Una guerra dai confini labili, già cominciata all'ombra degli accordi di “amicizia” italo-libici con l'imprigionamento, l'uccisione e la deportazione di migliaia di migranti. Le stesse ragioni umanitarie che sponsorizzano le bombe parlano il linguaggio della guerra contro i profughi ed i barconi che attraversano il Mediterraneo.

Fukushima: il mare è diventato radioattivo!

Fukushima Quello che è accaduto ai reattori giapponesi di Fukushima ha definitivamente cancellato l’illusione del nucleare “sicuro”
Le ultime notizie dal Giappone riferiscono della decisione del governo di disporre un piano di verifica di tutti i reattori presenti nel Paese. Il primo ministro giapponese Naoto Kan ha dichiarato che la centrale nucleare di Fukushima deve essere smantellata e che intende "rivedere da capo il piano di costruzione di nuove centrali".
Tutto questo mentre il vicedirettore dell’Agenzia per la sicurezza nucleare giapponese dava la notizia che i livelli di iodio radioattivo nel mare, a 300 metri dalla centrale di Fukushima, sono 3.355 volte superiore al limite di legge (eri il valore era di 3.355 volte oltre i limiti). Come dire che il materiale tossico continua a riversarsi in mare e il gestore della centrale, la Tepco, non riesce a raccogliere l'acqua radioattiva intorno ai reattori e agli edifici delle turbine. L' inquinamento del mare vuol dire anche inquinamento dei pesci: il rischio è una grave contaminazione lungo tutta la catena alimentare, mentre molte persone che si trovavano nell’area più vicina alla centrale (nel raggio di 3-5 chilometri) sono già state contaminate.
Una nuova incognita che si aggrava di ora in ora e che non vede ancora nessun piano di riduzione degli sversamenti. I tecnici giapponesi starebbero anche valutando la possibilità di coprire i tre reattori danneggiati in modo da ridurre le emissioni radioattive, avanzando l’idea di ricorrere a speciali coperture per i tetti e le pareti degli edifici esterni dei reattori 1, 3 e 4, che sono forniti di speciali meccanismi di aerazione per evitare l’accumulo di gas e scongiurare eventuali devastanti esplosioni.

Venti di guerra - La Libia nel nostro Mediterraneo

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Egitto - Divieto di sciopero e rabbia


"Nella tradizione, quando qualcuno della famiglia viene ucciso, non ci si può radere per i successivi 40 giorni e finché non viene fatta giustizia. E' dal 25 gennaio che non mi rado e sto ancora aspettando". Con queste parole Ahmad, istruttore di immersioni nel Mar Rosso,........................
 

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