sabato 24 dicembre 2011

Messico - Acteal 14 anni dopo.

La Jornada – Giovedì 22 dicembre 2011
Las Abejas commemorano il massacro di Acteal con una giornata di resistenza. Quattordici anni dopo chiedono di punire i responsabili
HERMANN BELLINGHAUSEN
San Cristóbal de las Casas, Chis. 21 dicembre. Da due giorni, dei tre previsti, si stanno svolgendo le commemorazioni della Società Civile Las Abejas del massacro di Acteal a Yabteclum, municipio di Chenalhó, dove le cinque zone dell’organizzazione tzotzil hanno iniziato da martedì alcune “giornate di digiuno e preghiera”; ma anche “di memoria della resistenza”, di conoscenza dell’attuale “situazione di violenza nel nostro paese”.
Le famiglie di Las Abejas hanno accolto nel pomeriggio la marcia “contro la violenza di Stato, per la pace, la memoria e contro l’impunità”, partita da San Cristóbal all’alba di ieri, per alcuni tratti a piedi ed altri in auto, alla maniera delle “torce” guadalupane. Intanto, ad Acteal, da martedì stanno giungendo gruppi di indigeni cattolici di Simojovel, Chenalhó, Pantelhó e Mitontic.
Come ogni anno in questo giorno, ed ogni giorno 22 di tutti i mesi dei passati quattordici anni, Las Abejas ricordano i loro 45 morti del 1997 e continuano a chiedere giustizia e rispetto da parte delle autorità, così come la punizione degli autori materiali ed intellettuali del massacro.

domenica 18 dicembre 2011

Honduras - In difesa della terra

Honduras - Zacate

ACCAMPAMENTO DI SOLIDARIETÀ CON LA LOTTA PER LA TERRA:

"ZACATE LIBERA DAI PROPRIETARI TERRIERI"

Zacate Grande, ubicata nel golfo di Fonseca nel sud del paese, Municipio di Amapala Dipartimento del Valle.
Luogo che negli ultimi 30 anni é stato vittima dell'accaparramento territoriale e marittimo da parte delle famiglie più potenti del paese, in possesso attualmente dell'80 percento dell'isola di Zacate Grande,alle cui spiaggie agli abitanti viene proibito l'ingresso. Il maggior esponente di quest'oligarchia é Miguel Facussé Barjum, il principale promotore del fascismo nato dopo il colpo di stato del 28 giugno 2009 ed uno dei principali nemici della classe contadina.

Luogo che dall' 8 Dicembre del presente anno è la sede dell'Accampamento di Solidarietà con la Lotta per La Terra, ZACATE GRANDE LIBRE DE TERRATENIENTES.
Stabilendosi durante i giorni 8, 9 e 10 Dicembre ed avendo come obbiettivo la solidarietà per la Terra, il Territorio, i beni naturali a beneficio delle Comunità Contadine e dei Pescatori della zona di Zacate Grande che dopo un periodo di tempo soffrendo l'accaparramento territoriale hanno detto un BASTA YA, e nel 1998 fermarono i recinti dell'usurpazione, organizzandosi senza sapere come né quando riuscirebbero ad ottenere la libertà delle loro terre, ma con il sogno che un giorno non solo impediranno che i recinti di Facusse circondino le loro case, ma anche di recuperare quello che i loro padri e nonni non poterono difendere. 

sabato 17 dicembre 2011

Messico - Chiapas: Seminario Internazionale "Pianeta terra: movimenti antisistema”

IIº Seminario Internazionale di riflessione e analisi - dal 30 dicembre 2011 al 2 gennaio 2012

Partecipanti confermati:
… Pablo González Casanova, Sylvia Marcos,
Boaventura de Souza, Fernanda Navarro, Javier
Sicilia, Julieta Paredes (Bolivia),
Jean Robert, Anselm Jappe, Mercedes Olivera,
Gustavo Esteva,
Luis Villoro, Carlos Marentes (Texas), Paulina
Fernández C., Luis Andrango (Ecuador), Xóchitl
Leyva, Nelson Maldonado T., Jérôme Baschet…

CIDECI-UNITIERRA CHIAPAS
Camino Viejo a San Juan Chamula s/n.
Colonia Nueva Maravilla.
San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico


Questo è quello che ci dicono le loro parole ed i loro silenzi: Che la storia del Messico è tornata a macchiarsi di sangue innocente. Che decine di migliaia di persone sono morte in questa guerra assurda che non porta da nessuna parte. Che la pace e la giustizia non hanno più posto in nessun angolo del nostro paese. Che l’unica colpa di queste vittime è essere nati o abitare in un paese malgovernato da gruppi legali e illegali assetati di guerra, di morte e di distruzione. Che questa guerra ha come principale bersaglio militare esseri umani innocenti, di tutte le classi sociali, che non hanno niente a che vedere né col narcotraffico né con le forze governative. Che i malgoverni, tutti, federale, statali e municipali, hanno trasformato le strade in zone di guerra senza che chi le percorre e vi lavora fosse d’accordo ed avesse gli strumenti per proteggersi (…) Che i malgoverni hanno creato il problema e non solo non ‘hanno risolto, ma l’hanno esteso ed approfondito in tutto il Messico. Che c’è immenso dolore e pena per tante morti senza senso.  Stop alla guerra. Basta sangue. Ne abbiamo abbastanza. Ora basta.
Parole dell’EZLN a sostegno della Marcia Nazionale per la Pace
7 maggio 2011

Sì, è vero, possiamo organizzarci. E non solo i sapienti malgoverni, anche noi abbiamo una testa, abbiamo idee per pensare a come organizzare, come organizzarci… Anche noi lotteremo con tutto il popolo del Messico… ed invitiamo tutta la gente ad organizzarsi per unirsi alla lotta, perché se non lotteremo, se cederemo ai malgoverni ci inganneranno…  Sì, possiamo governarci, lo abbiamo già visto che possiamo formare il nostro municipio, anche se non piace al malgoverno… ma, lo abbiamo fatto perché è un nostro diritto.
Comandanta Dalia (“Intervista a Radio Insurgente”, Rebeldía, 78, 2011)

Oggi più che mai le forze globali modellano la vita dei popoli. Il nostro lavoro, salute, casa, educazione e pensioni sono controllate da banche, mercati, paradisi fiscali, corporazioni e crisi finanziarie. L’ambiente è distrutto dall’inquinamento. La nostra sicurezza è determinata da guerre internazionali e dal commercio internazionale di armi, droga e risorse naturali.  Stiamo perdendo il controllo sulle nostre vite. Questo si deve fermare. Questo si fermerà.  I cittadini del mondo devono prendere il controllo sulle decisioni che li colpiscono a tutti i livelli, dal globale al locale. Questa è la democrazia globale. Questo è quello che oggi chiediamo.  Come zapatisti messicani, diciamo “Ora basta. Qui il popolo comanda ed il governo obbedisce!”. Come nelle piazze occupate in Spagna diciamo “Democrazia Vera Adesso! “. Oggi ci rivolgiamo ai cittadini del mondo:  Globalizziamo Piazza Tahrir! Globalizziamo la Puera del Sol!
Manifesto ” Uniti per una democrazia globale” (15 ottobre 2011)

Media liberi che copriranno l’evento dal vivo e con aggiornamenti:
http://chiapas.indymedia.org
http://www.komanilel.org
http://radiopozol.blogspot.com

giovedì 15 dicembre 2011

Messico - SCI Marcos. UNA MUERTE… O UNA VIDA

Subcomandante Insurgente Marcos. UNA MORTE… O UNA VITA (Quarta lettera a Don Luis Villoro nello scambio su Etica e Politica)

UNA MORTE… O UNA VITA
Ottobre-Novembre 2011
Chi nomina chiama. E qualcuno accorre, senza appuntamento, senza
spiegazioni, nel luogo in cui il suo nome, detto o pensato, lo sta
chiamando.
Quando ciò accade, si ha il diritto di credere che nessuno se ne va del
tutto finché non muore la parola che chiamando, lo riporta.
Eduardo Galeano.
“Finestra sulla Memoria”, da Las Palabras Andantes. Ed. Siglo XXI.

Per: Luis Villoro Toranzo.
Da: Subcomandante Insurgente Marcos.

Don Luis:
Salute e saluti.
Prima di tutto, auguri per il suo compleanno il 3 novembre. Speriamo che con queste lettere riceva anche l’abbraccio affettuoso che, anche se a distanza, le mandiamo.
Proseguiamo quindi in questo scambio di idee e riflessioni. Forse ora più solitari per la confusione mediatica che si solleva intorno alla definizione dei nomi dei tre bricconi che si disputeranno la guida sugli insanguinati suoli del Messico.
Con la stessa frenesia con cui spediscono le loro fatture per “spese di promozione immagine”, i mezzi di comunicazione si allineano alle diverse parti. Tutti concordano che le scempiaggini che esibiscono con impudicizia i rispettivi aspiranti, si possono coprire solo facendo più rumore sopra quelle dell’avversario.
Il periodo dell’ansia degli acquisti natalizi coincide con la vendita delle proposte elettorali. Chiaro, come la maggioranza degli articoli che si vendono in questo periodo dell’anno, senza garanzia alcuna e senza la possibilità di restituzione.
Dopo le esequie del suo ex-segretario di governo, Felipe Calderón Hinojosa è corso gioioso “all’estremo saluto” per dimostrare che ciò che importa è consumare, non importa che i sottosegretari di Stato siano morituri e con indeterminata data di scadenza.
Ma, anche in mezzo al rumore ci sono suoni per chi sa cercare ed ha la determinazione e la pazienza sufficienti per farlo.
Ed in queste righe che le mando ora, Don Luis, palpitano morti che sono vite.

I.- Il potere del Potere.
“La libertà di scelta ti permette di scegliere la salsa con
la quale sarai mangiato.”

Eduardo Galeano.
“Finestra sulle Dittature Invisibili” Ibid.
“Che ci governino, giudichino e se ne occupino le puttane,
visto che i loro figli hanno fallito”
dal blog laputarealidad.org

lunedì 12 dicembre 2011

Kurdistan - Visita alla città di Van dopo il terremoto

Lo scorso mercoledì 7 dicembre, una delegazione italiana formata da una trentina di persone formata da volontari, aderenti ad associazioni umanitarie ed a sindacati (Europa Levante, Progetto Diritti, Verso il Kurdistan, Cgil, Cobas), di cui facevo parte, ha visitato l’antica città curda di Van, in Turchia, colpita da un terribile terremoto il 23 ottobre ed il 9 novembre scorso.
Avevamo con noi del vestiario e delle coperte, assai preziosi per combattere il rigido inverno anatolico, e del denaro che avevamo raccolto in Italia. Abbiamo consegnato di persona il tutto al sindaco della città, eletto nelle fila del partito curdo BTP, Avv. Bakir Kaya, che ci ha informato sulla situazione e sulle difficilissime condizioni di vita degli abitanti di Van.
Ebbene, il terremoto, che ha fatto 640 vittime e decine di migliaia di feriti, ha distrutto molte abitazioni ed ha reso inagibili il 95% degli alloggi della città, costringendo la popolazione alla fuga verso altre destinazioni od alla vita nelle tende; di 400.000 abitanti, ca. 250.000, quelli che avevano maggiori disponibilità economiche, sono riusciti a lasciare la città, magari ospiti di parenti o di amici, altri 150.000, i più poveri, sono accampati nelle varie tendopoli presenti in città. E’ inutile dire che le attività economiche, le piccole industrie, l’artigianato, sono praticamente distrutti.
Le scuole sono chiuse, anche perchè almeno 65 maestri sono morti nel terremoto di ottobre e non si sa quando potranno riaprire, nonostante gli annunci dei ministri turchi, puntualmente disattesi. L’unico ospedale della città è inagibile.

Il sindaco ci ha riferito di una situazione paradossale creatasi con la Prefettura di Van, che per la legge turca gestisce l’emergenza del terremoto e la ripartizione degli aiuti che da tutto il mondo sono in un primo tempo arrivati (prima rifiutati, poi, lasciati marcire per molti giorni alle frontiere). Ebbene, nonostante le richieste dell’ Amministrazione comunale di Van, non v’è nessuna comunicazione o informazione della Prefettura sui piani di distribuzione degli aiuti, sul programma di ricostruzione, sulla situazione scolastica e sanitaria. Insomma, come se non esistesse.
Eppure, l’amministrazione comunale di Van, grazie all’aiuto delle altre municipalità curde ed ai pochi aiuti internazionali che direttamente gestisce è in grado di assicurare 30.000 pasti caldi al giorno e distribuirli in quindici tendopoli ove ha attrezzato delle lavanderie comuni e dei piccoli ospedali da campo. Noi stessi abbiamo visitato le grandi cucine ed una delle tendopoli, dove decine e decine di bambini, nonostante il freddo pungente, giocavano per strada accanto ad una tenda votata ad infermieria ove due medici e due infermieri, tutti volontari facenti parte di un sindacato di ispirazione socialista, lavoravano in difficili condizioni ambientali.
Siamo andati via con una sensazione di grande tristezza, amplificata dal fatto che i pochi aiuti finora arrivati rischiano di scemare, finito l’effetto del clamore massmediatico creatosi nei giorni successive al terremoto, come anche teme il sindaco Bakir Kaya.
Scrivo queste poche note per stimolaree chi voglia farlo ad aiutare questa magnifica città ed i suoi abitanti a superare questa terribile prova cui sono sottoposti. Servono medicine, medici, personale infermieristico, vestiario, coperte, denaro, e servono presto.

Roma, 9 dicembre 2011

Avv. Mario Antonio Angelelli (Associazione Progetto Diritti)

Kurdistan - Dalla delegazione italiana al processo di Diarbakyr

Incontro con gli avvocati  di Abdullah Ocalan 9 novembre - Istanbul

Siamo alla fine del viaggio in Kurdistan, oggi a Istanbul, abbiamo incontrato due degli avvocati della difesa di Ocalan, quelli rimasti dopo gli arresti degli altri 42 colleghi avvenuti il 22 novembre 2011; gli avv.ti Mazlum Dinc e Mahmut Tasci riferiscono che non sanno per quanto tempo saranno ancora liberi.
I 42 avvocati sono stati  prelevati in varie città della Turchia ed erano tutti impegnati nella difesa di Abdullah Ocalan nei processi pendenti presso la Corte Europea dei diritti dell'Uomo, per violazione dei diritti umani e di difesa del Leader del Movimento Kurdo, detenuto fin dal 1999, in isolamento, nell'isola di Imrali. Tutti gli arrestati erano stati a Imrali.
Nel maggio 2006 il Governo Turco ha chiesto al collegio di difesa di Ocalan di inviare un avvocato  da Ocalan per prendere informazioni e riferire ed ora lo stesso è accusato di questo.

Durante l'interrogatorio, avanti il Procuratore della Repubblica gli avvocati arrestati hanno preteso di parlare nella propria lingua, il kurdo, così  come previsto dalla Costituzione, ma questo diritto è stato loro negato. Attualmente ne sono rimasti in carcere 34, poiché il Giudice istruttore, intervenuto successivamente, ha deciso di farne uscire 8 a causa delle loro precarie condizioni di salute, mentre 2 di loro sono usciti perché genitori,  entrambi avvocati, di una bimba piccola rimasta sola.

Gli avvocati difensori dei loro colleghi, per protesta contro il divieto di parlare in kurdo, non si erano presentati davanti al G.I. e questi aveva fatto presenziare avvocati di ufficio al loro posto.
Ora gli avvocati in carcere, difensori di Ocalan, sono 34, oltre agli altri avvocati che sono incriminati nel processo KCK, di cui abbiamo detto nel primo report.
Il Procuratore ha fatto opposizione, per cui alcuni sono rientrati in carcere.

E' certo che non si è mai visto un arresto contemporaneo e l'incriminazione di tanti avvocati, tutti insieme e accusati di reati di collaborazione con i propri clienti, solo a causa del loro impegno professionale.
A tale proposito ricordiamo che durante l'incontro, l'Avvocata Simonetta Crisci, membro delegato dell'Associazione Avvocati Europei Democratici, nonché militante nell’Associazione Giuristi Democratici in Italia, ha consegnato una lettera agli avvocati di Ocalan, a firma dell’Associazione  Europea degli avvocati Democratici (AED) e dell’Associazione Europea degli Avvocati per la democrazia e la difesa dei diritti Umani nel mondo (EDL), inviata il 25 novembre al premier turco Erdogan, al Presidente della Repubblica Gul e a tutti i membri del Governo, lettera  con la quale, esprimendo la protesta e la condanna per gli arresti del 22 novembre, si chiede l’immediata liberazione degli avvocati privati della libertà e la loro immediata scarcerazione al fine di ristabilire la legalità permettendo loro di esercitare il loro dovere/diritto di difesa senza ostacoli e minacce, come previsto da Convenzioni internazionali firmate anche dalla Turchia.

venerdì 9 dicembre 2011

Messico - SCI Marcos. UNA MUERTE… O UNA VIDA

SCI Marcos. UNA MUERTE… O UNA VIDA (Carta cuarta a Don Luis Villoro en el intercambio sobre Ética y Política)

 
Octubre-Noviembre del 2011.


Quien nombra llama. Y alguien acude, sin cita previa, sin
explicaciones, al lugar donde su nombre, dicho o pensado, lo está
llamando.
Cuando eso ocurre, uno tiene el derecho de creer que nadie se va del
todo mientras no muera la palabra que llamando, llameando, lo
trae.”

Eduardo Galeano.
“Ventana sobre la Memoria”, en Las Palabras Andantes. Ed. Siglo XXI.

Para: Luis Villoro Toranzo.
De: Subcomandante Insurgente Marcos.

Don Luis:
Salud y saludos.

Antes que nada, felicitaciones por su cumpleaños el 3 de noviembre. Esperamos que con estas letras reciba también el abrazo cariñoso que, aún a la distancia, le damos.

Pues seguimos con este intercambio de ideas y reflexiones. Acaso ahora más solitarios por el barullo mediático que se levanta en torno a la definición de los nombres de los 3 bribones que habrán de disputarse el regir sobre los ensangrentados suelos de México.

Con el mismo frenesí con el que expiden sus facturas por “gastos de promoción de imagen”, los medios de comunicación se alinean a uno y otro lado. Todos coinciden en que las torpezas que exhiben con impudicia los respectivos aspirantes, sólo se pueden tapar haciendo más ruido sobre las del contrincante.

La época del furor navideño de compras ahora coincide con la venta de propuestas electorales. Claro, como la mayoría de los artículos que se expenden en esta época del año, sin garantía alguna y sin la posibilidad de devolución.

Después del sepelio de su ahora ex-secretario de gobernación, Felipe Calderón Hinojosa corrió gozoso al “buen fin” para demostrar que lo que importa es consumir, no importa que los secretarios de Estado sean perecederos y con una fecha de caducidad imprevista.

Pero aún en medio del ruido hay sonidos que laten para quien sabe buscar y tiene los arrestos y la paciencia suficientes para hacerlo.

Y en estas líneas que ahora le mando, Don Luis, palpitan muertes que son vidas.

I.- El poder del Poder.
“La libertad de elección te permite elegir la salsa con
la que serás comido.”

Eduardo Galeano.
“Ventana sobre las Dictaduras Invisibles” Ibid.

“Qué nos gobiernen, juzguen y cuiden las putas,
ya que sus hijos nos han fallado”

Tomado del blog laputarealidad.org

Kurdistan - Dalla delegazione italiana al processo di Diarbakyr

Udienza del 6.12. 2011

Alla 28^ udienza del processo che si tiene al Tribunale Penale di Diarbakyr sono presenti solamente  sei imputati.
Alla 19^ udienza  la Corte ha deciso di non far partecipare i 151 imputati, ma solamente sei per volta.
L’odierna udienza  inizia con la comunicazione della Corte di voler spostare il processo in altra città per motivi di sicurezza. Gli avvoati si sono opposti sottolineando: che gli imputati sono da 32 mesi  detenuti, che in 28 udienze  non sono stati sentiti, che alla 19^ udienza, senza giusta motivazione, è stata disposta la comparizione solamente di sei imputati per volta. Tutto ciò è una grave violazione dei diritti umani.
La motivazione addotta di non voler far stancare gli imputati è risibile, loro hanno diritto di essere presenti in aula, hanno diritto di parlare la loro lingua, per 27 udienze la Corte ripete le stesse motivazioni come un clichè.
La modalita stessa in cui si svolge il processo  è già una punizione per gli imputati, la Corte ha  denunciato 100 avvocati ed il Baro di Diarbakyr. 
L’avvocato presidente del Baro di Diarbakyr esordisce: “Siamo qui per svolgere la nostra difesa o solamente  per  formalità? Così si viola non solo la legge ma anche  il ruolo degli avvocati, ruolo riconosciuto dall’ONU, dobbiamo quì difendere anche i principi del processo, ogni imputato ha diritto di scegliere il proprio avvocato, voi avete violato anche questo principio denunciando 150 avvocati ed imponendo ali imputati avvocati da voi scelti. Gli avvocati difendono i diritti  umani,  vogliamo fare il processo liberamente, abbiamo diritto di incontrare i nostri assistiti, questo processo è anche contro i principi forensi e deve svolgersi regolarmente. ”La difesa si oppone allo spostamento del processo in altra sede insistendo sulla mancanza dei motivi di sicurezza, la responsabilità della lunghezza del processo non è  da addebitarsi agli avvocati e agli imputati: essi non temono di andare in altro tribunale ma la cosa e’ palesemente illogica.

Messico - Previsioni per il 2012

Los de Abajo
Previsioni per il 2012
Gloria Muñoz Ramírez
Un esempio di cosa potrebbe succedere nel 2012 è accaduto domenica scorsa nella comunità purépecha di Cherán, durante le elezioni per governatore, sindaci e deputati locali dello stato di Michoacán. L’intera comunità ha deciso in assemblea di non partecipare al voto, perché, hanno detto in un comunicato, ci siamo resi conto che i partiti politici non fanno altro che creare divisioni nella società e dare briciole a simpatizzanti e militanti; e che questi riempiono le loro tasche per recuperare molto più del denaro spese nelle campagne elettorali, perché molte volte superano il limite autorizzato dagli organismi elettorali.
Dal 15 aprile scorso Cherán rappresenta una delle resistenze più emblematiche contro il crimine organizzato e, soprattutto, contro le istituzioni dei tre livelli di governo che, per omissione o coinvolgimento, hanno agito in complicità con la delinquenza che opera impunemente in questa regione della meseta purépecha. Non è poco quello che hanno ottenuto in questa comunità in questi sette mesi, perché anche se i governi statale e federale non hanno risposto alla loro richiesta di garantire la sicurezza della popolazione ed impedire il disboscamento clandestino dei suoi boschi, le ed i comuneros lavorano alla ricostituzione dell’organizzazione comunitaria, affrontando di giorno in giorno la sfide di decidere il proprio destino.
Mentre i tre principali partiti: PAN, PRI e PRD litigano per il risultato elettorale che ha relegato all’ultimo posto il PRD, che dal 2001 era al governo da uno dei suoi principali bastioni, la comunità di Cherán si è trincerata nel suo territorio e non ha permesso l’ingresso della macchina elettorale perché, ha denunciato “i partiti politici corrotti lavorano solo a beneficio dei ricchi, mentre a noi, i poveri, ci porta… la crisi”.
Bisogna dire che il Tribunale Elettorale Giudiziario della Federazione aveva dato parere favorevole a che la popolazione eleggesse il suo sindaco col metodo dei suoi usi e costumi; ma la scelta di deputati e governatore doveva passare per la via elettorale. Questo è stato respinto dall’assemblea che ha deciso, al posto delle elezioni, di rafforzare la sicurezza della comunità e continuare la procedura di elezione delle sue autorità secondo le proprie regole.
Al terminare della giornata, accompagnata da una brigata dell’Altra Campagna e dai mezzi di comunicazione alternativi che hanno realizzato una copertura eccezionale, i comuneros di Cherán hanno dichiarato che non abbasseranno la guardia né si daranno per vinti, perché “crediamo che la nostra lotta è giusta e soprattutto necessaria, perché non potevamo continuare a vivere con la paura”.

traduzione (Traduzione “Maribel” – Bergamo)