giovedì 29 marzo 2012

Palestina - Marcia su Gerusalemme: la vigilia


Un milione di persone nel mondo parteciperanno alle manifestazioni per ricordare le vittime palestinesi della repressione israeliana per il 36° anniversario della “Giornata delle Terra”. Le proteste principali in Cisgiordania: Israele si mantiene in massima allerta.


 “Per la prima volta il popolo palestinese non sarà solo in occasione della celebrazione della Giornata della Terra. Quest’anno c’è stata una trasformazione qualitativa del livello di solidarietà ed un’internazionalizzazione dell’evento con il sostegno di oltre 60 paesi del mondo”. A meno di 24 ore dall’inizio delle manifestazioni e delle proteste organizzate in occasione del 30 marzo, Adnan Ramadan, direttore esecutivo dell’OPGAI (Occupied Palestinian and Golan Hights Advocacy Initiative) è speranzoso – da mesi associazioni palestinesi ed internazionali stanno preparando la Marcia Globale su Gerusalemme. Ed ora, finalmente, tutto è pronto, le attività possono cominciare”.
Gli eventi avranno inizio domani, verso mezzogiorno. In totale gli organizzatori prevedono un milione di persone per le strade. Nelle piazze delle principali città del mondo ci saranno manifestazioni e proteste davanti alle ambasciate israeliane, mentre in Medio Oriente quattro diverse marce, dalla Giordania, dall’Egitto, dalla Siria e dal Libano, si dirigeranno contemporaneamente verso i confini israeliani. In Israele, i palestinesi del ‘48 saranno gli unici ai quali sarà permesso raggiungere la Città Santa. In Cisgiordania centinaia le attività previste. “Nell’area di Betlemme l’evento principale è una manifestazione davanti al posto di blocco che separa Gerusalemme da Betlemme (il check-point 300)” ha spiegato Ramadan– ma ci sono moltissime altre piccole iniziative: ad esempio nei villaggi di al-Khader e di al-Walaje attivisti palestinesi ed internazionali pianteranno alberi di olivo su terre a rischio di confisca come segno di lotta e di resistenza”. Un’altra grande manifestazione è prevista presso il check-point di Qalandya.

Spagna - Sciopero M29 - La cronaca


Sciopero SpagnaDai primi dati si parla di un'adesione  del 77% di lavoratori allo sciopero generale oggi in Spagna.
I settori dell'industria e dei trasporti sono bloccati  contro la riforma del mercato del lavoro.
E' l'ottavo sciopero nel paese ed il primo del Governo Rajoy. Le fabbriche sono chiuse e nei trasporti sono garantiti solo i servizi essenziali. Stanno scioperando anche lavoratori del commercio. In alcuni posti, come Pamplona ci sono stati picchetti davanti a negozi della catena  Corte Inglés.  Anche a Barcellona ci sono state tensioni sempre davanti al negozio della stessa catena in plaza de Catalunya.
Una giornata di sciopero generale che vede scendere in mobilitazione oltre ai sindacati molte realtà sociali, "indignados", studenti e precari.
Lo sciopero è partito dalla mezzanotte con picchetti ed iniziative molto partecipate per bloccare l'intero paese. Ci sono state iniziative  fuori dai mercati all'ingrosso di Madrid e altre città, e azioni presso alcune emittenti televisive.
La convocazione dello sciopero è chiaramente contro una riforma che rende più semplici e meno costosi i licenziamenti e permette alle aziende di tagliare unilateralmente i salari.

mercoledì 28 marzo 2012

Palestina - Marwan Barghouti: Lotta popolare unica soluzione

Il leader di Fatah dal carcere invia un messaggio ai palestinesi in occasione del decimo anniversario del suo arresto per affermare l’«inutilità» del negoziato con il governo Netanyahu e l’urgenza di mobilitare la popolazione.

Dal carcere israeliano dove è rinchiuso, torna a far sentire la sua voce Marwan Barghouti, il popolare leader della seconda Intifada palestinese, condannnato nel 2002 a vari ergastoli dai tribunali di Israele. Barghouti, il più carismatico dirigente del movimento Fatah, in un messaggio letto in pubblico due giorni fa a Ramallah, in occasione del decimo anniversario della sua cattura, afferma la necessità per i palestinesi di lanciare «una resistenza popolare su ampia scala» contro la occupazione, nonchè di mettere fine «ad ogni forma di cooperazione di sicurezza o economica con Israele» (il presidente Abu Mazen lo ascolterà?). Barghouti aggiunge che è giunto il momento «di cessare di vendere la illusione che esista la possibilità di mettere fine alla occupazione e di raggiungere la costituzione di uno Stato indipendente mediante negoziati… Questa visione è fallita miseramente».
L’appello di Barghuti a riprendere la lotta popolare giunge mentre continua la preparazione della «marcia per Gerusalemme», fissata per il prossimo venerdì, 30 marzo, quando migliaia di persone si avvieranno dalla Galilea e dalla Cisgiordania verso la città santa per rimarcare i diritti dei palestinesi. I manifestanti ricorderanno anche le vittime della repressione israeliana in occasione del «Giorno della terra», il 30 marzo del 1976. Iniziative di sostegno sono previste anche in Libano ed Egitto.

tratto da Nena News

Spagna - 29M Sciopero generale

Dopo il Portogallo, la Spagna si ferma per un giorno: lo sciopero generale diventa espressione della protesta sociale

La settimana scorsa si è fermato il Portogallo con uno sciopero generale che ha coinvolto non solo i lavoratori  domani tocca alla Spagna. Negli scioperi generali la possibilità di esprimere una protesta sociale ampia contro le misure di attacco ai diritti che vengono prese in nome della crisi. Un dibattito che ci riguarda anche in Italia.
Lo sciopero è stato convocato il 10 marzo dai segretari generali dei sindacati CC OO y UGT. La rapida convocazione dello sciopero nasce dalla volontà di farlo coincidere con il dibattito parlamentare intorno alla Riforma del mercato del lavoro che abbassa il costo dei licenziamenti, permette alle imprese di ridurre i salari in forma unilaterale e cambia la negoziazione collettiva.
In un intervista oggi El Pais i leader sindacali Fernandez Toxo e Candid spiegano i motivi dello sciopero dicendo che nella riforma c'è una volontà molto chiara di abbassare i salari, di favorire le imprese insieme ai tagli sociali creando uno scenario di regressione sociale. L' assenza di riunione di negozazione con il governo Rajoy – secondo i sindacalisti – dimostra la volontà di gettare via tre decenni di dialogo sociale nel paese.

Kurdistan - Curdi arrestati dalla procura di Venezia: anche l’Italia getta fango sul popolo curdo

Comunicato Stampa
E’ con preoccupazione e sconcerto che apprendiamo dell’operazione ordinata dalla procura di Venezia che ha portato a cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti cittadini curdi di cittadinanza turca residenti in Italia con l’accusa di estorsione e di lesioni aggravate dalla finalità di terrorismo. Il comunicato, presente sul sito della Questura di Venezia, parla di un episodio di violenza contro un gestore di kebab, che si sarebbe rifiutato di pagare una “tassa rivoluzionaria” per finanziare la lotta curda in Turchia.

Di nuovo spuntano teoremi e accuse di terrorismo contro un popolo che deve fronteggiare quotidianamente la negazione dei propri diritti e la repressione di ogni espressione pacifica e politica volta alla ricerca di una soluzione negoziata della questione. Uomini e donne che scappano dalla propria terra, chiedono ed ottengono asilo politico in Italia e in Europa perché a rischio nel proprio paese, come abbiamo potuto osservare e testimoniare ancora una volta in occasione dell’ultimo Newroz (il capodanno curdo) la scorsa settimana, vietato dalle autorità turche e represso con violenza spropositata, che ha portato all’uccisione di un giovane politico del BDP a Istanbul, centinaia di feriti e circa 670 arresti.
Tutte le accuse si fonderebbero su intercettazioni telefoniche; il comunicato ufficiale non parla di rinvenimento di denaro né di armi, e lega l’operazione odierna a un’operazione effettuata nel 2010, quando sarebbe stata sgominata un’attività di “indottrinamento” di giovani destinati alla lotta armata, operazione che ha dato luogo finora – da quanto ci è dato sapere – al rinvenimento di libri, video e non certo di armi. Queste operazioni – pubblicizzate con enfasi dalle autorità e riportate in maniera acritica dai mezzi di comunicazione - sembrano campagne pubblicitarie per poter rinsaldare i legami economici fra Italia e Turchia.
Non accettiamo che a fare le spese di queste politiche siano i rifugiati politici curdi.
Ribadiamo la nostra solidarietà con il popolo curdo.

Rete italiana di solidarietà con il popolo curdo, Associazione Senzaconfine, Rete Antirazzista Catanese, Un Ponte per..., Comitato di Solidarietà con il popolo del Kurdistan - SARDEGNA, A.S.C.E. - Associazione Sarda Contro l'Emarginazione, Associazione Azad, Associazione Verso il Kurdistan - Alessandria
Info e contatti: 3498327322; ass.senzaconfine@gmail.com

lunedì 26 marzo 2012

Afghanistan - La Kabul di oggi è un film dell'orrore

Non avrei mai pensato di trovare un luogo più tremendo della «Green zone» di Baghdad, mi sbagliavo. A Kabul la zona delle ambasciate è diventata un luogo infernale.
Girando tra i vari corridoi creati con i lastroni di cemento che la globalizzazione ha reso familiari in tutti i luoghi di conflitto, sembra di essere sullo scenario di un film dell'orrore. Dove gli unici segni riconoscibili sono le targhe delle ambasciate. Alcune sono appena state costruite, come quella indiana, tutta laminato (almeno appare tale da lontano) grigio argentato con cupole di vetro, che molti ritengono non dureranno a lungo (nel senso che potrebbe essere il facile obiettivo di un attentato).Del resto questa bunkerizzazione non garantisce la sicurezza, spesso ci sono scontri nelle zone limitrofe. Una zona militare con muraglioni coperti di rotoli di filo laminato si estende su due lati di una delle strade che attraversano la zona. Le macchine non possono entrare e quelle che lo possono fare devono continuamente superare sbarre controllate da militari.

Canada - La primavera degli studenti

Più di 200.000 studenti manifestano con gli aumenti delle tasse dell'istruzione

Migliaia di studenti sono scesi in piazza nella provincia canadese del Quebec in questa settimana. Lo sciopero, il più grande da tempo, è nato dal rifiuto dell'incremento delle tasse di iscrizione universitarie.
Secondo il piano del Governo l'iscrizione dovrebbe aumentare del 75% nei prossimi cinque anni.
La manifestazione più grande è stata a Montreal dove sono scesi in strada 200.000 studenti, arrivati da diverse parti del paese. Tra gli slogans « Ce n’est qu’un début, continuons le combat ! ».
Per quattro ore il corteo ha sfilato riempiendo le strade del centro e si è concluso con un comizio dei rappresentanti dei indacati e collettivi studenteschi.

giovedì 22 marzo 2012

Palestina - Diritto all'acqua

Nella giornata mondiale dell'acqua raduno a Gerusalemme contro la distruzione di cisterne. Ma la crisi idrica nei Territori Occupati va ben oltre. Un palestinese dispone di 1/4 dell'acqua di un israeliano e il fabbisogno cresce.

di Ika Dano
Oggi, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, mentre in tutto il mondo si ribadisce che l’acqua è un diritto umano e un bene comune, una cinquantina di manifestanti si è riunita a Gerusalemme per protestare contro la demolizione delle taniche d’acqua nella zona C, 60% dei Territori Occupati, sotto completo controllo israeliano. La manifestazione è stata indetta da una coalizione di organizzazioni della società civile palestinese e israeliana. Inizialmente doveva tenersi davanti alla Corte di Giustizia israeliana ma alla fine è stata però confinata nella piazza di Agranat. Non si sono verificate, quindi, le previste tensioni con i coloni dell’avamposto di Migron, appena risparmiato dal governo israeliano che, nonostante lo consideri illegale, gli ha fornito servizi pubblici e ne ha congelato all`inizio di marzo l’ordine di demolizione.

Colombia - Continuano le proteste popolari contro il megaprogetto di El Quimbo

 
Dall’inizio del mese di marzo, nel dipartimento del Huila (sudovest della Colombia), si sono andate intensificando le mobilitazioni popolari per salvaguardare il fiume Magdalena -principale arteria fluviale del paese andino e patrimonio di tutto il popolo- e bloccare i lavori di costruzione del megaprogetto di El Quimbo, un impianto idroelettrico la cui gestione e realizzazione è nelle mani della multinazionale EMGESA (tra i cui azionisti figurano le italiane ENEL ed Impregilo), il cui consiglio di amministrazione è presieduto da José Antonio Vargas Lleras, fratello del ministro degli Interni del governo Santos.
Nel 2008 il governo dell’ex-narcopresidente Uribe, attraverso il Ministero delle Miniere e dell’Energia, svendendo la sovranità nazionale dette in appalto il progetto alla suddetta multinazionale. La politica neoliberista di saccheggio, spoliazione, repressione e dominazione dei popoli imposta da Uribe con la violenza terrorista del paramilitarismo, le cui azioni sono propedeutiche all’avanzata del gran capitale, è con evidenza consolidata dal governo Santos che, nonostante una mobilitazione generalizzata sostenuta dalla solidarietà internazionale, persegue il consolidamento del progetto, subordinando i diritti di un popolo, la salvaguardia dell’ambiente e le risorse del paese ai rapaci investimenti stranieri, e causa sfollamenti forzati, distruzione e miseria, favorendo il neocolonialismo nordamericano ed europeo. Contadini, pescatori, studenti e popolazioni indigene portano avanti la resistenza in modo unitario, nonostante la pertinace repressione del regime che mette per l’ennesima volta a nudo la vera essenza violenta e proimperialista del governo Santos.

Tratto da "Clamori dalla Colombia"

mercoledì 21 marzo 2012

Kurtistan - Felice Capodanno! Libertà!

Newroz Piroz Be!
Azadiya!
(*)


di Nicoletta Bernardi

Il 21 Marzo, è il Capodanno (”Newroz“, “Nauruz” a seconda delle trascrizioni) Curdo.
Si celebra accendendo fuochi rituali, nei giorni intorno al 21 Marzo, giorno dell’apoteosi dei festeggiamenti.

La religione zoroastriana conservò il rito del fuoco come simbolo di giustizia e della lotta contro le forze del male”.
Nella parte più orientale della Turchia, l’Anatolia del Sud-Est, questa festa ha assunto, negli ultimi decenni, anche aspetti politici, fondati sulle richieste di democrazia, autonomia e giustizia nei confronti della corposa minoranza curda (circa quindici milioni di persone) del Kurdistan turco e contro le feroci ed ininterrotte repressioni che il Governo turco riserva a quella parte della sua popolazione che non ha nemmeno il diritto di esprimersi nella propria lingua.
“Il capodanno curdo, il Nauruz che cade il 21 marzo, è diventato un simbolo nazionale di tutti i curdi, ma resta sempre molto forte il legame dato dallo Stato di appartenza. Per esempio il Nauruz viene politicizzato per i sostenitori del Pkk [Partito dei Lavoratori del Kurdistan, NdA]…”.
“Il Pkk, inizia ufficialmente la guerriglia il 15 agosto 1984, quando un gruppo di guerriglieri si infiltra nel Kurdistan turco e si diffonde nella maggior parte delle diciotto province curde, dove [dalla Turchia, NdA] viene applicata la legge marziale.
La situazione è considerata talmente pericolosa per la stabilità del Paese che la ‘Gladio’ turca [articolo sul Corriere: “Processo alla Gladio turca «Una vendetta di Erdogan»“; inchiesta di RaiNews24: “La Gladio turca“] impegna una unità speciale nelle operazioni anticurde a partire dal 1984″.

Cosa chiede il Pkk al Governo turco?
Pace in cambio di diritti.

(*) Felice Capodanno!
Libertà!

martedì 20 marzo 2012

Verso il Summit dei popoli a Rio + 20

Il documento della Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale.

Dall’Italia, passando per la Grecia e per la crisi europea e mondiale: l’urgenza del cambiamento.
Superare la crisi? Con un altro modello di sviluppo si può!



Per aderire manda una mail a:
adesionirigasrio20@gmail.com
www.reteambientalesociale.org
A questo link il Documento della R.I.G.A.S. verso Rio+20


La Via Campesina - Dichiarazione sull'Acqua - Marsiglia 17 Marzo 2012

Traduzione di Antonio Lupo

In difesa della Sovranità Alimentare: Stop all'Accaparramento di Acqua !
Noi, come organizzazioni di agricoltori provenienti da paesi di tutto il mondo, membre di La Via Campesina, abbiamo partecipato dal 12 al 17 Marzo 2012 al Forum Mondiale Alternativo dell'Acqua a Marsiglia, in Francia.
Tra le altre, le testimonianze dei delegati della Turchia, Brasile, Bangladesh, Madagascar, Portogallo, Italia, Francia e Messico hanno mostrato la sofferenza dei “colpiti “, in particolare riguardo alle questioni della costruzione di dighe, miniere, scarsità d'acqua e inquinamento generale dell'acqua.
Tutti questi agricoltori e le persone in lotta si sono incontrate in occasione del Forum alternativo mondiale dell'acqua (FAME).
Noi siamo contro la privatizzazione e la mercificazione dell'acqua, nonché di qualsiasi altro bene in comune (terra, sementi, conoscenza, ecc.)
E noi siamo contro le grandi dighe e centrali elettriche che non tengono in considerazione i bisogni e le opinioni delle comunità locali.
Inoltre ci opponiamo al modello agricolo industriale che è promosso da istituzioni finanziarie internazionali (Banca Mondiale, FMI), OMC, Consiglio Mondiale dell'Acqua, le multinazionali e la maggior parte dei governi nazionali .
L'acqua è un Bene Comune per il beneficio di tutti gli esseri viventi e deve stare sotto una gestione pubblica, democratico, locale e sostenibile, come molti agricoltori e esperienze comunitarie locali hanno già dimostrato.
Chiediamo che il diritto  “ del ”  e “ al ”  l'acqua sia rispettato all'interno della prospettiva dei principi di sovranità alimentare. Il diritto  “ di ” acqua è il rispetto costante del ciclo dell'acqua nella sua integrità.
Il diritto dell'acqua è una condizione preliminare per il diritto all'acqua.
Il Processo di Land Grabbing è intimamente legata all'Acqua Grabbing.
Il Land grabbing ha cambiato il flusso di acque superficiali e sotterranee, e ha portato alla monopolizzazione delle forniture di acqua.
Da migliaia di anni esistono conoscenze locali e tradizionali sui sistemi idrici che proteggono e considerano l'intero ecosistema .
Noi crediamo che le politiche pubbliche e le leggi sull'acqua debbano riconoscere e rispettare queste conoscenze.
Noi difendiamo le pratiche agro-ecologiche e dell'agricoltura contadina di piccola scala, che ha messo in pratica la sovranità alimentare, e contribuisce alla conservazione e all'uso sostenibile dell' acqua.
Il modello industriale di produzione, come l'agricoltura industriale, avvelenano la nostra acqua
e la nostra salute.
Noi sosteniamo la pratica agroecologica dell'agricoltura familiare che ha messo in pratica la sovranità alimentare e contribuisce alla preservazione del ciclo dell'acqua e a una gestione sostenibile delle risorse idriche, adeguando la produzione agricola alla disponibilità d'acqua.
In difesa della Sovranità Alimentare: Stop all'Accaparramento di Acqua!

domenica 18 marzo 2012

Messico - Ecokiller a Oaxaca, ucciso un attivista

di Francesca Caprini

Nella città francese il terzo giorno del Fame è funestato dalla notizia dell'omicidio di un uomo che difendeva la sua piccola comunità dallo sfruttamento del sottosuolo.
Il giovane stava lavorando a un dossier da consegnare al Tribunale dei popoli Un commando armato assassina Bernardo Vazquez, ingegnere trentenne che si batteva contro le estrazioni minerarie e per il diritto collettivo all'acqua nello stato messicano. Gli ecologisti a Marsiglia diffondono la notizia e raccontano la sua battaglia contro una multinazionale canadese
Nel pieno dei lavori del Fame, il sesto Forum alternativo mondiale dell'acqua che a Marsiglia è arrivato al suo terzo giorno, l'assassinio del messicano Bernardo Vásquez Sánchez arriva come una bomba: i suoi compagni della Coordinadora de Pueblos Unidos del Valle di Ocotlán e dell'Asamblea Nacional de Afectados Ambientales - una piattaforma di oltre un centinaio di vertenze comunitarie contro i megaprogetti in Messico - non si capacitano della morte di questo giovane attivista di Oaxaca, da anni impegnato nella difesa della sua piccola comunità contadina, 3000 persone a San Josè del Progreso. Questo piccolo paese nel Valle Central da tre anni è sotto scacco per le devastazioni ambientali e sociali causate dalle attività estrattive dell'industria mineraria canadese Fortuna Silver Minds, che in Messico opera sotto il nome di Minera Cuzcatlan: la multinazionale, proprietaria di una famiglia peruviana, ha trovato in quella zona oro in grandi quantità. È entrata nel territorio senza chiedere permesso agli abitanti e senza la cosiddetta "consulta previa" , il meccanismo previsto dalla legge che dovrebbe permettere alle comunità locali di essere parte in causa dei processi invasivi dei propri territori.
Anche se in Messico, così come ci racconta Octavio Rosas Landa, la Ley Ambiental del Equilibrio Ecologico è praticamente una presa in giro: «Non può essere richiesta dalle comunità locali ma dev'essere proposta dalle autorità. Le comunità sono chiamate solo per essere informate dei vantaggi che i megaprogetti porteranno loro. Contando che le leggi ambientali prevedono concessioni con estrema facilità, e se le industrie straniere incontrano acqua nelle perforazioni, se la possono tenere. Gratis».
Non c'è due senza tre.

Francia - I "métallos" di ArcelorMittal respinti da Sarkozy

di Marina Nebbiolo
I 'métallos' della fabbrica ArcelorMittal di Florange, Mosella, sono mobilitati dallo scorso 20 febbraio per riavviare gli altoforni per la lavorazione dell'acciaio.
Lunedi 12 in assemblea congiunta intersindacale (CFDT-CGT-FO) avevano promesso iniziative a sorpresa. Blocchi e poi appuntamento nella capitale e avvicinarsi alla scadenza nazionale del 22 marzo organizzata in loco dalla CGT per discutere dello stato dell'"Industria e della siderurgia in Francia".
Molti amministratori locali, e numerosi artisti stanno sostenendo la mobilitazione degli operai di Florange tra cui 500 sono in cassa integrazione da luglio.
La scorsa settimana, i metalmeccanici avevano bloccato le strade di accesso al sito della fabbrica, in particolare i punti da dove partono i 300 camion e la ventina di treni merci per il trasporto delle bobine di acciaio, circa 10-12 mila tonnellate al giorno destinate all'industria automobilistica. La riunione prevista tra sindacati e direzione  decisa "sotto la tutela " del governo non aveva avuto un esito positivo e così  da lunedi blocco totale, nessuno entra o esce dalla fabbrica, pareti di pneumatici incendiati e amplificatori al massimo con "Antisocial", la canzone dei Trust.

mercoledì 14 marzo 2012

Lettera aperta sulla crisi dell’Europa

A: il Parlamento Europeo, la Commissione Europea, il Consiglio d’Europa, il Presidente della Banca Centrale Europea, il Governo e il Parlamento della Repubblica Italiana, i rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea, i rappresentanti delle forze politiche e sociali e per opportuna conoscenza: il Presidente della Repubblica Italiana
Nel quinto anno della crisi globale più grave da quella del 1929, una drammatica prospettiva di recessione incombe sull’Europa mettendone a rischio non solo l’Euro ma anche il modello sociale e l’ideale della “piena e buona occupazione”, pur sancito in tutte le strategie europee, a partire dall’Agenda di Lisbona. È proprio nel Vecchio Continente infatti che si stanno ostinatamente portando avanti politiche economiche fortemente depressive che minacciano un aumento della disoccupazione, specialmente giovanile e femminile. Non a caso il FMI afferma che, anche a causa di ciò, il mondo corre il rischio di una nuova “grande depressione” stile anni ’30.
Eppure, si è scelta la linea dell’austerità, del rigore di bilancio – a cominciare dal Patto di Stabilità e Crescita, passando per il Patto Euro Plus, per arrivare all’attuale “Fiscal Compact” – con l’idea di contrarre il perimetro statale continuando a sperare che i privati aumentino investimenti e consumi, sulla base della fiducia indotta dalle immissioni di liquidità nel circuito bancario, a sua volta “sollecitato” ad acquistare titoli di stato europei. Si è, dunque, deliberatamente optato per la non-correzione delle distorsioni strutturali di un modello di sviluppo economico basato sui consumi individuali, sull’ipertrofia della finanza, sul sovrautilizzo delle risorse naturali e sull’indebitamento, in contraddizione con il modello sociale europeo. Si è nuovamente scelta una politica monetarista e liberista. Si è pensato di contrarre i deficit pubblici – e con essi spesa e investimenti pubblici – per ridurre il ricorso all’indebitamento, nel tentativo di arginare gli attacchi speculativi sui debiti sovrani, sperando così di salvare l’Euro e i precari equilibri economici tra gli Stati Membri. Ma non sta funzionando, perché non può funzionare.

martedì 13 marzo 2012

Verso Rio + 20

La nuova "rivoluzione verde" di Bill Gates

di Antonio Onorati
L'agricoltura contadina non è "datata" né inefficiente, ma la Fondazione Gates propone ai contadini di "modernizzarsi", indebitandosi e perdendo sovranità.
Bill Gates non si è accorto che sono passati 60 anni dalla prima rivoluzione verde. E non ha letto, neanche su internet, le migliaia di pagine di critiche a quel modello d’agricoltura. Peccato perché rischia di gettare al vento quei 200 milioni di dollari che ha promesso alle Nazioni Unite. Insiste ancora che la fame sia il risultato di un tecnological-divide e non di errate politiche pubbliche che, favorendo il dominio di un sistema agricolo globale a carattere minerario – che toglie alle risorse naturali che sono alla base dell’agricoltura più di quanto ne restituisce - hanno permesso un’elevata produzione di valore nelle catene dei sistemi alimentare, valore che finisce in un numero di mani sempre più ristretto. Siano mani che controllano le multinazionali, i fondi di investimento speculativi, la rendita fondiaria, le elite locali nei paesi poveri, i laboratori dell’ingegneria genetica.
Malgrado lo sforzo poderoso fatto dai governi dominanti, dalle Nazioni Unite (spesso), dalla cooperazione internazionale, 1,3 miliardi di piccoli produttori di cibo, o se volete oltre 500 milioni di piccole aziende in questi 60 anni ancora “non sono stati raggiunti, per fortuna, dal quel trasferimento tecnologico figlio del modello industriale di agricoltura che si è imposto proprio grazie alla fame, come dice anche il presidente Monti, intervenuto alla riunione del Consiglio governativo del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), sostenendo che «stiamo mettendo una pressione insostenibile sulle risorse naturali mentre continua ad esistere il problema della fame: un mondo così è ingiusto e di conseguenza anche instabile».

L'Europa dei cittadini

Più democrazia, meno mercati finanziari

di Jurgen Habermas
Nel processo dell'integrazione europea vanno distinti due piani. L'integrazione degli stati affronta il problema di come ripartire competenze tra l'Unione da un lato e gli stati membri dall'altra. Questa integrazione riguarda dunque l'ampliamento di potere delle istituzioni europee. Invece l'integrazione dei cittadini riguarda la qualità democratica di questo crescente potere, ossia la misura in cui i cittadini possono partecipare a decidere i problemi dell'Europa. Per la prima volta dall'istituzione del Parlamento europeo, il cosidetto «fiscal compact» che si sta varando in queste settimane (per una parte dell'Unione) serve a far crescere l'integrazione statale senza una corrispondente crescita dell'integrazione civica dei cittadini. (...)
La tesi che vorrei difendere in questa sede è presto detta. Solo una discussione democratica che affronti atrecentosessanta gradi il futuro comune della nostra cittadinanza europea potrebbe produrredecisioni politicamente credibili, capaci cioè di imporsi ai mercati finanziari e agli speculatori chepuntano sulla bancarotta degli stati. (...)

lunedì 12 marzo 2012

Afghanistan - I testimoni smentiscono la versione ufficiale

Afghanistan
Secondo i comunicati ufficiali della missione Isaf, un soldato americano avrebbe fatto strage di civili in due differenti località nella provincia di Kandahar. Pesantissimo il bilancio che al momento conta quindici civili uccisi e altri cinque feriti. Tra le vittime ci sarebbero anche donne e bambini. Subito dopo il gesto folle il soldato si è consegnato alle autorità. La notizia, data in un primo momento dal Washington Post, è stata  confermata da una nota del comando Isaf, la missione Nato presente in Afghanistan.
Le testimonianze degli abitanti del villaggio contrastano non poco con le “indagini” ufficiali: a sparare, secondo tutti i testimoni, non sarebbe stato un soldato in preda ad un raptus di follia, ma un gruppo numeroso di militari definiti “ubriachi” da chi ha assistito alle sparatorie. “Sono arrivati ridendo e urlando. Poi sono entrati in casa e hanno sparato”, dicono i testimoni.

Palestina - Gaza: non si arrestano raid, 21 morti da venerdì

Gaza Raid

Uccisi stamani altri tre palestinesi: due nella zona di Khan Yunis, il terzo, un ragazzo che andava a scuola, a Sudaniya. E' in corso una trattativa mediata dagli egiziani ma il cessate il fuoco e' ancora lontano

Sono ore decisive per il raggiungimento della tregua che gli egiziani stanno mediando tra Israele e i palestinesi. Quella del Cairo è una corsa contro il tempo per evitare una nuova operazione di terra dell’esercito israeliano contro Gaza. Il cessate il fuoco però appare ancora lontano. Stamani un nuovo attacco aereo ha ucciso due palestinesi nella zona di Khan Yunis. Poco fa un ragazzo di 15 anni e’ stato ucciso da un drone mentre andava a scuola a Sudaniya. Feriti cinque sui compagni.

Giappone - Atomo e crisantemo, le menzogne di Tokyo

di Pio D'emilia
Un anno fa in Giappone lo tsunami e il disastro nucleare di Fukushima. In migliaia oggi in piazza, raccogliendo l'appello anti-nucleare del Nobel per la letteratura Kenzaburo Oe. Sull'anniversario l'ombra delle rivelazioni di ieri: il governo Kan e la Tepco sapevano del meltdown ma ritardarono coscientemente l'evacuazione della popolazione 
Altro che gli antinucleari. A disturbare il giorno della memoria non sono certo i (sempre troppo pochi) cittadini che oggi, raccogliendo l'appello del Nobel per la Letteratura Kenzaburo Oe e qualche altro intellettuale dovrebbero arrivare da tutto l'arcipelago e riempire lo stadio di Koriyama, a pochi chilometri da Fukushima. Una polemica divenuta nelle ultime ore furiosa con le autorità locali rischia di affossare una iniziativa che comunque, per tutta una serie di motivi (soprattutto logistici) non sembrava essere destinata a cambiare il corso della storia.

Francia - L'uranio del Niger

uranio e niger

di Marina Nebbiolo

Asse portante del nucleare francese è il Niger, un paese dove i tre quarti della popolazione non beneficia dell'educazione scolastica di base. Le condizioni dello sfruttamento del lavoro e del suolo nigeriano le conosciamo anche grazie al lavoro di denuncia di un'associazione tuareg Aghir in'Man, all'indagine svolta da Sherpa, ONG di giuristi specializzati nella difesa delle popolazioni che subiscono crimini ecologici-ambientali e alle analisi della Criirad, commissione di ricerca e d'informazione indipendente sulla radioattività: pompaggio smisurato delle risorse di acqua in una regione desertica, distribuzione di acqua potabile contaminata dall'uranio alle popolazioni che vivono e lavorano nelle miniere, milioni di tonnellate di residui radioattivi dell'estrazione abbandonati in natura, oppure utilizzati per costruire strade e immobili, milioni di persone esposte all'inquinamento causato dalle esalazioni cancerogene di radon... Ecco il modello promosso da Areva e dall o stato francese fuori dal territorio nazionale.  

giovedì 8 marzo 2012

Iran - Elezioni: la resa dei conti

Iran

di Nicola Pedde
La resa dei conti tra la Guida suprema Ali Khamenei e il presidente Mahmoud Ahmadi-Nejad si è consumata nelle urne venerdì 2 marzo.
È ancora presto per valutare l’impatto effettivo delle elezioni, e nonostante la stampa abbia già decretato la vittoria schiacciante della Guida sul presidente, è bene ricordare ancora una volta come quelle del 2 marzo scorso siano state elezioni caratterizzate essenzialmente da uno sprova di forza all’interno dell’ala conservatrice.
Le forze riformiste sono state pressoché assenti in virtù di un processo di sistematica esclusione, ma anche per il perdurare della detenzione di molti dei loro rappresentanti; ciò ha impedito di fatto una reale competizione alle urne.
I candidati di questa tornata elettorale ruotano quasi esclusivamente nell’orbita del sistema conservatore, sebbene con posizioni spesso assai divergenti. Due schieramenti si sono contrapposti in modo chiaro, con la Guida Suprema da una parte a sostegno delle forze fondamentaliste, e il presidente alla guida di quelle scissioniste dei principalisti.

Colombia - Enel ed Endesa devastano il Río grande


Emgesa, nel suo sito internet dice che per il suo progetto di El Quimbo, in Colombia, intende impegnarsi «Socialmente e culturalmente con la comunità» e che vuole adattare le sue «Strategie di impresa alla salvaguardia dell'ambiente». Ma secondo le associazioni ambientaliste e le organizzazioni comunitarie «Niente è più lontano dalla realtà. Per il progetto idroelettrico sono stati sottratti 7.500 ettari della Reserva Forestal de la Amazonía. Dal 6 marzo, questa filiale delle multinazionali spagnola Endesa ed italiana Enel propina un'altra pugnalata al cuore delle Ande ed all'Amazzonia colombiana».
Da ieri infatti è iniziata la deviazione del Río grande de La Magdalena, un fiume che attraversa gran parte della Colombia, una vera e propria arteria fluviale per il trasporto di persone e merci, che garantisce la fertilità delle valli che percorre in 1.500 km di placido corso serpeggiante. Secondo gli ambientalisti di Salva la Selva-Rettet den Regenwald, il governo di centro-destra colombiano ha dato ad Enel ed Endesa «Facoltà straordinarie per muoversi liberamente, fare e disfare - denunciano gli ambientalisti -

Senegal - Sfida a due

Senegal
Sarà Mack Sall, ex premier liberale, a guidare la sfida per le presidenziali contro Abdoualye Wade, presidente uscente, candidato al suo terzo mandato consecutivo. Le date possibili per il ballottaggio sono il 18 o il 25 marzo. Il cantante Youssou N'Dour è già sceso in campo al fianco di Sall mentre nessuno dei candidati sconfitti ha, per il momento, ufficializzato l'alleanza.
Si andrà al ballottaggio in Senegal, dopo le elezioni presidenziali di domenica, 26 febbraio. A contendersi la poltrona, saranno il presidente uscente Abdoulaye Wade (nella foto a sinistra), uscito con il 34,8% dei voti, e l'ex premier liberale, Mack Sall, con il 26,6%.
Sono 5,3 milioni i senegalesi che saranno chiamati a tornare alle urne, con un'affluenza registrata al primo turno del 51,6%.
Nessuno dei 12 candidati sconfitti ha per il momento formalizzato il proprio sostegno in favore di alcuno. Gli occhi sono puntati su Moustapha Niasse, ex premier anche lui, che ha totalizzato il 13% delle preferenze. Nonostante le dichiarazioni pronunciate alla stampa internazionale contro Wade, Niasse non ha ancora ufficializzato il proprio appoggio a Sall.
Dalla società civile, intanto, Sall incassa il sostegno dell'attivista per i diritti civili Alioune Tine e del cantante Youssou N'Dour.

mercoledì 7 marzo 2012

Cina - Meno crescita, più equilibrio, così cambia il modello cinese

Cina

di Gabriele Battaglia

La Cina rallenta la crescita. La notizia è rimbalzata in tutto il mondo, segno dell’importanza che ormai il Dragone riveste nell’economia (e nella crisi) globale.
Si passa dal 9,2 per cento del 2011 al 7,5 annunciato dal premier Wen Jiabao per il 2012. Un vero cambio di rotta, se si considera che negli ultimi quattro anni “difficili”, la crescita del Paese non è mai scesa sotto il 9 per cento e nei cinque precedenti ha raggiunto sempre la doppia cifra, con il punto più alto del 2007: 14,2 per cento.
Cambio di rotta sancito politicamente: il premier uscente, che a ottobre lascerà il posto a qualcun altro, comunica che la Cina sceglie di crescere meno. Perché?
Ai tempi della crisi finanziaria globale, quando Pechino temeva che la frenata degli ordini occidentali avrebbe rallentato la crescita, molti analisti prevedevano che i nodi del “modello cinese” sarebbero venuti al pettine: il Paese non può scendere sotto l’8 per cento – si diceva – altrimenti le masse che ogni anno si affacciano sul mercato del lavoro non troveranno occupazione; e si moltiplicheranno le rivolte; e la Cina esploderà. Ma nel biennio 2008-2009 il Dragone riuscì a crescere rispettivamente del 9,6 e 9,2 per cento.

lunedì 5 marzo 2012

Francia - La "grandeur" dell'arsenale nucleare

300 miissili e la Francia ne va fiera.  Il tête-à-tête fra i presidenti della République e l'industria nucleare è inevitabile.  Le cifre non sono più segreto di stato da quando Sarkozy, nel 2008, le ha rese pubbliche: 200 missili a testata nucleare in servizio e 100 di riserva costituiscono la forza d'urto nazionale voluta da de Gaulle. 3 miliardi di Euro all'anno, il costo. Ogni missile trasporta una bomba all'idrogeno, la famosa bomba H, detta termonucleare. La Francia le resta fedele da quando, nel 1986, è riuscita a farla esplodere. Il plutonio contenuto in queste bombe (7 kg di plutonio 239 per 50 kg di uranio 235) viene prodotto dai reattori (circa 200 kg all'anno). Oggi l'esercito francese ha una riserva talmente abbondante che non serve più fabbricare altre bombe. Protetta da una bellissima ma inaccessibile zona boschiva a qualche km da Digione, la CEA, Commissariato dell'energia atomica, inventa, esegue test e fabbrica in serie tutti gli elementi che costituiscono una testata nucleare avendo a disposizione una eccellente struttura logistica: acceleratori, reattori nucleari e magazzini di stoccaggio miniaturizzati, stand per i lanci, inceneritori. Una volta uscite dalla fabbrica, le bombe H sono trasportate fino a Brest e sistemate, dopo l'assemblaggio in sito, nei ventri dei quattro sottomarini nucleari.

Russia - Il presidente c'è la Russia ancora no

Elezioni Russia

di Astrit Dakli

Elezioni paradossali quelle che si svolgono oggi in Russia. Il risultato è dato per scontato da tutti Vladimir Putin tornerà al Cremlino dopo quattro anni di assenza, probabilmente senza nemmeno dover affrontare il ballottaggio.
Quattro anni dopo è ancora un trionfo annunciato.
Ma il popolo vuole riforme e welfare – ma i significati che ognuno attribuisce a questo sono profondamente diversi.
Per molti oppositori che negli ultimi tre mesi hanno fatto notizia scendendo in piazza a decine di migliaia con la richiesta-slogan di «elezioni pulite» e poi, più esplicitamente, di «Russia senza Putin», sarà la definitiva conferma della irriformabilità del sistema e dunque della necessità di portare la lotta su un piano diverso e più efficace –senza peraltro che una strategia in questo senso sia stata in qualche modo delineata. Non a caso hanno già prenotato per domani gli spazi per le manifestazioni di protesta contro quella che considerano a priori una vittoria truccata (ci sarà una nuova catena umana tutt’intorno al centro della capitale), ma non sembra che nessuno dei numerosi leader riuniti in questi mesi dall’entusiasmo dei «nastri bianchi» indignati sappia bene cosa fare in seguito, se non genericamente continuare a protestare.

giovedì 1 marzo 2012

Messico - La CGT visita i detenuti in Chiapas.

Una delegazione spagnola della Confederazione Generale del Lavoro (CGT) visita i detenuti zapatisti e dell’Altra campagna.


Dopo la visita in Chiapas ai detenuti zapatisti e dell’Altra Campagna, una delegazione spagnola della Confederazione Generale del Lavoro (CGT) ha dichiarato di aver constatato il loro eccellente stato d’animo, nelle circostanze in cui sopravvivono, e la loro ferma determinazione collettiva di continuare a resistere alla loro ingiusta detenzione che si inserisce nei progetti predatori del governo di Juan Sabines Guerrero.
La delegazione della CGT ha visitato le prigioni numero 5 e 14, a San Cristóbal de las Casas e Cintalapa, dove hanno trovato impressa l’impronta del professor Alberto Patishtán Gómez, prelevato all' alba del 20 ottobre 2011 in pieno sciopero della fame per essere trasferito nella prigione federale di Guasave, Sinaloa, ad oltre 2 mila chilometri dal Chiapas.

Brasile - La sentenza Eternit e Rio + 20

Riodi Francesco Martone 
Per una strana coincidenza o ricorso storico, la sentenza storica contro i manager dell’Eternit si collega all’imminente vertice delle Nazioni Unite su Sviluppo Sostenibile che si terrà a Rio a metà giugno, la cosiddetta Rio+20. 
Venti anni fa, uno dei due manager condannati, Stephan Schmidtheiny fondò la lobby imprenditoriale del  Business Council on Sustainable Development , e la lanciò a Rio nel corso della Conferenza su  Sviluppo ed Ambiente assieme al suo libro "Changing Course" (mutando la rotta) per propugnare la causa delle imprese “verdi”, e del ruolo chiave del settore privato nelle politiche di sviluppo sostenibile. Eravamo all’indomani della fine della Guerra Fredda, che si era portata con sé l’illusione che la forza del mercato e del consumo di beni potessero assicurare il progresso ed il miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità.