sabato 30 giugno 2012

Stati Uniti - Sulla riforma sanitaria


Continua in America la discussione sulla decisione della Corte Suprema che ha confermato la Legge sull'assistenza sanitaria, aprendo la strada alla più ampia Riforma del sistema sanitario dagli anni sessanta.
Democracy Now ha intervistato il cineasta Michael Moore, il cui documentario del 2007 "Sicko", riguardava proprio le falle del sistema di salute.
"E' realmente una grande vittoria per noi - afferma - al di là dei dubbi che ho sulla legge. Dobbiamo lavorare perchè il Medicare sia per tutti e tutti abbiano la copertura. Non possiamo permettere che le imprese private di assicurazione abbiano garanzie sulle spalle delle persone malate".
Vai speciale di Democracy Now qui
Ricordiamo che con la votazione della Corte Suprema la riforma del sistema sanitario voluta da Obama è stata definita costituzionale. La decisione della Corte ha riguardato il punto centrale della Riforma e cioè l'obbligo per tutti i cittadini di acquistare una polizza assicurativa entro il 2014. La maggioranza nella Corte è stata raggiunta con il voto del presidente della Corte Stessa John Roberts che ha spiegato che non sussiste contraddizione con la Carta costituzionale: “il fatto che la riforma prevede che alcuni cittadini possano pagare delle sanzioni per non aver ottenuto l’assicurazione medica può essere ragionevolmente considerato come una tassa”.

Uruguay - Spinello di Stato per battere il narcotraffico


Sta destando scalpore la decisione presa dal  governo dell'Uruguay di produrre legalmente marijuana per arginare lo strapotere del narco traffico, che attinge la sua forza dal proibizionismo.
La decisione era stata annunciata dal presidente José Mujic una settimana fa dicendo "qualcuno deve pur cominciare. L'Uruguay è un Paese piccolo, e qui sarà più facile capire se la liberalizzazione funziona".
Alle parole seguiranno i fatti. Da settembre il governo di Montevideo dedicherà 100 ettari alla semina e coltivazione di cannabis e la prima raccolta ufficiale arriverà dopo 6 mesi.
Negli articoli apparsi sulla notizia si dice che è prevista una produzione di 27 tonnellate l'anno, per i consumatori del paese, la cui cifra oscilla tra i 100 mila e i 300 mila.
La proposta fa parte di un pacchetto di misure riguardanti la sicurezza e dovrà essere approvata dal Congresso. 
La sceltà è stata presentata come un contributo per far calare il consumo di cocaina e di altre droghe pesanti, limitare le violenze connesse al narcotraffico. Il tutto sarebbe legalizzato attraverso la creazione di una lista a cui ci si deve iscrivere per poter acquistare 30 grammi di marijuana, non sarà permesso l'acquisto da parte di stranieri. I fondi ricavati dalla vendita fatta dallo stato serviranno per progetti di recupero per tossicodipendenti.
La proposta del governo del Paraguay è di certo interessante perchè affronta un nodo di tutto il continente. La forte presenza dei narcos, legata all'aumento del consumo di cocaina, con le collusioni e complità nell'apparato istituzionale a ogni livello determina in particolare in Messico e storicamente in Colombia, all'interno della cosidetta "guerra al narcotraffico", una situazione di violenza diffusa e generalizzata.

Paraguay - Il golpe visto dall' interno


In Paraguay, il Senato più corrotto d’America ha destituito con un giudizio sommario il primo presidente di sinistra del paese dopo 61 anni di monocolore Colorado.
Come per ogni evento che accade nella storia, esiste più di una versione dell’accaduto. Non sembra esserci dubbio sulla legalità dell’impeachment, sancito dalla Costituzione e approvato dalla quasi totalità della Camera (76 a favore e 1 contro) e del Senato (39 a favore e 4 contro).
La questiona formale, invece, riguarda la liceità dei tempi in cui é avvenuto questo giudizio. Meno di 36 ore per tutto il procedimento legale, che sembra essere stato deciso a tavolino dalla classe politica nazionale (e non) in tempi lontani, ai danni di un presidente che mai é andato a genio ai poteri della destra oligarca e borghese.
In Paraguay esistono due visioni del mondo parallele. Una é quella del popolo: contadini e carperos che chiedono a gran voce una Riforma Agraria Integrale, scacciati dalle loro zone d’origine per l’impossibilità di mantenere un agricoltura familiare a causa delle enorme estensioni dei latifondi degli impresari nazionali e internazionali che fanno arrivare a 500mila i senza terra, poveri che non riescono ad accedere a nessun servizio dello Stato capitalista che ha fatto delle selvagge liberalizzazioni la sua filosofia di base.
Dall’altro lato esiste la borghesia: figlia della dittatura Strossnerista (appoggiata dagli USA contro lo spauracchio comunista), latifondista e terrateniente (qui il 2% della popolazione controlla l’80% della terra), che nulla vuole sapere della realtá del proprio paese e che sembra misconoscere il popolo autoctono figlio della terra Guaraní.
Queste differenze, aumentate dalla globalizzazione selvaggia, fanno sí che oggi nel paese si vivano due mondi lontani: quello degli shopping mall alla statunitense, dove i ricchi borghesi fanno la spesa nei loro macchinoni, e quello delle persone che cercano di sopravvivere tra immondizia, riciclo della plastica e vendita di quello che possono, in qualsiasi punto del paese.
 Tutto ciò può aiutare a capire lo sviluppo politico di questi giorni. Lugo, primo presidente a dare ascolto al popolo dimenticato, cercava di seguire quella politica regionale che Venezuela, Bolivia, Argentina e Uruguay hanno deciso di intraprendere negli ultimi anni. Era riuscito ad ottenere la colazione ed il pranzo gratuiti nelle scuole pubbliche, un’assistenza medica locale per cui chiunque può accedere a medicamenti e centri di salute senza dover sborsare fior di quattrini. Aveva promesso di occuparsi personalmente del problema dei senza terra cercando di promuovere una Riforma Agraria Integrale, ma non ha compreso, forse per inesperienza politica, come e quanto avrebbe dovuto preoccuparsi di stringere alleanze che lo appoggiassero.

venerdì 29 giugno 2012

Messico - Nello scenario delle elezioni presidenziali il Movimento Yo soy 132 - Videointervista con Gloria Munoz

Nel fine settimana il Messico voterà per il Presidente. Due i candidati che si contendono le urne: Andres Manuel Lopèz Obrador del Prd e Enrique Pena Nieto.
Pena Nieto è il candidato appoggiato dal Pri e rappresenta il potere che ha governato in Messico per anni e che oggi parte dei poteri forti vorrebbero  imporre anche attraverso la complicità della manipolazione dell'informazione.
Un nuovo attore ha però invaso la scena nazionale: sono i giovani del movimento "Yo soy 132". Nato nell'Università Iberoamericana, ha posto al centro il tema della necessità che si vada ad elezioni libera da pressioni esercitate dal sistema di comunicazione  e dalle frodi che hanno caratterizzato le ultime tornate elettorali e l'intera storia del paese.
Con Gloria Munoz, coordinatrice del portale di informazione Desinformemonos.org abbiamo riattraversato gli ultimi mesi, la nascita del movimento "Yo soy 132", la sua composizione e l'importanza di aver posto all'intero paese il tema della libertà di scelta per i cittadini. All'interno del movimento ci sono ovviamente diverse posizioni: chi mette al centro il tema della vigilanza sulle elezioni di domenica, chi spinge per connettere questo tema ai generali problemi del paese. Ma la novità rappresentata dal protagonismo giovanile è già una ventata che difficilmente si fermerà al dato elettorale.
Tutto questo avviene in un paese che resta in testa alle classifiche ufficiali per l'uccisione di giornalisti, di donne e di migranti nel quadro sociale devastato dalla "guerra al narcotraffico".
L'intervista si conclude con il raconto della lotta della comunità purepecha di Cheran, nello stato di Michoacan per la propria autodifesa dall'arrogante presenza dei narcos e dei loro traffici illeciti in materia di mercato della deforestazione.
A seguire la sintesi dell'intervista e l'intervista integrale

Grecia - Tra politiche di Austerity, crisi umanitaria ed esperienze di organizzazione dal basso


Intervista a Katerina Tsapopoulou, avvocato e membro della rete per i diritti politici e sociali (Atene)

Un focus dalla Grecia sullo smantellamento del welfare e dei diritti dei lavoratori, sulla grave situazione in cui versa la sanità pubblica, su come i greci si organizzano dal basso per rispondere alla crisi.
Il 16 e il 17 Giugno la popolazione Greca ha eletto Nea Dimokratia, partito che proseguirà e porterà a termine le misure di austerità imposte da Ue, Bce e Fmi. Intervistiamo Katerina,  avvocato e membro della rete per i diritti politici e sociali di Atene, per capire l’entità e l’impatto che le riforme, attuate fino ad oggi e che hanno dato vita a forti proteste di piazza nell’ultimo anno e mezzo, hanno avuto sulla società greca. Innanzitutto, come valuti i recenti risultati elettorali in Grecia?
Con la vittoria di Nea Dimokratia alle recenti elezioni, quello che ci aspetta sono misure di austerità ancora più gravi per noi. In questo momento la grande scommessa per la Grecia non è, al contrario di quello che si pensa in Europa, se restare nell’euro o ritornare alla dracma, ma una scommessa che ha a che fare con la democrazia, cioè riuscire a mantenere e a garantire i minimi diritti politici e civili.
Se non costruiamo la possibilità di recuperare terreno sul piano dei diritti, passeremo presto ad uno stato di assoluta oppressione e repressione. La percezione è che la vittoria di Nea Dimokratia favorirà l’accelerazione di questo processo. Ci aspettiamo di tutto ma si pensa che anche questo governo non durerà a lungo. 
In Grecia lo stato sociale è praticamente crollato e a mio avviso non si può fare più un discorso puramente politico in Grecia. La crisi è molto profonda e percepiamo che, giorno dopo giorno, ci stiamo dirigendo verso una vera e propria crisi umanitaria. Le riforme attuate dai governi precedenti hanno avuto un effetto devastante sulla popolazione.
Puoi dirci quali sono i provvedimenti legislativi e le riforme che hanno inciso più fortemente sulla vita della popolazione greca in questi ultimi mesi?

lunedì 25 giugno 2012

Desinformémonos del lunedì


Reportajes México
ESPACIO DE LUCHA CONTRA EL OLVIDO Y LA REPRESIÓN (ELCOR)/ RED CONTRA LA REPRESIÓN Y POR LA SOLIDARIDAD DE CHIAPAS (RVSR CHIAPAS)
FOTOGRAFÍAS: MOYSÉS ZÚÑIGA SANTIAGO

MARCELA SALAS CASSANI

ADAZAHIRA CHÁVEZ

SOFÍA SÁNCHEZ MORALES
FOTOS: CABO PULMO VIVO Y GREENPEACE

MIGUEL LEDESMA

SERGIO ADRIÁN CASTRO BIBRIESCA

Reportajes Internacional
CARLOS AZNAREZ

LAURA SPONTI
TRADUCCIÓN: ADRIÁN BIBRIESCA Y MARCELA SALAS

GLORIA MUÑOZ RAMÍREZ

CLAYTON CONN
TRADUCCIÓN: STEPHANIE SALAS CASSANI

Autonomías
KATERINA GIRICH

Imagina en Resistencia
MOISÉS QUINTANA GUERRERO
FOTO: ABRAHAM BELLO CASTILLO

Fotoreportaje
FOTOGRAFÍAS: PATXI BELTZAIZ / CONTRE-FAITS
TEXTO: COORDINADORA REGIONAL DE AUTORIDADES COMUNITARIAS
MÚSICA: “SON DE TARIMA A SAN LUIS ACATLÁN”, ERIK DE JESÚS
PRODUCCIÓN: DESINFORMÉMONOS

Video
ENTREVISTAS: ADAZAHIRA CHÁVEZ Y ARTHUR LOROT
REALIZACIÓN: ARTHUR LOROT

Audio
ENTREVISTA: RICARDO MONTEJANO
REALIZACIÓN: ARTHUR LOROT

domenica 24 giugno 2012

Brasile - Dichiarazione finale Summit dei Popoli a Rio+20


DICHIARAZIONE FINALE
SUMMIT DEI POPOLI A RIO+20

PER LA GIUSTIZIA SOCIALE E AMBIENTALE
IN DIFESA DEI BENI COMUNI, CONTRO LA MERCIFICAZIONE DELLA VITA
Movimenti sociali e popolari, sindacati, popoli e organizzazioni della società civile di tutto il mondo riuniti del Summit Sociale dei Popoli a Rio+20, per la Giustizia Sociale e Ambientale, che si sono incontrati negli accampamenti, nelle mobilitazioni di massa, nei dibattiti, nella costruzione di convergenze e alternative, coscienti di essere i soggetti di una nuova relazione tra umano e umane e tra l'umanità e la natura, assumiamo la sfida urgente di frenare la nuova fase di ricomposizione del capitalismo e di costruire, attraverso le nostre lotte, nuovi paradigmi di società.
Il Summit dei popoli è un momento simbolico del nuovo ciclo in atto, che si situa nella traiettoria delle lotte globali che producono nuove convergenze tra movimenti di donne, indigeni, afrodiscendenti, piccoli agricoltori e contadini, lavoratori e lavoratrici, popoli e comunità tradizionali, quilombolas, movimenti per il diritto alla città, religioni di tutto il mondo. Le assemblee, le mobilitazioni e la grande Marcia dei Popoli sono state momento di espressione massima di queste convergenze.
Le istituzioni finanziarie multilaterali, le coalizioni al servizio del sistema finanziario, come il G8 o il G20, l'influenza delle multinazionali sulle Nazioni Unite e la maggioranza dei governi hanno dimostrato irresponsabilità verso il futuro dell'umanità e del pianeta e volontà di promuovere gli interessi delle imprese nella conferenza ufficiale. Al contrario, la vitalità e la forza delle mobilitazioni e dei dibattiti nel Summit dei Popoli hanno rafforzato la nostra convinzione sul fatto che solo i popoli mobilitati e organizzati potranno liberare il mondo dal controllo delle corporations e del capitale finanziario.
Venti anni fa il Forum Global, realizzato anch'esso ad Aterro do Flamengo, denunciò il rischio che l'umanità e la natura correvano a causa delle privatizzazioni e delle politiche neoliberiste. Oggi affermiamo che, oltre a confermare la nostra analisi, stiamo assistendo al restringimento significativo di diritti umani già tutelati e riconosciuti. A Rio+20 si è ripetuta la solita stanca litania delle false soluzioni difese degli stessi attori che hanno provocato la crisi globale. Mentre la crisi diviene via via più profonda, le multinazionali avanzano violando i diritti dei popoli, restringendo gli spazi democratici e distruggendo la natura, impossessandosi indebitamente dei beni comuni della umanità per salvare il sistema economico-finanziario.

Brasile - Cupula dos Povos, giornata conclusiva: se non ci lasciate sognare, non vi lasceremo dormire!


Al Vertice dei Popoli viene presentato il documento finale frutto del lavoro delle 5 plenarie durante la Cupula.

Nel documento si fa riferimento al teatrino delle false soluzioni inscenato dai potenti a Rio e si lancia una giornata mondiale di sciopero generale


Dopo l'occupazione della fiera AgroBrasil da parte di Via Campesina per denunciare il modello dell'Agrobusiness portato avanti dal governo brasiliano, all'arena planetaria sono state esposte le relazioni riassuntive dei diversi tavoli di lavoro: questa è stata la penultima plenaria dell'assemblea dei popoli, dove sono state presentate le soluzioni per combattere la crisi mondiale. Stamattina si è svolta la terza a ultima assemblea in cui ciascuna delle cinque plenarie ha proposto l'agenda politica per i prossimi anni e le relative campagne da preparare su scala mondiale. Le relazioni integrali sono consultabili sul sito di riferimento.

Plenaria 1, Giustizia sociale e ambientale. E' stato accordato che per garantire tali diritti è necessario, tra le altre misure, rinforzare il rispetto dei diritti umani e cambiare le politiche pubbliche, il sistema di produzione capitalista che domina, opprime e promuove l'etnocidio delle culture popolari.
Plenaria 2, Difesa dei beni comuni e mercantilizzazione della vita. E' necessaria una regolamentazione fondiaria per garantire il diritto alla terra e al territorio. La cartografia sociale, secondo le organizzazioni partecipanti, è lo strumento valido per raggiungere questo obiettivo. E' necessario che ci siano politiche pubbliche destinate a strutturare questi cambiamenti e finanziare progetti socioambientali per le comunità.
Plenaria 3, Sovranità alimentare. Per raggiungere la sovranità alimentare è necessario rinforzare il piccolo agricoltore, il contadino e l'indigeno. E' necessario controllare l'uso dei pesticidi su scala industriale e rinforzare l'idea della agroecologia.
Planaria 4: Energia e industrie estrattive. Viene lanciata la promozione delle energie rinnovabili e il controllo decentralizzato come unica via d'uscita per la crisi energetica mondiale. E' necessario anche che le organizzazioni che inquinano e operano ad alto impatto ambientale (negativo) siano adeguatamente 'ripulite'.
Plenaria 5: Lavoro, per un'altra economia e nuovi paradigmi sociali. Si è concordato sulla necessità di una riforma agraria, sull'abolizione dell'agrobusiness e sulla negazione della mercantilizzazione della natura. Sono queste misure importanti per regolamentare e umanizzare il lavoro. La punizione per la violazione dei diritti dei lavoratori è stato un tema prioritario, fondamentale, applaudito da ogni parte sociale presente, organizzazione e singolo cittadino.

martedì 19 giugno 2012

Brasile - Cupula dos Povos, quarta giornata: le diverse anime del Vertice dei Popoli.


Una panoramica tra i differenti tavoli di lavoro che prendono vita ogni giorno all'Aterro
Ogni giorno l'Aterro do Flamengo viene riempito con numerosissimi incontri, decine di tematiche, di tessere diverse che compongono il grande mosaico che è la Cupula dos Povos.
Nella giornata di oggi si sono formati i gruppi di lavoro delle diverse plenarie: da ogni gruppo di lavoro emergeranno le parole chiave che si vogliono inserire nel documento che verrà discusso domani nella plenaria generale e consegnato al Vertice ufficiale di Rio+20, contenente le richieste dal basso dei popoli e le priorità per il futuro sostenibile del pianeta.
Questa mattina tanti argomenti diversi sono stati approfonditi nei padiglioni all'ombra delle mangrovie del parco che ospita i lavori: le lotte in difesa dell'Amazzonia, le politiche educative del paese e le forme dell'economia solidale come soluzione per affrontare la crisi.
Dinailson Benassuly è un attivista che fa parte del Comitato Dorothy, che prende il nome dalla missionaria Irma Dorothy Stang, assassinata nel 2005 per le sue battaglie in difesa dei diritti umani. Dinailson si batte contro la distruzione della foresta Amazzonica per il futuro di tutto il pianeta.
La questione Amazzonia dovrebbe essere una priorità del governo brasiliano, ma purtroppo questo insiste solo in megaprogetti di estrazione e devastazione e la discussione rimane solo a livello teorico, mentre c'è bisogno di una vera politica ambientale di difesa della foresta.
Shirley Diniz è un'insegnante e fa parte della Segreteria dello Stato di San Paulo nel settore dell'educazione.

lunedì 18 giugno 2012

Brasile - II Forum Mondiale dei Media Alternativi e la resistenza di Radio Cupola dos Povos.


Le iniziative sulla comunicazione e l'informazione si snodano tra l'Aterro do Flamengo e l'università. Nel pomeriggio Anatel e forze dell'ordine tentano la chiusura di Radio Cupula
Il Forum Mundial de Midia Livre all'Università Federale di Rio do Janeiro.
Impegnati nella lotta per la comunicazione libera e per alternative ai modelli di comunicazione monopolizzati o controllati dal potere economico, i media alternativi sono quelli che servono alle comunità, alle lotte sociali, alla cultura e alla diversità. Praticano licenze favorevoli all'uso collettivo e non al business delle corporazioni. Condividono e difendono il bene comune e la libertà di espressione a tutte e tutti e non soltanto alle aziende che dominano il settore. Intendere la comunicazione come un diritto umano e per questo vogliono la cambiare la comunicazione ne mondo.”
Queste iniziali e testuali parole del manifesto propositivo del II FMML, il secondo forum mondiale dei media liberi rappresentano chiaramente il globale bisogno di un informazione alternativa, libera, che permetta il pluralismo delle voci informative. Al Vertice dei Popoli a gran voce si chiede un informazione libera. L'urgenza comunicativa è oramai un bisogno globale, la libertà di espressione deve essere totale e senza compromessi, la volontà è popolare.

Brasile - Cupula dos Povos, terza giornata: la vera green economy è la partecipazione delle comunità nel controllo delle risorse!


Un'altra giornata di dibattiti e plenarie sulla sostenibilità ambientale
Alla Cupula dos Povos continuano le attività autogestite: più di mille tra seminari, plenarie, assemblee, incontri, dibattiti, momenti culturali, istallazioni artistiche riguardanti la giustizia sociale e ambientale promossa dal basso e lo spazio dedicato alla Radio della Cupula si susseguono senza sosta da mattina a sera, nello splendido ed enorme parco chiamato “atterraggio dei fenicotteri” che si affaccia sulla baia di Guanabara e sul famoso Pan di Zucchero.
La mattina all'Aterro do Flamengo è stata caratterizzata dal seminario promosso da RIGAS, che ha visto la partecipazione di Rogerio Paulo Hohn, membro del MAB, il movimento brasiliano composto dalle vittime delle dighe.
L'energia data dall'idroelettrico è spinta dal governo, che la propone come pulita, rinnovabile ed economica, ma ciò che viene venduto come un vantaggio per la popolazione nasconde in realtà accordi economici tra multinazionali e governo e provoca danni alle comunità, ad esempio la diga di Belo Monte (progetto da 15 milioni di dollari finanziato con denaro pubblico che porta il paese ad essere il quinto con il costo delle bollette più alto) minaccia molte zone limitrofe in nome dei grandi interessi internazionali.

Desinformémonos del lunedì


Reportajes

GLORIA MUÑOZ 
FOTOS: GABRIELA MONCAU

Video

REALIZACIÓN: SERGIO ADRIÁN CASTRO BIBRIESCA
ENTREVISTA: MARCELA SALAS CASSANI
                                   
Reportajes

CARLOS AZNARES 


SOFÍA SÁNCHEZ MORALES


ADAZAHIRA CHÁVEZ


MARCELA SALAS CASSANI


MIGUEL ESCOBAR


CENTRO DE DERECHOS HUMANOS TLACHINOLLAN
FOTOS: TLACHINOLA, ÓSCAR ALVARADO


MURPHY WOODHOUSE Y SAM MCNEIL
TRADUCCIÓN: STEPHANIE SALAS CASSANI

PROYECTO CHAKANA


ADAZAHIRA CHÁVEZ

Los Nadies

TESTIMONIO RECOGIDO POR ADAZAHIRA CHÁVEZ EN LA CIUDAD DE MÉXICO

Autonomías

MARCELA SALAS CASSANI
FOTO: GABRIELA OLIVEROS

Imagina en Resistencia

JAIME QUINTANA GUERRERO

Fotoreportaje

FOTOGRAFÍA: IVÁN CASTAÑEIRA 
TEXTO: CANCIÓN “LEGADO” DE ÁNGEL CAFFARENA Y DESINFORMÉMONOS
MÚSICA: “MA ZEIN WADNA” DE TIRIS

Audio

REALIZACIÓN: ESTRELLA SORIA 

REALIZACIÓN:  ARTHUR LOROT

domenica 17 giugno 2012

Grecia - Il giorno delle elezioni


Urne aperte in Grecia oggi per le elezioni. In serata ci saranno i primi risultati.
Sono elezioni che interessano non solo tutta l'Europa ma anche il resto del mondo. Al centro di tutti i commenti i legami tra la vicenda greca e la crisi dell'Eurozona con le sue ripercussioni mondiali. Le diverse posizioni sull'accettazione o meno della politica di austerità imposta dalla Troika alla Grecia riguardano non solo il paese ellenico ma la visione complessiva della crisi e dei suoi sviluppi.
Abbiamo scelto perciò di vedere come vengono presentate le elezioni nel resto d'Europa e del mondo (trovate i link internazionali a fondo pagina) oltre a segnalare un estratto dall'intervista a Alexis Tsipras di Syriza fatta dal quotidiano messicano La Jornada.
Da La Jornada
A poche ore dalle elezioni Rodrigo Hernández per La Jornada e Telesur ha intervistato Alexis Tsipras, leader di Syriza.
Come si inseriscono le elezioni greche nel contesto della crisi europea?
E' interessante perchè il cuore del problema che viviamo esiste nel cuore dell'Europa. Se una banca d'Europa colassa questo ricade sull'intero sistema visto i legami che ci sono. Dunque se una banca greca colassa porta con sè banche italiane e altre in Olanda o Bruxelles. La Francia stessa è nel cuore del problema e credo che anche la Germania non può restare fuori da questa crisi.
Il cerchio si chiude. Noi vogliamo restare nella zona euro. In questo contesto le opzioni per la Germania sono due.
O rendersi conto che l'insistenza è catastrofica e deve lasciare da parte le sue scelte per cambiare politica oppure uscire per prima dalla zona euro.
Incominciate a sentirvi isolati nel continente?
"La Grecia in realtà rappresenta solo il 3% del prodotto interno lordo europeo, il nostro debito rappresenta il  2.85 per cento del debito europeo. E' come una goccia nell'oceano. Il problema più grande della zona euro sono la Spagna e l'Italia che ha un debito ben più grande del nostro. Dunque quello che è nello stesso tempo un problema è anche una nostra arma nel rivendicare una soluzione per tutta Europa.
Ma come si è creato il debito greco?

Brasile - Cupula dos Povos, seconda giornata: le diverse dimensioni della crisi ambientale


Si susseguono i seminari all'Aaterro do Flamengos, in particolare nel padiglione antinucleare
Questa mattina l'Aterro do Flamengo è attraversato da una moltitudine colorata di giovani, attivisti, indigeni e organizzazioni giunte da ogni parte del mondo, tavoli di lavoro, concerti ed espressioni artistiche riempiono di contenuti il parco sulla costa di Rio do Janeiro.
Tra le diverse tematiche affrontate oggi spiccano quelle riguardanti la crisi climatica ed energetica, in particolare rispetto al petrolio ed all'energia nucleare.
Nel tendone dedicato esclusivamente alla questione energetico-ambientale-nucleare i dibattiti si susseguono e continueranno fino al 21 giugno. Oggi dalle 9 alle 13 si è svolto l'incontro assembleare Energia para que e para quem? (Energia perché e per chi?). Dalla mattinata di confronto è emerso da più voci che l'energia nucleare non può essere proposta come soluzione alla crisi ambientale a causa innanzitutto dei lunghissimi tempi di costruzione delle centrali, in evidente contrasto con il carattere emergenziale della crisi nella quale ci troviamo e la necessità di impiegare ingenti quantità di acqua, in un momento in cui cresce la consapevolezza che l'acqua è la risorsa più preziosa del pianeta e va difesa da usi sconsiderati.
Da un lato il governo spinge a favore dell'idroelettrico attraverso costose campagne pubblicitarie in vista della costruzione della centrale idroelettrica di Belo Monte, giustificandolo con il vantaggio di un basso costo dell'energia, però allo stesso tempo ritiene che anche il nucleare sia una risorsa, tanto da voler investire ulteriori miliardi per terminare il reattore di ANGRA3.

sabato 16 giugno 2012

Brasile - Rio+20 : future swap!


Rio+20, il nuovo summit delle Nazioni Unite sarà un campo di battaglia fondamentale: i killers dell'economia e le loro mani sul pianeta contro il pianeta delle genti. Qualcosa che non si può ignorare quando si parla di "uscire dalla crisi".
di Luca Tornatore
A giorni, dal 20 al 22 Giugno, si aprirà a Rio de Janeiro la conferenza ONU sullo sviluppo sostenibile, già ipotecata dall'opzione di cooperazione con le grandi corporations sul terreno della green economy, in una prospettiva che ignora del tutto le cause profonde della crisi ecologica e si appiattisce sull'ideologia della crescita economicaentro un tecno-paradigma di mercato.

Vent'anni fa, proprio a Rio, l'Earth Summit, al di là delle mancanze, dei difetti e delle insoddisfazioni, riuscì comunque a stabilire definitivamente che l'ecosistema – inteso come insieme della biodiversità e delle risorse necessarie alla vita – è “common concern of humankind”, per mezzo di trattati legalmente costrittivi.
“Concern” nel doppio senso inglese di “pre-occupazione” ed “interesse”, “common” perché come tale include tutti e ciascuno: un bene comune, nel lessico politico di oggi.
Quindi un terreno di conflitto, di riconquista, oltre che di coalizione.

Per due ordini di motivi.
In primo luogo perché la possibilità di accedere globalmente ad una vita piena e ricca di godimento (o anche semplicemente ad una vita) dipende dalla capacità dell'ecosistema di mantenere e rigenerare le condizioni necessarie alla vita stessa. E questa capacità è oggi gravemente compromessa, a causa della pressione antropica globale.
C'è quindi un legame diretto tra crisi ecologica, impatto del tecnomondo e imposizione della struttura del mercato capitalistico, con la sua razionalità di accumulazione senza limiti, come luogo obbligato di incontro dei bisogni e della loro soddisfazione.
Ne consegue che c'è anche un legame necessario tra l'uscita dalla crisi economico-finanziaria e l'uscita dalla crisi ecologica ed energetica.

In secondo luogo, perché il discorso sui “beni comuni”, sulle risorse naturali di cui stiamo parlando qui e che saranno oggetto delle discussioni a Rio+20 – il cibo, l'energia, l'acqua, la biodiversità, .. – non è perimetrabile solo nello spazio neutro della catalogazione scientifica.
Poiché l'accesso alla ”natura” è mediato da un'organizzazione sociale e tecnologica, il nostro discorso su di essa si deve incarnare nel suo rapporto vivo con l'umano.
Deve districarsi là dove la “natura” cessa di essere soggetto astratto e diviene invece relazione produttiva, organizzazione, là dove si traduce in risorse raffinate (cibo, energia, acqua potabile), nel lavoro per estrarle e distribuirle, nel lavoro per restituirle e re-istituirle intatte.
Dove, insomma entra in relazione diretta con il bios antropomorfo e sociale che “abita” la “natura” e dove, quindi, assume uno statuto giuridico ed è materia di conflitto.

Brasile - Cupula dos Povos, prima giornata: che futuro vogliamo?


Rio+20, Cupola dos povos.
Si apre il Vertice dei Popoli a Rio de Janeiro
L'Aterro do Flamengo è pervaso da frenesia costituente, le delegazioni dal mattino continuano ad arrivare, i trabalhadores continuano la preparazione degli stand e dei capannoni, impossibile determinarne il numero preciso, indefinibile, un centinaio o forse più. Persone e relativi contenuti riempiono la zona costiera gradualmente, dal mattino fino alla sera. Molti luoghi ancora sono in fase preparatoria e distribuiscono volantini informativi per illustrare la loro programmazione dei prossimi giorni e della giornata stessa, la questione alternativa proposta a Rio do Janeiro non è più la definizione di cosa siano o non siano i beni comuni, il concetto viene superato teoricamente e praticamente, fatti e non discorsi, quel che viene mostrato è un modo comune di gestire i beni comuni, sono questi i giorni in cui si tenta, tramite il concetto sempre verde di come applicare le alternative nel globale, le pratiche ci sono, manca solo l'applicazione su scala mondiale.

venerdì 15 giugno 2012

Messico - Italia - In ricordo di Matteo Dean


Camminante, Matteo (Poesia Italiano Spagnolo)

di Fabrizio Lorusso
Ho scritto queste parole, questa poesia, per ricordare un caro amico e, da lontano, salutarlo insieme ai suoi compagni da entrambi i lati del charco (la pozzanghera, cioè come in Messico spesso chiamiamo l’oceano). Matteo Dean era attivista, autonomo, professore, giornalista - collaboratore tra gli altri di La Jornada, Desinfórmemonos, GlobalProject, L’Espresso, il Manifesto, i sindacati CILAS in Messico – e migrante (ma nessuna definizione sarebbe adeguata in sé e chiedo scusa) ed è scomparso l’11 giugno 2011, un anno fa, in un assurdo incidente al casello autostradale Città del Messico-Toluca di cui si stanno ancora oggi chiarendo dinamiche e responsabilità. Veniva da Trieste, dall’Italia, da Città del Messico e dal Chiapas, per lo meno. Volevo anche parlare della nostra condizione di precari del mondo, migranti della vita e delle lotte quotidiane che sono parte di un desiderio più grande, incontenibile, di cambiamento e realizzazione, di correzione delle storture e di rifiuto dell’orrore, a partire dal microcosmo del quartiere, della casa, dei mille “posti di lavoro”, fino all’universo più ampio della società e della politica intesa come base, comunità, democrazia dal basso, costruita quotidianamente e nei fatti, autonomia e cultura diffusa. Il testo è bilingue, in italiano e in spagnolo, le due lingue e culture (anzi, lingueculture come concetto unitario, inscindibile, nonostante il correttore di word lo segni in rosso) che qui in Messico tutti noi espatriati viviamo, creiamo e assimiliamo costantamente, volenti o nolenti, con entusiasmo nelle difficoltà e nei sobbalzi estremi che l’America Latina da sempre riserva ai suoi camminanti. Un abrazo hermano, sempre in viaggio.
Camminante Matteo
È stato un altro anno di guerre, di quelle che odiavi
è stato un altro anno di lotte, di quelle che amavi
e nella quotidianità che è ricordarti, ti vediamo
affianco a tutti e a ciascuno, sorridendo sul serio,
ascoltando ascoltare e spingendo
spingendoci con lacrime e silenzi
con scintille del passato conservate per il domani.
Fratello, tutto cambiò, niente è cambiato
qui nei tuoi tanti mondi sconosciuti
in quello che hai condiviso
come in quello che hai lasciato al mistero
in quello che hai creato e calcato come nell’immaginario
sinceramente, manchi tu per slegare voci
per spazzar via tirannie, per lavorare la dignità
per piangere d’incertezza e leggerti di nuovo
per veder crescere la venatura del futuro buono
per infondere ribellione nei nostri,
per formare comunità e non patrie,
per discutere bene e a volte male
e bruciare le infami frontiere perché il mondo
solo uno dev’essere, ricordato e costruito con anelito
è linguacultura, è parola, strada, suono, portatori di pace.
Faremo scioperi però mai della memoria,
non smetteremo mai di migrare
non abdichiamo alla via del sogno
con te in marcia, nel dubbio, nell’amicizia.
Anche se ci incalzano, non smetteremo di pulsare
perché prima o poi dovrà cadere ogni caporale
se il suo comando è ridicolo come la parola caporale
disperato come la tristezza, a digiuno di semplicità,
se non sa cosa significa essere vivi pur senza respirare.
Dice don Mario Benedetti di “non salvarti” e ti ringrazio
perché abbiamo cercato di non salvarci mai
di sciogliere il cappio delle parole nella libertà dell’aria
di infiammare l’anima, motore che girando scandisce
il sole, il sudore, la fronte, il movimento, l’incidente.
Tenace resiste la pioggia, vola punge cade riposa
le piace tornare al monte, sfumare rivivendo in vapore.
Restiamo umani, fratello, siamo piogge di stagione
acque gelate, atterrite dalla Bora di Trieste
che non è un semplice vento, è un tornado di stupori
e credo ti piacesse perché a nessun altro piaceva.
Compagna, senti, non ci vogliono strade per camminare insieme
ci vuole il camminante, la camminante
compagno, senti, non è per il destino che uno muore
è per oblio e apatia, dimentichiamo l’apatia, cominciamo a camminare.