lunedì 30 marzo 2015

Tunisi - Intervista intorno alla Siria con Maria Al Abdeh e Giuliana Sgrena


Vi proponiamo due interviste dedicata alla Siria.
La prima è con Maria Al Abdeh durante i lavori del Forum e con lei, che oggi vive in Francia dopo essere tornata in Siria nel 2012 ed essere stata costretta a lasciare il paese poco dopo, parliamo di quello che sta succedendo.
La seconda è con Giuliana Sgrena con cui affrontiamo brevemente anche l’acuirsi del conflitto in Yemen da inquadrare nel contesto dello scontro tra Arabia Saudita e Iran.

INTERVISTA A MARIA AL ABDEH

Con te vorremmo ripartire proprio dal 2012, dal periodo nel quale le proteste in Siria contro il regime di Assad sono state ferocemente represse.

Per quaranta anni in Siria non c’è stata società civile, le organizzazioni erano tutte controllate dai servizi del regime. Nel 2012 la rivoluzione era già iniziata, in maniera molto pacifica.
In quel momento molto rapidamente tutti i leader del movimento pacifico sono stati arrestati e tutti gli estremisti sono stati fatti uscire dalle prigioni di Assad .
Vi faccio un esempio che è quello di Ghiath Matar, che era un giovane di 25 anni che partecipava ai movimenti sociali, che offriva dei fiori ai soldati che sparavano. E’ stato arrestato e restituito morto tre giorni dopo ai genitori.
Negli stessi giorni un leader estremista, che oggi governa la regione di Rutah, è stato liberato dalle prigioni di Assad. Tutto quello che si vede oggi Assad l’ha preparato dicendo che combatteva gli estremisti, ancora prima che ce ne fossero, quando invece c’erano richieste sociali di libertà, giustizia, uguaglianza e c’erano slogan come “il popolo siriano è uno”. Con la crescita della violenza, perché all’epoca abbiamo visto come il regime bombardava i civili, è chiaro che i giovani hanno iniziato ad armarsi. Inoltre il regime ha fatto uscire tutti gli estremisti che hanno, come dire, raggiunto la rivoluzione, creando così questa situazione di violenza e di caos che si vede oggi.


Adesso che si è creato uno scenario completamente nuovo con la creazione dello stato islamico proprio a partire dalla Siria, Assad viene presentato come un combattente per la libertà.

Numero uno. Ci sono delle cose molto semplici da sapere sulla Siria. Ho già detto che moltissimi estremisti sono stati fatti uscire da prigione da Assad. Numero due: la violenza di Assad è la fabbrica di tutto quello che vediamo. Molti giovani sono stati arrestati e torturati nelle maniere più orribili nelle prigioni; non ci si deve stupire che siano passati dalla parte dell’estremismo. La produzione dell’estremismo si è costruita nelle prigioni di Assad, questo è molto importante da sapere. Numero tre. Assad gode di un’ impunità internazionale. Può commettere crimini come bombardare la popolazione con prodotti chimici. E’ certo, perciò, che si è prodotto un’escalation di violenza.
Non bisogna inoltre dimenticare che Daesh e Assad continuano ad avere delle relazioni. Il petrolio è comprato e venduto tra i due stati.
L’ultimo esempio che voglio fare è rispetto alla città di Raqqa, che è stata presa da Daesh nel 2013. Daesh ha preso il più grande edifico della città. Assad ha bombardato tutta la città, tranne questo edifico. Quindi Daesh è un prodotto della modernità, di tutti i problemi contemporanei, ma anche e certamente un prodotto di Assad. Lo ha creato per dire che è il solo a poterlo combattere.
C’è una campagna in Siria che si chiama “Same Shit” per dire che Assad e Daesh sono la stessa cosa, questo è il sentimento tra i siriani. Io ho molti amici che sono stati arrestati da Assad e allo stesso tempo arrestati o ricercati da Daesh. Per noi sono la stessa cosa.


Noi dall’Europa stiamo guardando con attenzione e solidarietà la lotta dei curdi nella zona del Rojava, voi come la vedete come siriani?

sabato 28 marzo 2015

Tunisi - Intervista a Lina Ben Mhenni

Non bisogna dimenticare le libertà quando si parla di terrorismo

Incontriamo Lina al Campo Al Manar, sede del Forum Sociale Mondiale. 
Con lei affrontiamo il tema delle normative antiterrorismo che il governo si appresta a varare ed in generale le preoccupazioni condivise, come abbiamo sentito in questi giorni da molti, di un restringimento degli spazi di libertà.

Stiamo parlando di un insieme di articoli di legge che contengono tra l’altro un via libera all’azione della polizia.
Leggi che si aggiungono all’uso già spregiudicato di alcune norme, come la Legge 52 in materia di detenzione di stupefacenti che vengono utilizzate per fermare ed arrestare i giovani e soprattutto gli attivisti. Proprio nei mesi scorsi c’è stata una ampia campagna dedicata alla richiesta di riforma di questa legge.

Iniziative e mobilitazioni che che si aggiungono a campagne come "Anch’io ho bruciato un posto di polizia" per denunciare come i giovani e non solo che hanno dato vita alla rivoluzione oggi siano processati con accuse provocatorie volte a criminalizzare l’opposizione (sono già più di 130 i processi in corso) e di contro le morti e dei violenze fatte dalla polizia restino impunite.
Durante il governo di Ennadah prima e l’attuale governo pentapartito (di cui i maggiori "azionisti" sono Nida Tunes e di nuovo Ennadah) dunque la tendenza securitaria si fa strada e per questo è ancora più importante la costante attenzione e denuncia degli episodi anche piccoli di restringimento delle libertà.

Ne è un esempio il processo che si svolgerà il 31 marzo a cinque giovani ragazzi della zona di Sidi Bouzid accusati con l’articolo 27 per aver postato in Facebook dei messaggi contro l’esercito. D’altronde la legislazione tunisina di riferimento è ancora quella di inizio secolo e l’avvio dei meccanismi della giustizia tradizionale, necessari in un paese che ha attraversato la rivoluzione sono ancora ben distanti. Tutte questioni queste che vengono affrontate ancheall’interno di una nuova iniziativa dal basso Men 7a99i promossa dall’associazione Accun.

Questi argomenti, accompagnati dalla richiesta di giustizia sociale e nuovi diritti come abbiamo visto in questi giorni sono al centro dell’attenzione degli attivisti, ben consapevoli che l’avanzata di politiche securitarie non è un fatto solo locale ma si inserisce in un quadro generale.

In questo senso molti attivisti, pare lo stesso Fronte Popolare non parteciperanno alla manifestazione convocata dal governo per domenica contro il terrorismo, a cui parteciperanno molte delegazioni internazionali (per l’Italia è previsto l’arrivo di Renzi e della Boldrini).

"Al corteo ci sarà chi è causa dell’orrore del Bardo, tra cui Ennadha che è causa di quel che è successo" dicono in tanti riferendosi alle coperture date dal partito islamico all’integralismo, come è stato denunciato con forza durante le mobilitazioni dopo gli omicidi di Chokri Belaid e Mohamed Brahmi due anni fa.


Oggi invece si svolgerà la manifestazione di chiusura del Forum Sociale Mondiale che partirà nel pomeriggio dal campo Al Manar.


INTERVISTA A LINA BEN MHENNI


D. Mentre i riflettori dei media internazionali sono puntati sulla Tunisia per quello che è successo al Bardo, gli attivisti condividono delle preoccupazioni rispetto alla sicurezza ma soprattutto rispetto alla legge antiterrorismo che potrebbe limitare le libertà personali.

L. In questi giorni tutti parlano della legge antiterrorismo e io ho sentito delle proposte che mi spaventano riferite al fatto che bisogna dimenticare le libertà quando si parla di terrorismo.
Questo mi fa davvero molta paura ed ho già visto dei segnali molto allarmanti perchè vedo che ogni volta che critichiamo delle violazioni dei diritti umani, ogni volta che critichiamo la violenza poliziesca ci sono persone che ci danno addosso in nome della lotta contro il terrorismo, dicendo “Lasciateli fare, stanno combattendo il terrorismo”.

venerdì 27 marzo 2015

Tunisi - Percorsi ed esperienze post-14 del paese dei gelsomini



Autogestione ed autonomia al Village Nomad, le lotte per la giustizia climatica e per la libertà d’espressione 

Dopo la pioggia battente che ha accompagnato la manifestazione d’apertura del Forum Sociale Mondiale, mercoledì al Campo Al Manar splendeva il sole.
L’immagine del Forum è quella che ci aspettavamo: centinaia di workshop in contemporanea nelle diverse aree tematiche (Citizenship, Alternatives, Dignity, Planet, Borders, Justice), migliaia di persone che camminano con il librone del programma alla ricerca della sala… ma che inevitabilmente si perdono tra i mille corridoi delle molte Facoltà del campus. All’ingresso c’è un po’ di coda, in parte dovuta ai “controlli” che vengono effettuati casualmente tra chi entra.

La coreografia è composta da striscioni, cartelli, canti, cori, centinaia di volantini con programmi di questo o quell’argomento. Una babele. L’immagine di tante realtà, ma anche dell’innegabile difficoltà di condividere e non rappresentare. Ma questo è il Forum Sociale Mondiale: così è nato e così andrà in scena fino a sabato.
Domenica andrà in scena la manifestazione internazionale contro il terrorismo, convocata dal Governo tunisino, a cui parteciperanno in rappresentanza dell’Italia anche Matteo Renzi e Laura Boldrini. Sulle relazioni italo-tunisine c’è tanto da dire e lo faremo in un approfondimento specifico.
Oggi è proprio alla realtà tunisina che ci vogliamo dedicare, prima di passare nei prossimi giorni a “viaggiare” verso altri lidi ed argomenti.

La Tunisia e le sue molteplici espressioni.
Un paese che tra mille traversie in questi anni è stato un laboratorio aperto, denso di contraddizioni ma vivissimo, e che oggi affronta un’altra sfida: non piegarsi al terrore dell’integralismo e nel contempo contrastare l’autoritarismo che è sotteso alle nuove leggi speciali che il governo si appresta a varare, che potrebbero fortemente limitare le libertà personali.
La Tunisia, paese in cui le contraddizioni svelate dalla primavera araba sono ancora tutte aperte: quelle economiche, sociali ed anche politiche.
La Tunisia con le donne come protagoniste della scena sociale e determinanti in molte occasioni: durante il governo di Ennahda, fermando i molteplici e subdoli attacchi “dell’islamismo moderato” ai diritti delle donne, oggi, in prima fila a reclamare diritti e libertà, nell’era del nuovo governo di larghe intese capeggiato da Nida Tounes.
La Tunisia post-14, fatta di tante piccole realtà che hanno cominciato a muovere i primi passi, sperimentando la possibilità di “associarsi” liberamente al grido di “degage”.
Una Tunisia dal basso, poco raccontata ovviamente anche in questi giorni quando i riflettori del mondo si sono accessi dopo l’attacco integralista al Museo Bardo.

Le interviste che oggi proponiamo sono un piccolo spaccato di una società civile che cerca di costruire un’alternativa al terrore, consapevole che è necessario un cambiamento radicale, che non accetta le semplificazioni che vorrebbero, attraverso “l’emergenza terrorismo”, restringere spazi di libertà, faticosamente difesi e conquistati.

AUTOGESTIONE ED AUTONOMIA
Uno dei fili conduttori in questi anni delle nostre relazioni in Tunisia è stato il sostegno e lo scambio con le esperienze di base che sperimentano pratiche di autogestione ed autonomia.
Sono stati proprio questi argomenti ad essere al centro dell’incontro poche settimane fa a cui abbiamo partecipato lo scorso gennaio a Sbeitla promosso da GVC all’interno del progetto Périphérie Active.


I Centri Media Comunitari, i collettivi come Blech7ess, così come l’esperienza dei blogger indipendenti, sono lo specchio di una tensione che è reale soprattutto tra le giovani ed i giovani tunisini che mirano a costruire un modo di praticare l’azione collettiva senza deleghe, direttamente, in autonomia.
Come far sì che non solo queste esperienze possano crescere, possano esprimersi liberamente ma possano ampliarsi a tan@?
Queste sono le tematiche al centro della discussione di molte realtà che compongono lo spazio Village Nomad al Forum Sociale Mondiale.
Percorsi ed esperienze che sono oggi quanto mai fondamentali sia contro l’oscurantismo integralista religioso, sia per rompere con l’autoritarismo e con l’idea di una democrazia blindata che si vorrebbe imporre utilizzando come pretesto ciò che è successo al Bardo.
Questi percorsi ed esperienze, a volte carsici, sono stati fondamentali in tanti momenti dopo la rivoluzione, per bloccare i tentativi restrittivi delle libertà portati avanti dall’islam “moderato” di Ennahda e non solo.

Sono inoltre centrali per combattere la repressione e la criminalizzazione degli attivisti.
Ne sono esempio le campagne “Anch’io ho bruciato un commissariato di polizia” e “Men-7a99i – I miei diritti” che denunciano l’impunità nei confronti dei poliziotti e l’utilizzo di leggi (come quella sugli stupefacenti) come mezzo per criminalizzare giovani attivisti.

Abbiamo incontrato Wassim Ltaief proprio mentre si stanno ultimando i lavori di auto-costruzione delle strutture per ospitare il Village Nomad.

mercoledì 25 marzo 2015

Tunisia - In marcia fino al Bardo per la libertà contro terrore ed oppressione



In migliaia sotto la pioggia interviste con tunisin@, iracheni, nigeriani, palestinesi, curdi 

C’era attesa per la manifestazione d’apertura del Forum Sociale Mondiale 2015 che ha scelto di arrivare davanti al Museo Bardo. In orario superpuntuale alle 15.00 precise il corteo è partito da Bab Saadoun per dirigersi verso il Bardo.
Una pioggia battente ha accompagnato la partenza dei manifestanti.
Ad aprire la manifestazione le realtà tunisine, il sindacato, le organizzazioni di donne, una lunga bandiera palestinese, che non poteva mancare e poi tante e tanti, soprattutto giovani che affermano tra slogan e canti che contro il terrore ci vuole libertà. Che non si può giustificare con la lotta al terrorismo la restrizione degli spazi di democrazia, che ci vuole giustizia sociale reale.
Arrivati davanti al Bardo sono continuati gli interventi, gli slogans davanti alle transenne poste di fronte al cancello del Museo. Poliziotti e un mezzo blindato facevano bella mostra, ma come ci hanno detto tanti manifestanti "la sicurezza non è la presenza di polizia ed esercito, ma la presenza, la forza, la lotta della gente per non tornare indietro e continuare a conquistare i diritti, le libertà che ci hanno portato ad abbattere Ben Ali".
Certo la strada è complessa, come è complesso il mosaico di interessi che vorrebbero dettare le proprie leggi in questo piccolo paese ed in tutta la regione.
Il paese dei gelsomini è piccolo ma grandi sono le sfide che stanno affrontando le donne e gli uomini che oggi hanno voluto dire "non abbiamo paura".
Per noi essere insieme a loro, manifestare sotto la pioggia di Tunisi è parte del cammino per comprendere il presente e costruire un altro futuro.

24 MARZO VIDEO RACCONTO

martedì 24 marzo 2015

Tunisia - Contro terrore, autoritarismo e oppressione: si inizia dal Meeting della Coalition Climat21 e con il Forum Mondiale dei Media Liberi



Al Campo El Manara fervono i preparativi per il corteo iniziale che arriverà fino al Museo Bardo

Quando si decise di organizzare nuovamente dopo due anni il Forum Sociale Mondiale a Tunisi nessuno avrebbe potuto immaginare che l’evento sarebbe accaduto in un contesto ben diverso da quello precedente e ad una settimana dall’attacco integralista al Museo Bardo che ha drammaticamente puntato i riflettori sul paese dei gelsomini.

E’ impossibile non guardare a questa edizione del Forum Sociale Mondiale, al di là delle sue dinamiche interne e abituali, come ad un possibile spazio per sperimentare una risposta collettiva al terrore dell’oscurantismo integralista islamico. 

La barbaria dell’Isis, il suo forte presentarsi come "nuova offerta", accompagnata da un aggressivo marketing giocato all’altezza della comunicazione in rete, fondata su uno "stato islamico doc" con territorio, moneta, leggi e non solo, si iscrive dentro la ridefinizione geopolitica complessiva che attraversa il Medioriente, il Maghreb e Masrek, l'Africa, l’Euromediterraneo.

E’ in corso un complesso scontro per chi deve comandare "nel mondo islamico". Vecchi e nuovi poteri si contendono il controllo di pezzi di territorio.

domenica 22 marzo 2015

Messico - Polizia attacca San Sebastian Bachajon.


UN ATTACCO ANNUNCIATO. 
Più di 600 agenti delle forze di polizia incendiano la sede regionale San Sebastián Bachajón.

Il 20 marzo gli ejidatarios di Bachajón informavano che il commissario ejidale Alejandro Moreno Gómez stava organizzando la sua gente “per sgomberare gli ejidatarios in resistenza di San José en Rebeldía e della Sede Regionale San Sebastián”, terra recuperata dagli indigeni di Bachajón.

Gli aderenti alla Sesta dichiaravano che non avrebbero ceduto nella lotta per difendere la loro terra e per la liberazione dei prigionieri, e chiedevano di vigilare sulla situazione. Nello stesso tempo i giornali locali scrivevano che “si prevedono scontri armati tra gruppi antagonisti che si disputano la zona”, cosa che ha aperto, come in altre precedenti occasioni, alla repressione del governo.

Comunicato dell' EJIDO SAN SEBASTIAN BACHAJON, ADERENTE ALLA SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA.
CHIAPAS. MESSICO. 21 MARZO 2015

Alla Comandancia Generale Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Alle Giunte di Buon Governo

Al Congresso Nazionale Indigeno

A l@s compañer@s aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona

Ai mezzi di comunicazione di massa ed alternativi

sabato 21 marzo 2015

Kurdistan - Il messaggio di Abdullah Ocalan al Newroz 2015- Amed

Il Messaggio di Abdullah Ocalan al Newroz 2015- Amed
A TUTTO IL NOSTRO POPOLO

Saluto il nuovo giorno [Newroz] di tutto il nostro popolo e degli amici schierati con la pace, l’uguaglianza, la libertà e la democrazia.

La crisi causata dalle politiche neoliberiste imposte a tutto il mondo dal capitalismo imperialista e dai suoi dispotici collaboratori locali porta effetti sulla nostra regione e sul nostro paese. In questo contesto di crisi, le diversità etniche e religiose del nostro popolo e le nostre culture vengono cancellate da guerre identitarie brutali e senza senso. 
I nostri valori, storici e moderni, della nostra coscienza e politici, non possono essere messi a tacere, né cedere alla rassegnazione di fronte a questo panorama politico. Al contrario è nostra responsabilità religiosa, politica e morale dispiegare un intervento urgente.

La nostra lotta per la democrazia, la libertà, la fratellanza e una pace dignitosa per il nostro popolo attraversa ora una fase storica. Questa lotta di quarant’anni del nostro movimento, lotta dolorosa, non è stata invano, ma ora ha raggiunto una fase che non può essere portata avanti allo stesso modo. 

La storia e il nostro popolo chiedono una soluzione democratica e la pace, propria dello spirito del nostro tempo. Su questa base, ci troviamo di fronte alla missione di avviare il nuovo processo in base ai dieci articoli ufficialmente dichiarati nello storico palazzo Dolmabahçe (Palazzo del Governo, il luogo del rilancio del 10 punti in 28 febbraio 2015)

Con l’accordo sui principi contenuti nella dichiarazione, vedo la necessità storica di tenere un congresso per fermare la lotta armata intrapresa dal PKK contro la Repubblica turca da quasi 40 anni, e per impostare le strategie e le tattiche sociali adatte al nuovo periodo. 

Spero che raggiungendo un accordo generale in breve tempo attraverso la commissione per la verità e la riconciliazione, basata sui membri del parlamento e il comitato di monitoraggio, si tenga con successo questo congresso. Ora, con il nostro congresso, il nuovo periodo inizia. 

venerdì 20 marzo 2015

Messico - Su Omaggio e Seminario. La parola del SupGaleano

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ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE


MESSICO
Marzo 2015

A loas compas della Sexta in Messico e nel Mondo:

Compas:

Mi hanno incaricato di informarvi che…

Nonostante il notevole incremento dell’attività militare nei dintorni dei Caracol zapatisti (pattugliamenti aggressivi, posti di blocco, sorvoli minacciosi) – in particolare nei Caracol della Realidad e di Oventik (nel primo è appena stata inaugurata una scuola-clinica, e nel secondo si svolgerà l’omaggio a Don Luis Villoro Toranzo)…

Nonostante la crescente belligeranza dei gruppi paramilitari sostenuti dal governo 
chiapaneco…

Nonostante le vecchie “nuove” menzogne dei media prezzolati /no, non c’è né c’è stata alcuna proposta di dialogo; no, dall’anno 2001, cioè, da 14 anni nessun funzionario federale si è avvicinato all’EZLN se non con l’intenzione di assassinare la dirigenza zapatista; no, i governi federale e statale non stanno cercando di migliorare le condizioni di vita degli indigeni in Chiapas, ma stanno tentando di dividere le comunità; no, gli unici avvicinamenti governativi dei quali si può vantare Jaime Martínez Veloz, non sono stati verso gli zapatisti, bensì verso i paramilitari sovvenzionati, prima che da lui, da Luis H. Álvarez, Juan Sabines Guerrero e Felipe Calderón Hinojosa, ed ora da Manuel Velasco Coello, Rosario Robles Berlanga ed Enrique Peña Nieto, dei quali un gruppo (la CIOAC-H) è responsabile materiale dell’assassinio del compagno maestro Galeano; no, eccetera/

Nonostante continui a non esserci verità e giustizia per Ayotzinapa…

Nonostante là fuori siano occupati in altre faccende (più importanti, vero?) e che si succedano vertiginosamente le mode della “mobilitazione” che dimostrano soltanto che è la frivolezza ad essere la grande stratega…

Nonostante la dignità riveli, ancora una volta, la realtà / e nell’estremo nord del Messico si scopre che sussistono i metodi di sfruttamento dell’epoca porfirista. “Nel nord si lavora e manteniamo i fannulloni del sud”, dice il potente; mentre i campi sono coltivati da uomini, donne, bambini ed anziani indigeni triqui e maya, il potente non dice niente e si inginocchia di fronte al potere straniero. Nella Valle di San Quintín, Bassa California, in quella che si conosce come Oaxacalifornia, i braccianti chiedono salari equi e diritti sul lavoro, “vogliamo solo giustizia” dicono. Il governo li reprime “perché si comportano da rivoltosi”: 200 arresti. 
Il governatore, panista, si riunisce con i capi militari del 67° battaglione di fanteria dell’esercito federale “per garantire la pace sociale”. 
La notizia principale sui media prezzolati è “007 nello zócalo della capitale”. L’hashtag #SanQuintinEnLucha non sarà la tendenza del momento /

Nonostante tutto…

O precisamente per tutto questo…

L’EZLN ratifica la celebrazione di:

lunedì 16 marzo 2015

Messico - L’esercito messicano provoca a La Realidad, continuano le mobilitazioni per Ayotzinapa mentre si cerca di far tacere la giornalista Carmen Aristegui

Sulla vicenda delle "desaparcion forzadas" persino la Commissione dell’Onu invita il Messico a fare di più. Già perchè il numero di chi sparisce aumenta insieme all’impunità. Varie notizie che giungono dal paese, se intrecciate tra loro, danno un quadro di quello che si intende per narco-stato, una gestione del potere in cui spariscono i diritti ed aumentano le violazioni.

#Ayotzinapa somos todos - Concerto Caifanes
I familiari di Ayotzinapa non demordono e continuano a mobilitarsi per i propri figli. Una loro delegazione è ora negli Stati Uniti dove si svolgeranno incontri ed iniziative per continuare a mantenere viva la giustizia per #Ayotzinapa. Pochi giorni fa hanno dato vita ad una iniziativa davanti a Televisa per protestare contro la criminalizzazione e la falsa informazione fatta dalla rete televisiva. Ad aspettarli come in tutte le loro iniziative c’erano i poliziotti. a dimostrazione del nesso tra potere ed informazione maistream. Ma il silenzio su #Ayotzinapa non cala e nel loro ultimo concerto i Caifanes, tra i più importanti gruppi rock messicani, hanno chiesto alcuni secondi di silenzio per non far dimenticare quanto successo ai 43 studenti il 26 settembre ad Iguala.
Protesta #EndefensadeAristegui
Nel paese sta facendo scalpore la vicenda di Carmen Aristegui, famosa giornalista da sempre impegnata in una informazione libera e corretta, autrice di reportage coraggiosi come quelli per gli scandali e la corruzione del Presidente Pena Nieto e di sua moglie.
A sferrare l’attacco contro Carmen Aristegui è stata la nuova direzione dell’impresa MVS, che ha allontanato due collaboratori della giornalista Daniel Lizárraga e Irving Huerta.
Immediata e fortissima la mobilitazione. In neanche un giorno la petizione a sostegno della giornalista è arrivata oltre le centomila firme e in twitter l’hastag #EndefensadeAristegui sta spopolando.
Carmen Aristegui secondo la direzione sarebbe "colpevole" d’aver abusato del suo ruolo, in particolare in relazione al portale Méxicoleaks. Si tratta di una piattaforma indipendente di denuncia cittadina e trasparente al servizio della società civile messicana per rivelare informazioni di interesse pubblico.
La piattaforma, come racconta in un articolo l’Internazionale, appoggiata dall’organizzazione Free Press Unlimited, finanziata dal governo olandese e dall’Unione europea, vuole "incoraggiare i messicani ad aiutare i giornalisti a scoprire casi di corruzione e abuso di potere nel paese." 
Ma in Messico informare, svelare le verità scomode fa paura ed ecco che in questo quadro di tentativo costante di controllare l’informazione, la prima a farne le spese è stata proprio Carmen Aristegui.
Esercito a La Realidad
In Chiapas il Centro per i diritti umani Fray Bartolomè de las Casas informa in un comunicato stampa, tradotto dal Comitato Maribel e che vi proponiamo di seguito, che l’Esercito Messicano continua a provocare con passaggi e sorvoli la zona del Caracol de La Realidad, dove lo scorso maggio in un aggressione paramilitare è stato ucciso il compagno Galeano.
Provocazioni continue che non fermano l’autogoverno zapatista, come racconta l’EZLN nei
comunicati letti in occasione dell’inaugurazione della clinica e della scuola ricostruite proprio a La Realidad.
Appoggiare e sostenere l’autonomia zapatista diventa ancora più importante nel quadro complessivo del Messico.
Come Associazione Ya Basta – Caminantes e Cooperazione Rebelde Napoli saremo in Chiapas ai primi di agosto per partecipare all’anniversario della nascita dei Caracoles ed invitiamo tutti a sostenere la salute autonoma contribuendo al Progetto "Diamo corpo ai sogni".

CENTRO DEI DIRITTI UMANI FRAY BARTOLOME DE LAS CASAS
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico
10 marzo 2015
Comunicato stampa No. 07
L’esercito messicano minaccia la Giunta di Buon Governo Zapatista della Realidad
Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba), attraverso le Brigate Civili di Osservazione (BriCO), ha documentato le incursioni sistematiche dell’Esercito messicano che sta minacciando le Basi di Appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (BAEZLN) nel territorio della Giunta di Buon Governo de La Realidad, nella zona Selva di Confine, Caracol I “Hacia la Esperanza” (JBG).
Gli atti militari nel territorio della JBG, consistono in incursioni su convogli di camion, hummer, jeep e squadre motorizzate di elementi dell’Esercito messicano che vanno da quattro a 30 persone. Si aggiungono sorvoli radenti di aerei da turismo ed elicotteri che fotografano e filmano i membri delle BriCO, le BAEZLN e le installazioni della JBG. Da luglio del 2014 queste azioni sono in aumento, sia per numero di effettivi impiegati sia per la loro frequenza. (actividad_militar_realidad).
Il Frayba osserva con preoccupazione la crescente minaccia esercitata dall’Esercito messicano nel territorio zapatista, poiché è una provocazione e persecuzione contro il diritto all’autonomia ed alla libera determinazione sancito dalla Costituzione messicana, dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni, dal Trattato 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e dagli Accordi di San Andrés Sacamchem de los Pobres.
Per quanto sopra, questo Centro dei Diritti Umani chiede che:
sia rispettata la libera determinazione e l’autonomia dei popoli zapatisti e cessi la persecuzione perpetrata dal governo federale attraverso l’Esercito messicano.
Infine, bisogna ricordare che il 2 maggio 2014, persone della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica (CIOAC-H) hanno teso un’imboscata alle BAEZLN in territorio della JBG de La Realidad; durante l’attacco il gruppo armato ha assassinato José Luis Solís López, “Maestro Galeano”, distruggendo inoltre la Clinica e la Scuola Autonoma. Segnaliamo che l’organizzazione menzionata fa parte del governo locale di Las Margaritas e gode della protezione del governo di Manuel Velasco Coello, che le permettono di compiere impunemente aggressioni, sgomberi forzati ed omicidi nella regione.1)
1) Frayba, bollettino 16, Agresión a Bases del EZLN en sede de la Junta de Buen Gobierno de La Realidad. 5 de mayo 2014, Chiapas, México. http://www.frayba.org.mx/archivo/boletines/140505_boletin_16_agresiones_jbg.pdf

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

martedì 10 marzo 2015

Messico - Grazie III - La costruzione più cara del mondo.

P-0.jpg.
GRAZIE III.
LA COSTRUZIONE PIU’ CARA DEL MONDO.
Subcomandante Insurgente Moisés.              Subcomandante Insurgente Galeano.
Febbraio-Marzo del 2015
P-1.jpgLa vigilia. L’alba. Il freddo morde sotto il vestito delle ombre. Sul tavolo che, solitario, arreda la capanna (che non reca alcuna insegna ma si sa che è l’attuale quartier generale del comando zapatista), c’è il foglio arrotolato e con lettere manoscritte dove si dettaglia il conto della costruzione della scuola-clinica a La Realidad zapatista. La voce riassume sguardi, silenzi, fumo, rabbie:
I conti non tornano. La vita di qualsiasi zapatista vale più della casa bianca di  Peña Nieto e di tutte le case dei ricchi del mondo messe insieme. Nemmeno tutti soldi che costa fare i grandi edifici dove i potenti si nascondono per compiere i loro furti e crimini, è sufficiente a pagare una sola goccia di sangue indigeno zapatista. Perciò sentiamo che questa costruzione è la più cara che ci sia al mondo.

Così che dobbiamo dire chiaramente che ciò che non appare nel conto della grana è il sangue del compagno Galeano. Neppure tutti i fogli della storia del mondo bastano per scrivere questo conto.

P-2.jpgE allora mettetelo come tale quando mettete le vostre liste nei mezzi di comunicazione, allorché mettete chi è il più ricco, e dove sta il più povero. Perché il ricco ha nome e cognome, lignaggio, pedigree. Ma il povero ha solo geografia e calendario. E allora mettetelo che la costruzione più cara di tutto il pianeta è a La Realidad Zapatista, Chiapas, Messico. E che le bambine e i bambini zapatisti frequentano la scuola più cara del mondo. E che gli uomini, donne, bambini, bambine, anziane e anziani, indigeni, zapatisti, messicane e messicani, quando si ammalano a La Realidad, si cureranno nella clinica più cara della Terra.

lunedì 9 marzo 2015

Messico - Grazie II - La parole dell'EZLN

01GRAZIE II.

IL CAPITALISMO DISTRUGGE. I POPOLI COSTRUISCONO.
Subcomandante Insurgente Moisés

Parole della Comandancia Generale dell’EZLN, per voce del Subcomandante Insurgente Moisés, a La Realidad Zapatista. Consegna della Scuola Autonoma Zapatista “Compañero Galeano” e della Clinica Autonoma 26 de Octubre “Compañero Subcomandante Insurgente Pedro“, alle basi di appoggio zapatiste il 1° marzo 2015.

02Buongiorno a tutti, compagni e compagne di questa zona, di questo Caracol della Realidad, zona Selva di Confine.

Oggi siamo qui con voi, compagni, compagne di questa zona, per fare una consegna nelle mani dei compagni e compagne basi di appoggio di questa comunità zapatista La Reaidad, Nueva Victoria, nome di battaglia dato dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

03Compagni e compagne, dobbiamo dire che ognuno di noi zapatisti ancora soffre, ma non solo gli zapatisti del Messico, ma del mondo intero, perché manca il compagno il cui nome è stato dato a questa opera: il compagno Galeano.

Questa costruzione è il frutto del lavoro, dell’impegno e dell’organizzazione dei compagni e compagne della Sexta internazionale e della Sexta nazionale. Questa è la dimostrazione di quello che siamo noi zapatisti del Messico e del mondo.

Quello che siamo realmente, quello che pensiamo, vogliamo, è la vita e non che ci uccidano.

04Ma il sistema capitalista distrugge sistematicamente quello che il popolo costruisce. Ma il popolo non smette di costruire, perché è la sua vita. Il sistema distrugge perché sa che un giorno il sistema stesso sarà distrutto, perché è un sistema di sfruttamento, di umiliazione. 

Non è vita quella che costruisce il capitalismo, a noi poveri non lascia niente, oltre a quello che costruiamo noi stessi, popoli, uomini e donne che lottiamo, nessuno altro.

Lo diciamo qui, sul luogo della costruzione, quello che siamo, nel villaggio del compagno Galeano, maestro della Scuola zapatista, sergente nella lotta, miliziano nell’organizzazione, autorità nella vita, per noi un esempio.
05

Il capitalismo vuole distruggere questo esempio e noi non lo permetteremo.

Vogliamo dire chiaro qua, di fronte a questa gente, a quelli che non stanno con noi: noi non siamo contro di loro. Vogliamo rispetto, loro lo sanno. Abbiamo detto: se ci rispettano anche noi li rispettiamo, non vogliamo ammazzare povera gente. Ma se loro cedono, sappiano che stanno al fianco del criminale, dello sfruttatore, dell’assassino, che è il capitalismo.

06Diciamo chiaramente alla gente che non è d’accordo con noi: a noi non fa niente se non sono d’accordo con noi, perché un giorno questo sarà per loro, forse ora non lo vedono perché molti hanno cinquanta o sessanta anni, ma il frutto di quello che noi stiamo costruendo lo vedranno i loro figli e le loro figlie.

Lo diciamo con tutto il cuore e sinceramente: lottiamo per il popolo del Messico, e forse siamo un esempio per il mondo. Vogliamo che sia chiaro che quello che vogliamo è la vita. 

L’abbiamo già detto riguardo ai soldati, per esempio, i poliziotti, stiamo lottando anche per loro, perché sappiamo che sono povera gente, per povertà vendono il loro corpo, la loro vita, la loro anima, il loro sangue, le loro ossa, la loro carne; si vendono ed il capitalismo li compra per difendersi. Non vediamo mai un ricco, il figlio di un ricco che va a fare il soldato, che viene qui e ci affronta, certo, ci sono anche i figli dei ricchi ma sono generali che sfruttano i propri soldati.

sabato 7 marzo 2015

Messico - Grazie I - Completati i lavori di costruzione della Clinica e della Scuola distrutte a La Realidad

Il giorno domenica 1 marzo 2015, dopo più di sei mesi di lavoro, è stata consegnato alle basi d’appoggio zapatiste de La Realidad l’edificio che ospita una clinica di salute e una scuola. La costruzione è stata possibile grazie all’appoggio solidale di persone e collettivi di tutto il mondo. Qui vi consegniamo i conti, le parole che si sono espresse in tale occasione e alcune foto di quel giorno.


I conti chiari e il pozol denso:

– La costruzione è iniziata il 31 luglio 2014. E’ stata portata a termine alla fine di febbraio 2015.

⁃ – Giornate di lavoro: approssimativamente 2015 compa/día-trabajo
Nota de Los Tercios Compas: compa/día-trabajo, CDT in sigla. CDT è un’unità di misura zapatista che potrebbe essere equivalente al Tempo di Lavoro Socialmente Necessario TLSN, ma, oltre al fatto che non si esprime in ore, il CDT non è un’unità di misura di valore. 
Il CDT è un riferimento per comparare l’individuale e il collettivo (a un individuo sarebbero stati necessari quasi 7 anni per fare quanto a un collettivo ha richiesto 7 mesi), e per contrapporre ciò che si fa in basso a sinistra, con quel che si fa là sopra e a destra (un governo di sopra ci avrebbe messo 14 anni e lo avrebbe lasciato incompleto). 
Per esempio: con miliardi di grana come preventivo, il governo statale del Chiapas non può terminare di costruire ospedali a Reforma, Yajalón y Tuxtla Gutiérrez. Quello di Tuxtla Gutiérrez è uno degli abbondanti esempi sulla corruzione del “sinistrorso-pierredista-amloista” Juan Sabines Guerrero (che, come ha confessato il suo predecessore Pablo Salazar Mendiguchía, ha messo insieme e finanziato in Chiapas il gruppo paramilitare conosciuto come CIOAC-H; l’ariano Velasco prosegue la sua stessa politica). 
Nel 2012, per “inaugurare” l’ospedale di Tuxtla spostarono équipes di altri ospedali. Dopo che lo psicopatico Calderón e il criminale Sabines tagliarono il nastro, smantellarono tutto. Ora è un enorme guscio vuoto (informazioni da “Chiapas Paralelo” chiapasparalelo.com e “Diario Contra Poder” diariocontrapoderenchiapas.com). 
L’ariano Velasco occulta la gigantesca frode del suo padrino e ne segue i passi. 
Intanto, la grana di sopra se ne va in propaganda mediatica, in festini, decorazioni, maquillage e in saloni di bellezza, oltre, ovviamente, per perseguire quel po’ di stampa indipendente a pagamento che resta nello stato, e per comprare silenzi nelle reti sociali. Una cosa è, con tanto di viveri del caso, tirarsi dietro la gente per magnificare il fattore ariano; ben altra è organizzarsi per costruire ciò di cui ha bisogno il popolo. 
Altre informazioni sul concetto di TLSN, nel Capitale, libro primo, sezione prima, capitolo 1; non ricordiamo l’autore ma era ebreo, quindi procedere con cautela. 
Altre informazioni sul non-concetto CDT, più avanti. Fine della nota di Los Tercios Compas, media non libero, non autonomo, non alternativo, non indipendente, ma compagno. 
Approvazione ancora in corso perché nella Giunta di Buon Governo ci hanno detto: “altre informazioni, dopo” (‘mah, non glielo dico?).

⁃ – Conti della Grana:

Messico - Appunti e appuntamenti in bacheca dall'EZLN

In Bacheca

Il Concierge.

 ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
Marzo 2015

Alba nella realtà. (Alba ne La realidad)

Proprio qui, come al solito: guardare e ascoltare. La fessura nel muro è appena visibile dall'esterno. Dalla parte nostra si espande con la tenacia.

Nelle aule e nelle capanne delle migliaia di famiglie zapatiste che hanno accolto, ospitato, nutrito e si sono prese cura di otroas, uomini, donne e bambini dei 5 continenti, ancora riecheggiano le valutazioni espresse dai maestr@ e votanes dopo che ve ne siete andati.

Alcune valutazioni sono state dure, è vero, ma probabilmente non importano a chi sosteneva di essere stato toccato dall'esperienza e poi ha proseguito con la sua vita come se nulla fosse, evitando di guardarsi allo specchio o modificando lo sguardo a proprio capriccio. Nonostante questo, secondo quello che ho sentito, ci sono stati alcuni, pochi, che sono stati valutati “abbastanza bene.”

Abbastanza bene”, è come le/i compagni definiscono qualcosa che va bene ma senza esagerare. “Come stai? Abbastanza bene”, così ci salutiamo.

Intanto il tempo procede, proprio come noi, senza clamore, così, come le ombre…

Ed il compa Galeano, che illuminava con le sue parole queste aule, case, scuole, ora cadute e silenziose, assassinato.

Poi è arrivato l’abbraccio collettivo e sincero dei nostri compagni della Sexta.

I colori distinti e differenti che ci hanno aiutato a dipingere la morte in un altro modo, la notte frizzante, la pioggia che scende, mentre un gatto-cane ulula-miagola invitando la luce ad alleviare l’ombra.

E noi, a prenderci gioco della morte, ad ingannarla con carte segnate, con nomi.

Qui, la morte perde. Come centinaia di anni fa, come sempre.

No, non come sempre. Ora col compa fatto numero 6, unendosi contro la fottuta morte.

Ed il 6, travolgente nella sua ostinazione senza precedenti: non siete soli, basta, non più, mai più.

E poi, tornare a costruire quanto è stato distrutto.

E poi arrivano i popoli maestri, originari, e ci nutrono con le loro parole, le loro sofferenze, le loro ribellioni, le loro resistenze.

Nel nord la tribù yaqui è di nuovo aggredita e la dignità imprigionata, come se dietro le sbarre si potesse rinchiudere la terra.

Ed il sistema, il fottuto sistema capitalista che dipinge di orrore la storia. Come fa sempre.

Ma abbiamo imparato presto che “Ayotzinapa” non vuol dire solo terrore, e che l’ingiustizia ha molti nomi in molti tempi in tutte le geografie.

Kurdistan - Rojava. La rivoluzione delle donne

Una delle ragioni per cui la resistenza in Rojava, l’area a maggioranza curda della Siria, va sostenuta, è la centralità posta sul ruolo delle donne. 
Le forze politiche locali, tra cui curdi e arabi di diverse confessioni religiose, stanno costruendo con fatica un’autonomia democratica. Con fatica perché ogni singola persona è impegnata a combattere contro l’organizzazione dello Stato Islamico che da sud li attacca ogni giorno, mentre da nord i turchi tengono la frontiera chiusa. Il Rojava vive in un imbuto in cui l’unica uscita è lo stretto confine con l’area curda irachena, anche questa in guerra.
Le donne del Rojava hanno deciso di non subire la violenza della guerra e sono parte attiva della resistenza. Ma sopratutto del processo decisionale e politico.
In ogni ruolo chiave dell’amministrazione ci sono donne e le loro organizzazioni hanno elaborato una dichiarazione sui diritti di genere che costituisce la base delle nuova legge in via di approvazione. Si tratta della legislazione più innovativa del Medio Oriente e di un esempio utile anche a tanti paesi europei, Italia in testa.
Continueremo a sostenere i loro sforzi, come abbiamo fatto negli ultimi venti anni.
22/10/2014 - Principi fondamentali e norme generali relative allo status della donna.
Nella nostra società pervasa dalla mentalità maschilista in campo politico, sociale, economico, culturale e psicologico, la donna soffre in termini di ingiustizia, emarginazione, sottosviluppo e di privazione dei diritti.
Il retaggio culturale rappresenta un ostacolo per lo sviluppo della donna e frena le sue aspirazioni in un futuro migliore. Sussistono ancor molte leggi e norme che sono motivo di oppressione, testimoni del fatto che la lotta della donna per il conseguimento dei propri diritti non può arrestarsi né può dirsi ancora conclusa, opporsi a questa lotta avrebbe conseguenze negative non solo sulla donna, ma sulla società in toto, dato che innumerevoli questioni legali che aggravano la sua oppressione, come la decisione unilaterale di divorziare, il matrimonio precoce e la poligamia, sono tuttora presenti.
Crediamo nell’importanza del ruolo della donna all’interno della famiglia, il pilastro della società. La libertà della donna sarà una garanzia fondamentale per la costituzione di una famiglia democratica e di una società democratica e libera, infatti il livello di sviluppo di ogni società viene verificato tramite l’effettivo ruolo della donna e la sua partecipazione nel processo di costruzione e sviluppo di questa stessa società.

martedì 3 marzo 2015

Messico - Lettera dell’EZLN a Doña Emilia Aurora Sosa Marín, compagna del Maggiore Insorgente Onorario Félix Serdán Nájera.

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE.
MESSICO.
Febbraio 2015

Per: Doña Emilia Aurora Sosa Marín.


Da: Subcomandanti Insorgenti Moisés e Galeano.
EZLN, Chiapas, Messico.


Compagna Emilia:
Alcune ore fa abbiamo saputo la notizia. Non sappiamo quanto tarderanno queste righe ad arrivare nelle sue mani, ma sappiamo che, senza che abbia importanza il calendario, lei saprà leggere in esse l’abbraccio collettivo che le diamo.

Perché anche qui duole e dà pena la scomparsa, all’alba del passato 22 febbraio, di Don Félix Serdán Nájera, ufficiale onorario che fu del nostro Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Qui ricordiamo lo sguardo tenero e fermo di Don Félix, ma anche la presenza sua di lei. 

Come se in entrambi si completasse l’andare. Per questo le diciamo che ci duole la mancanza sua di lui. Ma ci duole anche il dolore che ora duole nel suo cuore, Doña Emilia.

Perciò con queste righe non vogliamo soltanto salutare la memoria del compagno Félix Serdán, ma vogliamo anche abbracciare lei.

Lei e lui ci avete mostrato in vita che l’impegno e l’essere coerenti non è cosa di cui menar vanto, che non si misura in palchi, riflettori, grandi discorsi e calendari fatidici.

Perché la lotta non è un lampo congiunturale che illumina tutto e d’un tratto scompare. E’ una luce che, seppure piccola, si alimenta tutti i giorni e a tutte le ore. Una luce che non si pretende unica e onnipotente. Una luce che ha come obiettivo l’unirsi ad altre, non per far luce a un monumento, ma per  illuminare la strada e non perderci.

In poche parole: la lotta non si vende, non si arrende e non zoppica.

Lui, come lei, ci avete sempre parlato e parlate con la parola semplice e veritiera di chi condivide sogni, dolori e impegni.

E quando vi ascoltavamo, vi ascoltavamo entrambi. Ed era entrambi che vedevamo, e vediamo, al nostro lato nel lungo cammino della resistenza.

Perché sebbene non ci sia parola capace di calmare il dolore, voi due ci avete dato in eredità l’impegno di essere zapatisti fino all’ultimo respiro.

Questo esempio di voi due, che si ripete e riflette in donne, uomini e altrei in tutti gli angoli del pianeta, ci chiama in causa e ci obbliga ai due passaggi sui quali insistiamo noi che lottiamo per giustizia, libertà e democrazia: la resistenza e la ribellione.

E così come guardiamo a voi, nel vostro sguardo ci vediamo. Perché voi due siete stati da questo lato senza dipendere da mode e congiunture. Ci siete perché avete riconosciuto che il cammino di qua e quello di là hanno la stessa destinazione.

Senza sprecar tempo con gli sguardi e le parole di sopra, voi due avete sempre avuto il cuore aperto per chi è come noi. Per chi non ha alcuna fiducia nel sistema che ci opprime, inganna, attacca. Per chi, con la stessa tenera rabbia che si intuiva nello sguardo del Maggiore Insorgente Félix Serdán e in voi, Doña Emilia,costruisce senza tante storie, senza cerimonie inutili e senza dichiarazioni fragorose, i mille specchi della libertà.

Abbiamo visto che una bandiera, quella rossonera dell’EZLN, ha vestito il riposo finale del nostro compagno. Con essa e in essa siamo stati e stiamo noi donne, uomini, bambini e anziani dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Con essa e in essa siamo con lei, Doña Emilia.

E in coloro che trovano riparo sotto quella bandiera, andrà avanti il vostro esempio. 

Continuerà la lotta. Perché è certo che la morte non trova sollievo se il nostro sguardo si sofferma sulla fine. Ma qui pensiamo che la morte si curi soltanto con la vita, e che la vita valga la pena soltanto con la lotta. E la lotta è fertile solo collettivamente.

Perciò non muoriamo con Don Félix. Viviamo con la sua vita. Con la sua vita e con quella di molte, molti e moltei che muoiono resistendo e ribellandosi. Perché sebbene sembri che nessuno tenga il conto delle assenza, c’è chi è nessuno per non dimenticarlo.

Riceva il nostro abbraccio che, anche se non cura le assenze, dia sollievo al confermarvi, a lei e a Don Félix, che i vostri sguardi si riflettono qui perché si percorrono gli stessi passi.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

A nome delle donne, degli uomini, dei bambini e degli anziani dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Subcomandante Insurgente Moisés .             Subcomandante Insurgente Galeano.

Messico, Febbraio 2015.


P.S.: Secondo quanto ci dicono i compagni della Squadra d’Appoggio della Commissione VI dell’EZLN, le hanno già consegnato un piccolo aiuto che le abbiamo mandato non appena saputa la triste notizia. Con questa lettera dovrebbero consegnargliene un altro po’. Non è molto perché le nostre possibilità sono ridotte. Ma il sostegno tra compagni non è misurabile. Sappiamo bene che questo non allevia il dolore dell’assenza, ma sappiamo anche che soffre di difficoltà economiche per la lunga infermità del nostro compagno. Siamo sicuri che le compagne e i compagni della Sexta in tutto il mondo saranno, come noi, pronti ad appoggiarla per quanto possibile.

Kurdistan - Giornata Internazionale delle Donne 2015

Dedichiamo la Giornata Internazionale delle Donne 2015 alla rivoluzione delle
donne nel Rojava e alla resistenza delle Unità di Difesa delle Donne YPJ!


L‘8 marzo 2015, 104 anni dopo la proclamazione della Giornata Internazionale delle
Donne, le donne di tutto il mondo combattono ancora contro il sistema di dominio patriarcale.

In ricordo delle lavoratrici tessili a New York che hanno perso la vita nella loro resistenza, in
occasione della 2a Conferenza Internazionale delle Donne nel 1910 su proposta di Clara
Zetkin è stata istituita la giornata dell‘8 marzo come simbolo per la lotta e la resistenza delle
donne. Questo movimento e questo grido risuonano ancora nelle strade. La rivoluzione contro disuguaglianza, sessismo e ogni forma di violenza è arrivata fino a oggi e continua a
difendere tutti i valori umani.

Come risultato della grinta e capacità delle donne nel 1977 l‘8 marzo è stato
proclamato dall’ONU Giornata Mondiale delle Donne, ma nonostante questo non è
riconosciuto in nessuno a livello ufficiale in alcuno degli stati membri. Oggi come allora le
donne sono esposte a diverse forme di discriminazione e pensieri e azioni patriarcali. Più le
donne ne prendono coscienza e più si organizzano, più aumenta la forza con la quale vengono sistematicamente attaccate. Gli attacchi contro le donne che si organizzano e lottano diventano sempre più profondi e si sviluppano in un femminicidio sistematico della cui
esistenza non c’è consapevolezza e che non viene riconosciuto come tale. 

Questo femminicidio viene brutalmente portato avanti a livello mondiale, dall‘Europa fino all‘Africa, dal Medio Oriente fino all’America Latina. Contro le donne viene condotta una vera e propria guerra non dichiarata. Con lo sfruttamento e la violenza si mira a intimidire sistematicamente le donne come gruppo sociale. Senza dubbio le donne hanno fatto resistenza contro questi brutali attacchi, si sono organizzate e hanno portato avanti la loro lotta con costanza.