domenica 24 maggio 2015

Messico - Rapporto del Centro dei Diritti Umani Frayba

Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, AC
 R A P P O R T O
La Realidad, un contesto di guerra

Jobel, Chiapas, Messico, maggio 2015

Al Maestro Zapatista Galeano: Ad un anno dalla sua dipartita verso una Altra Realidad, il suo esempio e la sua lotta insegnano che la dignità si afferma al di là della morte.

Il territorio conteso
Dalla sua apparizione in pubblico nel 1994, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha dato conto della sistematica azione dello Stato messicano per frenare l’autogestione dei popoli autonomi che cercano di vivere in pienezza i loro diritti e cultura. Durante questi ultimi 21 anni ha denunciato pubblicamente una serie di azioni di vessazione, repressione e cooptazione che, come parte dei piani di contrainsurgencia, vogliono sottrarre simpatie all’alternativa politica, civile e pacifica che propone una nuova generazione di uomini e donne zapatisti.
Nel 2003 l’EZLN, nel quadro del rispetto degli Accordi di San Andrés in Chiapas, ha formalizzato l’inizio del governo civile rappresentato attraverso cinque sedi della Giunta di Buon Governo (JBG). Ogni governo autonomo ha sotto la sua giurisdizione diversi Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti (MAREZ) il cui progetto si sviluppa attraverso varie Aree e Commissioni di lavoro.
Nella zona Selva di Confine, la JBG “Hacia la Esperanza” include quattro MAREZ ed ha sede nel Caracol 1 “Madre de los Caracoles, Mar de Nuestros Sueños”, nella comunità La Realidad, municipio ufficiale di Las Margaritas in Chiapas.
Da allora, le JBG hanno denunciato il modo in cui diverse organizzazioni e comunità sono passate, attraverso il logoramento, alla polarizzazione, come risultato prevedibile della guerra totale, portata avanti da tutti i governi di turno, fino ad ottenere lo scontro tra chi, in altre epoche, aveva condiviso la rivendicazione di istanze storiche sotto principi politici comuni.
In questo contesto è avvenuto il falso cambiamento di regime con la presunta alternanza nel potere simulato dalla classe politica, che mantiene intatta l’organizzazione, la struttura e la presenza sul territorio del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) nelle comunità del Chiapas, riproducendo vizi, corruttele e mantenendo nell’impunità le situazioni che esigono giustizia, che risultano utili per lo scontro con chi si oppone a mercanteggiare il territorio, come richiedono le attuali riforme strutturali in Messico, che approfondiscono ed accelerano il saccheggio del territorio a danno delle comunità.

L’uso della povertà come strumento di manipolazione
In Chiapas, anche i livelli di povertà estrema, emarginazione e oblio sono stati il veicolo del governo statale e federale per accelerare la cooptazione e la divisione comunitaria, come indicato nei piani militari per combattere l’insurrezione in Chiapas e così sottrarre possibili alleati al progetto politico zapatista per l’autonomia e la vita dei popoli indigeni.
La più visibile e reclamizzata di queste operazioni è stata realizzata il 21 gennaio 2013 nel municipio di Las Margaritas, uno dei territori emblematici del bastione zapatista nel 1994; in questo scenario il Presidente Enrique Peña Nieto, accanto al Governatore del Chiapas, Manuel Velasco Coello, ha lanciato il programma “Crociata Nazionale Contro la Fame”, uno dei tanti palliativi che lucrano sulla povertà ed alimentano la dipendenza delle popolazioni affinché persista il servilismo incondizionato.
Il programma ha già mostrato uno degli obiettivi politici, servendo per riposizionare le Forze Armate del Messico nella “zona grigia”(1), così definita per essere considerata un possibile territorio di espansione dell’insurrezione, e per generare cooptazione tra i popoli indigeni in resistenza.
All’interno della Crociata Nazionale Contro la Fame, con l’installazione dei Comitati Comunitari si è creata una struttura che ha impattato direttamente nella divisione comunitaria, soprattutto nelle zone di influenza zapatista, beneficiando nei fatti i soliti gruppi clientelari, cosa che non risolve minimamente le ancestrali domande di sovranità alimentare.
Così, l’obiettivo principale dei programmi di dipendenza dal governo è annullare la costruzione di alternative civili, garantendo la continuità della povertà, truccando gli standard di sviluppo nel marco del rispetto e garanzia dei diritti umani, cercando inoltre di nascondere le condizioni di milioni di vittime delle politiche governative.
Il suo obiettivo non è soddisfare né risolvere le cause di fondo, bensì persistere nelle fallimentari politiche populiste che sono utili per scopi elettorali, di manipolazione e controllo sociale.
In Chiapas i programmi governativi sono serviti come strumento di contrainsurgencia contro le comunità in resistenza, in particolare quelle che lottano per l’autonomia. A dimostrazione di ciò, basta leggere Luis H. Álvarez, ex titolare della Commissione per il Dialogo e la Pace in Chiapas nel governo di Vicente Fox (2000-2006) e Presidente della Commissione Nazionale per lo Sviluppo dei Popoli Indigeni (CDI) nel governo di Felipe Calderón (2006-2012), che nella sua autobiografia “Corazón Indígena” racconta le sue riunioni con presunte Basi di Appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (BAEZLN) in diverse comunità del Chiapas. (2)
Un’altra persona all’interno del potere municiaple coinvolta nel fomentare la contrainsurgencia è Florinda Santiz, attualmente consigliere per il Partito Azione Nazionale (PAN), incaricata dal 2004 di promuovere progetti nella zona della Realidad. È stata alleata di Luis H. Álvarez ed uno dei suoi obiettivi si inserisce nella strategia di cooptazione dei leader dell’EZLN. Come egli stesso ammette relativamente all’inadempimento degli Accordi di San Andrés “il governo federale sembrava scommettere che il semplice trascorrere del tempo portasse al logoramento dell’EZLN.” (3)

La contrainsurgencia in Chiapas

sabato 16 maggio 2015

Messico - Provocazione paramilitare a La Garrucha

Caracol de Resistencia

Hacia un Nuevo Amanecer.

Junta de Buen Gobierno El Camino del Futuro
La Garrucha Chiapas México,
11 maggio dell’anno 2015

DENUNCIA PUBBLICA

All’opinione pubblica:

Ai media alternativi, autonomi o come si chiamino:

Alle/Agli aderenti alla Sexta nazionale e internazionale:

Alle organizzazioni oneste per i diritti umani:

Fratelli e sorelle del Messico e del mondo:

Denunciamo energicamente quello che stanno facendoci i gruppi paramilitari della comunità Rosario composti da 21 persone paramilitari e da 28 paramilitari del barrio Chikinival appartenente all’ejido Pojkol municipio di Chilón, Chiapas.

A Rosario vivono i nostri compagni basi di appoggio, perché è terra recuperata, appartenente al municipio autonomo di San Manuel del caracol III La Garrucha.

A Rosario vivono 21 paramilitari che sono appoggiati dai 28 paramilitari del barrio Chikinival e che stanno invadendo la nostra terra recuperata.

È lo stesso problema che si era presentato ad agosto del 2014, quando ci hanno ammazzato un toro riproduttore, hanno distrutto le case e la nostra cooperativa collettiva, hanno rubato i nostri beni ed hanno sparso erbicidi su un ettaro di pascolo, hanno sparato ed hanno scritto a fuoco sul terreno: “territorio Pojkol”

I FATTI.

Alle 9:35 della mattina del 10 maggio del presente anno, 28 persone del barrio Chikinival dell’ejido Pojkol, Municipio ufficiale di Chilón, che si trova a 40 minuti di macchina dal villaggio di Rosario, sono arrivate a bordo di otto motociclette nel villaggio recuperato di ROSARIO dove vivono i compas basi di appoggio, perché ci vogliono sottrarre con la forza la nostra terra.

Questi paramilitari di Rosario accompagnati dai paramilitari del barrio Chikinival dell’ejido Pojkol, hanno cominciato a fare delle misurazioni sui luoghi dove già vivono i compagni basi di appoggio, mentre questi ultimi erano fuori a lavorare.

Alle 15:15 pm, un gruppo di loro se n’è andato, un altro gruppo è rimasto sul posto e 5 minuti dopo tre di questi si sono diretti verso la casa di un compagno base di appoggio, mentre la maggioranza restava a 30 metri dalla casa del compagno. Nella casa del compagno base di appoggio si trovava solo sua figlia di tredici anni che stava pulendo casa, il padre non c’era e la madre si trovava sul retro della casa, di questi aggressori paramilitari, 2 sono del barrio Chikinival dell’ejido Pojkol, e 1 è del villaggio stesso di Rosario, ed il suo nome è ANDRES LOPEZ VAZQUEZ. Questi 2 di Chikinival sono entrati in casa, mentre Andrés, paramilitare di Rosario, è rimasto di guardia sulla porta e quando la figlia del compa base di appoggio è uscita correndo di casa, Andrés le ha sparato 4 colpi con una pistola calibro 22 mentre stava sopraggiungendo il padre che, per difendere la figlia, ha scagliato un sasso colpendo alla testa lo sparatore. Fortunatamente gli spari non hanno raggiungo la bambina. Poi il ferito è stato portato via dai suoi compagni che si trovavano a 30 metri dalla casa.

mercoledì 13 maggio 2015

Kurdistan - Sfidare la Modernità Capitalista II

Intervento di John Holloway alla conferenza “Sfidare la Modernità Capitalista II” Amburgo 3-5 Aprile 2015

Un meraviglioso onore, una meravigliosa emozione. Sto imparando cosi tanto dal movimento di liberazione curdo. 

Ma è più che il movimento di liberazione curdo, è vero? 
Vi è uno straripamento, uno straripamento dal Kurdistan, e noi siamo quello che trabocca. Noi che siamo qui non solo per venirne a conoscenza, ma perché sono parte di noi come noi siamo parte di loro. Noi che siamo costantemente sotto attacco e siamo alla disperata ricerca di una via d’uscita. 
Siamo qui non solo per sostenerli, ma perché in loro vediamo una speranza per noi stessi. 
Noi che stiamo cercando di tessere un mondo diverso contro e al di là di questo mondo di distruzione e di morte e non sappiamo come farlo, e questo è il motivo per cui camminiamo chiedendo chiedendo camminiamo, camminando apprendiamo, abbracciando camminiamo.

Veniamo attaccati sempre più aggressivamente, in modo così aggressivo che a volte sembra una notte nera senza alba. 

La quarta guerra mondiale è come gli zapatisti la chiamano, ma il nome non ha importanza. La guerra del capitale contro l’umanità è il termine che abbiamo sentito negli ultimi due giorni. Ayotzinapa è il nome che oggi risuona nelle orecchie di quelli di noi che vivono in Messico e ben oltre, ma ci sono molte, molte immagini dell’orrore dell’aggressione capitalista: Guantánamo, l’annegamento di 300 migranti nel Mediterraneo solo poche settimane fa, ISIS e l’orrore apparentemente senza fine della guerra in Medio Oriente, il danno inflitto dalle politiche di austerità in tutta l’Europa ed in particolare alla Grecia, i continui attacchi al pensiero critico alle università di tutto il mondo. E così via, e così via.

Tutti i simboli della violenta oscenità di un mondo in cui il denaro è signore e padrone.

Quarta guerra mondiale, dunque, non come un attacco consapevolmente controllato, ma come un assalto logicamente coerente e sempre rinnovato del denaro contro l’umanità.

II La quarta guerra mondiale: crisi capitalista, disperato tentativo del capitale di sopravvivere, il capitale che lotta con ogni mezzo possibile per la sopravvivenza di un sistema che non ha senso, che non ha alcun significato oltre la propria riproduzione. 

L’esistenza stessa del capitale è un’aggressione. Si tratta di una aggressione che ci dice ogni giorno ”dovete modellare la vostra attività in un certo modo, l’unica attività che è valida in questa società è un’attività che contribuisce agli utili del capitale, in altre parole il lavoro”. Questa è la teoria del valore lavoro, la teoria che è stata tanto diffamata negli ultimi due giorni.

domenica 10 maggio 2015

Messico - Parole del Subcomandante Insurgente Moisés


Buonasera a tutti, compagne, compagni, fratelli e sorelle.

Visto quanto stiamo spiegando da ieri e dall’altroieri, stavamo discutendo con la commissione di compagni e compagne del CCRI, sul fatto che ci sembra che vada verso quel che vogliamo fare, e sulla domanda in merito, perché tutti noi che eravamo qua, a meno che non stessimo sognando o dormendo, abbiamo in testa ciò che si è detto, o che hanno stabilito e discusso i compagni, i fratelli. Ci hanno detto molte cose su cosa sia l’idra: cosa dobbiamo fare contro di essa?

Organizzarci. Se rispondiamo questo, organizzarci, vogliamo dire che il nostro cervello ci sta già dicendo cosa bisogna fare in primo luogo, poi in secondo, poi in terzo, quarto e così via. Perciò c’è l’idea: se sta nel cervello è in forma d’idea. Ora, se muovi la lingua è in forma di parola. Manca l’azione, ossia organizzarsi. E quando sei in fase organizzativa, attento, perché non verrà fuori tale e quale a com’era nell’idea, nella parola. A quel punto inizierai a incontrare molti intoppi, molte difficoltà.

Perché altrimenti arriveremo al 2100, almeno quelli che ci arriveranno, e saremo ancora al punto di dire idee, parole, pensieri, e intanto ci sarà ancora il capitalismo: allora dove eravamo noi che abbiamo parlato tanto male del capitalismo? Che avremo combinato se continueranno a stare così le cose?

Ebbene, questa è una riflessione che stavamo facendo con i compagni del CCRI, della Commissione Sesta dell’EZLN. Continueremo con il tema di ieri, o su com’è l’economia nella lotta, nella resistenza delle e degli zapatisti, ma in pratica, non in teoria. Dalla pratica traiamo quel poco di teoria che abbiamo condiviso al momento.

Per esempio, perché da noi va così, sul fatto che non riceviamo nulla dal governo, eaddirittura nemmeno ci parliamo col governo, nessuna base d’appoggio lo fa. A costo di essere ammazzati, non parliamo col malgoverno, perciò: come facciamo a far sapere qualcosa al malgoverno? Da una parte ci sono le denunce pubbliche della Giunta di Buon Governo perché si sappia dei malgoverni. Altrimenti, dalle radio comunitarie zapatiste, perché come stavamo dicendo ieri, il governo ha le sue spie, le sue orecchie, qualcuno che registra i messaggi delle radio comunitarie zapatiste, ed ecco come lo otteniamo. Poi c’è un altro modo, ma di questo parleremo a suo tempo.

Raramente maneggiamo soldi. Ad esempio, nel mobilitarci, perché bisogna pagare la benzina in pesos, non sono accettati kili di mais o fagioli. Su questo terreno lottiamo, combattiamo. Tutto ciò che vi spiegherò in forma di esempi, si fa con il lavoro politico, ideologico, con molta analisi, molta discussione di ciò che è importante, necessario secondo ciò che vogliamo fare.

Per esempio, l’educazione. L’educazione della scuola zapatista, vi racconterò come ce la inventiamo. Un compagno che è formatore nell’educazione della zona, è stato sei mesi nel caracol a preparare i promotori e le promotrici di educazione dei villaggi, dove arrivano centinaia di alunni, alunni-maestri in formazione.

A un certo punto questo compagno formatore nell’educazione se ne andò a trovare la sua famiglia. Arrivando a casa di suo papà disse: “Sono tornato, papà”. E il papà di questo compagno formatore dice: “Hai portato il mais? Hai portato i fagioli? Perché qui non c’è nulla per te”. E il compagno formatore dice:

“Come?”

“Come? Se non stai lavorando!”

“Come non sto lavorando, papà, se sto lavorando là con i compagni?”

“E che ti hanno dato i tuoi compagni, o i compagni? Se va anche a beneficio nostro, perché non pensano che anche qua devi poter avere qualcosa per vivere?”

“Ma no, è che siamo in lotta”, dice il compagno.

“Sì, ma dobbiamo anche avere di che sopravvivere per lottare”.

“Sì”, dice il compagno formatore.

“Sai cosa, figlio”, dice il padre, “figlio, devi tornarci. Parla con le autorità autonome perché sarà sempre così, senza organizzazione”.

Il compagno dovette tornare. Parla con la Giunta di Buon Governo, e la Giunta di Buon Governo si organizza con i compagni che stanno dentro alla commissione, che noi chiamiamo la commissione di vigilanza e la commissione di informazione, cioè compagni e compagne del CCRI. Si organizzarono e cominciarono a discutere del problema, perché ormai era un problema.

E la Giunta e il CCRI dicono che di sicuro questa è una questione che si protrarrà nei secoli dei secoli, perciò bisogna metterci mano. Allora inizia la discussione, ora sì, sul da farsi.

“No, è che dobbiamo tirar fuori quel poco che abbiamo”.

“Sì, ma quanto durerà quel poco che abbiamo?”

“No, ecco, appena per un anno”.

Allora iniziano a pensarci su, ed ecco quel che ne viene fuori: per esempio, la zona lavora collettivamente, e così il villaggio, cioè il villaggio del promotore o del formatore di educazione, che partecipa con le basi d’appoggio nel lavoro collettivo; dunque la proposta della giunta è che i membri basi d’appoggio del villaggio del formatore non vadano a fare il lavoro collettivo, ma che lavorino nel campo di mais e fagioli, nel campo di caffè, nell’allevamento della famiglia del compagno formatore. Allora avrà mais, avrà fagioli, avrà caffè, avrà degli animali, ma sono i compagni di base che provvederanno a questo lavoro, in modo che possa avere un po’ di paga. Perciò non gli si dà un aiuto economico, non gli si dà un salario ai compagni e compagne formatori di educazione, e lo stesso a quelli che preparano i compagni e compagne promotori di salute.

Altri compagni e compagne di altre zone vivono situazioni differenti, ad esempio nella zona Selva Fronteriza o la zona Selva Tzeltal la situazione non è come quella dei compagni de Los Altos, è differente. Ci sono zone che lavorano collettivamente nell’allevamento, perciò quando i compagni cercano di organizzarsi nei loro primi passi, si rendono conto immediatamente.

Per esempio, questo sto dicendo, nel realizzare il lavoro collettivo di zona ci sono comunità che si trovano in punti molto lontani, e quindi i compagni spendono molto per recarsi al punto di lavoro collettivo. È costoso, perciò quel che fanno i compagni è distribuire i lavori, ma in collettivo. Vale a dire: immaginiamo che l’interno di questa costruzione sia una zona, ma che ci siano alcuni lontanissimi, alcuni a 10 ore di macchina, e quindi si giunge a un accordo, magari trattandosi di differenti lavori collettivi, di qua la panetteria, lì nell’altro angolo la calzoleria, lì la fattoria e qui un altro lavoro collettivo della zona. In questo caso tra tutti i villaggi e le basi vanno solo i più vicini ai luoghi di lavoro, per evitare ulteriori spese, e poi si riuniranno solo i rappresentanti per informare su come vanno le cose.

Il succo è che non ci sia nessuno che non lavori collettivamente. E prima che ne dubitiate o che un giorno chiediate “che ne è di quelli che non vogliono fare il lavoro collettivo?” diciamo: non li obblighiamo. Non li obblighiamo, semplicemente gli diciamo “va bene compagno, compagna, che tu non voglia, ma come zapatista quando ci sarà da raccogliere per la cooperazione dovrai tirar fuori dal tuo borsello.

Nei fatti e nella pratica i compagni stanno vedendo che è così che sono potuti sopravvivere e come hanno fatto il proprio movimento i compagni. E ci sono alcuni che non volevano fare i lavori collettivi che si integrano.

Quindi è uguale anche per le zone che lavorano collettivamente nell’allevamento, tutti i lavori che si fanno sono per il movimento di lotta o per il movimento dell’autonomia. Qui quel che si è scoperto nella pratica è che non si può fare quel che facevamo prima, che ci siamo sbagliati, equivocati, quando il lavoro collettivo era il 100%. Vedemmo che non stava funzionando perché c’erano lamentele, molti problemi.

Lamentele dovute al non avere sale, al non avere sapone. Lamentele nel senso che non si scandiscono per tempo le semine di ciò che si raccoglie. Lamentele nel senso che ci sono compagni che hanno molti figli, mentre la divisione prevede uguali quantità per i compagni che hanno pochi figli. Tutte queste cose ci hanno fatto riflettere sul fatto che sia meglio che i villaggi, le regioni, i municipi autonomi e la zona si mettano d’accordo su come vogliono lavorare.

La sostanza è che ci sia tempo per la famiglia e tempo per i lavori collettivi. Così lavorano i compagni. Ad esempio nel campo dell’allevamento. Quando parlo di allevamento non indico una sola forma. Ci sono per esempio collettivi di allevamento di vacche riproduttrici; altri nei quali si tratta semplicemente di comprare i torelli, tenerli alcuni mesi e poi venderli, tirarli fuori e tornare a comprarne, come fossero generi alimentari. Ci sono zone che lavorano anche nella calzoleria, i compagni fabbricano da sé le scarpe. C’è una forte critica e un richiamo all’attenzione che si sono dati i compagni, parlando di allevamenti: le pelli del bestiame che viene mangiato o che muore, vanno a male, siano di cavalli, di asini, di muli, vanno a male perché non c’è chi sappia scuoiare. I compagni hanno tentato di cercare qualcuno, ma nessuno glielo vuole insegnare, perché quando hanno cercato chi glielo insegnasse non hanno trovato che lo stesso che compra il cuoio. Be’, chissà se da queste parti c’è qualcuno in grado di insegnarcelo.

Un’altra forma di economia zapatista è quella delle cosiddette, e vai a sapere perché i compagni hanno messo questo nome, quella delle banche autonome. Le cosiddette BANPAZ, BANAMAZ; ora risulta che si dicono BAC, che vuol dire Banca Autonoma Comunitaria. In gioco ci sono due idee. Una riguarda le necessità, il sapone, il sale, lo zucchero e cose così. I soldi che ricavano i compagni dalla vendita dei fagioli, del mais, del maiale o di quel che c’è, oltre che nei generi alimentari, vanno alla cooperativa collettiva e quel denaro, quel po’ di guadagno va al movimento dell’autonomia o della lotta, perché non vada agli affiliati ai partiti.

Così fanno anche nel BAC o nelle banche autonome, perché chi contraeva prestiti con altre persone, fosse zapatista o no, si ritrovava a pagare fino al 15% di interesse mensile, cioè se ne approfittavano. Perciò i compagni hanno creato questo fondo, questa Banca autonoma, per la salute e per il commercio. Hanno avuto problemi i compagni, non crediate che vada tutto bene, hanno avuto problemi. Su questi problemi miglioreranno, ma ci sono per così dire anche cose buone, e sono decisione dei villaggi, uomini e donne.

Per esempio, se per delle cure io prendo in prestito 10.000 pesos dalla Banca autonoma, se sarò riuscito a curare mio figlio o mia moglie pagherò il 2% di interesse; se invece non sarò riuscito a curarlo, e mio figlio o mia moglie saranno morti, ebbene anche il prestito si sarà perso, non dovrò restituirlo. È un accordo che hanno stabilito nella zona: così come si è persa la vita della famiglia, allo stesso modo se ne va anche il denaro.

Dove trovano i fondi per le banche autonome? Ci sono vari sistemi messi in atto dai compagni della zona. Uno è stabilire un accordo che non gravi troppo sui compagni, le basi, come un accordo che preveda un peso al mese, per ogni base d’appoggio. Ovvero questo mese di maggio devo depositare un peso, e poi a giugno un altro peso, vuol dire che sono 12 pesos che apporto io come base d’appoggio all’anno, ed essendo migliaia allora ce ne saranno 12000,15000, e così via. Ecco quanto va al fondo, ovvero alla banca autonoma.

Un’altra cosa riguarda le donazioni che danno i nostri fratelli e sorelle, compagni e compagne solidali. Una parte di esse va nel fondo, nella banca autonoma, e altre parti se ne vanno nei lavori collettivi della zona. Un’altra maniera di ottenere risorse è che le zone si mettano d’accordo. Al tempo di vendere i raccolti, caffè o mais che sia, si mettono d’accordo, e allora ad esempio ogni base d’appoggio deve apportare 80 chili di mais, 50 chili di fagioli, poi si vende a tonnellate e il ricavato entra in un fondo. Poi decidono se quel fondo andrà alla banca autonoma o sarà investito in altro.

Un’altra maniera di agire per zone è che i compagni facciano un lavoro collettivo nel campo, nella coltivazione di caffè, e quando si raccoglie si ottiene un’altra entrata.

Bene, c’è una cosa che vorremmo condividere qui, perché, se un giorno vi dovesse capitare durante la lotta, sappiate che funziona così. Ieri stavamo discutendo di ONG, e dicevamo che i progetti sono diminuiti, ma questo non avviene perché non ci siano ONG o perché ormai le ONG non gestiscano progetti, che invece proseguono. È che c’è qualcosa che non gli è piaciuto. Vari anni fa una ONG arrivò dai compagni della Giunta di Buon Governo e disse loro di un progetto di salute, e i compagni lo accettarono, un progetto da 400.000 pesos. Poi torna un altro membro della ONG, a spiegare come si farà programma del progetto di salute, e allora la Giunta di Buon Governo gli chiede dov’è il foglio del progetto e con l’ammontare totale del progetto.

“Ah, non lo avete ancora?”, dice.

“No, perciò lo stiamo chiedendo”.

“Ah, allora con molto piacere”.

Lo tirano fuori e lo consegnano, e il progetto dice 1.400.000 pesos. Da lì abbiamo visto che quella ONG ci stava dando 400.000 pesos e le stavano rimanendo 1 milione di pesos. Ovvio, era per pagare la luce, ecco cosa dissero dopo, che era per pagare l’affitto o chissà che altro. Da allora noi abbiamo iniziato a fare esperienza di quel che realmente significa, non so come dirvi, ma insomma ONG sta per Organizzazioni Non Governative, no?

A partire da questo episodio venne comunicato ai compagni delle giunte delle zone di fare attenzione. Perciò adesso ogni ONG che presenti i suoi progetti è richiesta di mostrare il bilancio totale. “Sì, ve lo porto”, ma in anni non sono potuti tornare, si vede che non trovano la macchina.
Ecco quel che accadde. 
Alcuni sono rimasti, e stanno accompagnando i compagni delle Giunte di Buon Governo. Ma non vuol dire che le ONG non stiano cercando progetti. 
Sì, vanno in giro, a volte anche dicendo che stanno lavorando con i municipi autonomi ribelli zapatisti, ma va bene, lo vedranno.

Un modo di risparmiare usato dai compagni, ad esempio, riguarda la salute, perché i compagni delle giunte si mettono d’accordo con alcuni medici che aiutano. I medici ci dicono che ci sono due interventi chirurgici, il minore e il maggiore, e che il minore costa 20 o 25.000 pesos, e il maggiore molto di più. Quel che fanno i medici che aiutano i compagni è andare negli ospedali autonomi e realizzare l’intervento chirurgico.

È davvero un grande appoggio perché tagliano ed estraggono quel che devono estrarre e basta, i compagni non pagano. I compagni si incaricano soltanto dell’antibiotico, perché non ci sia infezione, ed è roba da 1000 o 2000 pesos. Cioè è un bel risparmio.

Un altro sistema è che corra la voce di ciò di cui vi ho già raccontato. Corre nelle comunità, e infatti ieri stavamo parlando del fatto che gli affiliati dei partiti vanno e non trovano un dottore, non trovano un chirurgo o una chirurga, e correndo la voce di come si organizzano i compagni, anche tutti gli affiliati ai partiti vanno all’ospedale in cui arrivano i medici solidali. Perciò quel che fanno i compagni dell’assemblea della zona è mettersi d’accordo sul fatto che devono incassare qualcosa, ma non troppo.

Ad esempio, se medico dice che un intervento costa 6000 pesos, il paziente affiliato a un partito dovrà pagare 3000 pesos. E se dice che un altro intervento costa 8000, l’affiliato a un partito deve pagarne 4000. Ma anche così, l’affiliato al partito sta risparmiando perché altrove costa dai 20 ai 25.000 pesos.

Sono tutte maniere di cercare di avere entrate. Ci sono zone che possiedono lavori collettivi di artigianato. Ci sono compagne nelle zone che lavorano in collettivo nell’allevamento o nella vendita di cibo, che sono temporanei perché non funzionano tutto il tempo, ma ogni volta che ci sono le nostre feste funziona il collettivo della mensa.

In questi lavori collettivi delle zone, i compagni autorità dei Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti e delle Giunte di Buon Governo sono quelli che si incaricano di promuovere e di animare, e cercano sostegno e orientamento nei compagni del Comitato Clandestino.

Ora c’è la partecipazione dei compagni basi d’appoggio, che fanno proposte anche in assemblea su quale lavoro collettivo si può fare. Questi lavori collettivi di cui parliamo ci sono serviti molto per capire cosa significa veramente vigilare sul governo, su quelli che amministrano, e che sono governo, cioè la Giunta di Buon Governo e i MAREZ. Ed essendo lavoro e sudore del popolo i compagni esigono che le loro autorità debbano rendere conto, quante sono state le entrate totali, quante le spese totali, in cosa si è speso e quanto resta. Perciò non lasciano in pace le proprie autorità, che devono rendere conto e immaginatevi se viene fuori un inghippo, perché ora invece di andare in carcere si va al lavoro collettivo, perché bisogna pagare con il lavoro collettivo quel che si ruba o si spreca.

Messico - Tre generazioni di donne EZLN.

miriam1Sub Galeano: È un onore ascoltare tre generazioni di donne dell’EZLN.

“È un rivoluzione quotidiana che vede le donne in prima linea”.

“Se una donna veniva picchiata dal marito, non poteva reclamare. 
Se chiedeva aiuto alle autorità, queste non facevano giustizia. 

Eravamo umiliate, ci vergognavamo di essere donne”, ricorda la comandante Miriam, nel Seminario il Pensiero Critico di fronte all’Idra Capitalista, esponendo la difficile strada che hanno dovuto e che devono percorrere le donne indigene affinché i loro diritti siano rispettati.

La comandanta zapatista ha ricordato che al tempo dei cacicchi, vivevano acasilladas con le loro famiglie all’interno delle tenute, dove non erano rispettati e venivano trattati come oggetti. È per questo che molte famiglie decisero di andare in montagna e formare una comunità per vivere fuori dalla tenuta. Purtroppo, una volta nel nuovo villaggio, anche se non c’era più il padrone, c’erano pero i “padroncini”, ovvero gli uomini di casa, “le donne vivevano rinchiuse come in una prigione”, ha raccontato Miriam.

“Le donne le obbligano a sposare qualcuno contro la loro volontà. Poi ogni anno c’è una gravidanza, al marito non importa se la donna soffre. La donna si alza presto per preparare il pranzo che il marito si porterà al lavoro, poi quando il marito torna a casa, se ne va a passeggio o a giocare e la donna resta sola, e quando a notte fonda torna il marito, questo non le chiede come stai o se hai bisogno di qualcosa”, ha spiegato la ribelle zapatista. “quando si va a qualche festa, vogliono che le donne restino con il capo chino e coperte con lo scialle, come se non fossimo niente”, ha aggiunto.

Da parte sua la comandanta Rosalinda, seconda generazione di donne zapatiste, ha detto che a poco a poco, lavorando nelle diverse commissioni assegnatele, ha perso la paura e la vergogna. “La partecipazione delle donne è necessaria, abbiamo lo stesso coraggio e la stessa forza degli uomini”, ha aggiunto. La comandanta Dalia ha poi esternato: “gli uomini una volta erano degli stronzi, ed alcuni ancora lo sono, ma non tutti perché adesso le donne si fanno rispettare”. “È necessario partecipare all’organizzazione e formare altre generazioni”, ha aggiunto.

Le giovani zapatiste Lisbeth e Selena, Terza generazione di donne zapatiste, hanno detto che loro “non sanno come funziona con le autorità del malgoverno”, perché sono cresciute con le proprie autorità autonome. Loro possono scegliere quello che vogliono essere, sia nell’area dell’educazione, salute, mezzi di comunicazione o come autorità, ci sono diversi compiti che come donne possono svolgere”, hanno aggiunto. 
Nello stesso tempo hanno affermato di essere coscienti dell’influenza che hanno sui giovani i grandi mezzi di comunicazione riguardo il modo di vestire, di comperare ed il modo di fare. Inoltre si rammaricano che i giovani che non sonno nell’organizzazione emigrino in altri stati e cambino completamente i loro usi e costumi.

Nel suo intervento il subcomandante Galeano ha dichiarato che le donne non solo devono lottare contro il sistema, “ma contro di noi, gli uomini”.

Dal Kurdistan è arrivato quindi il messaggio di resistenza della gente della montagna e del fuoco, in particolare delle donne. Rivendicando il diritto di continuare ad esistere, che cosa è la vita senza libertà? si chiede Havin Güneser, del Kurdish Freedom Movement. 

venerdì 8 maggio 2015

Messico - Il Muro e la Crepa. Primo Appunto sul Metodo Zapatista.

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Il Muro e la Crepa.

Primo Appunto sul Metodo Zapatista.

3 maggio 2015

Buona sera, giorno, notte a chi ci ascolta e chi ci legge, indipendentemente da calendari e geografie.

Il mio nome è Galeano, Subcomandante Insurgente Galeano. Sono nato all’alba del 25 maggio 2014, per volere collettivo e non mio, e nemmeno di altri, altre e otroas. Come il resto delle mie compagne e compagni zapatisti, mi copro il volto quando è necessario mostrarmi, e mi scopro per nascondermi. Nonostante non abbia ancora compiuto un anno di vita, il comando mi ha assegnato il compito di guardia, vedetta o sentinella in uno dei posti di osservazione di questa terra ribelle.

Siccome non sono abituato a parlare in pubblico, tantomeno di fronte a così tante e così (scusate, dev’essere il singhiozzo da panico del palcoscenico), dicevo così raffinate personalità, vi ringrazio per la comprensione per i miei balbettii ed inciampi nella difficile e complicata arte della parola.

Ho assunto il nome di Galeano, il nome di un compagno zapatista, un maestro ed organizzatore, indigeno che fu aggredito, rapito, torturato ed assassinato da paramilitari patrocinati da una presunta organizzazione sociale: la CIOAC-Histórica. L’incubo che si concluse con la vita del compagno maestro Galeano, iniziò l’alba del 2 maggio 2014. Da quell’ora, noi, zapatiste e zapatisti, abbiamo iniziato la ricostruzione della sua vita.

In quei giorni la direzione collettiva dell’EZLN decise di far morire il personaggio autonominato SupMarcos, allora portavoce degli uomini, donne, bambini ed anziani zapatisti. Da allora, l’incarico di portavoce dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale è stato assunto dal Subcomandante Insurgente Moisés. Per sua voce parliamo, attraverso i suoi occhi guardiamo, nei suoi passi camminiamo, noi siamo lui.

Mesi dopo quel 2 maggio, la notte è scesa sul Messico aggiungendo un nuovo nome alla già la lunga lista del terrore: “Ayotzinapa”. Come è già avvenuto altre volte nel mondo, una geografia del basso veniva segnalata e nominata da una tragedia studiata ed eseguita, cioè, un crimine.

Abbiamo già detto, per voce del Subcomandante Insurgente Moisés, cosa ha significato Ayotzinapa per zapatiste e zapatisti. Col vostro permesso e delle mie compagne e compagni cape e capi zapatisti, riprendo le sue parole.

Ayotzinapa è dolore e rabbia, ma non solo. È anche e soprattutto l’ostinato impegno dei genitori e compagni degli assenti.

Alcuni di questi genitori che non hanno lasciato cadere la memoria, ci hanno fatto l’onore della loro condivisione e sono qui con noi in terre zapatiste.

Abbiamo ascoltato la parola di Doña Hilda e Don Mario, madre e padre di César Manuel González Hernández, ed abbiamo la presenza e la parola di Doña Bertha e Don Tomás, madre e padre di Julio César Ramírez Nava. Con loro reclamiamo i 46 assenti.

A Doña Bertha e Don Tomás chiediamo di far arrivare queste parole agli altri familiari degli assenti di Ayotzinapa. Perché è stata la loro lotta a far avviare questo semenzaio.

Credo che più di una, uno, unoa, della Sexta e dell’EZLN concorderanno con me che avremmo preferito che non fossero qui. Voglio dire che avremmo voluto che fossero qui ma non per dolore e rabbia, ma per un abbraccio tra compagni. Che non fosse successo nulla quel 26 settembre. Che il calendario avesse dato una mano amica ed avesse saltato quella data, e che la geografia si fosse persa e non si fosse fermata ad Iguala, Guerrero, Messico.

Messico - Sulle elezioni. Organizzarsi

SULLE ELEZIONI. ORGANIZZARSI

Aprile 2015.

Ai compagni della Sexta:

A quelli che stanno leggendo perché gli interessa sebbene non siano della Sexta:

In questi giorni, come ogni volta che avviene questa cosa che chiamano “processo elettorale”, sentiamo e vediamo che se ne escono col fatto che l’EZLN chiama all’astensione, cioè che l’EZLN dice che non si deve votare. Dicono questa e altre stupidaggini, poiché hanno la testa grande per niente, visto che non studiano la storia e neppure ci provano. E questo seppure scrivano libri di storia e biografie e prendano i soldi per tali libri. Ovvero, guadagnano per dir bugie. Come i politici.

Chiaro che voi sapete che a noi non interessano le cose che fanno quelli di sopra per cercare di convincere la gente di sotto del fatto che la tengano in considerazione.

Come zapatisti che siamo non chiamiamo a non votare e nemmeno a votare. Come zapatisti che siamo ciò che facciamo, ogni volta che è possibile, è dire alla gente che si organizzi per resistere, per lottare, per ottenere ciò di cui si ha bisogno.

Noi, come molti altri tra i popoli originari di queste terre, ormai conosciamo il modo di fare dei partiti politici, e si tratta di una brutta storia di brutta gente.

Una storia che per noi come zapatisti che siamo ormai storia passata.

Credo che fu il defunto Tata Juan Chávez Alonso a dire che i partiti politici dividono i popoli, li mettono gli uni contro gli altri, li fanno litigare perfino tra parenti.

E di quando in quando, lo vediamo accadere in queste terre.

Voi sapete che in varie comunità nelle quali stiamo, c’è gente che non è zapatista, che vivacchia senza organizzarsi e aspettando che il malgoverno gli passi la sua elemosina per farsi qualche foto per dimostrare che il governo è buono.

Allora vediamo che, ogni volta che ci sono elezioni, alcuni si vestono di rosso, altri di azzurro, altri di verde, altri di giallo, altri trasparenti, e così combattono tra di loro, a volte tra gli stessi familiari. Perché combattono? Ebbene, per vedere chi li comanderà, a chi obbediranno, che gli darà ordini. E pensano che se vince il tale colore, chi ha appoggiato quel colore riceverà più elemosina. E allora li vediamo dire che sono ben decisi e consapevoli nell’aderire a un partito, e a volte arrivano ad ammazzarsi per un fottuto colore. Perché sono quelli che già comandano a volere l’incarico, a volte vestendosi di rosso, o di azzurro, o di verde, o di giallo, o mettendosi un nuovo colore. E dicendo che fanno parte del popolo e che bisogna appoggiarli. Ma non fanno parte del popolo, sono gli stessi governanti che un giorno sono deputati locali, un altro sono sindaci, un altro sono funzionari di partito, poi sono presidenti municipali e così via, saltando da un incarico all’altro, e anche da un colore all’altro. Sono gli stessi, gli stessi cognomi, sono i parenti, i figli, i nipoti, gli zii, i cugini, i parenti, i cognati, i fidanzati, gli amanti, gli amici degli stessi bastardi e bastarde di sempre. E dicono sempre la stessa roba: dicono che salveranno il popolo, che ora si comporteranno bene, che non ruberanno più così tanto, che aiuteranno i poveracci, che li tireranno fuori dalla miseria.

Ebbene, si spendono i loro soldi, che ovviamente non sono loro bensì sono presi dalle imposte. Però queste bastarde e bastardi non spendono i soldi per aiutare o sostenere i poveracci. No. Li spendono per mettere i loro nomi e le loro foto nella propaganda elettorale, negli annunci delle radio e televisioni commerciali, nei loro giornali e riviste a pagamento, e compaiono perfino al cinema.

Ebbene, quelli che nelle comunità sono sostenitori sfegatati di un partito al momento delle elezioni e molto consapevoli del loro colore, quando alla fine viene fuori chi ha vinto passano tutti a quel colore, perché pensano che così gli verrà dato il loro regalino.

mercoledì 6 maggio 2015

Messico - Maestro Zapatista Galeano: Appunti di una vita

2 maggio 2015.

Compagni e compagne dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale:

Compagni, compagne, compagni della Sexta:

Persone che ci visitano:

Mi tocca ora parlare del compagno maestro zapatista Galeano.

Parlarlo perché nella parola viva. Parlarvene perché chissà che così capiate la nostra rabbia.

E diciamo “maestro zapatista Galeano” perché tale era il posto o la posizione o il lavoro che aveva il compagno quando fu assassinato.

Per noi zapatisti, il compagno maestro Galeano sintetizza tutta una generazione anonima nello zapatismo. Anonima di fuori, ma protagonista fondamentale nella sollevazione e in questi più di vent’anni di ribellione e resistenza.

La generazione che, essendo giovane, fu all’interno delle cosiddette organizzazioni sociali e conobbe la corruzione e falsità che nutre i suoi dirigenti, si preparò nella clandestinità, si alzò in armi contro il supremo governo, resistette al nostro fianco a tradimenti e persecuzioni, e orientò la resistenza della generazione che oggi assume gli incarichi nella comunità indigene.

La morte violenta, assurda, implacabile, crudele, ingiusta lo raggiunse al momento dell’incarico di maestro.

Un po’ più tardi e lo avrebbe raggiunto come autorità autonoma.

Un po’ di tempo prima lo avrebbe toccato come orientatore.

Prima ancora, la morte avrebbe ucciso il miliziano.

Molte lune prima il morto sarebbe stato un giovane che sapeva il sufficiente e necessario sul sistema, e cercava, come molte, molti, moltei ancora, il modo migliore di sfidarlo.

Un anno fa un trio di giornalisti prezzolati, intruppati dal governo di Ario Velasco e dalla sua putrida corte, imbastì una menzogna circa il suo assassinio.

Chi fece le foto lacrimevoli delle presunte botte, bendate con cura, degli assassini, come premio andò a passeggio a New York per altre foto mercenarie.

Chi si è bevuto senza rimedio la merda governativa e l’ha diffusa in primo piano, ora trova eco in chi rimastica la notizia e presenta il suo assassinio come prodotto di uno scontro.

Chi tacque complice per convenienza finanziaria o calcolo politico continua a fingere di fare giornalismo e non pubblicità mal dissimulata.

Non molti giorni prima di questa convocazione, abbiamo letto sulla stampa prezzolata che l’ “eroica”, “abnegata”, “professionale” e “immacolata” polizia del Distretto Federale, in Messico, ha avuto uno “scontro”, così dicevano, con un gruppo di persone non vedenti. I malvagi ciechi si sono scatenati con le loro “armi”, i loro bastoni, contro i poveri poliziotti che non facevano che compiere il loro dovere e che hanno dovuto rispondere a colpi di manganello e scudo per far vedere, ai senza vista, che la legge è legge per quelli di sotto, e per quelli di sopra non lo è.

Inoltre, poco tempo fa, in occasione di quelle speculazioni di stagione che sono solite sferzare non soltanto la corporazione giornalistica, ma anche le reti sociali, quando parlare di qualcosa è occultare che non si ha niente di importante da dire o su cui informare, una giornalista, di quelle che ostentano “professionalità” e “obiettività”, scriveva sulla morte del fratello di lotta e raccoglitore di piogge, Eduardo Galeano, e supponeva un falso legame tra il Galeano scrittore e il Galeano maestro, miliziano e zapatista.

martedì 5 maggio 2015

Messico - Parole del Subcomandante Insurgente Moisés

2 maggio 2015

Compagne e compagni zapatisti delle comunità basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Compagne, compañeroas e compagni della Sexta nazionale e internazionale.

Sorelle e fratelli del Messico e del mondo.

Salutiamo la famiglia del compagno Luis Villoro.

Benvenuti in terra ribelle che lotta e resiste, in terra Zapatista.

È un onore avervi con noi e con le Basi di Appoggio Zapatiste delle 5 zone.

Benvenuta la famiglia del compagno Maestro Zapatista Galeano.

Vi abbracciamo, compagne e compagni della famiglia del compagno Galeano, come abbracciamo la famiglia del compagno Luis Villoro.

Dobbiamo dare e saper dare l’onore che meritano per la missione che i nostri compagni Galeano e Luis Villoro hanno compiuto.

Compagni, compagne e compañeroas, fratelli e sorelle, oggi siamo qui non per ricordare, ma per la mancanza fisica dei compagni Galeano e Luis Villoro.

Siamo qui per ricordare e parlare della lotta che hanno portato avanti nelle loro vite, del loro lavoro, la loro resistenza.

Non siamo qui a ricordare la morte, ma quello che hanno lasciato da vivi, e dobbiamo far sì che continuino ad essere vivi nella lotta e nel lavoro.

Siamo noi che dobbiamo tenere vivi per sempre coloro che hanno dato la vita per un mondo nuovo, hanno costruito per il popolo.

Non siamo qui per erigere una statua.
Una statua non trasmette vita, non dà vita un museo, non parlano.

Siamo noi che parliamo e che dobbiamo far sì che vivano e per generazioni ci saranno statue e musei nei nostri cuori e non semplicemente come un simbolo.

Ci ha fatto molto piacere che ci hanno parlato più della vita di lotta del compagno zapatista Don Luis Villoro, che in altre parti è conosciuto come teorico ma qui lo conosciamo nella pratica, in altre parti lo conoscono come filosofo ma qui lo conosciamo come zapatista.

Ringraziamo chi ha lottato e lavorato al suo fianco perché ci hanno parlato di lui, dei suoi altri pezzi di vita.

Così noi zapatisti vi parliamo di un altro pezzo.
Per esempio, grazie al compagno Luis Villoro, e ad altre persone come lui, ci sono cliniche e scuole per l’educazione Zapatista.

Messico - Luis lo zapatista - Omaggio a Luis Villoro


ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
2 maggio 2015

Introduzione.

Buona sera, giorno, notte a chi ascolta e chi legge, indipendentemente dai suoi calendari e geografie.

Quelle che ora diventeranno pubbliche, sono le parole che il defunto Subcomandante Insurgente Marcos aveva preparato per l’omaggio a Don Luis Villoro Toranzo, che avrebbe dovuto tenersi a giugno del 2014.

Egli pensava che sarebbero stati presenti i familiari di Don Luis, in particolare suo figlio, Juan Villoro Ruiz, e la sua compagna, Fernanda Sylvia Navarro y Solares.

Giorni prima che si celebrasse l’omaggio, fu assassinato il nostro compagno Galeano, maestro ed autorità autonoma che faceva e fa parte di una generazione di donne e uomini indigeni zapatisti che si è forgiata nella clandestinità della preparazione, nell’insurrezione, nella resistenza e nella ribellione.

Il dolore e la rabbia che provammo allora ed ora si sommarono, in quel maggio di un anno fa, al dolore per la morte di Don Luis.

Seguirono quindi una serie di eventi, uno dei quali fu la decisione di far morire chi fino ad allora era stato il portavoce e capo militare dell’EZLN. La morte del SupMarcos si concretizzò all’alba del 25 maggio 2014.

Tra le cose in sospeso, come diciamo noi zapatisti e zapatiste, lasciate dal defunto supmarcos c’è un libro sulla politica, promesso a Don Pablo González Casanova in cambio di una scatola di biscotti pancrema, una serie di testi e disegni inclassificabili (molti di questi risalgono ai suoi primi giorni come insurgente nell’EZLN), ed il testo dell’omaggio a Don Luis Villoro che leggerò tra poco.
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Quando, con la comandancia generale dell’EZLN, col subcomandante insurgente Moisés abbiamo parlato di come sarebbe stato questo giorno, prima ed oggi, ci siamo resi conto che facendo il bilancio di una vita, mettevamo insieme dei pezzi che non riuscivano mai a completarsi.

Restavamo sempre con un’immagine incompiuta, rotta. Quello che abbiamo ed avevamo, ci sollecitava a cercare e trovare quello che mancava.

“Manca quello che manca”, diciamo ostinatamente noi zapatiste e zapatisti.

Non con rassegnazione, mai con conformismo.

Ma per ricordarci che la storia non è finita, che le mancano pezzi, nomi, date, luoghi, calendari e geografie, vite.

Che abbiamo molte, troppe morti ed assenze.

E che dovevamo allargare la memoria ed il cuore perché non ne mancasse nessuna, ma anche affinché non fossero immobilizzate, affinché fossero completate ancora una volta nel nostro passo collettivo.

Pensiamo dunque che questo giorno, sera, notte, alba potrebbe essere uno scambio di pezzi per continuare a tentare di completare la vita di chi avete conosciuto e conoscete come il dottor Luis Villoro Toranzo, professore della Facoltà di Filosofia e Lettere della UNAM, fondatore del gruppo Hiperion, discepolo di José Gaos, ricercatore dell’Istituto di Ricerche Filosofiche, membro della Scuola Nazionale, presidente dell’Associazione Filosofica del Messico, e membro onorario dell’Accademia Messicana della Lingua. 

“Maestro, padre e compagno”, reciterebbe forse così il suo epitaffio.

Ci sono compas, donne, uomini e otroas che hanno un posto speciale tra noi zapatiste e zapatisti dell’EZLN. Non è per un regalo o una donazione. Questo posto speciale l’hanno guadagnato con l’impegno e la dedizione lontana da riflettori e palcoscenici.

lunedì 4 maggio 2015

Messico - Corrispondenza da Radio Zapatista

Questo annuvolato silenzio che ci tiene insieme, questo campo sportivo dalle molte facce di balli e sport che oggi ci accoglie per forgiarci come “escuchas”. A viso scoperto, un migliaio di simpatizzanti e aderenti della Sexta trovano il loro posto in piedi per le prossime quattro ore di messaggi sinceri. A volto coperto ed anche loro in piedi, tremila basi d’appoggio ci circondano intorno al campo sportivo, incastonato in un fango chiaro. Nel palco, decine di persone sedute e silenziose, con il volto coperto o scoperto ma tutti con lo sguardo fermo, circondati da un orizzonte pieno di alberi. Un’enorme immagine di Galeano che sorride alle loro spalle e ci guarda con la bandiera messicana a lato. 
Sette numeri di una cerimonia tanto tipica dello zapatismo, con inno nazionale al ritmo lento del chun-ta-ta che il comandante Guillermo invita ad intonare con rispetto, con parole per Luis Villoro di Pablo González Casanova lette dal comandante David, di Adolfo Gilly, di Fernanda Navarro, di Juan Villoro.
Come sesto numero, gli interventi zapatisti: il Subcomandante Insurgente Marcos letto dal Subcomandante Insurgente Galeano che, con aspetti di umanità, di omaggio e di “c’era una volta”, ci racconta come è diventato zapatista Luis Villoro nella base “cama de nubes”
Poi gli interventi per il maestro del sup Galeano che ci legge il diario del suo compagno caduto, della compagna “escucha” Selena e del compagno Manolo a nome de La Realidad e del villaggio Nueva Victoria, in cui ha vissuto il maestro Galeano; dei giovani Lizbeth e Mariano, figli di Galeano; del Subcomandante Insurgente Moisés per rivolgersi ai popoli e per annunciare l’ultimo numero: l’inno zapatista, anch’esso al ritmo lento del chun-ta-ta e intonato con rispetto.
Questo anniversario luttuoso che ci indigna e ci ridà dignità. Alla sinistra di San Andrés dei dialoghi e dei poveri, a poca distanza dal cimitero colorato dove giace Ramona. Pochi chilometri più tardi, questa umidità manifesta che ci augura un plenilunio incappucciato. Nella strada centrale del caracol, un viavai di passamontagna e miliziani che ci circonda e spinge verso l'alto, performaces di pirati “insurgentes” che sono nello stesso tempo la barca e l’onda che ci conduce fino alla porta per tornare insieme in mare aperto alla memoria Galeano e Villoro.

venerdì 1 maggio 2015

Messico - Definito il programma del seminario "Il Pensiero Critico di fronte all'Idra Capitalista"

EJÉRCITO ZAPATISTA DE LIBERACIÓN NACIONAL.
MÉXICO.
PROGRAMMA E ALTRE INFORMAZIONI SULL’OMAGGIO E IL SEMINARIO
29 di aprile del 2015.
Compas:
Vi passo le ultime informazioni sulle celebrazioni in omaggio i compagni Luis Villoro Toranzo e al Maestro Zapatista Galeano il 2 di maggio del 2015 e sul seminario che si svolgerà dal 3 al 8 di maggio del 2015.
Primo – Un gruppo di artisti grafici parteciperà anche al Seminario “Il Pensiero critico di fronte all’Idra Capitalista" con una esposizione intitolata “Segni e Segnali”. 
Con opere artistiche proprie e in particolare create per questa esposizione, parteciperanno:

Antonio Gritón
Antonio Ramírez
Beatriz Canfield
Carolina Kerlow
César Martínez
Cisco Jiménez
Demián Flores
Domi
Eduardo Abaroa
Efraín Herrera
Emiliano Ortega Rousset
Felipe Eherenberg
Gabriel Macotela
Gabriela Gutiérrez Ovalle
Gustavo Monroy
Héctor Quiñones
Jacobo Ramírez
Johannes Lara
Joselyn Nieto
Julián Madero
Marisa Cornejo
Mauricio Gómez Morín
Néstor Quiñones
Oscar Ratto
Vicente Rojo
Vicente Rojo Cama

La presentazione della mostra avverrà la mattina di lunedì 4 maggio 2015 al CIDECI
SECONDO – Vi giriamo il programma delle attività e le partecipazioni per il seminario. Può succedere che ci saranno alcuni cambi (occhio: tutti gli orari sono riferiscono all'ora locale)
OMAGGIO:
Sabato 2 di maggio. Caracol di Oventik. 1230 hrs.
Omaggio ai compagni Luis Villoro Toranzo e al Maestro Zapatista Galeano.
Participano:
Pablo González Casanova (contributo scritto).
Adolfo Gilly.
Fernanda Navarro.
Juan Villoro.
Madre, padre, sposa e figli del compagno maestro Galeano.
Compagni e compagne di lotta 
del compagno maestro Galeano.
Comandancia General – Comisión Sexta del EZLN.
Nota: il 2 maggio l’accesso al caracol sarà consentito prima delle 12:30. Quando arriverà l’ora si chiederà a tutti di accomodarsi all’esterno per la cerimonia di ricevimento dei famigliari degli omaggiati e degli invitati, poi tutt@ potranno entrare dopo di loro fino al luogo preciso dell’omaggio. Finita la cerimonia tutt@ dovranno andarsene perché il caracol sarà a disposizione interamente delle compagne e dei compagni basi di appoggio zapatiste. Si calcola che la cerimonia terminerà al più tardi tra le 16 e le 17 per dare modo di ritornare in sicurezza e comodità a San Cristóbal de las Casas.
SEMINARIO “IL PENSIERO CRITICO DI FRONTE ALL'IDRA CAPITALISTA”:
Domenica 3 maggio. Caracol di Oventik. 1000-1400. Si chiede di arrivare un poco prima di quest'ora.
Inaugurazione da parte della Comandancia General del EZLN.
Don Mario González e Doña Hilda Hernández (contributo video).
Doña Bertha Nava e Don Tomás Ramírez.
Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN.
Juan Villoro.
Adolfo Gilly.
Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN..
Spostamento al CIDECI a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, a partire dalle  ore 1400.
Domenica 3 maggio. CIDECI. 1800-2100.
Sergio Rodríguez Lazcano.
Luis Lozano Arredondo.
Rosa Albina Garavito.
Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN.
Lunedì 4 maggio. CIDECI. 1000 a 1400.
María O’Higgins.
Oscar Chávez (contributo registrato).
Guillermo Velázquez (contributo registrato).
Antonio Gritón. Presentazione della Esposizione Grafica “La Hidra Capitalista”.
Efraín Herrera.
Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN.
Lunedì 4 maggio. CIDECI. 1700 a 2100.
Eduardo Almeida.
Vilma Almendra.
María Eugenia Sánchez.
Alicia Castellanos.
Greg Ruggiero (contributo scritto).
Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN.
Martedì 5 maggio, CIDECI. 1000 a 1400.
Jerónimo Díaz.
Rubén Trejo.
Cati Marielle.
Álvaro Salgado.
Elena Álvarez-Buylla.
Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN.
Martedì 5 maggio. CIDECI. 1700 a 2100.
Pablo Reyna.
Malú Huacuja del Toro (
contributo scritto).
Javier Hernández Alpízar.
Tamerantong (contributo video).
Ana Lidya Flores.
Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN.
Mercoledì 6 maggio. CIDECI. 1000 a 1400.
Gilberto López y Rivas.
Immanuel Wallerstein (
contributo scritto).
Michael Lowy (
contributo scritto).
Salvador Castañeda O´Connor.
Pablo González Casanova (
contributo scritto).Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN.
Mercoledì 6 maggio. CIDECI. 1700 a 2100.
Karla Quiñonez (
contributo scritto).
Mariana Favela.
Silvia Federici (
contributo scritto).
Márgara Millán.
Sylvia Marcos.
Havin Güneser, del Kurdish Freedom Movement.
Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN..
Giovedì 7 maggio, CIDECI. 1000 a 1400.
Juan Wahren.
Arturo Anguiano.
Paulina Fernández.
Marcos Roitman (
contributo scritto).Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN.
Giovedì 7 maggio, CIDECI. 1700 a 2100.
Daniel Inclán.
Manuel Rozental.
Abdullah Öcalan, del Kurdish Freedom Movement (contributo scritto).
John Holloway.
Gustavo Esteva.
Sergio Tischler.
Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN.
Venerdì 8 maggio. CIDECI. 1000 a 1400.
Philippe Corcuff (contributo video).
Donovan Hernández.
Jorge Alonso.
Raúl Zibechi.
Carlos Aguirre Rojas.
Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN.
Venerdì 8 maggio. CIDECI. 1700 a 2100.
Carlos González.
Hugo Blanco (contributo video).
Xuno López.
Juan Carlos Mijangos.
Óscar Olivera (
contributo video).
Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN.
Sabato 9 maggio. CIDECI. 1000 a 1400.
Jean Robert.
Jérôme Baschet.
John Berger (
contributo scritto).
Fernanda Navarro.
Partecipazione della Comisión Sexta del EZLN.
Chiusura.
Terzo.- Fino al 29 aprile del 2015, hanno confermato l'iscrizione al registro 1528 persone. Di queste: 764 si dicono aderenti alla Sexta, 639 si dicono non essere aderenti, 117 dicono di essere media liberi, autonomi, alternativi o come si chiamano e 8 di lavorare nei Mezzi di comunicazione prezzolati.
Quarto.- Chi non è riuscito a registrarsi prima del 2 di maggio del 2015 potrà farlo direttamente al CIDECI, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas.
Questo è tutto per ora.
Buon viaggio.
Dalla portineria.

SupGaleano.
Aprile del 2015