domenica 27 settembre 2015

Messico - Per il dolore, per la rabbia, per la verità, per la giustizia


PER IL DOLORE, 
PER LA RABBIA,

PER LA VERITA’, 
PER LA GIUSTIZIA

Settembre 2015

Compagne, compagnei e compagni della Sexta del Messico e del Mondo:


Sorelle e fratelli dei popoli della Terra:



Sa il nostro collettivo cuore, di prima e di ora, che il nostro dolore non è lamento sterile.

Sa che la nostra rabbia non è sfogo inutile.

Sappiamo che siamo ciò che siamo, che i nostri dolori e rabbie nascono e si alimentano a partire da menzogne e ingiustizie.

Perché chi sta di sopra ai danni di noi che siamo ciò che siamo, mente come modalità di far politica e adorna la morte, la sparizione forzata, il carcere, la persecuzione e l’assassinio con lo scandalo della sua corruzione.

E’ criminale per legge e senza vergogna chi sopra sta, al di là del colore della sua politica. Al di là che pretenda di nascondersi dietro a un cambio di nome e di bandiera.

Sempre lo stesso volto, la stessa superbia, la stessa ambizione e la stessa stupidità.

Come se facendo sparire e assassinando volessero anche far sparire e assassinare la memoria.

Da sopra e da coloro che lì annidano le loro perversioni e bassezze, riceveremo soltanto la menzogna come salario e l’ingiustizia come stipendio.

Puntuali giungono l’ingiustizia e la menzogna, tutti i giorni, a tutte le ore, in tutti i luoghi.

Non li sazia il sottrarci lavoro, vita, terra, natura.

Ci rubano anche chi è con noi: figli, figlie, sorelle, fratelli, padri, madri, familiari, compagni, amiche e amici.

Perseguita chi sopra sta. Incarcera. Sequestra. Fa scomparire. Uccide.

Non pone fine soltanto ai corpi, alle vite.

Distrugge anche storie.

Sulla smemoratezza costruisce chi sta sopra la sua impunità.

L’oblio è il giudice che non solo lo assolve, ma lo premia pure.

Perciò, e per altro, i nostri dolori e rabbie cercano la verità e la giustizia.

Presto o tardi impariamo che non si trovano da nessuna parte, che non c’è libro, né discorso, né sistema giuridico, né istituzione, né promessa, né tempo, né luogo per esse.

Che bisogna costruirle, impariamo.

Come se il mondo non fosse ancora completo, come se un vuoto gli ferisse il ventre, lacerato il cuore del colore che siamo, della Terra.

Così impariamo che senza verità e senza giustizia, non c’è giorno completo né notte. Non trova mai pace il calendario, non riposa la geografia.

In molte lingue, idiomi, segni, nominiamo chi manca.

E ogni dolore e ogni rabbia prende un nome, un volto, una storia, un vuoto che fa male e indigna.

Il mondo e la sua storia si riempiono così di assenze.

E queste assenze si fanno mormorio, parola forte, grido, ululato.

Non gridiamo per lamento. Non piangiamo di pena. Non mormoriamo per rassegnazione.

E’ perché chi manca trovi la strada del ritorno.

Perché sappiano che ci sono, anche se mancano.

Perché non dimentichino che non dimentichiamo.

Per questo: per il dolore, per la rabbia, per la verità, per la giustizia.

Per Ayotzinapa e tutti gli Ayotzinapa che feriscono i calendari e le geografie di sotto.

Per questo la resistenza.

Per questo la ribellione.

Perché arriverà il tempo in cui pagheranno tutto ciò che ci devono.

Pagherà chi ha perseguitato, pagherà chi ha incarcerato, pagherà chi ha picchiato e torturato. Pagherà chi ha imposto la disperazione della sparizione forzata. Pagherà chi ha ucciso.

Perché il sistema che ha creato, alimentato, coperto e protetto il crimine che si veste di malgoverno, sarà distrutto. Non imbellettato, non riformato, non modernizzato: demolito, distrutto, terminato, sepolto sarà.

Per questo in questo momento il nostro messaggio non è di consolazione né di rassegnazione per chi è addolorato per una o molte assenze.

Di rabbia è il nostro messaggio, di accoramento.

Perché conosciamo lo stesso dolore.

Perché abbiamo nelle viscere la stessa rabbia.

Perché, essendo differenti, così ci assomigliamo.

Per questo la nostra resistenza, per questo la nostra ribellione.

Per il dolore e la rabbia.

Per la verità e la giustizia.


Per questo:
Non claudicare. Non vendersi. Non arrendersi.

Per questo:

Verità e Giustizia!


Dalle montagne del sudest messicano

Subcomandante Insurgente Moisés                            Subcomandante Insurgente Galeano



In un angolo del pianeta chiamato “Terra”, settembre 2015
Questo 26 settembre, migliaia di zapatisti, bambini, bambine, giovani, donne, uomini, altrei, anziani e anziane, vivi e morti, manifesteranno nei nostri territori per abbracciare in questo modo tutte le persone che sentono dolore e rabbia a causa del carcere, della sparizione e della morte imposti da chi sta sopra.

Le abbracceremo anche perché così ci abbracceremo noi zapatisti.

E così chiamiamo tutte le persone oneste e integre del pianeta perché facciano lo stesso, nei loro calendari e geografie, secondo i loro tempi e modi.

Perché finché si vorrà supplire con le menzogne e i raggiri alla mancanza di verità e giustizia, l’umanità continuerà a essere solo una smorfia grottesca sulla faccia della Terra.


Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

domenica 13 settembre 2015

Kurdistan - Kobane. Partita dall’Italia la prima carovana internazionale

E’ iniziata la Carovana Internazionale per Kobane. Un’iniziativa a cui parteciperanno attivisti, esponenti di sindacati e partiti da tutta Europa per affermare che non si può più attendere: il confine tra la Turchia e la zona della Siria in cui si trova Kobane va aperto.

La Carovana arriva in Turchia in giorni molto tesi caratterizzati dagli attacchi alla popolazione civile curda e dalla scelta di Erdogan di continuare i bombardamenti contro il PKK in Iraq. Siamo nello scenario che si avvicina ai primi di novembre, data delle elezioni e il "sultano" cerca di far di tutto, creando un clima di paura e tensione, per riguadagnare i voti persi alle ultime elezioni. Una situazione quella turca che si inserisce in un quadrante geopolitico complesso dove, come vediamo in questi giorni, anche l’esodo di chi sfugge dalle guerre diventa occasione di giocarsi un ruolo internazionale e dove il muoversi delle potenze vecchie e nuove configura alleanze e scontri, come sta succedendo sulla questione dell’intervento russo a fianco di Assad.
Per seguire la cronaca della carovana vai a: www.tpo.bo.it - Uikionlus
Seconda giornata degli attivisti di Ya Basta! Bologna sul confine turco-siriano, verso la Carovana Internazionale in Kurdistan.
La delegazione di Ya Basta Bologna si trova in Turchia per consegnare un carico di materiale sanitario alla popolazione della città di Kobane nell’ambito della Carovana Internazionale in Kurdistan e per monitorare il progetto Rojava Playgrounds in collaborazione con la Municipalità della città di Suruç.
Suruç 10 settembre 2015
Sono sette giorni che la città curda di Cizre è sotto assedio da parte dell’esercito turco.
I cecchini turchi posti sui tetti delle case aprono il fuoco sui civili ferendo donne, bambini e chiunque abbia tentato di violare il coprifuoco al fine di trovare qualcosa da mangiare.
“Non c’è acqua, né elettricità da una settimana; i forni sono stati chiusi e non è possibile uscire da casa. Hanno interrotto tutte le vie di comunicazione. Chi è lì riesce a postare foto e video sui social-network solo attraverso i propri cellulari, ma quando bloccheranno anche queste connessioni non saremo più in grado di avere notizie di cosa sta accadendo”.
Nel frattempo Demirtas (copresidente di HDP) ed una delegazione di parlamentari del suo stesso partito sono stati bloccati nelle vicinanze di Cizre. Con una lunga carovana di autobus e auto hanno cercato di entrare nella città per bloccare questo massacro.
Dopo il primo tentativo hanno deciso di continuare la loro marcia a piedi, con la consapevolezza che entrare a Cizre significa lottare per l’umanità. Sono stati attaccati con lanci di gas lacrimogeni.
Ma la determinazione e la tenacia dei cittadini e dei deputati dell’HDP ha permesso proprio in questo momento, mentre scriviamo l’articolo, di rompere l’assedio ed entrare a Cizre.
Municipio nel nord della Mesopotamia, alle sorgenti del Tigre, Cizre è sempre stata una delle roccaforti delle lotte per la rivendicazione dei diritti del popolo curdo.

Dieci giorni fa Cizre aveva dichiarato la propria autonomia confederale mettendo in pratica il confederalismo democratico teorizzato da Ocalan.
 La risposta del governo turco è stata un assedio militare alla città e l’imposizione del coprifuoco.
Nella lunga discussione avvenuta nella sede del DBP, ci confrontiamo anche sulla situazione che vivono le città del confine a ridosso della Siria, impegnate a sostenere la resistenza del Rojava ma anche i contraccolpi di una guerra violentissima. A Suruç negli ultimi mesi, dopo la liberazione di Kobane, i campi profughi si stanno ormai svuotando. La Municipalità ha ancora in gestione tre campi che vedono la presenza di 150 famiglie. Ma tra il grande campo Afad (gestito dal Governo turco) e i molti profughi ancora ospiti nelle case e nei villaggi circostanti, a Suruç sono ancora presenti 45.000 persone, mentre negli ultimi due anni sono state 250.000 le persone che hanno trovato rifugio in questa città curda.
Proprio partendo dal grande sforzo che Suruç ha fatto, gli amministratori del Comune ci chiedono perché l’Europa non accolga e non riconosca il diritto d’asilo a chi fugge dalla Siria. “Quanti bambini come Alan Curdi devono morire ancora perché ci sia una presa di posizione netta e risolutiva dei Paesi dell’Unione Europea affinché si creino corridoi umanitari per evitare in futuro le stragi che abbiamo visto nei nostri mari?”.
Ma con loro non potevamo non parlare della strage del centro culturale Amara. Mehmet Kosti era presente il 20 luglio al momento dell’esplosione del kamikaze e ci spiega perché è stato scelto quel momento per colpire. “Uccidendo 32 ragazzi e ragazze turche, della Federazione Socialista dei Giovani Rivoluzionari venuti a portare solidarietà ai bambini di Kobane si voleva contrastare l’idea delle relazioni solidali tra i popoli. Se invece avessero voluto fare una strage colpendo indistintamente la solidarietà al Rojava avrebbero potuto colpire il giorno prima, quando erano scesi in piazza a Suruç 50mila cittadini in sostegno al Rojava".
Affidiamo la conclusione di questo nostro secondo report alle parole di Mehmet Kosti, coopresidente del Partito Democratico Regionale:
"Il progetto portato avanti dall’HDP mira a dimostrare che diverse culture possono convivere anche nell’ovest della Turchia, e sta riscuotendo successo. In queste regioni s’è infatti riscontrato l’appoggio di turchi, aleviti, sunniti ed altre minoranze. Il risultato positivo di questo progetto sta attirando le poco amichevoli attenzioni di chi invece crede ancora fortemente nello stato nazione a base etnica turca. Attenzioni che si traducono in attacchi alle sedi dell’HDP, ai sostenitori del partito ed indiscriminatamente al popolo curdo in generale., esattamente come trent’anni fa (quando la questione curda era al centro della politica in Turchia con la richiesta di un Kurdistan indipendente).
Oggi il Governo turco sta usando gli stessi metodi, applicazione del coprifuoco in diverse località, tra cui Cizre.
Proprio a Cizre sta avvenendo il più chiaro esempio del massacro di civili nel Kurdistan Turco, la città è assediata da 6 giorni, nessuno può entrare o uscire, si hanno notizie frammentate se non della continua moria di civili e bambini.
Come voi sapete, una delegazione di nostri parlamentari (Hdp) ed una parte di popolazione stanno provando a raggiungere la città a piedi dopo che la polizia ha bloccato i mezzi con cui viaggiavano verso Cizre. Ma anche la marcia a piedi è stata fermata in mezzo alla campagna con gas lacrimogeni e circondando i deputati dell’HDP.
A Cizre non c’è eletticità nè acqua, le farmacie sono chiuse, i forni anche. Riceviamo queste notizie sui social network ma, ovviamente ci sono anche problemi con la connessione ad internet.
La maggior parte degli aggiornamenti arriva tramite l’uso di reti mobili, ma temiamo che con l’interruzione anche di questo servizio le già scarse comunicazioni con l’interno della città s’interromperanno del tutto.
Una delle notizie più strazianti che ci hanno mandato è l’immagine di una madre che per evitare l’avanzare della decomposizione del cadavere di sua figlia l’ha prima protetto con del ghiaccio per poi metterlo in freezer, il tutto perché il fuoco dei cecchini impedisce di seppellire i morti, e ci giungono informazioni che suggeriscono che questo non sia un caso isolato.
Ci sembra che questo sia un attacco all’onore dell’umanità, un crimine contro l’umanità.
E a tutta l’umanità ci rivolgiamo, non a singoli colori, popoli o religioni, ma tutti coloro che lottano per l’umanità e che vogliono difenderla devono far sentire la propria voce in favore di Cizre.
Chi si definisce un essere umano, chi lotta per l’umanità, chi per i diritti fondamentali deve oggi lottare anche per Cizre
Lo stanno facendo le tante persone scese nelle piazze turche, stanno dando voce a quella madre che non riesce a seppellire la sua bambina.
Noi curdi subiamo massacri e torture ma non smetteremo di chiedere la pace.
Anche qui nel Kurdistan turco seguiremo l’esempio della rivoluzione del Rojava, pur continuando a lottare non schiacceremo sotto i nostri piedi la dignità umana e continueremo a difendere la pace, consci che se continueranno a verificarsi attacchi saremmo costretti a difenderci e a dar vita a processi d’ auto organizzazione e di autonomia."

Kobane. In partenza dall’Italia la prima carovana internazionale: la Turchia apra un corridoio umanitario
Angela Mauro - L’Huffington Post | Di Angela Mauro
Una settantina di attivisti italiani più una delegazione internazionale. E’ la prima carovana internazionale per Kobane. O meglio per quell’area di confine a sud-est della Turchia, lungo le frontiere con la Siria. Obiettivo: chiedere al governo turco l’apertura di un corridoio umanitario per Kobane, epicentro della battaglia dei curdi contro l’Isis. Partenza fissata per l’11 Settembre, ritorno il 17 settembre. Nella valigia, anche la speranza di arrivarci a Kobane per portare solidarietà all’esercito curdo. L’iniziativa è stata presentata oggi alla Camera in una conferenza stampa degli attivisti e dei parlamentari di Sel impegnati nell’iniziativa. Viaggio che sa anche di avventura, ora che il governo turco, con l’appoggio internazionale, ha dichiarato guerra ai curdi (formalmente quelli del Pkk) e non solo all’Isis.
La lotta del popolo curdo contro l’Isis dovrebbe essere una battaglia di tutta l’umanità”, dice Mehmet Emin Gulmez, rappresentante della comunità curda a Roma, nell’incontro con i giornalisti. “Vorrei ringraziare gli attivisti italiani, i volontari che sono lì ma soprattutto l’esercito curdo che sta resistendo”. “Chiediamo l’apertura di un corridoio umanitario perché Kobane riceva gli aiuti molto spesso bloccati alla frontiera dai turchi”, spiega Amedeo Ciaccheri, consigliere del Municipio VIII a Roma e rappresentante della rete ‘Rojava calling’ che ha già inviato staffette di volontari e anche personale medico volontario sul confine tra Turchia e Siria. "Se potessimo entrare con gli aiuti umanitari direttamente dalla Turchia impiegheremmo molto meno tempo, invece dobbiamo percorrere migliaia di chilometri in Iraq vicino alle zone controllate dall’Is", spiega anche Domenico Chirico, presidente della Ong "Un ponte per", pure attiva nell’area del Rojava.
La carovana si muove sulla base di un appello internazionale per l’apertura di un corridoio umanitario e per la ricostruzione di Kobane firmato da centinaia di personalità, tra parlamentari, giuristi, professori, associazioni. Il d-day dovrebbe essere il 15 settembre, quando gli attivisti tenteranno di entrare a Kobane per portare gli aiuti. In caso di apertura del ‘gate’ che porta alla città, terranno anche una manifestazione al confine con conferenza stampa. Per il 16 settembre è in programma un incontro con le autorità curde della regione, dall’Hdp (Partito Democratico dei Popoli) al Dtk (il Congresso) e il Dbp (Partito regionale Democratico).

Kurdistan - La KCK invita tutto il popolo del Kurdistan a insorgere dovunque

La KCK invita tutto il popolo del Kurdistan a insorgere dovunque
La Co-Presidenza del Consiglio Direttivo della KCK (Unione delle Comunità del Kurdistan) ha rilasciato una dichiarazione che invita alla resistenza totale contro il crescente terrorismo in corso da parte delle forze di Stato turche nel Kurdistan settentrionale, la regione curda in Turchia.

Sottolineando che il popolo di Cizre dovrebbe essere sostenuto allo stesso modo in cui la resistenza di Kobanê è stata appoggiata, la KCK ha invitato la gente ad agire in linea con l’invito dell’Iniziativa del Popolo del Kurdistan per una lunga Marcia della Libertà a Cizre, mettendo in evidenza il sostegno a questo invito avanzato in solidarietà con il popolo della città, sotto attacco da parte delle forze di Stato turche.

Descrivendo la situazione a Bakurê Kurdistan (settentrionale) e in Turchia come un attacco per far arrendere il popolo curdo, la KCK ha ricordato che tra i 5 e i 6 civili sono stati uccisi ogni giorno durante l’ultimo mese e mezzo, nel corso del quale un certo numero di città della regione sono state demolite e distrutte da attacchi con armi pesanti.

martedì 8 settembre 2015

Messico - Il Rapporto degli Esperti Indipendenti su Ayotzinapa smentisce le versioni del Governo


Mentre in Messico e nel mondo ci si stanno preparando le mobilitazioni del 26 settembre prossimo, ad un anno dall’agguato di Iguala, sta facendo scalpore la presentazione del Rapporto finale curato dal Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti (GIEI), frutto di mesi di ricerca ed indagini, inviato dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani.
La lunga analisi, avvallata dai familiari degli scomparsi, smentisce le versioni ufficiali del governo secondo cui i 43 corpi sarebbero stati bruciati in una discarica e le ceneri gettate nel fiume, ipotesi ampiamente criticata poiché giustifica l’assenza di prove e non fornisce spiegazioni sui mandanti e le motivazioni del crimine, entrambi elementi in cui invece é evidente la pesante responsabilità delle istituzioni e dello Stato.
In secondo luogo, il Rapporto avanza una nuova ipotesi legata all’uso degli autobus di linea per il trasporto di eroina tra lo stato del Guerrero (zona di produzione dell’oppio) e gli USA. Potrebbe dunque essere il controllo degli autobus su cui si spostavano gli studenti, o il loro carico occulto, a motivare la violenza scatenata contro di loro.
A fine luglio l’assassinio del reporter fotografo Ruben Espinosa, dell’attivista Nadia Vera, uccisi e torturati in un appartamento a Città del Messico, insieme a Ysenia Quiroz Alfaro e Nicole Simon e Alejandra, hanno scosso l’opinione pubblica nazionale ed internazionale. Ruben era un reporter e fotografo impegnato in particolare a denunciare la repressione dei movimenti sociali e l’attacco ai giornalisti nello stato di Veracruz Nadia era anch’essa impegnata a sostenere la libertà d’informazione. 
Nello stato di Veracruz, da quando c’è al governo Javier Duarte de Ochoa sono stati ammazzati 14 giornalisti, che si sono aggiunti alla lunga lista che fa del Messico uno dei paesi in cui è più pericolosa l’attività giornalistica, sia ufficiale che come freelance indipendente.

domenica 6 settembre 2015

Kurdistan - YPG dichiara la risoluzione finale della Conferenza sulla resistenza di Kobanê

YPG dichiara la risoluzione finale della Conferenza sulla resistenza di Kobanê
Si è chiusa la conferenza delle YPG sulla resistenza di Kobanê.

Forze militari affiliate al Comando delle YPG di Kobanê, hanno organizzato un una conferenza sulla resistenza nella regione di Kobanê svoltasi con lo slogan “Organizziamoci sulla base della resistenza di Kobanê e guidiamo la costruzione di una Siria democratica.”

215 delegati hanno partecipato alla conferenza tenuta dal comando YPG di Kobanê tra il 23 agosto e il 1 settembre, che ha discusso esclusivamente la dimensione politica, di lotta e organizzativa della resistenza e ha raggiunto importanti decisioni.
La risoluzione finale della conferenza è stata rilasciata sul sito ufficiale YPG, che ha dichiarato:
‘La vittoria della resistenza di Kobanê è diventata la base per il radicamento e l’invincibilità della rivoluzione in Rojava. Allo stesso tempo è diventato un passo significativo nello sviluppo democratico della Rivoluzione siriana.’
Secondo la risoluzione finale la conferenza ha fatto una valutazione sugli sviluppi politici e militari in Medio Oriente, il Kurdistan e la scena internazionale; una constatazione sui problemi organizzativi tattici e militari nel 2014/15 sulla battaglia e la resistenza diKobanê e ha stabilito i punti all’ordine del giorno sulla base della critica, autocritica e delle decisioni prese.

‘La Resistenza di KOBANE è diventata la base per il radicamento e invincibilità della Rivoluzione in Rojava’
La risoluzione finale della conferenza ha sottolineato che il territorio del Medio Oriente è diventato il centro di scontri intensi e allo stesso tempo anche delle possibili soluzioni, nelle quali hanno partecipato attivamente tutte le forze globali, regionali, locali e sociali al processo storico in corso.

I poteri egemonici internazionali continuano a mantenere lo stato di guerra per ristrutturare il Medio Oriente sulla base dei propri interessi, e di prolungare questo periodo attraverso nuovi equilibri e modalità, la risoluzione finale ha dichiarato che le forze sociali democratiche emerse nel corso di questo processo ha combattuto contro la situazione di conflitto nella regione.
Descrivendo la rivoluzione della regione democratica del Rojava come l’unica alternativa emergente per il sistema statale siriano, la risoluzione finale ha inoltre dichiarato che la rivoluzione del Rojava è diventata una rivoluzione che riguarda non solo le popolazioni locali, ma anche tutti i popoli del mondo.