domenica 30 ottobre 2016

Messico - Il calendario del Congresso Nazionale Indigeno e degli zapatisti

Calendario del proseguimento del 5º Congresso del CNI e dell’Incontro “Le/Gli Zapatisti e le ConScienze per l’Umanità”.

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
26 ottobre 2016

Alle/Agli Scienziat@ invitat@ ed ai partecipanti all’Incontro “Le/Gli Zapatisti e le ConScienze per l’Umanità”:


Alle compagne, compagni, compañeroas della Sexta Nazionale e Internazionale:

Sorelle e fratelli:

Vi mandiamo i nostri saluti. Vi scriviamo per comunicarvi quanto segue:

Primo – Su indicazione del Congresso Nazionale Indigeno, che in questo momento sta consultando comunità, tribù, nazioni e popoli originari di tutto il Messico, e la proposta emanata dalla prima tappa del Quinto Congresso, vi informiamo che l’assemblea permanente del CNI si reinstallerà il giorno 29 dicembre 2016, presso il CIDECI-UNITIERRA di San Cristóbal de Las Casas, Chiapas.

Il CNI si riunirà in tavoli di lavoro i giorni 30 e 31 dicembre del presente anno. In quei tavoli, o prima se così lo disporrà il CNI, si renderanno noti i risultati della consultazione. Il giorno primo gennaio 2017 l’assemblea plenaria si terrà in Oventik, Chiapas, Messico, dove si prenderanno accordi, se ci saranno.

Le compagne e compagni delle comunità, tribù, nazioni e popoli originari che incorporano il Congresso Nazionale Indigeno, ci informano che hanno problemi economici per raggiungere detta riunione, e per questo chiedono l’aiuto solidale della Sexta nazionale e internazionale e di ogni persona onesta che voglia appoggiare in questo senso. Per questo, le/i compas del CNI chiedono di contattarli direttamente al seguente indirizzo di posta elettronica: info@congresonacionalindigena.org v
errà quindi indicato dove e come mandare il vostro sostegno.

Ovviamente, se pensate che riunendosi, pensando e decidendo collettivamente i loro passi ed il loro destino, le/i compas del CNI fanno il gioco della destra e pregiudicano l’avanzata i-n-a-r-r-e-s-t-a-b-i-l-e della sinistra istituzionale, potete dare l’aiuto a condizione che vi obbediscano, o accompagnare il vostro contributo con qualcosa come: “vi dò questi 2 pesos, ma non lasciatevi ingannare e manipolare da quella faccia di straccio”.

O potete soltanto dare il vostro supporto e, come tutt@ noi, cercare di imparare da loro.

Secondo – Con l’occasione vi confermiamo inoltre che l’Incontro “Le/Gli Zapatisti e le ConScienze per l’Umanità” si terrà nei giorni e luoghi già annunciati:

Dal 25 dicembre 2016 al 4 gennaio 2017 nelle strutture del CIDECI-UNTIERRA a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico. Con una interruzione i giorni 31 dicembre 2016 e primo gennaio 2017. Se siete interessati a partecipare come uditori e/o spettatori, l’indirizzo di posta elettronica al quale registrarsi per partecipare è conCIENCIAS@ezln.org.mx

Così, si svolgeranno in maniera simultanea, le esposizioni sulle Scienze esatte e naturali, da una parte, e le riunioni di lavoro del Congresso Nazionale Indigeno dall’altra.

Per ora è tutto.

Subcomandante Insurgente Moisés                            Subcomandante Insurgente Galeano
Messico, ottobre 2016

mercoledì 26 ottobre 2016

Messico - Comunicato congiunto del CNI e dell'EZLN

COMUNICATO CONGIUNTO DEL CNI E DELL’EZLN IN SOSTEGNO ALLA DEGNA RESISTENZA DELLA TRIBU’ YAQUI

Ottobre 2016

ALLA TRIBU’ YAQUI,

AI POPOLI E GOVERNI DEL MONDO

Come popoli originari facenti parte del Congresso Nazionale Indigeno e delle comunità zapatiste, inviamo la nostra parola semplice e solidaria alla Tribù Yaqui, al suo governo tradizionale e alla sua gente, per esprimerle che siamo al suo fianco in questi difficili momenti, a seguito degli scontri avvenuti il passato 21 ottobre a Lomas de Bácum.

Ripudiamo la tensione e la discordia che i malgoverni e i loro caporioni, le imprese nazionali e straniere, promuovono e seminano nelle comunità, con l’ambizione di prendersi il gas, l’acqua e i minerali del territorio Yaqui, attraverso cui fomentano la divisione come strumento per imporre morte e distruzione sui nostri territori, perché per essi significhiamo soltanto più potere e più denaro.

Come popoli, nazioni e tribù del Congresso Nazionale Indigeno, e come popoli zapatisti, salutiamo la difesa del territorio della tribù Yaqui, chiamiamo all’unità contro il nemico che è uno solo e che va in cerca di tutto ciò che possediamo come popoli e che rende possibile la nostra organizzazione collettiva, la nostra storia, la nostra lingua e la nostra vita.

Nelle differenti geografie della resistenza dei popoli originari di questo paese, i malgoverni stanno usando la nostra stessa gente per generare violenza tra fratelli, che garantisce loro l’imposizione di progetti estrattivi di morte, le riforme strutturali, la distruzione dell’organizzazione comunitaria e di generare il terrore tra coloro che lottano, e per cui, contrariamente ai capitalisti, la vita e il futuro dei popoli significa tutto.

Chiamiamo la società civile nazionale e internazionale, i popoli originari, la sexta nazionale e internazionale e i mezzi di comunicazione liberi a mantenere l’attenzione e a esigere il rispetto che meritano i popoli indigeni nella loro organizzazione autonoma e libera determinazione.

Ottobre 2016

Per la Ricostruzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai più un Messico Senza di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

lunedì 24 ottobre 2016

Kurdistan - Le forze politiche curde dichiarano la mobilitazione contro il violento attacco genocida

Le forze politiche curde in Turchia e nel Kurdistan del nord si sono incontrate ieri nella città curda di Amed. Circa mille politici guidati dal Congresso della Società Democratica (DTK), del Congresso delle Donne Libere (KJA), del Partito Democratico delle Regioni (DBP) e del Partito Democratico dei Popoli (HDP) hanno discusso gli sviluppi nel Medio Oriente, in Kurdistan e in Turchia e hanno assunto decisioni significative. Tutti i co-sindaci delle municipalità governate dal DB e i dirigenti delle istituzioni curde hanno partecipato all’incontro.
La risoluzione finale dell’incontro, che si è svolto con lo slogan “Organizziamoci nello spirito della mobilitazione e trionfiamo con la resistenza” è stata rilasciata oggi.

Messico - Domande senza risposte, risposte senza domande, consigli su consigli.

Domande senza risposte, risposte senza domande, consigli su consigli.

(note prese dal quaderno di appunti del Gatto-Cane)

20 ottobre 2016

A chi di dovere:

Domande senza risposta:

– Ed anche per le donne assassinate per il “grave” reato di essere donne, ci sarà scherno, disprezzo e l’accusa, per il fatto di esigere che cessino le aggressioni e col loro sangue inserire il tema nell’agenda non solo nazionale, ma mondiale, di fare il gioco della destra? Perché non stanno morendo, le stanno ammazzando. E se si rifiutano di accettare che è un problema che si risolve attaccando la corruzione? E se osano dire che l’origine di questo odio assassino sta nel sistema? E se viene loro la strampalata idea di mettere da parte gli uomini nelle decisioni vitali (sì, di vita)? E se decidono di prendere il loro destino nelle proprie mani? Qualcosa, o tutto questo, sarebbe una manovra governativa per impedire che eccetera?

– E loas otroas, dovranno sperare che la classe politica posi il suo eminente sguardo su uno dei losabajos più umiliati? Devono rassegnarsi ad essere asesinadoas fino a raggiungere il numero che meriti attenzione? E se si organizzano, e se chiedono rispetto, e se decidono di dire basta al disprezzo che si trasforma in morte? Sarà detto loro che la loro problematica non è prioritaria, che non è politicamente corretta in generale ed in particolare controproducente in una fase elettorale, che devono adeguarsi e non insistere nelle loro rivendicazioni?

– La chiesa progressista i cui parroci, sorelle e laici toccano con mano, senza intermediari, il dolore, l’angoscia e la disperazione di migranti, di familiari di desaparecid@s, di popoli interi aggrediti, la rabbia per l’impunità, la frustrazione per subire l’ingiustizia fatta legge con la toga, che interesse ha ad amministrare questo dolore a proprio beneficio? Che cosa ci guadagna facendo suo questo dolore, identificandosi con questa rabbia? E se da questa visuale, costruita non solo a fronte di minacce di ogni tipo, ma anche rischiando la vita terrena, vede che non bastano le soluzioni che vengono offerte e lo esprime liberamente e ragionevolmente, dunque, essendo quello che è ed agendo di conseguenza, si oppone ad un cambiamento reale?

– Se la sola possibilità di esistenza civile (con diritti ed obblighi) di una donna indigena fa sì che “la terra tremi dalle sue fondamenta”, che cosa succederebbe se il suo ascolto e la sua parola percorressero il Messico del basso?

– A voi che state leggendo, darebbe fastidio vedere ed ascoltare un dibattito tra la Calderona[I] di sopra, con i suoi abiti “tipici” di marche esclusive, ed una donna del basso, indigena di sangue, cultura, lingua e storia? Vi interesserebbe di più ascoltare quello che prometterebbe la Calderona o quello che proporrebbe l’indigena? Non vorreste assistere a questo scontro tra due mondi? Da una parte, non ci sarebbe la donna di sopra, nata e cresciuta con tutte le comodità, educata nel sentimento di superiorità di razza e colore, complice ed erede preferita di uno psicopatico dedito all’alcool e al sangue, rappresentante di una élite che porta alla distruzione totale una Nazione, indicata dal Prepotente come la sua portavoce; mentre dall’altra parte, una donna che, come molte altre, si è formata lavorando e lottando tutti i giorni, a tutte le ore ed in tutti i luoghi, non solo contro un sistema che la opprime come indigena, come lavoratrice e come povera, ma anche come donna che si è scontrata e si scontra contro un sistema fatto ad immagine e somiglianza dei cervelli degli uomini e di non poche donne, che con tutto contro, oggi, senza ancora saperlo, forse dovrà rappresentare non più solo sé stessa, o il suo collettivo, o la sua comunità, tribù, nazione o popolo originario, ma dovrà aspirare a rappresentare milioni di donne differenti per lingua, colore e razza, ma uguali nel dolore e nella ribellione? Da una parte, non ci sarebbe una donna creola, bianca, simbolo dell’oppressione, lo scherno, l’impunità, l’impudicizia; e dell’altra una donna che dovrà innalzare la sua essenza indigena al di sopra di un razzismo che permea tutti gli strati sociali? Non sarebbe vero che, senza neppure rendervi conto, smettereste di essere spettatrice, spettatore, e desiderereste, dal più profondo del cuore, che in quel dibattito vincesse, correttamente, quella che ha tutto contro? Non approvereste che con quella donna indigena vincesse la ragione e non la forza del denaro?

– Vi preoccupa che la donna indigena non sappia parlare bene lo spagnolo, ma non che l’attuale titolare dell’esecutivo federale non sappia parlare, punto?

– È così solido il sistema politico messicano, e tanto certe e consistenti le tattiche e le strategie dei partiti politici, che basta che qualcuno dica pubblicamente che sta pensando a qualcosa, e che chiederà a suoi altri uguali che cosa ne pensano, perché tutti diventino isterici.

– In che misura la proposta che un consiglio di governo indigeno (concejo con la “c” [II]), cioè, un collettivo e non un individuo, sia responsabile dell’esecutivo federale, sostiene-il-presidenzialismo-si-fa-complice-della-farsa-elettorale-contribuisce-a-rafforzare-la-democrazia-borghese-fa-il-gioco-dell’oligarchia-e-dell’imperialismo-yankee-cinese-russo-giudeoislamico-millenarista,-oltre-a-tradire-gli-alti-principi-della-rivoluzione -proletaria-mondiale?

– Dobbiamo seguire l’inerzia della classe politica, di teste “pensanti” e saltimbanchi di ogni genere, e rispondere alle critiche infondate e a quelle che, con fondamento ci criticano e ci fanno pensare, con insulti che, oltre ad essere oziosi, ormai annoiano (come peñabots, paniaguados, pejezombis, perderistas[III] ecceteristi)?

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– Idea per diventare milionar@ (o per tirar su soldi per la raccolta di firme e la campagna – oh, oh, sembra una cosa seria -): un’applicazione che su tuiter autocensuri quando si scrive una stupidaggine. Già, perché gli screen shot non perdonano. Come? Vi è già capitato? Bene, attenzione, perché quando il CNI ci autorizzerà a spiegare, cancellare quei tuits sarà inutile.

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– Classifica della prima settimana:

Finalista per il miglior topic: El Deforma[IV] (che non ha nemmeno molto merito, perché El Deforma è come il Barcelona F.C. dei topic).

Finalista per il miglior tuit di fondato sospetto: “A me quello che appare sospetto è che l’#EZLN torna sempre di moda quando fa freddo e quei dannati passamontagna salgono di prezzo.”

Finalista per la miglior serie di tuits sul tema: “Sentite un po’, gli zapatisti usano Twitter? / Lo chiedo perché qui ci stiamo burlando di loro / Dicendogli, ordinandogli quello che possono e devono fare e no / e se loro se ne fregano / se non ci ascoltano / è come masturbarsi eccitandosi guardando una confezione di cereali / attenzione: ricordarsi di cancellare questa serie di tuits / Warning! Il tuo account Twitter ha subito l’attacco di uno screen shot.

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– Sentite, un consiglio gratis (consejo con la “s”): non vi farebbe male un corso di comprensione di lettura. E parlando di lettere, anche uno di composizione… anche fosse con il limitato orizzonte dei 140 caratteri.

– Massima non confuciana: “sebbene sembri incredibile, pare ci siano non uno, ma molti mondi fuori dai social network”.

Difesa Zapatista, Chicharito Hernández e Lionel Messi.

Non so come accidenti entrò quel pallone nella mia capanna, il fatto è che dietro ad esso arrivò una bambina di… quanti anni? Dico tra gli 8 e i 10, che in comunità possono essere anni o decenni. Non è la prima volta che l’irriverenza e l’allegria dell’infanzia zapatista irrompe nella stanza solitaria che, a volte, mi ospita, cosicché non gli feci molto caso e continuai a guardare e leggere la tormenta sui social network e sui media liberi e prezzolati. Non mi sarei accorto della presenza della bambina se non avesse detto, con voce da esperta: “è come quella del Chicharito e del Messi“. Allora mi resi conto che la bambina, da sopra la mia spalla, stava guardando lo schermo del mio portatile. Ricordando la vecchia massima che il miglior attacco è la difesa, le chiesi: “E tu, chi sei? Non ti conosco”. La bimba rispose “io mi chiamo Difesa Zapatista” con lo stesso tono di ovvietà come se dicesse “energia uguale massa per la velocità della luce al quadrato”. Ed indicando il pallone, aggiunse: “El Chicharito non gioca nel Barcelona e Messi non gioca nei Jaguares de Chiapas”. Mi voltai per vedere se, senza accorgermi, avessi cambiato hashtag, invece no, in testa si leggeva “#ezln”. Quello che avviene nella testa di una bambina zapatista, più che un mondo è un Big Bang in continua espansione, ciò nonostante le domandai “E questo cosa diavolo c’entra?”. La bambina rispose con la stessa faccia con cui si dice: “Non sai niente, John Snow”:

“Lì è come se stanno dicendo che il Chicharito non fa goal nel Barcelona e che il Messi non fa niente affinché los Jaguares guadagnino punti. Alcuni dicono che il Chicharito si rimetterà, altri che è andato. Alcuni dicono che il Messi è triste perché non lo sostengono nel paese in cui è nato, altri dicono che gli stringono le scarpe e se cambia scarpe calcerà meglio la palla.

Ma il Chicharito non gioca nel Barcelona né Messi nei Jaguares. Cioè, poi si arrabbiano”
.

Stavo valutando il cambio di paradigma che faceva supporre il ragionamento di “Difesa Zapatista”, quando disse: “Senti Sup, perché non si organizza una partita di calcio quando vengono quelli che sono come siamo qua? Beh, non abbiamo completato la squadra e il dannato Pedrito si crede molto macho, ed il gatto-cane non obbedisce agli ordini, il cavallo cieco dorme e gli altri giocatori a volte vengono e a volte vanno. Guarda, io ho già pensato alla canzone di quando vinciamo la finale. Conosci il ritornello? Ma che ne sai, sei il sup! Quindi ti consiglio di studiare le scienze e le arti, e così ti sarà chiaro che il problema è che Chicharito non gioca nel Barcelona, né Messi con los Jaguares, e quindi non preoccuparti, che a far volare i corvi ti caveranno gli occhi. Ora me ne vado perché la squadra non è completata e chissà che non ci tocchi l’inaugurazione”.

Sulla porta, la bambina si voltò e mi disse: “Senti Sup, se arrivano le mie mammine e chiedono se mi hai visto, tu dì loro chiaro che Chicharito non gioca nel Barcelona né Messi con los Jaguares. Cioè, non dire bugie, perché le mammine lo sanno se stai mentendo. Quindi, quello che devi fare, è cambiare la giocata, cioè, fai finta di andare là, ma invece vai di qua. Se vuoi te lo spiego dopo, ma primo studia, perché se vai alla scuola autonoma ti scherzeranno, il peggiore è il Pedrito, perché lo stronzetto ha già terminato la primaria e si vanta. Ma vedrai quando la finisco io, che a far volare i corvi ti caveranno gli occhi. Non ti preoccupare della squadra, saremo in tanti. Improvvisamente si ingrosserà, e sì, saremo in tanti”. E se ne andò.

Entrò il SubMoy e mi chiese: “Hai già il testo della spiegazione?”.

“No, ma il Chicharito non gioca nel Barcelona né Messi con los Jaguares”, gli risposi seguendo il consiglio di “Difesa Zapatista”.

Il SubMoy mi guardò, prese il suo apparecchio radio ed ordinò; “mandate qualcuno della sanità con un’iniezione”.

Scappai, cos’altro potevo fare?

Bau-Miao.
SupGaleano.


[I] Riferimento a Margarita Zavala, moglie dell’ex-presidente Felipe Calderón (2006-2012) e probabile candidata per il PAN alle presidenziali del 2018.
[II] Concejo con la “c” significa consiglio riferito ad un determinato livello di governo. Consejo con la “s” significa consiglio o suggerimento.
[III] Termini denigratori riferiti ai sostenitori dei diversi partiti politici istituzionali.
[IV] Riferimento al giornale messicano Reforma.


Traduzione “Maribel” – Bergamo

venerdì 21 ottobre 2016

Sorprese e attese: gli zapatisti e noi

La recente decisione dell'EZLN e del CNI, comunicata al termine del Quinto Congresso Nazionale Indigeno, è stata una sorpresa: si avvia una consultazione tra i popoli, nazioni e tribù per approvare l'ipotesi di una candidata indigena alle elezioni presidenziali del 2018. Una sorpresa, ma non rispetto alla lunga storia degli zapatisti che hanno visto sfilare, dall'anno dell'insurrezione, già cinque presidenti che non hanno potuto cancellarne la lotta né la sperimentazione dell'autonomia indigena. Vale la pena di ritornare col pensiero alle precedenti fasi elettorali e ricordare come si è modificata di volta in volta l'azione zapatista, sempre disturbante rispetto al sano alternarsi dei criminali in doppiopetto, espressione delle classi dirigenti messicane. Perdonate le approssimazioni.

Nel 1994, anno dell'insurrezione, l'EZLN resistette a Salinas de Gortari e si rivolse al neoeletto Zedillo Ponce de León con queste parole: "benvenuto nell'incubo". A testimonianza della guerra sporca di quel periodo, la lettera del Subcomandante Insurgente Marcos terminava così: finché non ci sarà risposta alle domande di democrazia, libertà e giustizia, in queste terre ci sarà guerra.

Nel 2000, la stagione di lotta promossa dall'EZLN propiziò la caduta dell'apparentemente imperituro regime del Partito Rivoluzionario Istituzionale. Il neopresidente di destra, Fox Quesada, dovette tollerare il lungo snodarsi della Marcha del Color de la Tierra: nel marzo 2001 gli zapatisti e la società civile invasero lo zócalo di Città del Messico. Il 28 marzo la Comandante Esther pronunciò uno storico discorso al parlamento messicano, dimostrando disponibilità al dialogo e alla distensione ma chiedendo il rilascio di tutti i prigionieri politici zapatisti e il riconoscimento costituzionale per diritti e cultura indigeni.

giovedì 20 ottobre 2016

Honduras - Berta Cáceres era nella lista nera dell’esercito

di David Lifodi
Berta Cáceres faceva parte di una lista di obiettivi da eliminare nelle mani dell’esercito honduregno. Non che nessuno si aspettasse il contrario, ma a mettere nero su bianco la responsabilità dello Stato è stato un ex militare, il giovane sergente Rodrigo Cruz, secondo il quale almeno due unità delle forze armate erano in possesso di un elenco con i nomi di una decina di attivisti ed esponenti dei movimenti sociali che dovevano essere uccisi.
Rodrigo Cruz, lo pseudonimo con cui ha chiesto di essere identificato, ha rilasciato la sua dichiarazione al quotidiano inglese The Guardian, ma, nel frattempo, ha disertato e ha già abbandonato l’Honduras, al pari di altri membri della sua unità militare. Berta Cáceres fu assassinata il 3 marzo 2016. Dalla sua morte, già diversi altri commilitoni di Cruz figurano come desaparecidos.
In Honduras la guerra sporca contro la comunità lenca (in lotta contro la centrale idroelettrica di Agua Zarca), i sindacalisti, gli esponenti del Frente Nacional de Resistencia Popular, i campesinos e, più in generale, contro ogni forma di opposizione, prosegue inesorabile. La stessa Berta Cáceres, in passato, aveva segnalato più volte di essere stata oggetto di minacce di morte e di far parte di una lista nera nelle mani dello Stato a causa della sua opposizione alla costruzione della diga di Agua Zarca, ma questo non ha impedito alla Fuerza Nacional de Seguridad Interinstitucional (Fusina) di eliminarla immediatamente. Inoltre, pare che gli uomini di Fusina siano stati addestrati militarmente da soldati statunitensi e da agenti dell’Fbi. Tra i cinque arrestati per il caso Cáceres spicca il generale Mariano Díaz Chávez, in passato coinvolto attivamente nelle operazioni congiunte degli eserciti di Stati Uniti e Honduras in Irak. Se il generale è stato destituito con disonore, tuttavia lo stato honduregno non ha fatto niente per giungere alla verità per quanto riguarda l’omicidio di Berta Cáceres.

martedì 18 ottobre 2016

Siria - Aleppo Est: attacchi aerei colpiscono 4 ospedali nelle ultime 24 ore


I bombardamenti da parte delle forze siriane e russe hanno danneggiato gravemente uno degli ospedali colpiti e ferito almeno due medici.
Distrutta anche un’ambulanza, il cui autista è rimasto ucciso.
Aleppo Est: attacchi aerei colpiscono 4 ospedali nelle ultime 24 oreIl sistema sanitario già devastato nell’area assediata di Aleppo Est ha vissuto ieri una giornata ancora peggiore, con attacchi confermati contro quattro ospedali e un’ambulanza, che hanno ferito almeno due medici e ucciso l’autista del veicolo. Lo rende noto Medici Senza Frontiere (MSF). È stato il peggior danno alle strutture sanitarie provocato dagli attacchi aerei siriani e russi dopo l’interruzione del cessate il fuoco a fine settembre.
Quest’ultimo episodio di distruzione avviene nell’ambito di un’intensificazione della campagna di bombardamenti contro la città assediata, che ha visto almeno 62 persone uccise e 467 ferite, tra cui 98 bambini, solo tra l’11 e il 13 ottobre, secondo rapporti ottenuti dalla Direzione della Sanità e dal centro forense di Aleppo Est. Questi dati possono essere sottostimati perché molte famiglie stanno seppellendo i propri cari per proprio conto, invece di portare i loro corpi negli ospedali.
“La campagna di bombardamenti indiscriminati ha preso una chiara svolta verso il peggio” dichiara Carlos Francisco, capo missione di MSF per la Siria.“Uno degli ospedali colpiti ieri è stato gravemente danneggiato. Era un centro traumatologico importante che era stato già colpito tre volte nelle ultime settimane. Il ritmo degli attacchi sta soffocando la scarsa capacità di cure che il sistema sanitario è ancora in grado di offrire, in una città che sta rapidamente collassando, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Danneggiando i pochi luoghi rimasti dove si possono salvare delle vite, è chiaro che la Siria e la Russia stanno spremendo la vita fuori da Aleppo Est.”

lunedì 17 ottobre 2016

Stati Uniti - Intervista a Emory Douglas: arte, Black Panthers e zapatismo

zapantera-nera
Il 15 ottobre del 1966 a Oakland, California, veniva fondato il Partito delle Pantere Nere.
di Martino Sacchi e Alessandro Peregalli 
Nel Dicembre 2013 abbiamo incontrato a San Cristobal de las Casas, Chiapas, Emory Douglas, Ministro della Cultura del Black Panther Party fino allo scioglimento del movimento. Come noi, Douglas era uno dei cinquemila studenti che avrebbero frequentato l’escuelita zapatista: momento in cui le comunità zapatiste del sud est messicano hanno aperto le loro case per ospitare attivisti e attiviste di tutto il mondo e mostrare i percorsi di autonomia portati avanti in oltre vent’anni di lotta. Alcuni mesi in seguito abbiamo avuto la possibilità di incontrarlo di nuovo nella sua casa nella periferia di San Francisco, e gli abbiamo fatto quest’intervista, che più che altro é stata una chiacchierata sulla sua biografia di militante, di artista, di internazionalista. Da buon compagno, afroamericano, erede di una tradizione di lotta che più che mai si è sviluppata attraverso linee di fuga, spostamenti, deportazioni ed esodi (dal middle passage atlantico alle esperienze antischiaviste del marronaggio), non ci ha stupito la sua naturale capacità di mettere in relazione resistenze e lotte in  contesti diversi come qulla di una periferia come Oakland negli anni ’60 e ’70 e la montagna e la selva indigene del sudest messicano oggi. Dalle descrizioni dirette di un artista di strada come Emory Douglas, è possibile rintracciare quei circuiti politici rivoluzionari che hanno collegato le Pantere Nere alla Cina di Mao, alle pagine di Fanon e ai movimenti di liberazione in Angola. Nell’arte di Douglas si intersecano queste traiettorie transnazionali, dall’arte della Rivoluzione Culturale, ai manifesti per la Conferenza Tricontinentale di Cuba nel 1966, fino al progetto “Zapantera Negra” avviato nel 2012 a sostegno delle lotte in Chiapas.
Maggio 2014, San Francisco: Sei innanzitutto sia un artista sia un attivista politico. Nessuna di queste due componenti può essere considerata come separata. A partire dalla tua traiettoria personale attraverso i movimenti sociali degli anni 60 e 70, in che modo questi due aspetti dell’arte e dell’attivismo politico si sono intersecati?
Queste due componenti si incontrarono nella mia partecipazione al Black Arts Movement, prima delle Pantere Nere. Fu un movimento molto vasto nella West Coast, nella East Coast e un po’ nel Sud, dove incontrai Amiri Baraka (LeRoi Jones) e cominciai a fare il suggeritore per le sue opere teatrali mentre frequentavo il San Francisco Community College. Nello stesso periodo – era il gennaio del 1967 – alcuni giovani attivisti stavano organizzando un incontro in occasione dell’arrivo di Malcom X nella Bay Area: loro sapevano che ero parte del Black Arts Movement e mi chiesero di fare la grafica per l’iniziativa. Quando poi fui all’incontro mi dissero che alcuni fratelli stavano arrivando per organizzare un’assemblea sull’autodifesa e la sicurezza. Ci andai e lì incontrai per la prima volta Bobby Seale; questo avvenne dunque molto prima che lui mi chiedesse di unirmi al Black Panther Party. Mi mise in mano un biglietto dell’autobus – io non avevo una macchina – e mi invitò a casa sua dove molta gente viveva in comunità. Insomma il lavoro grafico su Malcom X fu la mia prima partecipazione politica come artista. Nel Maggio sempre del ’67 feci la prima copertina di un tabloid, lavorando molto sulla grafica per le riviste. Era un periodo in cui l’arte cominciava ad essere percepita come un riflesso della politica, ma era ancora qualcosa di separato dal Black Panther Party. In quel lavoro misi in pratica una serie di tecniche acquisite quando stavo al City College basate sullo stile commerciale che si usa di solito per i portfolio, quelli che fai per cercare lavoro. Quando poi entrai nelle Pantere Nere sviluppai uno stile più libero, ispirato ai Dieci Punti del programma e alla nostra linea, e Bobby Seale e Huey Newton mi lasciarono completa autonomia. Fu lí che l’arte divenne per me un riflesso di ciò che succedeva nel mondo su un piano locale, nazionale e internazionale.
Quali esperienze artistiche e politiche hanno contribuito all’elaborazione di questo stile nuovo di cui parli?
Buona parte delle influenze politiche venivano da Cuba. Le OSPAAAL [Organization of Solidarity for People of Asia, Africa and Latin America], produssero moltissimi poster in solidarietà con le lotta globali. Li potete trovare online oggi, sono migliaia di poster, e furono alla radice di parte del lavoro artistico che ho fatto. Fui poi molto influenzato dall’arte che veniva dal Vietnam, quella cinese e ogni tanto russa, così come dai lavori che vennero fuori dal movimento contro la guerra in Vietnam qui, negli Stati Uniti.
Qual era il tuo ruolo all’interno del Black Panther Party? Come si collegavano le strategie artistiche con l’impegno militante nel partito?

domenica 16 ottobre 2016

Messico - Comunicato congiunto EZLN - Congresso Nazionale Indigeno



CHE TREMI NEI SUOI CENTRI LA TERRA

Ai popoli del mondo

Ai mezzi di comunicazione

Alla Sexta Nazionale e Internazionale

Convocati per la commemorazione del ventesimo anniversario del Congresso nazionale Indigeno e della viva resistenza dei popoli, nazioni e tribù originari di questo paese, il Messico, delle lingue amuzgo, binni-zaá, chinanteco, chol, chontal di Oaxaca, coca, náyeri, cuicateco, kumiai, lacandone, matlazinca, maya, mayo, mazahua, mazateco, mixe, mixteco, nahua, ñahñu, ñathô, popoluca, purépecha, rarámuri, tlapaneco, tojolabal, totonaco, triqui, tzeltal, tsotsil, wixárika, yaqui, zoque, chontal del Tabasco e fratelli aymara, catalano, mam, nasa, quiché e tacaná diciamo con fermezza che la nostra lotta è in basso a sinistra, che siamo anticapitalisti e che è arrivato il tempo dei popoli, di far vibrare questo paese con il battito ancestrale del cuore della nostra madre terra.

E’ così che ci siamo riuniti a celebrare la vita nel Quinto Congresso Nazionale Indigeno che ha avuto luogo dal 9 al 14 ottobre 2016 nel CIDECI-UNITIERRA, Chiapas, in cui ci siamo nuovamente resi conto dell’acutizzarsi della spoliazione e della repressione che non si è fermata in 524 anni in cui i potenti hanno condotto una guerra che ha il fine di sterminare noi che siamo della terra e che come suoi figli non abbiamo permesso la sua distruzione e morte a beneficio dell’ambizione capitalista che non conosce altro fine che la distruzione stessa. La resistenza per continuare a costruire la vita oggi si fa parola, apprendimento e accordi.

Nei nostri popoli ci siamo costruiti giorno dopo giorno nelle resistenze per bloccare la tempesta e offensiva capitalista che non cessa bensì diventa ogni giorno più aggressiva e si è convertita in una minaccia civilizzatrice non solo per i popoli indigeni e contadini ma anche per i popoli delle città, che devono anch’essi creare forme degne e ribelli per non essere assassinati, depredati, contaminati, ammalati, schiavizzati, sequestrati o fatti scomparire. Dalle nostre assemblee comunitarie abbiamo deciso, esercitato e costruito il nostro destino da tempi immemori, perciò mantenere le nostre forme di organizzazione e difesa della nostra vita collettiva è possibile unicamente a partire dalla ribellione verso i malgoverni, le loro imprese e la loro delinquenza organizzata.

Denunciamo che:

  1. Al Popolo Coca, Jalisco, l’imprenditore Guillermo Moreno Ibarra ha invaso 12 ettari di bosco nei dintorni conosciuti come El Pandillo, in combutta con le istituzioni agrarie, usando la criminalizzazione di chi lotta, che ha portato al fatto che 10 comuneros siano stati sotto processo per 4 anni. Il malgoverno sta invadendo l’isola di Mezcala che è terra sacra comunale, e allo stesso tempo disconosce il popolo coca nella legislazione indigena statale, con l’obiettivo di cancellarlo dalla storia.
  2. I Popoli Otomí Ñhañu, Ñathö, Hui hú, e Matlatzinca dello Stato del Messico e del Michoacán vengono aggrediti attraverso l’imposizione del megaprogetto della costruzione dell’autostrada privata Toluca – Naucalpan e il treno interurbano, distruggendo case e luoghi sacri; comprano le coscienze e truccano le assemblee comunali con presenze poliziesche, oltre agli ingannevoli censimenti di comuneros che soppiantano la voce di tutto un popolo, alla privatizzazione e sottrazione di acqua e territorio nel vulcano Xinantécatl, conosciuto come il Nevado di Toluca, a cui i malgoverni tolgono la protezione che essi stessi avevano assegnato, per consegnarli a imprese turistiche. Si sa che dietro tutti questi progetti c’è l’interesse alla sottrazione di acqua e vita della regione. Nella zona di Michoacán viene negata l’identità al popolo otomí mentre un gruppo di gendarmi è entrato nella regione per sorvegliare i monti proibendo agli indigeni di salire a tagliare legna.
  3. Ai popoli originari residenti a Città del Messico vengono sottratti i territori che hanno conquistato per guadagnarsi la vita lavorando, rubando le loro mercanzie e usando le forze di polizia. Vengono disprezzati e repressi per il fatto di usare i loro vestiti e la loro lingua, oltre a criminalizzarli accusandoli di vendere droga.
  4. Il territorio del Popolo Chontal di Oaxaca è invaso da concessioni minerarie che smantellano i terreni comunali, cosa che colpirà 5 comunità, la loro gente e le risorse naturali.
  5. Nel Popolo Maya Peninsular di Campeche, Yucatán e Quintana Roo sussiste la spoliazione di terre per la semina di soia transgenica e palma africana, la contaminazione delle falde acquifere da parte di aziende agrochimiche, la costruzione di parchi eolici, parchi solari, sviluppo ecoturistico e imprese immobiliari. Allo stesso modo sono in resistenza contro le alte tariffe della luce elettrica che hanno portato a vessazioni e ordini di arresto. A Calakmul, Campeche, 5 comunità sono spoliate dall’imposizione di aree naturali protette, tasse sui servizi ambientali e cattura di carbonio; a Candelaria, Campeche, persiste la lotta per la certezza di mantenere la terra. Nei 3 stati si dà una forte criminalizzazione di chi difende il territorio e le risorse naturali.
  6. Il Popolo Maya di Chiapas, tzotzil, tzeltal, tojolabal, chol e lacandone, è ancora privato dei suoi territori al fine di privatizzare le risorse naturali, cosa che ha portato ad arresti e uccisioni di chi difende il diritto a restare nel suo territorio; viene discriminato e represso costantemente quando si difende e si organizza per continuare a costruire la sua autonomia, aumentando le violazioni dei diritti umani da parte delle forze di polizia. Esistono campagne di frammentazione e divisione dentro le organizzazioni, e anche l’uccisione di compagni che hanno difeso il loro territorio e le risorse naturali a San Sebastián Bachajón. I malgoverni continuano a cercare di distruggere l’organizzazione delle comunità basi d’appoggio dell’EZLN e a rannuvolare la speranza che da esse emana e che offre una luce a tutto il mondo.
  7. Il popolo Mazateco di Oaxaca è stato invaso da proprietà private, che sfruttano il territorio e la cultura per il turismo, come nel caso della nomina di Huautla de Jiménez come “Villaggio Magico” per legalizzare la sottrazione e la commercializzazione di saperi ancestrali, accompagnato da concessioni minerarie ed esplorazioni di speleologi stranieri nelle grotte esistenti. Tutto ciò viene imposto mediante la crescente aggressione da parte del narcotraffico e la militarizzazione del territorio. I femminicidi e gli stupri di donne nella regione continuano ad aumentare sempre, con la complicità omertosa dei malgoverni.
  8. I Popoli Nahua e Totonaca di Veracruz e Puebla fronteggiano le fumigazioni aeree che producono malattie ai nostri popoli. Sussiste l’esplorazione e lo sfruttamento minerario e di idrocarburi attraverso il fracking, e si trovano in pericolo 8 bacini a causa di nuovi progetti che contaminano i fiumi.
  9. I Popoli Nahua e Popoluca del sud di Veracruz affrontano l’assedio della delinquenza organizzata e soffrono i rischi della distruzione territoriale e scomparsa come popolo, per la minaccia dell’industria mineraria, eolica e soprattutto per lo sfruttamento di idrocarburi mediante il fracking.
  10. Il Popolo Nahua, che si trova negli stati di Puebla, Tlaxcala, Veracruz, Morelos, Stato del Messico, Jalisco, Guerrero, Michoacán, San Luis Potosí e Città del Messico, affronta una costante lotta per contenere il procedere del cosiddetto Progetto Integrale Morelos, che comprende gasdotti, acquedotti e termoelettricità. Il malgoverno, al fine di bloccare la resistenza e comunicazione dei popoli, cerca di sottrarre la radio comunitaria di Amiltzingo, Morelos. Allo stesso tempo la costruzione del Nuovo Aeroporto di Città del Messico e le opere complementari minacciano i territori circostanti il lago di Texcoco e alla Conca della Valle del Messico, principalmente Atenco, Texcoco e Chimalhuacán. Intanto in Michoacán il popolo nahua affronta il saccheggio delle risorse naturali e minerali da parte dei sicari accompagnati da polizia o esercito e la militarizzazione e paramilitarizzazione dei suoi territori. Cercare di bloccare questa guerra è costato l’assassinio, persecuzione, arresto e vessazione di leader comunitari.
  11. Il Popolo Zoque di Oaxaca e Chiapas affronta l’invasione di concessioni minerarie e presunte proprietà private in terre comunali nella regione dei Chimalapas; e anche tre centrali idroelettriche e l’estrazione di idrocarburi mediante fracking. Ci sono allevamenti all'aperto e di conseguenza eccessivo taglio dei boschi da destinare a pascolo, e si stanno coltivando anche sementi transgeniche. Allo stesso tempo esistono zoque migranti in vari stati del paese che ricostituiscono la loro organizzazione collettiva.
  12. Il Popolo Amuzgo di Guerrero affronta la sottrazione dell’acqua del fiume San Pedro per zone residenziali e l’approvvigionamento della città di Ometepec. La loro radio comunitaria è stata oggetto di una costante persecuzione e aggressione.
  13. Il Popolo Rarámuri del Chihuahua soffre la perdita di aree coltivabili per la costruzione di strade, l’aeroporto a Creel e per il gasdotto che va dagli Stati uniti al Chihuahua, oltre alla presenza di imprese minerarie giapponesi e di dighe e turismo.
  14. Il Popolo Wixárika del Jalisco, Nayarit e Durango affronta la distruzione e privatizzazione dei suoi luoghi sacri, da cui dipendono tutti i suoi tessuti sociali, politici e familiari; la spoliazione delle sue terre comunali a favore di cacicchi, avvalendosi dell’indefinitezza dei confini tra stati della Repubblica e di campagne di divisione orchestrate dai malgoverni.
  15. Il Popolo Kumiai della Bassa California continua a lottare per la ricostituzione dei suoi territori ancestrali, contro invasioni di privati, la privatizzazione dei suoi luoghi sacri e l’invasione del territorio da parte di gasdotti e autostrade.
  16. Il Popolo Purépecha del Michoacán ha il problema della deforestazione, esercitata a partire dalla complicità tra malgoverni e gruppi narcoparamilitari che saccheggiano i boschi e il legname. Per essi l’organizzazione dal basso delle comunità è un ostacolo per il saccheggio.
  17. Nel Popolo Triqui di Oaxaca la presenza di partiti politici, imprese minerarie, paramilitari e malgoverni fomentano la disintegrazione dei tessuti comunitari per il saccheggio delle risorse naturali.
  18. Al Popolo Chinanteco di Oaxaca vengono distrutte le sue forme di organizzazione comunitaria con la divisione delle terre, l’imposizione di tasse per servizi ambientali, la cattura di carbonio e l’ecoturismo. La progettazione di un’autostrada a 4 carreggiate attraversa il territorio e lo divide. Nei fiumi Cajono e Usila i malgoverni hanno in progetto tre dighe che colpiranno villaggi chinantechi e zapotechi. Ci sono concessioni minerarie e l’esplorazione di pozzi di petrolio.
  19. Il Popolo Náyeri del Nayarit affronta l’invasione e distruzione dei suoi territori sacri nel sito denominato Muxa Tena sul fiume San Pedro mediante il progetto idroelettrico Las Cruces.
  20. Il Popolo Yaqui del Sonora mantiene la lotta sacra contro il gasdotto che attraverserà il suo territorio e in difesa delle acque del fiume Yaqui che i malgoverni decidono di portare alla città di Hermosillo, Sonora, sebbene sia contrario a sentenze giudiziarie e a ricorsi internazionali che hanno dimostrato la loro ragione legale e legittima, avvalendosi della criminalizzazione e vessazione di autorità e portavoce della tribù Yaqui.
  21. I Popoli Binizzá e Ikoot si organizzano e articolano per contenere l’avanzata dei progetti eolici, minerari, idroelettrici, di dighe, gasdotti e specialmente nella zona chiamata Zona Economica Speciale dell’Istmo di Tehuantepec e dell’infrastruttura, che minacciano il territorio e l’autonomia dei popoli nell’Istmo di Tehuantepec, che vengono qualificati come talebani dell’ambiente e talebani del diritto indigeno, come espresso dall’Associazione Messicana dell’Energia quando si riferisce all'Assemblea Popolare del Popolo Juchiteco.
  22. Il Popolo Mixteco di Oaxaca soffre la spoliazione del suo territorio agrario, colpendo con esso i suoi usi e costumi attraverso minacce, morti e arresti che cercano di soffocare le voci di chi non si adegua, promuovendo gruppi paramilitari armati dai malgoverni, come nel caso di San Juan Mixtepec, Oaxaca.
  23. I Popoli Mixteco, Tlapaneco, e Nahua della montagna e costa del Guerrero fronteggiano l’imposizione di megaprogetti minerari appoggiati dal narcotraffico, dai loro paramilitari e dai malgoverni, che si disputano i territori dei popoli originari.
  24. Il malgoverno messicano continua a mentire e a cercare di occultare la sua scomposizione e responsabilità assoluta nella sparizione forzata dei 43 studenti della scuola normale rurale Raúl Isidro Burgos di Ayotzinapa, Guerrero.
  25. Lo Stato mantiene sequestrati i compagni Pedro Sánchez Berriozábal, Rómulo Arias Míreles, Teófilo Pérez González, Dominga González Martínez, Lorenzo Sánchez Berriozábal e Marco Antonio Pérez González della comunità Nahua di San Pedro Tlanixco nello Stato del Messico, il compagno zapoteco della regione Loxicha Álvaro Sebastián, i compagni Emilio Jiménez Gómez ed Esteban Gómez Jiménez prigionieri della comunità di Bachajón, Chiapas, il compagno Pablo López Álvarez e mantenendo in esilio Raúl Gatica García e Juan Nicolás López del Consiglio Indigeno e Popolare di Oaxaca Ricardo Flores Magón. Recentemente un “giudice di consegna” ha sentenziato 33 anni di prigione per il compagno Luis Fernando Sotelo solo per aver reclamato la presentazione in vita dei 43 studenti scomparsi di Ayotzinapa, i compagni Samuel Ramírez Gálvez, Gonzalo Molina González e Arturo Campos Herrera del Coordinamento Regionale delle Autorità Comunitarie- PC.
  26. Allo stesso tempo tiene centinaia di prigionieri indigeni e non indigeni in tutto il paese, colpevoli di difendere i loro territori e di esigere giustizia. Nel popolo Mayo il territorio ancestrale è minacciato da progetti autostradali per unire Topolobampo con lo stato del Texas, Stati Uniti; allo stesso tempo si configurano ambiziosi progetti turistici nel Barranca del Cobre.
  27. La nazione Dakota vede distrutto e saccheggiato il suo territorio sacro da parte di gasdotti e oleodotti, ragion per cui mantiene un picchetto permanente per proteggere ciò che è suo.

Per i motivi di cui sopra ribadiamo che la cura della vita e della dignità, ovvero la resistenza e ribellione dal basso a sinistra, è un nostro obbligo a cui possiamo rispondere solo in forma collettiva. La ribellione la costruiamo dalle nostre piccole assemblee in località che si uniscono in grandi assemblee comunali, di ejido, in giunte di buon governo e in accordi come popoli uniti sotto un’identità. Nel condividere, apprendere e costruire noi che siamo il Congresso Nazionale Indigeno ci vediamo e sentiamo nei nostri dolori, nello scontento e nelle nostre radici ancestrali.

Per difendere ciò che siamo, il nostro camminare e apprendere si sono consolidati nel rafforzamento negli spazi collettivi di presa di decisione, ricorrendo a strumenti giuridici nazionali e internazionali, azioni di resistenza civile pacifica, mettendo da parte i partiti politici che hanno soltanto generato morte, corruzione e compravendita di dignità; sono state strette alleanze con diversi settori della società civile, costruendo propri mezzi di comunicazione, polizie comunitarie e forze di autodifesa, assemblee e consigli popolari, cooperative, l’esercizio e la difesa della medicina tradizionale, l’esercizio e la difesa dell’agricoltura tradizionale ed ecologica, i rituali e le cerimonie proprie per ripagare la madre terra e continuare a camminare con lei e in lei, la semina e difesa delle sementi native, forum, campagne di diffusione e attività politiche e culturali.

Questo è il potere dal basso che ci ha mantenuti vivi ed è perciò che commemorare la resistenza e ribellione è anche ratificare la nostra decisione di continuare a vivere costruendo la speranza di un futuro possibile unicamente sopra le rovine del capitalismo.

Considerando che l’offensiva contro i popoli non cesserà, ma che vorrebbero farla crescere fino a cancellare ogni traccia di ciò che siamo come popoli delle campagne e delle città, portatori di profondi malcontenti che fanno sorgere anche nuove, diverse e creative forme di resistenza e di ribellione, il Quinto Congresso Nazionale Indigeno ha determinato di iniziare una consultazione in ognuno dei nostri popoli per smantellare dal basso il potere che ci impongono dall’alto e che ci offre un panorama di morte, violenza, spoliazione e distruzione.

In base a quanto detto sopra, ci dichiariamo in assemblea permanente e consulteremo in ognuna delle nostre geografie, territori e direzioni l’accordo di questo Quinto Congresso Nazionale Indigeno, per nominare un consiglio indigeno di governo la cui parola sia incarnata da una donna indigena, delegata del CNI come candidata indipendente che partecipi a nome del Congresso Nazionale Indigeno e dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale nel processo elettorale dell’anno 2018 per la presidenza di questo paese.

Ratifichiamo che la nostra lotta non è per il potere, non lo cerchiamo, bensì che chiameremo i popoli originari e la società civile a organizzarsi per bloccare questa distruzione, rafforzarci nelle nostre resistenze e ribellioni, ovvero nella difesa della vita di ogni persona, ogni famiglia, collettivo, comunità o quartiere. Costruire la pace e la giustizia rifinendoci dal basso, da dove siamo ciò che siamo.

E’ il tempo della dignità ribelle, di costruire una nuova nazione per tutte e tutti, di rafforzare il potere dal basso e la sinistra anticapitalista, e che paghino i colpevoli per il dolore di questo Messico multicolore.


Per ultima cosa annunciamo la creazione della pagina officiale del CNI all’indirizzo www.congresonacionalindigena.org

Dal CIDECI-UNITIERRA, Chiapas, ottobre 2016

Per la Ricostruzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai più un Messico senza di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

giovedì 13 ottobre 2016

Siria - Aleppo Est, 11 ambulanze per 250.000 persone, 5 colpite in un mese – Video testimonianza autista Free Aleppo

MSF: Anche raggiungere gli ospedali ad Aleppo Est è diventato un rischio
Solo 11 ambulanze per 250.000 persone. Almeno 5 colpite dalle bombe nell’ultimo mese
I pochi ospedali rimasti ad Aleppo Est, già sovraffollati da numerosi feriti, stanno affrontando un’ulteriore sfida, quella di raccogliere le persone ferite durante i bombardamenti aerei. Medici Senza Frontiere (MSF) denuncia che nella città sotto assedio sono rimaste solo 11 ambulanze funzionanti, mentre otto sono fuori uso e hanno bisogno di riparazioni essenziali.
“Non solo gli ospedali sono stati colpiti almeno 23 volte dall’inizio dell’assedio a luglio. Anche le ambulanze che trasportano i feriti vengono colpite. E proprio ieri un’altra clinica di Aleppo Est supportata da MSF è stata danneggiata da un bombardamento” ha detto Carlos Francisco capo missione di MSF in Siria. “Questo ci ricorda come le regole della guerra in Siria vengano continuamente violate”.
Tra il 23 settembre e l’8 ottobre gli ospedali di Aleppo Est hanno ricevuto almeno 1.384 feriti, in media 86 al giorno secondo la Direzione della Sanità. Ma raggiungere i feriti sta diventando sempre più difficile con solo 11 ambulanze funzionanti per 250.000 persone. Nel mese scorso cinque ambulanze sono state direttamente colpite dalle bombe, due delle quali sono state completamente distrutte. Gli autisti e gli operatori di primo soccorso sono stati feriti, due in modo grave, secondo quanto riporta il sistema delle ambulanze di Aleppo Est gestito dalla Direzione della Sanità.
Le organizzazioni mediche ad Aleppo riferiscono che gli attacchi doppi (cosiddetti “double-tap”) accadono regolarmente. “Appena le équipe di soccorso raggiungono l’area colpita, gli aerei da combattimento attaccano lo stesso luogo per la seconda volta, provocando un numero ancora più alto di morti e feriti e ancora più ambulanze danneggiate” ha detto Ahmad Sweid, responsabile del sistema delle ambulanze. 
“Stiamo perdendo personale qualificato e mezzi. E al tempo stesso l’assedio ci impedisce di portare i pezzi di ricambio per le nostre ambulanze”.
Poiché i bombardamenti continuano intensamente, le condizioni delle strade si stanno rapidamente deteriorando, costringendo gli autisti a continue deviazioni. 
“Una volta stavamo cercando di soccorrere le persone da un edificio attaccato, quando siamo stati colpiti da un secondo attacco” ha detto Hasan Al Humsi, conducente di un’ambulanza rimasto lievemente ferito nell’attacco. “Fortunatamente ne siamo usciti illesi. Il nostro desiderio di continuare il nostro lavoro è ciò che ci permette di salvare donne e bambini”.
“Il mondo intero sta assistendo alla sofferenza di Aleppo Est, dove la popolazione è intrappolata in una sanguinosa guerra senza alcuna possibilità di fuga” ha detto Pablo Marco, direttore delle operazioni di MSF per il Medio Oriente. “Siria e Russia devono interrompere i bombardamenti indiscriminati sulla città. Tutte le parti in conflitto devono facilitare e permettere l’evacuazione di feriti e malati gravi”.
Il sistema delle ambulanze, gestito dalla Direzione della Sanità di Aleppo Est, è composto da un team di 35 autisti e operatori di primo soccorso. C’è poi una serie di servizi minori per il trasporto d’urgenza dei feriti, gestita dai volontari e dalle ONG.
MSF supporta otto ospedali ad Aleppo Est. Gestisce sei strutture mediche in tutto il nord della Siria e supporta più di 150 centri di salute e ospedali in tutto il paese, molti dei quali nelle zone assediate.
tratto da Pressenza

Colombia - Anche l'ELN avvia una fase pubblica dei colloqui di pace

Lo Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP saluta con sentimento patriottico e desiderio infinito per la pace l’avvio della fase pubblica dei colloqui di pace tra la nostra organizzazione sorella, l'Esercito di Liberazione Nazionale e il Governo della Colombia.


In un momento in cui la mobilitazione nazionale per la Pace sta raggiungendo livelli mai visti prima, questa è una buona notizia che giunge a rafforzare il clamore del popolo colombiano per il cambiamento e la riconciliazione.

Ai nostri fratelli e sorelle dell’ELN inviamo il nostro abbraccio fraterno, pieno di speranza e auguri. La strada non è facile, ma siamo sicuri che sapranno superare le sfide che li attendono.

Che contino su di noi per tutto ciò che riterranno appropriato.

Quello attuale è il momento di unificare tutti gli sforzi di costruzione della pace.

Di fronte all'ostinazione di coloro che traggono benefici dalla guerra e vogliono prolungare la nostra tragedia, si alza l'unità di tutti coloro che cercano una Colombia più inclusiva e con giustizia sociale per tutti.

Insistiamo, la Pace vincerà in Colombia!

Stato Centrale Maggiore delle FARC-EP

Messico - Apertura del V Congresso Nazionale Indigeno


Il Congresso Nazionale Indigeno Quinto è iniziato martedì 10 ottobre, nella città di San Cristóbal de Las Casas, al CIDECI - Università della Terra, in Chiapas con la presenza dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, rappresentanti di 32 popoli, nazioni e tribù del Messico, compagni e compagne di Guatemala, Colombia e Messico, insieme con gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e membri dei media liberi.

Subito dopo l'inaugurazione, i delegati si sono divisi in diversi gruppi di lavoro, in cui si è discusso della situazione dei popoli e di quali strade e indicazioni seguire davanti alle politiche di espropriazione e di morte che affliggono i popoli indigeni del paese.

A seguire l'intervento di apertura e parole del Sub Comandante Moises dell'EZLN durante l'inaugurazione.


Subcomandante Insurgente Moisés


























mercoledì 12 ottobre 2016

Kurdistan - Deniz Naki, il calciatore curdo accusato di terrorismo dal governo turco

Lo hanno soprannominato il “Lucarelli dell’Amedspor”. Si chiama Deniz Naki, di origine curda, nato in una famiglia operaia immigrata in Germania da Dersim. Nella sua carriera di calciatore ha indossato le casacche del Bayer Leverkusen, del Rot Weiss Ahlen, del St.Pauli e del Gençlerbirliği, squadra di Ankara, prima di approdare nella serie B turca, nell’Amedspor per l’appunto.
Il nome di Che Guevara tatuato sulla mano destra e le scritta “Dersim 62” e “Azadi”, che in curdo significa “Libertà”, sugli avambracci. A gennaio si è beccato una squalifica di ben dodici giornate a causa di un post su facebook pubblicato a seguito della vittoria della sua squadra, ottenuta anche grazie ad una rete dello stesso Deniz Naki, contro il Bursaspor per 2 a 1. Unitamente a questa squalifica, gli è stata anche inflitta una multa di 19.500 lire turche, che equivalgono a circa 6000 euro, con l’accusa di “discriminazione e propaganda ideologica”. Il post incriminato recitava testualmente: “Oggi abbiamo ottenuto una vittoria davvero importante. Siamo usciti a testa alta dal gioco violento dei nostri avversari. Siamo felici e orgogliosi di essere un piccolo spiraglio di luce per il nostro popolo, in un periodo così difficile. Come Amedspor non abbiamo abbassato la testa né l’abbasseremo. Siamo entrati in campo con la fiducia nella libertà, e abbiamo vinto. Perché noi abbiamo seminato i nostri germogli nella libertà e nella speranza. Riteniamo doveroso ringraziare tutti i nostri politici, artisti, intellettuali e la nostra gente che ci ha sostenuti, e dedichiamo la vittoria a coloro che hanno perso la vita o sono stati feriti durante la persecuzione che continua da più di cinquanta giorni nelle nostre terre. Viva la libertà“.

martedì 11 ottobre 2016

Messico - L’EZLN e l’Arte dell’immaginazione

Quando si attraversa il Messico e si conoscono le comunità zapatiste viene quasi naturale restargli vicino in un qualche modo, Liza Candidi che è stata con noi in Messico durante il CompArte nella scorsa estate ha scelto di raccontare con testo e foto offrendoci questo pezzo pubblicato su doppiozero. Noi ritorneremo questo dicembre in Messico per seguire l'incontro" L@s Zapatistas y las conCIENCIAS POR LA HUMANIDAD"

«Il Vecchio Antonio torna a tendere la mano verso la stella. Si guarda la mano, il Vecchio Antonio, e dice: “Quando si sogna bisogna guardare la stella lassù, ma quando si lotta bisogna guardare la mano che indica la stella. Questo è vivere. Un continuo alzare e abbassare lo sguardo”.»
Subcomandante Marcos


Nel corpo infermo del Messico, secondo un detto, si trova sia il veleno che l’antidoto. Di fronte ai 150mila assassinati e ai 30mila desaparecidos degli ultimi dieci anni, di fronte al terrore dei narcotrafficanti, alle fosse comuni e ai femminicidi di massa, di fronte ai sequestri, alla violenza militare e alle istituzioni corrotte, continua a esserci una parte di paese che resiste. Un Messico che risponde al dilagante senso di impotenza alzando fermo la voce.

Lo fanno gli insegnanti che da mesi, nonostante le sanguinose repressioni, proseguono la rivolta contro la riforma dell’educazione e la privatizzazione della scuola pubblica, e lo fa chi lotta per il diritto alla terra, in uno stato che ha dato in concessione a multinazionali quasi un terzo del suo territorio. Nell’impunità di un sistema economico basato non più su forza-lavoro e produzione, ma direttamente – come già scriveva Raúl Zibechi – su “accumulazione per sterminio”, saccheggio, espropriazione e violenza, c’è chi chiama a raccolta nuove voci e nuovi occhi per vedere e immaginare altri mondi possibili.

L’invito viene direttamente dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, che quest’estate ha promosso il Festival “CompArte por la Humanidad” per celebrare tutte le forme artistiche capaci di scardinare la visione addomesticata dell’esistente. 
La convocazione zapatista si colloca sulla scia di un più ampio percorso, inaugurato nel 2015 in Chiapas con il seminario “Il pensiero critico contro l’idra capitalista”, un “semenzaio di idee” in cui intellettuali e attivisti da tutto il mondo sono stati chiamati a riflettere insieme sui nuovi volti del neoliberismo e a condividere percorsi per costruire alternative. Così, dallo scorso 23 luglio, per oltre due settimane, centinaia di artisti da oltre 40 paesi diversi si sono riuniti nello stato più meridionale e povero del Messico, nel cuore pulsante di “degna ribellione”, dove le comunità indigene zapatiste da 22 anni lottano per l’autonomia.


La prima parte del Festival si è svolta nella periferia di San Cristóbal de las Casas, presso il “Centro de Capacitación Indígena”, che ospita anche un’università autogestita con corsi di formazione gratuita. In questo campus d’eccezione giorno e notte hanno preso forma le più variegate espressioni d’arte resistente: proiezioni e mostre, laboratori mobili di grafica e scultura, graffiti e serigrafia, sessioni di danza aerea e reading, accompagnati da mimi, giocolieri, cantastorie e, naturalmente, da tanta musica: dai canti tradizionali fino al punk, al bossanova e all’hip pop indigeno. 

lunedì 10 ottobre 2016

Messico - Oaxaca ingovernabile

A partire dal giugno 2016 - a dieci anni della rivolta che per più di sei mesi si svolse in questo stato meridionale del Messico - insegnanti e le comunità delle otto regioni di Oaxaca sono tornate in piazza.

La loro richiesta principale è l'abrogazione della riforma dell'istruzione e del pacchetto di riforme strutturali meglio conosciuto come il "Patto per il Messico", che il governo di Enrique Peña Nieto vuole imporre al paese fin dal 2013 sotto l'influenza della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca InterAmericana di Sviluppo (Banco Interamericano de Desarrollo).

Con queste riforme intese a privatizzare l'istruzione e altri settori come ad esempio l’agricoltura, la salute, le telecomunicazioni o l'energia, il governo messicano sta minacciando direttamente, non solo gli i professori, ma l’intero popolo del Messico. 

Questo movimento ha cessato di essere solo dei professori, ora si tratta di un movimento sociale, perché?, Perché la gente comune è la più colpita in tutti gli aspetti. “Per questo in tutti posti ci stiamo organizzando per alzare la voce ", spiega una signora di San Pablo Huitzo.

Inoltre, in molte parti del territorio dello stato di Oaxaca, la resistenza non è limitata solo a rifiutare queste riforme ma la gente si sta organizzando per combattere direttamente i megaprogetti che si sta cercando di imporre nella zona, minacciando le comunità. Oltre a ciò, le persone si battono contro uno stato repressivo e colonizzatore e per rivendicare il loro diritto alla terra, al territorio e all'autonomia.



A differenza l'esperienza del 2006, quando la resistenza si concentrò principalmente nella città di Oaxaca, in questo 2016 i blocchi e i presidi sono stati installati nella maggior parte dello stato. Ciò che non è cambiato è la risposta del governo alle proteste: la brutale repressione rimane la reazione principale. Fino ad oggi, centinaia di persone sono rimaste ferite e più di dieci sono stati uccisi da elementi della polizia e della gendarmeria di governo.

Con questo documentario, vogliamo far sapere cosa è successo tra giugno e agosto, attraverso le voci degli abitanti dei villaggi, gli insegnanti, le madri e le autorità municipali di Oaxaca.


Al seguente link si trovano una raccolta dei materiali che raccontano la lotta popolare e dei maestri e maestre pubblicati da subversiones.org su questo argomento.