mercoledì 30 novembre 2016

Spagna - L’economia solidale pensa l’altra Spagna

casa-rural-la-sacristana-navarra-ferias-de-tafalla-1-jpgDal 10 al 12 novembre si è tenuto a Bilbao il II Congresso di Economia Sociale e Solidale  dal titolo “El displiegue de la economia social y solidaria. ¡Es la hora de transformar la economia!”. Evento che prende il testimone dal primo congresso tenutosi a Saragozza nel 2014 e che viene questa volta organizzato nella città basca da REAS Euskadi (Red de Economia Alternativa y solidaria del País Vasco), con REAS Red de Redes (la rete nazionale che raccoglie al suo interno le reti di economia sociale e solidali delle varie regioni) e con l’Universidad del País Vasco.
di Nora Inwinkl*

lunedì 28 novembre 2016

Messico - Convocazione alla seconda tappa del V CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO

CONVOCAZIONE ALLA SECONDA TAPPA DEL V CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO

Considerato che
1. Nella prima tappa del V Congresso Nazionale Indigeno abbiamo analizzato e discusso a fondo i diversi aspetti della guerra capitalista contro i nostri popoli, concordando che è urgente fermare la depredazione, la distruzione, il disprezzo, l’oblio e la morte a cui hanno sottoposto i nostri popoli, nella speranza che finiscano le resistenze individuali e collettive e che la nostra patria non sia a disposizione dei capitalisti che governano questo paese e questo mondo.
2. Che è urgente lottare e compiere passi contundenti passando all’offensiva insieme ai popoli della campagna e della città, indigeni e non indigeni, per costruire dal basso una nuova nazione.
3. Che abbiamo deciso di mantenerci in assemblea permanente mentre sono a consulta in ognuna delle nostre geografie le decisioni raggiunte i giorni dal 9 al 14 di ottobre del 2016 rispetto alla formazione di un Consiglio Indigeno di Governo che sia rappresentato da una donna indigena, delegata del CNI e che partecipi al processo elettorale dell’anno 2018 per la presidenza del Messico.

CONVOCHIAMO ALLA
SECONDA TAPPA DEL V CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO

Che si terrà i giorni 29, 30 e 31 dicembre 2016 presso il CIDECI- UNITIERRA, San Cristóbal de las Casas, Chiapas, edil 1° gennaio 2017 nel caracol zapatista di Oventik e che avrà carattere RISOLUTIVO, riguardo agli accordi raggiunti nella prima tappa del V Congresso Nazionale Indigeno ed i consensi ottenuti in questa seconda tappa, nell’ordine seguente.

29 dicembre:
a) Arrivo delle commissioni del CNI e registrazione
b) Cerimonia di apertura delle attività

30 dicembre:
In sessione plenaria a porte chiuse si discuterà:
a) Installazione della seconda tappa del V CNI
b) Relazione dei risultati della consulta interna a carico della commissione nominata a tale scopo.
c) Valutazione dei risultati della consulta interna ai tavoli di lavoro.
d) Strada da seguire da parte del CNI di fronte alla depredazione, repressione, disprezzo e sfruttamento capitalista ed il rafforzamento delle nostre resistenze e ribellioni.
e) I passi per la costituzione di un Consiglio Indigeno di Governo per il Messico.

31 dicembre:
Continuazione della discussione dei tavoli di lavoro.

1° gennaio:
Sessione plenaria nel caracol zapatista die Oventik.

Per quanto sopra, si sollecitano i popoli, nazioni e tribù che siamo il Congresso Nazionale Indigeno affinché in base agli accordi, riflessioni e risultati derivati dalla consultazione interna che si sta svolgendo in ognuna delle geografie dei nostri popoli, a nominare i delegati e le delegate per discutere e concordare i passi da seguire, e registrarli all’indirizzo ufficiale di posta elettronica catedratatajuan@gmail.com
Inoltre, su accordo della riunione allargata della Commissione di Coordinamento Provvisoria realizzata il giorno 26 novembre 2011 presso la UNIOS a Città del Messico, si chiede che i risultati delle consultazioni, riportati in verbali, relazioni, pronunciamenti ed in qualunque forma che rifletta i consensi raggiunti in base alle forme proprie di ogni popolo, nazione o tribù, siano inviati al più tardi il giorno 15 dicembre 2016 all’indirizzo di posta elettronico consultacni@gmail.com

I punti contemplati nella presente convocazione saranno discussi in sessioni chiuse i giorni 30 e 31 dicembre 2016, alle quali potranno partecipare ESCLUSIVAMENTE i delegati e le delegate del CNI, mentre le/i compagn@ della Sexta Nazionale ed Internazionale, così come i mezzi di comunicazione accreditati, potranno unirsi alla sessione plenaria il giorno 1° gennaio 2017 o nel momento in cui l’assemblea lo riterrà opportuno.

Le/I membri della Sexta Nazionale ed Internazionale, invitati speciali del CNI, come i mezzi di comunicazione che desiderino partecipare come osservatori alle sessioni aperte della seconda tappa del V CNI, dovranno registrarsi anticipatamente all’indirizzo di posta elettronica cni20aniversario@ezln.org.mx

Distintamente
26 novembre 2016
Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli
Mai Più un Messico senza di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale


Traduzione “Maribel” – Bergamo

mercoledì 23 novembre 2016

Stati Uniti - Standing Rock: oltre cento feriti dopo un attacco della polizia con idranti, pallottole di gomma e lacrimogeni

Standing Rock: oltre cento feriti dopo un attacco della polizia con idranti, pallottole di gomma e lacrimogeni
(Foto di Democracy Now!)
Nel North Dakota, domenica oltre cento Nativi Americani e altri oppositori dell’oleodotto Dakota Access sono stati feriti dalla polizia, che li ha attaccati con pallottole di gomma, candelotti lacrimogeni e idranti in una notte gelida. L’attacco è avvenuto su un ponte vicino a Oceti Sakowin, l’accampamento principale, dopo che i protettori dell’acqua avevano tentato di sgombrare l’accesso al ponte pubblico, bloccato dalle autorità con equipaggiamento militare incatenato a barriere di cemento. Secondo i medici presenti sul posto molte persone sono state colpite da proiettili di gomma.
Leland Brenholt: “Mi chiamo Leland Brenholt e sono un medico qui a Oceti Sakowin. Abbiamo visto almeno quattro persone ferite da arma da fuoco, tre delle quali alla faccia e alla testa. Pallottole di gomma. In questo momento stiamo cercando di tenere la gente al caldo, di decontaminarla e di curare vari tipi diversi di ferite. Alcuni sono stati colpiti al petto o alla gamba da candelotti lacrimogeni e cose simili.”
Secondo i protettori dell’acqua la polizia ha tirato pallottole di gomma anche contro i giornalisti, abbattuto droni usati per documentare l’attacco e sparato razzi illuminanti che hanno dato fuoco all’erba. Secondo osservatori della National Lawyers Guild (un’organizzazione di avvocati attivisti, N.d.T.), dopo essere state colpite molte persone hanno perso conoscenza. Testimoni affermano che un anziano ha avuto un attacco cardiaco ed è stato rianimato sul posto dai medici. Sia la tribù Sioux Standing Rock che quella del Cheyenne River hanno inviato personale per il pronto soccorso.
Domenica Angela Bibens, un avvocato del Red Owl Legal Collective, ha fatto un’intervista telefonica registrata dall'attivista Dallas Goldtooth. “Abbiamo visto gente colpita dai candelotti lacrimogeni. Ne hanno tirati venti in una zona ristretta in meno di cinque minuti, tanto che alcuni hanno perso la funzione intestinale. La nostra squadra di osservatori legali ha assistito ad almeno un attacco cardiaco in prima linea. C’era gente che vomitava per l’esposizione ai lacrimogeni. L’acqua degli idranti era mescolata ai lacrimogeni e così anche i nostri osservatori sono stati coinvolti mentre prendevano appunti. Sono stati sparati candelotti nella zona di pronto soccorso in prima linea. Una donna ha la rotula fratturata e un anziano che aveva avuto un attacco cardiaco è stato rianimato dai medici.”

lunedì 21 novembre 2016

Cile - Dal movimento all’autonomia

Il grande movimento degli studenti emerso in Cile tra il 2011 e il 2013 si è poi diviso in modo netto dando vita ad almeno tre percorsi molto diversi. Il primo ha scommesso sulla riforma avendo considerato la presenza del Partito comunista al governo l’occasione giusta per tagliare finalmente i ponti con un sistema ereditato dalla dittatura. La riforma approvata lo scorso anno, però, non soddisfa nessuno e quella parte di movimento ne ha pagato amaramente il prezzo. Il secondo filone di studenti, quello maggioritario, fino all’estate scorsa ha occupato ancora la scena con manifestazioni visibili e assai combattive che rivendicavano un’educazione pubblica, gratuita e di qualità. Molto presente nei principali centri universitari, anche questa parte vive oggi però una fase di stanca, non avendo la forza di alimentare una presenza di piazza in ogni stagione. Il terzo percorso intrapreso dagli studenti ha scelto di sfuggire alla dinamica delle rivendicazioni da fare allo Stato provando a costruire l’autonomia necessaria a realizzare un’educazione autogestita fuori dalle istituzioni. Si tratta di esperienze non molto visibili e molto diverse tra loro, che mostrano contraddizioni non semplici da risolvere. Costruire un’autonomia educativa è un’impresa quasi impossibile e può comportare il fatto di dover dedicare l’intera vita a questo intento, scrive nel suo reportage Raúl Zibechi, ma fuori c’è il deserto
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Il Centro de Operaciones Poblacionales Los Areneros (COPLA) nel quartiere San Bernardo alla periferia di Santiago del Cile
di Raúl Zibechi

sabato 19 novembre 2016

Messico - Una storia per cercare di capire. comunicato EZLN

UNA STORIA PER CERCARE DI CAPIRE

17 novembre 2016

Alla Sexta nazionale e internazionale:

A chi simpatizza e sostiene la lotta dei popoli originari:

A chi è anticapitalista:

Compagne, compagni, compagnei:

Sorelle e fratelli:

Questo esteso testo lo abbiamo fatto insieme io e il Subcomandante Insurgente Moisés, portavoce e attuale capo dell’EZLN, consultandoci su alcuni dettagli con alcune delle e dei Comandanti della delegazione zapatista che ha assistito alla prima tappa del V Congresso Nazionale Indigeno.
Sebbene in questa, come in altre occasioni, spetta a me la redazione, è il Subcomandante Insurgente Moisés a leggere, aggiungere o togliere, approvare o rifiutare non solo questo testo, ma tutti quelli che compaiono alla luce pubblica come autentici dell’EZLN. Non poche volte, lungo questi scritti, userò il primo pronome singolare. La ragione di ciò si capirà più avanti. Sebbene la destinataria principale di queste linee sia la Sexta, abbiamo deciso di ampliare i suoi destinatari a chi, senza essere né stare con noi, ha le stesse inquietudini e un analogo impegno. Ecco:

-*-

NEMMENO I NOSTRI INCUBI

Alcuni anni fa, la creatività e l’ingegno di qualche collettivo della Sexta produsse una frase che, con il passare del tempo, venne attribuita allo zapatismo. Sapete bene che siamo contro al copyright, ma non siamo soliti attribuirci né parole né azioni che non siano nostre. Senza dubbio, sebbene non ne siamo gli autori, la sentenza riflette in parte il nostro sentire come zapatisti che siamo.

Inalberata dalla Sexta contro chi, con grossolani ricatti e minacce, attaccava (come ora) lo scetticismo dinanzi al “potere” delle urne elettorali istituzionali, la frase va più in là e definisce i limiti e le carenze di una forma di lotta, quella elettorale:
“I nostri sogni non entrano nelle vostre urne”, si diceva e si dice.

Noi come zapatiste e zapatisti che siamo la sottoscrivemmo allora… e la sottoscriviamo ora. 

Ha la virtù di dire molto con poche parole (un’arte oramai dimenticata). Ma, da questo lato del passamontagna, dal nostro essere ciò che siamo, aggiungiamo: “nemmeno i nostri incubi”. STAMPA IL COMUNICATO

venerdì 18 novembre 2016

Stati Uniti - Sospesi i lavori del gasdotto in territorio Sioux

Il governo degli Stati Uniti ha ordinato la sospensione della costruzione del gasdotto sul territorio della comunità Sioux di Standing Rock nel Dakota decidendo che sono necessarie ulteriori analisi e discussioni sul progetto, in accordo con il Corpo degli Ingegneri dell'Esercito degli Stati Uniti, responsabile di dare  l’autorizzazione ad iniziare i lavori alla società Dakota Access Pipeline.

"Mentre queste discussioni stanno accadendo, la costruzione non può essere fatta né sopra né sotto il terreno che costeggia il Lago Oahe che appartenente al Corpo", è scritto in un comunicato del Corpo degli Ingeneri.

La società Dakota Access Pipeline intende costruire un oleodotto sotto il fiume Missouri e il lago artificiale Oahe, che sono fonti di acqua potabile per la tribù, che si è opposta alla costruzione dei 1866 km di oleodotto per la minaccia di perdite e contaminazione dei suoli.

I Sioux chiedono che il gasdotto passi lontano dalle terre che considerano sacre e che circondano i loro insediamenti.

"Milioni di persone rimangono letteralmente e spiritualmente con noi a Standing Rock, e quindi hanno la nostra più profonda gratitudine", ha detto il capo della tribù, Dave Archambault, in un comunicato.

Detto questo, i dirigenti aziendali hanno denunciato la decisione del Corpo degli Ingegneri che non ha alcuna "giustificazione legale o di fatto."

"Questa azione è politicamente motivata a scapito di una società che ha fatto molto di più per rispettare le regole imposte", ha detto il presidente di Energy Transfer Partners, Kelcy Warren, in una dichiarazione assicurando che il processo è stato una "farsa" che "invia un messaggio terribile dello stato di diritto".

Altri gruppi indigeni nel nord degli Stati Uniti insieme agli attivisti si sono uniti nella difesa del territorio Sioux, rifiutando la costruzione del gasdotto e accompagnando la tribù nelle loro azioni e proteste fin dall'inizio del conflitto con l’impresa.

Le proteste, fino a poco tempo pacifiche, si sono trasformate nelle ultime settimane in scontri con la polizia, le autorità e i lavoratori del gasdotto, che hanno portato a centinaia di arresti.

Lunedì scorso le proteste si sono diffuse nella capitale del North Dakota, Bismarck, dove circa 500 manifestanti si sono riuniti all'esterno dell'edificio sede della capitale dello stato.

Celebrità, politici e ambientalisti si sono uniti alla causa e hanno partecipato alle manifestazioni che hanno avuto luogo in tutto il paese.

giovedì 17 novembre 2016

Naomi Klein: l’effetto Trump sul clima

A Marrakesh continuano le iniziative dei movimenti per la giustizia sociale ed ambientale in occasione della Conferenza sul Clima dell’Onu, nel frattempo gli scienziati affermano che il 2016 sarà l’anno più caldo mai registrato. 

Quanto influiranno le scelte del neo presidente americano Trump nel surriscaldare l’intero pianeta?


Ce lo spiega Naomi Klein , autrice di "Una rivoluzione ci salverà", in un suo articolo per The Nation

La presidenza di Donald Trump potrebbe significare letteralmente la fine del loro mondo

Le nazioni delle isole come Kiribati scompariranno se Trump andasse avanti con i suoi programmi di energia.


di Naomi Klein

Nel preciso momento in cui Donad Trump teneva il suo discorso di accettazione, ero in una stanza gremita da un migliaio di persone a Sidney, Australia, e stavo ascoltando Maria Tiimon Chi-Fang, la massima attivista delle isole dello stato di Kiribati.
Avevo inviato tutto il giorno e-mail che avevano come oggetto “è la fine del mondo” ed improvvisamente mi sono sentita imbarazzata dal privilegio di questa iperbole.

Noi tutti abbiamo bisogno di prepararci a combattere
Se Trump facesse ciò che ha detto e facesse tornare indietro l’insufficente progresso climatico, conquistato sotto Obama, ispirando le altre nazioni a fare lo stesso, le nazioni e le culture di Chi-Fang scomparirebbero quasi sicuramente sotto le onde. Letteralmente, la fine del loro intero mondo.
Chi-Fang parla di come i negoziati di Parigi sul clima siano stati un momento raro di speranza. Non era un testo perfetto, ma le nazioni delle isole hanno combattuto e vinto, una coraggiosa battaglia per includervi un linguaggio che rifletta il bisogno di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1.5 gradi centigradi. “Non abbiamo dormito”, ha detto al pubblico.

L’obbiettivo dei 1.5 gradi ha dato a Kiribati e ad altre isole che rischiano di andare sotto il livello del mare una possibilità concreta di sopravvivenza. Però noi sappiamo che per raggiungere questo obiettivo, o anche il più mite di 2 gradi, significherebbe che non dobbiamo più sfruttare neanche un singolo pezzo delle nuove infrastrutture per l’estrazione dei combustibili fossili. Siamo già oltre il nostro budget di carbone, anche solo con i combustibili fossili attualmente in produzione.

Donald Trump, nel suo piano “100 giorni per rendere l’America di nuovo grande”, presentato alla fine di ottobre, ha chiarito che intende afferrare il carbone nello stesso modo aggressivo con cui si vanta di prendere le donne.

Ecco alcuni punti del suo piano immediato:

Consentire il proseguimento dell’oleodotto Keystone XL.
Togliere le restrizioni sulla produzione di combustibili fossili
Cancellare i "miliardi di dollari da pagare ai programmi di cambiamento climatico ONU


Questo significa: riscaldare il pianeta più velocemente possibile, e bruciare l’insignificante giubbotto di salvataggio che è stato gettato alle popolazioni che soffrono di più. Infine perchè non ci sia nessun dubbio su cosa intendeTrump, ha già designato Myron Ebell, membro del Competitive Enterprise Istitute negazionista/climatico e anti-scienziato, come incaricato di trasformare l’Environmental Protection Agency (Agenzia di protezione ambientale).

Questo è solo una parte della posta in gioco se Trump farà ciò che ha promesso di fare.

Non possiamo lasciarlo fare.
Fuori dagli Stati Uniti, abbiamo bisogno di iniziare a chiedere sanzioni economiche di fronte a questa illegalità nel non rispettare i trattati. Nel Nord America, dove il carbone che Trump vuole liberare è al momento sepolto, noi tutti abbiamo bisogno di essere pronti e se volete sapere a cosa andremo incontro, date un’ occhiata ai fatti di Standing Rock.


Tratto daThe Nation

domenica 13 novembre 2016

Messico - La nuova agenda degli zapatisti

Ocosingo, Chiapas. 21 de diciembre de 2012. Miles de indigenas del Ejercito Zapatista de Liberacion Nacional procedientes de La Selva Lacandona, esta mañana en la cabecera municipal de Ocosingo en el estado mexicano de Chiapas marchan y se concentran en la plaza central de manera pacfica y en total silencio. FOTO: Moysés Zúñiga Santiago.La proposta del Congresso Nazionale Indigeno e dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale continua a far discutere con intensità. Era certamente questo uno dei primi obiettivi di chi l’ha formulata. Così come non poteva sorprendere l’Ezln il fatto che quella decisione sarebbe poi stata semplificata, strumentalizzata, ridotta alla sua parte sensazionalista: la candidatura di una donna indigena alle presidenziali del 2018, sminuendo, per esempio, il fatto che debba esser solo la portavoce di un Consiglio Indigeno di Governo non eletto nelle urne. S’è scritto, com’era facile prevedere, anche molto di più: l’idea che le conseguenze dell’arrivo della tormenta, segnalata dalla “sentinella” Galeano nell’aprile 2015, siano già tanto gravi da richiedere un “attacco” per rovesciare il potere dal basso è diventata, nei media, il suo esatto contrario: la convinzione che finalmente gli zapatisti hanno capito che per cambiare il mondo bisogna prendere il potere. La follia evidenziata da queste reazioni, scrive Gustavo Esteva, convinto sostenitore della complessa e niente affatto lineare scelta zapatista, merita di essere sottoposta ad analisi come malattia sociale. E’ di natura religiosa. La reazione principale consiste nel predicare certi dogmi democratici: un insieme di credenze mantenute contro ogni esperienza e ragione. Alla base c’è una convinzione circolare: che il percorso elettorale sia l’unico che consente di farsi carico degli apparati statali e che questi sono indispensabili per fare ciò che è necessario. Si riconosce, inevitabilmente, che il cammino elettorale non è un esercizio libero e chiaro della volontà generale, bensì uno spettacolo tortuoso, corrotto e manipolato. Tuttavia si insiste, contro ogni esperienza, sul fatto che nel 2018 alla fine vincerà un candidato di quella che si continua a chiamare “sinistra”. E ancor più si insiste sulla favola che recita un antico e consunto copione: una volta conquistato il controllo della macchina statale, la si farà ballare con la musica chiesta dal popolo. Che fantasia!

.di Gustavo Esteva

Messico - Non è la decisione di una persona. Comunicato EZLN

Novembre 2016

Per le/i razzist@:

Stiamo leggendo e ascoltando tutto quello che dite e che scrivete.

Le vostre burla, il vostro disprezzo, il vostro razzismo che non riuscite più a nascondere.

Credo che anche i compagni e, soprattutto, le compagne del Congresso Nazionale Indigeno lo stiano leggendo e ascoltando.

Ed è venuto fuori chiaramente, come pensava e ci disse il CNI, che nella società c’è molto razzismo.

Credo che vi divertiate congratulandovi tra di voi della bella battuta di sinistra, dicendo “la candigata” del EZLN.

E vi sentite molto machi a burlarvi così delle donne indigene.

E dite che noi dannati indios ci facciamo manipolare e non abbiamo un nostro proprio pensiero, ma che come le pecore, andiamo dove ci dice il pastore.

Ma credo che vi guardiate allo specchio quando dite questo.

Così siete venuti fuori: machi e razzisti spudorati.

Voi, che parlate tanto e dite che il razzismo esiste solo tra la classe sfruttatrice, non vi accorgete che vi è già entrato nel corpo e nell’anima, nel vostro modo di pensare, di parlare, di guardare alla vita.

E non vi fa vedere altro o in altro modo, per il vostro individualismo, per la vostra presunzione, come se da soli poteste liberarvi e liberare gli esseri viventi.

Non vi accorgete di essere solo delle persone individualiste e non vi rendete conto che sta per finire il poco che resta, rinchiusi come siete nella vostra limitata vita.

Dunque, vi diciamo: per prima cosa imparate a leggere, poi leggetelo bene, quindi imparate a capire quello che leggete.

Perché fanno pena quelli che hanno parlato per iscritto sui giornali e nelle reti sociali.

E quei dottori perfino “honoris causa” o come si dice, sembra che non sappiano né leggere e né scrivere, insomma, non capiscono proprio niente.

Oppure capiscono, ma preferiscono la menzogna, renderla grande, vestirla di verità e ripeterla e gridarla forte affinché non si veda che è menzogna o che non sappiano neppure leggere e scrivere.

E così vi burlate della decisione del Congresso Nazionale Indigeno, che sta consultando migliaia dei suoi popoli, tribù, nazioni e comunità, che sono quelli che decideranno se essere d’accordo o no.

Vi burlate che il Congresso Nazionale Indigeno faccia così, che chieda prima di decidere, perché voi fate quello che vi dice il vostro pastore, anche se fosse una scemenza.

Dite di essere molto critici e pensatori, ma ve ne restate zitti quando il vostro pastore pronuncia stupidaggini, perché siete razzisti e sprezzanti.

Il Congresso Nazionale Indigeno sta consultando se si è d’accordo di nominare un Consiglio Indigeno di Governo affinché governi il nostro paese che è il Messico e che questo Consiglio sia rappresentato da una donna indigena delegata del CNI, e che sia candidata alla presidenza del Messico nelle elezioni del 2018.

È questo che è stato annunciato la mattina del 14 ottobre 2016.

Così sta scritto, è chiaro ed è in castigliano perché lo possiate capire.

Non sta scritto che l’EZLN consulterà le sue basi per sapere se sono d’accordo di trovare una candidata indipendente, donna indigena delle loro basi di appoggio zapatiste, come EZLN, e che consulterà anche il Congresso Nazionale Indigeno per sapere se è d’accordo.

Non dice niente di tutto ciò, ma succede che siete degli idioti e degli ignoranti che non volete leggere né fare attenzione, e vi bevete solo quello che vi vendono i media prezzolati.

Vi dite grandi studiosi e studiose, con avanzata tecnologia e non vi prendete nemmeno il disturbo di leggere, ma correte dai media prezzolati per lasciare le vostre parole.

Non leggete nemmeno dove sta scritto, né che cosa dice lo scritto, ma siete un branco di pettegoli e pettegole che non sanno neppure dire “Congresso Nazionale Indigeno” ma dite “Consiglio Nazionale Indigenista” o “Consiglio Nazionale Indigeno”.

Che vergogna di scrittori professionisti pagati per essere ignoranti.

Come pretendete di essere ascoltati, se nemmeno ascoltate o leggete bene?

O addirittura vi dà noia leggerlo?

Come volete essere rispettati, se non sapete neppure rispettare?

Come volete essere compresi, se neanche sapete comprendere la nostra comune presa di decisione, ed ancora senza avere i risultati, partite con gli insulti, la mancanza di rispetto, le burla ed il razzismo?

Che pena che vi credete grandi perché siete laureati, professionisti, professori universitari, ricercatori con molti premi e titoli.

Che pena, perché molti dicono di esserlo, ma non sanno leggere né scrivere.

E non perché non ne abbiano i mezzi, perché sono pieni di cellulari, tablet, computer ed altre cose, ma si vede che le hanno solo per moda e non per farne buon uso.

Solo per vantarsi di essere chi porta avanti i nuovi simboli della modernità.

E questo sì, siccome li hanno, li usano per tirare fuori e dire le loro trovate e sciocchezze razziste e spregiatrici.

Ed ancora ci prendono in giro perché siamo in pochi, non ci si deve preoccupare degli zapatisti, dicono.

Che noi zapatisti stiamo qua nelle nostre montagne e non ne sappiamo niente di come è il mondo, che siamo ignoranti e arretrati, che non sappiamo niente della politica vera, professionale, che sanno fare solo quelli della città che hanno studiato.

Sì, è vero, in realtà siamo pochi.

Solo poche migliaia di organizzati, è vero.

Quasi 23 anni di età e non abbiamo progredito granché, solo alcuni Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti dove veramente abbiamo mandato al diavolo il malgoverno, con alcuni veri maestri e maestre di ribellione al cattivo sistema e malgoverno.

Dove abbiamo un po’ di sanità, dove si fanno operazioni chirurgiche grazie all’appoggio di compas medici coscienti che prestano il loro servizio.

Alcune scuole autonome dove si impara a leggere e scrivere davvero.

Dove ci sono alcune annunciatrici ed annunciatori radio, alcuni analisti di laboratorio, alcune compagne che usano gli ultrasuoni, alcuni dentisti.

Dove i popoli comandano ed il governo obbedisce.

Ah, e questo sì: alcune centinaia di migliaia di rabbie contro questo sistema capitalista in cui viviamo e moriamo.

Questo, più quello che possiamo fare da ora in avanti, perché non pensiamo di fermarci.

Bene, ora cosa ci potrai raccontare di te in quasi 23 anni di vita?

Ma non di essere andato in cerca di posti o sistemazioni pubbliche, che siano incarichi e poltrone.

Perché in realtà noi qui stiamo dimostrando come si distrugge il cattivo sistema o che cosa si deve distruggere e che cosa costruire, prendendo in considerazione la decisione di migliaia, e non di un pugno di persone chiuse in un ufficio o secondo gli ordini di un individuo.

Perché voi molte volte avete trascorso anni a discutere senza avere costruito nemmeno uno specchio per vedere quello che si sta costruendo.

Perché ciò di cui si parla si deve poter vedere, non solo parole vuote.

E non quello che decide uno, ma quello che decidono migliaia.

-*-

Come devo comportarmi o pensare come scrittore o scrittrice?

O come articolista, o come giornalista.

O come cerca posto o sistemazione.

Penso che non si deve criticare se non conosco la loro situazione reale, perché neppure vivo con loro.

Conoscere davvero, scientificamente, non ripetere come una macchina quello che mi raccontano, o leggo male, o dicono i media prezzolati.

Non burlarmi di loro, per poi non ammettere di averlo fatto, o che non è quello che volevo dire, che mi stanno fraintendendo.

Perché quando fate così, si vede che, oltre ad essere ignoranti, siete vigliacchi.

Non vantarmi che so tutto, se neanche vivo con loro, né studio, né leggo con attenzione, né mi succede niente di quello che accade a loro.

Inoltre, di che cosa mi vanto se non ho niente intorno a me?

Non riesco a vedere nemmeno la mia ombra.

Non ho niente da mostrare che sia visibile o palpabile.

Perché non sono la stessa cosa la chiacchiera ed un fatto reale che è visibile, e che, nei fatti, nella pratica, si combina con migliaia di visioni e di pensieri.

Dunque, perché li scherzo e li disprezzo?

-*-

Signore e signori, che vi credete importanti per i vostri incarichi in qualche posizione dirigenziale o che tanto vi vantate dei vostri studi, vogliamo dirvi:

Noi indigeni dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, proviamo pena, tristezza e rabbia per quelli che ci scherzano e disprezzano in quanto indigeni.

Ma, nonostante tutto, lotteremo e combatteremo anche per voi, per il Messico in cui viviamo.

Abbiamo più di 500 anni di esperienza della brutta vita che ci hanno fatto fare i ricchi, e da più di 500 anni sappiamo come vogliamo una bella vita.

E voi?

Quanti 500 anni avete per venire a prendervi gioco di noi e a disprezzarci?

Oggi abbiamo deciso, insieme alle compagne e compagni del Congresso Nazionale Indigeno, di consultare i nostri popoli se siamo d’accordo o no di creare un Consiglio Indigeno di Governo che governi tutto il Messico, non solo gli indigeni, e che questo Consiglio si presenti alle elezioni del 2018 con una donna indigena delegata del CNI come sua rappresentante.

Manca la pura decisione se sì o no.

Ancora non si sa che cosa uscirà dalla consultazione e già quanta derisione avete fatto e quanto disprezzo avete gettato contro i popoli originari ed in particolare contro le donne indigene.

Bisogna dire che chi ci attacca non sono solo quelli che ci sfruttano, si uniscono anche e si accaniscono contro di noi i partiti politici, perfino quelli che si dicono di sinistra, i cosiddetti grandi intellettuali, professionisti, ricercatori, articolisti, scrittori, giornalisti, professori universitari.

Chi manca, ancora?

Si aggiunga chi vuole come comparse, quali sono.

E adesso perfino quegli arroganti che ci trattavano da chibolas vogliono darci ordini. Magari un giorno si vedrà qualcosa dei loro lavori e si confronteranno. Forse un giorno diranno la verità del perché se ne sono andati.

Vediamo signore e signori burloni e sprezzanti: mostrateci quanti municipi autonomi avete organizzato;

in quanti luoghi avete il popolo che comanda e il governo che obbedisce;

dove dalle vostre parti si rispettano le donne, i bambini e gli anziani;

dove si aiuta chi non ha niente;

dove c’è la libertà, la vostra libertà, e potete uscire in strada o in campagna senza la paura di essere sequestrati, fatti sparire, violentati, assassinati;

dove il governo non è pieno di criminali e le prigioni piene di innocenti.

Hai fatto i conti?

Allora rispondi: perché ti rivolti contro gli indigeni e li tratti da dementi che non sanno dove vanno?

Perché, se non ti stiamo fregando?

Neanche ti citiamo e ci accusi che il malgoverno ci paga per fregarti, che serviamo il capitalismo.

A noi non ci paga nessuno per essere quello che siamo e non serviamo nessuno.

Perché a noi, non ci comanda nessuno.

Forse è per questo che ci attacchi e ci disprezzi, perché tu sei già abituato a che ti comandino e ti dicano che cosa devi pensare, dire e fare.

Non ti piace la libertà perché ti piace essere schiavo.

Come zapatisti, le cose le facciamo bene o male, ma le facciamo noi.

Non facciamo quello che ci dicono da fuori.

È meglio che studi e impari che chi ti sta fregando si chiama “capitalismo”, non si chiama “indigeno”.

Ci attacchi e ti burli gratuitamente, ma un giorno ci vedremo, perché siamo obbligati.

Chi ci obbliga?

Il sistema.

Impara bene quello che ti diciamo e smetti di fare bizze e broncio, perché non è un gioco lottare per il mondo.

-*-


Signore e signori intellettuali:
com’è che non vi accorgete che i capitalisti cambiano nel loro modo di sfruttare, di rubare, di reprimere, di disprezzare?

Vi date arie da grandi pensatori e siete ormai come un albero secco e vecchio che non darà più frutti, per quanto si speri.

Perché adesso la terra dove vivi è sempre più inquinata, è così che la sta lasciando il capitalismo, e continuate con gli stessi modi di vedere e di pensare, tanto che le vostre teste sono ormai deformate, come se non ci fosse un’altra forma di esercizio.

Uscite dalle vostre stanze, alzatevi dalla sedia, camminate, alzate le teste, prendete i vostri occhiali per vedere più lontano e per guardare bene.

Ora prova ad immaginare molte cose con tutte le combinazioni che sei riuscito a vedere, e così vedrai che ti verranno altre idee e non la ripetizione di sempre.

Se non sei riuscito a vedere niente, significa che hai già perso i tuoi occhi.

-*-


Ed ora sembra che ci vogliono dire che cosa deve fare o non fare il SupGaleano.
Il SupGaleano, come tutte le truppe insorte, fa quello che gli dico io.
Ed io faccio quello che mi dicono le comunità.

Pertanto, ora mi tocca dire al SupGaleano di fare quello che gli dico, perché io faccio quello che mi dicono le nostre comunità.

Se gli dico non rispondere, non risponde, perché non vale la pena.

E se gli dico di rispondere, anche se non vuole, deve rispondere ma che sia bene chiaro, è per aiutare gli altri e le altre.

E se gli dico di rilasciare interviste, deve rilasciarle, anche se non vuole. E se gli dico che deve rilasciare interviste a tutti o solo ad alcuni, così deve fare. E se gli dico solo ai media liberi, così fa. E se gli dico anche ai media prezzolati, fa così.

E per quelli che non vogliono capirlo, è molto semplice:

Primo, che ricevano umiliazioni, morte e distruzione per più di 500 anni.

Poi, che si organizzino per 10 anni, che si preparino e che si sollevino, come ci siamo sollevati noi all’alba del 1° gennaio del 1994, e poi che resistano senza vendersi, senza tentennare, senza arrendersi per molti anni.

vediamo, perché una cosa è scrivere ed un’altra è fare, per questo diciamo una cosa è la teoria ed un’altra è la pratica,

questo ti insegna e ti dà un’altra visione senza perdere di vista i tuoi principi.

Ma vediamo se non ci stuferemo di aspettarvi.

Bene, vediamo se saremo vivi perché è terribile quello che sta facendo la bestia del capitalismo.

O ve ne rendete conto o morirete a causa del sistema per la vostra mancanza di visione, e allora non ci sarà rimedio, né essere ricordati per la brutta storia che avrete passato.

Dunque, è tutta colpa del SupGaleano che ci manipola e ci porta sulla strada cattiva?

E adesso fate morire dal ridere quando dite “Galeano/Marcos”.

Eravate tanto innamorati del SupMarcos da venire fin qui a farvi le foto e a farvi firmare un saluto, e io l’ho ben visto perché ero lì di fianco.

E lì a fianco c’era anche la buonanima del compagno maestro Galeano, e non gli chiedevate nemmeno il nome.

E poi avete tanto odiato il SupMarcos perché non ha obbedito a voi, ma a noi.

E ora è morto.

Smettetela di fare i vedovi che si sentono abbandonati.

È morto, superatelo.

Ed ora c’è un SupGaleano perché così abbiamo ordinato. E ce lo mettiamo affinché lo attacchiate e critichiate e così siate insolenti quali siete. E non importa tutto quello che gli dite e perfino le minacce di morte. Non importa perché a questo l’abbiamo addestrato, per questo l’abbiamo preparato, e questo è il suo lavoro. E lui lo sopporta, non come voi che appena vi dicono qualcosa vi mettete subito a piangere perché il mondo non vi comprende.

E se comandiamo che muoia un’altra volta, morirà un’altra volta.

E se a voi non piace il nostro modo, è così.

Non siamo qui per accontentarvi.

Siamo qui per la gente di sotto e a sinistra, quella che lotta, quella che pensa, quella che si organizza, quella che resiste e si ribella.

Rispettiamo questa gente e questa gente ci rispetta perché sa che siamo uguali.

E stiamo con questa gente non solo in tutto il Messico, ma in tutto il mondo.

E smettetela di ingannare la gente nelle scuole dove fate lezione.

Voi non sapete niente.

E non lo sapete perché vi manca umiltà ed onestà.

Avete perso queste due cose tra tante scartoffie e scrivanie e medaglie e onori e stronzate del genere.

E se finalmente capirete e vi organizzerete, vedete se riuscite a trovare un altro subcomandante insorto Pedro o un altro supMarcos, perché noi non l’abbiamo ancora trovato.

Ma forse voi avete buona fortuna e li troverete.

-*-

Nel frattempo, tacete ed ascoltate, leggete, imparate dai popoli, tribù, nazioni e comunità organizzati nel Congresso Nazionale Indigeno.

Loro sono le nostre famiglie, ed ora tocca a loro insegnarci, mostrarci la strada.

A noi, zapatiste e zapatisti, tocca imparare da loro.

Forse ci riusciremo, ed allora il mondo sarà più giusto, più democratico e più libero.

Ed ai piedi scalzi dei popoli originari ci sarà il cadavere dell’Idra capitalista.

Non ferita, ma morta.

Allora bisognerà rifare tutto di nuovo, ma giusto, senza sopra né sotto, senza disprezzo, senza sfruttamento, senza repressione, senza spoliazione.

E quel mondo sarà anche per voi, razzisti e sprezzanti di quello che non capite.

Perché ancora non capite di non capire.

Non capite perché non sapete niente.

Perché quella che uscirà non sarà la decisione di una persona, bensì collettiva.

-*-

Poi vi raccontiamo quello che è successo alla Sexta.

Non l’abbiamo detto prima perché il Congresso Nazionale Indigeno ci ha chiesto di aspettare che arrivassero ai loro villaggi per cominciare la loro consultazione.

Perché ci ha chiesto di essere il suo guardiano e sopportare le critiche e il disprezzo che sarebbero stati per il CNI.

Abbiamo aspettato e sono saltati fuori tutti e tutte quelli che ci aspettavamo.

Il Congresso Nazionale Indigeno lo sa, ha ascoltato, ha letto.

Sa da dove viene il disprezzo ed il razzismo.

Sa quello che pensano i politici di professione.

Sa quello che pensa il Prepotente.

Sa quello che pensano quelli che si credono i salvatori.

La pelle del CNI è sana e salva.

La nostra è ferita, ma ci siamo abituati e rapidamente cicatrizzerà.

-*-

Il pensiero del CNI è chiaro.

Non ci resta che aspettare la sua parola e sostenerla.

Perché sappiamo che la strada che hanno scelto per tutti noi, popoli, tribù, nazioni e comunità originari, nascerà dalla rabbia e dal dolore.

Nascerà dalla resistenza e dalla ribellione.

Nascerà dal suo cuore collettivo.

Non da un individuo, non da una persona.

Nascerà dal collettivo, come siamo nati noi che siamo quello che siamo.

Dalle montagne del sudest messicano.

Subcomandante Insurgente Moisés
Messico, novembre 2016


Traduzione “Maribel” – Bergamo

sabato 12 novembre 2016

Siria - Aleppo Est: gravi carenze mettono la vita dei bambini a rischio

Molte persone intrappolate nella zona est di Aleppo hanno meno di 18 anni. Tre mesi di assedio e settimane di bombardamenti e combattimenti hanno avuto un impatto devastante sulla loro salute.
Aleppo Est: gravi carenze mettono la vita dei bambini a rischioPer i bambini nella zona est di Aleppo – siano sani o malati – la situazione è ogni giorno più critica. Cibo, acqua potabile e cure mediche stanno diventando sempre più scarsi, mentre il personale medico fa di tutto per affrontare il gran numero di feriti.
Almeno 136 bambini sono stati uccisi e altri 468 sono stati feriti da attacchi aerei dal 22 settembre a inizio novembre. Gli ospedali dove vengono trattati sono disperatamente sovraffollati e a corto di personale, forniture mediche e letti di terapia intensiva.
 “I nostri ambulatori sono sopraffatti”, dice l’infermiere del pronto soccorso Abu Al Motassem. “Riceviamo tra i 120 e i 150 bambini ogni giorno. Abbiamo ricevuto un bambino che aveva bisogno di essere ammesso al reparto di terapia intensiva, ma siamo stati costretti a tenerlo nel reparto. Non ce l’ha fatta e purtroppo è morto”.
Dei sette ospedali ancora in funzione ad Aleppo Est, solo uno è specializzato nel trattamento dei bambini. Ci sono quattro pediatri – due medici qualificati e due studenti di medicina dell’ultimo anno – nella zona assediata, ma nessun chirurgo pediatrico.
La carenza di personale medico ha già avuto conseguenze fatali, secondo Al Motassem“Abbiamo avuto un bambino che aveva bisogno di un intervento chirurgico per un diverticolo esofageo, ma non siamo riusciti a trovare un medico disponibile in tutta Aleppo Est. Qualunque chirurgo pediatrico avrebbe potuto farlo, perché è un’operazione facile. Ma non c’era un chirurgo disponibile, e il bambino è morto.”
Circa 1.500 bambini attualmente ricoverati hanno bisogno di cure mediche specialistiche che non sono disponibili nella zona assediata della città, ma con tutte le strade fuori città impraticabili, non è possibili trasferirli. Tra loro ci sono bambini con il cancro, anomalie congenite e danni cerebrali, e altri che necessitano di specifiche cure d’emergenza.
Molti genitori hanno paura di spostarsi in città quando i bombardamenti o i combattimenti a terra sono in corso, quindi aspettano a casa con i bambini malati fino a quando uscire diventa meno rischioso. “Aspettano che gli aerei militari vadano via, e quando raggiungono gli ospedali, i bambini sono in condizioni di gran lunga peggiori”, spiega Riyad Najjar, direttore amministrativo dell’unico ospedale per bambini nella zona assediata.
“A volte devono aspettare tutta la notte e, quando arrivano, è troppo tardi o sono già intervenuti danni gravi per i bambini”, dice Aya, infermiera neonatale che preferisce non dire il suo cognome.

mercoledì 9 novembre 2016

Kurdistan - "Il fascista Erdogan ci vuole sterminare" - Intervista a Zagros Hiwa, portavoce del PKK.

Non accenna a normalizzarsi la situazione politica in Turchia dopo gli arresti di Selahattin Demirtas e Figen Yüksekdag, i leader del partito filo-curdo Hdp, terza forza del parlamento e principale oppositore dell’Akp del Presidente Erdogan. I parlamentari dell’Hdp hanno annunciato che boicotteranno i lavori dell’aula, non presentandosi alle votazioni né nelle commissioni di cui fanno parte. La magistratura e i partiti di maggioranza continuano ad accusare Demirtas e i suoi di fiancheggiare il PKK, considerato un’organizzazione terroristica da Ankara, ma anche dagli Usa e dall’Unione Europea. «L’Hdp non ha relazioni con la guerriglia. È un partito che si è costituito secondo la legge e la Costituzione turca» replica in questa intervista Zagros Hiwa, portavoce del PKK.


di Andrea Milluzzi 

Qual è la reazione del PKK di fronte agli arresti e alle indagini contro militanti, giornalisti e politici curdi?
Fanno parte di una guerra a tutto campo iniziata da Erdogan contro i curdi e tutte le forze democratiche del Paese. Il principale scopo di Erdogan è rompere il movimento politico e risolvere la questione curda intimidendo la popolazione per forzarla a emigrare. Vuole cambiare la mappa demografica del Kurdistan del Nord (che corrisponde a buona parte dell’Anatolia e della Turchia sudorientale, ndr) e indebolire i curdi nel Kurdistan del Sud (la Regione autonoma nel Nord Iraq, ndr) e nel Rojava (i tre cantoni curdi nella Siria nordorientale, ndr). Erdogan sta usando l’Isis per attaccare i curdi in Turchia – con gli attentati suicidi a Diyarbakir, Ankara e altre città – e in Siria, dove i jihadisti hanno assaltato Kobane, Qamishli e Afrin. Ma Erdogan non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi attraverso l’Isis. Ecco perché ha deciso di intervenire direttamente. Gli arresti nel Bakur (il Kurdistan del Nord, ossia la regione curda della Turchia di cui sopra, ndr) fanno parte di questo piano. Ma noi reagiremo a questi attacchi battendoci per un’unità nazionale e democratica fra i curdi, impegnandoci a creare un blocco democratico più ampio fra le popolazioni della regione, unendo le nostre forze a quelle democratiche e rivoluzionarie che già ci sono in Turchia e difendendo la libertà dei curdi e di tutte le persone in Medio Oriente secondo il principio della legittima difesa contro gli attacchi militari.

L’Hdp è l’unica opposizione parlamentare all’Akp di Erdogan. Cosa succederebbe se venisse messo fuori legge?
Praticamente l’Hdp è già fuorilegge, perché gli vengono negati molti dei suoi diritti legali e costituzionali. I comuni dove l’Hdp ha vinto le elezioni sono stati occupati dalla polizia e assegnati a persone di fiducia dell’Akp. Ai parlamentari è stata strappata l’immunità e negato l’accesso ai media nazionali e i loro media sono stati oscurati. Cosa significa tutto questo? È un golpe contro sei milioni di persone. Chiudere tutte le possibilità di dialogo e negare il diritto di parola porterà sempre più violenza. È un regola che vale in tutto il mondo e il Kurdistan ne fa parte. Non è un’eccezione.

Erdogan accusa Demirtas e l’Hdp di supportare l’attività del PKK. Quali sono i rapporti fra voi?
Non ci sono relazioni fra noi. Finora non sono stati capaci di portare nemmeno una prova di quanto dicono. Accusare di questo l’Hdp è solo un modo per metterlo ancora di più sotto pressione. Il crimine di cui i curdi sono colpevoli è quello di esistere. Secondo la visione nazionalista di Erdogan tutte le persone in Turchia devono essere turche o assimilare la “turchità”. Adesso che i curdi insistono sul diritto all’esistenza per loro e gli altri gruppi etnici e religiosi e che sono risuciti addirittura a entrare in parlamento, Erdogan ha scelto una versione aggiornata di quello che fecero i fasciti turchi agli armeni all’inizio del ventesimo secolo. Quello che Erdogan vuole è applicare sui curdi una versione moderna del genocidio armeno, mascherandolo come lotta al terrore. Come forse ricorderete, il genocidio armeno cominciò con l’arresto degli intellettuali e dei leader armeni a Istanbul, Izmir e altre città.

Il governo turco vi ritiene responsabili dell’autobomba a Dyarbakyr esplosa dopo l’arresto di Demirtas.
Finora noi abbiamo rivendicato tutte le nostre azioni. Il PKK non ha mai voluto colpire i civili e ha fatto autocritica ogni qual volta abbiamo provocato involontariamente danni ai civili. Non abbiamo alcuna responsabilità per quest’ultimo attacco. Ci sono indagini contraddittore che accusano l’Isis o il Tak (gruppo nazionalista curdo operante in Turchia, ndr), ma la Turchia ha l’abitudine di accusare il PKK per qualunque attentato dell’Isis. Si spende molto per assolverlo e difenderlo.

Qual è la situazione nelle città curde della Turchia attaccate dall’esercito?
Molte sono sotto coprifuoco. I cittadini non possono tornare nelle loro case. A dirla tutta, non hanno più case a cui far ritorno. Larghe zone delle città sono state rase al suolo e ai loro abitanti non è permesso nemmeno di vivere nelle tende che hanno piantato fuori le città distrutte, perché sono state bruciate o sono diventate obiettivo dei cecchini. Questa è la situazione di città come Sirnak e Nusaybin. Erdogan vuole sostituire la popolazione locale con i cosiddetti profughi arabi dalla Siria, che altro non sono che i familiari di membri dell’Isis. L’obiettivo è creare un paradiso sicuro per l’Isis in Turchia.

Erdogan ha detto che la montagna del Sinjar sta diventando come quella del Qandil per la folta presenza di guerriglieri PKK. Cosa state facendo nel Nord Iraq?
Il PKK è arrivato sulle montagne del Sinjar quando gli yazidi stavano subendo un genocidio e avrebbero potuto morire di fame in qualsiasi momento. È riuscito a metterli al sicuro quando tutto il mondo stava semplicemente osservando quella brutta situazione senza fare nulla. Abbiamo aiutato gli yazidi a creare le loro forze di auto difesa e resteremo con loro finché non saranno più minacciati.

L’esercito turco è entrato in Rojava per combattere le milizie curdo-siriane dellp Ypg e del Ypj in quanto «amici del PKK». Qual è l’attività del PKK in Siria?
Il PKK non ha attività in Rojava, ma supportiamo la lotta di quella gente contro l’Isis. È vero che possiamo condividere l’ideologia di alcune forze del Rojava ma non ci sono rapporti organizzati fra noi.