mercoledì 21 giugno 2017

Messico - Kurdistan - Lettera del Movimento delle Donne del Kurdistan

Lettera del Movimento delle Donne del Kurdistan (KOMALÊN JINÊN KURDISTAN) a María de Jesús Patricio Martínez - portavoce del Consiglio Indigeno di Governo


Alla compagna María de Jesús Patricio Martínez, rappresentante della volontà del popolo indigeno del Messico e del Congresso Nazionale Indigeno.

In primo luogo, vogliamo mandare alla nostra sorella messicana il nostro più profondo rispetto e il nostro saluto rivoluzionario dalle montagne del Kurdistan fino alle catene montuose della Sierra Madre oltreoceano. Nonostante i fiumi, le montagne, i deserti, le valli, i canyon e i mari che ci separano, siamo fratelli e sorelle indigene, non importa in che parte del mondo stiamo. La nostra lotta, la nostra resistenza contro l’occupazione e il colonialismo, il nostro sogno per una vita libera è comune e in questo senso, come Movimento di Liberazione del Kurdistan, dichiariamo che consideriamo la lotta per l’autodeterminazione, l’auto-amministrazione e l’autodifesa dei popoli indigeni del Messico organizzati nel Congresso Nazionale Indigeno (CNI) come nostra e la sosteniamo basandoci sui principi della solidarietà rivoluzionaria. I popoli indigeni sono le vene attraverso le quali i principi e i valori culturali e sociali dell’umanità vengono trasmessi dai primi momenti della socializzazione fino ai giorni nostri. Senza dubbio nessun popolo è superiore ad un altro, ma in un momento in cui la modernità capitalista vuole distruggere ogni valore collettivo, i popoli indigeni sono la dimostrazione del tessuto sociale di tutta l’umanità. Migliaia di anni di memoria collettiva risorgono nelle nostre canzoni, nei nostri rituali, nelle nostre preghiere, nei nostri tatuaggi, nelle nostre danze e nelle nostre tradizioni. La lotta per un’identità propria, contro i tentativi della modernità capitalista di cancellare le radici e la memoria dei nostri popoli, si trasforma quindi nella più preziosa delle resistenze. Sia in America Latina che in Kurdistan, le donne guidano questa resistenza. Nei nostri paesi, che sono stati le culle di migliaia di anni di cultura della dea madre, la donna e la vita, la donna e la libertà, la donna e la terra, la donna e la natura sono indissolubilmente vincolate.

In Kurdistan esprimiamo questa realtà con il nostro motto “Jin Jîyan Azadî”, che significa “Donna Vita Libertà”. Il corpo e l’anima della donna sono il riflesso dell’universo sulla terra. Migliaia di anni fa, durante la Rivoluzione Neolitica, furono le donne tramite la loro organizzazione sociale a guidare tutti i cambiamenti che resero possibile lacoltivazione della terra e l’inizio di una vita sedentaria in armonia con la natura. Questa è la ragione per la quale la civilizzazione patriarcale dello stato, che si è manifestata sotto forma di una controrivoluzione basata sul dominio, sullo sfruttamento e l’occupazione, ha schiavizzato innanzitutto le donne. Parallelamente al dominio delle donne è andato accelerando il dominio della natura. È stato attraverso il dominio della prima natura che è nata la seconda, entrambe sono state trasformate nelle pinze che la modernità capitalista ha usato per spremere con forza la società storica e poterla così distruggere. Il dominio attuale esercitato contro i nostri popoli è il risultato di questa mentalità. La resistenza nata in nome dell’autogoverno, dell’autodeterminazione e dell’autodifesa, rappresenta quindi la lotta più importante che possa essere esercitata per la libertà.

Noi in Kurdistan abbiamo sviluppato la nostra difesa contro le forze capitaliste moderne e gli attacchi degli stati colonialisti che occupano il nostro territorio, illuminati dalle lotte dei popoli indigeni dell’America Latina. Vogliamo che sappiate che riceviamo un’ispirazione costante e speciale dalle vostre esperienze di autogoverno, di buon governo e di comunitarismo. Speriamo che le nostre esperienze e i nostri successi nella lotta rappresentino allo stesso modo, anche per voi, delle fonti d’ispirazione. Una delle principali conquiste del nostro movimento è l’uguaglianza di partecipazione e di rappresentanza delle donne. È il risultato di grandi sacrifici e lotte intense portate avanti dalle donne, ma alla fine abbiamo ottenuto la nostra partecipazione paritaria in tutti gli organi decisionali. Non come individui, ma come rappresentanti della volontà organizzata e collettiva del Movimento di Liberazione delle Donne del Kurdistan, stiamo prendendo il nostro posto in ogni aspetto della lotta. Con il nostro sistema di co-presidenze, stabilite dal basso verso l’alto, rappresentiamo la volontà delle donne in ogni decisione e sviluppiamo una politica democratica contro le forme centralizzate e patriarcali della politica tradizionale. Ma per questo è stato necessario diventare definitivamente una forza organizzata. Essere organizzate è il criterio più importante per raggiungere la vittoria. Nella misura in cui saremo organizzate, riusciremo a resistere contro il sistema colonialista e dominante e di costruire la nostra alternativa di governo. In tal senso, l’organizzazione è la nostra arma principale di autodifesa. In passato molti popoli e movimenti non sono riusciti ad ottenere i risultati sperati perché non erano sufficientementeorganizzati. Non è stato possibile trasformare alcuni momenti storici in grandi vittorie proprio per questa mancanza di organizzazione. Forse non è stato capito fino in fondo il significato di questo fatto, ma oggi siamo in un’altra epoca. Ci troviamo di fronte al dovere di moltiplicare i nostri sforzi per aumentare il livello di organizzazione di fronte a questa nuova opportunità di vittoria, in un momento in cui il sistema capitalista moderno sta attraversando una profonda crisi nei suoi aspetti più determinanti. La storia ci chiede questo. Voi come Congresso Nazionale Indigeno siete stati capaci di riconoscere questa realtà, dichiarando le elezioni presidenziali in Messico come un’istanza chiave nel processo che porterà a un aumento del vostro livello di organizzazione.

Come Movimento di Liberazione delle Donne del Kurdistan vogliamo esprimere il nostro sostegno a questa decisione, basandoci sulla convinzione che questo obiettivo sarà raggiunto e portato a un livello ancor più alto a partire da queste elezioni e dalle strategie sviluppate a tal proposito. Il nostro leader Abdullah Öcalan, che dal 1999 è incarcerato in durissime condizioni di isolamento dallo stato colonialista turco, ha fatto un’analisi molto importante rispetto a tutto ciò verso la fine del XX secolo. Il nostro leader Apo, ha previsto che il XXI secolo sarebbe stato il secolo della liberazione delle donne se noi come tali fossimo state capaci di crescere e determinare i nostri modi e meccanismi di organizzazione. La ragione di questa conclusione è l’evidente crisi strutturale del sistema patriarcale, basato sulla nostra schiavitù. Il sistema patriarcale pretende di superare questa crisi aumentando i suoi attacchi contro le donne fino a portarli al livello di una guerra sistematica. Concentrando i suoi attacchi contro le donne di tutto il mondo con mezzi e metodi diversi, il sistema cerca di spezzare il cammino che abbiamo inaugurato verso la liberazione. Gli assassinii delle donne nel vostro paese hanno raggiunto il livello di un genocidio e le uccisioni di leader donne in America Latina sono indicatori ancor più concreti di questa realtà.

Vogliamo che sappiate che consideriamo tutte le donne e le leader dei popoli indigeni che sono state assassinate dalle braccia che agiscono per il sistema dominante, come nostre martiri e lottiamo anche per far diventare realtà i loro sogni e le loro speranze. Per noi i martiri non muoiono. In loro troviamo la forza e loro rinascono in ogni lotta che iniziamo. In questo contesto, la decisione del popolo indigeno messicano di nominare una compagna come rappresentante della propria volontà e farne la propria candidata alle prossime elezioni presidenziali, è molto significativa. A tal proposito, la compagna Marichuy non è solo la portavoce degli indigeni del Messico, ma allo stesso tempo di tutte le donne del mondo. Consideriamo molto importante e preziosa la candidatura della compagna Marichuy come rappresentante dei popoli negati, delle donne schiavizzate e delle migliaia di anni di saggezza ancestrale che la modernità capitalista vuole far sparire.

Come Movimento di Liberazione delle Donne del Kurdistan dichiariamo tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà alla compagna e al Congresso Nazionale Indigeno, non solo in questo momento di congiuntura elettorale, ma per tutta la lotta che il suo Movimento sta portando avanti. Sappiamo che non è rilevante di per sé il risultato delle elezioni, visto che è solo uno dei sentieri che i popoli indigeni del Messico hanno aperto in questo processo e in questa fase particolare della lotta. In questo senso la vittoria è già data. Perché il sistema capitalista moderno si alimenta delle divisioni delle forze e della disorganizzazione dei popoli e della società che vuole dominare; voi però avete già costruito il terreno per il successo formando la vostra unità organizzata. D’ora in avanti è importante non perdere di vista questo obiettivo, che non è altro che quello di crescere organizzandosi. Il vostro successo sarà il nostro. La nostra lotta è la vostra. Siamo il popolo fratello delle montagne che sono nate dalle stesse acque profonde. Persino dalle nostre lingue diverse condividiamo gli stessi sogni, ci innamoriamo delle stesse utopie e resistiamo in onore dello stesso amore. Da qui vi mandiamo tutta la forza necessaria ad affrontare questa nuova tappa, vi salutiamo con i nostri sentimenti rivoluzionari più genuini e vi abbracciamo con tutta la nostra solidarietà e tutto il nostro cameratismo.

Viva la fratellanza dei Popoli!

Viva l’Internazionalismo Rivoluzionario!

Donna Vita Libertà! Jin Jîyan Azadî

Coordinamento del Movimento delle Donne del Kurdistan 
Komalên Jinên Kurdistan (KJK)

lunedì 19 giugno 2017

Messico - Il Festival CompArte si farà

San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico, 8 luglio 2016

A tutt@ le/gli artisti che partecipano e assistono al CompARTE:

Alla Sexta nazionale e internazionale:

Sorelle e fratelli:

Vi mandiamo un saluto fraterno da parte di tutte le persone che formano il CIDECI-Unitierra.

Nell’ambito della celebrazione del Festival CompArte convocato da@ nostr@ compagn@ dell’EZLN, ed anche noi convint@ che “le arti sono una speranza per l’umanità…, (e) che è nei momenti più difficili, quando è più forte la delusione e l’impotenza, che le Arti sono le uniche in grado di celebrare l’umanità” (Comunicato EZLN, 6/07/2016), vogliamo comunicarvi che abbiamo proseguito nei preparativi per potere celebrare questa condivisione nei giorni dal 23 al 30 luglio. La nostra comunità del CIDECI-Unitierra tiene le sue porte aperte per ricevere tutte le persone, popoli e collettivi che hanno accolto nel loro cuore l’invito a venire in queste terre a condividere esperienze di arte, lotta e speranza.

Fin dal momento della convocazione al CompArte abbiamo sentito la gioia di apportare il nostro granello di sabbia affinché questo si celebrasse. Contate su tutta la nostra volontà e capacità di accogliervi nel miglior modo possibile. Vi aspettiamo.

Coraggio!

CIDECI-Unitierra

P.S. (1) Le/I partecipanti ed assistenti già registrati, potranno ritirare gli accrediti presso il CIDECI-Unitierra a partire dal 18 luglio dalle ore 10:00 AM alle ore 8:00 PM.

(2) Le/Gli assistenti ancora non iscritti, potranno registrarsi direttamente sempre presso il CIDECI-Unitierra, sempre dalle ore 10:00 AM alle ore 8:00 PM.




Traduzione “Maribel” – Bergamo

lunedì 12 giugno 2017

Messico - L’offensiva di sopra dinanzi al movimento dal basso

L’offensiva di sopra dinanzi al movimento dal basso

Noi del Congresso Nazionale Indigeno: popoli, nazioni, tribù e quartieri indigeni di questo paese, facciamo appello ai popoli del Messico indigeni e non indigeni, alle organizzazioni oneste dei diritti umani, ai mezzi di comunicazione, alla comunità scientifica e intellettuale, per ripudiare l’escalation repressiva contro compagni e compagne dei nostri popoli in cui si stanno nominando consiglieri che faranno parte del Consiglio Indigeno di Governo per il Messico, cosa che per noi rappresenta un’aggressione contro il CNI e contro la nostra proposta lanciata a tutta la nazione; ragione per cui denunciamo e segnaliamo che:

In Chiapas, cresce l’ostilità e la grave tensione che i malgoverni hanno generato nell’ejido Tila, a opera di cacicchi legati a gruppi paramilitari, nel loro intento di far ritornare il malgoverno nella comunità, come il leader paramilitare di Paz y Justicia Arturo Sánchez Sánchez e suo figlio Francisco Arturo Sánchez Martínez, che hanno sparato e, accompagnati da altre persone appartenenti alla loro organizzazione, hanno chiuso l’accesso al villaggio di Tila; recentemente, il giorno 5 giugno di quest’anno, hanno bloccato la strada che va da Tila a Salto de Agua all’altezza dell’ospedale integrale di Tila e dall’altra parte, sulla strada da Tila a Yajalon, anche bloccando i sentieri nei terreni dell’ejido con persone incappucciate e armate. L’escalation di aggressioni si è acutizzata a partire da una mobilitazione, realizzata da questo gruppo lo scorso 2 giugno nella città di Tuxtla Gutiérrez, guidata da appartenenti ai partiti e da paramilitari di Paz y Justicia.

Attribuiamo la responsabilità al malgoverno nei suoi tre livelli per ciò che potrà succedere, e chiamiamo alla solidarietà con i nostri fratelli e sorelle dell’ejido Tila.

Nello stesso stato, i ricchi pretendono di sottrarre nuovamente la terra degnamente recuperata dai nostri fratelli della comunità San Francisco, municipio di Teopisca, membri del gruppo di lavoro Semilla Digna, come nel caso dell’aggressione realizzata dai ricchi Juan Hernández Molina, Pedro López Girón e Pedro Hernández Espinoza. Lo scorso 4 giugno del presente anno si è presentato il signor Pedro López Girón, accompagnato da un gruppo di circa 50 persone che hanno distrutto violentemente la sbarra, il filo spinato e il recinto dei cavalli che delimita le terre recuperate il 19 settembre 2016. In quel giorno hanno minacciato le compagne di violarle sessualmente e hanno minacciato di sgomberare di notte accompagnati dalla forza pubblica. Condanniamo questi vili attacchi, esigiamo il pieno rispetto del territorio recuperato dai nostri fratelli di San Francisco e la cancellazione definitiva dei sei ordini di cattura esistenti contro nostri compagni.

sabato 3 giugno 2017

Messico - La tenuta recintata da muri

La disputa elettorale in Messico si svolge fra coloro che aspirano a diventare capataz, maggiordomi o caporali. Nessuno di loro sarà un padrone. Resteranno agli ordini dei padroni nazionali e transnazionali, che hanno trasformato ciò che continuiamo ancora a chiamare “Stato” in una società anonima nella quale i partiti rappresentano gruppi di azionisti, non la gente. Si riuniscono periodicamente per eleggere un consiglio di amministrazione al servizio di un padrone, del capitale, che ha un carattere sempre più transnazionale. Cosa possiamo fare di fronte a un capitalismo che sta trasformando il mondo nella sua tenuta circondata da muraglie? La domanda del subcomandante dell’Ezln Moisés nel seminario di riflessione critica, I muri del capitale, le crepe della sinistra ha illuminato molti aspetti di una realtà complessa, sempre più violenta e cinica
di Gustavo Esteva
I nostri modi di comprendere quello che avviene divengono rapidamente obsoleti, di fronte ad avvenimenti privi di precedenti che non rientrano nel quadro mentale dominante. Lo stesso avviene per le forme di lotta convenzionali, che diventano inefficaci o addirittura controproducenti. Al medesimo tempo, poiché si stanno scuotendo fino alle fondamenta le anchilosate strutture dominanti ed entrano in crisi credenze ben radicate, compaiono reazioni fondamentaliste pericolose. La confusione cresce.
Abbiamo bisogno di luci che ci permettano di vedere in questa oscurità. Quelle accese nel seminario di riflessione critica, I muri del capitale, le crepe della sinistra, convocato in aprile dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, illuminano molti aspetti della complessa realtà che abbiamo di fronte, sempre più violenta e cinica. Il 12 aprile il subcomandante insurgente Moisés ha spiegato come e perché il mondo capitalista è una tenuta recintata dai muri“. Ha raccontato quello che gli avevano detto le nonne e i nonni, i bisnonni e le bisnonne. In tempi come questi, è necessario guardare il passato per poter scrutare il futuro.
Le une e gli altri gli avevano ricordato com’era lavorare nelle tenute, svolgere il compito assegnato, subire le punizioni dei caporali, dei maggiordomi [funzionari di fiducia del proprietario, ndt], dei capataz. Come il padrone – il proprietario della tenuta – a volte si travestisse da soldato. E come la resistenza a tutto questo non andasse molto lontano quando si cercava di affidarsi a qualcuno che facesse il capo, per questo si dovette imparare a condurre la resistenza in modo collettivo.
Di tutto questo ha parlato il subcomandante Moisés, perché le zapatiste e gli zapatisti vedono “che oggi stiamo tornando di nuovo a questo. Nel capitalismo di oggi non esistono paesi. […] Si sta trasformando il mondo in una tenuta. Si farà il mondo a pezzi, d’altronde è già così […]. Ci sarà solo un gruppo di padroni-governo. […] Quello che comanda, non è più chi comanda. Quello che comanda è il padrone capitalista. Questi governi […] sono solo capataz. I maggiordomi: i governatori. I presidenti dei municipi sono i caporali. Tutto è al servizio del capitalismo”. 

giovedì 1 giugno 2017

Messico - E' arrivata l'ora ... del Consiglio Indigeno di Governo e della candidata indipendente alle presidenziali del 2018 del Messico

Il 27 e 28 maggio a San Cristobal presso il Cideci è stato costituito il Consiglio Indigeno di Governo e scelta la sua portavoce, l’indigena nahua María de Jesús Patricio Martínez, come candidata indipendente alle presidenziali del 2018..
Un percorso annunciato il 1 gennaio 2017, dopo la vasta consultazione nelle comunità indigene, seguita alla proposta lanciata lo scorso ottobre dal Congresso Nazionale Indigeno. e dall’EZLN.

All'incontro hanno partecipato circa 1500 persone, delegazioni giunte dai 32 stati del paese.

Nell'inaugurazione sabato 27 a dare il benvenuto è il Congresso Nazionale Indigeno. Viene poi letto un messaggio di Emilia Aurora Sosa Marín, vedova di Don Félix Serdán. I saluti per gli zapatisti sono fatti dal Subcomandante Insurgente Moisés, la “niña Defensa Zapatista” e il “niño Pedrito”.
Ci si divide poi in tre gruppi per discutere: propositi e strategie del Consiglio Indigeno di Governo, il suo funzionamento e l’organizzazione, il legame con altri settori sociali e la scelta della portavoce.

La domenica vengono presentati i 71 membri del Consiglio Indigeno di Governo che si presentano uno ad uno e la portavoce María de Jesús Patricio Martínez e si fanno le relazioni degli accordi frutto tavoli di lavoro.
 
Parlano anche i famigliari dei 43 desaparecidos della Normal Rural di Ayotzinapa. 
Il SubComandante Moises legge un comunicato a nome del CNI e EZLN con il popolo Wixárika sotto attacco in Jalisco, si legge un contributo da parte dell’UNIOS, parla Arceli Osorio, madre di Lesvy Berlín Osorio Martínez, universitaria assassinata nella UNAM, viene letto un saluto del prigioniero politico Fernando Sotelo ed un altro di Fidencio Aldama Pérez, yaqui prigioniero nel CERESO di Obregón.
Seguono i saluti delle organizzazioni dall’Europa e della Red contra la Represión y por la Solidaridad
Parlano poi un rappresentante di Nuevo San Andrés, municipio de Santa María Chimalapa, uno della Comunidad indígena de Tepoztlán, Morelos, si legge uno scritto della Diocesi di Matehuala, San Luís Potosí, uno del governo tradizionale del popolo di Cohuirimpo, Sonora, tribu mayo.

Alla portavoce del CIG viene dato il "bastón de mando" da parte di Shannon Rivers del pueblo Akimel O’otham dell’Arizona negli Stati Uniti che parla di come stanno lottando a Standing Rock contro la devastazione del territorio e di come per loro sia naturale la solidarietà con chi cerca di attraversare il confine imposto.
"Noi siamo i popoli indigeni ben oltre quella che viene definita America". 
Il rappresentante dei primi popoli dice che hanno voluto arrivare da Standing Rock per far sapere che
"nel tempo di Trump noi sopravviveremo come abbiamo sopravvissuto in 500 anni di Trump vari. Continuate ad essere forti, dobbiamo far sapere perchè siamo in piedi e continueremo ad esserlo". 
Per questo alla portavoce, alla sorella indigena, viene consegnata una piuma d’aquila che arriva dai lontani ma vicini territori dell’Arizona, accompagnata dai suoni dei tamburi. 
Il portavoce dei Akimel O’otham chiude il suo intervento ricordando tutte le donne morte lottando e cercando la libertà.

Poi la Comandanta Miriam, a nome dell’EZLN, consegna il simbolo della lotta alla portavoce, perchè "lei tenga nella mente e nel cuore gli indigeni del Messico".



E’ giunta l’ora

La Dichiarazione della Asamblea Constitutiva del Concejo Indígena de Gobierno, letta da Maribel: "E’ arrivata l’ora" è chiara e forte. 
Un appello ad organizzarsi in ogni parte del paese per "smantellare il potere marcio che sta ammazzando i popoli e la madre terra e le uniche crepe che abbiamo incontrato e hanno continuato liberando coscienze e territori dando consolazione e speranza sono nella resistenza e la ribellione." 

Conclusa l’assemblea, segue una conferenza stampa aperta ai mezzi di comunicazione alternativi e “de paga” (commerciali).


Ad aprirla è María de Jesús, Marichuy, la portavoce candidata indipendente alla Presidenza nel 2018. Immediatamente entra nel vivo “non siamo qui per sederci nelle poltrone del potere ma la nostra partecipazione è per la vita, l’organizzazione, la ricostruzione dei nostri popoli colpiti da anni ed anni … dobbiamo cercare una forma per continuare ad esistere non solo per i popoli originari ma per tutti i settori della società civile. Ci uniamo per distruggere questo sistema che ci sta eliminando tutti”. 
Chiude il suo saluto dicendo che "è difficile ma necessario se vogliamo che i nostri popoli continuino ad esistere se vogliamo ci sia vita per tutti, anche per chi verrà dopo di noi".
A questo punto scattano le domande che insistono su quale sarebbe la differenza tra questa proposta e gli altri che corrono alle elezioni, viene chiesto cosa si pensa del candidato AMLO Andres Manuel Lopez Obrador, se non c’è contraddizioni fra dire che non si corre per il voto e il presentarsi alle elezioni ...
Arrivano precise e corali le risposte da parte dei componenti del Consiglio Indigeno di Governo. Si capisce che al di là di chi parla, in molti casi donne, la voce è comune. 
E’ proprio su questa dimensione collettiva che si gioca lo scarto con i partiti politici e con le forme della politica del potere.
Chiara anche la scelta di presentare una candidata indipendente alle elezioni come strumento di una voce collettiva che non solo vuole rompere il silenzio sullo sfruttamento e il saccheggio del paese ma soprattutto essere uno stimolo all'organizzazione collettiva e dal basso.
Il ragionamento è semplice e trasparente: dalla consulta che abbiamo fatto per proporre una alternativa generale è nata la proposta del Consiglio Indigeno di Governo. Ora visto che non si può registrare un Consiglio alle elezioni, registreremo la nostra portavoce che trasmetterà le nostre decisioni che noi consulteremo con le comunità.
Il nostro percorso parte dalla base non siamo come i partiti dove tutto è deciso ai vertici. Non vogliamo cariche ma dare voce alle proteste e proposte di voce non ne ha. Siamo in una campagna di difesa della vita non in una campagna elettorale.
I popoli indigeni stanno creando alternative.
Non siamo dei super-eroi abbiamo semplicemente deciso di lottare in forma collettiva perché non c’è alternativa per rompere con il potere che ci viene imposto dall’alto.
La soluzione non può venire da una persona sola e non ci si riferisce solo ad AMLO. Per noi, ribadiscono all’unisono, anche se con voci diverse, è una questione collettiva.

L’orizzonte è ampio, l’impegno profondo e lo si capisce quando in più interventi in cui si afferma che è questo sistema mondo in crisi: viviamo una crisi di civiltà, della civilizzazione occidentale. Per questo il percorso che si apre è un assunto di civiltà, in gioco c’è il futuro non solo delle comunità indigene ma dell’intero Messico. 

"Non ci vedete, non ci ascoltate, ma noi ci siamo!"
Per questo ribadiscono le consigliere e consiglieri “vamos por todo”, la scommessa è a 360 gradi,.
Non vogliamo i voti, non vogliamo un potere che distrugge in ogni forma, vogliamo ricostruire, dare visibilità, denunciare e soprattutto unirci come popolo messicano contro il saccheggio che avviene anche con le riforme strutturali.
Farla finita con la discriminazione che esiste da 500 anni, basata su una sorte di sistema di caste per costruire una dimensione sociale egualitaria, basata sul rispetto, l’imparare a vedere la grandezza dell’altro, l’altro come differente. Una lotta per superare la colonizzazione occidentale che ha portato a pensare che ci sono esseri umani superiori ed inferiori mentre, dicono i rappresentanti del Consiglio,“siamo tutti uguali”.
Le risposte spaziano e chiariscono ancora di più la forza che è sottesa alla proposta della candidata indipendente alle elezioni, che permetterà di sfruttare al massimo gli spazi del tempo elettorale, avere l’attenzione dei media per attraversarli con una proposta che è meno di tutto elettorale.
Tagliente e chiara la risposta sulle riforme delle politiche di sicurezza“quello che chiamano sicurezza noi la chiamiamo repressione”.
Non servono grandi giri di parole per spiegare il ruolo da protagoniste delle donne contro un sistema capitalista e patriarcale.
E’ un processo che inizia con il Congresso ma non finisce con una campagna elettorale.
Perché come dice uno degli ultimi a parlare “ya se mira l’horizonte”.
La prossima tappa il 12 ottobre a San Cristobal per strutturare il lavoro e continuare il cammino.
Per restare informati segui www.congresonacionalindigena.org