giovedì 25 dicembre 2008

Due anni di governo del FSLN


di Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más"


Nella bufera post elettorale: successi e vecchi cliché in mezzo alla crisi mondiale
La coordinatrice del Consejo de Comunicación y Ciudadanía (CCC), Rosaria Murillo, ha fatto circolare una bozza di quello che sarà il documento di analisi dei risultati di due anni di amministrazione Ortega.
Due anni non certo facili, che si concludono con gli strascichi di una polemica post elettorale che rischia di far sprofondare il paese in una nuova crisi istituzionale dagli esiti incerti e che, ogni giorno di più, assume le sembianze di un conflitto già visto tanti anni fa.
Il muro contro muro tra il governo sandinista e l’opposizione a seguito delle elezioni del novembre scorso, ha provocato una nuova paralisi dei lavori parlamentari, che rischia di sfociare nella non approvazione della Finanziaria 2009 e nell’impossibilità di utilizzare circa 40 milioni di dollari rià approvati dalla Banca Mondiale e dal BID per finanziare le spese pubbliche dell’anno che sta terminando.
In mezzo ad una crisi mondiale che renderà ancora più difficile concretizzare il piano di gestione macroeconomica predisposto dal Banco Central, il Nicaragua deve inoltre cercare di salvaguardare il programma firmato con il Fondo Monetario Internazionale, Fmi, al quale sono legati una serie di esborsi dei paesi, soprattutto europei, che fanno parte della comunità donante e che hanno già segnalato una certa irrequietezza per lo "spettacolo" creato ad arte dall’opposizione dopo le elezioni. La paralisi del Parlamento sta di fatto impedendo il rispetto di almeno quattro punti dell’accordo con il Fmi.
A questa situazione bisogna aggiungere la sempre più evidente ostilità del governo nordamericano, condivisa per altro dall’alta gerarchia della Chiesa cattolica, che ha abbandonato completamente le posizioni conciliatorie fino ad ora assunte dal cardinale Obando y Bravo, l’azione mediatica antigovernativa dei principali mezzi d’informazione e di una certa parte della cosiddetta società civile ed il silenzio pressoché assoluto con cui si trattano le opere ed i programmi governativi.
Se a questa situazione aggiungiamo il crollo del prezzo del petrolio a livello mondiale e l’evidente crisi che affronterà il Venezuela di Chávez, principale partner del governo Ortega, il panorama non è certo dei più incoraggianti. Ma quello che preoccupa di più è proprio l’atteggiamento dello schieramento politico-sociale che osteggia l’attuale governo sandinista, sia a livello nazionale che internazionale. Un atteggiamento che sembra voler fare della crisi economica il proprio strumento privilegiato, portando il paese sull’orlo del baratro ed obbligando la gente a ragionare nuovamente, come nel 1990, con lo stomaco e non con la ragione.
L’attuale governo non è comunque esente da colpe, se così le si vuole definire, prima tra tutte l’aver voluto effettuare cambiamenti radicali troppo accelerati in una società paralizzata da oltre 16 anni, nella quale sembra aver prevalso l’opportunismo piuttosto che la coscientizzazione e la assunzione anche etica e morale di questo nuovo modello del cosiddetto "Pueblo Presidente" e "Poder Ciudadano".
Certi cliché autoritari e di secretismi degli anni 80, inoltre, non hanno certo contribuito a distendere l’ambiente con quei settori che avrebbero potuto mantenere una certa autonomia critica, senza però finire nelle grinfie dell’opposizione pilotata, risentita ed apertamente ostile all’attuale gestione del Frente Sandinista.
Il muro contro muro fatto ormai di attacchi personali che rimestano nella vita privata delle persone e lo scontro aperto a 360 gradi in cui si tende a dividere la società tra "rivoluzionari del nuovo progetto di governo sandinista" ed "oligarchia al servizio dell’impero", sta riaprendo vecchie ferite e riproponendo vecchi linguaggi dei quali sanno approfittare proprio quei settori, come l’ormai illegale Movimiento Renovador Sandinista, Mrs, che sfruttano l’immagine del passato e gli ottimi canali internazionali di cui godono.
Un esempio è l’ultimo ed inutile conflitto scoppiato con lo scrittore ed ex vicepresidente della Repubblica durante gli ani 80, Sergio Ramírez. Il veto posto dall’Instituto Nacional de Cultura a un prologo di Ramírez in un inserto del quotidiano spagnolo El País sull’opera poetica di Carlos Martínez Rivas, famoso poeta nicaraguense, non ha fatto altro che dare nuovo materiale all’opposizione nazionale per gridare allo scandalo e far sì che decine di scrittori, poeti ed intellettuali a livello mondiale, tra cui Gabriel García Márquez, insorgessero contro i presunti soprusi del governo Ortega, danneggiandone ulteriormente l’immagine a livello internazionale.
Due anni di governo
Il documento, che probabilmente passerà quasi inosservato a livello nazionale e che nessuno prenderà in considerazione a livello internazionale, analizza i vari programmi governativi, presentando i risultati di questi due anni e le previsioni per i prossimi tre (Documento completo in spagnolo)
PROGRAMMA AMOR
In poco più di due mesi questo programma ha seguito 1.550 bambini e bambine di strada con la partecipazione di 31 educatori. 110 bambini e bambine che si trovavano in istituto o case famiglia sono rientrati nelle famiglie d’origine e l’obiettivo finale è quello del reinserimento di 2.374. 370 bambini e bambine senza famiglia sono stati accolti in case famiglia e sono state organizzate e formate 350 famiglie disposte a svolgere questo lavoro di accoglienza. Per la fine dell’anno verranno inseriti altri 50 bambini e formate altre 30 famiglie.
Sono stati avviati 23 Centros de Desarrollo Infantil (CDI) e per il periodo 2009-2011 ne verranno costruiti altri 100,utilizzando parte del fondo di 20 milioni di dollari messi a disposizione dal BID.
Sono inoltre stati iscritti all’anagrafe 13.124 bambini e bambine (altri 3 mila durante il mese di dicembre) e l’obiettivo finale è l’iscrizione di 300 mila durante il periodo 2009-2011
Si sta lavorando nella creazione di una rete territoriale per individuare bambini, bambine ed adolescenti senza riferimenti affettivi adulti, in quanto i genitori sono emigrati all’estero. Con la partecipazione di 670 educatori sono stati identificati 3.550 bambini e bambine che lavorano e si cercheranno soluzioni con la famiglia per evitare che continuino a lavorare.
PROGRAMMA ALIMENTOS PARA EL PUEBLO
Sono stati aperti 2.605 punti di distribuzione di alimenti a prezzi calmierati in tutto il paese e sono state beneficiate più di 90 mila persone.
A Managua sono stati aperti 488 punti che hanno servito 56.265 persone
Il Programma Paquete de Alimentos para el Pueblo (PAPP) ha beneficiato lavoratori e lavoratrici dello Stato, iniziando con il personale del ministero degli Interni ed allargandosi a quello del settore sanitario ed istruzione. In totale si tratta di 10.258 persone.
PROGRAMMA BONO PRODUCTIVO ALIMENTARIO
Per beneficiare più famiglie, nel mesi di agosto il presidente Daniel Ortega ha approvato un aumento di 4.482 buoni produttivi, passando dai 15.227 previsti a 19.709.
Dall’inizio del programma in giugno del 2007 i buoni produttivi hanno beneficiato 32.709 famiglie per un totale di quasi 200 mila persone.
PROGRAMMA USURA CERO
Per il 2008 era stato previsto il credito per 6.072 socie, ma l’ampliamento disposto dal presidente Ortega ha permesso il coinvolgimento nel progetto di 63.853 donne. Tra il 2007 e il 2008 le beneficiate totali saranno 70.136, equivalente al 95,1 per cento dello stimato dal programma.
CALLES PARA EL PUEBLO
Per il 2008 era stata prevista la costruzione di mille strade in cento comuni, ma in agosto molti sindaci avevano chiesto di essere inclusi nel progetto, portando il totale a 1.187 con un investimento di 23,5 milioni di dollari. La previsione per il 2008 è di poter elevare il numero a 1.237.
ISTRUZIONE
Da gennaio a novembre 2008 sono state riparate, rimpiazzate o ampliate 548 aule e per la fine di dicembre si prevede elevare il numero a 726.
Sono stati consegnati 90.983 nuovi banchi scolastici, più di 127 milioni di razioni alimentari, 264 biblioteche e 924 pannelli solari per rafforzare l’alfabetizzazione nelle zone rurali che non hanno energia elettrica.
PROGRAMMA CASAS PARA EL PUEBLO
Sono state costruite 987 case e durante dicembre ne verranno consegnate altre 409. Sono inoltre state ristrutturate 100 case.
DIRITTO ALLA SALUTE
Durante tutto il 2008 è continuato il lavoro di rafforzamento della rete sanitaria in tutto il paese con la costruzione o ristrutturazione di ospedali, dispensari e centri specializzati (elenco completo ) Per trasformare il Sistema Sanitario e garantire il diritto alla salute alla popolazione, il personale sanitario ed il governo hanno definito cinque grandi obiettivi: per il 19 luglio 2009 verrà visitato il 100 per cento delle famiglie nicaraguensi, consolidando in questo modo il modello famigliare comunitario.
Si offrirà assistenza medica di qualità 24 ore al giorno nei Centros de Salud di tutti i capoluoghi di Dipartimento.
Fino a settembre 2008 sono state realizzate quasi 10 milioni di visite e per realizzare l’obiettivo previsto si prevede l’aumento dei centri di assistenza, del personale medico, dei materiali sanitari e delle medicine. Verrà inoltre ridotto del 50 per cento il tempo di attesa per le operazioni da effettuarsi negli ospedali
Durante il 2008 sono state programmate 54.251 chirurgie e fino a novembre ne erano state realizzate 45.770 (84,4 per cento della meta).
SICUREZZA GIURIDICA DELLA PROPRIETA’
Nel 2008, 20.800 famiglie hanno ricevuto titoli di proprietà
SUSSIDIO AI MEZZI DI TRASPORTO PUBBLICO
Da gennaio a novembre 2008 sono stati sussidiati 240,5 milioni di biglietti per le corse in autobus ed entro fine anno il numero si eleverà a 260 milioni.
Sempre nello stesso periodo sono stati consegnati 5,5 milioni di galloni (3,78 litri) di diesel a prezzo preferenziale e per la fine dell’anno il totale previsto è di quasi 6 milioni.
Alti sussidi anche per il settore taxi che ha permesso un aumento moderato delle corse.
PROGRAMMA CARRETERAS PARA EL PUEBLO
Al 30 ottobre la percentuale di compimento dei progetti relazionati alla riabilitazione e miglioramento di strade e strade rurali, costruzione di ponti ed altre opere relazionate è stata del 60 per cento.
Miglioramento di strade per 422 chilometri, miglioramento di strade rurali per 401 chilometri, ricostruzione di 125 metri di ponti e 2.159 metri di opere relazionate come drenaggio e segnaletica.


Nicaragua: gli Stati Uniti con le "armi" in pugno



L’ambasciatore nordamericano prevede la sospensione totale degli aiuti e gli europei dicono "Obbedisco!"
Gli Stati Uniti con le "armi" in pugno. L’ambasciatore nordamericano prevede la sospensione totale degli aiuti e gli europei dicono "Obbedisco!"
L’ambasciatore degli Stati Uniti in Nicaragua, Robert Callahan, ha convocato i mezzi d’informazione nazionali ed internazionali per informare che il congelamento per 90 giorni dei fondi della Cuenta Reto del Millennio (Crm) potrebbe essere l’inizio di una vera e propria "crociata", che porterebbe alla sospensione totale ed indefinita di qualunque tipo di aiuto da parte di questo paese.
Questa decisione da parte del governo nordamericano uscente sembra godere dell’approvazione dell’Unione Europea e secondo la denuncia formulata del presidente Daniel Ortega durante il vertice dei Paese Latinoamericani e dei Caraibi in Brasile, i parlamentari europei starebbero preparando una risoluzione in cui chiedono addirittura la sospensione delle negoziazioni di un Accordo di Associazione, AdA, con la regione centroamericana, "se non si normalizza la situazione nicaraguense".
Il punto focale di questa nuova scalata del conflitto tra gli Stati Uniti, l’Unione Europea ed il Nicaragua ha a che vedere con i risultati elettorali dello scorso 9 novembre ed i supposti brogli ripetutamente denunciati dai partiti dell’opposizione, usciti pesantemente sconfitti. Secondo l’ambasciatore Callahan, sicuramente a suo agio nel rivivere una situazione molto simile a quella degli anni 80, quando faceva parte dell’entourage del tristemente famoso John Negroponte in Honduras, ci sono "criteri credibili circa i seri problemi avuti durante le recenti elezioni municipali in Nicaragua e profondi dubbi sulla trasparenza del conteggio dei voti. Questa non è solamente l’opinione della nostra ambasciata, ma anche quella di molti nicaraguensi, dei partiti politici dell’opposizione, della chiesa cattolica, dei mezzi di comunicazione sociale, dell’impresa privata, intellettuali, Ong, e di molti altri. A livello internazionale - ha continuato Callahan - esiste la stessa percezione nell’Unione Europea, tra i canadesi, i giornali, i centri di ricerca ed i congressisti del nostro paese".
L’ambasciatore statunitense ha anche raggiunto considerevoli livelli di cinismo quando ha detto che "benché il Nicaragua goda del totale diritto di svolgere le sue elezioni senza interferenze esterne, bisogna considerare che ha anche firmato la Carta Democratica Interamericana, la quale obbliga i paesi firmatari a svolgere elezioni libere, giuste e trasparenti", per poi presentare il conto al paese centroamericano, guardandosi bene dal riferirsi al debito di quasi 20 mila milioni di dollari che gli Stati Uniti hanno ancora con il Nicaragua, a causa della sentenza della Corte Internazionale della Aja, che li ha condannati per le atrocità commesse durante la guerra di aggressione negli anni 80. "Il mio paese ha dato molti aiuti al Nicaragua negli ultimi anni per sviluppare la sua economia e la democrazia. Dal 1990, la Usaid ha investito circa 1,4 mila milioni di dollari in vari programmi ed a questi dobbiamo sommare 500 milioni di condono del debito e 175 milioni dei programmi alimentari. Aggiungiamo anche i 175 milioni di dollari della Cuenta Reto del Millennio, Crm, ed altri milioni per i programmi delle nostre forze armate ed i benefici originati dal Cafta", ha aggiunto Callahan.
Rispetto alla Crm ed agli altri programmi, l’ambasciatore ha chiarito che gli Stati Uniti non possono continuare gli esborsi fino a che il problema delle elezioni non sia risolto. Questo vuol dire "che sono i nicaraguensi che devono trovare una soluzione a questo problema e che, una volta risolto, il congelamento dei fondi della Crm sparirà, così come i problemi con gli altri paesi cooperanti".
In un clima molto simile a quello degli anni 80, anni di aggressioni e blocco economico, Callahan ha avvisato in tono minaccioso il presidente Ortega che ha tre mesi di tempo per giungere ad un accordo soddisfacente con tutti i nicaraguensi, "altrimenti temo che la Cuenta Reto del Milenio venga cancellata e questo potrebbe portare a conseguenze molto serie per il Nicaragua e soprattutto per le persone più povere".
Gettando ancora più sale nella ferita, Callahan ha ricordato che la cancellazione della Crm, programma che paradossalmente ha deciso di escludere la Bolivia e dichiarare eleggibili la Colombia e l’Indonesia "per il loro impegno a favore della governabilità e della promozione della libertà economica e l’investimento, collocandoli in un gruppo di paesi che lavorano diligentemente per ridurre la povertà globale mediante soluzioni economiche sostenibili" (John Danilovich - direttore esecutivo della Crm), vuole dire "la sospensione di 175 milioni di dollari che avrebbero beneficiato circa 15 mila persone in vari settori, la riabilitazione di tre strade principali (un milione di persone beneficiate), un’altra strada che avrebbe beneficiato 500 mila persone per anno, titoli di proprietà a favore di 150 mila persone ed un fondo di contropartita del BCIE di 130 milioni di dollari".
Rispondendo alle domande dei giornalisti presenti, Callahan è poi caduto in evidenti contraddizioni quando ha detto che "noi non imponiamo, né suggeriamo una soluzione al Nicaragua, perché sappiamo che i nicaraguensi sono intelligenti e capaci di trovarla. Nonostante ciò - si è contraddetto l’ambasciatore - la direzione della Crm ha detto che sarebbe opportuno che il governo del Nicaragua adotti misure per assicurare di non ricadere negli stessi problemi durante le prossime elezioni, come ad esempio una riforma elettorale. Tuttavia ripeto, non esigiamo soluzioni specifiche. Dobbiamo però essere molto chiari - ha continuato. Come paese sovrano e come paese che è molto interessato allo sviluppo della democrazia nel mondo, gli Stati Uniti possono riconsiderare tutti i programmi che si stanno sviluppando attualmente col Nicaragua, con conseguenze molto serie per l’economia del paese. E la stessa cosa la potrebbero fare gli altri paesi donanti".
La Lista Informativa "Nicaragua y más" ha chiesto all’ambasciatore perché quando gli Stati Uniti, in base a loro criteri, considerano che esistono problemi di governabilità in un paese, sono abituati a premere sui governi attraverso la sospensione di programmi che beneficiano la gente, invece di cercare altre misure che non siano lesive per i settori più poveri. La risposta, molto diplomatica, non ha soddisfatto i presenti, evidenziando l’ambiguità di queste misure repressive ed una chiara politica del "bastone e la carota". "È sempre una decisione molto difficile, ma anche la mancanza di democrazia colpisce il paese ed i poveri. La soluzione alla sospensione degli aiuti è nelle mani dei nicaraguensi, i quali devono raggiungere un accordo di nazione. Crediamo comunque che a lungo termine questa decisione farà bene alla popolazione più povera", ha concluso.
Le reazioni
La situazione di forte instabilità che vive il Nicaragua e le dichiarazioni dell’ambasciatore nordamericano hanno portato il presidente nicaraguense, Daniel Ortega, a lanciare un forte contrattacco durante il vertice dei Paesi Latinoamericani e dei Caraibi che si è svolto a Costa do Sauípe in Brasile. "Quello che sta succedendo in Nicaragua - ha detto il mandatario - è grave, perché è un’aggressione ad un paese latinoamericano e caraibico impoverito come Haiti, per il solo fatto di rifiutarsi di continuare le politiche neoliberiste che negli anni passati hanno impoverito il paese. Quando siamo arrivati al governo nel 2007, è iniziato lo scontro perché abbiamo messo in discussione i loro programmi, che servono solamente a promuovere opzioni politiche contrarie al modello alternativo di orientazione socialista, solidale, complementare che promuove il governo rivoluzionario nel nostro paese. Programmi - ha continuato Ortega - nei quali si assegna il 60-70 per cento delle risorse al pagamento della burocrazia e si lascia solo il 30 per cento ai settori popolari, che dovrebbero essere gli unici beneficiari di questi progetti che, in ogni caso, non vengono finanziati dai capitalisti nordamericani, né da quelli europei, ma dallo sfruttamento a cui sono sottoposte le popolazioni europee e nordamericane, quelle latinoamericane, africane e dei paesi in via di sviluppo. È lì che è iniziata la polemica e la fantasia che in Nicaragua esiste una dittatura", ha segnalato il presidente nicaraguense.
Ortega ha inoltre letto un documento che si starebbe approvando nei prossimi giorni nel Parlamento Europeo. Secondo il testo, l’UE starebbe chiedendo al governo del Nicaragua ed alle sue autorità la sospensione immediata della violenza e l’adozione di misure urgenti per ritrovare la pace, basandosi sui principi dei diritti umani che vincolano il Nicaragua; chiedere al governo del Nicaragua il riconoscimento pubblico delle organizzazioni di difesa dei diritti umani e dei loro membri; chiedere alle autorità del Nicaragua di agire affinché cessino immediatamente gli attacchi contro i membri e le organizzazioni di difesa dei diritti umani e che i responsabili siano giudicati e sanzionati da un tribunale in modo imparziale ed indipendente; sollecitare al governo nicaraguense e le varie istanze dello Stato di vegliare affinché siano garantite la libertà di espressione e l’indipendenza della giustizia, garantendo così la preservazione dei fondamenti democratici del paese e che il Nicaragua ratifichi lo Statuto di Roma che crea la Corte Penale Internazionale. Infine si chiede che le negoziazioni di un Accordo di Associazione tra l’Unione Europea ed i paesi dell’America Centrale vengano sospese fino a che in Nicaragua si rispetti nuovamente lo Stato di Diritto, la democrazia ed i diritti umani, difesi e promossi dall’Unione Europea.
Le oscure manovre internazionali sono state analizzate anche da William Grigsby, direttore di Radio La Primerísima di Managua. (Ascolta in http://www.radiolaprimerisima.com/noticias/general/43719 ). Secondo il giornalista, "tra i nicaraguensi non esiste una chiara percezione del problema che stiamo affrontando. Qui non si tratta di chi ha vinto o perso le elezioni. Non è vero e non è questo il problema di fondo. Non lo è mai stato! Né agli Stati Uniti, né ad alcune delle potenze europee interessa chi ha vinto le elezioni municipali in Nicaragua. Ciò che veramente gli importa è il controllo egemonico sul Nicaragua e sul Centroamerica. È questo il tema centrale e non possiamo non prenderlo in considerazione".
Per Grigsby esistono prove sufficienti per dimostrare questa tesi, come ad esempio i brogli elettorali avvenuti in Messico nel 2006, negli Stati Uniti nel 2000 ed in Salvador nel 2004. "Perché non c’è stata una sola dichiarazione di condanna contro questi brogli?" - si è domandato il giornalista. "Perché si trattava degli Stati Uniti, «problemi interni degli Stati Uniti», dicevano. Dicevano anche che «l’autorità elettorale l’ha dichiarato vincitore». In Messico è stato lo stesso: «l’autorità elettorale ha dichiarato vincitore Felipe Calderón e bisogna accettare la sentenza dell’arbitro». Questo è quello che dicevano gli europei ed i nordamericani. E perché? Perché chi ha perso è stata la sinistra e chi ha vinto è stata la destra. O meglio, chi ha rubato le elezioni è stata la destra ed a chi sono state rubate è stata la sinistra. Stiamo parlando del Messico solo due anni fa. E chi è stato il primo a congratularsi con il vincitore? José Luis Rodríguez Zapatero. Non c’erano ancora i risultati definitivi delle elezioni messicane e già si stava congratulando perché Calderón si era impegnato a difendere gli interessi delle multinazionali spagnole nello Stato messicano".
"Allora - ha concluso Grigsby - qui non si tratta di vedere se hanno vinto o no i sandinisti. Non è questo il problema. Agli yankee ed agli europei non sono mai interessate le elezioni municipali. MAI. Questa è la scusa per cercare di asfissiare un progetto di chiaro taglio popolare. Non inganniamoci, non c’è in gioco la democrazia come vogliono farci credere, ma gli interessi economici nordamericani ed europei e gli interessi militari degli Stati Uniti. Questo è quello che c’è in gioco".
© (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua www.itanica.org )

martedì 23 dicembre 2008

Acteal la strage non si può dimenticare

Il tempo non nasconde le responsabilità
Il 22 dicembre si sono compiuti 11 anni dal crimine contro l’umanità commesso a Acteal da parte del Governo Messicano con l’allora Presidente Ernesto Zedillo. Un impunità generalizzata ha coperto in questi anni i responsabili materiali e morali.

L’attuale governatore del Chiapas Juan Sabines Guerrero ha tentato di approfittare di questo anniversario per presentare un immagine pulita del potere messicano. L’Organizzazione de Las Abejas criticano l’opportunismo cinico del Governatore e affermano "il governatore vuole andare a Acteal, secondo lui a lasciare dei fiori mentre va a inaugurare la nuova strada da Chenalo a Acteal. Vogliamo dire chiramente: questo Governo di Sabines non ha fatto altro che cercare di dividere le organizzazioni sociali, comprando i dirigenti e le coscienze con posti pubblici e programmi assistenzialisti. Ma con noi non si gioca. La giustizia e la dignità non si vendono e non si cambiano con un osso". L’organizzazione che continua chiedendo giustizia e castigo per i veri autori intellettuali del massacro del 22 dicembre del 1997 contesta al Governatore che: " Questo non è una concidenza? Oppure è per confondere l’opinione pubblica che il Governo fa questa visita? Un’altra azione come quando arrestò il paramilitare Antonio Sántiz López e tentò di farlo passare come autore intellettuale del massacro e poi lo lasciò libero?" Las Abejas invitano perciò alla commemorazione di Acteal "tutte le persone in buonafede e che sono impegnate nella ricerca vera della giustizia e della pace".







sabato 20 dicembre 2008

Quinto viaggio della Dignity "We are going to Gaza"


A bordo attivisti israeliani e internazionali e aiuti sanitari
La Dignity è entrata nel Porto di Gaza alle otto di sera dopo che la Marina Israeliana aveva minacciato di fermarli e di prelevare i due israeliani a bordo. "Sappiamo che avete israeliani a bordo, per cui o tornate indietro o vi abbordiamo e li prendiamo" ha detto la voce nella radio. "Noi stiamo andando a Gaza" ha replicato Huwaida Arraf, la portavoce della delegazione. Neta Golan, una degli isrealiani a bordo e co-fondatrice dell’Internacional Solidarity Movement ha dichiarato " Paesi che commettono crimini contro l’umanità affermano di farlo per il loro popolo. Israele fa proprio questo e non vuole che nessuno sia testimone di quello che fa nel loro nome". La Dignity portava a bordo anche due inviati della Eid Charity del Qatar che sono andati a Gaza per aiutare. La loro intenzione è tornare indietro con delle proposte su come poter alleviare la punizione collettiva di un milione e mezzo di palestinesi. "E’ solo l’inizio. Vogliamo vedere come possiamo essere utili per cambiare la situazione" ha affermato Alaze Al-Qahtani.
Questo è il quinto viaggio del Free Gaza Movement per rompere l’assedio a Gaza.
Vedi il video dell’arrivo della Dignity con le interviste agli attivisti israeliani e internazionali.

sabato 13 dicembre 2008

236 collettivi si sono iscritti al Primo Festival della Rabbia Degna

Articolo di Hermann Bellinghausen da La Jornada
L’agenda culturale prevede la partecipazione di 54 gruppi musicali
Il gruppo di appoggio alla Commissione Sesta ed Intergalattica dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) per organizzare il Festival della Degna Rabbia, che si svolgerà l’ultima settimana di dicembre ed i primi giorni di gennaio prossimo, ha informato che si sono registrati 154 collettivi ed organizzazioni del Messico e 82 del resto del mondo.
Questi "vengono a raccontarci e condividere come lottano e si organizzano dalla degna rabbia, in basso e a sinistra", dichiarano gli organizzatori del festival, convocato dall’EZLN nel 15° anniversario dell’insurrezione zapatista, a Città di Messico e San Cristóbal de las Casas, Chiapas.
Dal Messico hanno confermato la loro presenza gruppi di Aguascalientes, Baja California, Bassa California Sur, Campeche, Chiapas, Coahuila, Chihuahua, Colima, Distrito Federal, estado de México, Guanajuato, Jalisco, Michoacán, Morelos, Nuevo León, Puebla, Oaxaca, Querétaro, Quintana Roo, San Luis Potosí, Tabasco, Tamaulipas, Tlaxcala, Veracruz, Yucatán e Zacatecas.
Sono attesi inoltre gruppi da Argentina, Brasile, Canada, Cile, Costa Rica, Colombia, Ecuador, Stati Uniti, Guatemala, Panama, Venezuela, Germania, Belgio, Spagna, Francia, Grecia, Italia, Norvegia, Olanda, Paesi Baschi, Regno Unito, Svezia, Svizzera, Nuova Zelanda e Iran.
Parteciperanno come espositori o in attività culturali sotto il teatro Tenda di Iztapalapa, a Città del Messico. L’ingresso a tutte le attività del festival "è libero ed aperto".
Nell’agenda culturale ci sono 54 gruppi musicali di diversi generi (hip hop, jazz, reggae, ska, rock, afrocaraibica, classica, popolare, rockabilly, infantile, blues, punk) sette compagnie teatrali e due gruppi di danza.
Altre attività si svolgeranno in "una piccola sala di esposizioni para video", e ci saranno spazi per laboratori e mostre. Ci saranno diverse mostre fotografiche: Momentos. La otra campaña (sul viaggio dell’EZLN nei diversi stati della Repubblica), di Sandra Gayou; Otra mirada (sullo stesso argomento, del collettivo La otra mirada; Tierna furia (immagini dell’insurrezione zapatista), di Yuriria Pantoja, e la mostra collettiva 69 miradas sobre Polifemo (137 fotografie dall’insurrezione ribelle al 2004).
Il pittore Homero Santamaría esporrà Tejiendo caminos. Di grafica: Ekos para lxs otrxs (mostra collettiva di e disegni, volantini e poster) e lo spazio per graffiti Pinta tu rabia.
Intanto, il secondo Incontro Europeo di Solidarietà in Difesa della Lotta dei Popoli Zapatisti e dell’Altra Campagna in Messico, svolto a Barcellona, questa settimana ha inviato un saluto al Festival della Degna Rabbia "che speriamo serva per stringere i nostri legami".
I gruppi che hanno partecipato all’incontro dichiarano che lottano "in basso e a sinistra per una Europa realmente autonoma; cioè, giusta, libera, democratica ed anticapitalista". Hanno espresso la loro solidarietà col popolo della Grecia, esempio della resistenza civile contro la "criminalizzazione progressiva" della protesta sociale in diversi stati.
L’incontro ha inoltre sottoscritto le lotte universitarie "contro la mercificazione e l’elitarismo dell’insegnamento in tutta l’Europa", così come la resistenza degli immigranti "che incontrano sempre più barriere, frontiere ed ostacoli legali nello sviluppo della loro vita come persone e lavoratori", tutto questo dovuto al modello di "Europa fortezza" imposto dalla cosiddetta "Direttiva della Vergogna" ed altre leggi contro lo straniero dell’Unione Europea.
Si auspica che il festival convocato dall’EZLN sia l’incrociarsi di strade delle resistenze e della "rabbia creativa" nel mondo.
(Traduzione "Maribel" – Bergamo)

martedì 9 dicembre 2008

A Pando fu un massacro. L'UNASUR conferma.


di Annalisa Melandri










L’ Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) ha presentato il 3 dicembre il suo rapporto sugli scontri avvenuti a Pando in Bolivia lo scorso mese di settembre, dove almeno 30 persone furono uccise e dove si registrarono numerosi feriti e casi di persone scomparse a causa della violenza dei gruppi di separatisti legati all’ex prefetto Leopoldo Fernández, attualmente in carcere a La Paz con l' accusa di omicidio, terrorismo e associazione a delinquere.

I leader dei paesi che aderiscono all’Unione delle Nazioni Sudamericane, dopo i violenti scontri si riunirono infatti straordinariamente in Cile, paese al quale spetta la presidenza di turno dell’Unione, e confermando l’appoggio incondizionato al presidente boliviano Evo Morales dichiararono, in quella che è nota come la Dichiarazione della Moneda, di voler dar vita a una commissione investigativa che potesse far luce sugli avvenimenti di Pando.
Nel rapporto finale, consegnato il 27 novembre alla presidenta cilena Michelle Bachelet, secondo UNASUR dunque non si trattò di decessi dovuti a scontri tra diverse fazioni, ma di vere e proprie esecuzioni sommarie ed extragiudiziali realizzate da persone vicine alla prefettura del dipartimento di Pando, che rispondevano ad un preciso piano destabilizzatore e criminale.

Rodolfo Matatrollo, rappresentante della Commissione dell’ UNASUR, ha dichiarato che a Pando “si è svolto un massacro, e questa è proprio la parola esatta perchè è così che si definiscono nei protocolli internazionali questo tipo di fatti”.Tra le conclusioni del rapporto si legge che secondo la commissione il massacro dei contadini fu premeditato e si configura pertanto come un crimine contro l’umanità.
Si evidenzia anche il ruolo passivo della Polizia durante quei giorni, atteggiamento che ha permesso al clima di violenza generale di degenerare pesantemente, verificandosi inoltre casi di vera e propria complicità con gli aggressori dei contadini.

Le testimonianze raccolte, i video visionati e numerose fotografie hanno dimostrato inquivocabilmente le torture inflitte da funzionari statali ai contadini boliviani dopo il loro arresto o mentre venivano condotti agli ospedali con lo scopo di obbligarli a incriminare altre persone di quanto avvenuto.

Ovviamente la presentazione della relazione finale della Commissione, è stata accompagnata in Bolivia dai settori dell’opposizione al presidente Evo Morales, da numerose polemiche.

Paraguay: violenta repressione della polizia al movimento dei senza casa. Già cinque “sintechos” crocefissi per protesta.

Continua da dieci giorni la protesta di 16 organizzazioni dei
“sintechos” (senza tetto) che protestano ad Asunción per il mancato acquisto dei terreni per la costruzione di case popolari che doveva avvenire entro il 2008, a fronte di un impegno di 48 mila milioni di guaranì (circa 8 milioni di euro) che il Senato aveva approvato nel bilancio statale destinandolo allo scopo e che rischiano di essere incamerati dallo stato se non spesi entro l’anno.Chiedono inoltre la regolarizzazione delle terre occupate, l’istallazione di pozzi artesiani.
Alle proteste alle quali hanno partecipato migliaia di persone e che hanno bloccato le strade della capitale, la polizia ha risposto con le armi lasciando un morto, due feriti gravi, fra cui uno degli organizzatori ferito da un proiettile al collo e altri di minore entità.
Ora la protesta si svolge nel centro di Asunción, davanti alla sede della Secretaría de Acción Social (SAS), incaricata all’esecuzione del programma, con la richiesta della destituzione dell’Amministratore dell’Ente Pablino Cáceres, accusato di incapacità per non aver a tutt’oggi concretizzato l’acquisto delle terre per la costruzione delle case popolari e per creare discriminazioni fra le varie associazioni che chiedono le assegnazioni escludendone una parte.
Da venerdì due donne hanno iniziato un’azione di protesta clamorosa, facendosi crocifiggere davanti all’Istituto; la loro iniziativa è stata seguita da altri e oggi sono già cinque i “Sintechos” crocifissi per protesta, mentre altri si sono incatenati alle inferiate dell’Istituto iniziando uno sciopero della fame che intendono protrarre, al momento, fino al 25 di dicembre. Sono annunciate altre crocifissioni per i prossimi giorni.

lunedì 8 dicembre 2008

El Salvador: ARENA in combutta con imprenditori centroamericani prepara il broglio elettorale

Il partito governante di estrema destra de El Salvador, Arena, starebbe preparando un enorme broglio elettorale per impedire la vittoria del Frente Farabundo Martí (Fmln) durante le prossime elezioni presidenziali di marzo 2009.
Circa 200 mila persone della regione centroamericana, 40 mila dal Nicaragua, sono state invitate dal governo salvadoregno per poter lavorare in vari tipi di raccolta (caffè e canna da zucchero) e verranno registrati ufficialmente dando loro un documento che gli permetterà di votare per il partito di governo.
Gli accordi tra Arena ed i lavoratori starebbero avvenendo grazie alla partecipazione diretta dei settori imprenditoriali del Nicaragua, Guatemala ed Honduras ed all’immancabile interessamento del Dipartimento di Stato nordamericano, il quale vede con estrema preoccupazione il netto vantaggio del candidato del Fmln su quello di Arena a pochi mesi dalle elezioni.
Questa è la denuncia fatta pubblicamente da José Antonio Zepeda, segretario generale di Anden e membro del Frente Nacional de los Trabajadores, Fnt, in rappresentanza della Piattaforma Sindacale Comune Centroamericana.
"Lo stesso governo salvadoreño ha annunciato questa misura - ha detto Zepeda - e la cosa che ci preoccupa è che questa richiesta di lavoratori non è stata fatta utilizzando i canali istituzionali del Ministero del Lavoro, ma tramite accordi tra imprenditori dei vari paesi.
Come Piattaforma ci siamo riuniti con membri del governo salvadoreño e durante una conversazione ad alcuni di loro è sfuggita questa informazione che abbiamo immediatamente raccolto ed oggi la stiamo denunciando. È evidente, inoltre, che il governo degli Stati Uniti farà di tutto per evitare una vittoria elettorale del Fmln e la decisione di congelare in Nicaragua i fondi della Cuenta del Milenio è un chiaro messaggio ai salvadoregni. La campagna di destabilizzazione e di attacco mediatico contro il governo del Nicaragua, iniziata dopo le elezioni, è uno degli strumenti che stanno utilizzando nel Salvador per evitare che il Fmln vinca le elezioni. L’obiettivo è chiaro e cioè evitare che la regione continui nel suo processo di trasformazione", ha concluso Zepeda.
(Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - http://www.nicaraguaymas.blogspot.com/ e http://www.itanica.org/ )

domenica 7 dicembre 2008

Ya Basta! festeggia i 25 anni del MST

A partire dal 19 Gennaio’09 PresenzAttiva in Brasile.


Una delegazione dell’Ass. Ya Basta! parteciperà ai festeggiamenti dei 25 anni del Movimento do Trabalhadores Rurais Sem Terra, che si terranno a partire dal 20 Gennaio 2009 in Brasile.
In particolare il gruppo sarà ospitato nello Stato del Rio Grande do Sul all’interno dela Fazenda Anoni - la prima storica occupazione fatta dai Sem-Terra nel 1979, prima ancora che si costituissero come Movimento - per 4 giornate di Incontro Nazionale del MST e delle realtà internazionali che li sostengono e lottano al loro fianco.
Al termine dell’Incontro il viaggio continuerà per conoscere le realtà brasiliane in lotta e resistenza contro le dinamiche imposte dal neoliberismo e per denunciare le situazioni di abuso e sfruttamento legate all’Agrobusiness.

Speciale MST 25 anni

Per informazioni sul viaggio e per essere aggiornato sulle iniziative dell’Associazione Ya Basta!, scrivi a: yabastabrasil@gmail.com

oppure vai al sito: http://www.yabasta.it/ - http://www.yabastareggioemilia.it/

Approfondimenti:
Carovana Brasile ’08: Oltre la lotta per la terra

I movimenti sociali fondano un Tribunale del Popolo per assicurare la giustizia a tutti i cittadini.

dal sito Musibrasil
Disuguaglianze, Stato sotto accusa
In Brasile i movimenti sociali fondano un tribunale del popolo per assicurare la giustizia a tutti i cittadini. E per costringere le istituzioni del Paese a garantire i diritti all’intera popolazione.

Il Brasile occupa i primissimi posti nella classifica dei paesi dove più forti e altrettanto visibili sono le disuguaglianze. La forbice tra ricchi e poveri aumenta quotidianamente e spesso lo Stato non riesce a tutelare i capisaldi fondamentali della cittadinanza sociale e attiva. Pure in piena espansione economica e con tassi di crescita che possono essere considerati da primo mondo se limitiamo il nostro sguardo ai centri del potere quali la capitale Brasilia, ai palazzi di banche trasformatesi nel volgere di poco tempo in luoghi capaci di far girare l’economia dell’intero continente latinoamericano e a multinazionali con fatturati astronomici, restano ampie sacche di povertà, emarginazione e miseria. Lo Stato non riesce a farvi fronte, oppure si adopera per trovare soluzioni che spesso finiscono per essere nel migliore dei casi inadeguate e nel peggiore apertamente repressive. In poche parole, il Brasile rischia di consolidarsi come un paese incapace di tutelare gli elementari diritti umani e sociali delle persone (principalmente delle fasce più emarginate della società), pur essendosi lasciato alle spalle dal 1985 (anno in cui ebbe fine la dittatura militare) le pulsioni antidemocratiche e autoritarie.
E’ proprio sulla base di queste motivazioni che i movimenti sociali del paese hanno costituito un Tribunale popolare che inizierà il lavoro il 4 dicembre con un dibattito che avrà al suo interno un seminario particolarmente significativo fin dal suo titolo: "Lo Stato brasiliano sul banco degli imputati". La nascita del Tribunal popular prende spunto da una recente analisi dell’Istituto di studi socioeconomici (Inesc), denominata "Diritti e disuguaglianze, uno sguardo sul 2009", che analizza e verifica in modo ragionato qual è stato l’impegno fin qui assunto dal Brasile in materia di tutela dei diritti umani e di riduzione delle disuguaglianze sociali. Dall’indagine non emergono dati incoraggianti: in particolare rischiano di essere smantellati alcuni dei diritti sociali fondamentali sanciti dalla Costituzione del 1988, che aveva ridefinito le regole politiche dello stato dopo la lunga dittatura instaurata nel 1964.
La ricerca ha anche evidenziato l’aumento delle disuguaglianze razziali, etniche e di genere, al pari della preoccupante crescita di razzismo e sessismo nella società brasiliana, la cui causa starebbe nella debolezza delle politiche pubbliche messe fin qui in pratica dai vari governi succedutisi al Planalto, che di fatto hanno finito per non rendere universali principi comunemente acquisiti alla base dello stato di diritto. Senza casa, donne, indigeni, abitanti delle favelas, neri restano sempre più confinati ai margini della società e del mercato del lavoro e le loro rivendicazioni sono represse con estrema violenza nella maggior parte dei casi.
Proprio su questi temi si sono confrontati presso l’Università di San Paolo (Usp) un gruppo di ricercatori, attivisti per i diritti umani ed esponenti dei movimenti sociali che, in una sorta di sessione anticipata del Tribunal popular, alla fine di ottobre hanno affrontato principalmente il problema della violenza messa in atto dallo Stato nei confronti di coloro che si battono per il diritto alla casa, soprattutto sem teto e comunità in lotta contro gli sgomberi coatti da parte della polizia. Gli interventi di Daniel Laje, rappresentante del Mtst di San Paolo (Movimento dei lavoratori senza tetto), dei militanti del Movimento de Moradia, di Ricardo Matos e Robson Mendonça (Aliança pela Vida), del coordinatore degli ex prigionieri politici Ivan Seixas e del filosofo Paulo Eduardo Arantes hanno spiegato quale sarà la funzione del neonato Tribunal Popular.
Tutti i relatori sono partiti da un dato centrale: le risposte errate, o comunque non adeguate, che offre lo Stato nei confronti delle richieste e dei problemi che vive quotidianamente quella fascia di popolazione esclusa dal benessere di cui gode una minoranza di brasiliani e che per questo ha deciso di auto-organizzarsi secondo pratiche politiche e forme di lotta alla cui base sta non solo l’orizzontalità e l’iniziativa dal basso ma, nella maggior parte dei casi, anche le necessità alla base della sopravvivenza quotidiana. Di fronte a queste realtà sociali lo Stato ha risposto in un modo univoco e intransigente, considerandole soltanto come un problema di ordine pubblico da risolvere con qualsiasi mezzo non sempre lecito e rispettoso dei diritti umani.
Per questo motivo, spiega la partecipata rete che ha lavorato per far nascere il Tribunal popular (che annovera, tra le decine di adesioni, quelle dell’Associação de juizes pela democracia, della Rede social de justiça e direitos humanos, del Forum da juventude negra, del Consiglio indigeno missionario, del Forum das pastorais sociais, di Sem terra e Sem teto), il suo ruolo dovrà svolgere una funzione di osservatorio permanente «per giudicare e condannare lo Stato brasiliano per le sistematiche violazioni dei diritti elementari nei confronti della popolazione più povera, soprattutto verso i giovani e i neri abitanti nelle favelas e nelle periferie urbane e denunciare la criminalizzazione dei movimenti sociali, in particolare quello sindacale, ecologista e dei senza terra».
Il concetto principale a cui si ispirerà il Tribunale sarà quello di garantire la giustizia sociale per tutti i cittadini brasiliani, un aspetto su cui, puntano l’indice i movimenti sociali, il Brasile finora non ha brillato per trasparenza: «dall’entrata in vigore della Costituzione Federale del 1988 lo Stato brasiliano è stato unanimemente dichiarato democratico a priori per essersi limitato a firmare e ratificare i più importanti trattati e le convenzioni internazionali in cui sono regolati i diritti fondamentali della persona umana», ma questi principi spesso non sono stati messi in pratica.
Alla sostanziale accusa di «predicare bene e razzolare male», lo Stato brasiliano fatica a rispondere a causa della sua conformazione politica. Un esempio: la forte autonomia politico-legislativa di cui godono gli stati dell’Unione permette a quelli con un determinato orientamento politico di perseguire con violenza, essendo dotati di una propria polizia, i movimenti sociali, soprattutto nel Nord-Est, dove maggiore (e per questo più pericolosa) è l’alleanza tra i grandi latifondisti e imprenditori e la classe politica locale. In questo contesto è nata la criminalizzazione del Movimento sem terra nel Rio Grande do Sul, anche se il problema è assai più ampio delle variabili maggioranze politiche degli stati, spiegano gli aderenti al Tribunal popular, che negli ultimi anni hanno denunciato una preoccupante crescita della violenza di Stato. Solo negli ultimi tre anni possiamo ricordare, tra gli altri, la cosiddetta "carneficina del Complexo do Alemão (anno 2007)", Rio de Janeiro, dove un’occupazione da parte di un gruppo di sem teto e comunità urbane povere fu sgomberata con un saldo di 19 morti dalle famigerate Tropas de choque, i battaglioni di polizia in assetto anti sommossa che spesso i governi utilizzano per radere al suolo le favela o in operazioni contro le forti gang criminali che gestiscono il mercato del narcotraffico.
Il Tribunal Popular lavorerà su tre grandi aree tematiche. La prima riguarda la violenza dello Stato a difesa di una supposta sicurezza sociale, di cui è sintomatico l’esempio sopracitato. La seconda si riferisce alle discriminazioni presenti nel sistema carcerario del paese. In questo caso si ricordano le esecuzioni sommarie per placare una rivolta interna nel carcere di cui la maggioranza delle vittime risultò essere baiana, nera, giovane e povera. La terza è relativa alla criminalizzazione di qualsiasi tipo di lotta sociale, ambientale, sindacale, per la riforma agraria.
L’istituzione popolare ha riscontrato un’enorme differenza di valutazione da parte della giustizia dello Stato, per cui a piccoli crimini commessi da appartenenti alle fasce sociali maggiormente discriminate vengono inflitte pene pesantissime, del tutto sproporzionate rispetto a quelli in cui sono coinvolte persone che godono di un alto livello sociale, per le quali assai frequentemente vige una certa impunità. Questi dati sono stati confermati anche dalla relazione del funzionario Onu, Philip Alston, che nel suo rapporto per le Nazioni unite tra gennaio e maggio di quest’anno ha rilevato una preoccupante crescita delle esecuzioni sommarie ed extragiudiziali sia da parte della polizia in servizio che fuori servizio.
L’ultima testimonianza a questo proposito viene dal violentissimo sgombero avvenuto il 23 ottobre ad opera delle Tropas de choque a Curitiba, in una zona di proprietà della società immobiliare Hafil Emreendimentos e occupata a settembre dai senza tetto: di fronte ad una barriera simbolica di qualche pneumatico opposta dagli occupanti, convinti di dimostrare il loro intento pacifico, la polizia ha attaccato con violenza sparando pallottole e lacrimogeni senza badare alla presenza di bambini, donne incinte e ferendo ben 14 persone.
«Di fronte a questa situazione», spiegano i promotori del Tribunale popolare, «il nostro compito sarà quello di mettere lo Stato brasiliano di fronte alle proprie responsabilità e soprattutto a quelle leggi nazionali e internazionali che formalmente riconosce, ma non mette in pratica». L’inizio dei lavori del Tribunale, previsti per il 4 dicembre, cercheranno di trovare una sponda istituzionale in governo e parlamento in modo da poter costruire un tavolo di confronto che aiuti lo Stato a responsabilizzarsi e a riconoscere quelle contraddizioni interne che lo hanno allontanato dalla tutela dei diritti umani fondamentali.

sabato 6 dicembre 2008

I Paesi dell'Alba decidono di creare una moneta comune: il "Sucre"

da Brasil de Fato (trad. di Antonio Lupo)


I capi di Stato approvano la costruzione di una zona monetaria unita e di un fondo di riserva con contributi dei paesi membri per sostenere le politiche di sviluppo. I presidenti e rappresentanti dei Governi dei paesi membri dell'Alternativa Bolivariana per i Popoli della Nostra America (Alba), più l'Equador, hanno dato segnale verde alla creazione di una moneta comune, denominata Sistema Unico di Compensazione Regionale (Sucre), che inizialmente circolerá in maniera virtuale. La Dichiarazione finale del III vertice straordinario dell'Alba approvata a Caracas, con la costruzione di una zona monetaria unita e di un fondo di riserva con contributi dei paesi membri per sostenere le politiche di sviluppo, è stata letta dal presidente venezuelano, Hugo Chávez. Il testo ha ricevuto l'appoggio dei presidenti Evo Morales, dellaBolívia; Rafael Correa, Equador; Manuel Zelaya, dell'Honduras; DanielOrtega, del Nicarágua; e dei rappresentanti di Cuba e della Republica Dominicana, che si riuniranno nuovamente il 14 dicembre a Caracas, per approvare i dettagli tecnici dell'operazione. I partecipanti al vertice, convocato d'urgenza da Chávez per valutare la crisi finanziaria del capitalismo, hanno espresso preoccupazione per la mancanza di proposte concrete per dare risposte alla crisi che minaccia tutti i popoli. Il vice-presidente del Consiglio dei Ministri di Cuba, RicardoCabrisas, ha messo in guardia che il piano predisposto dal presidenteUSA, George W. Bush, e dall'Europa, da priorità agli speculatori e ai banchieri già sconfitti dal mercato: " destinano tre miliardi di dollari per salvare una struttura fallita, ma per decenni non sono stati capaci di onorare l'impegno di destinare lo 0,7% del ProdottoInterno Lordo agli aiuti allo Sviluppo". Il presidente nicaragüense Daniel Ortega considera immorale il pretesto che non c'erano soldi per lo sviluppo, ma ce ne erano per le guerre in Irak e Afganistan, e per salvare le banche. Cabrisas ha affermato che questa crisi non è una ripetizione delle precedenti, va oltre il neoliberalismo e rappresenta la sfida alla capacità degli uomini a salvare la specie umana: é di carattere strutturale, non solo finanziario. Secondo Daniel Ortega, Alba colloca la regione in posizione vantaggiosa per affrontare la crisi, perchè è un modello di orientamento, caratterizzato dalla solidarietà, la complementarietà, il commercio equo e la promozione di programmi sociali come la salute e l'educazione gratuita. Il presidente dell'Equador, Rafael Correa ha messo in risalto che esistono soluzioni, ma si devono prendere decisioni politiche. Per questo ha chiesto a tutti i paesi dell'America Latina di creare una nuova architettura finanziaria per essere più autonomi e sovrani. La sua proposta consiste in tre pilastri fondamentali: una Banca diSviluppo Regionale, un fondo di riserva e una moneta comune per gli scambi commerciali. E' evidente il desiderio di svincolarsi dal monopolio del dollaro nelle relazioni economiche internazionali. Chávez ha suggerito di iniziare con un fondo di riserva simile a quello che c'è tra Venezuela e Cuba, mediante il quale l'intercambio commerciale è cresciuto da 200 milioni a cinque miliardi di dollari.

Colombia - INDIGENI MARCIANO NEL PAESE PER LA DIGNITA' E LA VITA

A partire dalla metà di settembre le organizzazioni indigene in Colombia hanno iniziato una lunga marcia attraverso il paese, la Gran Minga per la dignità e la vita.
Il termine Minga designa una riunione solidale per realizzare un lavoro comune e include la concezione della Madre Terra come parte integrante e organica degli esseri umani.
Le rivendicazioni degli indigeni sono state espresse in cinque punti:
Fine della violazione del diritto alla vita e dei diritti umani; fine dell'aggressione e dell'occupazione del territorio; adozione della dichiarazione dell'Onu sui popoli indigeni; modifica della legislazione di saccheggio che mette a rischio la sopravvivenza dei popoli; compimento degli accordi firmati con le organizzazioni e le mobilitazioni sociali.
Martedì 21 ottobre la polizia ha sparato sui pacifici manifestanti, causando due vittime e diversi feriti. Il presidente Uribe ha inizialmente negato che la polizia abbia usato armi contro gli indigeni, per poi essere smentito clamorosamente da un video mostrato dalla CNN.
Dopo una marcia attraverso l'intero paese, in cui hanno raccolto adesioni e solidarietà da parte di tutti i movimenti sociali e politici colombiani, gli indigeni sono giunti a Bogotà e hanno sfilato per le vie della capitale.
Purtroppo nel grande circo mediatico controllato dagli esponenti del governo è possibile affermare, senza contraddittorio, tutto e il contrario di tutto: al solito, lungi dal chiedere perdono per una rapina secolare ai danni delle popolazioni native, a favore del latifondo e delle multinazionali, il presidente Uribe accusa le diverse associazioni confluite nella Minga di essere uno strumento delle FARC; così come gli studenti, i professori, i sindacalisti, i giornalisti, e tutti gli oppositori sociali.

giovedì 4 dicembre 2008

TURCHIA, L'EX DEPUTATA LEYLA ZANA CONDANNATA A 10 ANNI PER PROPAGANDA TERRORISTICA

L'ex deputata curda Leyla Zana, 49 anni, Premio Sakharov 1995 per la pace, è stata condannata oggi da un tribunale turco a 10 anni di carcere con l'accusa di aver fatto "propaganda terroristica" in nove discorsi pronunciati in pubblico. La condanna le è stata inflitta da un giudice del tribunale penale della città di Diyarbakir, nella parte sud-orientale del Paese, per aver violato le leggi anti-terrorismo, anche se non si conoscono nel dettaglio le parti dei discorsi considerate in violazione della legge. Lo scorso 10 aprile, Leyla Zana aveva avuto da un tribunale della stessa città una condanna a due anni di carcere per un discorso da pronunciato il 21 marzo del 2007 durante un Festival curdo. In quell'occasione, nella parte del discorso incriminata, Leyla Zana aveva detto che il popolo curdo - una delle varie minoranze residenti in Turchia - ha tre leader: Massud Barzani e Jalal Talabani nell'Iraq del Nord e Abdullah Ocalan, ex capo del separatista Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), considerato terrorista da Ankara, ma anche da Ue ed Usa, e ritenuto responsabile della morte di almeno 40 mila persone dall'inizio della sua attività, nel 1984. Zana, che è stata anche candidata al Premio Nobel per la pace e che nel 1996 ricevette la cittadinanza onoraria di Roma per il suo impegno nel campo dei diritti umani e civili, arrivò alla ribalta delle cronache internazionali nel 1994, dopo essere stata condannata, insieme con altri tre deputati del poi disciolto partito curdo Dep, a 15 anni di carcere per "fiancheggiamento" del Pkk, dopo alcuni discorsi pronunciati in Parlamento.

Comunicato EZLN su Primo Festival Mondiale della Degna Rabbia

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
Commissione Sesta e Commissione Intergalattica dell´EZLN
26 Novembre 2008

A gli/le aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona in Messico e nel Mondo:
A gli/le invitati al Primo Festival Mondiale della Degna Rabbia:
Al popolo del Messico:
Ai popoli del Mondo:

COMPAGNE E COMPAGNI:

FRATELLI E SORELLE:

CON L´OCCASIONE VI INFORMIAMO SUGLI AVANZAMENTI DEI LAVORI PER LA CELEBRAZIONE DEL PRIMO FESTIVAL MONDIALE DELLA DEGNA RABBIA.

PRIMO.- AD OGGI ABBIAMO LA CONFERMA DELLA PRESENZA DI PERSONE, GRUPPI, COLLETTIVI E ORGANIZZAZIONI, OLTRE CHE DEL MESSICO, DEI SEGUENTI PAESI:

IRAN.
ARGENTINA.
ITALIA.
FRANCIA.
UNIONE AMERICANA.
BRASILE.
SVEZIA.
COSTA RICA.
STATO SPAGNOLO.
SVIZZERA.
PAESI BASCHI.
CUBA.
CILE.
INGHILTERRA.
AUSTRIA.
VENEZUELA.
BELGIO.
GERMANIA.
NORVGIA.
GRECIA.

SECONDO.- DAL NOSTRO PAESE, MESSICO, PARTECIPERANNO COMPAGNE E COMPAGNI DELL´ALTRA CAMPAGNA DEI VARI STATI DELLA REPUBBLICA E CHE LOTTANO ATTRAVERSO I MEZZI DI COMUNICAZIONE ALTERNATIVI, PER LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI, NELLE SCUOLE E NELLE UNIVERSITA´, CONTRO LA REPRESSIONE, PER LA PRESENTAZIONE IN VITA DEI DESAPARECIDOS E LA LIBERAZIONE DEI DETENUTI POLITICI E DETENUTE POLITICHE, NELLE ORGANIZZAZIONI SOCIALI E POLITICHE, NELL´ARTE E NELLA CULTURA, NEI SINDACATI, NELLA LOTTA DELLE DONNE, CON I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DELLA MAQUILA A NORD DEL MESSICO, NELLA LOTTA PER L´AMBIENTE, NELLA DIVERSITA´ SESSUALE, NEL MOVIMENTO DEI MAESTRI, NELLE CAMPAGNE, CON LE LAVORATRICI E LAVORATORI DEL SESSO, E L´OTTIMA LOTTA DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO.

TERZO.- NEI GIORNI 26, 27, 28 E 29 DICEMBRE 2008, QUANDO IL FESTIVAL SI SVOLGERA´ A CITTA´ DEL MESSICO, ALCUNE DELLE ATTIVITA´ IN PROGRAMMA SONO:

26 Dicembre 2008

ore 10:00 INAUGURAZIONE

ore 11:00 Le Quattro Ruote Capitalismo: SFRUTTAMENTO. Forum Aperto con la partecipazione dei lavoratori dell´industria maquiladora in Bassa California e Tamaulipas, la Confederación General de Trabajadores (Spagna), operai di Solano (Argentina) e lavoratori del Medioriente (Iran), e tutti i lavoratori e lavoratrici che vorranno partecipare avvisandoci in anticipo.

Modera: Centro di Analisi Multidisciplinare della UNAM (Messico).

Ore 17:00 Altri Percorsi: UN´ALTRA CITTA´. Forum Aperto con la partecipazione della Unión Nacional de Organizaciones Populares de Izquierda Independiente UNOPII (Messico), la Unidad Obrero y Socialista UNÍOS (Messico), giovani dei collettivi anarchici, punk e libertari (Messico). Brigada Callejera (Messico), e coloro che lottano nelle città che vorranno partecipare avvisandoci in anticipo.

Modera: UNOPII (Messico).

27 dicembre 2008

ore 11:00 Le Quattro Ruote del Capitalismo: ESROPRIO. Forum Aperto con la partecipazione del Congresso Nazionale Indigeno (Messico), Coloni di Lomas de Poleo (Ciudad Juárez) (Messico), Asociación de Cabildos Indígenas del norte del Cauca (Colombia), e tutti coloro che abbiano qualcosa da dire sull´esproprio capitalista che vorranno partecipare avvisandoci in anticipo.

Modera: Bárbara Zamora (Messico).

Ore 17:00 Altri Percorsi: ALTRI MOVIMENTI SOCIALI. Forum Aperto con la CNUC-Tlaxcala (Messico), Fuerza Indígena Chinanteca (Messico), Frente del Pueblo (Messico), Colonia Blanca Navidad, di Nuevo Laredo (Messico), Frente Popular Francisco Villa Independiente (Mesico), CACTO-Oaxaca (Messico).

Modera: CNI (Mesico).
28 dicembre 2008

ore 11:00 Le Quattro Ruote del Capitalismo: REPRESSIONE. Forum Aperto con le Donne di Sinaloa e Chihuahua (Messico), messaggio dei detenuti politici di Atenco (Messico), messaggio registrato di Gloria Arenas, detenuta politica (Messico), Collettivo Tod@s somos Pres@s (Messico), Red Nacional contra la Represión y por la Solidaridad (Messico), e Bárbara Zamora (Messico).

Modera: UNÍOS (Messico).

ore 17:00 Altri Percorsi: UN´ALTRA STORIA, UN´ALTRA POLITICA. Tavolta rotonda con la partecipazione di John Holloway, Felipe Echenique (Messico), Francisco Pineda (Messico), Raúl Zibechi (Uruguay), Olivier Besacenot (Francia), Mónica Baltodano (Nicaragua), Sergio Rodríguez Lascano (Messico).

Modera: Rivista Rebeldía (Messico).

29 dicembre 2008

ore 11:00 Le Quattro Ruote del Capitalismo: DISPREZZO. Forum Aperto con il Collettivo Anarko Punk La KURVA (Messico), Congresso Nazionale Indigeno (Messico), Asamblea Nacional de Braceros (Messico), Mercedes Oliveira (Messico).

Modera: CNI (Messico).

QUARTO.- PER LA SERIE DI CONFERENZE CHE SI SVOLGERANNO A SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS, CHIAPAS, DAL 2 AL 5 GENNAIO 2009, HANNO CONFERMATO LA LORO PARTECIPAZIONE LE SEGUENTI PERSONE:

Adolfo Gilly (Messico).
Pablo González Casanova (Messico)
Mónica Baltodano (Nicaragua).
Luis Villoro (Messico)
Oscar Olivera (Bolivia).
Michael Hardt (USA)
Walter Mignolo (Argentina)
Pier Luigi Sullo (Italia)
Sylvia Marcos (Messico)
Jotxe Iriarte (Paesi Baschi)
Paulina Fernández (Messico)
Marcos Roitman (Cile-Spagna)
Gustavo Esteva (Messico)
Jean Robert (Svizzera)
Arundhati Roy (India) (invierà il suo intervento)
Bárbara Zamora (Messico)
Carlos Aguirre Rojas (Messico)
Raúl Zibechi (Uruguay)
Carlos González -CNI- (Messico)
Juan Chávez -CNI- (Messico)
John Berger (Inghilterra) (invierà il suo intervento)
Olivier Bensacenot (Francia)
Jaime Pastor (Spagna)
Movimiento de los Sin Tierra (Brasile)
Sergio Rodríguez Lazcano (Messico)
Vía Campesina (Internazionale)

QUINTO.- DA PARTE DELL´EZLN HANNO CONFERMATO LA LORO PARTECIPAZIONE COME MODERATORI O PARTECIPANTI ALLE CONFERENZE IN CHIAPAS I SEGUENT@ COMPAGN@:

COMANDANTA SUSANA.
COMANDANTA MIRIAM.
COMANDANTA HORTENSIA.
COMANDANTA FLORENCIA.
COMANDANTA EVERILDA.
COMANDANTE DAVID.
COMANDANTE ZEBEDEO.
COMANDANTE TACHO.
COMANDANTE GUILLERMO
TENIENTE CORONEL INSURGENTE MOISÉS.
CAPITANA INSURGENTE ELENA.
NIÑA LUPITA.
NIÑA TOÑITA.

SESTO.- PER GLI INVITI ABBIAMO PROCEDUTO SULLA BASE DEI DATI IN NOSTRO POSSESSO DEGLI ADERENTI ALLA SESTA DICHIARAZIONE, DEI CONTATTI AUTI DURANTE IL PERCORSO DELL´ALTRA CAMPAGNA E GLI INDIRIZZI DEI PRESENTI ALLE DIVERSE ATTIVITA´ PUBBLICHE DELL´EZLN. SE QUALCHE PERSONA, GRUPPO, COLLETTIVO O ORGANIZZAZIONE, DEL MESSICO E DEL MONDO, NON E´ STATO INVITATO, SICURAMENTE E´ PERCHE´ NON ABBIAMO I SUOI DATI. VI CHIEDIAMO QUINDI DI SCUSARCI DI QUESTA NOSTRA MANCANZA E DI METTERVI IN CONTATTO ATTRAVERSO LA PAGINA INTERNET DI ENLACE ZAPATISTA, NELLA SEZIONE DEDICATA AL FESTIVAL MONDIALE DELLA DEGNA RABBIA.

SETTIMO.- SPECIFICHIAMO CHE GLI INVITI SONO PER PARTECIPARE COME ESPOSITORI. L´INGRESSO A TUTTE LE ATTIVITA´ DEL FESTIVAL E´ LIBERO E APERTO A TUTTI COLORO CHE VOGLIANO ASSISTERE E CONOSCERE LA DEGNA RABBIA CHE SI ORGANIZZA IN MESSICO E NEL MONDO.

ULTERIORI DETTAGLI TECNICI E PROCEDURALI SARANNO COMUNICATI DALL´EQUIPE DI APPOGGIO ORGANIZZATIVO DEL FESTIVAL, NELLA PAGINA ELETTRONICA DI ENLACE ZAPATISTA, NELLA SEZIONE DEDICATA AL FESTIVAL MONDIALE DELLA DEGNA RABBIA.
PER ORA E´ TUTTO, VI TERREMO INFORMATI.
LIBERTA´ E GIUSTIZIA PER ATENCO!
Dalle montagne del Sudest Messicano.
Subcomandante Insurgente Marcos. Teniente Coronel Insurgente Moisés.
Commissione Sesta dell´EZLN Commissione Intergalattica dell´EZLN
Messico, Novembre 2008

UN ALTRO MONDO, UN ALTRO CAMMINO

Serata sul Chiapas e Messico, in preparazione del Primo Festival Mondiale della Rabbia Degna

Nella serata:
Racconto fotografico della Carovana Europea “Los Zapatistas no estan solos” nei Caracoles, dell’agosto 2008;
Informazioni sulla carovana “In Movimento” per partecipare al primo festival mondiale della Rabbia Degna, dicembre 2008 - gennaio 2009;
Presentazione del progetto “Café Rebelde Zapatista”

Associazione Ya Basta! Napoli - csoa Tempo Rosso

h.: 18:00 csoa Tempo Rosso - Via C. Giuliani - Pignataro Maggiore - Caserta uscita A1 - Capua - seguire per Pignataro Maggiore

mercoledì 3 dicembre 2008

LETTERA DEI MOVIMENTI SOCIALI AL PRESIDENTE LULA

(Presentata ad alcuni ministri nell'incontro del 26 novembre)
Presidente Lula,
Siamo contenti che il governo federale abbia preso l’iniziativa di ascoltare i movimenti sociali, sindacali, popolari, le pastorali sociali e gli enti che operano organizzando il nostro popolo, di fronte al gravequadro di crisi che già si fa sentire e che ­ tutto porta a credere ­si approfondirà, colpendo la nostra economia, la nostra società e soprattutto il popolo brasiliano.
Vogliamo approfittare di questa opportunità per manifestare le nostre proposte concrete che riteniamo il governo federale debba assumere per preservare, soprattutto, gli interessi del popolo e non soltanto quellidelle imprese e del profitto del capitale.L’insieme di queste proposte si inserisce nell’idea che ci accomuna tutti che dobbiamo approfittare della breccia della crisi per cambiare la politica macroeconomica di natura neoliberista e andare costruendo un nuovo modello di sviluppo nazionale, basato su altri parametri, soprattutto sulla distribuzione del reddito, sulla creazione di posti di lavoro e sul rafforzamento del mercato interno.La nostra preoccupazione fondamentale è far sì che la necessità di un cambiamento porti ad assumere misure concrete che puntino a migliorare le condizioni di vita del nostro popolo, garantendo i diritti all’educazione pubblica, gratuita, democratica e di qualità a tutti i livelli, ad abitazioni dignitose, all’accesso alla cultura e alle riforme urbana e agraria. Purtroppo, la maggioranza del nostro popolo non ha accesso a questi diritti basilari. Sappiamo che i forti interessi dei capitalisti locali, delle imprese transnazionali e, soprattutto del sistema finanziario concentranosempre più ricchezza, reddito e impediscono che il nostro popolo usufruisca della ricchezza che produce.Siamo ormai stanchi di tanta dominazione capitalista e ora assistiamo alle crisi finanziarie e all’offensiva degli interessi dell’impero che controlla le ricchezze naturali, minerali, l’acqua, i semi, il petrolio, l’energia e ifrutti del nostro lavoro.Di fronte a questo, vogliamo presentarle alcune proposte concrete per poter risolvere realmente i problemi del popolo e impedire che di nuovo le grandi imprese transnazionali e le banche trasferiscano sul popolo il costo della crisi.
PROPOSTE DI ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE
1. Sosteniamo come risposta alla crisi il rafforzamento della strategia di integrazione regionale, che si materializza a partire da meccanismi come: MERCOSUL, UNASUL e ALBA.
2. Appoggiamo misure come la sostituzione del dollaro nelle transazioni commerciali con monete locali, come recentemente hanno fatto Brasile e Argentina, e suggeriamo che questa misura debba essere adottata dall’insieme dei paesi dell’America Latina.
3. Sosteniamo il consolidamento più rapido possibile della BANCA DEL SUD, come un agente che promuova lo sviluppo regionale e che aiuti la crescita del mercato interno tra i paesi dell’America Latina e come un meccanismo di controllo delle nostre riserve, per impedire la speculazione delle banche, del FMI e degli interessi del capitale degli USA.
4. Affermiamo che l’attuale crisi economica e finanziaria è responsabilità dei paesi centrali e degli organismi diretti da loro, come il WTO, la Banca Mondiale e il FMI. Sosteniamo un nuovo ordine internazionale, che rispetti la sovranità dei popoli e delle nazioni.
5. Chiediamo il vostro impegno per il ritiro immediato di tutte le forze straniere da Haiti. Nessun paese dell’America Latina deve avere basi e presenza militare straniera. Proponiamo, invece, la costituzione di un fondo internazionale solidale per la ricostruzione economica e sociale di quel paese. Ci dichiariamo inoltre contrari alla riattivazione della Quarta Flotta della Marina da Guerra degli USA in acque latinoamericane.
PROPOSTE DI POLITICA INTERNA
1. Mettere sotto controllo e ridurre immediatamente i tassi di interesse
2. Imporre un rigoroso controllo dei movimenti del capitale finanziario speculativo, istituendo quarantene e impedendo la libera circolazione, penalizzando con elevate tasse i profitti speculativi.
3. Sosteniamo che tutti i governi devono utilizzare le ricchezze naturali, dell’energia, del petrolio, dei minerali, per creare fondi solidali da investire in una soluzione radicale dei problemi del popolo, cioè dandoattuazione al diritto al lavoro, all’educazione, alla terra, alla casa. Per questo il governo brasiliano deve cancellare immediatamente la nuova asta del petrolio fissata per il 18 dicembre
4. Il governo federale deve rivedere la politica relativa al mantenimento del superávit primário, che è un vecchio e superato orientamento del FMI ­uno dei responsabili della crisi economica internazionale. E dobbiamo usare le risorse del superávit primário per fare grandi investimenti governativi, finalizzati alla costruzione di trasporti pubblici e di case popolari per i bassi redditi, dando così grande valore alla riforma urbana e agraria, incentivando la produzione di alimenti per l’agricoltura familiare e contadina. Sono necessari investimenti massicci nella costruzione di scuole, per pagare gli insegnanti, per universalizzare l’accesso all’educazione dei nostri giovani, a tutti i livelli, in scuole pubbliche, gratuite e di qualità.
5. Riteniamo che il governo debba stabilire degli obiettivi per la creazione di nuovi posti di lavoro, a partire da un ampio programma di incentivazione alla creazione di posti di lavoro formali, in particolare per i giovani. Innalzare immediatamente il salario minimo e i benefici della previdenza sociale, come principale forma di distribuzione del reddito tra i più poveri. 6. Mettere sotto controllo i prezzi dei prodotti agricoli pagati ai piccoli produttori, realizzando un massiccio programma di garanzia degli acquisti di alimenti, attraverso la CONAB. Oggi, le imprese transnazionaliche controllano il commercio agricolo stanno penalizzando gli agricoltori, riducendo del 30% in media i prezzi pagati per il latte, il mais, i suini e i polli. Ma, al supermercato il prezzo continua a salire.
7. Revocare la Legge Kandir e tornare a mettere tasse sulle esportazioni di materie prime agricole e minerali perchè la popolazione non sia penalizzata nello sforzo di stimolare l’esportazione
8. Il governo federale non può usare denaro pubblico per sussidiare e aiutare a salvare le banche e le imprese speculatrici, che hanno sempre guadagnato molto denaro e ora, nella crisi vogliono trasferire i loro oneri sulla società intera. Chi ha sempre difeso il mercato come il proprio “dio-regolatore” ora deve accettarne le conseguenze. In questo senso le banche pubbliche (BNDES, Cassa Econômica Federale e Banca del Brasil) dovrebbero essere indirizzate non a soccorrere il grande capitale ma a operare a beneficio dei popoli.
9. Ridurre la giornata lavorativa in tutto il paese e in tutti i settori, senza riduzione di salario, come una delle forme per aumentare i posti di lavoro. E penalizzare duramente le imprese che stanno licenziando.
10. I media sono sempre concentrati nelle mani di pochi gruppi economici. Questo quadro rafforza la diffusione di un pensiero unico che privilegia il profitto a danno delle persone e esclude la visione di segmenti della società e delle loro organizzazioni dal dibattito pubblico. Per rovesciare questa situazione e collocare i media al servizio della società bisogna ampliare il controllo della popolazione sulle concessioni di radio e TV, rafforzare la comunicazione pubblica e garantire le condizioni per il funzionamento di radio comunitarie, ponendo fine alla repressione nei loro confronti. Per tutto questo è urgente che il governo federale convochi la Conferenza Nazionale per la Comunicazione.
11. Per garantire i territori e l’integrità fisica e culturale dei popoli indigeni e dei quilombos come stabilisce la Costituzione, il Governo federale deve continuare a delimitare le terre e rendere effettiva la liberazione di questi territori in tutto il paese, senza cedere alle crescenti pressioni di settori anti-indigeni ­ sia politici che economici. Nella lotta per i propri diritti territoriali, i popoli indigeni e dei quilombos hanno affrontato violenze e discriminazione sempre più forti in tutto il paese. Chiediamo una attenzione particolare, in questo momento, di fronte all’urgenza di delimitare le terre tradizionali del popolo indigeno Guarani Kaiowá che vive nel Mato Grosso do Sul. Attualmente sono confinati in infime porzioni di terra e, soprattutto a causa di questo, c’è un alto indice di suicidi tra il popolo.
12. Realizzare una “auditoria integral” sul debito pubblico per lanciare le basi tecniche e giuridiche per la rinegoziazione sovrana del suo montante e del suo pagamento, considerando i debiti storici sociali e ambientali rispetto ai quali il popolo lavoratore è creditore
13. Sosteniamo una riforma politica che ampli gli spazi di partecipazione del popolo alle decisioni politiche. Una riforma non solo elettorale ma che accresca gli strumenti di democrazia diretta e partecipativa
14. In tempi di crisi c’è una aggressione predatoria nei confronti delle risorse naturali, come forma di accumulazione facile e rapida. Per questo non possiamo accettare le proposte irresponsabili di cambiamenti nella legislazione ambientale da parte dei rappresentanti dell’agrobusiness, che pretendono di ridurre le aree di riserva legale in Amazzonia e altre aree (...) in ciò che resta della Mata Atlatica. Proponiamo la creazione di una politica di preservazione e recupero delle biomasse brasiliane.
15. Contro la criminalizzazione della povertà e dei movimenti sociali. Per la fine della violenza e per il libero diritto di manifestazione di chi lotta in difesa dei diritti economici, sociali e culturali dei popoli.Speriamo che il governo aiuti a lanciare un ampio processo di discussione nella società, in tutti i segmenti sociali, perchè il popolo brasiliano capisca la gravità della crisi, si mobiliti e lotti per il cambiamento.
Atenciosamente,
Via Campesina
Assembléia Popular ­ AP
Coordenação dos Movimentos Sociais ­ CMS
Grito dos Excluídos Continental
Grito dos Excluídos Brasil
Associação Nacional de Ong’s ­ ABONG
Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra ­ MST
Central Única dos Trabalhadores ­ CUT
União Nacional dos Estudantes ­ UNE
Marcha Mundial de Mulheres ­ MMM
Central dos Trabalhadores e Trabalhadoras do Brasil ­ CTB
Central Geral dos Trabalhadores do Brasil ­ CGTB
Central de Movimentos Populares ­ CMP
Associação Brasileira de Imprensa ­ ABI
Confederação das Associações das Associações de Moradores ­ CONAM
Caritas Brasileira
CNBB/Pastorais Sociais
Comissão Pastoral da Terra ­ CPT
Conselho Indigenista Missionário ­ CIMI
Movimento dos Pequenos Agricultores ­ MPA
Movimento dos Atingidos por Barragens ­ MAB
Movimento das Mulheres Camponesas ­ MMC
União Brasileira de Mulheres ­ UBM
Coordenação Nacional de Entidades Negras ­ CONEN
Movimento dos Trabalhadores Desempregados ­ MTD
Movimento Trabalhadores Sem Teto ­ MTST
União Nacional Moradia Popular ­ UNMP
Confederação Nacional das Associações de Moradores ­ CONAM
Movimento Nacional de Luta por Moradia ­ MNLM
Ação CidadaniaConselho Brasileiro de Solidariedade com Povos que Lutam pela Paz ­ CEBRAPAZ
Associação Brasileira de Rádios Comunitárias ­ ABRAÇO
Coletivo Brasil de Comunicação ­ INTERVOZES
Rede Brasil sobre Instituições Financeiras Multilaterais
Jubileu Sul Brasil
Movimento pela Libertação dos Sem Terras ­ MLST
União Estudantes Secundaristas ­ UBES
União Juventude Socialista ­ UJS
Evangélicos pela Justiça ­ EPJ
União nacional de Entidades Negras ­ UNEGRO
Federação Estudantes de Agronomia do Brasil ­ FEAB
Pastoral da Juventude do Meio Rural ­ PJR
Associação dos Estudantes de Engenharia Florestal ­ ABEEF
Movimento dos Trabalhadores Desempregados ­ MTD
Confederação Nacional Trabalhadores Entidades de Ensino ­ CONTEE
Confederação Nacional Trabalhadores da Educação ­ CNTE
Confederação Nacional do Ramo Químico ­ CNQ/CUT
Federação Única dos Petroleiros ­ FUP
Sindicato Nacional dos Aposentados e Pensionistas ­ SINTAP/CUT
Associação Nacional de Pós-graduandos ­ ANPG
Confederação Nacional dos Metalúrgicos ­ CNM/CUT
Movimento Camponês Popular ­ MCP
Coordenação das Organizações Indígenas da Amazônia Brasileira ­ COIAB
Conselho Indigenista de Roraima ­ CIR
Federação Trabalhadores Metalúrgicos do Rio Grande do Sul
Ação Franciscana de Ecologia e Solidariedade
Instituto Nacional Estudos Sócio-econômicos - INESC

Intervista a Stedile di Globo Amazzonia


NON ESISTE POLITICA AGRARIA IN AMAZZONIA


1.- Durante questa settimana, membri dell’ MST sono accampati nella sede dell’Incra di Belem, chiedendo un cambiamento nella politica di riforma agraria in Amazzonia. Qual è la proposta del MST per questo cambiamento?
Non esiste una politica di sviluppo agrario o fondiario per l’Amazzonia. I governi, sia statale che federale, stanno applicando la formula tanto semplice quanto mediocre di distribuire solo terre pubbliche in progetti dicolonizzazione. Non c’è una politica effettiva, né una pianificazione. I governi federale e statali hanno optato per la distribuzione di terre pubbliche perché in questo modo non sono costretti a scontrarsi con il latifondo e l’agrobusiness. In questo modo non c’è nessun danno economico a fare la Riforma Agraria, né politico con lo scontro con il gruppo ruralista.D’altro lato, tutto questo si trasforma in buone statistiche per la propaganda. Ossia, sono iniziative opportuniste del governo. Un esempio: la sola sovrintendenza dell’Incra a Santarem avrebbe “insediato” per effetto di propaganda più di 50.000 famiglie. Questo numero è superiore a quello dei sei anni d’insediamenti fatti dal governo Lula sommando tutti gli stati della regione sud e sudest.E’ facile prevedere che nella regione di Santarém non ci siano 50.000 famiglie. E anche se hanno lottizzato le aree, si tratta di distribuzione di terre pubbliche, dove dio e il diavolo si iscrivono all’Incra e finiscono per ottenere il titolo. Non esiste un progetto né una politica di sviluppo per la regione dell’Amazzonia. Le aree dove ci sono “posseiros” non hanno strade, luce, scuola o ospedale. Una parte delle famiglie più povere, senza appoggio pubblico e forme di creazione del reddito, sono obbligate a disboscare il 20% dell’area per raccogliere la legna o produrre carbone per garantire la propria sopravvivenza. In questo modo finiscono in mano agli industriali del legno che si approfittano del fatto che i lotti sono legali e sfruttano il legname esistente in tutta l’area senza nessun controllo.I coloni di questi progetti, a volte, vendono il legname per prezzi ridicoli; altre volte, in cambio di tavole per costruire le loro case o semplicemente perché l’imprenditore apra una strada in modo che il contadinoriesca ad arrivare al suo campo. I coloni poveri sono utilizzati come massa di manovra per addomesticare la terra e dietro di loro arrivano gli industriali del legname, gli allevatori o i latifondisti della soia che fanno pressione per comprare le loro terre. Così si concentra di nuovo la proprietà della terra, è un circolo vizioso. E’ tutto sbagliato.

2.- Il MST afferma che il modello di insediamento che propone rispetta l’ambiente e allo stesso tempo non distrugge la foresta. Come funziona questo modello?
In primo luogo, il governo deve finirla con i progetti di colonizzazione. Siamo contro la distribuzione di terre pubbliche da parte dell’Incra e di istituti statali a chiunque. Sosteniamo, con i movimenti sociali dell’Amazzonia, la politica del Disboscamento Zero, insieme con Greenpeace e organizzazioni della società civile. L’area attuale che è già stata disboscata è sufficiente per la produzione di alimenti e per lo sviluppodella regione. Pertanto, dobbiamo fare un grande accordo nazionale per garantire che non ci sia più nessun disboscamento totale di qualsiasi area dell’Amazzonia, da qui in avanti.In secondo luogo. L’accesso alla terra deve essere garantito alle famiglie di lavoratori rurali poveri che abitano la regione, con l’esproprio delle grandi aziende destinate all’allevamento, che sono già state disboscate. Si veda per esempio il caso della Banca Opportunity: una banca concentra nelle sue mani 600.000 ettari di terra nel sud del Pará. Ci si potrebbero insediare 10.000 famiglie. Ossia dobbiamo usare le aree già degradate e disboscate per realizzare progetti di insediamento, il che è diverso da progetti di colonizzazione in aree pubbliche.I progetti di insediamento hanno bisogno di una pianificazione per produrre alimenti, d’accordo con la vocazione agricola della regione, ma anche per la produzione di latte e frutta e per l’allevamento di piccoli animali.Dobbiamo combinare la creazione dell’insediamento con l’installazione di piccole e medie agroindustrie cooperative per generare un maggior reddito per gli insediati. Con questo, sarà possibile dare valore aggregato, industrializzare e conservare gli alimenti, che potranno essere trasportati verso regioni urbane come Santarém, Belém, Manaus, Porto Velho, Marabá, dove si concentra il mercato consumatore della regione. Oltre a questo, in ogni progetto è necessario costruire un villaggio agricolo, migliorando le condizioni di vita degli insediati con luce elettrica, scuole, ospedali, svaghi e strade sicure. Così finiscel’assurdità compiuta dallo stato brasiliano di sistemare famiglie di coloni nel mezzo della foresta, come se fossero animali, rendendo impossibile il loro sviluppo sociale ed economico, dopo aver abbattuto parte della foresta.Senza la possibilità di avere un reddito e garantire la propria sopravvivenza, le famiglie si spostano in città e lasciano la terra pronta per il grande latifondista. Dobbiamo interrompere questo circolo vizioso nella regione con una vera politica da parte dello stato
3.- Il MST dà qualche tipo di orientamento agli insediati per evitare che disboschino?
Certo. Lottiamo per un altro modello di uso della terra e di produzione (come ho spiegato sopra), siamo contro qualsiasi disboscamento. Tuttavia, purtroppo, in molte regioni, lavoratori rurali ricevono queste terre in condizioni totalmente avverse, in luoghi lontani dal mercato dei consumatori e senza nessun appoggio pubblico e comprendiamo che, per non morire di fame, finiscano disboscando.

4.- Perché il MST è contro la creazione di un nuovo organo per la regolarizzazione fondiaria in Amazzonia come propone il ministro Mangabeira Unger?
La sfida per l’Amazzonia fu presentata dallo stesso ministro: si tratta di avere una politica di sviluppo e un riordino fondiario chiaro, che permetta a tutti di avere i titoli della proprietà. Ma per questo non bisogna perdere tempo e denaro per un nuovo organo ma prendere una decisione politica, coordinare e articolare le azioni dell’Incra con gli istituti della terra statali e con l’Ibama. Noi crediamo che la creazione di un nuovo organo, come fu il GETAT, possa trasformarsi solo in una politica centralizzatrice, per facilitare la liberazione di latifondi per grandi gruppi economici, nella forma più rapida, come vogliono le grandi imprese e gli speculatori.Il problema non è la mancanza di un organo pubblico, ma l’assenza di un progetto per la regione, a partire da una riflessione sul futuro del nostro paese. Purtroppo fino ad ora, anche nel governo Lula, predomina per la regione amazzonica solo il modello di dominazione del grande capitale nazionale alleato con le transnazionali, che guardano all’Amazzonia solo come a una grande riserva di accumulazione di capitale. Per questo, le imprese nazionali e straniere come la Compagnia Vale e le grandi banche stanno investendo miliardi in compagnie idroelettriche, siderurgiche e in attività di sfruttamento delle miniere e estrazione del legno e tutto questo va ad arricchire il capitale internazionale mentre il popolo della regione continuerà a vivere in difficoltà. Basta vedere che villaggi a 60 km dall’idroelettrica di Tucuruí, la 2ª per dimensioni al mondo, non hanno ancora luce elettrica. Questo avviene perché l’obiettivo di quest’opera è rendere possibile la produzione di alluminio per l’esportazione e non migliorare la vita del popolo locale.

5.- C’è una protesta molto forte del settore dell’agricoltura e dell’allevamento rispetto all’esigenza di mantenere un 80% di foresta nelle proprietà rurali dell’Amazzonia, voi siete d’accordo con questa percentuale?
Questo è il minimo. I grandi gruppi capitalisti brasiliani e internazionali vorrebbero disboscare tutto e purtroppo tanti fazendeiros che imprese che operano in Amazzonia si comportano come gigolo della natura. Vogliono lo sfruttamento massimo, non gli importa delle generazioni future né della Costituzione brasiliana che stabilisce che le risorse naturali appartengono al popolo. Per questo, per impedire questo atteggiamento nei confronti della foresta sosteniamo il Disboscamento Zero.

6.- Insediati del nord del Mato Grosso si lamentano di avere lotti molto piccoli. In una regione come quella, quale dovrebbe essere la dimensione giusta dei lotti perché potessero garantire la sussistenza di una famiglia e mantenere la riserva legale? Quale tipo di attività gli insediati dovrebbero portare avanti in quella zona?
Il problema non è la dimensione del lotto. Se si concedono 50 ettari ne chiedono 100, se se ne danno 100 ne vogliono 200 e i latifondisti pensano che 5 mila o 10 mila ettari siano ancora poco. Il problema -­ come hospiegato sopra - è che abbiamo bisogno di una politica di sviluppo, nella quale i lavoratori rurali poveri e gli insediati possano migliorare le condizioni di vita e aumentare il reddito attraverso il loro lavoro. Questonon dipende esclusivamente dalla grandezza del lotto. Chi vuole sempre più terra è perché sogna di tagliare la legna e vedere se c’è garimpo. Una famiglia può vivere molto bene con 15 ettari se ha appoggio pubblico per sviluppare attività che generino reddito, come la combinazione dell’insediamento con una agroindustria.

7.- Nella graduatoria della azioni negative nei confronti dell’ambiente realizzata dall’IBAMA dal 2006, pubblicata recentemente dal ministero dell’ambiente, l’INCRA appare in cima alla lista. Difendendosi, l’organismo ha detto che non è ragionevole comparare insediati a grandi disboscatori. Qual è la posizione del MST in relazione a questa lista?
La “condanna” dell’Incra è stata frutto di una vergognosa manipolazione di tecnici malintenzionati dell’Ibama che hanno consegnato la lista al Ministro senza nessun criterio. Poi, la stampa ha ancor più manipolato le cose, tentando soltanto di attribuire tutte le colpe agli insediati. Vari grandi giornali, che non capiscono niente di Amazzonia, come il giornale O Globo di Rio Janeiro, hanno fatto titoloni con il MST come campione deldisboscamento, nonostante nessuno di quei progetti appartenesse al nostro movimento e avessimo chiarito in precedenza tutto questo alla stampa. Nessuna delle aree della lista riguarda progetti di riforma agraria maprogetti di colonizzazione. Legati a una politica che favorisce latifondisti, imprenditori del legname e grandi aziende e non la riforma agraria.La copertura data dalla stampa su questo caso dimostra la manipolazione dei grandi monopoli dell’informazione, che usano il loro potere per lottare contro la Riforma Agraria. Nessuno fa titoli sui 600.000 ettari della Banca Opportunity, del signor Daniel Dantas, che disbosca. Nessuno fa titoli sui disboscamenti operati dalla “Vale” e sulle sue aggressioni all’ambiente per estrarre minerali, mandarli in Cina e quindi depositare il profitto sul conto degli azionisti all’estero. Il popolo brasiliano e, soprattutto, i popoli dell’Amazzonia restano con distruzione e disboscamento. Di questo nessuno parla. Purtroppo, anche il Ministro dell’Ambiente si è prestato a questa manipolazione.

8.- Lei concorda con l’idea che la riforma agraria collegata al disboscamento è una valvola di fuga per la questione fondiaria nelle aree del sud/sudest del paese? La riforma agraria nella regione è possibile?
Il governo Lula ripete la politica del governo Cardoso e usa i progetti di colonizzazione, la distribuzione di terre pubbliche in Amazzonia per compilare statistiche e “provare” che sta facendo la Riforma Agraria. LaRiforma Agraria vuol dire distribuzione della proprietà della terra, con la divisione delle grandi proprietà e la distribuzione ai poveri. Stiamo assistendo alla maggiore concentrazione della proprietà della terra dellastoria, dall’ultimo secolo. Ossia, è in corso una politica reale di contro-riforma agraria. Questo sta succedendo in tutte le regioni agricole del paese e specialmente nel centro-ovest e nell’Amazzonia.

Bolivia - Intervista a Boris Rios















In questa intervista Boris Rios della Fundacion Abril di Cochabamba spiega l’attuale situazione nel paese andino, sia per quanto riguarda la questione delle province della "mezzaluna", dove si trova la città di Santa Cruz, che chiedono l’autonomia attraverso mobilitazioni per la secessione dal governo centrale negli ultimi mesi, sia per quanto riguarda il rapporto tra i movimenti sociali e il governo di Evo Morales.
L’intervista a Boris ci porta verso il 2009, anno cruciale che segnerà il destino della Bolivia: infatti il 29 gennaio si terrà il referendum sulla modifica della Costituzione.

martedì 2 dicembre 2008

Ankara porra' fine all'isolamento detentivo di Ocalan
















Il leader del Pkk si trova in isolamento sull'isola di Imrali dal '99


Il governo turco ha deciso di mettere fine all'isolamento del leader curdo del Pkk, Abdullah Ocalan, che dal 1999 si trova nel carcere sull'isola di Imrali, dove è l'unico detenuto. Ocalan, condannato a morte per attività terroristiche, (condanna commutata in ergastolo nel 2002) da anni può incontrare solo i suoi avvocati, i quali negli ultimi tempi hanno a più riprese denunciato le violenze che il leader del Pkk subirebbe per mano dei suoi aguzzini.

Il 24 nov. fonti del governo di Ankara, citate dal quotidiano Hurriyet, riferiscono dell'intenzione di trasferire altri nove detenuti sull'isola-prigione, per fare compagnia ad Ocalan. La decisione segue gli allarmi della Commissione Europea per lo stato di salute, anche mentale, del leader curdo: secondo l'Ue l'eccessivo isolamento costituisce una tortura. Secondo il portavoce degli affari esteri del partito Akp, al governo in Turchia, queste misure puntano a trasformare lo status di Ocalan in detenuto ordinario, potrà conversare con i suoi nuovi compagni di detenzione fino a 10 ore a settimana, giocare a pallavolo e seguire partite di calcio in televisione. I lavori per alloggiare i nuovi ospiti su Imrali sono già iniziati. Scontento della misura si è dichiarato il Pubblico Ministero Talat Salk, secondo cui si tratterebbe di un compromesso con l'Europa, che a suo avviso sostiene implicitamente il Pkk. Contrarie si sono dette anche le famiglie delle vittime del Pkk, che hanno annunciato che si rivolgeranno alla Corte Europea per i Diritti Umani per chiedere la revoca delle misure attenuanti.

fonte Peace Reporter

lunedì 1 dicembre 2008

Argentina - Continua la campagna per l’espropriazione della Zanon - Fasinpat

Lo scorso 20 ottobre il Tribunale Commerciale di Buenos Aires ha riconosciuto la validità della gestione operaia e i progressi fatti dalla fabbrica negli ultimi anni, che nel frattempo ha aumentato il proprio organico dagli iniziali 260 operai che avevano dato il via all’autogestione a più di 450 lavoratori, ha concesso una proroga di 3 anni all’autogestione.
Continua la campagna dei lavoratori Zanon - Fasinpat per ottenere l’espropriazione a Zanon della fabbrica.


Vai al video su youtube Por la expropiación de ZANON - FASINPAT parte I parte II



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