martedì 28 febbraio 2012

Francia - Il vangelo secondo Areva

areva

Per sedurre i giovani la lobby nucleare entra in famiglia e a scuola

 
A Marcoile, uno dei siti nucleari dove si fabbrica il combustibile MOX ma anche alcuni componenti delle bombe atomiche, Areva offre, con una semplice telefonata, di organizzare feste di copleanno, merende nei parchi con atelier pedagogici. Nel 2005, l'industria nucleare nazionale, ha aperto Visiatome, parco educativo diventato visita guidata quasi obbligatoria per gli allievi delle scuole e dei licei regionali. Un'istruzione sancita nel 2004 con un accordo tra il provveditorato agli studi di Montpellier, il CEA, commissione nazionale  per l'energia atomica e l'Onisep, agenzia d'informazione sui mestieri e la formazione.
Areva finanzia scuole materne e nidi comunali e fornisce informazioni utili in associazione con il Centro nazionale di documentazione pedagogica che pubblica opuscoli e manuali destinati ad insegnanti e allievi. Stesso percorso inaugurato con l'Academie de Paris che dall'inizio dell'anno scolastico manda emissari CEA nelle scuole medie per promuovere la questione nucleare.

venerdì 24 febbraio 2012

Spagna - Blocco dei trasporti e scioperi, la Catalogna scende «en la calle»

di Orsola Casagrande
Contro i tagli, in piazza, in tutto il Paese, anche studenti, insegnanti, precari e attivisti del Movimento 15-M. Tutti uniti dallo slogan: «Non siamo nemici» Le minacce contro i lavoratori della municipalizzata dei trasporti di Barcellona non hanno prodotto l'effetto che il governo sperava. A dare man forte tornano anche le assemblee dei barrios.

Le minacce contro i lavoratori del trasporto di Barcellona (Tmb) non hanno prodotto l'effetto che il governo sperava. Lo sciopero di metro e bus annunciato per lunedì, martedì, mercoledì e giovedì prossimi è stato confermato. Non solo. A dar man forte ai lavoratori dei trasporti ci saranno anche le assemblee dei barrios (costole del movimento che occupò Plaza Catalunya lo scorso maggio, sulla scia dell'occupazione madrilena di Puerta del Sol) e lavoratori di altre categorie che già si stanno organizzando per lunedì sera alle 19, quando in Plaza Espana è stata convocata la manifestazione di Tmb. Sono in molti a pensare che la prossima settimana segnerà una nuova fase nel movimento del 15-M, che in questo inverno ha continuato a lavorare soprattutto nei quartieri.

A dare particolarmente fastidio al governo è il fatto che i quattro giorni di sciopero dei trasporti coincidono con il Mobile World Congress, il congresso internazionale per la promozione dei cellulari che si terrà in quei giorni alla Fiera di Barcellona, in Plaza Espana. Il governo teme che i congressisti non riescano a arrivare alla Fiera e per questo sta già approntando un piano di emergenza con trasporti privati. 

mercoledì 22 febbraio 2012

Europa - Francia e nucleare un lavoro a rischio

22mila interinali dei quali 4000 sono 'nomadi' del servizio di manutenzione nucleare.

di Marina Nebbiolo


Sono operai che lavorano nelle imprese prestatarie per EDF (società erogatrice dell'elettricità in Francia) e vivono nelle aree di campeggio in prossimità delle centrali  nucleari. Il loro lavoro consiste nella revisione regolare dei reattori. All'inizio degli anni 90, EDF ha scelto di esternalizzare l'80% delle operazioni di manutenzione delle installazioni nucleari. Gli operai 'nomadi' si spostano in giro per la Francia e anche all'estero seguendo i periodi di ricarica del combustibile atomico nei reattori. Elettricisti, idraulici, saldatori, meccanici, gli interinali sono i più esposti alla contaminazione radioattiva, assorbono l'80% della 'dose' di radiazioni (dal 2006, 20millisievert all'anno) ricevuta dall'insieme dei lavoratori del nucleare. Questa forte esposizione si spiega con l'invecchiamento progressivo delle centrali e lo smantellamento delle installazioni in fin di vita, i lavori di decontaminazione sono quelli a più alto rischio. Le condizioni di  lavoro degli operai del nucleare si sono ulteriormente degradate a causa dell'aumento della soglia di produttività: le centrali si fermavano per la manutenzione dalle otto alle dieci settimane fino agli anni 90, oggi tre-cinque settimane al massimo, la metà. Un delegato sindacale della CGT della centrale EPR di Flamanville dice che "da quando EDF è entrata in Borsa, la priorità la decidono gli azionisti. La logica è qualla di abbassare i costi, a far lavorare meno persone di più e più in fretta, e a mettere le imprese del servizio di manutenzione in concorrenza fra loro (...) il personale è quindi pagato meno in una corsa contro il tempo, non sa dove sarà la settimana successiva e neanche se ci sarà del lavoro.". Precarietà, concorrenza, riduzione dei tempi di intervento regolano i meccanismi di sicurezza delle centrali. A ciò si aggiunge una supervisione del controlli EDF che risulta approssimativa, i gesti tecnici dovuti sono effettuati  da un personale sempre meno competente: possono essere messi in campo contemporaneamente 8 livelli di subappalto dei servizi, alla fine non si sa bene chi  interviene e per quale impresa. Il primo e più urgente degli interventi per la sicurezza è senz'altro quello di eliminare le prestazioni di servizio in appalto.
EDF, uno stato nello Stato

Senegal - I morti aumentano, la rabbia non cede.

« Giusto » per ribadire che non sono solo la polizia senegalese sta usando lacrimogeni e palle in cautchu per mirare alla testa dei manifestanti, ma che sta letteralmente sparando su chi protesta, ecco la riaggiornata lista dei morti :
Lunedì 30 gennaio, nella città di Podor (a nord-est), durante una manifestazione del M23, Mamadou Sy, liceale diciassettenne, è stato ucciso da un proiettile al torace e la signora Banne Ndiaye, che tornava dal mercato, è stata colpita ed uccisa da un proiettile alla testa.
Martedì 31 gennaio, a Dakar, i poliziotti cercano di disperdere le migliaia di persone radunate in piazza per la manifestazione organizzata dal M23 : un blindato tira sotto e uccide Mamadou Diop, studente in lettere, padre di due bambine, e viene ferita gravemente una giovane venditrice ambulante che stava offrendo acqua ai manifestanti.
La notte tra venerdi e sabato 18 febbraio, a Kaolack (a sud del paese), Serigne Mara Diagne, 21 anni, è morto in seguito alle ferite di un lacrimogeno che l'ha colpito alla testa.
Domenica 19 febbraio, a Rufisque (fuori Dakar), ’El Hadji Thiam, quattordicenne, è stato colpito da un proiettile ed ucciso durante gli scontri sulle barricate che bloccavano la strada nazionale. In serata, sempre verso Rufisque, Mamadou Ndiaye, 26 anni, è stato raggiunto da un proiettile alla schiena ed è morto prima di raggiungere l'ospedale.
Stanotte, tra lunedì e martedì 21 febbraio, a Dakar, Ousseynou Seck, 37 anni e un figlio, studente universitario, è stato torturato dalla polizia che l'ha riportato a casa con costole e braccia rotte. I genitori l'han portato invano all'ospedale : è morto questa mattina.

Colombia - Il video che il governo non vuole far vedere

¡RIOS PARA LA VIDA...NO PARA LA MUERTE¡

L’azione violenta è stata coordinata tra il governo e le multinazionali EMGESA, ENDESA e ENEL contro i contadini e i pescatori inermi che si oppongono alla costruzione della diga del Quimbo.
L’unica risposta alla resistenza e alla disobbedienza civile non violenta è stato lo sgombero ordinato dal governo Santos durante i giorni 14 e 15 febbraio; le persone sono state colpite sulle rive del fiume Magdalena, nei villaggi di Domingo Airas de Paicol e Honda de Gigante e anche sulla riva del fiume che, una legge dello stato tutela quale uso pubblico. La striscia di terra che si estende per trenta metri su ogni lato dei fiumi della Colombia è  tutelata da una legge che dichiara inalienabile, imprescrittibile, insequestrabile.

lunedì 20 febbraio 2012

Nord Africa - Solidarietà con la popolazione del Sahara Occidentale

Partirà da Bologna il Circo nel deserto che attraverserà il deserto sahariano per raggiungere i campi profughi saharawi nel sud dell’Algeria.
Il 27 febbraio è previsto l’arrivo nei campi profughi saharawi nel deserto algerino della carovana per la pace e l’indipendenza del popolo Saharawi organizzata dall’associazione bolognese Arterego in collaborazione con El Ouali, associazione di solidarietà con la popolazione del Sahara Occidentale
L’arrivo è previsto in concomitanza con lo svolgimento di Sahara Marathon la classica delle corse podistiche interamente disegnata nel deserto sahariano. Nello sviluppo dei suoi 42 km la competizione attraversa i campi profughi Saharawi ospitati in territorio algerino per accogliere la popolazione fuoriuscita dal Sahara Occidentale occupato dal Marocco.
Nutrita la partecipazione degli italiani che, con gli spagnoli rappresentano le nazioni europee più presenti alla maratona ed i movimenti più sensibili alla causa Saharawi. Sahara Marathon è un evento sportivo all’insegna della solidarietà con il popolo Saharawi che da 37 anni attende di ritornare nei territori di origine del Sahara Occidentale sotto occupazione marocchina. Un referendum per decretare l’indipendenza, da svolgersi sotto l’egida delle Nazioni Unite attende da anni di essere svolto, ma ad oggi le diverse date per lo svolgimento sono state progressivamente annullate costringendo più di 200.000 persone a sopravvivere nel deserto come profughi.
Quest’anno la XII edizione di questa gara solidaristica si svolge in un clima particolare, dopo il sequestro avvenuto il 23 ottobre scorso di tre cooperanti internazionali, due spagnoli ed un’italiana, impegnati negli aiuti alle popolazioni dei campi profughi. Rossella Urru conosciuta in regione per la sua stretta collaborazione con associazioni emiliano-romagnole è stata rapita da sconosciuti, presumibilmente collegati ad Al Queda nel campo profughi di Rabouni mentre operava per conto del CISP (Comitato Internazionale per loSviluppo dei Popoli).

Senegal in rivolta


Domenica 26 febbraio in Senegal si vota il primo turno delle elezioni presidenziali. Nel paese di Modou Samb e Mor Diop, della proverbiale ospitalità venduta a pacchetti-vacanze, nella “democrazia” dell'Africa dell'Ovest che dall'indipendenza non è stata ancora scenario di colpi di stato, o di violenze politico-sociali sfociate nel sangue, da settimane la situazione ha iniziato a riscaldarsi. A scatenarla è la ri-candidatura dell'attuale presidente Abdoulaye Wade, che sta terminando ora il suo secondo mandato. Wade è al governo del paese dal 2000, con un partito, il PDS che ha lui stesso creato e che fonda il suo potere sul suo carisma personale e su un complesso sistema clientelare di redistribuzione delle risorse che vede le entrate statali (incluse quelle derivate dalla cooperazione e da accordi bilaterali con altri stati) oggetto di un feroce processo di accumulazione nelle mani dei pochi in qualche modo al governo.

Kurdistan - Breve occupazione di un edificio del Consiglio Europeo, 45 giovani curdi arrestati

Lunedì la polizia francese ha usato le maniere forti contro i giovani curdi che stavano occupato un palazzo del Consiglio Europeo a Strasburgo. L’intervento degli agenti ha provocato numerosi feriti e alcuni dei partecipanti sono stati messi sotto interrogatorio.

Circa 50 giovani curdi hanno pacificamente occupato un edificio del Consiglio d'Europa a Strasburgo per protestare contro l’atteggiamento pavido delle istituzioni europee nei confronti della repressione anti-curda e per puntare il dito contro l’isolamento del leader del PKK,Abdullah Ocalan, a cui non è consentito incontrare i suoi avvocati dal 27 luglio 2011.
Testimoni hanno riportato che la polizia ha attaccato anche i giornalisti accorsi alla manifestazione, distruggendo le apparecchiature e impedendo la documentazione dei fatti.

Nonostante la repressione feroce attuata dal regime turco e la politica di criminalizzazione pianificata dall’occidente, le azioni di protesta e resistenza curde stanno aumentando.
Il 18 gennaio decine di migliaia di persone hanno protestato a Strasburgo, per chiedere la liberazione di Abdullah Ocalan e per reclamare uno statuto politico per il popolo curdo.

Il 23 ottobre, 200 curdi avevano organizzato una protesta pacifica nell'edificio del Comitato anti-tortura del Consiglio d'Europa (CPT), per attirare l'attenzione sulle condizioni del leader del PKK. Una trentina di persone sono state legate alla terra e messe sotto custodia.

La Francia è il primo paese europeo che sostiene apertamente le politiche repressive del governo dell'AKP di Recep Tayyip Erdogan, che ha trasformato la Turchia in un grande prigione a cielo aperto. Il ministro degli Esteri francese Alain Juppé, aveva espresso "piena solidarietà" alla Turchia, nella "sporca guerra" contro i curdi.

sabato 18 febbraio 2012

Siria - Retata contro attivisti, arrestata ancora Razan Ghazzawi


La nota blogger siriana è al secondo arresto, dopo quello dello scorso dicembre. Presi anche il direttore del Centro siriano per i Media e per la Libertà d'espressione, Mazen Darwish, e altri dodici dissidenti politici.

di Giorgia Grifoni
Nuovo, duro colpo di Damasco alla libertà d’espressione in Siria. Ieri pomeriggio, a poche ore dal voto dell’ennesima risoluzione Onu di condanna al regime di Bashar al-Assad, le forze di intelligence siriane hanno fatto irruzione negli uffici del ‘Centro Siriano per i Media e per la Libertà d’espressione’ arrestando il suo direttore, l’attivista Mazen Darwish, assieme ad altri 13 dipendenti, tra cui la blogger Razan Ghazzawi.  L’attivista , con doppia nazionalità siriana e americana, era stata fermata circa due mesi fa al confine con la Giordania e incarcerata per due settimane.
Secondo i Comitati di coordinazione locale dell’opposizione, gli uomini dell’intelligence, coperti da forze armate operative, avrebbero assaltato gli uffici in abiti civili mentre l’esercito transennava l’area intorno all’edificio. Non ci sono ancora notizie sul luogo della loro detenzione, ma potrebbe trattarsi dei tristemente famosi centri dei servizi d’intelligence di Kafr Souseh o di Mezzeh, entrambi alla periferia di Damasco. Assieme a Darwish e alla Ghazzawi, sono stati arrestati anche i loro colleghi Rita Dayyoub, Hussein Ghazir, Hani Zeitani, Jwan Faraso, Mayana Khalil, Maha al-Sablati, Hanadi Zahlout, Sanaa Zeitani e Yara Badr, moglie di Darwish.
Razan, nota nella rete dei blogger mondiali per la sua militanza contro il regime siriano e a favore delle minoranze senza diritti del paese – siano esse curde, palestinesi o omosessuali – era stata una degli ultimi attivisti a essere presi di mira dal Governo. Nonostante fosse una delle poche a firmare i post con il suo vero nome, era stata arrestata solo lo scorso dicembre, mentre si stava recando a una conferenza sulla libertà d’espressione nel mondo arabo ad Amman. Rilasciata dopo 15 giorni, rischia dai tre ai quindici anni di carcere per aver “indebolito il sentimento nazionale”, “creato un’organizzazione che mira a cambiare lo stato sociale ed economico del Paese” e “ravvivato le dissensioni confessionali”. Prima di lei, decine di blogger erano stati arrestati dal regime: anche Darwish era stato incarcerato numerose volte, l’ultima delle quali nel marzo scorso per aver fatto un discorso pubblico contro la repressione di Assad nella città meridionale di Deraa.
Il Centro siriano per gli Studi legali, per voce di uno dei suoi avvocati Anwar Bunni, ha condannato la retata compiuta ieri nei confronti dei quattordici attivisti e ha chiesto alle autorità siriane il loro rilascio immediato. Secondo la Fondazione ‘Electronic Frontiers’, che promuove e difende la libertà di espressione sul web, gli arresti di ieri potrebbero essere  il segno dei rinnovati sforzi del governo siriano di schiacciare la dissidenza politica all’interno del Paese in un momento di forte pressione internazionale. Ma potrebbe anche trattarsi di un modo per entrare nel network degli attivisti siriani e scovarne altri, assieme al nuovo metodo di controllo degli sms tramite un software che filtra alcune parole-chiave dei dissidenti e ne blocca l’invio. In tempo di pace come in guerra, la censura siriana non dorme mai.

tratto da Nena News

Palestina - Marcia e scontri lungo il "muro" per anniversario lotta Bilin


Il 17 febbraio segna l'inizio delle proteste del villaggio palestinese contro la barriera israeliana. La ricorrenza dedicata a Khader Adnan in sciopero della fame in carcere. 

In occasione dell’anniversario della lotta popolare che questo villaggio, ormai noto internazionalmente, porta avanti da sette anni contro il “Muro” che Israele ha costruito all’interno della Cisgiordania. Centinaia di palestinesi, attivisti internazionali e pacifisti israeliani, hanno marciato insieme contro la barriera e nel nome di Khader Adnan, il prigioniero politico  che da due mesi attua uno sciopero della fame per protestare contro la detenzione “amministrativa” (senza processo) al quale lo ha condannato un procuratore militare israeliano.



tratto da Nena News

giovedì 16 febbraio 2012

Dove andranno gli Indignati e gli “Occupanti”?

di Leonardo Boff 
Teologo/Filosofo
(traduzione di Antonio Lupo)

In uno dei dibattiti importanti, a cui ho partecipato  nel Forum Social Tematico di Porto Alegre, ho ascoltato dal vivo le testimonianze degli Indignati di Spagna, di Londra, Egitto e USA.
Sono rimasto molto impressionato dalla serietà dei loro discorsi, lontana dallo stile anarchico anni  60 del secolo passato, con le sue molte “parole”. Il  tema centrale era “democrazia ora”.
Veniva rivendicata un'altra democrazia, ben differente da quella a cui siamo abituati, che è più una farsa della realtà.
Vogliono una democrazia che si costruisca partendo dalle strade e dalle piazze, il luogo del potere originario.
Una democrazia dal basso, articolata  organicamente con il popolo , trasparente nei suoi procedimenti e non più corrotta.
Questa dmocrazia, in sintesi, si caratterizza per il suo collegare la giustizia sociale con la giustizia ecologica.
Curiosamente, gli Indignati, gli “Occupanti , quelli della Primavera Araba non si riferiscono ai classici discorsi di sinistra, nemmeno ai sogni delle varie edizioni del Forum Sociale Mondiale.
Siamo in un altro tempo ed è nata una nuova sensibilità.
Si postula un altro modo di essere cittadini, comprendendo con forza  le donne finora realtà invisibili, cittadini con diritti, con partecipazione, con relazioni orizzontali e trasversali facilitate dalle reti sociali, dal cellulare, da twitter e facebook. Abbiamo a che fare con una vera rivoluzione.
Prima le relazioni si organizzavano in forma verticale, dall'alto in basso. Ora é in forma orizzontale, dai lati, nella immediatezza della comunicazione alla velocità della luce.

mercoledì 15 febbraio 2012

L’embargo petrolifero contro l’Iran visto dall’Asia

Iran

di Paola Di Fraia

Visto dall’Asia l’embargo petrolifero nei confronti dell’Iran comporta delle scelte politiche e delle fonti alternative di approvvigionamento che passano sia dalla Russia sia dal Medi Oriente. Ma potrebbe anche essere ignorato, evitando così di entrare apertamente in conflitto con il regime sciita. Potrebbero essere l’Europa e il Giappone a soffrire di più della strategia americana nei confronti di Teheran, con il possibile aumento del prezzo del greggio - eventualità che non lascia immune gli stessi Stati Uniti.
Fare a meno del petrolio iraniano, comunque, non è cosa da poco. Non è chiaro infatti se sia lecito aggirare il blocco degli scambi commerciali usando l’oro come moneta di scambio presso la Banca centrale iraniana, mandando così in pensione i petrodollari. Indiscrezioni di stampa suggeriscono che sia questo l’orientamento di Cina e India. La maggior parte delle esportazioni iraniane di petrolio (ma anche di altre merci) va in Asia; la Cina è il primo partner commerciale del paese.
Pechino apre la lista assorbendo il 22% delle esportazioni di greggio di Teheran, acquistando 550 mila barili al giorno, il 6% del proprio consumo totale. Tokyo, che per la prima volta in 30 anni ha un deficit commerciale che si aggira sui 24 miliardi, acquista 327 mila barili al giorno, che rappresentano il 7% della sua domanda interna e il 15% delle esportazioni iraniane. Il 12% va all’India che acquista 310 mila barili al giorno, coprendo il 9% del suo fabbisogno. Seguono la Corea del Sud con 228 mila barili e la Turchia, con 196 mila barili, che però rappresentano il 30% del suo consumo.
Solo il 20% arriva in Europa, ma è assorbito dalle economie della zona euro maggiormente in difficoltà come Italia, Grecia e Spagna. Per questo Teheran ha recentemente minacciato di bloccare le esportazioni verso l’Europa prima che il blocco entri in vigore il prossimo 21 luglio. Una dilazione che era stata decisa proprio per far i conti con la difficile situazione economica del Vecchio Continente.
Il punto di vista dell’Asia
La questione della “sicurezza” dipende da chi parla.

domenica 12 febbraio 2012

Grecia - Atene: Cresce l'attesa per la mobilitazione di domenica in occasione della votazione delle nuove misure economiche

Sabato 11 febbraio 2012
Seconda giornata di sciopero generale con manifestazione davanti al Parlamento.
Tra i dimostranti c'è attesa per la mobilitazione che è stata lanciata per domani in occasione dell'approvazione del nuovo pacchetto di misure in Parlamento. L'appello a scendere in piazza è stato rilanciato anche da personaggi come il cantautore Mikis Theodorakis con un testo che denuncia l'insostenibilità per il paese delle nuove misure proposte.
Tra i manifestanti molti raccontano situazioni ormai insostenibili, basta pensare che i senza tetto ad Atene sono circa 30.000, altri appuntano l'attenzione sulla mancanza di democrazia rappresentata da un governo di tecnocrati che nessuno ha eletto.
Il presidio dura un paio d'ore e poi si scioglie dandosi appuntamento per domani.


11.2.12 Atene - Corteo
11.2.12 Atene in Piazza Sintagma
11.2.12 Atene Intervista a professoressa
11.2.12 Atene presidio in piazza Sintagma
11.2.12 Atene - Il debito e la mancanza di sovranità
11.2.12 Atene - Conclusione presidio in piazza Sintagma

Francia - Il dogma nucleare sta fondendo

Il nucleare francese è un nucleare europeo, l'energia come la mobilità, i servizi e le infrastrutture, l'alta velocità, ma...

Per conoscere come si giocherà l'uscita dal ciclo produttivo dell'energia atomica in Europa è utile mettere a fuoco la situazione in Francia


Retrospettivamente, 11 marzo 2011: Fukushima e le successive settimane di suspence: dove tira il vento? Tokyo sarà irradiata? I cuori dei reattori fonderanno? La catastrofe è classificata allo stesso livello di Cernobyl, il trauma è mondiale, la Germania decide di uscire dal nucleare dal 2022, l'Italia si interroga con un secondo referendum che conferma un definitivo "No". La Svizzera si indirizza verso l'abbandono totale. Il Giappone frena la sua produzione e annuncia una prospettiva in retromarcia. Solo la Francia resta imperturbabile. Sarkozy: "mi batterò per difendere il nucleare perché non c'è attualmente alcuna energia alternativa, salvo dire ai francesi di scaldarsi e illuminare a lume di candela" (5/4/11).  Il mondo intero esplora altre soluzione energetiche, la Francia si aggrappa all'atomo nazionale...
La questione nucleare irradia la politica
 La certezza della 'nucleocrazia' però vacilla e investe la campagna elettorale. Il Partito Socialista difende una 'transizione energetica' mentre i suoi oppositori, trasversalmente, lo accusano di essere ricattato da una "setta di fanatici", i Verdi-Ecologisti. In realtà le cose si presentano più sfumate, per non dire bizantine: Il candidato socialista François Hollande parla di "uscire dall'esclusività nucleare" e non di "uscita dal nucleare". Il 75% della produzione elettrica francese nel 2010. Il di15% dell'elettricità è prodotta da fonti rinnovabili, di cui i 4/5 originati da produzione idro-eletttrica. I socialisti hanno poi firmato un accordo, definito da entrambi compromesso, con Europe Ecologie- Les Verts, un estratto dell'accordo dice: "Ci impegniamo per un piano evolutivo che preveda la riduzione di un terzo del potenziale in produzione con la chiusura progressiva di 24 reattori". Il Presidente, futuro candidato della maggioranza al governo in visita alla centrale di Tricastin il 25/11/11,  davanti ai lavoratori EDF e Areva ha attaccato con violenza  l'accordo concluso tra PS e EE-LV che sancisce, in caso di vittoria elettorale, la riduzione dell'energia elettrica prodotta con il nucleare. Sarkozy vuole evitare, anzi impedire un necessario dibattito sul futuro della filiera nucleare.

sabato 11 febbraio 2012

Grecia - Atene: In attesa del varo delle misure imposte dalla Troika


10.2.12 Atene -10 febbraio 2012

Oggi primo giorno di sciopero dei sindacati del settore privato e pubblico e dei sindacati di base contro l’approvazione da parte del Governo delle misure imposte dalla Troika. Quando arriviamo davanti al parlamento è in corso il presidio, dopo il corteo. Dopo una decina di minuti nella strada che raggiunge in Parlamento iniziano degli scontri con sassi e molotov tra alcuni gruppi di manifestanti e la polizia. Il grosso del corteo si allontana da piazza Sintagma e dopo poco la polizia lanciando lacrimogeni allontana tutti dal piazzale davanti al Parlamento.

L'impressione è che per i dimostranti tutto questo sia un copione già visto innumerevoli volte.
Mentre il corteo continua a sfilare ci raccontano che lo sciopero ha avuto un’adesione molto forte nei trasporti (il che tra l'altro rende difficile raggiungere il centro della città per la manifestazione) e nei settori pubblici. Nel settore privato l’adesione è stata più difficile, c’è più paura e ricattabilità. Non hanno chiuso invece molte attività commerciali che in altre occasioni, come il 19 e 20 ottobre avevano abbassato le serrande. C’è chi ci dice che dopo molti scioperi fatti negli ultimi mesi, molti non ce l’ha fanno più a perdere altro denaro.
Domani sarà ancora sciopero, ma l'attesa maggiore è per domenica, giornata in cui il Parlamento si dovrà esprimere con votazione sul nuovo pacchetto di austerity e dunque è stato convocato un nuovo presidio in piazza Sintagma.
Ma quali sono i punti che i manifestanti maggiormente attaccano delle misure imposte da Ue, Fmi e Bce (che contengono oltre alle riforme altri 325 milioni di tagli entro il 2012) per ottenere il prestito che viene gestito come necessario per impedire il default greco?

mercoledì 8 febbraio 2012

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Europa - La Grecia fatta a fette resta in piazza


grecia

Decine di migliaia di ateniesi hanno sfidato per la seconda volta in meno di ventiquattro ore la forte pioggia e il vento manifestando fuori dal parlamento la loro rabbia contro le misure di tagli, recessione e disoccupazione che vuole applicare la «troika» per concedere al governo tecnico Papadimos il secondo maxi prestito e il resto del primo pacchetto di salvataggio.Dentro i palazzi delle istituzioni ci sono invece state delle riunioni-maratone. La prima è stata fra il premier Papadimos e l'inviato del Fondo monetario internazionale Dallara, per concludere gli ultimi dettagli sul taglio del debito pubblico in mano ai privati. Sembra che lo stato greco non avrà voce nella ricapitalizzazione delle banche e sulla loro «salvezza». I cittadini pagheranno anche le malefatte dei banchieri greci, francesi, tedeschi ed altri senza il diritto di voto che garantiscono le azioni ordinarie per controllare le banche. La riunione di Papadimos doveva essere seguita da quella con i tre leader che sostengono il suo governo, Papandreou, Samaras e Karatzaferis, per assicurare il loro consenso agli accordi con la troika e con i creditori, con ancora a seguire la convocazione del consiglio dei ministri per votare l'accordo finale. Il parlamento greco dovrà votare fino a domenica gli accordi con il Fondo monetario e lunedì sarà pubblicato il bando per la partecipazione dei creditori privati al cambio dei bot greci.

Bahrain - Una primavera araba che non fa notizia

Il 14 febbraio di un anno fa migliaia di bahraniti si riunirono in Piazza della Perla per chiedere riforme, democrazia e la fine delle discriminazioni tra sunniti e sciiti. La protesta pacifica venne repressa con l'aiuto delle truppe saudite. Ma la mobilitazione prosegue nell'indifferenza internazionale.

di Michele Giorgio


Fadhila al Mubarak è libera. Erano in 10mila ieri ad aspettare, fuori dal carcere, la famosa artista bahranita rimasta in cella per mesi perchè colpevole di ascoltare in macchina una canzone che invitava la popolazione a sollevarsi contro la famiglia reale degli al Khalifa.Un’accoglienza trionfale che si è trasformata in un giorno di festa dando coraggio e determinazione al movimento per le riforme e la democrazia – in gran parte formato dagli sciiti discriminati dalla minoranza sunnita al potere – che domenica scorsa ha avviato un programma di raduni e sit-in in sfida alla polizia e alle truppe saudite, entrate nel paese poco più di un anno fa per aiutare a reprimere la rivolta contro l’alleato monarca assoluto Hamad al Khalifa.
Si avvicina il 14 febbraio, anniversario delle prime proteste contro il re in Piazza della Perla a Manama, disperse con violenza dalle forze di sicurezza grazie all’intervento decisivo dei mezzi corazzati sauditi.

martedì 7 febbraio 2012

Kurdistan - Ez ji li virim! Anche io sono qua! Campagna Newroz 2012!

Il popolo kurdo in Turchia si appresta a celebrare il Nuovo giorno, Newroz facendo la conta di quanti mancano all’appello per essere stati imprigionati o uccisi dallo stato. Ez ji li virim /Anche io sono qua! gridano al mondo le migliaia di uomini e donne kurde che ancora liberi si autodenunciano ed esprimono la propria vicinanza e sostegno a chi si batte per la soluzione politica della questione Kurda.

Il Partito per la Pace e la Democrazia (BDP) dopo aver vinto le elezioni amministrative del 2009, e le politiche del 2011 in tutte le aree del Kurdistan turco è il primo obiettivo della reazione da parte turca: una vera eliminazione fisica a politica della rappresentanza kurda, inclusi militanti e attivisti di ogni realtà dell’associazionismo, incluso il giornalismo e le professioni. 

Sono più di otto mila i detenuti politici che affollano le carceri turche: intellettuali, difensori dei diritti umani, sindacalisti, militanti, amministratori e sindaci democraticamente eletti sono incarcerati e sotto processo con accuse che violano apertamente la libertà di pensiero e di espressione.

Ogni 21 marzo, il popolo kurdo festeggia il Newroz: giorno simbolico di liberazione e l’occasione per milioni di persone di far sentire le proprie instanze di pace, democrazia, diritti e libertà. Come negli anni precedenti, la presenza di osservatori internazionali contribuisce a far sentire vicinanza e solidarietà nei confronti di una popolazione assediata e minacciata da un uso illegittimo dela forza e della limitazione della libertà.

Francia - Il gioco vale la candela?

nucleare francia
Quanto costa produrre elettricità con l'energia nucleare?

In occasione delle elezioni presidenziali in Francia si è aperta la discussione sulla produzione energetica e sull'impatto ambientale del nucleare.

di Marina Nebbiolo


La Corte dei conti francese ha risposto il 31 gennaio presentando una relazione sui "Costi della filiera elettro-nucleare". Rapporto richiesto dai cittadini e dalle associazioni dopo la catastrofe di Fukushima, ora base del dibattito economico e politico che agita la Francia da anni.
Pur dimostrandosi inedito, questo lavoro è incompleto sotto molti aspetti, insomma non basta per capire il costo reale dalla costruzione e la gestione delle centrali al loro smantellamento, includendo il trattamento delle scorie radiotattive, senza dimenticare l'assicurazione in caso di incidente.
Certo non è più possibile censurare le spese e questa è la novità.
Il rapporto della Corte dei conti non può che sottovalutare i costi perché è proprio la società di produzione, gestione e distribuzione nazionale dell'energia elettrica (EDF) a fornire stime e preventivi con lo scopo interessato di minimizzarli.

lunedì 6 febbraio 2012

Brasile - Sao Paulo: SOMOS TODOS PINHEIRINHO!

sgombero favela sao paulo brasile

Le cifre del saccheggio.

di Clarissa Sant’Ana*                                                                      

In vista dei mondiali di calcio del 2014, la classe politica brasiliana ha messo in atto l'operazione "Igiene Sociale".
Occhi ingenui sarebbero portati a credere che questo piano ambisca a garantire un sistema fognario  e acqua potabile per tutte le favelas. La verità è che, ancora una volta, il popolo è stato saccheggiato dei propri  beni comuni  e letteralmente massacrato dalla dittatura di quella politica oramai perennemente invischiata con l’affarismo di grandi potenze economiche.  
Il 20  gennaio scorso è stato accolto il ricorso che il governo social-democratico  dello Stato di Sao Paulo,  il cui governatore è Geraldo Alckmin,  aveva fatto contro la sospensione dello sgombero della Favela do Pinheirinho, a Sao José dos  Campos, città situata nell’interno della Regione di Sao Paulo.
Il terreno in questione vale 65 milioni di euro  e appartiene ad una società edile fallita, la Selecta, che deve allo Stato circa 7 milioni di euro in tasse, ed è associata al noto investitore-speculatore mondiale Naji Nahas. Da otto anni oltre 9 mila persone hanno costruito la propria vita e le proprie case su questo territorio, nella Favela do Pinheirinho.
Il giorno successivo, l’associazione di rappresentanti delle circa 1600 famiglie (10000 abitanti) consegna alla Prefettura il loro progetto di riabilitazione dell’area in alternativa a quello redatto dal governo dello Stato che prevede invece un quartiere residence per dare alloggio alle masse che riempiranno il paese durante i mondiali del 2014.
Ma nulla è servito a bloccare l’ordine del governatore Geraldo Alckmin.

mercoledì 1 febbraio 2012

La Vía Campesina chiama all'azione

Dal 20-22 Giugno 2012, i Governi di tutto il mondo si riuniranno a Rio de Janeiro, Brasile, per commemorare i 20 anni del " Vertice della Terra", la Conferenza dell'ONU su Ambiente e Sviluppo (UNCED), che per la prima volta stabilì una agenda globale per lo “Sviluppo sostenibile".
Nel vertice del 1992, vennero adottate la Convenzione sulla Diversità Biologica (CDB), la Convenzione ONU sul Cambiamento Climatico (UNFCC) e la Convenzione per Combattere la Desertificazione.
Venne istituita anche la Commissione sullo Sviluppo Sostenibile (CSD) per assicurare follow-up all'UNCED “Summit della Terra”
Venti anni più tardi, i governi avrebbero dovuto riconvocarla per rivedere i propri impegni e i progressi, ma in realtà la questione centrale del dibattito sarà la "green economy" che porta sviluppo, con la moltiplicazione dello stesso modello capitalistico che ha causato il caos climatico ed altre crisi profonde sociali e ambientali.
La Vía Campesina si mobiliterà per questo momento storico, che rappresenta la voce di milioni di contadini e indigeni nel mondo che stanno difendendo il benessere di tutti, lavorando per la sovranità alimentare e la tutela delle risorse naturali.
20 anni dopo: un Pianeta in crisi
20 anni dopo il Summit della Terra, la vita è diventata più difficile per la maggioranza degli abitanti del pianeta. Il numero di persone affamate è aumentato a quasi un miliardo, cioè un esseri umano su sette è affamato, i più colpiti sono le donne e i piccoli agricoltori.
Nel frattempo, l'ambiente si sta esaurendo velocemente, la biodiversità viene distrutta, le risorse idriche stanno diventando scarse e contaminate e il clima è in crisi. Il che significa mettere a repentaglio il nostro futuro sulla Terra, mentre la povertà e le disuguaglianze stanno aumentando.
L'idea di "Sviluppo Sostenibile", proposta nel 1992, che ha unito le preoccupazioni per "sviluppo" e "ambiente", non ha risolto il problema perché non ha fermato il sistema capitalistico nella sua corsa verso il profitto a scapito di tutte le risorse umane e naturali :
- Il sistema alimentare è sempre più nella morsa delle grandi imprese in cerca di profitto, che non mirano a nutrire la gente.
- La Convenzione sulla Biodiversità ha creato meccanismi di condivisione dei benefici, ma che alla fine legittimano la capitalizzazione delle risorse genetiche da parte del settore privato.
- La Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, invece di costringere i paesi e le aziende a ridurre l'inquinamento, ha inventato una nuova merce redditizia e speculativa, con meccanismi di scambio di carbonio, permettendo a chi inquina di continuare a inquinare e trarre profitto da questo.
Il quadro dello "sviluppo sostenibile" continua a vedere l'agricoltura contadina come arretrata e responsabile per il deterioramento delle risorse naturali e dell'ambiente. Si perpetua lo stesso paradigma di sviluppo, che è niente di meno che lo sviluppo del capitalismo per mezzo di una "industrializzazione verde".
La "Green Economy" – Contenuto finale?
Oggi "l'economia rinverdita", spinta in avanti nella corsa verso Rio 20, si basa sulla stessa logica e meccanismi che stanno distruggendo il pianeta e mantiene la gente affamata. Per esempio, si cerca di integrare gli aspetti della fallita "rivoluzione verde" in modo più ampio al fine di garantire le esigenze dei settori industriali di produzione, quali la promozione dell'uniformità di semi, di semi brevettati da corporazioni, di semi geneticamente modificati, ecc .
L'economia capitalistica, basata sul sovra-sfruttamento delle risorse naturali e degli esseri umani, non potrà mai diventare "verde".
Si basa sulla crescita illimitata in un pianeta che ha raggiunto i suoi limiti e sulla mercificazione delle rimanenti risorse naturali che finora erano senza prezzo o sotto il controllo del settore pubblico.
In questo periodo di crisi finanziaria, il capitalismo globale, cerca nuove forme di accumulazione. E ' in questi periodi di crisi che il capitalismo può accumulare di più.
Oggi, sono i territori e beni comuni l'obiettivo principale della capitale. Come tale, la green economy non è altro che una maschera verde per il capitalismo. E 'anche un nuovo meccanismo per appropriarsi delle nostre foreste, fiumi, terra ... dei nostri territori!
Dalle le riunioni preparatorie dello scorso anno verso Rio +20, l'agricoltura è stata citata come una delle cause del cambiamento climatico.
Eppure, nei negoziati ufficiali non si distingue tra agricoltura industriale e l'agricoltura contadina, e non si esplicita nessuna differenza nei loro effetti sulla povertà, il clima e le altre questioni sociali che abbiamo di fronte.
La "green economy" è commercializzata come un modo per attuare uno sviluppo sostenibile per quei paesi che continuano a subire pesanti e sproporzionati livelli di povertà, fame e miseria.
In realtà, ciò che viene proposto è un'altra fase di ciò che noi identifichiamo come "programmi di aggiustamento strutturale verdi", che cercano di allineare e riordinare i mercati nazionali e dei regolamenti per presentare l'arrivo del "capitalismo verde" .
Gli Investimenti di capitale ora cercano nuovi mercati attraverso la "green economy"; assicurarsi le risorse naturali del mondo come input primari e materie prime per la produzione industriale, come serbatoi di carbonio o anche per la speculazione.
Questo è stato dimostrato dal crescente accaparramento di terre a livello mondiale, per la produzione vegetale sia per l'esportazione che per gli agrocarburanti.
Le nuove proposte come “ l'agricoltura intelligente climatica", che prevede "l'intensificazione sostenibile" dell'agricoltura, incarnano anche l'obiettivo di corporazioni e agro-business di sfruttare la terra, con l'etichetta "verde", e rendendo i contadini dipendenti per gli alti costi di semi e input.
Permessi di nuove generazioni di inquinanti vengono rilasciati al settore industriale, in particolare nei paesi sviluppati, attraverso programmi tipo quelli di riduzione delle emissioni da deforestazione e del degrado forestale (REDD + +) e altri sistemi di servizi ambientali.
L'economia verde mira a garantire che i sistemi ecologici e biologici del nostro pianeta restino ancora al servizio del capitalismo, con l'uso intenso di varie forme di biotecnologie, le tecnologie di sintesi e la geo-ingegneria. OGM e le biotecnologie sono parti fondamentali della agricoltura industriale, promosse nell'ambito della "green economy".
La promozione della green economy include richiami alla piena attuazione del Doha Round dell'OMC, l'eliminazione di tutte le barriere commerciali per le "soluzioni verdi"in arrivo, il finanziamento e il sostegno di istituzioni finanziarie come la Banca Mondiale e progetti come i programmi US-AID, e la legittimazione costante delle istituzioni internazionali che servono a perpetuare e promuovere il capitalismo globale.
Perché i contadini si mobilitano
I piccoli agricoltori, le famiglie di agricoltori, i senzaterra, i popoli indigeni, migranti - donne e uomini - sono ora decisi a mobilitarsi per opporsi a qualsiasi mercificazione della vita e proporre un altro modo di organizzare il nostro rapporto con la natura sulla terra, sulla base di riforma agraria, alimentare sovranità e l'Agroecologia contadina
Noi rifiutiamo la "Green Economy", come viene sospinta ora nel processo Rio +20. Si tratta di una nuova maschera per nascondere una sempre presente, l'avidità crescente delle imprese e l'imperialismo alimentare nel mondo.
·                     Ci opponiamo al commercio del carbonio e a tutte le soluzioni di mercato per la crisi ambientale che prevede la liberalizzazione proposta di servizi ambientali nel quadro dell'OMC.
·                     Noi rifiutiamo la REDD (Riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado forestale), che consente ai paesi ricchi di evitare di tagliare le proprie emissioni finanziando progetti spesso dannosi nei paesi in via di sviluppo.
·                     Denunciamo e rifiutiamo l'impadronirsi aziendale del processo di Rio +20 e tutti i processi multilaterali nell'ambito delle Nazioni Unite.
·                     Ci opponiamo all'appropriazione di terre, d'acqua, semi, foreste e di tutte le risorse "!
·                     Noi difendiamo le risorse naturali nei nostri paesi come una questione di sovranità nazionale e popolare, per far fronte alla offensiva e all'appropriazione privata del capitale;
·                     Chiediamo politiche pubbliche dei governi per la protezione degli interessi della maggioranza della popolazione, soprattutto i più poveri, e dei lavoratori senza terra;
·                     Chiediamo un divieto totale dei progetti di geoingegneria e degli esperimenti, sotto le mentite spoglie della tecnologia 'verde' o 'pulita' a vantaggio dell'agrobusiness. Ciò include le nuove tecnologie che vengono proposte per l'adattamento e la mitigazione al cambiamento climatico sotto le bandiere di "geo-engineering" e "l'agricoltura intelligente climatica", comprese le soluzioni false come le piante transgeniche che dovrebbero adattarsi ai cambiamenti climatici, e il "biochar" che si propone per ricostituire il suolo di carbonio.
·                     Decidiamo di proteggere le nostri sementi autoctone e il nostro diritto a scambiare i semi.
·                     Noi chiediamo una vera riforma agraria che distribuisca e ridistribuisca la terra - il principale fattore di produzione - soprattutto tenendo conto delle donne e dei giovani. La Terra deve essere un mezzo di produzione per assicurare il sostentamento delle persone e non deve essere una merce soggetta alla speculazione sui mercati internazionali. Noi rifiutiamo una "riforma agraria assistita dal mercato", che è un'altro modo per dire privatizzazione delle terre.
·                     Lottiamo per la produzione alimentare sostenibile su piccola scala per la comunità e il consumo locale, in opposiziione con l'agrobusiness e le monocolture per l'esportazione.
·                     Continuiamo a organizzare e praticare la produzione basata sulla agroecologia, garantendo la sovranità alimentare per tutti e l'attuazione di una gestione collettiva delle nostre risorse
Chiamiamo all'azione
Chiamiamo a una mobilitazione importante del mondo da farsi il 18-26 giugno a Rio de Janeiro, con un campo permanente, per il Vertice dei Popoli, per contrastare il vertice dei governi e dei capitali.
Saremo a Rio al vertice del Popolo, dove le lotte anti-capitaliste di tutto il mondo si incontreranno e insieme proporremo le soluzioni reali. L'Assemblea permanente del Popolo, tra il 18 e 22, presenterà le lotte quotidiane contro i promotori del capitalismo e gli attacchi alle nostre terre.
Oggi, Rio de Janeiro è una delle città che ricevono il maggior numero di contributi dal capitale globale e ospiterà i Mondiali di calcio e le Olimpiadi. Uniremo le nostre lotte simboliche, quelle urbane e quelle dei movimenti senza terra e dei pescatori.
Dichiariamo , inoltre, la settimana del 5 giugno, come la settimana del mondo più importante in difesa dell'ambiente e contro le multinazionali e invitiamo tutti in tutto il mondo a mobilitarsi:
·                     Difendere l'agricoltura contadina sostenibile
·                     Occupare la terra per la produzione alimentare agroecologica e non-dominata dal mercato
·                     Richiedere e scambiare sementi autoctone
·                     Protestare contro gli uffici di società di Exchange e di marketing e fare appello per porre fine ai mercati speculativi sulle materie prime e terreni
·                     Organizzare assemblee locali di persone colpite dal capitalismo
·                     Sogno di un mondo diverso e crearlo!
Il futuro che vogliamo è basato sulla riforma agraria, l'agricoltura sostenibile fondata sui contadini e la sovranità alimentare!
Globalizziamo la LOTTA!
GLOBALIZZIAMO SPERANZA!
La Via Campesina
Via Campesina è un movimento internazionale di contadini, produttori di piccole e medie imprese, senza terra, donne rurali, popoli indigeni, gioventù rurale e dei lavoratori agricoli. Siamo un movimento autonomo, pluralista e multiculturale, indipendente da qualsiasi tipo di affiliazione politico, economico, o di altro tipo. Nato nel 1993, La Via Campesina riunisce oggi circa 150 organizzazioni in 70 paesi in Asia, Africa, Europe, and le Americhe.International Operational Secretariat: Jln. Mampang Prapatan XIV no 5 Jakarta Selatan 12790, Indonesia
Tel/fax: +62-21-7991890/+62-21-7993426
Traduzione Antonio Lupo

A cupola dos povos - Il Summit dei Popoli a Rio + 20

PER LA GIUSTIZIA SOCIALE ED AMBIENTALE CONTRO LA MERCIFICAZIONE DELLA VITA E DELLA NATURA E IN DIFESA DEI BENI COMUNI 

Il summit Rio+20 che si terra' a Rio a giugno 2012 sara' un evento cruciale per le organizzazioni sociali ed ambientali, e deve essere considerato come parte di un processo storico degli ultimi 20 anni, che comprende il Summit della Terra (ECO 92), le mobilitazioni sulla agenda sociale dell'ONU, le lotte contro gli accordi di libero commercio promossi da WTO e ALCA, e più recentemente il Summit dei Popoli di Cochabamba.

Tenendo in considerazione che lo spazio della società civile deve essere autonomo, plurale, democratico, dobbiamo rispettare le diversità e le diverse strategie di azione, e basare le nostre proposte su soluzioni concrete che rafforzino il potere delle organizzazioni sociali e diano voce e leadership ai popoli che sono vittime della globalizzazione ineguale.

Noi affermiamo che Rio+20 deve:

•    Rigettare le soluzioni basate sul mercato della vita e della natura, le false soluzioni con le stesse vecchie tecnologie che approfondiscono l'iniquità e non rispettano il principio di precauzione
•    Denunciare la mancanza di miglioramento nelle politiche ambientali del Brasile e nel mondo dopo la crisi economica
•    Difendere i diritti umani e dare spazio alle esistenti alternative locali sviluppate dalle comunità tradizionali, piccoli contadini, comunità urbane organizzate, come per esempio la permacultura, i progetti agro-ecologici, le iniziative di economia locale, tra le altre, e organizzare campagne affinché queste iniziative possano essere sostenute dalle politiche pubbliche. 
•    Promuovere un nuovo paradigma per una economia fondata sulla vita e basata su azioni e decisioni etiche
•    Fare una valutazione delle iniziative a partire dal Summit della Terra ECO 92 analizzando i progressi delle convenzioni firmate durante gli ultimi 20 anni
•    Promuovere campagne e iniziative delle organizzazioni sociali per premere sui governi affinché tengano in conto le proposte della società civile organizzata nel processo ufficiale
•    Promuovere consapevolezza pubblica attraverso campagne e altre forme di educazione popolare, coinvolgendo l'opinione pubblica in questo percorso con differenti gruppi sociali. Per questo, devono essere usati diversi linguaggi e strumenti di comunicazione, come radio comunitari, network sociali, così come media alternativi e tradizionali. 

Rio+20 deve anche essere un momento di riflessione per movimenti e organizzazioni in modo che possano valutare come incorporare al proprio interno i nuovi paradigmi. Rio+20 deve mobilitare milioni di persone in Brasile e nel mondo, attraverso migliaia di attività prima e durante l'evento. 

Infine, l'evento deve anche lasciare una eredita' per la città di Rio de Janeiro e per il mondo, come un esempio in se stesso del cambiamento che vogliamo vedere nel pianeta. 

OBIETTIVI 

Le organizzazioni di società civile e i movimenti sociali internazionali stanno cercando di trasformare la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (UNCSD) in una mobilitazione popolare per affrontare la a seria crisi che stiamo vivendo, come pianeta e come umanità. Stiamo lavorando insieme per costruire un processo democratico verso un forum indipendente chiamato "Summit dei Popoli a Rio+20 per la giustizia sociale ed ambientale", con l'intenzione di promuovere la partecipazione della società civile e proporre le sue proposte politiche a un vasto spettro di personalità e di cittadini. 

PROPOSTA SUL PROCESSO  

Per assicurare la costruzione collettiva della metodologia del processo verso il Summit del Popoli a Rio+20, affermiamo le seguenti premesse:

Principi generali:

•    Prendiamo come punto di partenza l'aggravarsi, negli ultimi decenni, della situazione sociale ed ecologica nel pianeta e la parallela crescita della miseria e della ineguaglianza sociale -locale, regionale e internazionale- aggravata dalla recente crisi della economia capitalista 
•    Crediamo sia molto importante avere una visione integrata sulla giustizia sociale ed ambientale, così come per la sostenibilita' sociale ed ambientale. E' necessario porre i diritti umani al centro dell'agenda globale. 
•    Chiediamo il riconoscimento di ciò che le esperienze internazionali dei Social Forum, dei Summit dei Popoli, dei Tribunali Popolari internazionali, degli incontri di base che, dopo il Summit della Terra del 92, hanno costruito spazi di dibattito globale e mobilitazione
•    Teniamo in considerazione le ricche e diverse esperienze in queste reti sociali e di dare visibilità al contributo contro le soluzioni egemoniche
•    Cerchiamo spazi di influenza nel processo ufficiale delle Nazioni Unite e di influenzarlo. 
•    Partiremo dal processo intorno a Rio+20 per costruire campagne globali tese a promuovere un nuovo paradigma in azioni popolari per molti milioni di persone. 
•    Cercheremo, in sintesi, di affermare la presenza di un paradigma alternativo di società e di rafforzare il suo potere politico con convergenze multiple in tutto il mondo. 
•    Il Summit dei Popoli deve anche essere uno spazio per dimostrare le pratiche concrete delle esperienze positive di produzione locale, di economia sociale, e esempi di pratiche che spostano la società verso questo nuovo paradigma durante il farsi di Rio+20.  

Processo Organizzativo 

Allo scopo di organizzare un processo indipendente di dialogo con le istituzioni internazionali, le aziende capitalistiche e i governi nazionali, cerchiamo di creare uno spazio plurale, tenendo in conto la diversità e trasformandola in una forza popolare; cerchiamo di superare la frammentazione e le divisioni delle diverse lotte, stimolando convergenze e agende comuni. 

Vogliamo incorporare nel nostro processo la forza, la energia e le iniziative di migliaia di organizzazioni e movimenti del mondo intero. Per questo, il punto di partenza sono le loro esperienze reali, le loro attività indipendenti e la loro capacita' di coinvolgimento dei cittadini. Dall'altro lato, il nostro processo deve accettare la sfida di superare i limiti e le divisioni che ancora troviamo nella società civile oggi, cercando di costruire reti e coalizioni per affrontare insieme le scommesse e per lanciare azioni comuni. 

Questioni strategiche:

Cercheremo di promuovere convergenze intorno alcune questioni strategiche per il superamento del modello corrente di società e per la affermazione di un nuovo paradigma di civilizzazione. Queste questioni hanno bisogno di essere discusse, costruite e presentate in diversi e autonomi spazi che emergeranno da questi processi, organizzati sulla base delle questioni comuni e degli input provenienti dal processo storico di ciascun network. 

Proponiamo di cominciare questa convergenza da alcuni input ed concetti formulati da network e comitati di facilitazione incaricati delle diverse tematiche, per costruire il percorso verso Rio+20 a partire da esperienze ricche e lotte comuni.

Le questioni chiave approvate per stimolare un dibattito nei differenti gruppi e network sono:

•    Quali sono le cause strutturali delle multiple crisi e del fallimento nella realizzazione degli accordi internazionali a partire dal 1992?
•    Come costruire una nuova economia basata sulla giustizia sociale ed ambientale?
•    Come dare visibilità alle lotte di resistenza e di difesa dei popoli e dei territori e come promuovere soluzioni concrete a partire dalle esperienze esistenti di produzione, consumo e trasformazione del futuro?
•    Come bloccare la mercificazione della vita, la privatizzazione della natura e dei beni comuni?
•    Come rafforzare le strategie esistenti di lotta e campagne comuni e come promuovere e costruire nuove campagne? 
•    Quale governance mondiale vogliamo a fronte della dominazione corrente del potere economico?

Coordinamento Internazionale

Suggeriamo di collegare il processo che stiamo promuovendo alla agenda sociale e ambientale che produrranno alternative comuni:

•    La mobilitazione contro il G20 a Nizza e a Cannes il 3 e 4 novembre
•    La mobilitazione sulla COP 17 a Durban dal 29 novembre al 9 dicembre
•    Il forum tematico a Porto Alegre nel gennaio 2012
•    Il Forum Alternativo Mondiale dell'Acqua a Marsiglia nel marzo 2012


Promotori 
La proposta del Summit dei Popoli viene dal Comitato di Facilitazione della Società Civile Brasiliana per Rio+20. E' un gruppo di reti e organizzazioni diverse e plurali della società civile brasiliana. La responsabilità di questo comitato e' facilitare la partecipazione della società civile globale nel processo del summit di Rio+20, la Conferenza delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile che si terra' a giugno del 2012.  

Il Comitato di Facilitazione della Società Civile Brasiliana ha un posto nella Commissione Nazionale per Rio+20 ed e' anche considerato dalla Conferenza Onu come un gruppo di collegamento del paese ospitante. Il comitato riunisce un ampio spettro di organizzazioni, fra i più importanti network della società civile brasiliana, attivi in diversi settori come ambiente e sostenibilita', diritti umani, sviluppo sociale fra gli altri. E' guidato da un Gruppo di Coordinamento composto dalle reti più rappresentative:

•    Rede Brasileira pela Integração dos Povos (Rebrip);
•    Rede Brasil sobre Instituições Financeiras Multilaterais (Rede Brasil);
•    Fórum Brasileiro de ONGs e Movimentos Sociais para o Meio Ambiente e o Desenvolvimento (FBOMS);
•    Central Única dos Trabalhadores do Brasil  (CUT);
•    Associação Brasileira de Organizações Não-Governamentais (Abong);
•    Grupo de Reflexão e Apoio ao Processo do Fórum Social Mundial (Grap);
•    Fórum Brasileiro de Economia Solidária (FBES);
•    Via Campesina (VC);
•    Fórum Nacional da Reforma Urbana (FNRU);
•    Rede da Juventude pelo Meio Ambiente e Sustentabilidade (Rejuma);
•    Jubileu Sul;
•    Plataforma Brasileira de Direitos Humanos Econômicos, Sociais, Culturais e Ambientais (Dhesca);
•    Movimentos Indigenas: Articulação dos Povos Indígenas do Brasil (APIB) e  Kari-Oca;
•    Coordenação Nacional de Articulação das Comunidades Negras Rurais Quilombolas (Conaq);
•    Instituto Brasileiro de Defesa do Consumidor (Idec);
•    Articulação do Semi-Árido (ASA);
•    Articulação de Mulheres Brasileiras (AMB);
•    Marcha Mundial de Mulheres;
•    Movimento negro: Coordenação Nacional de Entidades Negras (Conen);
•    Rede de ONGs da Mata Atlântica (RMA).