giovedì 29 maggio 2014

Messico - Comunicato del SCI Moisés


La Comunicazione del SCI Moises 

ESCUELITA, ACCAMPAMENTI DI PACE, INCONTRO/CONDIVISIONE E RICOSTRUZIONE.

Comunicato del Subcomandante Insurgente Moisés

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

27 Maggio 2014

Alle compagne e compagni della Sexta in Messico e nel Mondo:

Alle sorelle e fratelli del Congresso Nazionale Indigeno e popoli originari del nostro paese:

Compas:

Vi saluta il Subcomandante Insurgente Moisés per comunicarvi alcune cose:

mercoledì 28 maggio 2014

Messico - Il comunicato integrale del SCI Marcos "Tra la luce e l'ombra" in italiano

ENTRE LA LUZ Y LA SOMBRA.


La Realidad, Pianeta Terra.
Maggio 2014.

Compagna, compagnoa, compagno:

Buona notte, sera, giorno in qualsiasi sia la vostra geografia, il vostro tempo e il vostro modo.

Buona alba.

Vorrei chiedere alle compagne, compagni e compagnei della Sexta che vengono da fuori, in particolare ai mezzi di informazione indipendenti compagni, la vostra pazienza, tolleranza e comprensione per ciò che dirò, perché queste saranno le mie ultime parole in pubblico prima di cessare di esistere.

Mi dirigo a voi e a color che attraverso di voi ci ascoltano e ci guardano.

Forse all'inizio, o nel trascorso di queste parole crescerà nel vostro cuore la sensazione che qualcosa è fuori luogo, che qualcosa non quadra, come se stessero mancando uno o vari pezzi per dare senso all'enigma che vi si mostrerà. Come che di per sé manca quello che manca.

Forse poi, giorni, settimane, mesi, anni, decadi dopo si capirà quello che adesso diciamo.

Le mie compagne e compagni dell'EZLN in tutti i livelli dell'organizzazione non mi preoccupano, perché è questo il nostro modo di qua: camminare, lottare, sapendo sempre che manca quello che manca.

Inoltre, che non si offenda nessuno, l'intelligenza dei compagni e compagne zapatisti è molto più in alto della media.

Per il resto, ci soddisfa e rende orgogliosi che sia di fronte a compagne, compagni e compagnei, sia tanto dell'EZLN che della Sexta, che si fa conoscere questa decisione collettiva.

É un bene che sarà attraverso i mezzi di informazione liberi, alternativi, indipendenti, che questo arcipelago di dolori, rabbie e lotta dignitosa con cui ci chiamiamo, la Sexta, verrà a conoscenza di questo che vi dirò, ovunque si trovino.

Se a qualcun altro le interessa sapere cosa è successo oggi dovrà accedere ai mezzi di informazione indipendenti per venirne a conoscenza.

Va bene insomma. Benvenute e benvenuti a la realtà zapatista.

martedì 27 maggio 2014

Messico - Di ritorno da La Realidad

In migliaia per riaffermare il cammino zapatista 

di Daniele Fini                        
A La Realidad erano in tanti e tante. Il partecipato e emotivo evento del 24 maggio 2014 in omaggio a Galeano, lo zapatista ucciso dai paramilitari, celebrato nel Caracol zapatista cui fanno riferimento le comunità autonome della regione Selva Fronteriza, sarà ricordato anche per l'ultimo discorso pubblico pronunciato dal Subcomandante Marcos.
Ma l'evento ci ha mostrato soprattutto che gli zapatisti sono tanti e che la loro esperienza ribelle non si lascia intimidire dalle continue aggressioni, anche di tipo militare, che il governo messicano sta portando avanti nel tentativo di distruggere la loro organizzazione. E forse è proprio questo il messaggio più importante che ci giunge da La Realidad, e che in un certo senso ribadisce Marcos con le sue ultime parole pubbliche, quando comunica che a seguito dei cambiamenti e delle evoluzioni  che si sono dati in questi anni nell'organizzazione delle comunità zapatiste, la sua figura non ha più senso di esistere.
Per ribadire, a chi ancora non lo avesse capito, che i veri protagonisti nei territori ribelli del Chiapas sono le migliaia di uomini e donne che nella loro quotidianità, all'interno di un clima di guerra formalmente non dichiarata e di provocatorie aggressioni, costruiscono collettivamente e mettendosi in gioco in prima persona nuove forme di governo e di vita, rappresentando un importantissimo esempio per tutti coloro che nel mondo lottano per un cambiamento radicale, contro le ingiustizie e contro il sistema capitalista.

lunedì 26 maggio 2014

Messico - Comunicato integrale del SCI Moisés

PAROLE DELLA COMANDANCIA GENERALE DELL’EZLN,

NELLA VOCE DEL SUBCOMANDANTE INSURGENTE MOISÉS,

NELL’OMAGGIO AL COMPAGNO GALEANO.

IL GIORNO 24 MAGGIO 2014

A LA REALIDAD, CHIAPAS, MESSICO

Compagne e compagni, comandanti, compagne e compagni basi di appoggio, miliziani, insurgentes tutti.


Compagni e compagne della sexta. Buon giorno o buona sera o buona notte a tutte e tutti secondo dove stanno.

Compagne e compagni, fratelli e sorelle.

Attraverso la mia voce parla la voce dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Attraverso la mia voce parlano il dolore e la rabbia di centinaia di migliaia di indigeni, uomini, donne,  bambini e anziani dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Siamo qui con le compagne e i compagni de La Realidad per appoggiarli con tutta la nostra degna rabbia.

I compagni e le compagne della Sexta devono capire qualcosa.  L’EZLN non si può intromettere,  così come vuole, nelle comunità e nei governi autonomi.  Perché noi, come EZLN, non parliamo a vanvera di “rispetto”, questa è la nostra pratica.  L’EZLN come forza del popolo entra nei problemi delle comunità zapatiste solo se le autorità autonome lo chiedono.  

Facciamo così perché i militari, chiunque essi siano, sempre devono rispettare e servire il popolo, i civili.

Quando ci rendemmo conto del vile e crudele assassinio del nostro compagno Galeano, sentimmo molto dolore e molta rabbia.  Ma non potevamo fare come volevamo, ma dovevamo rispettare e obbedire il nostro popolo, quale cammino dovevamo percorrere e cosa dovevamo fare come EZLN che siamo.

Il rispetto di cui abbiamo parlato, come Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, lo dobbiamo al popolo e alle autorità autonome Zapatiste, così contenemmo la rabbia e il dolore che avevamo.

Questo  fino a quando ce lo chiese la Giunta del Buon Governo de La Realidad che ci disse:  

“Fin qui siamo arrivati noi, ora la Comandancia dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale intervenga affinché si faccia giustizia contro l’attacco e l’assassinio contro  di noi e contro la nostra organizzazione zapatista”.  Allora abbiamo potuto venire.

Con tutta la rabbia siamo venuti ad accompagnare le compagne e i compagni, per stare con loro, per investigare su questo vile assassinio, perché queste persone contras, paramilitari antizapatisti hanno quello che hanno per essere contro di noi , e si fanno passare come se fossero zapatisti e così ottengono i loro progetti, dicendo che sono rappresentanti zapatisti.  

Sappiamo chi sono costoro e con chi, del mal governo, parlano.  Sappiamo che sono gli sciocchi del malgoverno che ci cascano credendo che stanno parlando con noi.

Qui glielo diciamo ancora a questo fottuto malgoverno:

NON siamo mendicanti.

Non riceviamo gli avanzi della loro tavola.

Non cerchiamo, né riceviamo briciole.

Cerchiamo di governarci con il nostro popolo del Messico con Giustizia , Libertà e Democrazia.

Non sono gli zapatisti che parlano con loro.

Non parlano con il malgoverno né oggi né mai.

Non abbiamo la seppur minima fiducia di questi senza cervello.

domenica 25 maggio 2014

Messico - Il SCI Marcos annuncia la sua scomparsa

Il Subcomandante Marcos annuncia la sua scomparsa
Alle 2:08 dell’alba di oggi, il Subcomandante Marcos ha annunciato che a partire da quel momento smetterà di esistere. In una conferenza stampa con i media liberi che partecipavano all'omaggio a Galeano, lo zapatista assassinato nella comunità zapatista di La Realidad, il capo militare dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), ha detto: “se posso definire Marcos, il personaggio, vi direi senza alcun dubbio che è stata una pagliacciata”.

Messico - Tra luce e ombra. Le ultime parole del Subcomandante Marcos prima di smettere di esistere

La Realidad, Chiapas, 25 de mayo 2014.-

Por medios libres, alternativos, autónomos o como se digan.

Esta madrugada, como cierre del homenaje al compañero Galeano, más de tres mil bases de apoyo, milicianos e insurgentes zapatistas y alrededor de mil adherentes a La Sexta, escuchamos las “últimas palabras públicas” del Subcomandante Insurgente Marcos del Ejército Zapatista de Liberación Nacional. En el templete estaban presentes 6 comandantes y comandantas del Comité Clandestino Revolucionario Indígena, el Subcomandante Insurgente Moisés y el propio Subcomandante Marcos. 

 Exponemos algunos fragmentos de las cinco partes de la carta.


1. Una Decisión Difícil
“Era y es la nuestra como la de muchas y muchos de abajo una guerra por la humanidad y contra el neoliberalismo. Contra la muerte nosotros demandamos la vida, contra el silencio exigimos la palabra y el respeto, contra el olvido la memoria, contra la humillación y el desprecio la dignidad, contra la opresión la rebeldía, contra la esclavitud la libertad, contra la imposición la democracia, contra el crimen la justicia.”
“La guerra que levantamos nos dio el privilegio de llegar a oídos y corazones atentos y generosos y a geografías cercanas y alejadas, faltaba lo que faltaba y falta lo que falta pero conseguimos entonces la mirada del otro, de la otra, su oído y su corazón. Entonces nos vimos en la necesidad de responder una pregunta decisiva: ¿qué sigue?”
“Matar o morir, como único destino.”
“Debíamos reconstruir el camino de la vida que es el que habían roto y siguen rompiendo desde arriba. El camino no sólo de los pueblos originarios también de trabajadores, estudiantes, maestros, jóvenes, campesinos. Además de todas las diferencias que se celebran arriba y abajo se persiguen y se castigan. Debíamos inscribir nuestra sangre en el camino que otros dirigen hacia el poder o debíamos voltear el corazón y la mirada a los que somos y a los que son los que somos, es decir, los pueblos originarios guardianes de la tierra y la memoria.”
“Nuestro dilema no estaba entre negociar y combatir sino entre morir o vivir.”
“Elegimos construir la vida , esto, en medio de una guerra. Una guerra que no por sorda era menos letal.”
“Aquí estamos los muertos de siempre pero ahora para vivir.”
“Tal vez más de alguno piense que nos equivocamos al elegir, que un ejercito no puede ni debe empeñarse en la paz. Por muchas razones cierto, pero la principal era y es por que de esa forma terminaríamos por desaparecer. Tal vez es cierto, tal vez nos equivocamos al cultivar la vida en vez de elogiar a la muerte.”
“Elegimos mirándonos y escuchándonos, siendo el total colectivo que somos. Elegimos la rebeldía, es decir, la vida.”
“Supimos y sabemos que habrá muerte para que haya vida. Supimos y sabemos que para vivir morimos.”

Messico - “Per impegnarci di più. Visita alla tomba del compañero Galeano”

24 maggio 2014, Caracol de La Realidad, Chiapas. 

 Dopo il tramonto, il subcomandante Moisés ha annunciato la possibilità di visitare la tomba di Galeano, per dimostrare solidarietà alla sua famiglia, alla sua compagna e alle basi d’appoggio zapatiste.
Migliaia di zapatisti e zapatiste, insieme agli aderenti alla Sexta, si sono messi in fila per passare, uno per uno, di fronte alla tomba. Una zapatista coordinava la visita:
-      È qui la tomba di Galeano?
-      Sì, rispose. Per impegnarci di più.

Zapatisti e zapatiste coperte dai passamontagna sfilavano davanti alla tomba, abbracciandola. Con il pugno sinistro alzato e facendo il saluto militare, ognuno passava di fronte alla tomba e depositava una pietra. La tomba di pietra bianca era circondata da fiori, ghirlande e candele.

-      Perché la pietra, compa?
-      Ogni persona che si impegna a lottare lascia una pietra perché, come Galeano, è un simbolo di resistenza fino alla morte.

Forse, l’atto di lasciare una pietra significa anche che il cuore ha bisogno di forza perché la morte, che arriva senza avvisare, non faccia troppo male; allo stesso tempo, i compagni e le compagne della Sexta ripetevano l’atto per dare continuità alla costruzione di “Altri mondi”.

Abbiamo lasciato il dolore e continuato ad avanzare con la speranza di continuare a costruire una società anticapitalista, autonoma, senza chiedere nulla al governo, con libertà, democrazia e giustizia, uno degli esempi che ci danno ogni giorno i popoli zapatisti. Nell’ultimo atto dell’omaggio a Galeano, che inizierà in serata, i subcomandanti Marcos e Moisés daranno la loro parola per concludere l’evento che ci ha convocati nella Realidad.

Messico - Report da La Realidad

24 de mayo 2014 Caracol I de La Realidad, Chiapas .- 
Una fila di miliziani insurgentes vestiti di verde, con un paliacate rosso al collo e coperti da passamontagna si sono disposti in fila circondando le 2200 basi d'appoggio zapatista (BAZ) che sono arrivate dai cinque caracoles per rendere omaggio al compagno Galeano, brutalmente assassinato lo scorso 2 maggio nello stesso caracol, prima capitale dello zapatismo civile e pacifico.
Tutti in silenzio assoluto di fronte a più di mille persone, aderenti alla Sesta, alunni dell'Escuelita de la Libertad, società civile nazionale e internazionale e media liberi che sono arrivati in carovana giungendo da varie parti del paese.
Da un palco situato a lato del campo da basket del caracol vengono letti sei striscioni con slogan chiedendo giustizia per il compagno assassinato. Tra loro un frammento del comunicato “El dolor y la rabia” nel quale il Subcomandante Insurgente Marcos insiste che sono precisamente il dolore e la rabbia “quello che ora ci fanno calzare di nuovo gli stivali, metterci l'uniforme, infilare la pistola e coprirsi il volto”.

sabato 24 maggio 2014

Turchia - Violenza quotidiana

Due morti in due giorni: con questa assurda impennata, si allunga la lista delle vittime dell’utilizzo spropositato della forza da parte della Polizia in Turchia.
di Serena Tarabini

Pestaggi, blindati lanciati a tutta velocità in mezzo alla folla, lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, pallottole di gomma, pallottole vere, sono ordinaria amministrazione. Quando ci scappa il morto o il ferito grave, i responsabili il più delle volte non vengono individuati e peggio, arriva puntuale il primo ministro ad ammazzare le persone la seconda volta difendendo incondizionatamente in ogni occasione l’operato della polizia. In Turchia è sempre esistito un problema di modalità gestione dell’ordine pubblico, un problema grave, che da Gezi Park in poi si è reso semplicemente più visibile, perché si sono intensificate le occasioni di protesta e perché lo sguardo del mondo è arrivato finalmente a posarsi anche sulla Turchia.
Per esempio, se una maggiore comprensione ed apertura da parte dei cittadini turchi verso la questione kurda è stato uno dei frutti delle rivolte del giugno scorso, è perché in tanti e diversi hanno assaporato il trattamento militare che da sempre è stato riservato alla minoranze in questo paese. Come gli Aleviti. Gli Aleviti turchi praticano la religione islamica con modalità più aperte ed eterodosse: non hanno moschee, le donne assistono alle cerimonie religiose assieme agli uomini, i fedeli non seguono l’obbligo delle 5 preghiere; potrebbero essere considerati rappresentati di un Islam “ progressista” e di ispirazione socialista; ovviamente non sono visti di buon occhio, o quantomeno con diffidenza, dalle correnti più conservatrici.

mercoledì 21 maggio 2014

Colombia - FARC ed ELN annunciano un cessate il fuoco unilaterale

In un comunicato congiunto, pubblicato lo scorso 16 maggio, le FARC e l'ELN hanno dato ordine a tutte le loro unità “di interrompere qualunque azione militare offensiva contro le forze dello Stato o l'infrastruttura economica” tra il 20 ed il 28 maggio prossimi.

La decisione intende essere una risposta alle “molte voci che si levano, con diversi argomenti”, sollecitando l'insorgenza ad una nuova dichiarazione di cessate il fuoco, in occasione delle elezioni presidenziali.

La guerriglia delle FARC aveva già preso unilateralmente due provvedimenti analoghi, durante le festività natalizie, e proponendo un cessate il fuoco generalizzato e bilaterale per tutta la durata delle Conversazioni dell'Avana, per creare un clima favorevole alla costruzione della Pace.

“La risposta”, denunciano le FARC e l'ELN, “è stata il rifiuto frontale del regime, con la motivazione che solo l'offensiva permanente contro l'insorgenza può garantire la pace nel paese”.

Pur consapevoli del fatto che “la corruzione, il clientelismo, la frode, le manovre sporche di ogni tipo conducono all'illegittimità dei suoi risultati”, le due organizzazioni guerrigliere hanno deciso “che un clamore nazionale tanto forte vada ascoltato”. La vocazione guerrafondaia dell’oligarchia colombiana si manifesta in ogni occasione, e impedisce il realizzarsi di conversazioni senza l'assordante frastuono dei combattimenti, che si svolgono sempre più cruenti in ogni parte della Colombia.

In un comunicato congiunto, pubblicato lo scorso 16 maggio, le FARC e l'ELN hanno dato ordine a tutte le loro unità “di interrompere qualunque azione militare offensiva contro le forze dello Stato o l'infrastruttura economica” tra il 20 ed il 28 maggio prossimi.

La decisione intende essere una risposta alle “molte voci che si levano, con diversi argomenti”, sollecitando l'insorgenza ad una nuova dichiarazione di cessate il fuoco, in occasione delle elezioni presidenziali.


La vocazione guerrafondaia dell’oligarchia colombiana si manifesta in ogni occasione, e impedisce il realizzarsi di conversazioni senza l'assordante frastuono dei combattimenti, che si svolgono sempre più cruenti in ogni parte della Colombia.

domenica 18 maggio 2014

Messico - Dolore e rabbia in Chiapas

di Cristina Mastrandrea
«Furono il dolore e la rabbia che ci spinsero a sfidare tutto e tutti 20 anni fa. E sono il dolore e la rabbia che ora ci fanno indossare di nuovo gli stivali, mettere l’uniforme, infilare la pistola e colprirci il volto. E rimettermi il vecchio e logoro berretto con le 3 stelle rosse a cinque punte».

Dalle montagne del Sudest del Messico parla il subcomandante insurgente Marcos, pochi giorni dopo l’aggressione armata dei paramilitari allo storico Caracol zapatista de la Realidad da parte del Cioac-H (Central independiente de obreros agrícolas y campesinos independiente histórica), un gruppo paramilitare della zona della Selva Lacandona. Lo scorso marzo i paramilitari avevano sequestrato un camion della Giunta del Buon Governo a la Realidad. La sera del 2 maggio, mentre si svolgeva una riunione alla quale era presente anche il Centro per Diritti Umani Fray Bartolomè de las Casas per risolvere pacificamente il problema della camionetta, un centinaio di componenti del Cioac-H hanno attaccato il Caracol la Realidad. Un attacco con pietre, armi da fuoco e machete alla clinica pubblica e alla scuola, più il sabotaggio della rete idrica. «Si è trattato di un’aggressione premeditata, organizzata militarmente — dice il subcomandante Marcos nel suo comunicato – sono implicati anche il Partito verde ecologista (nome in pratica con il quale il Pri governa in Chiapas), il Partito di azione nazionale e il Partito rivoluzionario istituzionale, ma anche il governo dello Stato del Chiapas e in una qualche maniera anche quello federale». 

giovedì 15 maggio 2014

Messico - Frammenti de la Realidad I°

Scritto del Subcomandante Marcos da La Realidad

Fragmentos de la realidad I°

FRAMMENTI DELLA REALIDAD I.

Maggio 2014
È l’alba… Saranno le 2 o le 3, vallo a sapere. Il silenzio risuona qui nella realidad. Ho detto “il silenzio risuona”? Sì, perché qua il silenzio ha un proprio suono, come il frinire di grilli, e poi altri, più forti e opposti, altri sempre costanti, in basso. Non c’è luce. Ed ora è la pioggia ad aggiungere il proprio silenzio. Qua è già tempo di pioggia, ma ancora non riesce a ferire la terra. La graffia appena, colpendola sommessamente. Un graffio qui, qualche pozzanghera là. Come per avvisare. Ma il sole, la calura, rapidamente asciugano la terra. Non è tempo di fango. Non ancora. È tempo di ombra. Beh, è sempre tempo di ombra. Dovunque si vada, a qualsiasi ora. Fino a quando splende fiero il sole, lì c’è l’ombra, appiccicata alle pareti, agli alberi, alle pietre, alla gente. Come se la luce le desse più forza. Ah, ma di notte… all’alba, questo è il vero momento dell’ombra. Così come di giorno ti dà sollievo, all’alba ti sveglia come per dirti “e tu dove, tu cosa”. E balbettando le rispondi nel dormiveglia. Fino a che ormai sveglio riesci a rispondere, a risponderti: “nella realidad”.
-*-
(…)
- Non saprei dirti. Penso che in città abbiano l’abitudine, la loro maniera, che quando in una famiglia c’è un defunto, i parenti e gli amici vadano a farle visita per farle sapere che le sono vicini nel loro dolore. Si dice “porgere le condoglianze”, credo. Sì, un modo per dirgli che non sono soli.
(…)

domenica 11 maggio 2014

Messico - Paramilitari in Chiapas contro gli zapatisti: fatti e contesto

di Francesco Lorusso
Un morto, José Luis Solís López, e quindici feriti tra gli zapatisti nel caracol numero Uno, La Realidad, nel territorio del Municipio de Las Margaritas: questo il saldo dell’attacco di natura paramilitare del 2 maggio scorso ai danni delle BAEZLN (Basi d’Appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) in Chiapas. S’è trattato di un’imboscata, non di uno “scontro tra fazioni armate”, come inizialmente avevano riportato i media nazionali e stranieri basandosi su informazioni ufficiali e tendenziose. Secondo il comunicato degli zapatisti del 5 maggio e il bollettino del centro per i diritti umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba) il 2 maggio, alle 18:30, 68 aderenti alle basi zapatiste, disarmati, sono stati attaccati da circa 140 persone armate, militanti della CIOAC-H (Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos-Histórica), del PAN (Partido Acción Nacional) e del Partito Verde Ecologista del Messico (PVEM). Tanto il governo statale del Chiapas, presieduto da Manuel Velasco, come quello municipale di Las Margaritas sono attualmente in mano a quest’ultimo partito che a livello nazionale è alleato del PRI (Partido Revolucionario Institucional), tornato al potere, dopo 12 anni di governi del PAN, col presidente Enrique Peña Nieto nel dicembre 2012 (nella foto: Velasco e Peña).

Messico - Intellettuali a sostegno degli zapatisti


di Hermann Bellinghausen

Il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) chiede la fine della guerra contro i fratelli e le sorelle zapatisti e la punizione dei responsabili intellettuali e materiali dell’imboscata dello scorso 2 maggio nella quale ha perso la vita José Luis Solís López, Galeano, nella comunità di La Realidad, Chiapas.
Tra le numerose proteste ed espressioni di appoggio ai popoli zapatisti che si moltiplicano da una settimana, sabato ne è stata diffusa una, proveniente da diverse parti del mondo, firmata da Noam Chomsky, Arundathi Roy, Naomi Klein, Immanuel Wallerstein, Ivon LeBot, Kristinn Hrafnsson (di WikiLeaks), Manuel Castells, Michael Hardt, Gustavo Esteva, Pierre Beaucage e da un centinaio di persone, insieme a decine di organizzazioni del Messico e d’Europa.
Nella lettera si dice che l’assassinio di un votán, un maestro, una di quelle molte voci che ora sono la voce attraverso cui l’EZLN parla e condivide col mondo quel mondo altro che cresce nell’autonomia, è un’aggressione contro tutti noi che abbiamo imparato dai molti votán che continuano a mostrare il volto della libertà.

Messico - Racconto di una morte

 di Gloria Muñoz Ramírez

José Luis Solís López era zapatista da prima del’insurrezione indigena del 1994. Galeano era il suo nome di battaglia. Coinvolto in ogni iniziativa di pace dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) da 20 anni, è stato assassinato da una pallottola calibro 22 nella gamba destra ed un’altra al petto. Ha ricevuto inoltre un fendente in bocca, bastonate alla schiena ed il colpo di grazia in testa.
Maestro di zona della Escuelita Zapatista, José Luis è stato vittima di un attacco da arte di elementi della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos (CIOAC) storica, e non di uno scontro con questa organizzazione, come sostenevano le prime versioni. E non è vero neppure che lui ed i suoi compagni fossero armati. Da più di 20 anni gli zapatisti non imbracciano un fucile. Sono un esercito e le sue comunità hanno organizzazione e disciplina.

Non sfoderano armi, e non perché non ne abbiano, bensì perché – come dicono gli intellettuali John Berger, Immanuel Wallerstein e Pablo González Casanova, e molti altri che sono solidali con loro – si sono impegnati con una profonda volontà politico-etica a non permettere lo scontro tra indigeni.

sabato 10 maggio 2014

Messico - Non è stato uno scontro ma un’aggressione contro di noi. Comunicato del Subcomandante Marcos

Il dolore e la rabbia


ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
8 maggio 2014
Ai compagni e compagne della Sexta:
Compas:
In realtà il comunicato era pronto. Succinto, preciso, chiaro, come devono essere i comunicati.
Ma… mm… poi.
Ora comincia la riunione con le compagne e compagni basi di appoggio della Realidad.
Li ascoltiamo.
Conosciamo il tono ed il sentimento della loro voce: il dolore e la rabbia.
E mi rendo conto che un comunicato non riflette tutto questo.
O non in tutta la sua dimensione.
Certo, forse neppure una lettera, ma almeno con queste parole posso fare un pallido tentativo.

Perché…

Furono il dolore e la rabbia che ci spinsero a sfidare tutto e tutti 20 anni fa.

E sono il dolore e la rabbia che ora ci fanno indossare di nuovo gli stivali, mettere l’uniforme, infilare la pistola e coprirci il volto.

E rimettermi il vecchio e logoro berretto con le 3 stelle rosse a cinque punte.

Sono il dolore e la rabbia che hanno portato i nostri passi fino alla Realidad.

Poco fa, dopo che avevamo spiegato di essere arrivati per rispondere alla richiesta di aiuto della Giunta di Buon Governo, un compagno base di appoggio, maestro del corso “La Libertad según l@s Zapatistas” ci ha detto, parola più, parola meno:

“Compagno subcomandante, vogliamo essere chiari, se non fossimo zapatisti ci saremmo già vendicati ed avremmo fatto un macello, perché siamo molto arrabbiati per quello che hanno fatto al compagno Galeano. Ma siamo zapatisti e non cerchiamo vendetta, ma giustizia. Quindi abbiamo aspettato di vedere quello che ci direte e così faremo”.

Ascoltandolo ho provato invidia e pena.

giovedì 8 maggio 2014

Messico - Comunicato Frayba sull’uccisione della base di appoggio dell'EZLN


5 maggio 2014
Comunicato stampa No. 16

Aggressione a Basi dell’EZLN nella sede della Giunta di Buon Governo della Realidad
  • Elementi della CIOAC-Histórica, PVEM, PAN aggrediscono Basi di Appoggio dell’EZLN nell’ejido della Realidad.
  • Un omicidio, feriti, distruzione di beni e danni a veicoli sono il risultato dell’aggressione.
Questo Centro dei Diritti Umani ha documentato l’omicidio di José Luis Solís López e le aggressioni alle Basi di Appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (BAEZLN), fatti avvenuti 2 maggio 2014 nell’ejido di La Realidad, Municipio di Las Margaritas, da parte di militanti del Partito Verde Ecologista del Messico (PVEM), del Partito di Azione Nazionale (PAN) ed elementi della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica (CIOAC-H).

Il 2 maggio 2014 una Commissione di Dialogo composta da 15 persone, membri della CIOAC-H, si sono recati presso la Giunta di Buon Governo Hacia La Esperanza (d’ora in poi JBG) del Caracol 1 Madre de los Caracoles Mar de Nuestros Sueños con sede a La Realidad (d’ora in poi Caracol 1) per chiedere la “liberazione” del Professor Roberto Alfaro Velasco, segretario particolare della CIOAC-H; Tuttavia il professore ha testualmente dichiarato che: “Non sono mai stato trattenuto, sono sempre stato libero ed avevo deciso di restare per risolvere questo problema, per il quale ci stiamo incontrando e scambiando informazioni in maniera costante”, e di fronte a questa informazione la Commissione di Dialogo di 15 persone aveva deciso di proseguire la riunione fino alla risoluzione del conflitto e la firma di accordi. Si segnala che il giorno 4 maggio alle ore 22:00 la Commissione di Dialogo della CIOAC-H usciva dal Caracol 1.

martedì 6 maggio 2014

Messico - Scontri tra basi di appoggio zapatiste e paramilitari.

Di seguito il link al comunicato della Junta de Buon Governo del Caracol I circa l'attacco subito dalle basi di appoggio de La Realidad che ha provocato un morto e svariati feriti.

Denuncia dell'aggressione
in attesa della traduzione in italiano