sabato 8 aprile 2017

Paraguay - Questioni chiave per comprendere la situazione

Venerdì scorso [31.03.2017, ndr] una notizia ha fatto il giro del mondo: manifestanti danno fuoco al Parlamento dopo l’approvazione del Senato all'emendamento costituzionale, che dovrà essere approvato in un successivo referendum e che prevede la possibilità di rielezione per il Presidente. Cosa sta accadendo davvero in Paraguay?

• Paraguay: «Que se vayan todos» di Santiago Mayor*
Rapidamente, importanti mezzi di comunicazione paraguayani e il Partido Liberal (all'opposizione) hanno denunciato l’illegalità della risoluzione, sostenendo che si tratta di una manovra dell’attuale Presidente Horacio Cartes per perpetuarsi al governo.
Paradossalmente – per lo meno dal punto di vista di chi non conosce i dettagli del dibattito – anche il progressista Frente Guasù, anch’esso all’opposizione e che vede come massimo referente l’ex Presidente Fernando Lugo, è posizionato a favore della riforma. Lo scenario è più complesso di quanto un’analisi superficiale possa prevedere.
Cosa ha approvato il Senato paraguayano?
Il progetto promosso dal partito governativo (Partido Colorado) e appoggiato dal Frente Guasù e dai settori dissidenti del Partido Liberal prevede la modifica degli articoli 161, 197, 229 e 235 della Costituzione. L’articolo 229, così modificato, permetterebbe ai presidenti e vicepresidenti la possibilità di rimanere in carica per cinque anni e di essere rieletti due volte consecutivamente o in maniera alternata.
Oltre a questo, è previsto che coloro che occupano tali cariche possano correre per la rielezione nel ciclo successivo solo qualora presentino le dimissioni fino a sei mesi prima delle elezioni. A questo si aggiunge il fatto che, secondo la legislazione vigente, le dimissioni di un Presidente devono essere approvate dal Parlamento: con la modifica della Costituzione, tuttavia, sarà sufficiente comunicare la rinuncia agli altri poteri dello Stato.
Queste modifiche alla Costituzione dovranno comunque essere riconosciute o respinte attraverso referendum prima delle elezioni presidenziali del 2018.
Va ricordato che l’attuale Carta – approvata nel 1992 – proibisce qualsiasi tipo di rielezione, anche a coloro che già hanno ricoperto il ruolo di Presidente. Uno dei motivi che portarono a questa particolarità della legge fondamentale paraguaiana risiede nel fatto che la prolungata dittatura di Alfredo Stroessner (1954-1989) cercò di legittimarsi proprio attraverso elezioni truccate che gli hanno permesso di essere eletto per sette mandati consecutivi.
Quali sono le controversie?
La prima critica mossa da chi si oppone alla riforma – in primo luogo il Partido Liberal e diversi mezzi di comunicazione – si basa sul fatto che è la stessa Costituzione a proibire la rielezione. Modificare la Carta per via parlamentare sarebbe quindi incostituzionale, anche qualora fosse previsto un successivo referendum popolare.
Allo stesso tempo viene denunciata l’assenza durante la sessione del Presidente della Camera Alta, Roberto Acevedo; per tanto lo stesso procedimento (al di là del contenuto della riforma) sarebbe illegale.
La normativa è stata approvata in una sessione alla quale erano presenti 25 dei 45 senatori.
Cosa è successo venerdì notte [31.03.2017, ndr]?
A seguito dell’approvazione del Senato, i mezzi di comunicazione dei gruppi Zuccolillo e Vierci – egemonici nel paese – hanno immediatamente denunciato un colpo di Stato parlamentare. Da parte sua, il Partido Liberal ha chiamato una mobilitazione di fronte al Parlamento per respingere la votazione.
Le forze dell’ordine hanno avuto atteggiamenti diversi a seconda del momento. Secondo il giornalista paraguaiano Paulo César López ha avuto luogo «inizialmente una dura e sproporzionata risposta durante lo scontro con i dirigenti liberali», dove un parlamentare è stato colpito da un proiettile di gomma.
Per il giornalista sarebbe poi seguito «un insolito lasciar fare», dove si è assistito a «una singolare permeabilità del cordone della polizia, a tratti assente e vacillante», che «ha aperto la strada a poco più di un centinaio di persone» che hanno incendiato il Parlamento.
Alla fine «si è scatenata una caccia all’uomo fino all’alba» che ha visto, tra le altre cose, l’irruzione in un locale del Partido Liberal, dove Rodrigo Quintana, dirigente della Juventud Liberal de La Colmena, ha ricevuto uno sparo in testa. «Alle 2:00 circa, i mezzi di comunicazione hanno confermato la sua morte. L’azione è finita con più di 200 detenuti e una quantità ancora indeterminata di feriti», ha concluso López.
La discussione è politica e non legale
Sebbene la maggior parte dei media abbia puntato il riflettore sull'attuale Presidente conservatore, Horacio Cartes, accusandolo di volersi perpetuare al potere (che non è argomento da escludere), esiste un altro motivo che ha mobilitato i liberali.
L’ex Presidente Fernando Lugo, deposto a seguito di un golpe parlamentare nel 2012 (legittimato dagli stessi mezzi di comunicazione che oggi criticano la riforma), è il leader del Frente Guasù e – d’accordo con la maggior parte dei sondaggi – un candidato con buone possibilità di vittoria nel 2018.
Diversi analisti politici, indipendentemente dall’orientamento politico, sono d’accordo sul fatto che, con la candidatura di Lugo, le elezioni si polarizzerebbero tra la sua candidatura e quella dell’attuale Partido Colorado, escludendo in questa maniera i liberali e il loro sogno di costruire uno scenario di bipartitismo con la forza politica che storicamente ha governato il Paraguay.
In questo contesto l’emendamento costituzionale, nonostante vada incontro anche agli interessi di Cartes, aprirebbe – per lo meno alle prossime elezioni – la possibilità per la sinistra di recuperare protagonismo politico e rappresentare quindi un’alternativa percorribile all’attuale progetto neoliberale.
@SantiMayor


* Fonte: notasperiodismopopular, 03.04.2017

Traduzione di Raffaele Piras per DINAMOpress