sabato 29 giugno 2013

Messico - SupComandante Marcos: le/gli student@

I CONDISCEPOLI V.
LE/GLI STUDENT@.
Giugno 2013 
A le/gli aderenti alla Sexta in Messico e nel Mondo:
A le/gli studenti della Escuelita Zapatista: 
Compagni, compagne e compagnei: 
Vi mando qui qualche dato per darvi un’idea del tipo di plebe… err, di persone che saranno i vostri condiscepoli, o compagn@ di studio, nella Escuelita Zapatista. Ecco:
- Inviti spediti: circa 3 mila.
- Hanno accettato l’invito: circa 2500.
- Non hanno ancora risposto: circa 500.
- Hanno respinto l’invito: 1.
- Di coloro che hanno compilato il modulo di iscrizione, poco più della metà sono maschi, poco meno della metà sono femmine (cioè, gli uomini vincono – nota del Supmarcos che, come si dice, fornisce una “prospettiva di genere”-), oltre ad un numero imprecisato di altr@ che si rivendicano tali.
- Gli alunn@ che frequenteranno la scuola in comunità nelle date di agosto 2013, sono 1.500. Più della metà sono maschi (ehm, ehm), meno della metà sono femmine e 9 si rivendicano altr@.
Di quest@ 1.500 studenti, più di 60 sono bambini e bambini minori di 12 anni. Di questi oltre 60 bambini, 19 hanno meno di 4 anni. Attenzione al seguente dato: Per ogni bambina, ci sono 2 bambini: Ovvero, anche tra i minorenni vinciamo noi – nuovo commento di “prospettiva di genere” del Supmarcos -.
Degli oltre 1.400 adulti che verranno in comunità, più di 200 hanno più di 50 anni.
- Circa 200 persone, nel mese di agosto 2013, frequenteranno il corso presso il CIDECI, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas.
- Più di 200 persone parteciperanno al corso in videoconferenza.
- Più di 130 persone hanno chiesto i materiali perché non possono frequentarlo in comunità.
- Circa 500 persone hanno chiesto l’iscrizione al corso per dicembre-gennaio prossimi. Attenzione: se non vi è arrivato l’invito, è a causa dell’esaurimento dei posti, ma ve lo manderemo. Potete mandare una email alla pagina web affinché siate registrati, se ci è sfuggito, nella lista per il corso successivo.
- Ci saranno studenti dei 5 continenti. Questi, alcuni dei paesi di origine degli studenti al corso La Libertad según l@s Zapatistas: Argentina, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, Stati Uniti, Honduras, Nicaragua, Panama, Perù, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Uruguay, Venezuela, Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Slovenia, Spagna, Francia, Grecia, Olanda, Italia, Paesi Baschi, Regno Unito, Svezia, Svizzera, Corea del Sud, India, Iran, Sri Lanka, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Canarie.
Il luogo d’origine più lontano degli studenti è lo Sri Lanka, ad oltre 17 mila chilometri dal territorio zapatista. Seguono: India (più di 15 mila chilometri); Australia (più di 13 mila chilometri) e Nuova Zelanda (più di 11 mila chilometri).
- Gli studenti più grandi hanno più di 90 anni.
- Gli studenti più piccoli compiranno 11 mesi ad agosto 2013. E sono, of course, 2 maschi. I loro nomi: Brian e Eduardo.
- Tra coloro che parteciperanno come studenti, almeno 34 hanno una laurea in diversi campi: filosofia, sociologia, storia, antropologia, letteratura, scienze politiche, fisica, matematica, psicologia, economia, urbanistica, e teologia.
- Più di 50 studenti sono professori-ricercatori universitari.
- Divers@ studenti hanno vinto tornei di Mortal Kombat alle macchinette. Non diciamo i nomi né “nicknames” per proteggere gli innocenti (cioè i maschi, ed anche qui siamo in maggioranza. Amen).
- Alcune delle istituzioni di Scuola Superiore dove alcuni dei compas, adesso studenti della escuelita zapatista, studiano, hanno studiato, lavorano o sono stati professori-ricercatori:

venerdì 28 giugno 2013

Messico - SupComandante Marcos: non ci saranno i nostri maestri

I CONDISCEPOLI IV.
NON CI SARANNO I NOSTRI MAESTRI.
 Giugno 2013 
A le/gli aderenti alla Sexta in Messico e nel Mondo:
A le/gli studenti della Escuelita Zapatista: 
Compagni, compagnei, compagne: 
Credo davvero che avrete come compagn@ di scuola quanto di meglio al mondo.
Ma sicuramente, quando sarete in queste terre in resistenza, mancherà la presenza di chi è stato, ed è, molto importante per noi zapatisti. Chi ci ha sempre accompagnato e guidato e insegnato col suo esempio. Chi, come molti altre ed altri in ogni angolo del mondo, non è dell’EZLN. Alcuni sono della Sexta, altri del Congresso Nazionale Indigeno, molti altri hanno costruito proprie case, tuttavia, percorrono la nostra stessa strada. Tutti loro, in un modo o nell’altro, sono compartecipi dei nostri successi, per grandi o modesti che siano.
Dei nostri errori e fallimenti, che non sono né pochi né piccoli, siamo noi i soli responsabili.
Perché forse vi domanderete chi o come ci ha insegnato a resistere, lottare, perseverare.
E, soprattutto, vi domanderete perché non sono seduti al vostro fianco come altri studenti, i popoli originari del Messico e del Mondo, in particolare dell’America Latina.
La risposta è semplice: perché loro sono stati, e sono, i nostri maestri.
Dunque, non ci saranno i primi, coloro sul cui sangue e dolore si è costruito il mondo moderno: i popoli originari.
Non saranno vostri condiscepoli i popoli indigeni né le loro organizzazioni più rappresentative.
Non li abbiamo invitati alla scuola.
Forse vi chiederete se siamo impazziti, o se è una sporca manovra, tipo politici di sopra, per soppiantare i popoli indios e presentare noi stessi come IL popolo indigeno per eccellenza.
No, non li abbiamo invitati semplicemente perché non abbiamo niente da insegnare loro.
Potremmo insegnare ai popoli indios cosa significa essere trattato da estraneo nelle terre che furono nostre, prima ancora che il mondo iniziasse l’ingannevole conto della storia di sopra, e nel nostro cielo si imponessero bandiere straniere?
Insegneremmo loro cosa si prova ad essere oggetto di scherno per l’abbigliamento, per la lingua, per la cultura?
Insegneremmo loro cosa significa essere sfruttati, spogliati, repressi, disprezzati per interi secoli?
Cosa potremmo insegnare noi ai fratelli della Tribù Yaqui e Mayo Yoreme su cosa rappresenta il furto delle risorse naturali e la necessaria resistenza di fronte al saccheggio?
Che cosa al Kumiai, al Cucapá, al Kikapú, al Pame, su cos’è vedersi perseguitato fin quasi allo sterminio e, comunque, persistere?
Che cosa al Nahua, le sue terre invase da compagnie minerarie e funzionari corrotti e, sprezzante della persecuzione e della morte, continuare la lotta per cacciare gli invasori con la bandiera del denaro?
Che cosa al Mazahua ed al Ñahñu su cosa si prova ad essere deriso per l’abbigliamento, il colore, il modo di parlare e, invece di vergognarsi, riempire il vento di suoni e colori?
Che cosa insegneremmo ai Wixaritari sulla distruzione e l’esproprio della cultura con l’alibi del “progresso”, e resistere, con la guida dei vecchi saggi?
Insegneremmo al Coca, al Me´hpaa, al Teneke a non arrendersi?
All’Amuzgo a lottare per i suoi diritti?
Ai Maya insegneremmo cos’è l’imposizione, con la forza, il furto e la criminalizzazione, di una cultura estranea che soggioga l’originale?
Al Purépecha parleremmo del valore della vita della cultura indigena?
Al Popoluca, Zapoteco, Mixteco, Cuicateco, Chinanteco, Chatino cosa rappresenta continuare a lottare avendo tutto contro?
Al Rarámuri cos’è la fame mal repressa e la dignità imbattibile?
E nella dolorosa America Latina:
Potremmo insegnare qualcosa ad uno dei nostri saggi fratelli, al popolo Mapuche, su cos’è resistere alla continua guerra di saccheggio e sterminio? A sopravvivere al lungo elenco di bugie, oltraggi e scherni, dipinti di tutti i colori politici di sopra?
E ad ognuno dei popoli originari del Messico, d’America, del Mondo, che cosa potremmo insegnare noi zapatiste e zapatisti, i più piccoli?
Che cosa imparerebbero da noi?
A resistere?
La loro sola esistenza dimostra che possono dare lezioni alla gran scuola del Mondo, non riceverle.
No, non invitiamo i popoli originari alla scuola per la semplice ragione che, nella nostra storia, siamo noi ad essere stati pessimi alunni di questi giganti.
Indubbiamente invieremo loro i materiali. Ma…
Insegneremmo loro com’è vivere in una comunità, sentire com’è avere un’altra cultura, un’altra lingua, un altro modo?
A lottare?
Ad immaginare e creare resistenze?
Nemmeno per sogno.
In ogni caso, dai popoli indios, noi zapatisti abbiamo ancora molto da imparare.
Quindi, loro verranno dopo e noi continueremo ad imparare.
E, quando verranno all’incontro speciale che faremo con loro, suoneranno le nostre migliori note, i più diversi e vividi colori adorneranno il loro passaggio, ed il nostro cuore tornerà ad aprirsi per accogliere i nostri saggi fratelli, i più grandi, i migliori.
Perché onorare chi insegna, è anche onorare la terra.
Verranno nelle nostre case, con loro condivideremo cibo e memorie.
Li eleveremo su di noi.
Eretti sulle nostre spalle, saranno ancora più in alto.
E domanderemo loro che cosa vedono.
Chiederemo loro che, coi loro occhi, ci insegnino a guardare più lontano, più in largo, più in profondità, più in alto.
Che ci arrivi la loro parola e che ne beviamo.
Che ci aiutino a crescere ed essere migliori.
Per loro c’è stato, c’è e ci sarà sempre il nostro miglior abbraccio.
Dunque, non ci saranno i nostri Maestri.
Ma non temete. È certo che questi popoli che sono riusciti a resistere fino ad oggi ad ogni tipo di attacco, sapranno essere generosi e, al momento opportuno, vi apriranno il cuore, come ora facciamo noi.
Perché loro ci hanno insegnato a non guardare i rumori che assordano e accecano.
Perché loro ci hanno insegnato a non ascoltare i colori dell’inganno e del denaro.
Perché loro ci hanno insegnato a guardarli e guardarci, ad ascoltarli e ascoltarci.
Perché loro ci hanno insegnato che essere indigeno è avere la dignità per casa e destino.
Perché loro ci hanno insegnato a non a cadere, ma a sollevarci.
Perché loro ci hanno insegnato il valore di essere il colore che siamo della terra.
Perché loro ci hanno insegnato a non avere paura.
Perché loro ci hanno insegnato che per vivere, moriamo.

Bene. Salute e silenzio per ascoltare il passo che viene dal più profondo dei mondi che sono e sono stati nel mondo. 
Dalle montagne del Sudest Messicano.
SupMarcos
Messico, giugno 2013 
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Ascolta e guarda i video che accompagnano questo testo. 
Sub-verso, insieme a Portavoz, con il pezzo “Quello che non dirò”, con onore e saluti.  Lunga vita al Popolo Mapuche: http://www.youtube.com/watch?v=1Lm00GF5Faw&feature=player_embedded 
In memoria di Juan Vázquez Guzmán, indigeno tzeltal membro del CNI e aderente alla Sexta, assassinato ad aprile del 2013, in Chiapas, Messico.  Ricordato qui dai suoi compagni dell’Ejido San Sebastián Bachajón, e da tutt@ noi: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=CTaGeF98GEw 
Aho Colectivo, con Venado Azúl, Rubén Albarrán (Café Tacvba), Poncho Figueroa (Santa Sabina), Roco Pachukote (Sonidero Meztizo), Lengualerta, Hector Guerra (Pachamama Crew), Moyenei Valdés (Sonidero Meztizo), Valle González-Camarena, Memo Méndez Guiu e Moi Gallo nella parte musicale, Marcoatl, el Gallo, Benjamin Ramauge, Gaby Fuchs, Damian Mendoza y Jose Matiella, dejando claro que ¡WIRIKUTA NO SE VENDE, WIRIKUTA SE DEFIENDE! http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=YQcyxH9q55c 

sabato 22 giugno 2013

Brasile - Comunicato della segreteria dell'MST su quanto sta succedendo in questi giorni

Cari compagni amici del MST e dei movimenti sociali di ALBA,

Un rapporto molto succinto..

Ieri, 20 giugno, più di un milione di giovani sono scesi in piazza in 15 capitali del paese.

C'è di tutto. In ogni città si stanno disputando i cuori e le menti.

In San Paolo e Rio, settori di destra hanno preso la testa , attaccando militanti di sinistra e provocando la violenza per creare il caos. Ma in altre città è la sinistra che da il ritmo all'iniziativa.

Alcuni brevi riflessioni:

1.La mobilizzazione è sociale, di un settore nato dopo il neoliberismo. Sono giovani della classe media e della classe medio bassa. I lavoratori sono ancora in silenzio.

Si tratta di un settore che comunica solo tramite i social network e non è influenzato dalla televisione e dai grandi media.

2. E' il frutto di 12 anni di conciliazione delle classi (come in Cile) che ha escluso la gioventù dalla partecipazione politica. E i giovani vogliono partecipare in qualche forma, anche camminando per strada, senza repressione.

3. E' il risultato di una grave crisi strutturale urbana, causata dal capitale finanziario speculativo con il risultato di un aumento dell'affitto, una vendita massiccia di automobili finanziata dalle banche e 
il traffico caotico, senza mezzi di trasporto pubblico, in cui le persone perdono due, tre ore per andare a lavorare, a scuola ..

4. Nessuno li controlla. Sono senza direzione politica.

5. Per ora i di gran lunga più colpiti sono i politici tradizionali, la politica borghese, e, naturalmente, il metodo sviluppato dal governo PT in questi anni di governo, i governi, tutti, di destra, di centro o di sinistra 

6. La destra si infiltra e tenta di generare un clima di violenza , di caos e dar la colpa al PT e a Dilma.

7. Il governo Dilma è paralizzato nella sua non-politica. Voleva solo gestire, e ora non sa che amministrare.

8.I movimenti sociali cercano di generare una politica, per andare avanti (vedi la lettera alla presidentessa ..) e ampliare le richieste perchè si avanzi verso una riforma politica, una riforma dei media, una riforma 
fiscale, e la riforma agraria.

9.Nessuno sa cosa succederà: andremo verso la Spagna (dove la destra ha capitalizzato alle urne, cosa che potrebbe accadere nel 2104) o verso l'Argentina (2001), con progresso .. o in una situazione di impasse come in Grecia?

Probabilmente nessuno di queste cose, ci sarà una formula brasiliana, nessuno lo sa per ora ...

10. Ma è certo che abbiamo necessità e ci saranno cambiamenti, in tutti i sensi!

Abbracci dalla strada

La segreteria nazionale del MST

Messico - SupComandante Marcos: Non sono stati, ne sono, ne saranno.....invitat@.

I CONDISCEPOLI III.
NON SONO STATI, NE SONO, NE SARANNO…
invitat@.
Giugno 2013
A le/gli aderenti alla Sexta in Messico e nel Mondo:
A le/gli studenti della Escuelita Zapatista:
Compagni, compagnei, compagne:
Non saranno vostri compagn@ di classe, perché non li invitiamo, i seguenti:
I parlamentari che formarono la Commissione di Concordia e Pacificazione (COCOPA) nel periodo 1996-1997. Anche se gli sarebbe servito per rendersi conto che non si sbagliavano con la loro iniziativa per il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura indigeni, iniziativa tradita poi da tutti i partiti politici, dal potere legislativo, esecutivo e giudiziario.
I legislatori della COCOPA attuale. Anche se li avrebbe aiutati a conoscere dove sta la porta per la ripresa del dialogo con l’EZLN.
I segretari dei partiti politici ufficiali (PRI, PAN, PRD, PVEM, PT, MC e NA). Perché non abbiamo antiacido a sufficienza per alleviare la rabbia che gli monterebbe nell’evidenza di quello che si può fare, non solo senza i partiti politici, ma nonostante loro.
I presidenti dei tavoli direttivi delle camere legislative ed i coordinatori dei gruppi parlamentari. Anche se gli sarebbe servito constatare quello che la loro controriforma di legge indigena non è riuscita ad impedire.
Il Ministero della Difesa Nazionale, Il Ministero della Marina, il CISEN, la PGR, la Commissione Nazionale per la Sicurezza, il Ministero dello Sviluppo Sociale, la Suprema Corte di Giustizia della Nazione. Anche se avrebbero potuto confermare i loro rapporti di intelligence che dicono che sta migliorando significativamente il livello di vita delle comunità indigene zapatiste nonostante le loro attività contrainsurgentes, il loro appoggio ai gruppi paramilitari ed il trattamento poliziesco che riservano ad una lotta giusta e legittima. Inoltre, avrebbero potuto constatare, di prima mano, il persistere di quello che hanno tentato di distruggere con tanto impegno: l’autonomia indigena.
Il Dipartimento di Stato Nordamericano, la CIA, l’FBI. Anche se li avrebbe aiutati a capire i loro ripetuti fallimenti… e quelli che verranno.
Le diverse agenzie di spionaggio che languiscono di noia a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, e la cui unica occupazione è alimentare i pettegolezzi che pullulano tra le ONG coletas.
Il Capo, colui che realmente dirige tutti loro, di fronte al quale si chinano e che adulano. Anche se si sarebbe spaventato al solo vedere che l’incubo ricorrente che lo perseguita, è realtà.
Non sono stati, né sono, né saranno nostri ospiti.
Invece, sono stati, sono e saranno i nostri persecutori, quelli che cercano il modo di distruggerci, di piegarci, di comprarci, di farci arrendere.
Ci spieranno, ci controlleranno, sempre maledicendoci, come oggi, come ieri, come 10, 20, 30, 500 anni fa.
Non li invitiamo non solo perché il nostro piano di studi non include gruppi con zero preparazione, o per non incoraggiare il “bullismo” del quale sarebbero oggetto da parte degli altri studenti (già, questo sì è un vero peccato), o perché abbiamo modi migliori di perdere il tempo.
Non li invitiamo perché, così come noi non smettiamo di resistere e di lottare, loro non smettono di disprezzarci, di volerci sfruttare, di reprimerci, di cercare di spogliarci di quello che è nostro, di farci sparire.
Così come noi non impareremo mai la lingua del denaro, loro non impareranno mai a rispettare il diverso.
E, soprattutto non li invitiamo, perché loro e chi in realtà li comanda, non capiranno mai perché, invece di morire, viviamo.
-*-
Dunque, tra i vostri condiscepoli non ci saranno tali “illustri” personaggi. Pertanto, non uscirà niente sui giornali della carta stampata, in radio e televisione, né ci saranno tavole rotonde, né profonde analisi. Ovvero, come si dice, l’aria sarà pulita. E la terra, che ci ha visto nascere e ci ha alimentato fino a farci crescere, gradirà il degno passo che la percorre: il vostro.
Bene. Salute e libertà, che il passo di quell@ in basso sia il benvenuto, com’è benvenuto il vostro cuore.
Dalle montagne del Sudest Messicano.
SupMarcos
Messico, Giugno 2013
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Acolta e guarda i video che accompagnano questo testo:
Oscar Chávez e los Morales che denunciano le sanguisughe che, come si sa, sono gli stessi di sempre: http://www.youtube.com/watch?v=gzzBc92Ta0o&feature=player_embedded
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Breve spiegazione della strategia contratrainsurgente del governo messicano e dell’uso dei gruppi paramilitari: http://www.youtube.com/watch?v=LVbYjJRA8to&feature=player_embedded
……………………………….
Guillermo Velázquez e Los Leones de la Sierra de Xichú, insieme ad Oscar Chávez in questa lunga “Disputa tra il peso e il dollaro”: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=etdCf4qURGU
(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Messico - SupComandante Marcos: Mancano le/i prigionier@ politic@ .

I CONDISCEPOLI II.
Mancano:
LE/I PRIGIONIER@ POLITIC@ 
Giugno 2013 
A le/gli aderenti alla Sexta in Messico e nel Mondo:
A le/gli studenti della Escuelita Zapatista: 
Compagne, compagni, compagnei: 
Oltre a@ caduti nella lotta ed a@ desaparecid@s, non ci saranno, ma ci accompagneranno nella Escuelita Zapatista, le/i prigionier@ politic@ che, con diversi inganni giuridici, si trovano nelle prigioni del mondo o in situazione di asilo politico.
Sono migliaia in tutto il mondo e la nostra piccola parola non riesce a raggiungere tutte, tutti. Anche se ci appoggiamo a@ nostr@ compagn@ della Rete Nazionale Contro la Repressione e per la Solidarietà per cercare di arrivare a quanti più possibile, ne mancheranno sempre.
Per questo abbiamo mandato l’invito, tra gli altr@, ad alcune, alcuni, che simboleggiano non solo l’assurdità di voler rinchiudere la libertà, ma anche, e soprattutto, la degna resistenza e la perseveranza di chi non è sconfitto da guardie, pareti e sbarre.
Tra loro ci sono:
Alberto Patishtán Gómez - Condannato a 60 anni di prigione, questo 19 giugno sono 13 anni dietro le sbarre. Il suo crimine: essere messicano, chiapaneco, indigeno, professore e simpatizzante zapatista. Malgrado sia stata dimostrata la sua ingiusta carcerazione, le autorità giudiziarie ritardano la sua liberazione. Queste le parole di un funzionario governativo: “Se liberassimo Patishtán sarebbe doppiamente un brutto segnale: dimostreremmo che il sistema giudiziario è una merda, ed alimenteremmo la lotta per la liberazione di altri detenuti. È qualcosa che non ci conviene da nessun punto di vista. Meglio aspettare che quelli che fanno tanto chiasso per questo caso si stanchino“. Qui sappiamo bene che il sistema giudiziario in Messico è una merda, e che chi lotta per la libertà de@ prigionier@ politic@ non si stancherà… mai.
Leonard Peltier - Da 37 anni in prigione. Il suo crimine: appartenere al popolo originario Sioux Chippewa (Anishinabe-Lakota) e lottare per i diritti dei popoli originari negli Stati Uniti. È stato arrestato nel 1976 e condannato a due ergastoli consecutivi (forse perché i suoi boia volevano assicurarsi che non uscisse né vivo né morto). È stato accusato di aver ucciso due agenti del FBI. Il fatto avvenne a Pine Ridge, territorio sacro del popolo Sioux, in Dakota del Sud, USA, dove erano stati scoperti giacimenti di uranio e carbone.
È stato condannato senza prove e malgrado ci sia un fascicolo di oltre 10 mila pagine che provano la sua innocenza. L’accusa del FBI può riassumersi così: “Qualcuno deve pagare”. Robert Redford realizzò un documentario sul caso [Incidente a Oglala - 1991 - n.d.t.], che però non fu mai proiettato nei cinema nordamericani. Nel frattempo, i “ragazzi” e le “ragazze” del FBI, così ben dipinti nelle serie TV, hanno assassinato 250 indigeni Lakota. Nessun’indagine è stata aperta su questi crimini.
Questo, in un paese costruito sul saccheggio dei territori appartenenti ai popoli originari di quella zona del continente americano.
Mumia Abu Jamal - Statunitense. Prigioniero da più di 30 anni. Il suo crimine, essere un giornalista ed attivista per i diritti dei discriminati per il colore della pelle negli Stati Uniti. Inizialmente condannato alla pena di morte, ora sconta l’ergastolo. Accusato da bianchi di aver ucciso un bianco, l’ha giudicato una giuria di bianchi, l’hanno condannato i bianchi, l’avrebbero mandato a morte i bianchi, l’hanno in custodia i bianchi.
Questo, in un paese costruito sullo sfruttamento del sudore e del sangue degli schiavi portati dall’Africa… che, certo, non avevano la pelle bianca.
Edward Poindexter e Mondo We Langa - Statunitensi. Il loro crimine: lottare per i diritti della popolazione afroamericana degli Stati Uniti. Vittime del Programma di Controspionaggio (CONTELPRO) del FBI, nel 1970 furono accusati della morte di un poliziotto, per l’esplosione di una valigetta riempita di dinamite. Nonostante aver ottenuto la confessione del vero assassino, l’FBI manovrò e seminò prove contro questi due militanti dell’organizzazione delle Pantere Nere. Numerose prove dimostrano l’innocenza di entrambi.
Sono ancora in prigione nel paese che si vanta della probità e imparzialità del suo sistema giuridico.
Julian Paul Assange - Originario dell’Australia e cittadino del mondo. Attualmente rifugiato politico. Il suo crimine: divulgare a livello mondiale, tra altre cose, il marciume della politica estera nordamericana.
Assange è perseguito attualmente dai governi britannico e statunitense, i due paesi presunti “paladini” della giustizia e della libertà.
Bradley Manning - Soldato scelto dell’esercito nordamericano. Il suo crimine: aver diffuso un video dove, da un elicottero dei soldati gringo ammazzano alcuni civili in Iraq. Tra gli assassinati ci sono due giornalisti. È anche accusato di avere trafugato documenti sulla barbarie nordamericana in Afghanistan e Iraq. L’accusa principale contro Bradley Manning, che potrebbe significare la pena di morte, è quella di “aiutare il nemico”, cioè, aiutare a conoscere la verità.
Questo, in un paese che si regge sulla menzogna di una costante minaccia esterna (musulmani, asiatici, latini, ecc., cioè, il mondo intero) e, secondo “l’operazione dei servizi” recentemente scoperta – in realtà si tratta di spionaggio – anche gli statunitensi sono una minaccia.
Antonio Guerrero Rodríguez, Fernando González Llort, Gerardo Hernández Nordelo, Ramón Labañino Salazar e René González Sehwerert - La patria di queste cinque persone è Cuba, primo territorio libero in America. Anche conosciuti come “i 5 cubani”. Il loro crimine: aver fornito informazioni sui piani di gruppi terroristici con base sul territorio degli Stati Uniti. Nel giugno del 1998 Cuba consegnò all’FBI nordamericana un rapporto redatto dai 5 cubani. Il rapporto comprendeva centinaia di pagine di notizie, video e audio sulle attività di gruppi terroristici negli Stati Uniti.
Invece di smantellare le cellule terroristiche, l’FBI arresta i 5 cubani che, di fatto, avevano salvato la vita a decine di persone, principalmente turisti, che sarebbero stati il bersaglio degli attacchi. Antonio è ingegnere, Fernando è diplomatico, Gerardo è caricaturista, Ramón è economista e René pilota aereo. Sono in carcere per il reato di spionaggio, in quanto, nel processo contro di loro, gli stessi accusatori attestarono che il materiale che avevano raccolto non colpiva la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e che Cuba non rappresentava una minaccia.
Tutto questo nel territorio di chi dice di combattere il terrorismo internazionale.
Maria Alyójina, Yekaterina Stanislávovna Samutsévich e NadezhdaTolokónnikova - Russe, componenti del gruppo rock punk “Pussy Riot”. Il loro reato: aver denunciato l’imposizione di Vladimir Putin con la complicità dell’alto clero della Chiesa Ortodossa russa. Sono state arrestate per aver suonato musica punk in una chiesa. Nella canzone si chiedeva alla madre di dio di cacciare Putin dal governo. Sono state condannate a due anni di prigione per avere “minato l’ordine sociale”.
Questo nel paese che si vanta di essersi liberato dalla “tirannia comunista”.
Gabriel Pombo da Silva - Anarchico nato ovunque e in nessun luogo. Da quasi 30 anni è stato in più di 20 diverse prigioni di Spagna e Germania. Il suo crimine: essere coerente. Ai suoi persecutori ha detto: “Non c’è niente di più deplorevole di uno schiavo contento… un individuo spogliato di memoria e dignità… è preferibile essere condotto al patibolo per essersi ribellato che vivere cento anni in ‘libertà condizionale’ e condizionata dalle paure e dalle menzogne che ci hanno venduto, indottrinato….”. Riguardo alla sua condizione di prigioniero politico è stato chiaro: “Mi consta che per me (come per molti altri), non esiste la possibilità di uscire di prigione sulla base delle vostre leggi… perché la vostra legalità richiede la rinuncia alla mia identità politica… Ed ovviamente chi rinuncia alla propria identità politica non tradisce solo sé stesso, ma tutti quelli che ci hanno preceduto in questa lunga marcia per la dignità e la libertà. Non c’è niente di eroico né di ‘martire’ (di questi i cimiteri ne sono pieni) in questa considerazione. Lo credo sinceramente e con tutto il mio cuore e per questo sono pronto ad accettare di “pagare il tributo”  per essere coerente con me stesso per quanto penso/sento…”
(…)
Perché vi parlo di quest@ prigionier@ politic@ così simbolici e così diversi tra loro? Perché per le zapatiste, gli zapatisti, la libertà non è patrimonio di un credo, un’ideologia, una posizione politica, una razza. Nei video vedrete a che cosa ci riferiamo e vi aiuteranno ad ascoltare, che è il modo per cominciare a capire. Sono 15 minuti che aiutano ad affacciarsi ai molti mondi che sono nel mondo.
Così come loro, centinaia di prigionieri politici sono stati invitati alla Escuelita Zapatista. A tutt@ loro abbiamo mandato una lettera come quella che ora allego. Speriamo che la ricevano, così come i libri e audio e video dove raccontiamo la nostra storia. Speriamo che accettino l’invito, non perché pensiamo di potergli insegnare qualcosa, ma affinché conoscano com’è che qui si chiama la libertà.
Eccolo:
ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO 
Maggio 2013 
Per: ___________________________
Da: Le donne, uomini, bambini e anziani zapatisti.
Oggetto: Invito Speciale per partecipare alla Escuelita Zapatista.
Compagn@:
    Saluti dai bambini, bambine, anziani, donne e uomini dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
   Le scriviamo perché vogliamo invitarla in particolare a partecipare alla scuola zapatista “La Libertà Secondo Gli Zapatisti”.
   Sappiamo che forse le sarà impossibile partecipare personalmente in quest’occasione. Ma sappiamo che arriverà il giorno in cui le porte delle prigioni si apriranno per chi, come lei, è tenuto prigioniero dall’ingiustizia fatta governo. E queste stesse porte resteranno aperte quanto basta affinché ci entrino i banchieri e i loro servi.
   Nel frattempo, troveremo il modo di farle arrivare il materiale. Sono testi con le parole delle nostre compagne e compagni zapatisti, prevalentemente indigeni maya, che raccontano la propria storia di lotta. Una storia, sicuramente simile alla sua, piena degli alti e bassi della lotta per la libertà, dei dolori che la colmano, della speranza di cui trabocca e della continua ostinazione, come lei, di non tentennare, non vendersi, non arrendersi.
   Forse non le arriveranno per il momento. È molto probabile che i suoi carcerieri e boia confischino il materiale, sostenendo che il pacchetto contiene materiale pericoloso. Il fatto è che la sola parola “libertà”, quando è vissuta dal basso e a sinistra, è uno dei molti orrori che popolano gli incubi di chi sta sopra a costo del dolore degli altri.
   Sia come sia, l’aspettiamo qua, presto o tardi. Perché se il nostro impegno è la libertà, uno dei nostri tratti distintivi è la pazienza.
   Bene. Salute e che la libertà sia quello che deve essere, cioè, patrimonio dell’umanità.
   A nome di tutt@ gli zapatisti dell’ EZLN. 
Subcomandante Insurgente Moisés                   Subcomandante Insurgente Marcos
                                                  Messico, maggio 2013

(fine della lettera-invito per le/i prigionier@ politic@s
(…)
Ora conoscete quest@ altr@ invitat@ a partecipare alla Escuelita insieme a voi.
Niente paura. Non sono loro i criminali, ma lo sono quelli che li tengono prigionieri.
Salute e che possiamo trovare la libertà nell’unico modo possibile, cioè, con tutt@ loro.
(Continua…) 
Dalle montagne del Sudest Messicano.
Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, Giugno 2013
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Ascolta e guarda i video che accompagnano questo testo:
Il vescovo Raúl Vera, sempre dalla parte di chi sta in basso, parla del prigioniero politico Alberto Patishtán: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=HFyjuBmCUis
Il silenzio e la parola secondo il popolo originario Lakota: http://www.youtube.com/watch?v=wsN9HiGr8nM&feature=player_embedded
Il gruppo “The Last poets”, con “True Blues”, un viaggio nella storia, a ritmo di blues, attraverso l’oppressione della popolazione afroamericana: http://www.youtube.com/watch?v=o5ilSn1r7HM&feature=player_embedded
Gli attori nordamericani Danny Glover e Peter Coyote solidali con i 5 cubani prigionieri politici negli Stati Uniti: http://www.youtube.com/watch?v=avD1E2EizFA&feature=player_embedded
Il gruppo punk Pussy Riot nell’esibizione in cui contestano Vladimir Putin: http://www.youtube.com/watch?v=ALS92big4TY&feature=player_embedded
Il gruppo punk “Espina Negra” con la canzone “El primer Anarquista”: http://www.youtube.com/watch?v=MYdto1HhKLA&feature=player_embedded
(Traduzione “Maribel” – Bergamo)


venerdì 21 giugno 2013

Messico - SupComandante Marcos: Ai caduti nella lotta


I CONDISCEPOLI I.
Prima i primi:
LE/I DESAPARECID@S
Giugno 2013

A le/gli aderenti alla Sexta in Messico e nel Mondo:

A le/gli studenti della Escuelita Zapatista:

Compagnei, compagne, compagni:

Come certamente non sapete, la prima fase del primo corso “La Libertà Secondo Gli Zapatisti” si è conclusa.

I materiali di supporto ci sono; le maestre ed i maestri sono pronti; il numero degli iscritti è al completo; le famiglie indigene zapatiste che vi accoglieranno fanno il conto di quanti gliene toccheranno e preparano i locali, le stoviglie per il vitto, sistemano i posti dove dormirete; i choferólogos [da chofer=autista - n.d.t.], come li chiama il Sub Moisés, affinano i motori ed agghindano i veicoli per trasportare le/gli alunn@ nelle loro scuole; l@s insurgent@s fanno e disfano articoli artigianali; i suonatori preparano i loro pezzi migliori per allietare la festa dei 10 anni, quella di benvenuto degli studenti, quella di fine di corso; un salutare clima di isteria collettiva comincia a diffondersi tra chi aiuta con l’organizzazione; si controllano gli elenchi per vedere chi manca… o se c’è qualcuno di troppo; al CIDECI, sede della Unitierra a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, si avanza nei preparativi per la scuola e per la cattedra “Tata Juan Chávez Alonso”.

E, come c’era d’aspettarsi, i governi federale e statale riattivano i paramilitari, incoraggiano chi provoca scontri, e fanno di tutto per impedire che voi (ed altr@ attraverso di voi) constatiate il progresso nelle comunità zapatiste ed il marcato contrasto con le comunità e le organizzazioni che si riparano sotto il sottile velo dell’assistenzialismo del governo.

Tutto prevedibile. Tanto di manuale di contrainsurgencia, così inefficace, quanto inutile. La stessa cosa di 10, 20, 500 anni fa. PRI, PAN, PRD, PVEM, PT, tutti i partiti politici, con impercettibili variazioni nel discorso, che fanno la stessa cosa… e reiterano il loro fallimento.

Chi avrebbe detto che i governi di tutto lo spettro politico temessero tanto che il livello di vita degli indigeni migliorasse. Comprendiamo il loro nervosismo, il loro panico mal dissimulato, perché il messaggio che esce da questa parte è chiaro ed estremamente pericoloso nel suo doppio filo: non sono necessari… e danno fastidio.

Totale: molto movimento, dentro e fuori, da loro e da noi.

E tutto, visto dall’alto di questa ceiba, somiglia ad un ordinato disordine (stavo scrivendo “casino”, ma mi dicono che, quelli che generosamente ci aiutano nella traduzione in altre lingue, si lamentano dell’abbondanza di “localismi” impossibili da tradurre). E potrei aggiungere che tutto si muove “a caso”, soprattutto per quei ritmi di ballata-corrido-ranchera-cumbia dei suonatori, che sono la colonna sonora di tutto questo, e che hanno un suono, a dir poco, sconcertante.

Insomma, tutto gira.

Ora a me tocca parlarvi di chi saranno i vostri condiscepoli. Donne, uomini ed altr@ di tutte le età, di differenti angoli dei 5 continenti, di storie diverse.

Sono salito sulla ceiba non solo per la paura di essere aggredito da uno scarabeo impertinente, presunto cavaliere errante, o per i tristi racconti del gatto-cane… va bene, sì, anche per questo, ma soprattutto perché, per parlarvi de@ prim@ invitat@, è necessario guardarsi nel cuore, che è come noi zapatisti, zapatiste, diciamo ricordare, fare memoria.

Le prime ed i primi nella lista degli invitati erano, sono, saranno chi ci ha preceduto ed accompagnato in questo infinito cammino verso la libertà, le cadute ed i caduti e desaparecid@s nella lotta.

A tutte loro, a tutti loro, mandiamo una lettera-invito come quella che ora qui allego. 

Gliel’abbiamo inviata non da non molto: ieri, un mese fa, un anno fa, 10, 20, 500 anni fa.

Per comprendere la missiva non solo sarà necessario guardare ed ascoltare i video che l’accompagnano, è anche necessaria una certa dose di memoria… e di degna rabbia.

Dunque, procediamo:

 ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

A tutt@ le/i cadut@ e desaparecid@s nella lotta per la libertà:

Compagna, compagno, compagnao:

Saluti da…
Mmm…

Sì, forse hai ragione. Forse qualcosa c’entrano le lettere di Gieco, Benedetti, Heredia, Viglietti, Galeano, la tenacia delle nonne e delle madri di Plaza de Mayo, il coraggio dignitoso senza prezzo delle signore di Sinaloa e Chihuahua, il dolore trasformato in ostinata ricerca dei familiari di migliaia di desaparecidos in lungo e in largo di questo continente. Infine, tutta questa gente così ostinata… ed ammirevole.

Può essere. Il fatto è che pensando a chi poteva essere interessato a guardarci ed ascoltarci in questo mostrarci che chiamiamo “la scuola zapatista”, i primi a venirci in mente siete stati voi. Tutte, tutti. Perché, malgrado non conosciamo molti nomi, sapere di te, di lei, di lui, è sapere di tutti, di tutte.

Quindi, se bisogna cercare un responsabile di queste righe, questo è la memoria, quella continua e tenace impertinente che non ci lascia in pace, sempre a dar battaglia, sempre a dar fastidio.

Che bello, diciamo noi, indigeni, maya, zapatisti. Che bello che questa guerra contro l’oblio non cessi, che prosegua, che cresca, che diventi mondiale.

Sì, può essere anche perché qui tutt@ siamo un po’, o molto, come mort@, come desaparecid@s, a bussare ancora una volta alla porta della storia, a reclamare un posto, uno piccolo, come siamo noi. Chiedendo la memoria.

Ma ci sembra, dopo aver pensato e ripensato sull’argomento, che la colpevole è la memoria.
Eh?
Certo, anche l’oblio.
Perché è l’oblio che minaccia, attacca, conquista. Ed è la memoria che vigila, che difende, che resiste.

Per questo motivo, questa lettera-invito.

Dove la mandiamo? Sì, era un problema. Ci abbiamo pensato molto, non crediate.

Sì, forse per questo pensi che qualcosa c’entri León Gieco e la sua canzone “Nel paese della libertà”.

Per questo, cioè, per te, per voi, abbiamo chiamato il corso “La Libertà Secondo Gli Zapatisti”? Per avere un indirizzo al quale mandare l’invito? Beh, non ce n’eravamo accorti, ma ora che lo dici… sì, può essere. Ci eviteremmo così tutto il trambusto di cercare indirizzi, uffici postali, indirizzi di posta elettronica, blog, pagine web, nicknames, reti sociali, e tutto quello di cui la nostra ignoranza è enciclopedica.

Sai? Qui ci sono stati, e ci sono, non pochi momenti difficili. Momenti in cui tutto e tutti sembrano mettersi contro. Momenti in cui migliaia di ragioni, a volte con la mortale veste del piombo e del fuoco, e a volte vestite gentilmente dei comodi argomenti del conformismo, ci hanno attaccati su tutti i fronti per convincerci della bontà di tentennare, di venderci, di arrenderci.

E se siamo riusciti a non soccombere, non è perché fossimo potenti ed avessimo un grande arsenale (di armi e di dogmi, a seconda del caso).

È stato perché siamo abitati da voi, dalla vostra memoria.

Già sai della nostra ossessione per i calendari e le geografie, quel nostro modo tanto molto altro di capirci e capire il mondo.

Perché qui la memoria non è questione di effemeridi di un giorno che servono solo da alibi per l’oblio durante il resto dall’anno. Non è cosa di statue, monumenti, musei. È, come dirti?… qualcosa di meno chiassoso, senza pompa e circostanza. Qualcosa di più silenzioso, appena come un sussurro… ma costante, tenace, collettivo.

Perché qui, un altro modo di dire che non perdoniamo né dimentichiamo è non tentennare, non vendersi, non arrendersi. È resistere.

Sì, diciamolo che è “poco ortodosso”, ma che farci. Fa parte dei nostri modi… o “ni modos“, a seconda.

Bene, ti aspettiamo qua, vi aspettiamo.

Rimettiamo la presente al “paese della libertà”, l’unica nazione senza frontiere ma con tutte le bandiere… o nessuna (che non è la stessa cosa ma è uguale), ed alla quale è più difficile arrivare… forse perché l’unica strada per arrivarci è la memoria.

Sappiamo dell’impossibilità attuale di venire nelle nostre comunità, e che mandarti i materiali è problematico. Ma sia come sia, ora, come ieri e come domani, da noi hai un posto speciale.

Sì, forse ci incontreremo prima senza volerlo… o volendo… bussando a qualche porta o affacciandoci ad una finestra, ma sempre aprendo un cuore.

Nel frattempo, neanche tu dimentica che, quando le zapatiste e gli zapatisti dicono “siamo qui”, includiamo anche voi.

Bene. Salve e che la memoria resista, ovvero, che viva.  Perché vivi vi hanno presi e vivi vi vogliamo.

A nome di tutt@ le/gli zapatisti dell’EZLN.

Subcomandante Insurgente Moisés                         Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, maggio 2013

(Fine della lettera-invito per le/i caduti e desaparecid@s nella lotta per la libertà).
(…)

Dunque sai chi ci sarà tra i tuoi condiscepoli.
Saranno qui. No, non spaventeranno nessuno. Beh, a meno che qualcuno tema la memoria e venga a cercare l’oblio. Ma come credo non sia il tuo caso, o cosa, a seconda, non hai di che preoccuparti.

Forse, senza volerlo, ti imbatterai nella grande ceiba madre, l’albero che sostiene il mondo. 

Se hai la pazienza e l’immaginazione necessarie, guarda il suo tronco e fai una domanda. 
Forse la ceiba madre, con quest@ condiscepol@ tanto altr@ come compagnia, ti risponderà dalle aride rugosità del suo tronco. Domanda quello che vuoi, ma soprattutto, chiedi la cosa più importante:

Chiedi: Con chi tutto questo?  E ti risponderanno: Con te.

Chiedi: Per chi questo lavoro?  E ti diranno: Per te.

Chiedi: Chi l’ha reso possibile?  E, forse con un leggero tremore, sentirai: Tu.

Chiedi: Perché questo cammino?

Ed allora la ceiba madre, la terra, il vento, la pioggia, il cielo che sparge luce, tutt@ i nostri caduti, i nostri desaparecid@s, ti risponderanno:

  Libertà… Libertà!… LIBERTÀ!

Ora lo sai: se, quando sarai in queste montagne del sudest messicano pioverà, soffierà vento, il cielo coprirà o scoprirà la sua luce, e la terra si inumidirà, sarà perché ai piedi della ceiba madre, la sostenitrice del mondo, qualcuno sta facendo delle domande… e, soprattutto, sta ricevendo risposte.

Cosa viene dopo?  Beh, mi sembra che questa storia dovrete raccontarla voi.

Bene. Salve e che la memoria, né cada né scompaia.

(Continua…)

Da un angolo della memoria.
SupMarcos

Messico, Giugno 2013
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Ascolta e guarda i video che accompagnano questo testo.
Mario Benedetti, sempre il benvenuto, insieme a Daniel Viglietti, cantano, o meglio, gridano de@ desaparecid@s, sui desaparecid@s, con i desaparecid@s. Dedicato alle madri e nonne che non tentennano, non si arrendono, non si vendono: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=dO_JZxRRbc4

Di nuovo Mario Benedetti che sottolinea con la sua voce, l’impossibilità dell’oblio. Dedicato a chi non dimentica: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=tHEVtFim6Ws

León Gieco canta, di sua composizione, “La Memoria”, l’ostinata, implacabile, feroce memoria di chi non c’è, ma non se n’è andato, né se ne andrà… finché ci sarà qualcuno che non dimentica: http://www.youtube.com/watch?v=_bC9mqsGeJQ&feature=player_embedded

León Gieco con la sua canzone “El País de la Libertad”, indirizzo al quale si rivolge la memoria: http://www.youtube.com/watch?v=uB_b_kfnc3M&feature=player_embedded

Víctor Heredia spiega perché “Ancora cantiamo”, ovvero, perché non dimentichiamo: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=mCp47R83Lqs

Link al comunicato originale


(Traduzione “Maribel” – Bergamo)