venerdì 31 ottobre 2014

Kurdistan - Guardando Kobane

Guardando Kobane….di Silvia Todeschini
C’è sempre qualcuno che guarda verso Kobane, di giorno, di notte. Qui sono tutti specialisti: riconoscono se a sparare è la resistenza delle Ypg e Ypj o i fascisti dell’ISIS dal suono delle armi. Quasi tutti noi che dormiamo nel villaggio di Masl abbiamo qualche conoscente o amica/o dall'altra parte, ci sono molte madri in attesa dei figli e delle figlie.
Ieri sera, vicino al fuoco, una profuga di Kobane, dopo aver scherzato sugli strani giochi della sorte che hanno fatto si che il minareto del suo quartiere crollasse sulla casa dell’unica famiglia cristiana, mi ha detto: “da quando sono uscita, sono stata a Suruc e a Urfa, e poi però sono tornata qui, che sono più vicina a Kobane, mi sembra di respirarne l’aria, qui quasi mi sento a casa. Quando Kobane sarà libera vieni che ci entriamo assieme? Ti ospito a casa mia! Però prima devi imparare il curdo, così quando entri parli con tutti.”
Una volta qui è arrivata una cattiva notizia. Una madre piangeva ed era vicina allo svenimento dal dolore. Una volta sola però: qui, quello che vedo, è una ferma volontà: noi vogliamo vincere. Noi vogliamo liberare Kobane. Per poter liberare Kobane, dobbiamo essere sicuri che ce la faremo. Dobbiamo portare ottimismo. Quindi solo buone notizie, per favore: per le cattive notizie ci sarà sempre tempo. Il morale è alto, il sorriso è sempre pronto. Però gli occhi girano ancora verso la città di Kobane, ad ogni bomba, ad ogni sparo. Ad osservare il fumo che sale, a non sapere chi possa essere rimasto sotto le macerie, a sperare per il ritorno alle proprie case, o a quello che ne rimane.

martedì 28 ottobre 2014

Messico - Contro il dolore, la rabbia e la speranza

di  Giovanna Gasparello (Antropologa presso Università Autonoma Metropolitana di Città del Messico)
L’ondata di proteste contro l’eccidio di 50 giovani studenti universitari perpetrata un mese fa nella città di Iguala, Guerrero, non accenna a fermarsi ma, con il passare dei giorni, cresce sia nelle dimensioni che nella radicalità delle rivendicazioni avanzate. L’esigenza principale è la presentazione con vita dei 43 studenti dell’Universitá per maestri rurali di Ayotzinapa, nello stato del Guerrero, sequestrati e desaparecidos dalla polizia della cittá di Iguala in collusione con il cartello del narcotraffico locale lo scorso 26 settembre, quando sono anche state uccise sei persone (di cui tre studenti) dalla stessa polizia.
Dopo la rinuncia del governatore dello stato, Angel Aguirre, e la nomina di Rogelio Ortega al suo posto, i genitori ed i compagni degli studenti sequestrati denunciano che il cambio di facciata a livello politico non cambia minimamente la situazione di stallo delle indagini. Nonostante le proteste popolari e gli appelli diplomatici delle Nazioni Unite, della Commissione Interamericana per i Diritti Umani, del Parlamento Europeo e degli Stati Uniti, le istituzioni giudiziare hanno dimostrato un’estrema inefficenza ed un cinico disinteresse durante le indagini, lasciando fuggire i mandanti della strage, ostruendo il lavoro dei periti indipendenti, e limitandosi a cercare i corpi nei cimiteri clandestini, mentre sono gli stessi familiari che strenuamente continuano le ricerche capillari e coordinano le attività di centinaia di persone civili, giunte in carovane da molte regioni del Guerrero ed anche da altri stati che percorrono la zona da cima a fondo alla ricerca dei giovani. 
Durante le ricerche sono state scoperte più di cento fosse clandestine, ricolme di cadaveri smembrati o carbonizzati, nella zona circostante Iguala. Cinicamente, le autorità si sono limitate a dire che i corpi non sarebbero quelli diegli studenti, la qual cosa solleva una domanda ancora più inquietante: e allora, di chi sono? Chi sono tutti quei morti? E comunque, dove sono gli studenti?
Sembrerebbe che l’ennesimo, barbaro crimine abbia fatto esplodere la grande pentola a pressione che è diventato il Messico negli ultimi dieci anni. Le recenti dichiarazioni del Procuratore Generale cercano di vincolare gli studenti ai gruppi di narcotrafficanti, con l’intenzione di applicare ancora una volta il perverso meccanismo che trasforma la vittima in criminale rendendola complice del crimine che ha subito, e sollevando così le autorità dall’obbligo morale della ricerca di verità (“alla fin fine, è stato un regolamento di conti, erano tutti criminali, non vale la pena cercare la giustizia”, sarebbe il messaggio). Tali dichiarazioni hanno esasperato l’enormità del dolore dei familiari, dei giovani studenti, e di milioni di persone vissute per anni nella morsa della paura e dell’indifferenza.

Brasile - Sem Terra e senza Tetto programmano sempre maggiori mobilitazioni nel 2015

I principali gruppi di Senza Terra e di Senza Tetto nel paese si stanno già organizzando per intensificare le mobilitazioni nel 2015. Sia il Movimento dei Lavoratori Senza Terra (MST) che il Movimento Senza Tetto (MTST) non hanno dichiarato sostegno a nessun candidato al primo turno, ma hanno dichiarato che avrebbero votato per Dilma Rousseff (PT) al ballottaggio, contro Aecio Neves (PSDB), considerato una minaccia per le conquiste del periodo precedente.
di Camilla Veras Mota do Valor   (traduzione Antonio Lupo)

Per Gilmar Mauro, coordinatore nazionale del MST, l'esaurimento del modello di crescita in cui " guadagnano sia i lavoratori che i padroni" - inaugurato dal PT e difeso in parte anche nel discorso elettorale del candidato tucano - e la composizione più conservatrice del Congresso neoeletto, dove il gruppo legato all'agribusiness da gennaio 2015 avrà 273 deputati e senatori (il 33% in più rispetto alla legislatura precedente), deve stimolare l'attività dei movimenti sociali. "Il prossimo governo dovrà scegliere chi perderà , e abbiamo bisogno di lottare perché non siano i lavoratori."

Il programma d'azione comincerà ad essere discusso entro la fine dell'anno.

lunedì 27 ottobre 2014

Kurdistan - Der Speigel: i curdi soli contro il terrore dell'ISIS

La copertina di questa settimana di Der Spiegel è stata riservata alla lotta del PKK contro l'ISIS. Il settimanale di notizie tedesco ha pubblicato un articolo delineando l’importanza dello spostamento della posizione del PKK, sia regionalmente che globalmente, nella nuova dinamica che si sta costituendo in Medio Oriente.
Il titolo di copertina della rivista è :”Soli contro il terrore” esplicidando come il PKK è stato lasciato solo nella guerra contro il terrore sia nel Kurdistan iracheno che in quello siriano. 
Il sottotitolo è persino più chiaro:”l’avanzata di ISIS e la guerra solitaria dei curdi”.

Il PKK è sceso all’inizio dell’estate dalla catena montuosa di Kandil per difendere i curdi del Kurdistan del Sud, quando l'Isis ha attaccato le città di Mahkmur, Sinjar e Kirkuk. L’avanzata dell'ISIS è stata fermata e persino respinto in luoghi come Mahkmur, dove il presidente del Governo Regionale Curdo Massud Marzani ha visitato e ringraziato i guerriglieri del PKK per i loro sforzi.
Anche nel Kurdistan siriano i curdi stavano combattendo l'ISIS molto prima che fosse riconosciuto dall’Occidente (dai suoi governi e dai media). I curdi hanno difeso con successo il loro territorio dall' ISIS e hanno anche ripulito alcune regioni dalla loro presenza.

domenica 26 ottobre 2014

Kurdistan - Stato Islamico, Hizbullah turchi e altre strutture mafiose – gruppi di contrasto (*) di oggi



Un’analisi di Michael Knapp, storico, Kurdistan Solidaritätskomitee Berlin.  

Con gli attacchi a Kobanê e le rivolte di massa a essi collegati, in particolare da parte della popolazione curda in Turchia e nel Kurdistan settentrionale, torna alla luce con gravissime violenze, fino ad arrivare all’omicidio, l’organizzazione parastatale che si pensava sciolta da tempo: "Hizbullah", un gruppo che anche i corrispondenti dal Medio Oriente sembrano non conoscere. Non si tratta di una filiale degli Hezbollah sciiti iraniani, ma di un prodotto in proprio dell’anti-insurrezione turca. La parola Hizbullah corrisponde grosso modo al concetto "soldati di Allah".

Per via dei suoi stretti collegamenti con lo stato turco, soprattutto da parte di attiviste e attivisti curdi viene definita come Hizbul-Kontra– un’allusione al suo ruolo nell’ambito della "controinsurgencia", la repressione delle insurrezioni. Accanto al servizio segreto JITEM, Hizbullah era uno dei principali strumenti contro la lotta di liberazione curda e operava in particolare nelle regioni di Amed (Diyarbakir) e Êlih (Batman). Mentre questo gruppo esiste già dagli anni ‘70, soprattutto negli anni ‘90 si è guadagnato una terribile fama come organizzazione della parte occulta dello stato.

La pratica di Hizbullah somiglia a quella di IS. All’apice del terrore di Hizbullah, persone venivano sistematicamente rapite, fatte a pezzi, decapitate, torturate a morte e eseguiti attentati dinamitardi.[1]
Il loro obiettivo dichiarato era la costituzione di uno stato islamico ispirato all'Iran.[2]

Hizbullah – il terrore sotto l’ombra di Iran e Turchia
Hizbullah è stato creato dall’Ayatollah Mahmut Gaffari come struttura clandestina secondo il modello delle organizzazioni marxista-leniniste sotto la guida di un consiglio della Shura. Nel 1979 l’organizzazione si è diffusa in modo massiccio con l’appoggio dell‘Ayatollah Khomeini.[3]
Con l’inizio della rivolta curda sotto la guida del PKK il 15 agosto 1984, Hizbullah divenne sempre di più uno strumento dello stato turco nell’ambito delle attività di "controinsurgencia". Miliziani di Hizbullah venivano istruiti sistematicamente nei campi di addestramento dello stato.

sabato 25 ottobre 2014

Messico - Dichiarazione congiunta del Congresso Nazionale Indigeno e dell'EZLN



(NOTA: questo testo è stato letto da membri del Congresso Nazionale Indigeno durante una delle mobilitazioni che sono state realizzate in Messico il 22 ottobre 2014 e non, come riportato da qualche media prezzolato, da rappresentanti dell’EZLN).

Messico, 22 ottobre 2014.

Agli studenti della Normale Rurale Isidro Burgos, di Ayotzinapa, Guerrero

Alla Tribù Yaqui
 
Alla Sexta Nazionale e Internazionale
Ai popoli del mondo

PERCHE’ E’ CON RABBIA E RIBELLIONE,
E NON CON RASSEGNAZIONE O CONFORMISMO,
CHE CI DOGLIAMO NOI DI SOTTO.
EZLN. 19 ottobre 2014

Da popoli che siamo a partire dalle nostre lotte di resistenza e ribellione, inviamo la nostra parola che rispecchia quella parte di questo paese che nominiamo Congresso Nazionale Indigeno, riuniti perché il dolore e la rabbia ci chiamano giacché ci fanno male.

La scomparsa dei 43 compagni studenti della Normale Rurale Isidro Burgos di Ayotzinapa, Guerrero, sequestrati-fatti sparire dai Malgoverni, impone una penombra di lutto, di angoscia e di rabbia. La speranza della ricomparsa dei compagni è il dolore che ci unisce ed è la rabbia che si fa luce nella veglia che si mobilita in tutto il paese, portando con sé un grido di dignità e di ribellione nel Messico di Sotto.

Sappiamo che, mentre i criminali governano questo paese guidati dal capo supremo dei paramilitari Enrique Peña Nieto, coloro che forgiano la coscienza esercitando e difendendo l’educazione vengono assassinati e fatti sparire, e coloro che difendono l’acqua per un popolo eroico e millenario come la Tribù Yaqui sono in carcere.

Il governo messicano ha preteso di minimizzare la criminale repressione ai danni dei compagni normalisti come non fossero che vittime tra le tante della delinquenza, come ha fatto svariate volte in tutto il paese. Qualche morte in più per i mezzi di comunicazione… ma noi popoli che abbiamo sofferto la repressione sotto molte forme sappiamo che i delinquenti sono all’interno di tutti i partiti politici, nella camera dei deputati e senatori, nelle presidenze municipali, nei palazzi di governo.

Kurdistan - Comunicato delle YPG: Niente armi inviate dal regime siriano

Le Ypg hanno fatto un breve comunicato sulle segnalazioni che circolano nei media che sostengono il regime siriano ha inviato armi alle YPG a Kobane.

Un comunicato scritto è stato diramato dal comande delle YPG di Kobane. 

Il comunicato dice: ”Niente armi o munizioni sono state fornite al cantone di Kobane da parte del regime siriano. Queste affermazioni sono completamente infondate e non hanno niente a che fare con la verità”.

martedì 21 ottobre 2014

Messico - L’EZLN si unisce alla giornata del 22 in appoggio ad Ayotzinapa e al popolo Yaqui

Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
Messico.

19 Ottobre 2014:

Ai compagni di studi, ai maestri e ai famigliari dei morti e degli scomparsi della scuola normale “RAÚL ISIDRO BURGOS”, di Ayotzinapa, Guerrero, Messico.

Al Popolo Yaqui:

Al Congresso Nazionale Indigeno:

Alla Sexta Nazionale e Internazionale:

Ai Popoli del Messico e del Mondo:

Sorelle e Fratelli:

Compagne e Compagni:

Chiedendo la presentazione in vita dei 43 studenti della normale scomparsi ed il castigo dei responsabili degli omicidi e della sparizione forzata, così come l'esigenza di libertà incondizionata per i fratelli Yaqui Mario Luna Romero e Fernando Jiménez Gutierrez, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale si unirà alle azioni del 22 ottobre 2014 alle ore 18.

Come parte di tale giornata globale, noi popoli zapatisti illumineremo con la nostra piccola luce alcuni dei cammini percorsi dai nostri passi.

Al bordo di strade, sterrati, stradine e varchi, noi popoli zapatisti uniremo la nostra indignazione a quella dei nostri fratelli di Ayotzinapa e all'eroico popolo Yaqui.

Anche se piccola, la nostra luce sarà un modo per abbracciare coloro che oggi mancano e coloro a cui duole la loro assenza.

Che questa luce mostri che non siamo soli nel dolore e nella rabbia che rivestono il suolo del Messico di sotto.

Perché è con rabbia e ribellione, e non con rassegnazione e conformismo, che ci dogliamo noi di sotto.

Facciamo appello alla Sexta in Messico e nel mondo, e al Congresso Nazionale Indigeno, affinché, secondo le proprie possibilità partecipino a questa giornata.

DEMOCRAZIA!

LIBERTA’!

GIUSTIZIA!

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Subcomandante Insurgente Moisés.

Messico, ottobre 2014. Nell’anno 20 dall’inizio della guerra contro l’oblio.



Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

giovedì 16 ottobre 2014

Kurdistan - Viviamo, impariamo e combattiamo. Le donne di Kobane sul fronte delle contraddizioni


In una recente intervista dal fronte realizzata dalla reporter australiana Tara Brown, una donna combattente curda delle YPJ (Unità di protezione delle Donne) ha dichiarato che lo Stato Islamico è un nemico dell’umanità. Per lei e per le donne della sua brigata Kobane è il confine globale che separa la civiltà dalla barbarie.

di Paola Rudan

C’è qualcosa di spiazzante in queste parole perché sono le stesse che, soprattutto dopo l’11 settembre 2001, hanno preteso di giustificare una guerra combattuta senza frontiere, dall’Afghanistan all’Iraq alle periferie delle città americane ed europee, in nome della «duratura libertà» di un Occidente minacciato dal terrorismo globale.

Ma è altrettanto spiazzante il radicale cambiamento di prospettiva che impongono il contesto e la posizione di chi parla: se ci muoviamo dalle stanze blindate del Pentagono a una terra di passaggio in Medioriente non abbiamo più davanti un manipolo di uomini che pretende di guidare una guerra giusta per la libertà – anche quella delle donne oppresse dall’integralismo talebano –, ma donne protette soltanto da sottili muri di pietra e dalle proprie armi che combattono per liberare se stesse. Quest’osservazione, però, non basta a quietare il senso di spiazzamento.

È davvero sufficiente che sia una donna a pronunciare quelle parole per cambiare il loro significato, per rovesciare un discorso che ha veicolato gerarchie e oppressione e per trasformarlo in una canzone per la libertà? Il fatto che siano le donne a imbracciare le armi è sufficiente a farci rinunciare al pacifismo che abbiamo sostenuto di fronte all’invasione statunitense dell’Afghanistan, a farci riconoscere le ragioni della guerra?

Le fila delle Unità di protezione del popolo contano 45mila unità, il 35% sono donne. Quasi 16mila guerriere contraddicono praticamente ogni legame sostanziale tra il sesso, la guerra o la pace. Si tratta, per la maggior parte, di curde siriane, ma ogni giorno nuove combattenti provenienti dalla Turchia e dalla Siria, non soltanto curde, si uniscono alle YPJ. Un detonatore per questa ondata di reclutamenti è stata la presa del Sinjar da parte dello Stato islamico, lo scorso 3 agosto.

Migliaia di donne curde yezidi sono state catturate. Quelle che non sono state uccise per essersi ribellate o aver tentato di fuggire e quelle che non si sono uccise per scampare al proprio destino sono state stuprate, ridotte in schiavitù e vendute a combattenti ed emiri al solo scopo di soddisfare le loro esigenze sessuali e la necessità di produrre e allevare martiri jihadisti. Centinaia di bambini sono stati catturati e rinchiusi in scuole coraniche per essere trasformati in combattenti.

mercoledì 15 ottobre 2014

Kurdistan - La strana coppia: che cosa c’entrano il pensatore americano Bookchin e Abdullah Öcalan

Che cosa c’entrano il pensatore americano Murray Bookchin, padre dell’ecologia sociale (morto nel 2006), e Abdullah Öcalan, leader (in carcere in Turchia) del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Partîya Karkerén Kurdîstan o Pkk)?

di Janet Biehl 

Una studiosa americana spiega come le idee comunaliste di Bookchin influenzino l’esperienza curda.

Nel 1923, sulle rovine dell’Impero ottomano, nacque il moderno Stato turco, fondato come repubblica laica. In contrasto con l’antico organismo islamico, i fondatori della repubblica, guidati da Kemal Atatürk, speravano che la nuova Turchia diventasse un giorno un membro a tutti gli effetti della famiglia delle nazioni occidentali. Ma mentre per alcuni aspetti, come il suo laicismo, la repubblica era progressista, non lo era almeno per un importante fattore: l’incapacità di riconoscere l’esistenza delle numerose minoranze etniche del paese, soprattutto della più consistente, quella curda. Si pensava che nella nuova repubblica quella minoranza avrebbe perso la propria identità e si sarebbe assimilata ai Turchi. I Curdi, che vantano una presenza antica e peculiare soprattutto nell’area sudorientale dell’Anatolia, furono repressi e scatenarono numerose rivolte tra il 1925 e il 1938, ma l’esercito turco le soffocò tutte. Successivamente lo Stato turco tentò di cancellare l’esistenza stessa dei Curdi, ribattezzandoli “Turchi di montagna” e vietando per legge l’uso della loro lingua, delle loro espressioni culturali e perfino della toponomastica locale.

Quella repressione non poteva che produrre una reazione militante. Negli anni sessanta e settanta del secolo scorso sorse un movimento di liberazione dei Curdi, che rivendicava diritti culturali, linguistici e politici. Nel 1978 Abdullah Öcalan fondò il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), di ideologia marxista-leninista, sulla scia dei movimenti anticolonialisti e antimperialisti che negli anni settanta erano numerosi. Il Pkk si poneva l’obiettivo della costituzione di uno Stato separato socialista.

Lo Stato turco mantenne una posizione rigida e nel 1982 adottò una costituzione, ancora oggi in vigore, che sancisce che la Turchia è “un’entità indivisibile” vietando la lingua curda scritta e parlata. Nel 1984 il Pkk scatenò la rivolta con la lotta armata.

Nei decenni successivi ci sono stati più di 37.000 caduti su entrambi i fronti. Öcalan non era una mammoletta: ha una nomea di bruto sanguinario (in parte esagerata, ma in parte giustificata). Ma lo Stato turco è stato ancor più brutale e negli ultimi dieci anni dello scorso secolo ha distrutto più di tremila villaggi curdi. Mentre da un lato accusava i Curdi di terrorismo, spargeva il terrore tra la popolazione del Kurdistan.

Invece di ammettere che non era possibile far sparire una minoranza di venti milioni di persone, non ha voluto accettare nemmeno un’opposizione curda moderata. Dal 1991 una legge contro il terrorismo ha permesso di perseguire come terrorista chiunque – giornalisti, intellettuali, attivisti – sostenesse i diritti dei Curdi anche in forme non violente. Il codice penale turco sanziona le espressioni verbali e scritte di sostegno ai diritti dei Curdi, assimilandole a manifestazioni di odio razziale.

Poi, nel febbraio 1999, dopo una spettacolare caccia all’uomo a livello internazionale, Abdullah Öcalan fu catturato in Kenya, arrestato e tradotto in Turchia per subire un processo con l’accusa di tradimento.

Democrazia e diritti delle minoranze

Seguì, per Öcalan, una lunga fase di ripensamento. Dopo il crollo dell’Unione sovietica nel 1991, egli era uno dei tanti personaggi della sinistra internazionale che avevano respinto il marxismo-leninismo, il “socialismo reale”, lo stalinismo, in quanto autoritari e dogmatici. Il popolo curdo, sosteneva, “deve reagire alle esigenze del momento storico” e “riconsiderare i principi, i programmi e le modalità di azione”. Invece di tentare di imporre un sistema rigido, doveva “assicurare e applicare i più ampi criteri di democrazia” (1). Così, nel 1993, dichiarò unilateralmente il cessate il fuoco e osservò: “Turchi e Curdi sono affratellati da più di mille anni e noi non accettiamo una separazione dalla Turchia.” (2)

Nel 1999, però, molti non si erano accorti che Öcalan aveva cambiato linea. Al suo processo, che inevitabilmente ebbe un carattere politico, in tanti si aspettavano che esortasse il Pkk a riprendere la lotta per uno Stato curdo e invece rese pubblica una presa di posizione che spingeva per l’accettazione dei confini esistenti in una Turchia unita e la democratizzazione dell’intero paese, per garantire a ogni cittadino il diritto di partecipare alla vita politica su un piano di parità, senza differenze di etnia.

“La situazione, tanto per i Turchi quanto per il Curdi, sarebbe migliore in una Turchia veramente democratica”, affermò Öcalan davanti agli inquirenti. “E la Turchia non può essere una vera democrazia se non riconosce l’esistenza e i diritti del popolo curdo. Altri paesi hanno imparato a convivere con le minoranze e a consentire la partecipazione associandola a vari livelli di autonomia culturale e linguistica. L’integrazione e la diversità hanno trasformato le differenze in un elemento di forza e hanno reso più potenti quelle nazioni. Un assetto democratico, inoltre, spingerebbe finalmente la Turchia nell’ambito dei moderni paesi occidentali, portando così a compimento il sogno di Atatürk”.

Quale che fosse l’idea che gli inquirenti si erano fatti di quel messaggio, era del messaggero che non si curavano: incriminarono Öcalan per tradimento e lo condannarono a morte. Pochi anni dopo, la domanda di entrare nell’Unione europea impose alla Turchia di eliminare la pena di morte e la sentenza di Öcalan fu commutata in ergastolo. Fu incarcerato nell’isola di Imrali, nel mar di Marmara.

martedì 14 ottobre 2014

Kurdistan - Isis, a Mosul donne vendute al mercato e sottoposte a mutilazioni genitali dalle milizie del Califfato

“Donne vendute al bazar per cinque dollari. Esposte come buoi, con il cartellino del prezzo al collo, condannate a essere oggetto sessuali per i militari dell’Isis: schiave del Califfato”

di  Silvia de Sanctis
.È la denuncia di Nursel Kilic, rappresentante internazionale del Movimento delle donne Curde, che ha portato, con l’aiuto del senatore Luigi Manconi e del vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, la questione delle donne curde impegnate nella resistenza armata nel Parlamento italiano alla ricerca di solidarietà.

“Secondo le stime ufficiali le donne rapite e vendute nei bazar sono 3.000, in realtà sono molte di più. 1200 poi giacciono nelle prigioni nella zona di Mosul e lì vengono violentate, torturate, subiscono ogni genere di violenza.”

Racconta così Nursel Kilic le terribili condizioni in cui versa una terra invasa dalle milizie del califfato. “Che siano curde, cristiane, turcmene, poco importa. Né fa differenza se hanno otto o sessant'anni I soldati non hanno alcuna remora, le rapiscono per costringerle a convertirsi all'Islam. O meglio, alla loro interpretazione dell’Islam”.

Una tratta delle schiave destinata a soddisfare gli appetiti degli stessi militari, che possono avere fino a quattro mogli, o dei capitribù che hanno ceduto alla violenza dell’Isis, nelle terre su cui già sventola la bandiera nera.

“Fanno loro il lavaggio del cervello e credono che se stermineranno tutti i popoli non musulmani si guadagneranno l’ascesa al cielo.”

Ma il prezzo del paradiso islamico lo pagano le donne di Mosul. “Per chi non accetta la dura legge della Sharja ci possono essere anche altre conseguenze. Più di cinquemila donne hanno subito finora mutilazioni genitali. La giusta punizione per non aver riconosciuto l’Islam”.“L’Isis è un gruppo criminale, un’organizzazione sostenuta da forze internazionali, con un solo progetto: lo sterminio degli eretici. E andranno avanti fino alla fine perché sono programmati per la morte”.

Per questo Nursel si è rivolta all'Italia perché intervenga creando un corridoio umanitario nel Kurdistan straziato.

“Le donne kurde stanno cercando di costruire uno Stato di diritto nell'ambito del quale si affermino i principi basilari dell’uguaglianza e del pluralismo sociale, etnico, religioso, oltre che politico, in tutti i diversi cantoni tra loro federati”.

domenica 12 ottobre 2014

Kurdistan - Articolo dell’antropologo e attivista americano David Graeber


Nel bel mezzo della zona di guerra siriana un esperimento democratico sta venendo seriamente minacciato dall’Isis. Che il mondo intero ne sia all’oscuro è uno scandalo.


Nel 1937, mio padre si arruolò volontario per combattere nelle Brigate Internazionali in difesa della Repubblica Spagnola. Quello che sarebbe stato un colpo di Stato fascista era stato temporaneamente fermato da un sollevamento dei lavoratori, condotto da anarchici e socialisti, e nella 
maggior parte della Spagna ne seguì una genuina rivoluzione sociale, 
portando intere città sotto il controllo di sistemi di democrazia 
diretta, le fabbriche sotto la gestione operaia e le donne ad assumere sempre più potere.

I rivoluzionari spagnoli speravano di creare la visione di una società libera cui il mondo intero avrebbe potuto ispirarsi. Invece, i poteri mondiali dichiararono una politica di “non intervento” e mantennero un 
rigoroso embargo nei confronti della repubblica, persino dopo che Hitler e Mussolini, apparenti sostenitori di tale politica di “non intervento”, iniziarono a fare affluire truppe e armi per rinforzare la fazione fascista. Il risultato fu quello di anni di guerra civile terminati con la soppressione della rivoluzione e quello che fu uno dei più sanguinosi massacri del secolo.


Non avrei mai pensato di vedere, nel corso della mia vita, la stessa cosa accadere nuovamente. Ovviamente, nessun evento storico accade realmente due volte. Ci sono infinite differenze fra quello che accadde in Spagna nel 1936 e quello che sta accadendo ora in Rojava, le tre province a larga maggioranza curda nel nord della Siria. Ma alcune delle somiglianze sono così stringenti, e così preoccupanti, che credo sia un dovere morale per me, in quanto cresciuto in una famiglia le cui idee politiche furono in molti modi definite dalla Rivoluzione spagnola, dire:  non possiamo fare sì che tutto ciò finisca ancora una volta allo stesso modo.

sabato 11 ottobre 2014

Messico - La strage degli studenti in Messico: Narco-Stato e Narco-Politica

Marcha Ayotzinapa 8 oct 179 (Small)
di Fabrizio Lorusso

Il Messico si sta trasformando in un’immensa fossa comune. 
Dal dicembre 2012, mese d’inizio del periodo presidenziale di Enrique Peña Nieto, a oggi ne sono state trovate 246, a cui pochi giorni fa se ne sono aggiunte altre sei. 
Sono le fosse clandestine della città di Iguala, nello stato meridionale del Guerrero. 
Tra sabato 4 ottobre e domenica 5 l’esercito, che ha cordonato la zona, ne ha estratto 28 cadaveri: irriconoscibili, bruciati, calcinati, abbandonati. E’ probabile che si tratti dei corpi interrati di decine di studenti della scuola normale di Ayotzinapa, comune che si trova a circa 120 km da Iguala. Infatti, dal fine settimana precedente, 43 normalisti risultano ufficialmente desaparecidos. “Desaparecido” non significa semplicemente scomparso o irreperibile, significa che c’è di mezzo lo stato.
Vuol dire che l’autorità, connivente con bande criminali o gruppi paramilitari, per omissione o per partecipazione attiva, è coinvolta nel sequestro di persone e nella loro eliminazione. 
Niente più tracce, i desaparecidos non possono essere dichiarati ufficialmente morti, ma, di fatto, non esistono più. I familiari li cercano, chiedono giustizia alle stesse autorità che li hanno fatti sparire. Oppure si rivolgono ai mass media e a istituzioni che in Messico sono sempre più spesso una farsa, una facciata che nasconde altri interessi e altre logiche, occulte e delinquenziali. E nelle conferenze stampa, senza paura, dicono: “Non è stata la criminalità organizzata, ma lo stato messicano”.
La strage di #Iguala #Ayotzinapa
Marcha Ayotzinapa 8 oct 149 (Small)La sera di venerdì 26 settembre un gruppo di giovani alunni della scuola normale di Ayotzinapa si dirige a Iguala per botear, cioè racimolare soldi. Hanno tutti tra i 17 e i 20 anni. Vogliono raccogliere fondi per partecipare al tradizionale corteo del 2 ottobre a Città del Messico in ricordo della strage  di stato del 1968, quando l’esercito uccise oltre 300 studenti e manifestanti in Plaza Tlatelolco. 
I normalisti decidono di occupare tre autobus. I conducenti li lasciano fare, ci sono abituati. 

Messico - Trovate nuove fosse comuni a Iguala

Quattro nuove fosse comuni sono state ritrovate vicino a Iguala, una città del Messico sudorientale, dove il 26 settembre sono scomparsi 43 studenti in seguito ad alcuni scontri tra polizia e manifestanti.

Il procuratore generale federale, Jesús Murillo Karam, ha confermato che le fosse contengono resti umani carbonizzati e si trovano nella stessa zona dove il 4 ottobre sono state scoperte altre tre fosse con 28 cadaveri. Per sapere se si tratta degli studenti scomparsi bisogna aspettare i risultati del test del dna che dovrebbe arrivare tra due settimane.

Il ritrovamento è il risultato di un’operazione delle forze federali nello stato di Guerrero. Finora sono state arrestate 34 persone, in gran parte agenti di polizia locale, mentre sono ufficialmente ricercati il sindaco di Iguala, José Luis Abarca Velázquez, sua moglie Maria de los Angeles Pineda e il capo della sicurezza, scappati dopo la scomparsa degli studenti.
Secondo alcuni analisti, gli studenti potrebbero essere stati presi di mira perché minacciavano di interrompere il discorso della moglie del sindaco durante un comizio, scrive la Bbc.

Secondo il giornalista messicano Diego Enrique Osorno, la Scuola rurale di Ayotzinapa, da dove provenivano i ragazzi scomparsi, è da anni nel mirino dei narcos perché è un istituto “combattivo”. In vare occasioni la scuola è stata attaccata da gruppi paramilitari che agiscono con la protezione dell’esercito.

giovedì 9 ottobre 2014

Kurdistan - Una Coalizione popolare internazionale contro l'ISIS - per Kobanê - e per l'umanità!

Salviamo le speranze democratiche del popolo di Kobane! 
Aiutiamo la resistenza del popolo curdo

L'Europa democratica si mobilita al fianco della resistenza di Kobane alle bande di IS. La Rete Italiana di solidarietà con il popolo kurdo si fa portavoce della richiesta dei kurdi in Europa, che chiedono una coalizione internazionale popolare, diffondendo il seguente testo e chiedendo a tutte le organizzazioni della società civile di sottoscriverlo, inviando una mail a

sottoscrizioneappellorojava@gmail.com


Appello urgente

Una Coalizione popolare internazionale contro l'ISIS - per Kobanê - e per l'umanità! 

 Dal 15 settembre 2014 l'ISIS ha lanciato una grande campagna militare su più fronti contro la regione curda di Kobanê (in arabo: Ayn Al-Arab) in Rojava/nord della Siria. Questo è il terzo assalto di ISIS contro Kobanê dal marzo 2014. Visto che ISIS non ha avuto successo nelle due precedenti occasioni, sta ora attaccando con più forze e vuole conquistare Kobanê.

Messico - Migliaia di Basi di Appoggio marciano in appoggio agli studenti

Si è svolta ieri la marcia silenziosa, in segno di dolore e coraggio, di migliaia di basi di appoggio dell'EZLN in San Cristóbal de las Casas contro l'assassinio di 6 studenti e la scomparsa di altri 46 avvenuta nello stato di Guerrero, 

Provenienti da differenti regioni del Chiapas gli zapatisti hanno manifestato in "APPOGGIO ALLA COMUNITA' DELLA SCUOLA NORMALE DI AYOTZINAPA, E PER CHIEDERE UNA GIUSTIZIA VERA”.

mercoledì 8 ottobre 2014

Messico - Supporto dell’EZLN agli studenti della Scuola Normale di Ayotzinapa

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE.
MESSICO.


OTTOBRE 2014:

AGLI STUDENTI DELLA SCUOLA NORMALE “RAÚL ISIDRO BURGOS”, DI AYOTZINAPA, GUERRERO, MESSICO:

ALLA SEXTA NAZIONALE E INTERNAZIONALE:

AI POPOLI DEL MESSICO E DEL MONDO:

SORELLE E FRATELLI:

COMPAGNE E COMPAGNI:

AGLI STUDENTI DELLA SCUOLA NORMALE DI AYOTZINAPA, GUERRERO, MESSICO, E AI LORO FAMILIARI, COMPAGNE/I DI SCUOLA, MAESTRE/I E AMICI, VOGLIAMO SOLO FAR SAPERE CHE:

NON SIETE SOLI.
IL VOSTRO DOLORE E’ IL NOSTRO DOLORE.
E’ NOSTRA ANCHE LA VOSTRA DEGNA RABBIA.

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CHIAMIAMO LE COMPAGNE E I COMPAGNI DELLA SEXTA NEL MESSICO E NEL MONDO A MOBILITARSI, IN BASE AI LORO MEZZI E MODI, IN APPOGGIO ALLA COMUNITA'  DELLA SCUOLA NORMALE DI AYOTZINAPA, E SECONDO LA DOMANDA DI GIUSTIZIA VERITIERA.
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COME EZLN CI MOBILITEREMO UGUALMENTE, SECONDO LE NOSTRE POSSIBILITA’, 

IL GIORNO 8 OTTOBRE 2014, CON UNA MARCIA SILENZIOSA IN SEGNO DI DOLORE E 
RABBIA, A SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS, CHIAPAS, ALLE ORE 17.

DEMOCRAZIA!

LIBERTA’!

GIUSTIZIA!

Dalle montagne del Sudest Messicano.
Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Subcomandante Insurgente Moisés.
Messico, Ottobre 2014. Nell’anno 20 dall’inizio della guerra contro l’oblio.


Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

domenica 5 ottobre 2014

Kurdistan - Fabbrica di bombe di ISIS in Turchia

Secondo un articolo di Diha, riportato da Özgür Gündem, una fabbrica nel distretto di Reyhanlı nella provincia di Hatay è attualmente usata per produrre munizioni per ISIS.

A seguito dello scoppio della guerra in Siria la zona è stata gradualmente trasformata in una base per ISIS e altri gruppi di idee simili. Con il pretesto di fornire aiuti umanitari, varie organizzazioni hanno fondato ospedali e altre società con il fine di sostenere questi gruppi.

Molte strutture mediche sono state costituite nel centro di Reyhanlı e nei distretti circostanti per curare coloro che sono stati feriti combattendo in Siria. Per esempio la fortemente sorvegliata struttura di salute temporanea Emem, situata a 3 Km dal passaggio di frontiera di Cilvegözü, è conosciuta per curare membri feriti di ISIS prima di inviarli di nuovo in combattimento.

Decine di organizzazioni, come la Società per gli aiuti umanitari (IYD) e il Comitato islamico di Damasco, è stato affermato forniscano sostegno logistico e materiale con i fondi che raccolgono sia in Turchia che all’estero.

Secondo la popolazione locale, i combattenti di ISIS sono condotti avanti e indietro dal confine alle strutture di queste organizzazioni con veicoli privati e la maggioranza di loro lavora e recluta per ISIS.

Bombe fabbricate ad Hatay
Gli abitanti descrivono anche come l’azienda Demirler, sulla strada Kırıkhan, tra Reyhanlı e il capoluogo di provincia di Antakya, è stata convertita in una fabbrica di bombe per ISIS.

Un residente del posto, che non ha voluto svelare il suo nome per timore della sua sicurezza, ha spiegato a Diha che “I confini di questa fattoria sono interamente sigillati e che gode dello status di zona militare in cui a nessuno è permesso di entrare.”.

Ha continuato a spiegare come c’è stata 8 mesi fa una grande esplosione che ha ucciso una persona e ne ha ferita un altra.


Anche se ufficialmente è stato detto che si è trattato di un esplosione da gas di cucina, nessun altro servizio sanitario ha potuto accedere al sito oltre a quelle organizzazioni private note per essere vicine a ISIS. La fonte ha anche spiegato come il Credito agricolo cooperativo (TKK), situato sulla Antakya-Reyhanlı, è stato anch'esso chiuso dall'inizio della guerra ed è ampiamente noto essere utilizzato come deposito di armi per ISIS.

sabato 4 ottobre 2014

Kurdistan - HDP rilascia un appello alla comunità internazionale per Kobanê

Il Consiglio direttivo centrale del Partito democratico dei popoli (HDP) ha rilasciato un comunicato chiedendo alla comunità internazionale di mostrare solidarietà con Kobanê.

Il comunicato inizia :“Kobanê si trova 160 km a nord di Aleppo ed è la capitale del cantone di Kobanê, il più piccolo dei cantoni istituiti nel Rojava (Kurdistan siriano o Kurdistan occidentale). Anche se sia il cantone di Kobanê che la città sono stati posti sotto assedio da parte di Isis per almeno due anni, hanno rappresentato un rifugio sicuro per i popoli di Siria dall’inizio del conflitto.

Con l’arrivo delle persone in fuga dal conflitto, la popolazione della città è aumentata di circa 5 volte i 62,634 abitanti della popolazione in base al censimento del 2010″.

Il comunicato ha sottolineato che ISIS ha lanciato un attacco inaspettato in Iraq, conquistando Mosul e sequestrando armi pesanti dell’esercito iracheno in fuga. “ISIS ha poi attaccato la patria degli Yezidi Sinjar, e dopo avervi commesso un massacro, ha trasferito carri armati, veicoli blindati, cannoni e razzi in Siria e li ha distribuiti attorno a Kobanê, il più piccolo e il più isolato dei tre cantoni Rojava.”

L’HDP ha sottolineato che anche se l’attacco di ISIS, che ha avuto inizio il 15 settembre quando ISIS ha cominciato ad attaccare Kobanê con armi pesanti, è stato fermato dalle Forze di Difesa Popolare (YPG), ISIS è abbastanza vicino per bombardare il centro della città con cannoni e razzi. “ISIS è stato fermato a meno di 5 km dalla città, ma continua ad attaccare e prendere vite.”

Sottolineando il ruolo svolto dal governo della Turchia, il comunicato afferma: ”La Turchia, che ha il controllo del nord di Kobanê – l’unico lato che non è sotto assedio da ISIS -, impedisce a qualsiasi aiuto di raggiungere la città.” L'HDP ha sottolineato che la Turchia, fornendo supporto logistico, fisico e morale a El Nusra e alle bande di ISIS, dall’inizio del conflitto in Siria, non concede ai curdi e alle forze l’autorizzazione di manifestare il loro sostegno lungo il confine, figuriamoci se permettono alle forze della resistenza a Kobanê di ricevere aiuti militari.

Il comunicato ha osservato che dal 15 settembre, quasi ogni giorno, le forze di sicurezza stanno usando proiettili veri, gas e idranti nei loro attacchi contro i parlamentari, i sindaci, gli studenti, le donne, i giovani, i giornalisti e gli attivisti che provengono da tutte le parti della Turchia a Pirsûs (Suruc), al fine di sostenere il popolo di Kobanê attraverso proteste pacifiche quali l'organizzazione di catene umane.

Il comunicato di HDP si è concluso con il lancio di un appello internazionale alla solidarietà, invitando i popoli d’Europa e tutte le forze democratiche europee ad agire immediatamente, a mostrare la loro solidarietà con il popolo di Kobanê allo scopo di evitare un massacro simile a quello degli Yezidi in Sinjar, degli armeni in Kesab, degli aleviti in Lazkiye e degli Assiri a Ninive.

Kurdistan - Ocalan: L’assedio di Kobanê trascinerà la Turchia in un nuovo processo

La delegazione dell’HDP (Partito democratico del popolo) ha diramato un comunicato relativo ai dettagli dell’incontro che ieri hanno avuto con il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan nell’isola prigione di Imrali.

Secondo la delegazione, Öcalan ha richiamato il fatto che la realtà di Kobanê e il processo di risoluzione erano un tutto indivisibile, e ha chiesto a ognuno di difendere ”Questo cammino democratico e la lotta per l’umanità che è costato a tutti un sacco ” .

Öcalan ha affermato che l’attuale processo critico ha assistito a sviluppi molto significativi e tempi di massima incertezza non solo per la regione, ma il futuro dell’umanità .

La delegazione dichiarato che il leader curdo ha sottolineato che i colloqui a Imrali hanno testimoniato la manifestazione delle determinazione di dare peso al negoziato, e che un accordo è stato raggiunto a questo livello.

La delegazione ha proseguito trasmettendo il seguente messaggio del leader del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan): ”Quello che è di priorità assoluta in questo momento è quello di inquadrare la road map e un piano d’azione con un complemento significativo di principi.

Questo è dovuto al fatto che anche il piano d’azione più ideale non sarà in grado di andare oltre l’essere un testo nudo, salvo qualora venga trattato in maniera monolitica

La formazione di un terreno al fine per la determinazione di tali principi può essere possibile solo garantendo l’istituzione di organismi per il negoziato, le commissioni e i consigli sono al primo posto. “

Ocalan ha sottolineato che: ”In questo contesto,non vi è alcun ostacolo lasciato per praticare a praticare la volontà negoziale che ha preso forma in una decisione del Consiglio dei ministri [riferendosi al progetto di legge sul processo di soluzione curdo che il governo ha presentato al parlamento in vista delle elezioni presidenziali].