mercoledì 30 giugno 2010

Honduras - Salvando la memoria

Manifestazioni nazionali che condannano il colpo di Stato e celebrano la Resistenza

Centinaia di migliaia di honduregni sono tornati nuovamente in piazza per condannare il colpo di stato che estromise un anno fa il presidente Manuel Zelaya, e per celebrare la nascita di una nuova forza sociale e politica del paese. La Piattaforma dei Diritti Umani ha istituito la sua Commissione per la Verità.
Non è accaduto solo a Tegucigalpa, dove decine di migliaia di persone hanno marciato per la capitale cantando slogan e dando sfogo ad una rabbia accumulata in tanti mesi di abusi e di repressione, ma in tutto il paese.
Il primo anniversario del sanguinoso colpo di stato civile-militare del passato 28 giugno è stata l'espressione della forza e convinzione del popolo honduregno. Una consapevolezza nuova e rinnovata che si è risvegliata e ha lanciato il suo progetto per un nuovo patto sociale.

Un anno dopo il golpe la situazione in Honduras non si è normalizzata

di Giorgio Trucchi

Nonostante gli sforzi intrapresi dal presidente Porfirio Lobo per presentare al mondo un paese sulla via della normalizzazione e della riconciliazione, i risultati di cinque mesi di governo mostrano un paese che continua ad affondare in una grave crisi politica, economica e sociale, e che non riesce a scrollarsi di dosso gli effetti del colpo di Stato del giugno 2009.

Secondo l'analisi realizzata nel maggio 2010 da oltre cento organizzazioni della società civile honduregna, il presidente Porfirio Lobo ha preso possesso del suo incarico nell'isolamento internazionale e alla mancanza di legittimità, "prodotto di un processo elettorale non trasparente" e di una rottura istituzionale non risolta.

La metà dei bambini di Gaza soffre di anemia.


Uno studio aggiornato della Palestinian Medical Relief Society sullo stato di salute dei bambini di Gaza è stato reso pubblico ieri, 29 giugno, nell'ambito di un workshop parte di un progetto per il sostegno psicologico all'infanzia, in cooperazione con un'organizzazione non governativa internazionale.

Dal rapporto finale è emerso che il 52% dei bambini della Striscia di Gaza sono anemici, e soffrono di una grave carenza di elementi quali fosforo, calcio e zinco. Anche il dato sulle malattie respiratorie è alto e preoccupante.

martedì 29 giugno 2010

Giornata di solidarietà con le basi zapatiste del Chiapas

 Articolo di Hermann Bellinghausen
  su La Jornada – Martedì 29 giugno 2010

L’aggressione a El Pozo è avvenuta per rompere la tregua dell’EZLN, accusa la rete di appoggio

Di fronte ai fatti di violenza contro le basi di appoggio dell’EZLN nella comunità tzeltal Idi El Pozo, negli Altos del Chiapas, la Rete Contro la Repressione e per la Solidarietà denuncia che questo dimostra che i governi federale, statale e municipale vogliono provocare, attraverso l’aggressione, “la reazione dei compagni per scatenare uno scontro che rompa il silenzio e la tregua degli zapatisti”.
Annunciando che convocherà “una giornata nazionale ed internazionale di solidarietà con le comunità zapatiste del Chiapas”, la Rete ricorda che la giunta di buon governo di Oventik ha denunciato l’aggressione subita dalle basi di appoggio dell’EZLN a El Pozo (municipio ufficiale di San Juan Cancuc) il 21 giugno “da parte di persone appartenenti al PRI ed al PRD che volevano obbligare nove famiglie zapatiste del luogo a pagare i servizi di acqua ed elettricità, sapendo che i nostri compagni sono in resistenza”.

lunedì 28 giugno 2010

Huipetec chiama Cancun 2010

Dalla Riserva Ecologica protetta dagli zapatisti al vertice sull'ambiente di novembre

di Luca Blasi
 
Dalla storia della lotta zapatista si impara presto a percepire il tempo come un elemento non adattabile direttamente alla propria volontà. Lo si deve ascoltare mentre scorre e capire come entrare in sintonia con quel flusso inarrestabile.
"Lento, pero avanzo". Una caracol disegnata su un muro accoglie con queste parole chi arriva ad Oventic, sede della Giunta di Buon Governo della Zona Los Altos in Chiapas.La Giunta di Buon Governo, insieme con il Frayba (il centro dei Diritti Umani con sede a San Cristobal), ci chiedono di andare cinque giorni nella comunità di Ocotal sulle montagne a pochi chilometri da San Cristobal.
Qui gli zapatisti nel 1994 non c'erano o almeno non in forma organizzata; sono arrivati dopo chiamati da alcune famiglie della comunità.

La tempesta che viene dal Sud

La rubrica dalla/sulla Cina di Paolo Do

AAA attore cercasi alle fabbriche Honda della regione del Guangdong, nel sud della Cina, la cosiddetta Manchester del Regno di Mezzo. Il management di questo impianto, sotto pressione per chiudere la contrattazione con i lavoratori che hanno incrociato le braccia reclamando un aumento salariale dell'80%, ha pensato bene di assumere un centinaio di comparse e metterle tutte in fila ad aspettare nell'ufficio reclutamento.
La minaccia di rimpiazzare i lavoratori che si ostinano a scioperare si scontra con la mancanza di forza-lavoro. E i padroni, incapaci di trovare nuovi giovani disposti ad entrare in fabbrica come vorrebbero, non riescono a reclutare altri se non comparse, attori pagati a giornata. La dura contrattazione per l'aumento del salario vede protagonista una nuova generazione di migranti, descritti da alcuni media locali come i nuovi “pionieri” dello sciopero.

venerdì 25 giugno 2010

Acqua bene comune

Acqua mondo

Intorno ai referendum contro la privatizzazione e mercificazione dell’acqua si sta attivando un ampio protagonismo sociale. La difesa dell’acqua può rappresentare un occasione importante per elaborare, inventare, costruire pratiche, approfondimenti, innovazioni che non si fermano alla difesa dello status quo ma che invece affrontano, nella complessità della modernità, la ricerca teorica e pratica intorno al tema della pratica del comune.
Temi che ci portano immediatamente in una dimensione globale ma che ridisegnano anche la necessità di pratiche locali indipendenti che affrontino il percorso di ripublicizzazione della gestione delle risorse idriche a livello territoriale.


Introduce e coordina:
Vilma Mazza, Associazione Ya Basta
Partecipano:
Marco Bersani, Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua
Walter Bonan, Comitato bellunese Acqua bene comune
Eriberto Eulisse, Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua
Francesco Pavin, Presidio No dal Molin Vicenza
Paolo Cacciari, Cantieri Sociali
Luigi Barbieri, Comitato cittadino "Venezia per l’acqua pubblica”
Ascolta e guarda il dibattito su Acqua bene comune

Stati Uniti - I cambi di generali

Obama

Intorno alla guerra in Afghanistan

Dietro le dimissioni, dovute alla pubblicazione sul magazine RollingStone di dure critiche all'amministrazione, di Stanley Mc Chrystal, comandante delle truppe Usa in Afghanistan, si intravede la difficoltà di Obama a gestire la situazione afghana.
Ora a guidare le truppe sarà David Petraus, che però fino ad ora era diretto superiore di Mc Chrystal. Una sorte di nomina che fa retrocedere Petraus, uomo di cui si parla da tempo come probabile candidato futuro alla Casa Bianca.
Ma al di la delle "grandi manovre" resta l'impressione che il vero problema sia la reale difficoltà dell'operazione Afghanistan e il suo riverbero, in una fase già calante, della presidenza Obama.

A SEGUIRE LA RASSEGNA DELLA STAMPA INTERNAZIONALE

Messico - Il caso Atenco: America del Valle chiede asilo politico al Venezuela e si attende la decisione della Suprema Corte


Mentre c'è attesa per la decisione della Suprema Corte sui 12 prigionieri politici di Atenco, dopo 4 anni di latitanza America Del Valle, figlia di Inazio Del Valle, portavoce del Fronte en Defensa de la Tierra, ha richiesto asilo politico, presentandosi all'Ambasciata del Venezuela a Città del Messico.

La storia di America parte 4 anni fa durante la violenta aggressione di polizia statate, federale e municipale alla popolazione della zona di Atenco. Un attacco pesantissimo alla lotta che in quella zona era stata portata avanti contro la costruzione dell'aereoporto e i progetti di sfruttamento territoriale.
Una vicenda che costò la vita a Alexis Benhumea e Javier Cortés, l'incarceramento di più di 200 persone, l'umiliazione e la violenza sessuale nei confronti delle donne fermate e portate in carcere, l'espulsione di stranieri.

martedì 22 giugno 2010

Gaza, l'altra flottiglia

Dodici navi da guerra americane e israeliane varcano il Canale di Suez: affronteranno le navi umanitarie iraniane?
di Luca Galassi
Una portaerei e undici navi da guerra statunitensi, accompagnate da un'unita' israeliana, hanno attraversato venerdi' scorso il canale di Suez, passando dal Mediterraneo al Mar Rosso.
Lo riferisce la stampa israeliana citando il quotidiano arabo pubblicato a Londra, 'Al Quds Al Arabi'. Secondo il giornale, la flotta potrebbe limitarsi ad controllare il carico della flottiglia iraniana diretta verso Gaza o, nella peggiore delle ipotesi, essere parte di un eventuale piano di attacco contro i siti nucleari iraniani. Al Quds al Arabi, citando i pescatori locali, ha sottolineato che l'Egitto - gestore del canale - ha bloccato tutto il traffico commerciale per ore per consentire il passaggio della flotta.

Da uno a venticinque milioni

di Ugo Mattei

Nessun giornale ha seguito negli anni la battaglia globale contro la privatizzazione dell' acqua tanto da vicino quanto il manifesto. In Italia la copertura mediatica fin qui ottenuta dall' imponente movimento politico che ci ha condotti al raggiungimento dello storico traguardo di un milione di firme per i Referendum promossi dal Forum (www.acquabenecomune.org) e dai giuristi del Comitato siacquapubblica (www.siacquapubblica.it) è stata pressoché inesistente.
Malgrado ciò, la consapevolezza dell' importanza della battaglia politica per i beni comuni che stiamo conducendo incominciando dall' acqua si sta diffondendo a tutti i livelli della società italiana con ritmo più che incoraggiante.

sabato 19 giugno 2010

Josè Saramago è morto

saramago

Nel 1959 si iscrisse al Partito Comunista che, sotto il regime di Salazar, operava in clandestinità.

Lo scrittore portoghese José Saramago è morto oggi nella sua casa di Tìas, a Lanzarote (isole Canarie), all'età di 87 anni. Figlio di un povero contadino del Ribatejo, era nato in un paesino a cento chilometri da Lisbona e la povertà rappresentò la sua principale formazione; tra fame e carestie la sua famiglia si trasferì presto nella capitale senza migliorare molto le proprie condizioni; costretto ad abbandonare la scuola per lavorare e aiutare la famiglia, Saramago passò da un mestiere all'altro per diversi anni. Nel 1947 pubblicò il suo primo romanzo, cui seguirono tanti altri, senza peraltro mai interrompere la sua ricerca poetica né il lavoro di giornalista e di critico letterario, che lo ha appassionato per tutta la vita. Nel 1969, in pieno regime salazarista, si iscrisse al Partito comunista, sfuggendo alle maglie della polizia politica. Nel 1998 gli venne attribuito il premio Nobel per la letteratura. Moltissime le sue opere di grande successo, da "Memoriale del convento" al "Vangelo secondo Gesù", che gli procurò forti ostilità nel cattolicissimo Portogallo spingendolo ad emigrare: d'altra parte il suo rapporto con la religione (non solo cattolica) è stato sempre molto conflittuale e critico. In uno dei suoi lavori più recenti, "Caino", definì il dio della Bibbia "vendicativo, rancoroso, cattivo, indegno di fiducia"; così come Saramago non ha risparmiato critiche alla politica israeliana e all'atteggiamento degli ebrei di oggi, affermando che "vivere nell'ombra dell'Olocausto ed aspettarsi di essere perdonati di ogni cosa che fanno, a motivo della loro sofferenza passata, mi sembra un eccesso di pretese. Evidentemente non hanno imparato molto dalla sofferenza dei loro genitori e dei loro nonni" - da cui le accuse di antisemitismo che lo hanno immediatamente raggiunto. Negli ultimi anni il Saramago giornalista aveva anche avviato un blog e un dialogo con i lettori - nel quale di recente aveva rivolto dure critiche anche a Berlusconi.

giovedì 17 giugno 2010

Gaza: vivere e morire sul confine

La zona-cuscinetto imposta da Israele, ruba oltre il 30% della terra agricola palestinese

di Barbara Antonelli
Quella che prima era un’area agricola ricca di ulivi, limoni e melograni  si e’ oggi trasformata in un desolato scenario, un campo di morte, con torrette di avvistamento, filo spinato, artiglieria militare, soldati israeliani pronti a sparare. In inglese e’ chiamata “seam zone” o “buffer zone”, zona cuscinetto. Nata dagli Accordi di Oslo, al confine tra Gaza e Israele, si estendeva su terra palestinese per una distanza di circa 50 metri. Nel 2000, con  la seconda Intifada, Israele ha deciso di espandere l’area fino a 150 metri: tagliando tutti gli alberi alti oltre un metro e trasformando – anche prima del piano di ritiro delle colonie israeliane-  un’area di terra fertile in una enclave arida e abbandonata.
Dopo Operazione Piombo Fuso, sul confine da nord a sud, la zona off- limits e’ stata ulteriormente estesa, fino a 300 metri. Cosi dicono le autorita’ israeliane, ma la realta’ dei fatti e’ diversa. Le incursioni militari di terra, carri armati e bulldozer hanno sradicato altri alberi, arbusti, distrutto le serre e divorata altra terra.

Enel assalta la Patagonia

di Andrea Fagioli

"L'Enel in Patagonia è di una aggressività feroce e il mega-progetto Hydroaysen che prevede la costruzione di cinque centrali idroelettriche punta a trasformare la regione dell'Aysen (Cile meridionale) da riserva di vita a pila di Santiago e dell'industria mineraria del nord del paese". Juan Pablo Orrego, vincitore nel 1998 del Right livelihood award, considerato il Nobel alternativo, e uno dei leader del Consiglio di difesa della Patagonia (Cdp), non ha dubbi: il Cile non ha bisogno delle dighe e il progetto è un business per le imprese, a spese dell'ambiente e dei cittadini della regione.
Dal suo ufficio al secondo piano di un anonimo edificio nella zona est di Santiago in cui lo incontriamo, Orrego porta avanti, con la sua Ecosistemas e insieme a molte altre organizzazioni cilene e internazionali - tra cui le italiane Omal, Mani tese, Per la riforma della Banca mondiale, Servizio civile internazionale e A sud - la battaglia per fermare il mega-progetto, in attesa del via libera definitivo, di cui il gigante italiano dell'elettricità possiede il 51 percento attraverso la controllata Endesa.

Cina, lavoratori in sciopero anche nel Nord del Paese

Nella città portuale di Tianjin, a cento chilometri da Pechino, gli operai hanno occupato una fabbrica che fornisce componenti alla Toyota
Proseguono gli scioperi nella zona settentrionale della Cina. Il Quotidiano del Popolo, giornale ufficiale del Partito Comunista, pur non facendo alcun riferimento alle proteste in corso nelle diverse aree industriali, è intervenuto per chiedere un "miglioramento" delle condizioni dei lavoratori.

Kirghizistan, il conflitto degenera in crisi umanitaria: 191 morti, 200mila sfollati e 75mila esuli

Le Nazioni Unite hanno inviato tende, medicinali e generi alimentari, ma continua l'ondata di violenza nei quartieri di Osh

La Croce rossa ha annunciato che il conflitto inter-etnico kirghiso è degenerato in una crisi umanitaria. Severine Chappaz, vice presidente dell'organizzazione, ha spiegato che la situazione è drammatica. I morti sono già 191, ma le statistiche ufficiali non tengono conto di tutte le persone che le famiglie decidono di seppellire senza avvisare le autorità e dei dispersi. Le vittime potrebbero essere centinaia. Secondo alcune stime, i rifugiati interni sono 200mila, mentre 75mila persone sono fuggite in Uzbekistan. Anna Neistat, portavoce di Human Rights Watch, ha riferito che nei quartieri di Osh la tensione tra i kirghisi e i cittadini d'origine uzbeka (il 14 per cento della popolazione) è ancora molto alta.

mercoledì 16 giugno 2010

Gaza: dal Libano nave di donne contro il blocco

Israele ha chiesto ai governi occidentali di attivarsi per impedire nuove spedizioni marittime

Si chiamano Naji el Ali e Maryam le due navi libanesi, organizzate dal Free Palestine Movement e da Giornalisti senza Catene, che tra qualche giorno salperanno per Gaza, con l’intento di rompere l’assedio navale israeliano. A bordo della prima ci saranno 25 attivisti e parlamentari europei e una cinquantina di giornalisti. Ma a far notizia è soprattutto la seconda, la Maryam, sulla quale saliranno una cinquantina di donne, di cui trenta libanesi.

lunedì 14 giugno 2010

"Arricchirsi è glorioso!"

Le lotte vincenti della Honda contagiano la Cina


La rubrica dalla/sulla Cina di Paolo Do

La Cina è diventata, di recente, il più grande produttore di automobili al mondo e gli scioperi che ne stanno rallentando la sua produzione, come le occupazioni degli impianti Honda, sembra una sorta di battesimo di fuoco per questo nuovo primato.
Le proteste alla Honda, famose per aver ottenuto notevoli aumenti salariali, hanno in parte anche trasformato la percezione dei fatti tragici nella azienda Foxconn. Fino a qualche tempo fa, i suicidi alla Foxonn erano spiegati come questioni personali legate alla psicologia individuale di lavoratori troppo deboli per reggere alle particolari e brutali condizioni di lavoro. Altri analisti, con in mano inappuntabili statistiche, osservavano come, dopotutto, i numeri di tali fatti non era distanti dalla media, considerata la popolazione di oltre 300 mila lavoratori, di una cittadina di medie dimensioni. La Foxconn veniva trattata come una città...seppure una città molto particolare, dato che il suo appellativo è proprio quello di “città proibita”, poiché nessuno può entrare o uscire liberamente dai suoi cancelli.

domenica 13 giugno 2010

Iran - Un anniversario di tensione

E' alta la tensione in Iran in occasione della giornata che segna il primo anniversario della rielezione di Mahmoud Ahmadinejad.
Formalmente l'opposizione ha annullato le manifestazioni nell'anniversario delle giornate in cui migliaia di iraniani scesero in piazza per chiedere democrazia e libertà.
La repressione del governo fu feroce. Il bilancio, reso difficile dalla censura totale, parla di oltre 100 morti e più di 5000 arresti.

venerdì 11 giugno 2010

L'acqua come paradigma del comune - Video intervista a Ugo Mattei

L'acqua un paradigma intorno a cui il protagonismo di molti nella raccolta referenderia dimostra la possibilità di aprire un bibattito che guardi oltre il pubblico, oltre il privato, al concetto di comune.
Cosa significa comune e non pubblico?
Il concetto di pubblico e privato sono strettamente legati a quella che è la genealogia dell'intero occidente giuridico.
Privato e pubblico si declinano intorno alla stessa idea che è quella di sovranità, di dominio di un soggetto su un oggetto, sia esso il proprietario privato sui suoi beni sia esso lo stato sul suo territorio.
Il comune supera questa logica perchè pone al centro l'inclusione, pone al centro una dialettica tra soggetto ed oggetto che sia maggiormente partecipata, pone al centro prassi democratiche, pone al centro la rottura dell'idea di confine a favore di spazi ampi.
Un bene comune non è legato ai confini dello stato, non è parte della proprietà pubblica o della proprietà privata, è un altra essenza.
E' un essenza che sta fuori dal mercato e che va difesa in quanto tale.
Intorno all'acqua in Italia si gioca una grande possibilità non solo quella di fermare le privatizzazioni, che hanno avuto un tragico epilogo con il Decreto ronchi, ma quella di aprire una partita per la ripublicizzazione, con questa chiave di lettura del comune, della gestione delle risorse idriche.
In questo senso società di diritto pubblico dovrebbero prendere il posto di società di diritto privato a capitale pubblico o privato. Secondo te è una strada che vale la pena di intraprendere?
E' l'unica strada possibile per fermare un saccheggio.
Il referendum in Italia ha una valenza abrogrativa e non di tipo propositivo, conseguentemente noi dobbiamo togliere di mezzo quelli che sono i limiti giuridici alla fantasia creativa di alternativa. Possiamo fare soltanto questo in fase referendaria. La strada quindi è quella di abolire i pezzi di legislazione italiana che hanno messo fuori gioco la vecchia azienda speciale. La vecchia azienda speciale che non conteneva la logica del profitto nel suo modo di gestire le risorse ma conteneva viceversa una logica dell'organizzazione pubblica. Il Comune faceva direttamente le cose tramite una sua struttura interna, veniva finiziato non dal sistema bancario ma dalla Cassa depositi e Prestiti che a sua volta non era ancora una società per azioni. Non si era ancora in questa logica del capitalismo finanziario ce viceversa dagli anni novanta a preso piede in maniera spaventosa nelle politiche del centro destra quanto del centro sinistra.


Flotilla: “Sangue " nelle fontane di Tel Aviv

Azione di attivisti contro assedio Gaza, oggi salpa nave iraniana

 
Sgorga acqua rossa oggi dalle fontane pubbliche di Tel Aviv, come il colore del sangue versato da nove attivisti turchi contro il blocco di Gaza, uccisi lo scorso 31 maggio dai soldati israeliani lanciati all’arrembaggio delle navi della Freedom Flotilla. La clamorosa protesta è stata attuata nelle fontane delle centrali via Dizengoff, Yigal Alon e dal  Masaryk dal «Comitato contro il blocco di Gaza» per ricordare agli israeliani la brutalità dell’assedio contro il territorio palestinese e le recenti uccisioni dei pacifisti stranieri.
La protesta ha fatto ancora più effetto perché attuata nella celebre fontana realizzata dallo scultore Yaakov Agam, in Piazza Dizengoff.  Tuttavia difficilmente l’azione scuoterà gli israeliani convinti in maggioranza della correttezza dell’assedio di Gaza e sostenitori dell’uso della forza anche contro i pacifisti internazionali che via mare provano a raggiungere la Striscia. Un sondaggio d’opinione pubblicato dal quotidiano Haaretz rivela che il 48% degli israeliani non ritiene necessaria la costituzione di alcuna commissione di inchiesta sull’arrembaggio della nave turca «Mavi Marmara», conclusosi con l’uccisione di nove passeggeri. Il 74% degli intervistati ritiene che i soldati abbiano agito «molto bene».
Oggi dovrebbe salpare per Gaza una nave iraniana carica di aiuti umanitari. La televisione al Alam ieri sera ha riferito che a bordo ci sono anche giornalisti e parlamentari.

tratto da Nena News

giovedì 10 giugno 2010

In fabbrica a 20 anni e a 70 centesimi l’ora

I lavoratori dello stabilimento di un fornitore della Honda a Foshan, nel sud della Cina, hanno dato vita a una manifestazione di protesta per chiedere miglioramenti salariali. Il colosso giapponese aveva avuto due settimane di sciopero a singhiozzo nelle sue tre fabbriche per lo stesso motivo. In un’altra fabbrica di componenti per auto a Kunshan, sempre nel sud, gli operai si sono scontrati con la polizia e ci sono stati 50 feriti, secondo China Daily. Che sta succedendo nella zona più industrializzata del paese? La protesta, che ha toccato anche fabbriche di componenti per Apple e Sony, sta crescendo sulla base di due motivazioni. La prima è il livello dei salari, ormai troppo basso per vivere, oltre che per resistere a turni di lavoro massacranti. La seconda è l’età media degli operai, perlopiù ventenni, la seconda generazione arrivata nelle fabbriche. I salari degli operai nell’industria dell’auto, quella che sta battendo tutti i record di crescita mondiali (a fine 2010 si prevede un mercato con un clamoroso +20%), vanno dai 1000 ai 2000 yuan mensili, dai 146 ai 293 dollari. Si guadagna mediamente di più nelle fabbriche vicino alla costa che in quelle dell’interno, nelle fabbriche nate da joint venture con aziende straniere che in quelle locali (dove viene richiesta meno formazione). Gli operai sono giovanissimi, intorno ai 20 anni (lì chiamata generazione C), figli dei primi operai migrati circa vent’anni fa dall’interno e dalle campagne  nelle zone di nuova industrializzazione sulla costa. La differenza è che allora c’era chi poteva tornare a casa, mentre oggi le cose sono cambiate. Stando ai dati ufficiali,  la popolazione rurale è scesa dal 70 al 53%, insomma, in campagna spesso non c’è più nulla. E nelle nuove città nate intorno alle fabbriche del sud, una casa costa anche 1 dollaro a metro quadro, carissima rispetto ai bassi livelli di stipendio. Alla Honda, che pure quest’anno ha venduto nel primo quadrimestre il 36% di auto in più e punta ad aumentare la produzione da 650.000 unità all’anno a 830.000 e dunque a vendere più delle 580.000 macchine del 2009, un’ora di straordinario (diffusissimo e spesso obbligato) viene retribuito 70 centesimi di dollaro. E tutto il mondo è paese, come si dice: un direttore di fabbrica guadagna circa 50 volte un operaio, mentre non è un caso che il cinese più ricco del paese sia il capo della Byd, 5 miliardi di dollari di fortuna personale tirati su soprattutto costruendo automobili.

mercoledì 9 giugno 2010

Gaza, Israele autorizza il passaggio di marmellata e schiuma da barba

Dopo la decisione presa dal governo israeliano di allentare il blocco sulla Striscia di Gaza, i primi prodotti ad entrare sono stati: succhi di frutta, marmellata, dolci, biscotti, spezie, patatine, ma anche soda e schiuma da barba.
A confermare la notizia è stato il funzionario palestinese Raed Fattouh, precisando che lo Stato ebraico ha deciso di allentare le misure restrittive in vigore da tre anni nei confronti del passaggio di beni verso la popolazione palestinese. La decisione di Israele di imporre l'embargo su Gaza segue la presa del potere di Hamas nella Striscia nel 2007.

La Carovana Bety Cariño e Yryi Jakkola non é potuta entrare al Municipio Autonomo di San Juan Copala

Il governo dello stato di Oaxaca si é negato a garantire la sicurezza per la Carovana

La strada che porta al Municipio Autonomo era bloccata dall'organizzazione paramilitare UBISORT. 

La Carovana umanitaria ha l'obiettivo di "rompere l'assedio" a cui, da ormai diversi mesi, é sottomessa la popolazione indigena triqui che vive nella comunitá di San Juan Copala e appoggia il Municipio Autonomo, che tre anni fa si istituí nella regione. Le organizzazioni politico/paramilitari presenti nella zona, che si oppongono all'esercizio dell'autonomia (MULT e, soprattutto, UBISORT), hanno preso il controllo della regione e la mantengono accerchiata: con la forza delle armi mantengono in una situazione di terrore la popolazione, che non puó uscire dalle proprie case per andare a svolgere il proprio lavoro nei campi, andare al fiume a prendere acqua per bere o lavarsi, recasi in altri villaggi o nella cittá per comperare generi alimentari... senz'acqua, cibo né energia elettrica, con la scuola chiusa e l'unica strada d'accesso alla comunitá di San Juan Copala pattugliata e bloccata dai paramilitari armati, la gente vive in una situazione ormai insostenibile. Nel post anche la cronaca degli ultimi avvenimenti.

martedì 8 giugno 2010

Oggi la Carovana Bety Cariño e Yryi Jakkola entrerá nel Municipio Autonomo di San Juan Copala

La Carovana, arrivata nella cittadina di Huajuapan de León (Oaxaca) nelle prime ore della mattinata, si dirige verso Juxatlahuaca, ultima tappa prima di entrare nel territorio di San Juan Copala, dove si prevede arriverá verso le 12 pm (le 19 in Italia).
Azioni di protesta e sensibilizzazione sulla problematica che vivono gli abitanti di San Juan Copala si stanno realizzando nella cittá di Oaxaca e a Cittá del Messico.

Rompete l'assedio di Israele


Mustafa Barghouti, fondadore del Palestinian Medical Relief e del partito al-Mubadara, scrive a colui che si ostina a non ritenere nemico

Ho aspettato tre giorni per scrivere, perché è questo che Israele cerca da me: l'istinto e il rancore. Mi hanno confiscato la casa, e la storia la terra, metro a metro, la libertà, intrappolato in labirinti di arbitrarietà e divieti, mi hanno confiscato la sicurezza, questa notte che come ogni notte, forse travolgeranno improvvisi questa porta per arrestarci senza ragione, e fino all'ultimo dei nostri diritti - perché possono confiscarci tutto, e lasciarci consumare di cancro a un checkpoint: ma non possono confiscarci la nostra umanità. La nostra immunità.
Ho aspettato tre giorni perché è questo, e solo questo che Israele cerca da noi: la violenza e la reazione. Cerca la guerra, perché in guerra vince chi è più forte, e non chi ha ragione. So che diciamo resistenza, qui, e voi sentite terrorismo. Ma abbiamo imparato a opporre a Israele non la nostra disperazione, ma la nostra bellezza e tutta Hannah Arendt, quando la politica diceva, è spirito di iniziativa e insieme una dote quasi poetica, l'immaginazione - e contro il loro nucleare allora, non razzi di latta ma dignità, e la fermezza e l'ostinazione: e contro i loro insediamenti, i nostri studenti che nonostante tutto studiano, contro i loro bombardamenti la nostra vita che nonostante tutto vive.

lunedì 7 giugno 2010

Prendere appunti in Cina

Gli scioperi dopo i suicidi

Lotta di classe nella fabbrica del mondo

La rubrica dalla/sulla Cina di Paolo Do

Che cosa accomuna i suicidi dei lavoratori della Foxxon, il più grande fornitore high-tech al mondo, fornitore di aziende come Apple, Sony, HP, Dell, e quelli dei lavoratori della Telecom Francese? Forse bisognerebbe studiare la sofferenza di quei lavoratori che abitano non solo luoghi diversi, Cina ed Europa, ma anche temporalità differenti: il post-fordismo e la catena di montaggio, la “soggettività” messa in produzione e il lavoro “muto”, ripetitivo della fabbrica del mondo.
Una “fabbrica del mondo” che si scopre sempre meno docile allo sfruttamento barbaro, e sempre più abitata da una nuova generazione di migranti e forza lavoro, nati dopo gli anni Novanta, mediamente più istruiti dei loro padri, meno inclini a spezzarsi la schiena e fare lavori poco gratificanti, faticosi e rischiosi. Loro sono i nuovi protagonisti della ondata di scioperi che sta colpendo molte delle regioni produttive della Cina.

Messico - Sta partendo la Carovana in difesa di San Juan Copala

Comunicato del Municipio Autonomo

Ai mezzi di comunicazione nazionali ed internazionali
Alle organizzazioni sociali e civili
Agli organismi non governativi di difesa dei diritti umani
Alla Otra campana
Il giorno 8 giugno 2010 resterà registrato nella storia delle comunità indigene di Oaxaca, ricordando che la solidarietà disinteressata è la massima espressione di tenerezza e amore nell'essere umano.
Questa data sarà anche ricordata perchè si potrà vedere che, anche con le rispettive differenze, possiamo camminare insieme per mostrare che c'è un'ultima speranza nel poter costruire un mondo più giusto e più umano; che sicuramente inizierà quando chi comanda, comandi obbedendo.

India: Agricoltori contro sciacalli

Bangalore, proteste degli agricoltori contro l’ “Incontro Globale degli Sciacalli” – 250 arresti preventivi ed irruzione alla sede del convegno.

In questi giorni il governo del Karnataka ha organizzato un “Incontro Globale degli Investitori” (Global Investors Meet), una chiamata a raccolta di potenziali investitori, indiani e stranieri, interessati ad accaparrarsi una fetta della torta di risorse naturali ed umane ancora disponibili nello stato dell’India meridionale.
Il movimento degli agricoltori, in rete con altre organizzazioni, ha organizzato una protesta contro il convegno definito “Incontro Globale degli Sciacalli”, contro quella che e’ stata denunciata come la “svendita del paese”, e contro la politica di acquisizione forzata delle terre degli agricoltori: infatti in questi anni sono migliaia gli ettari requisiti e passati al settore industriale.

domenica 6 giugno 2010

Abbordata e dirottata in Israele la nave "Rachel Corrie" ultima della Freedom Flottilla


Le forze armate israeliane sono salite questa mattina all'alba a bordo della nave irlandese Rachel Corrie diretta a Gaza.Lo ha comunicato direttamente l'esercito israeliano. Dopo che la nave non aveva risposto alle intimazioni di blocco ordinate via radio dalla marina israeliana, è scattato l'abbordaggio.  E' avvenuto senza incontrare resistenza. Secondo quanto intimato dalle autorità militari, gli attivisti si sono concentrati sul ponte, inginocchiati. Le truppe d'assalto, dopo aver preso il controllo dell'imbarcazione, hanno dirottato la nave della Freedom Flotilla verso il porto israeliano di Ashdod, impedendole di raggiungere direttamente la Striscia di Gaza, dove gli attivisti volevano scaricare gli aiuti umanitari. La Rachel Corrie è stata circondata da tre navi da guerra.

"The Guardian": Attivisti turchi uccisi a distanza ravvicinata

I risultati dell'autopsia rivelano particolari inquietanti

 I nove attivisti turchi uccisi dagli israeliani a bordo della nave turca Mavi Marmara sono stati raggiunti da un totale di 30 colpi d'arma da fuoco e cinque sono stati uccisi da colpi alla testa, sparati anche da distanza ravvicinata. È quanto scrive oggi il quotidiano britannico Guardian, citando i risultati dell'autopsia condotta in Turchia. Yalcin Buyuk, vice presidente del consiglio turco di medicina forense ha riferito al giornale che un uomo di 60 anni, Ibrahim Bilgen, è stato colpito quattro volte, alla tempia, il petto, l'anca e la schiena. Il 19enne Fulkan Dogan, che ha anche la nazionalità americana, è stato colpito cinque volte, a meno di 45 centimetri di distanza, al volto, alla nuca, due volte alle gambe e una alla schiena.

A dieci chilometri dalla Florida

Le operazioni di contenimento del petrolio nel Golfo del Messico continuano con incerte previsioni. Obama alla Cnn: ''sono furioso''.

di Antonio Marafioti

A poche ore dall'inizio della quarta manovra di contenimento sembrerebbe che British Petroleum abbia intrapreso la strada giusta per frenare la dispersione del petrolio dalla falla apertasi nel Golfo del Messico in seguito all'esplosione, dello scorso 20 aprile, della piattaforma Deep Water Horizon. La prima fase di questo ennesimo tentativo è andata a buon fine e le cesoie robot sono riuscite a operare il primo taglio del braccio meccanico dal quale fuoriesce il greggio e posto a 1600 metri di profondità.
Previsioni. Dal quartier generale statunitense di BP a Huston, Texas, tutti invitano alla calma. A partire proprio da Tony Hayward, amministratore delegato della multinazionale inglese, per il quale c'è ancora "qualche rischio d'insuccesso - ha dichiarato alla stampa statunitense - Ci vorranno ancora dalle dodici alle ventiquattro ore per capire se il piano funzionerà". Il che non equivale a chiudere definitivamente quello che una settimana fa il presidente Barack Obama ha definito "il maledetto buco".

venerdì 4 giugno 2010

Presentazione dei quesiti referendari e modelli di democrazia partecipativa

Il professor Lucarelli (*), intervistato, sostiene che il referendum abrogativo per l'acqua pubblica è "un unicum" perchè "questa è la prima volta in Italia che vengono proposti quesiti referendari ad iniziativa di una cosi ampia coalizione che proviene da quella che amo definire "cittadinanza attiva", piuttosto che "società civile", cioè cittadini che stanno studiando e partecipando al dibattito sull'acqua da anni e che non sono improvvisati né strumentalizzati da partiti".
Prima parte ------
Seconda parte

Gaza, voci dalla Freedom flotilla

Un reportage racconta le testimonianze degli attivisti assaltati e arrestati senza accuse dall'esercito israeliano

di Vittorio Arrigoni
''Italia che si sveglia questa mattina sotto il governo Berlusconi e che si scopre a fiancheggiare i pirati e il terrorismo di stato israeliano, è un Paese ormai ridotto a sovranità limitata. Contro la risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell'Onu che chiede lo svolgimento di una inchiesta sul massacro dello scorso lunedì contro la Freedom Flotilla, avvenuto in acque internazionali, hanno votato solo in tre: oltre l'Italia, gli Stati Uniti e l'Olanda.
Un'onta per una nazione che su quel Mediterraneo cremisi di sangue innocente ha il cortile di casa. Israele che rigetta violentemente la proposizione di  una inchiesta internazionale indipendente sotto l'egida dell'ONU dovrebbe convincere anche i più scettici sulla colpevolezza dei Commandos accusati da centinaia di attivisti di aver compiuto una strage deliberatamente.

Ritorno dalla strage.Contestata la sottosegretaria agli esteri Stefania Craxi


di Luca Blasi

E' atterrato nell'area militare dell'aereoporto di Ciampino anticipato dal sottosegretario agli esteri Stefania Craxi, che non ha potuto far altro che scappare di fronte alla frustazione e alla rabbia di coloro che da anni fanno carovane in Palestina, organizzano boicottaggi, animano reti per denunciare l'apartheid e le violenze contro il popolo palestinese da parte del governo di Tel Aviv. Attiviste e attivisti, fratelli e sorelle di Manolo, colpiti direttamente dal massacro consumatosi nelle acque internazionali all'alba del 31 maggio.

Il ritorno di Manolo, e degli altri cinque italiani, è accompagnato dalla sua testimonianza che aggiunge particolari inquitanti alla vicenda della Freedom Flottiglia.

giovedì 3 giugno 2010

Occupata a Trieste sede della Compagnia Israeliana ZIM

Time to stop! L'assedio di Gaza deve cessare!

"il mondo cominci a presentare il conto a Israele per i suoi crimini", questo l'appello della Coalizione delle Donne Per la Pace a Tel Aviv, manifestando di fronte ad una base militare. "Israele può fare quello che fa con impunità grazie al sostegno diplomatico ed economico di moltissimi paesi. It's time to stop this support!"

Oggi a Trieste una ventina di attivisti hanno occupato simbolicamente la sede del sub-agent locale della ZIM International, compagnia di bandiera di Israele che ha intense attività commerciali con l'Italia, con sedi a Trieste, Venezia e Genova.
Dopo aver bloccato le attività dell'agenzia per una mezz'ora esponendo uno striscione dalla sede e ricoprendo le vetrine con dei volantini, gli attivisti hanno anche incassato la solidarietà dei lavoratori, che hanno inviato alla sede centrale di Venezia il volantino dell'iniziativa e inviato a ZIM International una mail che esprime preoccupazione per il fatto che i rapporti dell'agenzia – che è solo sub-agente – con la compagnia possano in futuro determinare danni e incompatibilità con le normali attività della stessa.
Durante l'occupazione è stata fornita alla stampa una lista di prodotti e marchi di origine o partecipazione Israeliana, indicandoli come oggetto di boicotaggio.

Flotilla: attivisti italiani denunciano pestaggi

Dei cinque italiani arrivati la scorsa notte ad Istanbul, Manuel Zani rientrera' a Roma in mattinata, altri tre andranno a Milano, un quarto e' in partenza per il Belgio. Manolo Luppichini ancora a Tel Aviv partira' oggi per l'Italia.


Picchiati in carcere, maltrattati all’aeroporto di Tel Aviv, derubati delle loro attrezzature. Cinque dei sei italiani giunti la scorsa notte a Istanbul – il sesto, il giornalista free lance Manolo Luppichini, è ancora in Israele – hanno denunciato ai gironalisti al loro arrivo in Turchia di aver vissuto una esperienza terrificante prima con il sequestro in mare, lunedì scorso da parte dei commando israeliani, e poi in carcere e all’aeroporto di Tel Aviv. Il regista di documentari Manuel Zani, al quale gli israeliani hanno sottratto attrezzature per un valore di 10mila euro, ha riferito di un assalto israeliano alla «Apocalypse now» alla flottiglia pacifista. Il cantante lirico Giuseppe (Joe Fallisi) ha detto «Siamo stati aggrediti e picchiati, prima sulla nave dai soldati e poi ancorain carcere e all’aeroporto di Tel Aviv…Ci picchiavano se non ci sedevamo e dopo mandavano i medici a visitarci».

La nave irlandese "Rachel Corrie" determinata ad arrivare a Gaza

Fonti giornalistiche israeliane riferiscono che il governo di Tel Aviv è in contatto con quello irlandese per convincerlo a non far avanzare fino a Gaza la nave "Rachel Corrie", una di quelle che compongono la Freedom Flotilla e che è partita in ritardo. Apri il post per vedere i preparativi della partenza.


"Il governo israeliano sta cercando di convincere quello irlandese a far proseguire la 'Rachel Corrie' verso il porto di Ashdod, e non a Gaza, per evitare un'altra operazione militare in mare aperto". Così la radio israeliana, che ha aggiunto che comunicazioni sono in corso col capitano della nave stessa.

Colombia - Come da copione anzi peggio

di Simone Bruno
Era già tutto previsto. O quasi. La Colombia dovrà tornare alle urne per una segunda vuelta che decreti il nome del prossimo presidente. E quel nome sarà uno fra i due da sempre dati per favoriti: Juan Manuel Santos, erede di Alvaro Uribe, e Antanas Mockus, il filosofo visionario dei Verdi. Ma, se era prevedibile che Santos sarebbe riuscito ad accaparrarsi più voti del rivale, in pochi avrebbero creduto che riuscisse a sfiorare l'elezione al primo turno, staccando di ben 25 punti percentuali il due volte sindaco di Bogotà. Con un 47 percento, il ricco trasformista vicino a Uribe e da sempre in politica ha spiazzato i pronostici e lasciato Mockus al 22 percento delle preferenze. La differenza equivale a 3milioni e 637.823 voti.

martedì 1 giugno 2010

Riflessioni dopo l'attacco israeliano alla Freedom Flotilla

Come si inserisce la cronaca di quanto è successo la notte scorsa nella complessità dello scenario globale nel tempo della crisi? Come leggere forzature, azioni e reazioni intorno al quadrante mediorientale in questo momento storico?
Mentre è necessario denunciare con forza il criminale atteggiamento di Israele e richiedere l'immediata liberazione degli attivisti della Freedonm Flotilla e la fine dell'assedio a Gaza è anche importante iniziare a interrogarsi sulla complessità della situazione globale e degli assetti internazionali in crisi. A seguire una serie di interviste che pongono all'attenzione di tutt@ i nodi della complessità del  periodo che viviamo.

Gerusalemme, aspettando l'alba

In piazza per chiedere una risposta dopo l'assalto alla flottiglia pacifista in viaggio per Gaza
''Bibi, Bibi al tidag od niré otkha beHaag''. "Bibi [Netanyahu] non ti preoccupare, ci vediamo alla [Corte Internazionale di Giustizia di] Hague". E ancora: "Democratia lo bonim al gufot shel peilim": "La democrazia non si costrusce sulla pelle degli attivisti".
Sono questi i due slogan più scanditi nella centralissima piazza Parigi, nel quartiere di Rekhavia, a pochi passi dalla residenza del primo ministro israeliano a Gerusalemme. Nel resto della città la vita prosegue con i ritmi di sempre. Qui, al contrario, alle sette di pomeriggio di ieri si sono dati appuntamento circa cinquecento dimostranti. Manifestano a supporto degli attivisti uccisi la notte scorsa. In gran parte sono giovani israeliani: "Per fermare la flottiglia - spiega Ada Pesim, studentessa all'Università Ebraica - bastava un cavo di acciaio da lanciare tra le eliche. In realtà il vero problema è quello di pensare di poter imporre la democrazia con la forza. A ciò va aggiunta la sconsiderata volontà, tanto israeliana quanto egiziana, di tenere sotto assedio un milione e mezzo di persone, per lo più profughi, all'interno di una minuscola striscia di terra.

Flotilla: uccisi 9 attivisti, 487 arrestati

48 internazionali verranno espulsi subito, sono 6 non 4 gli italiani detenuti in Israele

Sono nove gli attivisti internazionali uccisi nella notte tra domenica e lunedì dai soldati israeliani che hanno assaltato le sei navi della «Freedom Flotilla» dirette a Gaza con un carico di 10mila tonnellate di aiuti umanitari. I feriti sarebbero 45, in maggioranza turchi, alcuni dei quali in gravi condizioni (Israele parla anche di sei soldati feriti). Israele intanto, attraverso le dichiarazioni fatte stamani dal vice ministro della difesa Matan Vilnai, riafferma che non lascera’ passare altre navi con aiuti umanitari diretti a Gaza, facendo capire, nonostante la strage avvenuta, non esitera’ ad usare ancora la forza.

Il crepuscolo violento del Golfo

  • Nel link la diretta horror della falla attraverso il sito della BP.


    Qualcuno ha detto che Bill Clinton davanti alla crisi del Golfo sarebbe da tempo stato fotografato sulle spiagge della Louisiana con indosso una muta; l’istinto politico mediatico del 41mo presidente daltronde era leggendario  e non si può dire che Obama abbia lo stesso talento. La performance di Obama nell conferenza stampa sul disastro Deepwater  è stata probabilmente  il meglio che ci si potesse attendere date le circostanze catatstrofiche. Assunzione della responsabilità, empatia e comprensione per la gente della Lousiana (“io vengo dalla Hawaii dove l’oceano è sacro”) e una stoccata  sarcastica allo slogan (“drill, baby drill”) della massaia populista dell’Alaska. Sarah Palin naturalmente è stata fra le più entusiaste fautrici del teorema “il Golfo è la Katrina di Obama”; contro la demagogia della destra il presidente ha impiegato i suoi punti forti: razionalità e autorevolezza.

Napoli - Occupata Università Orientale in solidarietà con gli attivisti della Freedom Flotilla

Questa mattina, 1 Giugno 2010, Palazzo Giusso (Università Orientale) è stato occupato per denunciare i crimini commessi dallo Stato di Israele, il blocco imposto alla Striscia di Gaza e il barbaro attacco al convoglio umanitario, Freedom Flotilla, che ha causato almeno 9 morti e decine di feriti tra gli attivisti a bordo, nella notte tra il 30 e 31 Maggio.

Invitiamo tutti a partecipare al blocco dell'Università!