lunedì 16 ottobre 2017

Messico - Il Consiglio Indigeno di Governo e Marichuy arrivano a Guadalupe Tepeyac, prima tappa nel territorio dell’EZLN


E’ una partecipazione forte, ampia e corale quella che ha accompagnato nello spazio costruito dagli zapatisti a Guadalupe Tepeyac, la prima tappa nei territori zapatisti della candidata del Consiglio Indigeno di Governo (CIG), Marichuy, Maria de Jesus Patricio Martinez, alla Presidenza del Messico.
Dopo due giorni di incontro il 12 e 13 ottobre presso il Cideci a porte chiuse in cui sono state discusse tra i 130 consiglieri eletti nel CIG le prossime tappe, un’ampia delegazione è partita per i Caracoles zapatisti.
Un giro che segna anche l’inizio della raccolta firme, quasi un milione, necessarie per poter registrare Marichuy come candidata indipendente alla presidenza nel 2018. L’inizio del percorso del Consiglio Indigeno di Governo come esperienza volta ad un’organizzazione sempre più ampia, collettiva ed orizzontale. 

E’ passato un anno dalla proposta lanciata dal Congresso Nazionale Indigeno e dall’EZLN.
Oggi il Consiglio Indigeno di Governo è una realtà che si appresta ad attraversare tutto il Messico. 
Il 7 ottobre nell’intervento della portavoce, accompagnata dai consiglieri del CIG all’Istituto Nazionale Elettorale (INE), dove è stata depositata la candidatura si è voluto ribadire che la posta in gioco non è il potere ma che si tratta di utilizzare lo spazio elettorale, lo spazio del sistema per mostrare quanto è falso e quanto le alternative si trovino in un altro luogo: nell’organizzazione collettiva, autonoma, dal basso. 

INTERVENTI A GUADALUPE TEPEYAC
Giunta del Governo Hacia la Esperanza
Dopo aver salutato tutti i presenti la portavoce afferma che si tratta di condividere la rabbia ma anche le forme di lotta, non solo come popoli originari ma con gli altri settori sociali del paese, per far fronte ad un sistema che distrugge la vita della Madre terra e l’umanità.
Gli zapatisti si sono organizzati perchè al sistema che governa il paese non importa del popolo, della vita, dell’Umanità. Per questo gli zapatisti hanno accolto con orgoglio ed emozione la proposta della nascita del Consiglio Indigeno di Governo e la sua portavoce.
"Noi diciamo che possiamo governare come popoli originali lo stiamo dimostrando con le Giunte del buongoverno", oggi si tratta di portare avanti la proposta di un governo che comandi obbedendo per tutto il Messico. 
Discorso integrale
Audio

Comandante Aurora 
Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Zona Selva Fronteriza
Inizia, raccontando come hanno voluto costruire, con la collaborazione di molti, lo spazio in cui si sta svolgendo l’incontro per condividere l’allegria e la speranza. "Sentitevi nella vostra casa, vi stavamo aspettando a braccia aperte per questo incontro storico tra popoli indigeni ed altri settori sociali ... perchè quello che stiamo facendo è qualcosa che avviene per la prima volta nel mondo." 
Discorso integrale
Audio

Comandante Everilda 
Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comandancia Generale EZLN
E’ un intervento lungo ed articolato che dopo un caldo benvenuto a tutti i presenti dal CNI al CG, alla portavoce per un incontro storico ed irreversibile, da voce alla denuncia di "tutto quello che viviamo come popoli originali, del campo e della città. Vogliono farci sparire con le loro riforme ...". 
Una denuncia sia del governo messicano che degli interessi neoliberisti che vogliono saccheggiare territori e risorse, attraverso la corruzione, i falsi programmi di tutela ambientale, la costruzione delle "città rurali", che nascondono una totale depredazione, fatta di dighe, impianti turistici, autostrade, centrali.
Repressione e denunce si accompagnano a questi piani, con l’attacco costante a tutti quelli che difendono i propri territori. 
Un saccheggio che porta con sè il cambio climatico, che sta mettendo a rischio l’intero pianeta. A tutto questo si aggiunge lo sfuttamento dell’agrobusiness e lo sfruttamento della forza lavoro. Una situazione di monocoltivazione e OGM, che porta molti a dover migrare. 
Uno sfruttamento generalizzato che vale in ogni settore lavorativo e che porta ad un aumento della disoccupazione. Senza dimenticare la crescita del costo della vita e dei servizi, accompagnato da una generale precarietà che porta molti a svolgere lavori informali, costringendo molti giovani ad abbandonare gli studi. 
E’ una situazione generale in cui molti non c’è la fanno a vivere una vita degna. 
Una crisi generale in cui la vita di tutti è sotto attacco: da chi lavora nei trasporti alle casalinghe, che sono costrette a cercare lavori per far fronte al calo del reddito. 
"In questo paese non c’è lavoro e quel che c’è è miserabile." , dice la Comandante, aggiungendo che le statistiche dicono che continua la migrazione. Viene ricordato, poi, come sia sfruttato anche il lavoro scientifico, messo a valore per gli interessi del potere.
" ... Perchè mai più il silenzio sia complice del crimine. Noi, voi veniamo dai tempi più remoti di questa storia e dobbiamo organizzarci perchè è il tempo per segnare il destino del paese e del mondo che vogliamo, la decisione è nella nostre mani".
La comandante ha poi continuato dicendo che "il cambiamento può venire dal popolo del campo e della città con un governo che organizzi, che lotti e che oggi conosciamo come Consiglio Indigeno del Governo."
Per questo si vuole dare inizio ad un giro nell’intero paese per organizzare i popoli originari e contadini, così come la gente della città e dei quartieri. 

La conclusione dell’intervento è dedicato allo sfruttamento delle donne, molte volte sfruttate tre volte come donne, come indigene, come povere. 
Un sistema maschilista che attacca le donne. Un attacco fatto di marginalizzazione, violenze, sparizioni. 
Con la lotta zapatista la situazione delle donne è profondamente cambiata e conclude la Comandante "ci piacerebbe che questo esempio serva ad altre donne in Messico e nel mondo. Vogliamo dire alla nostra compagna Marichuy, indigena e donna come noi, che vogliamo che lei porti il nostro messaggio di ya basta! di tanto disprezzo e ingiustizia contro di noi, alle donne in tutti gli angoli del Messico. 
Questa iniziativa del CNI di presentare una donna indigena per le elezioni presidenziali del 2018 risponde al fatto che il capitalismo non ha madre, non ha figlie e non sente il dolore che sta causando all’umanità e alla nostra madre terra. 
Per questa situazione che viviamo le donne in Messico, noi come donne zapatiste abbiamo molta rabbia, dolore e coraggio. 
Facciamo appello a tutte le donne perchè si organizzino nei loro posti a loro modo per difendersi e lottare. 
E’ l’ora di conquistare i nostri diritti, di preparaci, sollevarci e dimostrare che come donne indigene siamo capaci di costruire un mondo nuovo e migliore, però che lo raggiungeremo solo organizzazndoci in basso e a sinistra, e così raggiungere un Messico in cui il popolo comandi e il governo obbedisca." 

Discorso integrale
Audio 


Parole della famiglia del Compagno Galeano, ucciso dai paramilitari della CIOAC a La Realidad, nel maggio 2014.
Per prima cosa denunciano come gli autori dell’assassinio siano ancora liberi e continuano a provocare. Poi un ricordo affettuoso di Galeano, come un padre che ha insegnato ai propri figli a lottare perchè "non siamo animali come loro"
Non vogliamo vendetta ma giustizia. 
Per questo continuano dicendo che si tratta di lottare uniti, non cadendo nelle divisioni che vuole creare il "mal Governo". Ci dicono, continuano, che per governare bisogna aver studiato, ma quelli che ci hanno governato dimostrano che non è vero, per governare bisogna invece obbedire.
Un saluto va a tutti i familiari di chi è stato ucciso o fatto sparire, per unire i dolori e lottare perchè i veri responsabili sono gli stessi. 
Discorso completo
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Marichuy
L’intero discorso è volto a sottolineare l’importanza dell’unione, in questa tappa cruciale: "è l’ora dei popoli di voltarsi a guardare i nostri fratelli, anche se diversi. Dobbiamo unire dolori e rabbie per tutto quello che sta facendo il sistema per distruggere quello che avevano fatto i nostri avi ... Per questo come CNI abbiamo detto che e’ il momento di essere uniti per far finire questo sistema capitalista, se non ci uniamo ora tutto questo continuerà".
Discorso completo
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Consigliera del CGI del CNI 
A parlare è una donna, come tutte le altre intervenute, che dopo aver ringraziato per come la lotta zapatista sia un esempio di come si possa governare tutto il paese, chiude dicendo che il percorso che inizia è fatto non per stare in alto, ma per organizzarsi. 
"Insieme possiamo costruire il cambiamento del paese". 
Audio

Consigliere di Governo Indigena della zona dell’Istmo de Tehuantepec
La donna racconta la distruzione portata dal terremoto. Come la gente vive in emergenza e come il Governo non faccia altro che dare in maniera clientelare delle semplice elemosine. 
Denuncia come si stia militarizzando la zona, con la scusa del terremoto, per prendere rendere normale la propria presenza in un territorio dove ci sono grandi interessi. Ci vuole l’appoggio alle comunità colpite dal terremoto in particolare proprio in un momento di ricostruzione per uscire da questa crisi umanitaria con la forza di cambiare. A parlare poi è una Consigliera del popolo mayo di Sonora.
(Descarga aquí) 
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mercoledì 11 ottobre 2017

Messico - Messaggio della portavoce María de Jesús Patricio davanti all’Istituto Elettorale Nazionale

Buongiorno compagni, compagne, fratelli e sorelle indigene, media indipendenti, media a pagamento, stiamo facendo uno dei primi passi di quel che porteremo avanti.
Grazie per essere qui a sostenere questa proposta collettiva di molti.
Vorrei cominciare dicendo che, per impedirci di fare questo primo passo ci hanno messo parecchi ostacoli. Ci hanno trattato come se non fossimo all’altezza di quelli che stanno in alto. Hanno voluto farci credere che in questa struttura c’è posto solo per loro, e non per la gente dal basso, non per la gente lavoratrice, e ancor meno per le comunità indigene. Nonostante tutto ciò, siamo comunque riusciti a fare questo primo passo.
Voglio dirvi che non ci hanno lasciato aprire un conto in banca, che era uno dei primi requisiti, e ci hanno bloccato il conto HSBC e abbiamo dovuto cercarne un altro. Da cose come queste si vede quanto sia manipolatorio questo potere. Ma nonostante tutto siamo riusciti a fare questo primo passo, chiaramente con l’aiuto di tutti voi.
Vogliamo anche chiarire che è diverso, che la nostra proposta è diversa. È una proposta collettiva. Non rispetta i loro piani, in cui una persona parla e decide, e si fa quel che la persona dice. Qui no, qui siamo in collettività, per questo si chiama Consiglio Indigeno di Governo.
In questo grande Consiglio sono rappresentati i popoli indigeni, sono i consiglieri scelti direttamente dalle comunità che staranno al governo. Questo è uno dei tratti fondamentali del Consiglio Indigeno di Governo: avanza insieme alle proprie comunità.
Come andremo avanti? Al ritmo dei popoli indigeni, con il sostegno della gente, con il sostegno delle nostre comunità, così come si organizzano le feste nelle comunità, nello stesso modo in cui ci organizziamo per accogliere persone di altre comunità: ce ne prendiamo la responsabilità, così faremo. Che sia chiaro che non accetteremo neanche un peso dall’Istituto Elettorale Nazionale.

venerdì 29 settembre 2017

Il capitalismo è potere, non economia

Suscita da tempo grande interesse il percorso teorico che ha cambiato in profondità il pensiero di Abdullah Öcalan, il leader storico del Pkk, detenuto in una condizione di isolamento disumano dal 1999 nell’isola-carcere turca di Imrali. Se è vero che la paranoica privazione di ogni diritto umano nei confronti del dirigente curdo è via via divenuta in Turchia l’ispirazione di un modello di repressione sempre più nefasto e generalizzato, è altrettanto vero che l’influenza dell’elaborazione di Öcalan ha paradossalmente conosciuto un allargamento, soprattutto nei movimenti antisistemici, ben più vasto di quello per decenni riservato all’ispirazione nazionalista per il suo popolo. L’articolo di Raúl Zibechi ne è un buon esempio, soprattutto per quel riguarda l’analisi economicistica del capitalismo, le riflessioni sullo Stato e il potere e l’impossibilità di sconfiggere il sistema con le stesse armi del nemico, sebbene poi ogni generazione debba scoprire le sue verità sulla base della propria esperienza
di Raúl Zibechi
La frase appartiene al leader curdo Abdullah Öcalan, tratta dal secondo volume del Manifesto per la Civilizzazione Democratica, che ha come sottotitolo “La Civilizzazione Capitalista. L’era degli dei senza maschera e dei re nudi”. L’opera, la cui traduzione in spagnolo vedrà la luce in questi giorni, costituisce parte della difesa del leader curdo, detenuto sull’isola Imrali, nel Mar Nero, in Turchia. Il pensiero di Öcalan è indomito: non si sottomette a gerarchie prestabilite né accetta dogmi universali. È il tipo di pensiero di cui abbiamo bisogno in questo periodo di caos sistemico, poiché le idee ereditate si stanno dimostrando di scarsa utilità per orientarci nella tempesta.
Del suo recente libro vorrei sottolineare tre aspetti, anche se non sono sufficienti a compendiare l’insieme dei contributi dell’opera. Il primo è la sua critica frontale all’economicismo, una delle peggiori piaghe intellettuali che stanno infestando i movimenti anticapitalisti. Questo capitolo inizia con una potente analisi sulla proposta evoluzionista che difende “la nascita del capitalismo come naturale risultato dello sviluppo economico”. Come si sa, coloro che sostengono questa tesi ritengono anche che la fine del capitalismo sarà prodotta dalla stessa evoluzione dell’economia che lo ha fatto nascere. Al contrario, Öcalan afferma che il capitalismo è figlio di una tradizione molto antica, che si regge sul potere militare e politico per usurpare i valori sociali, fino a trasformarsi, nel XVI secolo, nella formazione sociale dominante in Europa. Tra i valori sociali usurpati, sottolinea quello della “donna-madre da parte dell’uomo-forte e del gruppo di banditi e ladri che lo accompagnano”.
Criticare l’economicismo, comporta, sulla stessa linea, la critica dell’evoluzionismo, sia lineare che per salti. Una semplice affermazione getta luce su questo tema: “Nelle guerre coloniali, dove si è realizzata l’accumulazione originaria, non c’erano regole economiche.” Öcalan guarda da una prospettiva che si pone contro l’economia politica, che considera come “la teoria più mistificatrice” che “è stata creata al fine di coprire il carattere speculativo del capitalismo”.  In tutta la sua opera, ma in particolare nelle sezioni sul capitalismo, si poggia su Fernand Braudel, con cui concorda nel sottolineare che è la negazione del mercato attraverso la regolamentazione dei prezzi che impone i monopoli. In merito a questo, appare il secondo punto da sottolineare, quando sostiene che il capitalismo non si identifica con la produzione né con la crescita economica, perché non è economia. “Il capitalismo è potere, non economia”, assicura Öcalan. È evidente che esiste un’economia capitalista, ma il sistema capitalista è un monopolio del potere che si impone dal di fuori dell’economia, secondo quanto sostiene in questo capitolo chiarificatore. Il capitalismo usa l’economia, però è il potere, la forza concentrata, ciò che permette di confiscare il plusvalore e il surplus.
Di conseguenza, il leader curdo ritiene che l’opera principale di Marx, Il Capitale, “funziona come un nuovo totem che non è più utile per i lavoratori”, poiché delimita il capitalismo al campo delle “leggi” dell’economia, un punto condiviso da molto tempo da tutti i riformismi. Il terzo aspetto che mi sembra importante è il fatto di considerare lo Stato-nazione come la forma di potere propria della civilizzazione capitalista. Una breve parentesi: Öcalan dice “civilizzazione” capitalista perché la considera nella sua integralità, includendo tutte le variabili articolate, dall’economia e la cultura fino alla geopolitica e la società. Di conseguenza, dice che la lotta anti-statale è più importante che la lotta di classe; e questo è una specie di pugno in faccia per chi di noi si è formato su Marx. Per questa ragione, afferma che è più rivoluzionario il lavoratore che resiste all’essere proletario, che lotta contro lo status di lavoratore, perché “questa lotta sarebbe socialmente più significativa ed etica”.
Nelle pagine finali di questo volume, afferma che “in realtà i conflitti sorgono tra gruppi sociali; tra la società statale e le società democratiche”. In breve, lo Stato è uno dei nodi da sciogliere, non lo spazio di arrivo della lotta sociale.
Va oltre. Öcalan sostiene che Stato e potere sono cose diverse, che “il potere contiene lo Stato, ma è molto più che lo Stato”. Su questo punto avverte che il pensiero antisistemico ha la necessità di investigare a fondo le forme dello Stato e in particolare lo Stato-nazione, questioni che Marx non ha potuto o non ha voluto affrontare. Respinge la presa dello Stato perché corrompe i rivoluzionari e pensa che la crisi del movimento antisistemico non può essere separata dall’opzione statale. Respinge anche il concetto di egemonia. “L’essenza della civilizzazione statale -scrive – è l’egemonia sulla società”. Però l’egemonia implica il potere e questo presuppone dominio, “che non può esistere senza l’uso della forza”.
È molto interessante che giunga a questa conclusione in netta opposizione a pensatori come Gramsci, [concetto ] recuperato da una sfilza di intellettuali progressisti che fanno equilibrismi teorici per separare potere e dominio. I monopoli del potere (Stati), così come i monopoli economici (privati e statali) si impongono sulla società e la soffocano. Per questo bisogna allontanarsi da queste forme di relazione sociale. Nelle Conclusioni Öcalan scrive: “Alla fine si è capito che detenere il potere era quanto di più reazionario ci fosse nel capitalismo, contro l’uguaglianza, la libertà e la democrazia, ma già si era prodotta un’importante battuta d’arresto, era la stessa ossessione storica per il potere di cui aveva sofferto il cristianesimo”. Un pensiero critico, anticapitalista, anti-statale e anti-patriarcale centrato sul Medio Oriente, formulato dalla resistenza a suoi potenti nemici.
È impossibile vincere con le armi del nemico, ci dice Öcalan. Tuttavia, questa semplice convinzione non può essere accettata, semplicemente, come verità rivelata: ogni generazione dovrà scoprire le sue verità sulla base della propria esperienza. Per doloroso che sia.
Articolo pubblicato su La Jornada con il titolo El capitalismo es poder, no economía
Traduzione per Comune-info: Daniela Cavallo

giovedì 21 settembre 2017

Messico - Messaggio del Congresso Nazionale Indigeno e del Consiglio Indigeno di Governo

La Commissione di Coordinamento del Consiglio Indigeno di Governo ha raccolto un primo aiuto economico dalle basi di appoggio zapatiste attraverso la Commissione Sexta dell’EZLN per le comunità, quartieri, nazioni, tribù e popoli originari colpiti dai cicloni, uragani e terremoti in Chiapas, Oaxaca, Puebla, Guerrero, Morelos, Stato del Messico, Veracruz e Città del Messico.

MESSAGGIO DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO E DEL CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO

20 settembre 2017

Al popolo del Messico:

Ai popoli del Mondo:

Alla Sexta Nazionale e Internazionale:

La Commissione di Coordinamento e seguimento del Consiglio Indigeno di Governo ha raccolto un primo aiuto economico delle basi di appoggio zapatiste attraverso la Commissione Sexta dell’EZLN, la cui destinazione, ci chiedono, sia alle comunità, quartieri, nazioni, tribù e popoli originari colpiti dai cicloni, uragani e terremoti in Chiapas, Oaxaca, Puebla, Guerrero, Morelos, Stato del Messico, Veracruz e Città del Messico.

Per questo, il CNI ed il CIG si stanno organizzando per contattare i nostri fratelli e sorelle originari che hanno subito le conseguenze di queste catastrofi naturali e fare arrivare gli aiuti nei nostri centri di raccolta, e per istituire un fondo per la ricostruzione che permetta alle famiglie colpite di riparare o ricostruire le proprie case.

I centri di aiuto e raccolta del CNI per i popoli originari si trovano a:

– Assemblea dei Pueblos Indígenas en Defensa de la Tierra, sito a Fraccionamiento IVO Tercera calle, Juchitán Oaxaca.

– Radio Comunitaria Totopo, nel Barrio de los Pescadores, Calle Ferrocarril 105, esq. Avenida Insurgentes, séptima sección en Juchitán, Oaxaca.

– Centro de Derechos Humanos Digna Ochoa A. C. in Calle 1 de mayo No 73, tra Granaditas e Churubusco. Col. Evolución, Tonalá, Chiapas.

– Local de Unios, in Dr. Carmona y Valle # 32, colonia Doctores, Del. Cuauhtémoc, cd. de México. C.P. 06720

– Rincón Zapatista / Cafetería Comandanta Ramona, a Città del Messico, in Zapotecos #7, Col. Obrera. Delegación Cuauhtémoc. Cd. de México. C.P. 06800.

Successivamente comunicheremo il numero di conto corrente bancario per effettuare i versamenti solidali per il fondo di ricostruzione indigeno.

In questi momenti, delegate e delegati del CNI e del CIG sono in contatto con le nostre sorelle e fratelli per conoscere delle loro necessità, e la loro possibilità e capacità di aiutare chi ne ha più bisogno.

“Per la Ricostruzione Integrale dei Nostri Popoli”

“Mai Più un Messico senza di Noi”.

Distintamente.

Commissione di coordinamento e seguimiento del

Consiglio Indigeno di Governo

Congresso Nazionale Indigeno.


traduzione Maribel-Bergamo

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2017/09/20/mensaje-del-cni-y-el-concejo-indigena-de-gobierno/

martedì 12 settembre 2017

Messico - Comunicato del CNI per la solidarietà con le popolazioni colpite dal sisma



Alla Sexta Nazionale e Internazionale

Ai mezzi di comunicazione liberi

Al popolo del Messico

Noi popoli, nazioni, tribù e quartieri indigeni del Congresso Nazionale Indigeno esprimiamo il nostro appoggio e la nostra solidarietà con le compagne e i compagni dei popoli fratelli della regione dell’Istmo di Tehuantepec, Oaxaca, così come con i nostri fratelli e sorelle della costa del Chiapas, dinanzi al sisma avvenuto la notte del passato 7 settembre, che ha lasciato distruzione, feriti e compagni morti delle nostre comunità.

Sappiamo che, come è costume dei malgoverni, essi si prenderanno gioco della nostra sofferenza, si faranno una fotografia sulle macerie e lucreranno sul dolore delle popolazioni in disgrazia, ragione per cui chiamiamo gli uomini e le donne di buon cuore, i collettivi della Sexta Nazionale e Internazionale e tutto il popolo del Messico, a solidarizzare e a concentrare coperte, alimenti non deperibili e medicinali in appoggio alle popolazioni di quelle regioni, nel domicilio del Consiglio Indigeno di Governo (CIG) del Congresso Nazionale Indigeno, ubicato in via Dr. Carmona y Valle No. 32, colonia Doctores, a Città del Messico, a un isolato e mezzo dalla stazione della metro Cuauhtémoc; allo stesso modo chiamiamo ad aprire centri di raccolta lungo tutta la geografia nazionale, facendo in modo di canalizzare il sostegno attraverso il CIG, perché arrivi direttamente alle popolazioni colpite. A tale scopo si mette a disposizione l’indirizzo ufficiale di posta elettronica comunicacion@congresonacionalindigena.org.

A tutti loro, il nostro appoggio rispettoso.

Denunciamo la continuità della guerra capitalista per saccheggiare i nostri popoli. In particolare, la comunità autonoma tepehuana e wixárika di San Lorenzo Azqueltan, nel municipio di Villa Guerrero, Jalisco, sta affrontando il saccheggio delle sue terre da parte di presunti piccoli proprietari, e aggressioni alle proprie autorità agrarie. In date recenti si sono intensificati i saccheggi di terre comunali e le aggressioni alle autorità agrarie da parte del Presidente Municipal Aldo Gamboa Gutiérrez, che ha istigato alla violenza, al saccheggio, all’aggressione e alle minacce contro i comuneros, regalando bestiame a persone estranee alla comunità perché si impossessino dei terreni comunali e minaccino di morte le autorità comunitarie, come per le minacce ricevute il passato lunedì 21 agosto di quest’anno, proprio all’uscita della presidenza municipale, in cui si erano riunite con il presidente per cercare di fermare le aggressioni. A ciò è seguita la negazione dei servizi municipali ai figli dei comuneros, come il trasporto dalla comunità al capoluogo municipale, dove studiano, e la persecuzione poliziesca contro le autorità agrarie.

Per quanto sopra, responsabilizziamo il presidente municipale di Villa Guerrero, Jalisco, Aldo Gambóa Gutiérrez, dell’integrità e sicurezza delle autorità e dei comuneros di San Lorenzo Azqueltán, ed esigiamo che cessi il saccheggio di terre ai loro danni.

Ripudiamo gli atti di violenza suscitati il passato 3 settembre del presente anno nella comunità Ikoot di San Mateo del Mar, Oaxaca, dove dei pistoleros incaricati dal cacicco Jorge Leoncio Arroyo Rodríguez, hanno sparato contro la popolazione che aveva terminato di eleggere le autorità municipali attraverso i propri usi e costumi, attacco che ha lasciato feriti vari compagni.

Cordialmente

Il 9 settembre 2017

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai più un Messico senza di Noi

Congresso Nazionale Indigeno



Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

venerdì 1 settembre 2017

Messico - Possiamo chiamarci indigeni?

La proposta lanciata dal Consiglio Indigeno di Governo e dagli zapatisti, in occasione della candidatura di María de Jesús Patricio Martínez alla presidenza del Messico, non è certo rivolta alla competizione per ottenere voti. Intende portare all’attenzione di tutti le condizioni in cui vivono i popoli indigeni e contribuire a una ricostruzione politica sociale smantellando gli apparati marci dello Stato, spiega Gustavo Esteva. Riapre, però, anche alcuni aspetti della grande questione dell’ identità indigena: gran parte di coloro che fanno parte di popoli indigeni non si definiscono come tali, soprattutto in relazione al significato coloniale della parola, cioè “originario del Paese in questione”. A partire dalla Dichiarazione di Barbados (1971), il termine ‘indigeno’ ha cominciato a essere usato come affermazione politica, il che gli ha dato un significato nuovo, non necessariamente dipendente dalla nascita o dall’affiliazione. Il Consiglio Nazionale Indigeno non è stato creato infatti come un’organizzazione, un partito o una forma di categorizzazione, ma come uno spazio di incontro di coloro che sono assemblea quando sono insieme e sono rete quando sono separati. Inoltre, nel Consiglio Indigeno di Governo potrà entrare qualsiasi persona che si dichiari indigena, secondo il principio di autodefinizione riconosciuto a livello internazionale. Ma che fare con gli altri? Chi sono i “non indigeni”?
Foto Massimo Tennenini
di Gustavo Esteva
La proposta del Congresso Nazionale Indigeno (CNI) e degli zapatisti è un appello molto ampio che viene rivolto all’intera società e che esige risposte chiare e impegnate.
Ci chiama innanzitutto a prestare attenzione alla situazione dei popoli indigeni, alla costante aggressione a cui sono sottoposti, alla dignità di cui danno prova sul fronte dell’attuale guerra a cui sono stati condotti. Imparare a vedere con chiarezza quello che si sta verificando con loro è anche un modo per approfondire la comprensione della situazione attuale, che riguarda tutte e tutti. Siamo chiaramente in un momento di pericolo, e prestare l’orecchio al richiamo del CNI è un modo per svegliarci.
L’appello è molto esplicito: non è rivolto soltanto ai popoli indigeni. Anche il Consiglio Indigeno di Governo non è soltanto per loro. Cercano alleanze con persone e gruppi molto diversi, con l’immensa gamma di scontenti che sono emersi e in particolare con quelli che condividono la loro scelta anticapitalistica e lottano come loro dal basso e a sinistra. Non si mettono a competere con nessuno per i voti, perché il loro obiettivo è quello di mettere in luce le condizioni attuali dei popoli indigeni e di contribuire alla ricostruzione sociale e politica, smantellando gli apparati marci dello Stato.
La proposta riaccende innanzi tutto vecchi dibattiti sull’identità indigena, che possono essere appassionanti e produttivi, ma anche destabilizzanti e pericolosi.
Bisogna riconoscere, prima di tutto, che la maggior parte di coloro che appartengono a popoli indigeni non definiscono se stessi come ‘indigeni’.Associano la loro identità fondamentale alle loro matrie [declinazione al femminile del termine patriarcale ‘patria’], ai luoghi della Madre Terra a cui appartengono e ai popoli di cui fanno parte. Sono zapotechi del Rincón o triquidi Chicahuaxtla, o più chiaramente sono ciò che dicono nelle loro lingue quando esprimono ciò che sono stati e sono “gli uomini della vera parola”, ad esempio. Non si chiamano indigeni.
Il termine indigeno ha cominciato ad essere utilizzato quando si è riconosciuto che ‘indio’ era un’espressione peggiorativa, ma questo non ha eliminato il carattere coloniale dell’etichetta applicata ai popoli assai diversi che esistevano nel territorio invaso dagli spagnoli. La Reale Accademia mantiene le accezioni peggiorative di ‘indio’ e mette in luce l’equivoco coloniale di ‘indigeno’: “originario del Paese in questione”. I popoli di qui esistevano prima del Paese…
Anche a causa di queste difficoltà ed equivoci, e per evitare le etichette coloniali, si è cominciato ad usare l’espressione ‘popoli originari’ o ‘nativi’, con cui si intende sottolineare il loro carattere autentico, la loro esistenza precedente alla costituzione dello Stato-nazione. Ma non è un’espressione popolare e comunemente diffusa, e risulta insufficiente.
8 marzo 2017, anche in Messico la piazza è delle donne. Foto http://www.vanguardia.com
Da anni, e in particolare dalla Dichiarazione di Barbados (1971), il termine ‘indigeno’ ha cominciato ad essere usato come affermazione politica, il che gli ha dato un significato nuovo (1). In questo senso viene utilizzato nella convocazione del Foro Nazionale Indigeno e più ancora nel documento con cui è stato costituito il Congresso Nazionale Indigeno, che ha potuto dichiarare con fermezza: “Mai più un Messico senza di noi”, con il noi chiaro e fermo di tutti quei popoli originari. Il CNI non è stato creato come un’organizzazione, un partito o una forma di categorizzazione, ma come uno spazio di incontro di coloro che sono assemblea quando sono insieme e sono rete quando sono separati.
Il CNI ha segnalato che accetterà al suo interno o nel Consiglio Indigeno di Governo qualsiasi persona che si dichiari indigena, secondo il principio di autodefinizione riconosciuto a livello internazionale.
Ma che fare con gli altri?
Chi sono i non indigeni?
Come si costituiscono o si identificano, al di là di categorie astratte come quella di uomini o donne, messicane o messicani?
L’esigenza di organizzarsi riguarda anche loro, perché possano costituire dei noi reali, capaci di autonomia e di autogoverno. Rolando Vamos propone che si ‘indigenizzino’, se il termine è inteso come il legame con un luogo. Se infatti gli individui sradicati costruiti dal capitalismo e dallo Stato nazione abbandonano questa condizione di oppressione e mettono radici in un luogo fisico e culturale, se costruiscono matrie a cui decidono liberamente di appartenere, starebbero contribuendo alla ricostruzione della società.
Tutto questo richiederà molte demarcazioni, sia a livello di mentalità che nella pratica. C’è inevitabilmente bisogno di tracciare delle linee, perché nella lotta che conduciamo e che si intensifica giorno dopo giorno è importante sapere chi è chi. Non stiamo lottando nel vuoto. Viviamo in guerra. Se non è chiaro da quale parte ciascuno milita, si può trovarsi a collaborare con il nemico. Queste distinzioni saranno sempre più necessarie, indipendentemente dalle identità che derivano dalla nascita o dall’affiliazione.
Fonte: la Jornada
Traduzione a cura di Camminardomandando

lunedì 28 agosto 2017

Colombia - Donne delle FARC chiedono di inserire visione femminista nel nuovo partito

Le donne delle FARC-EP hanno presentato proposte che rivendicano le lotte di genere e il femminismo come spazio di lotta necessario nell’organizzazione in cui si trasformeranno per partecipare alla vita politica del paese, dopo l’Accordo di Pace firmato con il governo di Juan Manuel Santos.


In un documento di sette pagine, le donne delle FARC hanno spiegato la loro visione del femminismo come contributo alle Tesi di Aprile redatte dalla direzione delle FARC-EP come strumento guida per il prossimo Congresso. In questa istanza le FARC trasformeranno la loro struttura, piattaforma e principi organici in modo che la nuova organizzazione possa entrare a pieno titolo nella vita politica quotidiana del paese.

Nel testo le donne assicurano che “il femminismo è inteso come corrente di pensiero e azione che cerca di eliminare tutte le pratiche volte a mantenere l’ordine sociale patriarcale il quale, a sua volta, sostiene la diseguaglianza nel sistema capitalista”. Descrivono il femminismo come “un concetto etico-politico della realtà che contribuisce alla lotta per condizioni giuste e la distribuzione equa della ricchezza, superando tutte le forme di sfruttamento, compresa quello sessuale”.

In questo senso le donne delle FARC dichiarano che “il femminismo combatte il patriarcato. Questo vuol dire che è contro l’organizzazione sociale storica che mette gli uomini e il maschile come asse centrale delle relazioni e delle istituzioni sociali”. Su questo punto aggiungono che “anche il maschile deve trasformarsi in una identità basata su relazioni di uguaglianza con le donne e caratterizzata per il trattamento giusto, solidale e di rispetto per le differenze, costruendo così una mascolinità nuova e contro-egemonica”.

Le donne delle FARC fanno riferimento, tra altri aspetti, alla necessaria assunzione di potere delle donne negli spazi dove si prendono decisioni, al diritto a decidere sul loro corpo e al rispetto per la diversità e orientamento sessuale. In questo senso indicano che “è necessario continuare con la formazione della coscienza collettiva che accolga la popolazione LGBTI nella nostra organizzazione politica e nelle organizzazioni di massa. Gli orientamenti sessuali delle persone non hanno nessuna relazione con il loro comportamento politico, né con il prestigio politico dell’organizzazione. Dentro il Nuovo Partito saremo estremamente attente per prevenire qualunque tipo do violenza contro le donne, persone con orientamento sessuale diverso e costruzione identitaria”.

venerdì 18 agosto 2017

Venezuela - Il punto di vista della Cina

di Raúl Zibechi
Conoscere i criteri che usa la potenza emergente sull’America Latina, e in particolare sul Venezuela, è sommamente importante giacché raramente i loro mezzi di comunicazione lasciano intravedere le opinioni che circolano nel governo cinese. Il 1° agosto la rivista cinese  Global Times ha pubblicato un esteso editoriale intitolato “Venezuela un microcosmo dell’enigma latinoamericano” (goo.gl/ksmY77).
Il Global Times appartiene all’organo ufficiale del Partito Comunista della Cina, Quotidiano del Popolo, ma si focalizza su temi internazionali e le sue opinioni hanno maggiore autonomia del media che lo patrocina.
L’articolo analizza le recenti elezioni dell’Assemblea Costituente mostrando un certo sostegno al progetto ma, allo stesso tempo prendendo le distanze. Riserva le sue maggiori critiche alla Casa Bianca, dicendo che “Washington si preoccupa solo di prendere il controllo del continente, come suo cortile posteriore, e non è interessata ad aiutarli”.
Evidenza che gli obiettivi degli Stati Uniti consistono nella “eliminazione di Maduro e nella distruzione dell’eredità politica di Chávez”, ma precisa anche che tutti i governi di sinistra del continente hanno una relazione “scomoda” con Washington.
Secondo il Global Times, “senza un’industrializzazione pienamente sviluppata, le economie latinoamericane dipendono in gran misura dalle risorse”, ragione per cui molti paesi presentano forti spaccature sociali e di ricchezza, come succede in Venezuela, dove i contadini e i poveri urbani appoggiano il governo mentre la classe media ricca sostiene l’opposizione.
Finora non ci sono novità. Ma a questo punto comincia un’analisi che svela le posizioni del governo cinese. “Il sistema politico che hanno adottato dall’Occidente non è riuscito ad affrontare questi problemi”, spiega il Global Times.
La rivista, pertanto, dice che “indipendentemente da chi vinca, il Venezuela avrà difficoltà a vedere la luce alla fine del tunnel. Le divisioni sociali non possono essere risolte, e l’intervento degli Stati Uniti non si fermerà. Il Venezuela può essere trascinato in un prolungata battaglia politica”. Con totale trasparenza, la dirigenza cinese pensa che il paese si incammini verso maggiori conflitti.
In secondo luogo, sostiene che il Venezuela sia un “importante socio della Cina”. Difende le relazioni di cooperazione “indipendentemente da chi governa il paese”, perché “il commercio con la Cina sarà utile ai venezuelani”. Per quello stimano di mantenere delle relazioni fluide e strette che “in Venezuela trascendono gli interessi di partito”.

venerdì 11 agosto 2017

Messico - “Llegò la hora del florecimiento de los pueblos": un altro passo.

Comunicato congiunto del Congresso Nazionale Indigeno e della Commissione Sexta dell'EZLN, per salutare le/i primi componenti dell'Associazione civile “Llegò la hora del florecimiento de los pueblos".

Un passo legale e necessario per la registrazione della candidatura della portavoce del Consiglio Indigeno di Governo, l'indigena María de Jesús Patricio Martínez, alla Presidenza della Repubblica Messicana 2018-2024.

Agosto 2017

Al Popolo del Messico:
Ai Popoli del Mondo:
Alla Sexta Nazionale e Internazionale:

Sorelle, fratelli, hermanoas:
Compagne, compagni e compañeroas:

I quartieri, tribù, nazioni e popoli originari riuniti nel Congresso Nazionale Indigeno e le comunità indigene zapatiste, salutano il raggiungimento di un ulteriore passo nel lungo cammino per ottenere che il nome della portavoce del Consiglio Indigeno di Governo, la compagna indigena nahua María de Jesús Patricio Martínez, appaia sulle schede elettorali del 2018 come candidata alla presidenza del Messico.

Questo passo legale è stato possibile grazie al generoso ascolto, il rispettoso sguardo e la parola amica di donne e uomini che, con la loro storia ed il proprio lavoro, si sono guadagnati un posto speciale non solo in Messico e nel mondo, ma anche e soprattutto nel cuore del colore della terra che siamo.

Il Congresso Nazionale Indigeno e gli indigeni zapatisti manifestano qui il loro beneplacito e sincera gratitudine a:

María de Jesús de la Fuente de O’Higgins (artista plastica e presidente della Fondazione Culturale María e Pablo O’Higgins)

Graciela Iturbide (fotografa)

María Baranda (poetessa)

Paulina Fernández Christlieb (dottorato in Scienze Politiche)

Fernanda Navarro (Filosofa)

Alicia Castellanos (Antropologa)

Sylvia Marcos (Sociologa)

María Eugenia Sánchez Díaz de Rivera (Sociologa)

Ana Lidya Flores (docente di Lettere Iberoamericane)

Paulette Dieterlen Struck (Filosofa)

Márgara Millán (dottorato in Studi Latinoamericani)

Domitila Domingo Manuel “Domi” (artista grafica)

Mercedes Olivera Bustamante (Antropologa)

Bárbara Zamora (laurea in Diritto)

Magdalena Gómez (laurea in Diritto)

Rosa Albina Garavito (Sociologa)

Elia Stavenhagen (dottoressa)

Lidia Tamayo Flores (arpista)

Carolina Coppel (produttrice culturale)

Pablo González Casanova (Sociologo)

Antonio Ramírez (artista grafico e letterario)

Eduardo Matos Moctezuma (docente di Scienze Antropologiche)

Javier Garciadiego (dottorato in storia del Messico)

Juan Carlos Rulfo (cineasta)

Juan Pablo Rulfo (disegnatore, artista grafico)

Francisco Toledo (artista grafico)

Paul Leduc (cineasta)

Mardonio Carballo (scrittore, giornalista)

Luis de Tavira (direttore teatrale)

Juan Villoro (scrittore)

Óscar Chávez (cantautore)

Gilberto López y Rivas (Antropologo)

Carlos López Beltrán (Filosofo)

Néstor Quiñones (artista grafico)

Jorge Alonso (Antropologo)

Raúl Delgado Wise (dottorato in Scienze Sociali)

Francisco Morfín Otero (Filosofo)

Arturo Anguiano Orozco (Sociologo)

Carlos Aguirre Rojas (dottorato in Economia)

Pablo Fernández Christlieb (Psicologo)

Rodolfo Suárez Molinar (Filosofo).

Leonel Rosales García, Monel (musicista di Panteón Rococó)

Rodrigo Joel Bonilla Pineda, Gorri (musicista di Panteón Rococó)

Marco Antonio Huerta Heredia, Tanis (musicista di Panteón Rococó)

Rolando Ortega, Roco Pachukote, (musicista)

Francisco Arturo Barrios Martínez, el Mastuerzo (musicista)

Panteón Rococó (musicisti)

Carlos González García (laurea in Diritto).

Queste persone, insieme ad altre che sono state contattate, fanno parte dell’Associazione Civile “LLEGÓ LA HORA DEL FLORECIMIENTO DE LOS PUEBLOS”, istanza necessaria per avviare il percorso di registrazione della candidatura di colei che, affettuosamente e con rispetto, chiamiamo “Marichuy”, affinché per la prima volta nella storia di questo paese una donna di un popolo originario, indigeno, corra per la presidenza della Repubblica Messicana.

Tutte e tutti loro, per la loro onestà e impegno, sono di nostra assoluta fiducia e ammirazione, per cui abbiamo presentato i loro nomi alla prima Assemblea Generale del Consiglio Indigeno di Governo che si è tenuta nei giorni 5 e 6 agosto 2017. Il Consiglio Indigeno di Governo ha accolto con gioia l’appoggio di quest@ fratelli e sorelle che, per il loro lavoro nelle scienze, le arti e l’attivismo sociale, hanno il riconoscimento di ampi settori in Messico e nel mondo.

Di fronte alla guerra in corso, la nostra scommessa è per la pace reale, ovvero, con democrazia, libertà e giustizia.

Questo è un ulteriore passo sulla nostra strada per incontrarci con chi vogliamo ascoltare e invitare ad organizzarsi.

Dagli angoli più dimenticati del Messico originario e per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli: Mai Più il Messico Senza di Noi!

Congresso Nazionale Indigeno

Commissione Sexta dell’EZLN

6 agosto 2017


Traduzione “Maribel” – Bergamo

sabato 5 agosto 2017

Messico - Italia - Juntos para el Derecho a la Salud - A sostegno della Salute Autonoma Zapatista

Abbiamo lanciato nel gennaio 2017 una Campagna di sostegno del Sistema di Salute Autonomo Zapatista nella Zona del Caracol della Garrucha
La salute autonoma è parte del largo processo di autonomia ed autogoverno che le comunità indigene zapatiste hanno intrapreso per costruire un’alternativa sociale complessiva, sviluppando percorsi di autorganizzazione nell’educazione, nello sviluppo di attività produttive e comunitarie, nella gestione della giustizia.
Lo sviluppo del Sistema di Salute Autonomo si basa sul lavoro volontario dei Promotori di Salute, che in maniera costante sono impegnati in un processo di formazione collettiva, che vede un ruolo centrale delle donne

Alla base della Salute Autonoma c’è la profonda convinzione che la salute sia un diritto essenziale.
Diritto ad essere curati con qualità accompagnato dal diritto a prevenire le cause che portano alle malattie. Per questo il lavoro dei Promotori intreccia l’assistenza alle campagne di prevenzione, volte a migliorare le condizioni di vita personali e collettive.
Il recupero della medicina tradizionale e naturale si accompagna ad un uso consapevole della medicina moderna. 

In vent'anni sono state create Cliniche attrezzate per zona ma anche un capillare sistema di microcliniche e di presidi sanitari locali
E’ stata fatta molta strada ma come dicono gli zapatisti “il cammino è ancora lungo”.
La campagna Juntos para la salud intende appoggiare lo sviluppo a tutto campo del Sistema di Salute Autonomo Zapatista del Caracol III, La Garrucha "Resistencia hacia un nuevo amanecer", dove ha sede la Giunta del Buongoverno Selva Tzeltal "El camino del futuro" che raggruppa i Municipi Autonomi di "Francisco Gómez", "San Manuel", "Francisco Villa" e "Ricardo Flores Magón".
Ad Agosto 2017 una delegazione dall’Italia, formata da attivisti e medici, dopo aver partecipato alla seconda edizione di CompArte per la Umanità, aver consegnato alcuni materiali sanitari alla Clinica di Oventic e portato un piccolo contributo economico alla Giunta de La Realidad, ha raggiunto il Caracol de La Garrucha. Sono stati consegnati materiali sanitari e si è svolto un approfondito incontro con i Coordinatori e Promotori di salute locali.

Nell’incontro sono state discusse le prossime tappe: 
- incremento del funzionamento Laboratorio di Analisi 
- fornitura di materiali e strumenti sanitari, secondo quando indicato dai Promotori 
- sviluppo di attività di chirurgia 

Una nuova delegazione si recherà in Chiapas nelle comunità zapatiste a dicembre 2017.
Come appoggiare la Campagna Juntos para la salud?
Puoi contribuire anche tu con: 
- raccolta del materiale sanitario che ci è stato richiesto 
- sottoscrizioni di contributi economici 
- organizzazione di momenti informativi 
- partecipazione alle delegazioni in Chiapas


Per informazioni: 
brigatesalutechiapas@gmail.com


La campagna è coordinata da:
Cooperazione Rebelde Napol
FB @cooperazionerebelde.napoli
TW @cooperRebeldeNapoli
SITO CooperazioneRebelde

Sostenuta da: 
Presidio di Salute Solidale - Napoli
FB @presidiosalute.napoli
* Associazione Ya Basta - Caminantes
FB @yaBastaCaminantes
SITO www.yabasta.it
* Ya Basta Moltitudia Roma
FB @yabasta.moltitudia